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A scuola di lavoro ben fatto, di tecnologia e di consapevolezza

L’idea è che al tempo di Internet il #lavorobenfatto e l’uso consapevole delle tecnologie possano aiutare a cogliere di più e meglio le opportunità, a pensare e agire con maggiore cognizione di causa, avendo più coscienza delle cose che facciamo, delle ragioni e delle motivazioni che ci spingono a farle, delle conseguenze che esse producono sulle nostre vite e su quelle delle future generazioni. Dall’idea il progetto, basato su un approccio, una metodologia e mille percorsi didattici per alunni e studenti delle scuole di ogni ordine e grado, dalla prima elementare all’università. Se avete voglia di connettervi, di aprire nuovi cantieri, di saperne di più, contattateci scrivendo a partecipa@lavorobenfatto.org. Buona partecipazione.

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Titolo
A scuola di #lavorobenfatto, di #tecnologia, di #consapevolezza

Abstract
Lavoro ben fatto, tecnologie e consapevolezza per connettere fare e  pensare. Per accrescere autonomia. Senso civico. Responsabilità. Approccio critico. Creatività. Capacità di cooperare e di risolvere problemi. Per valorizzare conoscenze e competenze. Per utilizzare al meglio la cassetta degli attrezzi analogici e digitali che di volta in volta abbiamo a disposizione. Per avere a ogni età teste ben fatte invece che teste ben piene (Morin). In una fase in cui i processi di apprendimento sono riferibili più all’ambito della socialità che a quello dell’informazione (Siemens).
Vale in ogni fase del processo di apprendimento. E per qualunque disciplina.

Esperienze in corso e/o realizzate
Stazione Università Piccolo Principe: Comunicazione e Cultura Digitale, Scienze della Comunicazione

Stazione Follonica: I.C. Follonica 1
Stazione Modugno: 3° Circolo Didattico Don Lorenzo Milani
Stazione Porchiano: I. C. Bordiga Porchiano
Stazione Scafati: I. C. Samuele Falco
Stazione Università Star Wars: Comunicazione e Cultura Digitale, Scienze della Comunicazione

Stazione Scampia: ITI Galileo Ferraris
Stazione Roma: Istituto Comprensivo Pablo Neruda
Stazione Torre Annunziata: Liceo Artistico Giorgio de Chirico
Stazione Soccavo: 33° Circolo Didattico Risorgimento
Stazione Ponticelli: I. C. Marino Santa Rosa

Stazione Marcianise: Istituto Novelli
Stazione Nola: Liceo Carducci

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PARTE PRIMA

ABOUT

Scuole – Materie – Età
Tutte

Claim
Ciò che va quasi bene non va bene.

Linguaggi
1. Verbale (orale, scritto, comune);
2. Non verbale (corpo, tono, frequenza e ritmo della voce, silenzio, spazio, abiti, ecc.);
3. Segni (mani, faccia, corpo, ecc.)

Piattaforme
1. Web, Social Network, Blog, ecc.;
2. Libri, eBook, Paper, ecc.;
3. Smartphone, Tablet, Pc, Console per videogiochi, ecc.

Hashtag
#lavorobenfatto #tecnologia #consapevolezza
#pensare #fare

Parole e Concetti Chiave
Ambiente, autonomia, bellezza, connettivismo, consapevolezza, contesto, cooperazione, corpo, cultura organizzativa, fare, intelligenze plurali, internazionalizzazione, internet, lavoro ben fatto, miti razionali, pensare, potenziamento, processi di competizione collaborazione, problem solving, protesi, rapporti scuola famiglia, sensemaking, serendipity, spazio fisico, tecnologia, territorio.

