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Della Leggerezza -

09/02/10

From Taichi Ohno to Akio Toyoda

Chi è Akio Toyoda ormai è noto dopo il pasticciaccio brutto nel quale si è infilata la Toyota dopo il richiamo di 400 mila auto ibride in tutte il mondo per rimettere mano al software del sistema frenante. Chi è Taichi Ohno ve lo ricordiamo noi: trattasi del direttore di produzione della Toyota che, nel Giappone del secondo dopoguerra, decide di abbandonare la produzione di massa e la catena di montaggio e di produrre auto in piccola serie puntando su:
1. velocizzazione delle procedure di allestimento dei diversi modelli;
2. superamento della divisione del lavoro fordista (sono gli stessi operai di produzione ad allestire i modelli);
3. riduzione delle scorte e allestimento dell’officina minima;
4. sincronizzazione delle attività tra linea di produzione e fornitori di parti e semilavorati;
5. rapidità e precisione nelle risposte ai clienti (sistema di pull invece che di push);
6. miglioramento continuo della qualità, al cui controllo sono adibiti gli stessi operai.
Così come le teorie di Taylor hanno bisogno di Ford e della Ford per diventare realtà, alla Toyota sono  le idee di Deming ad affermarsi.
Perché vi raccontiamo tutto questo? Perché l'approccio modello "è il tramonto del mito della qualità giapponese" non ci convince. Non tanto perché, come dice Toyoda, gli uomini Toyota, nessuno escluso, raddoppieranno il loro impegno per fare auto di qualità, quanto perché ciò che fa la differenza non è l'errore, che è una caratteristica inalienabile della condizione umana, in qualunque parte del mondo, ma la risposta all'errore. La differenza sta tutta li. Nella cultura della responsabilità. Nella consapevolezza  di chi è responsabile dell'errore di doverne rispondere. Nella determinazione con la quale all'errore si pone rimedio. Nella credibilità che questo approccio consente di conseguire e mantenere nel tempo. Tutto il resto? Approssimazione.
CATEGORIE: economia, prima pagina

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01/02/10

Il valore del lavoro, again

A volte ritorna. La discussione sul valore del lavoro. Purtroppo quasi sempre sull'onda di un'emergenza, come quella, per molti aspetti drammatica, di Termine Imerese.  Purtroppo la gravità dell'emergenza non aiuta a trovare le soluzioni giuste. C'è bisogno di tornare a pensare il lavoro. Il rapporto tra il tempo di lavoro e quello di non lavoro. Il rapporto tra l'uomo e le macchine. C'è bisogno di un cambiamento di cultura, di approccio, di mentalità. Ad esempio dando valore al futuro, al lavoro, al rispetto, al merito.

Dare valore al futuro per disporre di quella confortevole stabilità data dal riconoscersi con altri sul lungo termine, dal poter contare su quella risorsa, preziosa per ciascuno di noi, che è l’avere un’identità.


Dare valore al lavoro
non solo nei confini dei beni materiali come il salario, l’inquadramento, l’orario o dei beni morali come la dignità, la stima di sé, il prestigio, la considerazione sociale.

Dare valore al lavoro come bisogno in sé, come strumento fondamentale attraverso il quale le persone organizzano, danno senso e significato alle loro vite, soddisfano le loro aspettative di futuro, costruiscono gli orizzonti nei quali coltivare l’autonomia sul piano individuale e su quello sociale.


Dare valore del rispetto
, perché ogni essere umano possiede una «motivazione alla riuscita», la spinta a fare bene qualcosa. Occorre dunque sviluppare la professionalità che produce rispetto di sé; l’indipendenza che è strettamente associata alla crescita personale, allo sviluppo delle proprie abilità e competenze, alla cura di sé, alla capacità di dare agli altri.


Dare valore del merito per ridurre le disuguaglianze che trovano la loro origine nell’organizzazione sociale. Si tratta di un compito difficile, in particolar modo nella società italiana,  laddove «i due valori essenziali del merito, responsabilizzazione degli individui sulle proprie azioni e pari opportunità, sono da noi sostituiti da valori di solidarietà acritica e permissività lassista». Esserne consapevoli non vuol dire però rinunciare alla possibilità, al compito, all’urgenza di dare valore al mertito, di organizzare il talento, di qualificare il sistema educativo, di individuare azioni e strategie utilia garantire concretamente a ciascuno eguali opportunità nell’espressione e nella valorizzazione del proprio talento per tutto l’arco della vita.

