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Raccontare il tempo a Follonica, in 3° A

IL PROGETTO
A scuola di lavoro ben fatto, di tecnologia e di consapevolezza

LA SCUOLA E LA CLASSE
Istituto Comprensivo Follonica 1, Plesso Rodari, Follonica
Dirigente Scolastica: Elisa Ciaffone
Maestra: Irene Costantini
Anno Scolastico 2018 – 2019, Terza A, Scuola Elementare

IL DIARIO DI CLASSE
@ Anni Scolastici 2016 – 2017 e 2017 2018
@ 21 Settembre 2018
@ 9 Febbraio 2019
@ 17 Febbraio 2019
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21 Settembre 2018 Torna al Diario
Caro Diario, finalmente ce l’ho fatta, dopo due anni sono andato a conoscere le bimbe e i bimbi della 3 A del plesso Rodari e un bel po’ delle loro mamme con l’aggiunta di qualche papà e qualche nonna. Ah, ho conosciuto anche le maestre Daniela Canapicchi di matematica e Mary Fargnoli, responsabile del sostegno, la custode Grazia Bellucci, il custode Francesco e tante altre belle persone che la mia povera memoria non ce la può fare a ricordarle tutte.
Mi credi se ti dico una cosa? Le cose belle e anche quelle simpatiche che sono accadute sono così tante che non so da dove cominciare.

Come dici amico Diario? Belle lo capisci ma cosa vuol dire simpatiche?
Vuol dire quello che vuol dire, simpatiche come il custode Francesco che quando la maestra Irene e io siamo arrivati alla scuola media (l’I. C. Follonica 1 comprende 3 scuole elementari, 1 media e 2 materne) per parlare con la Preside Elisa, mi ha rivolto un’occhiata veloce con i miei due zaini in spalla e poi rivolto a Irene ha detto “stai portando il nuovo bimbo a scuola?”. O come il bambino che quando in classe ho chiesto secondo loro quanti anni avevo ha risposto 90 anni. O anche come me che quando ho chiesto chi di loro la mattina a letto alza ancora il piede e aspetta che la mamma le/gli infili il calzino e in 13 hanno alzato la mano ho minacciato che quando ritorno il prossimo Aprile a quelle/i che ancora alzano la mano gli taglio il piede, e poi l’ho detto anche ai genitori. O infine come uno dei tre papà presenti che una volta finita la riunione ha preso la sua sedia, ha mormorato tra sé e sé “facciamo un lavoro ben fatto” e l’ha impilata sopra le altre, e lo stesso hanno fatto le mamme anche senza dirlo, cosicché tutto è ritornato ordinato come era prima.

Tra le cose belle ci sono invece la chiacchiera che Irene e io abbiamo fatto con la dirigente scolastica Elisa Ciaffone e con l’insegnante Monica Paggetti, vicaria della preside e presidente del Cantiere Cultura del Comune di Follonica.
È stata una chiacchiera breve, una mezzora, e però è venuta fuori una bella idea sulla possibilità di raccontare l’esperienza che sta portando avanti Irene come buona pratica che tiene assieme il talento, della classe e delle maestre, l’organizzazione del I. C. Follonica 1, e il contesto, il territorio, con le attività che da diversi anni si stanno facendo anche grazie all’iniziativa e al sostegno del Comune di Follonica.

Molto bella è stata anche la riunione con le insegnanti voluta da Barbara Catalani, Assessore alla Cultura a Follonica, che ha voluto consolidare e radicare il tanto lavoro fatto in questi anni intorno al #lavorobenfatto e al #lavoronarrato.
Ho aspettato la fine della riunione, molto partecipata, per dirlo, ma secondo me proiettare le cose che si fanno e a cui si attribuisce valore al di là di sé stessi e del proprio futuro è un #lavorobenfatto, un modo di fare politica che ha senso.
Alla riunione erano presenti anche molte insegnanti dell’Istituto Comprensivo Leopoldo II di Lorena e la loro dirigente Paola Brunello e sono venute fuori molte idee, passione, voglia di fare, competenze, possibilità, credo che tutte/i assieme faremo un bellissimo lavoro anche quest’anno.

Bella anche la presentazione di Novelle Artigiane, ma di questo ti racconto nelle Note a margine.