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PARTE SECONDA

APPROCCIO, IDEE, OBIETTIVI

Approccio
Fondato sull’accesso, il nostro approccio mira ad accrescere l’autonomia e il senso critico, a evidenziare le connessioni tra fare e pensare, ad attivare i processi di costruzione di senso e di significato, a moltiplicare le opportunità, ad ampliare le possibilità e i processi di inclusione.
Accesso è anche l’acronimo che ci siamo scelti per sintetizzare con sette parole il nostro approccio, proviamo a vedere più da vicino di cosa si tratta:
A come artigiano, come necessità di mettere sempre qualcosa di sé in quello che si fa, come urgenza di fare bene le cose a prescindere, perché è così che si fa. Per il docente artigiano il lavoro o è ben fatto o non è. Nella sua cassetta degli attrezzi ci saranno perciò amore per il proprio lavoro e per la classe,  conoscenza, competenza, disponibilità, motivazione, sensibilità. In questo senso è interprete di una cultura e di una vocazione che lo porta a fare con gioia le cose che fa.
C come classe, come comunità, come condivisione, come ambiente orientato alla crescita individuale e sociale di ciascuno dei suoi componenti.
C come consapevolezza, come approccio civico alla vita, al lavoro, allo studio, con tutto ciò che ne consegue dal versante dei diritti e dei doveri di ciascuno.
E come errore, come capacità di imparare dalle incongruenze, dalle aspettative che vengono disilluse, dagli sbagli che si fanno. Perché «conoscenza ed errore discendono dalle stesse fonti psichiche; solo il risultato permette di distinguerli. L’errore riconosciuto con chiarezza è, come correttivo, altrettanto utile cognitivamente della conoscenza positiva». (Mach)
S come scuola, come casa della conoscenza, del sapere e del saper fare. La scuola come contesto nel quale sviluppare l’attitudine e l’abitudine a pensare, a esercitare i propri diritti e doveri di cittadinanza, a fare bene le cose, a collaborare, a utilizzare in modo civico le tecnologie. E anche scuola come ambiente sociocognitivo serendipitoso che favorisce lo sviluppo di idee, opportunità, creatività, crescita sia di chi ci studia che di chi ci lavora.
S come storie, racconti dall’Italia che dà valore al lavoro, alla bellezza, al futuro, storie dall’Italia che mette testa, mani e cuore nelle cose che fa, storie raccontate in ogni modo e con ogni mezzo (media) possibile da studenti/autori di ogni età. E anche storie nel senso di Weick: «Le storie aiutano la comprensione, perché integrano quello che si sa di un evento con quello che è ipotizzato, suggeriscono un ordine causale tra eventi che in origine sono percepiti come non interconnessi». Nel senso di Lopez: «Le storie che raccontiamo alla fine si prendono cura di noi. A volte una persona per sopravvivere ha bisogno di una storia più ancora che di cibo. Ecco perché inseriamo queste storie nella memoria gli uni degli altri. È il nostro modo di prenderci cura di noi stessi». Nel senso di Sennett: «Un racconto non è solo un semplice susseguirsi di eventi, ma dà forma al trascorrere del tempo, indica cause, segnala conseguenze possibili».
O come opportunità, come sviluppo delle abilità e delle capacitazioni – gli insiemi di combinazioni alternative di funzionamenti (stati di essere o di fare cui gli individui attribuiscono valore) che una persona è in grado di realizzare (Sen) dei componenti della classe; come capacità di ciascuno di cogliere e dunque moltiplicare le occasioni che gli si presentano nel corso della propria vita;  come ampliamento delle opportunità che una società più giusta o anche solo meno ingiusta è tenuta a offrire a ciascun suo componente – a partire da chi è più esposto alla lotteria sociale – per sostenerlo nei suoi progetti di crescita umana, culturale e sociale.

Idee
1. Il lavoro ben fatto come motore del nuovo corso italiano, come attitudine e abitudine a tenere assieme i processi del pensare e del fare, a mettere testa (sapere), mani (saper fare) e cuore (amore) in ogni cosa che si fa. 
È un processo di innovazione che comincia dal come fare le cose, dall’urgenza di farle bene, dall’idea che il cambiamento prima ancora che una questione tecnologica sia una questione culturale, riferibile cioè all’approccio, al modo di pensare, dato che se lo fai bene qualunque lavoro ha senso. Fare bene una cosa, qualunque sia la cosa da fare, è insomma un valore, una possibilità, un diritto e allo stesso tempo un dovere. (Moretti)
2. L’uso consapevole delle tecnologie come opportunità, come occasione di crescita e di apprendimento delle persone e delle organizzazioni. 
Le tecnologie sono da sempre – fin dai primi utensili ricavati da pietre, legno e parti animali – strumenti imprenscindibili dell’evoluzione e dello sviluppo umano, e in quanto tali non sono né buone e né cattive, è il modo in cui le usiamo a determinare di volta in volta le loro qualità. 
Il bisogno di usarle in modo civico, appropriato, consapevole vale dunque in ogni circostanza, anche se naturalmente non con le stesse caratteristiche, sia nella sfera analogica che in quella digitale e questo suggerisce qualcosa di significativo sul valore della risorsa educazione e sull’importanza strategica della scuola. (Moretti, Cotugno, D’Ambrosio, Punzo, Strazzullo, Turtoro)
3. La narrazione come mezzo di cambiamento culturale e sociale. Perché come abbiamo visto raccontando storie ci prendiamo cura di noi, attiviamo processi di innovazione, impariamo a produrre e non solo a consumare contenuti,  diventiamo autori, incrementiamo il valore sociale delle reti e delle comunità con le quali interagiamo. (Sennett, Lopez, Weick).