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25/01/10

L'uomo invisibile

Da Wikipedia: "L'uomo invisibile è un romanzo di fantascienza scritto da Herbert George Wells nel 1881 e pubblicato la prima volta nel 1897. In Italia fu stampato da Edizioni Aurora negli anni trenta e poi ristampato da Mursia nel 1966."

From UC Berkeley News: "Scientists at the University of California, Berkeley, have for the first time engineered 3-D materials that can reverse the natural direction of visible and near-infrared light, a development that could help form the basis for higher resolution optical imaging, nanocircuits for high-powered computers, and, to the delight of science-fiction and fantasy buffs, cloaking devices that could render objects invisible to the human eye".

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18/01/10

Musica, danza e cinema a Ravello

Dal 29 al 31 gennaio 2010. A Ravello. In occasione dell'inaugurazione dell’Auditorium Oscar Niemeyer, "tre giorni di musica, danza e cinema, con ampi spazi dedicati all’approfondimento culturale, passando per l’omaggio doveroso a Oscar Niemeyer, senza dimenticare i piaceri della gastronomia più raffinata".
Protagonisti della tre giorni i complessi del Teatro di San Carlo, i giovani solisti dell’Accademia del Teatro alla Scala diretti dal 26enne David Afhkam, Salvatore Accardo el’Orchestra da Camera Italiana, la Escola do Teatro Bolsho, Lucio Dalla el'Orchestra del San Carlo, Oliviero Toscani. Completano il programma degli eventi la proiezione, in collaborazione con il Giffoni Film Festival, di “Nightmare before Christmas” di Tim Burton e i due convegni dedicati al  genio di Niemeyer e alla cultura come risorsa.   

CATEGORIE: cultura

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13/01/10

Maestri d'Italia

Maestri d’Italia. Dalla parte di chi cresce gli italiani di domani. Presentazione del primo rapporto sulla scuola italiana. Questo il titolo-tutto-un-programma dell’iniziativa  promossa da Italia Futura e organizzata da Think Thanks che si terrà a Napoli sabato 16 gennaio 2010 alle ore 10.00, presso la Scuola Elementare Neghelli, con la partecipazione, tra gli altri, di Luca Cordero di Montezemolo e Ernesto Galli della Loggia.
Detto che Italia Futura si presenta come “uno strumento di mobilitazione, che stimola e raccoglie idee provenienti dalla società civile, per dare loro visibilità e attuabilità” che intende “incontrare chi lavora fattivamente sul territorio, e quindi il mondo associativo, le fondazioni, la scuola e l’università, gli istituti di alta formazione, gli imprenditori, gli intellettuali, scrittori e artisti che questa realtà ci aiutano a capire e analizzare”, si può  aggiungere che quella di cominciare dalla scuola elementare è decisamente una buona idea. A patto naturalmente di portarla avanti con rigore, continuità, coerenza, impegno.
Sarà nostra cura tenervi informati.

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09/01/10

Timeline Film Fest 2010

Insegnate in una scuola secondaria di primo o secondo grado e cercate di educare i vostri ragazzi a utilizzare media e linguaggi digitali per pensare, creare, comunicare, formare un proprio autonomo punto di vista sulle cose del mondo e su sé stessi nel mondo? Avete tempo fino al 15 febbraio per iscrivervi, gratuitamente, al Timeline Film Fest 2010 e contribuire con i vostri video (max 3) all'iniziativa promossa dall'Istituto di Istruzione Superiore Leonardo Da Vinci di Carate Brianza in collaborazione con Pubblicità Progresso e EOS Cooperativa Onlus. 
Due sezioni a tema (I giovani per un futuro di valore - volontariato, formazione, educazione allo sviluppo, lavoro, dipendenze, corretti stili di vita etc., e Il valore dell’impegno sociale - Ambiente e sviluppo sostenibile, Diritti Umani, Legalità, Intercultura ed Integrazione) e una a tema libero per  questo concorso che nella prima edizione ha visto la partecipazione di diverse centinaia di scuole.
Buona partecipazione.
CATEGORIE: cultura, media, Scuola