Bellissima la riunione con le mamme, le nonne, i papà, come ha detto una delle mamme è servita a condividere il senso di quello che stiamo facendo, l’importanza del #lavorobenfatto, la possibilità che le loro bimbe e i loro bimbi apprendano un modo di essere e di fare che li potrà molto aiutare nella vita, e farli essere un giorno donne e uomini migliori.
Le cose le sai già, non è che te le debba ripetere ogni volta, riguardano il perché fare bene le cose, qualunque cosa si debba fare, ha senso, è bello, è giusto, è possibile ma soprattutto conviene.
Guarda, li ho guardati negli occhi quando ho raccontato una piccola cosa che avevo fatto in classe, e ci siamo compresi beni. Ho chiesto a una bambina se la potevo sollevare e sedere su un banco, lei mi ha sorriso e mi ha detto di sì e allora l’ho fatto. Il passo successivo è stato mostrare alla classe i lacci delle sue scarpe e verificare che erano ben allacciati. Ecco, ho aggiunto, il lavoro ben fatto è questo, allacciarsi bene le scarpe. Dopo che ognuna/o di voi ha imparato, lo fa bene senza pensarci, le/gli viene automatico, non rischia di legare il laccio di una scarpa con quello dell’altra, fa ogni mattina bene quel gesto mentre pensa ad altro, a volte anche mentre fa altro, per esempio guardare i cartoni in televisione. Sì, il lavoro ben fatto è questo, abituarsi a fare bene qualunque cosa tu debba fare, a prescindere, che tanto a farlo bene o male ci vuole lo stesso tempo e la stessa fatica, anzi se lo fai male ti tocca rifarlo. Sì, una/o si abitua a fare bene le cose e la sua vita cambia. Quando l’ho detto le/i bimbi e hanno sorriso, e i genitori, dopo, pure. È easy, facile, maccheronico avrebbe detto mio padre. Sì amico mio, confermo: con i genitori è stato bellissimo.

Per ultima fammi dire una cosa personale, per me è stato meravigliosamente bello diventare amico di Irene. Erano due anni che ci parlavamo grazie alla rete, e mi ha detto che l’altra volta che sono stato a Follonica ci eravamo già visti, ma io tanto per cambiare non me ne ricordavo. Però queste 24 ore passate assieme mi hanno donato un’amica vera, non sempre accade, ma il suo rigore, il suo modo di fare le cose, la sua disponibilità, il suo modo di farti sentire a casa io l’ho trovato davvero splendido e niente, te lo volevo dire.