Obiettivi
1. Attivare e sviluppare a ogni età e in ogni fase del processo di apprendimento la capacità critica e l’attitudine dei ragazzi ad affrontare con  approccio olistico e collaborativo i problemi e le loro soluzioni, il che vuol dire semplicemente insegnare loro a pensare, a lavorare insieme, a interagire, a valorizzare la propria autonomia, a vivere quella degli altri come un’opportunità. In una fase come quella attuale, nella quale i processi di apprendimento sono riferibili sempre più all’ambito della socialità piuttosto che a quello dell’informazione, formare teste ben fatte invece che teste ben piene vuol dire in buona sostanza questo: fornire alle/ai ragazzi le conoscenze e le competenze necessarie per utilizzare al meglio la cassetta degli attrezzi che di volta in volta – in ciascuna fase del loro percorso di studio, di lavoro e di vita – avranno a disposizione.
2. Promuovere tra i ragazzi la cultura del lavoro ben fatto e dell’uso civico delle tecnologie. Da un lato la consapevolezza che qualunque cosa una persona debba fare – studiare, cucinare la pasta e fagioli, progettare una soluzione smart per un borgo antico, costruire il centro direzione di Tokyo, rammendare un calzino – è importante, ha senso, solo se la fa bene. Dall’altro la scoperta che il carattere di una tecnologia è dato dal modo in cui la utilizziamo, e che questo vale sempre, per il coltello come per la rete, per il bastone come per lo smartphone.
3. Condividere e confrontare idee, esperienze, metodologie, buone pratiche, errori.

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PARTE TERZA

AZIONI PRELIMINARI, FASI, OUTPUT

Azioni Preliminari
1. Individuare le/i docenti con le quali lavorare in classe. È solo il primo passo, ma è un primo passo decisivo. Sbagliare a questo livello può avere controindicazioni assai rilevanti.
2. Condividere approccio, metodologia, obiettivi, tempi.
3. Definire le domande giuste per conferire senso e significato al lavoro dei docenti e a quello dei ragazzi,  per valorizzare l’autonomia, le competenze e le conoscenze dei ragazzi.
4. Confrontarsi sulle attività da svolgere, sulle modalità, sugli strumenti, sugli output.
5. Coinvolgere le famiglie (è decisivo nella scuola elementare, molto importante nella scuola media inferiore, utile nella scuola media superiore e con le modalità appropriate – ad esempio attraverso lo storytelling familiare – anche all’università).

Fasi

1. Il lavoro ben fatto (senso, bellezza e utilitas del fare bene le cose)
2. Le tecnologie (definizione, uso e neutralità, dalla leva allo smartphone)
3. La consapevolezza (pensare e agire con approccio civico)
4. Il racconto (senso, identità, comunità, appartenenza)
5. L’autore (idee, progetti, prodotti)
6. La verifica (ripensarci su, aspettative e risultati, possibili nuove ipotesi)

Output

1. Narrazione e inchiesta partecipata (diari, reportage, serie web, documentari, racconti, serie tv, film, teatro, danza, ecc.).
2. Progettazione e design della classe e dei suoi arredi.
3. Progettazione e realizzazione di giochi e videogiochi.
4. FabLab, Think Tank, SerendipityFab, Laboratori del pensare e del fare aperti a più scuole e a più soggetti presenti sul territorio.
5. Format inediti

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PARTE QUARTA 

LIBRI E BLOG
Il coltello e la rete
#Lavorobenfatto
#LavoroBenFatto. Industria culturale 3.0 e …
Testa, Mani e Cuore
Questo lo avete scritto voi
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