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02/01/10

C'è la parola giusta? Usiamola

Il bellissimo articolo l’ho scoperto per genio e per caso sul sito dell’Istituto Linguistico Campano. Mi sono detto chissà cosa diranno i miei amici “giapponesi” che mi hanno svelato le connessioni tra potsu-potsu e schezzechea leggendo che nella lingua napoletana c’è una parola per ogni quantità, e tempo, d’acqua che viene giù dal cielo.
Schezzechea (schizzeco in napoletano significa sia “goccia” che “un poco”) quando sta facendo appena qualche goccia d’acqua fina, “mo sì, mo no”. Chiovellechea quando le gocce si fanno un poco più grosse, insomma quando pioviggina. Quando la pioggia è tanta ma resta fina fina Cernolea (da cèrnere). Quando l’acqua scende in continuazione, fitta fitta, dappertutto, Chiove. Quando c’é un acquazione improvviso, con lampi e tuoni, che finisce presto così come è cominciato, Trubbeia. Quando piove a dirotto e non finisce più, modello Arca di Noé, Delluvia. Infine, quando assieme a ’o delluvio ci sono vento, lampi e tuoni si dice che Zeffonna.
Posso dire che quasi tutte queste parole non le sentivo più da tanti anni? Che le ho trovate bellissime? Che mi hanno riportato alla mente le parole di Eduardo in Ditegli sempre di sì quando dice “C’é la parola giusta, usiamola?”.
È un pò come amico e @mico. Lo so che è solo un gioco, favorito dal fatto che in italiano la parola comincia con la A, ma forse il gioco segnala una questione vera.
Da questo punto di vista la discussione tra Adele e Paola è per molti aspetti interessante.
Adele scrive “carissimo Enzo, per me l’amico virtuale non è proprio un amico, ma un fantasma … tutti i miei amici di FB sono persone che comunque conosco realmente, tranne una, ma è un velista!!! Non conoscere direttamente le persone significa non poter condividere, in quanto non sai se sono alti, bassi, grassi, magri e poi il loro pensiero: non saprai mai se è di convenienza o vero”.
Paola risponde “Vincenzo io non lo conosco assolutamente, è un @mico a tutti gli effetti: siamo entrati in contatto tramite percorsi strani, misteriosi, oscuri, ignoti che credo solo FB possa offrire. Non so se sia alto o basso, non so che voce abbia, non so se lo incontrerò mai. Ho scoperto, però, immediatamente, che molto di quello che scrive mi porta a riflettere: molto di più di alcuni amici reali. Mi aiuta a conoscere: come molti amici reali. E’ molto probabile che nel momento di difficoltà non mi rivolgerò a lui nè da lui avrò un aiuto spontaneo: come talvolta capita anche dagli amici reali”.
Adele interviene ancora affermando “Ma conoscere Enzo attraverso i suoi scritti, non significa essrgli amico, altrimenti avremo tutti per amico Dante o Petrarca, essere amico è anche stare in sillenzio e non parlare”.
Il fatto è che Adele e Paola parlano di cose diverse (immagino che Paola usi non a caso il termine @mico per definire il suo rapporto con me) e che ogni volta che usiamo lo stesso termine per definire cose diverse le possibilità di bene comunicare si restringono.
È come per la pioggia. Ci vorrebbe un “amico” diverso per ogni diverso tipo di “amicizia”. L’amico nella vita. L’@mico nei social network. L’amico libro.
Più parole usate nella maniera giusta uguale più rapporti e relazioni più ricche.
Forse vale la pena ragionarci ancora.
CATEGORIE: cultura, Società, Weblog