Come dici caro Diario? Sei contento per me ma non ti ho ancora detto niente dell’incontro in classe con le bimbe e i bimbi?
È vero, ma questa volta non è perché me ne sono dimenticato. Ho un file audio di 75 minuti da riascoltare e da sbobinare caro mio, dopo di che ritorno, mi devi dare il tempo. Vedi?, torniamo sempre qui, al Tempo, credo che quest’anno ne vedremo delle belle. A proposito, con Irene ci eravamo detti che avremmo parlato anche con la classe del tema di quest’anno, ma non abbamo fatto in Tempo, l’abbiamo detto ai genitori, ma magari Irene lo sta facendo oggi, o lunedì, tanto c’è Tempo. Alla prossima.
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9 Febbraio 2019 Torna al Diario
Caro Diario, è un bel po’ che non ci sentiamo, e io mi sento un bel po’ in colpa, perché ho sentito tre volte il file audio dell’incontro con la 3°A – mi piace un sacco – ma non l’ho ancora sbobinato tutto, questa storia che devo farmi tutto da me è una tragedia.
Ciò detto, e fermo restando che sono colpevole – il lavoro ben fatto è anche questo, riconoscere le proprie mancanze, i propri errori e i propri limiti – non pensare che Irene e le/i ragazze/i se ne siano state con le mani in mano, si procede come si deve procedere, con la nostra amica maestra che nei tempi giusti e semplificando nei modi giusti – ricordi cosa insegna il grande Morin?, una testa ben fatta è meglio di una testa ben piena – sta leggendo in classe qualche passo de L’ordine del tempo di Rovelli, come mi ha scritto lei “così, per riflettere meglio sul tempo!!!”
Come dici amico Diario?, la maestra Irene è mitica? Sono d’accordo con te, di quelle che amano fare più che parlare, di quelle che una volta che si sono messe in marcia non perdono la bussola, della serie “ormai il lavoro ben fatto e il suo manifesto sono diventati un punto centrale, non solo di riferimento, per la didattica che quotidianamente porto in classe”.
Leggi cosa mi ha scritto ieri:
«Caro Vincenzo, ricordi che quando eravamo stati a trovare il Sindaco l’anno scorso a Maggio per presentare il nostro lavoro ben fatto ci aveva chiesto di presentare qualche suggerimento per migliorare la scuola, qualcosa che restasse a chi veniva dopo di noi? Bene, noi lo abbiamo fatto, abbiamo pensato a lungo a cosa potesse essere più utile per noi, e i bambini sono arrivati alla conclusione che lavorare all’aperto è meglio, quindi chiediamo di poter valorizzare il nostro spazio esterno. E poi abbiamo bisogno di una palestra.
Le bambine e i bambini hanno disegnato e scritto i loro sogni, li abbiamo raccolti in un piccolo raccoglitore, abbiamo fatto dei plastici e li abbiamo portati al nostro Sindaco.
Se vuoi, puoi leggere la lettera di accompagnamento al lavoro delle bimbe e dei bimbi che abbiamo scritto come insegnanti della scuola Rodari IC Follonica 1.
Il Sindaco ci aveva sorpresi invitandoci a pensare e sognare in grande, una vera scuola nuova, noi speriamo che almeno gli spazi esterni ce li aggiusti. Naturalmente ti tengo informato».
Come dici caro Diario? Muori dalla voglia di vedere i disegni? Eccoli, non essere impaziente, ti metto qui la copertina, tu ci clicchi sopra e li vedi tutti. Alla prossima, prometto di tornare presto.
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17 Febbraio 2019 Torna al Diario
Caro Diario, ieri mi è arrivato questo bellissimo messaggio dalla maestra Irene Costantini: «Ciao Vincenzo, in riferimento allo scorso anno, il nostro amico Flavio Balsi, scrittore di fantasy con il quale la nostra classe aveva fatto un incontro la scorsa estate e al quale avevamo chiesto una probabile conclusione diversa del libro, ci ha inviato questo “addendum” che ci è piaciuto molto, pensavo che magari ti avrebbe fatto piacere pubblcarlo.»
Come dici amico Dario? Ti piace l’idea di fare un tuffo nel passato? Piace tanto anche a me, alla fine è anche questo il senso del nostro lavoro, ruscire a cogliere da quello che facciamo e dalle relazioni che costruiamo occasioni per crescere e per pensare.
Ecco la storia scritta da Flavio Balsi:

«Quella mattina ero intento a tagliare l’erba del giardino. Le abbondanti piogge di quei giorni l’avevano rinvigorita e la nostra era diventata una specie di battaglia per l’occupazione del territorio.
Mentre utilizzavo il mio tagliaerba dicevo sottovoce: “Niente a che vedere con i baobab del Piccolo Principe…”
Erano ormai passati anni dal mio atterraggio di fortuna nel deserto, e ancora pensavo più volte al giorno a quel bambino con malinconia mista a gioia.
Le nuvole avevano lasciato il posto a un cielo terso e un sole intenso, così guardai verso l’alto e notai un’ombra venire verso di me. Subito non la riconobbi, ma poi capii si trattasse di un uccello. Si posò sulla staccionata del mio giardino e mi fissava, era di una specie mai vista, un incrocio tra un corvo e un’aquila per via del suo colore nero e le ali gigantesche.
Continuava a guardarmi come ad attendere qualcosa… io non capivo e, senza pensarci troppo, chiesi: “Cosa c’è? Hai bisogno?”
Lui emise uno strano stridio dal becco e indicò con lo stesso la sua zampa. Mi avvicinai e notai un rotolo di carta legato ad essa. Feci attenzione perché il becco pareva piuttosto appuntito e staccai quella che sembrava essere una letterina.
La aprii e quando lessi l’inizio capii che dovevo rientrare in casa e sedermi.
Arrivato al tavolo in cucina mi lasciai cadere sulla sedia, ero sconvolto e felice. Iniziai a leggere.
Ciao,
sono il tuo piccolo compagno del deserto.
Spero tu abbia osservato le stelle sorridendo in questo tempo.
Devo dire che il serpente aveva proprio ragione e che la vita, senza il peso e gli impicci del corpo, ha i suoi vantaggi. Comunque gli uccelli migratori me lo hanno riportato e io lo tengo ben piegato e riposto nel vulcano spento. Lo utilizzo per le grandi occasioni e per i miei viaggi. In effetti ho scoperto che viaggiare mi piace molto e aiuta anche il mio rapporto con la rosa dove qualche pausa aiuta la convivenza. Ovviamente i viaggi sono brevi perché non posso lasciare il mio asteroide nelle mani dei baobab.
Ti chiederai come ho fatto a mandarti questa lettera. In realtà nel corso del mio ultimo viaggio ho incontrato un primo pianeta dove c’era un uomo che si faceva chiamare “Il postino”. Era circondato da montagne di carta, buste e francobolli, ma non aveva nessuno a cui portarle. Fatto sta che passava le giornate ad organizzare il servizio di posta. Me ne andai pensando che gli adulti sono proprio stravaganti.
Il pianeta successivo era di colore nero, all’inizio pensavo fosse fatto di pietra scura, ma poi capii che era scritto in ogni dove. Il suo unico abitante passava il suo tempo a scrivere storie ed era disperato perché non aveva più spazio.
A questo punto tornai dal postino che mi fornì gentilmente la carta per lo scrittore. Sono rimasto parecchio tempo con quest’ultimo che mi ha insegnato a scrivere. Ho scoperto una delle attività più magiche che ci possano essere, forse l’unica utile che ho imparato da un adulto. Adesso tengo un diario dei miei viaggi presenti e passati che poi leggo alla mia rosa quando torno da lei, le fa tanto piacere potersi spostare con la fantasia e anche i baobab ascoltano.
E così ho deciso di scrivere anche a te e di chiedere al postino di farti arrivare la lettera, avresti dovuto vedere come era felice! A quel punto scoprii che era tanto tempo che si preparava all’evento, ma non sapeva da dove iniziare… così gli ho prestato uno degli uccelli migratori.
Fammi sapere come stai e vedrai che un giorno tornerò anche sulla Terra.
Un saluto dall’asteroide B-612, anche da parte della rosa alla quale ho letto molto di te.

Alla fine della lettura mi ritrovai commosso, ero finito nel diario di quell’essere eccezionale. Guardai fuori dalla finestra e vidi che il pennuto era ancora appollaiato sulla staccionata, presi la decisione di prendere un foglio di carta e inviarlo al mio nuovo amico di penna. Non scrissi nulla, ma disegnai, dopo vari tentativi, una bella museruola per pecore. Lui avrebbe capito.»
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CASI DI STUDIO
2018 – 2019
Raccontare il Tempo
Raccontare il tempo a Follonica, in 3° A

2012 – 2018
Il Piccolo Principe all’Università
Il Piccolo Principe al I. C. Samuele Falco di Scafati
Il Piccolo Principe disegnato da voi
Stazione Loreto: Istituto Alberghiero A. Nebbia, Loreto, Ancona
Stazione Follonica: I.C. Follonica 1
Stazione Modugno: 3° Circolo Didattico Don Lorenzo Milani
Stazione Porchiano: I. C. Bordiga Porchiano
Stazione Scafati: I. C. Samuele Falco
Stazione Università: Comunicazione e Cultura Digitale
Stazione Scampia: ITI Galileo Ferraris
Stazione Roma: Istituto Comprensivo Pablo Neruda
Stazione Torre Annunziata: Liceo Artistico Giorgio de Chirico
Stazione Soccavo: 33° Circolo Didattico Risorgimento
Stazione Ponticelli: I. C. Marino Santa Rosa
Stazione Marcianise: Istituto Novelli
Stazione Nola: Liceo Carducci

LIBRI E BLOG
Novelle Artigiane
#Lavorobenfatto
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Testa, Mani e Cuore
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Università: ne vogliamo parlare? E parliamone!