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01/01/10

Sottolineato istant e-book

Certe volte ci vuole un libro intero per spiegare cosa cambia al tempo dei network. Altre volte basta un esempio. Che poi è un libro. O, se vogliamo cominciare l'anno usando le parole giuste, un ebook. Dietro il quale, anche al tempo dei network, c'è una persona, nel caso in questione Adriano Parracciani, che ha avuto una bella idea che è piaciuta e ha coinvolto altre persone. Ma è meglio cominciare dal principio.
Il 30 novembre Parracciani fonda su Facebook il gruppo Sottolineato. L'idea è quella di creare "il libro dei libri, l'archivio delle frasi più belle, la memoria delle nostre sottolineature" con le frasi che mettiamo in evidenza, che ci stimolano, quelle che salveremmo dalla distruzione, quelle del copia e incolla. Come scrive ancora Adriano, "in vari gruppi si parla di libri, si fanno recensioni e si danno giudizi. In Sottolineato sono i libri a parlare".
Al 31 dicembre i sottolineatori sono 60, il 24% degli iscritti, 252; le sottolineature postate sono 325, 206 gli autori citati, 267 i libri  da cui sono state estratte le 325 sottolineature.
Tra un cenone, un pranzo, mille @uguri & auguri Adriano confeziona l'ebook Sottolineato 2009 con tanto di titolo, di spiegazione dell'iniziativa (Perché, Cosa, Come, Quando), di numeri (autori e libri più citati, ecc.), di indici (sottolineatori, autori, libri) e di sottolineature (autori in ordine alfabetico e frasi sottolineate) e lo pubblica su Scribd da dove può essere letto e/o scaricato in pdf.
Si può dire che che i consumatori (di contenuti) diventano sempre più produttori (di contenuti)? Che si accorciano sempre più i tempi tra l'ideazione e la realizzazione di un contenuto? Che la cretività può trovare sempre nuove forme per esprimersi? Certo che si può. Si può dire anche di più. A me piacerebbe farlo assieme a voi. Dunque cosa aspettate a interagire?

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27/12/09

Caro @mico ti scrivo

Dal post di stamattina sul blog di Enakapata:
Assieme a Cinzia, ho inviato per la prima volta una mail a Piero Carninci a inizio ottobre 2005. Sono diventato suo amico su LinkedIn il 27 maggio 2007. Ci siamo scritti e parlati via Skype più volte nel corso dell’anno. Ho stretto la sua mano per la prima volta a Tokyo la sera del 3 marzo 2008. Magie di internet. Tecnologie che riarredano il mondo nel quale viviamo. E mentre siamo intenti a disporre le nuove cose, a dare significato le parole che le definiscono, a gestire l’incertezza che ad esse è associata, ci scopriamo in un mondo diverso da quello al quale eravamo abituati. Prendiamo la parola amico. Su Facebook ne ho quasi 800. Alcuni li conosco da una vita. Altri da poco. Altri ancora li ho conosciuti o li conoscerò grazie a Facebook. Con parecchi di loro mi scrivo, scambio idee e contenuti con più regolarità di quanto accada di fare con molti amici “in carne e ossa”. Eppure ogni volta mi viene da dire “siamo amici su Facebook”. Perché? Perché non c’è “una parola una” che definisce questo rapporto? E se fosse l’ora di inventarla?

Il mio "amico su Facebook" Daniele Riva ha scritto:
Bella domanda… È un’amicizia mentale, una comunione di idee e pensieri, un confronto. Certo, con molti ci si trova come con i passeggeri di un treno, ci si scambiano convenevoli e quattro chiacchiere, con altri la cosiddetta “amicizia” si approfondisce, si addentra nel vero e proprio legame sociale – rimanendo sempre fisicamente lontani. Una relazione sociale, dunque, quella di Facebook. Ma “relati” è un brutto termine, continuiamo pure a chiamarci “amici”.

Le considerazioni  di Daniele mi hanno suggerito una possibilità: gli "amici su Facebook, e su Twitter , e su FriendFeed, e su" da ora in poi saranno per me semplicimente @mici.
Dite che qualcuno ci ha pensato già? Non lo so. E neanche mi importa. Io volevo una parola che definisse una differenza. E adesso ce l'ho.

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17/12/09

Chi l'ha vista?

Il giochino su Facebook ha fuzionato più o meno così: élite - é lite, lo spazio che fa la differenza.
Se il giochino diventasse una domanda potrebbe essere più o meno questa: esiste ancora  in Italia una politica che, nel solco di una tradizione che va da Aristotele ad Hanna Arendt, è fatta di partecipazione, di cui non è sufficiente ricercare il fine o lo scopo, a cui occorre dare un senso?
Cercansi disperatamente cuori impavidi disposti a rivelare dove si nasconde.
CATEGORIE: opinioni brevi

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