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Le mille e una storia della 4° A. Il percorso

4° A, GIANNI RODARI, ISTITUTO COMPRENSIVO FOLLONICA 1, FOLLONICA
LE MILLE E UNA STORIA DELLA 4° A. LE POSSIBILITÀ
A SCUOLA DI LAVORO BEN FATTO, DI TECNOLOGIA E DI CONSAPEVOLEZZA

Caro Diario, eventi come il covid-19 hanno la caratteristica di valere per tutto e per tutti, e naturalmente anche noi che andiamo a scuola di lavoro ben fatto, di tecnologia e di consapevolezza abbiamo dovuto fare i conti con la nuova realtà.
Con le mie amiche maestre e prof. continuiamo naturalmente a rimanere in contatto, in particolare con Irene Costantini, Maria D’Ambrosio e Betty Morvillo, e così il Primo di Aprile mi sono ritrovato in posta la mail di Irene da cui è nato questo percorso didattico con la 4° A della Gianni Rodari.
Strada facendo, con Irene abbiamo pensato che poteva essere utile suddividere il nostro racconto in tre parti: la prima è questa, dove raccontiamo le diverse tappe del percorso in ordine cronologico per facilitarne la lettura e la comprensione; la seconda è quella dove presentiamo le mille e una storia che stanno scrivendo le bimbe e i bimbi, sei episodi degli otto previsti sono già pubblicati, li trovi qui; la terza l’abbiamo definita storia mosaico e l’abbiamo sospesa dopo i primi tre episodi per le ragioni che puoi leggere qui. Per ora non mi sembra ci sia altro da aggiungere, buona lettura.

IL PERCORSO
1 Aprile 2020; 2 Aprile 2020; 5 Aprile 2020; 7 Aprile 2020; 8 Aprile 2020; 9 Aprile 2020; 14 Aprile 2020; 15 Aprile 2020; 16 Aprile 2020; 17 Aprile 2020; 19 Aprile 2020; 23 Aprile 2020; 25 Aprile 2020; 9 Maggio 2020; 10 Maggio 2020; 11 Maggio 2020; 15 Maggio 2020; 20 Maggio 2020; 21 Maggio 2020

L’AGGIORNAMENTO
21 MAGGIO 2020
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Caro Diario, oggi giornata di saluti e di progetti per il prossimo anno in 4° A.
Per quanto riguarda i saluti lascio parlare la foto, abbiamo fatto come Maria D’Ambrosio, abbiamo toccato (quasi) tutte/i lo schermo e ci siamo salutati, con tanta gioia e un pizzico di commozione.
Per quanto riguarda i progetti per il prossimo anno abbiamo fatto quello che nel mondo dei grandi, nel senso dell’età, si chiama brainstorming, nel mondo dei piccoli si chiama “chi ha una bella idea la dica”.
La 5° A, perché sì, il prossimo anno sarà la 5°, dopo una appassionata e approfondita discussione ha deciso che:
1. ogni bimba e ogni bimbo fa un manufatto del lavoro ben fatto, scusa l’involontario gioco di parole. Carta, legno, origami, didò, plastichina, ciascuno si sceglie materiale e attrezzi di lavoro e fa;
2. tutta la classe assieme fa l’orto del lavoro ben fatto, che a fine anno lascia in eredità a una prima elementare. Un’eredità attiva però, nel senso che le bimbe e i bimbi si impegnano a prendersi cura dell’orta ben fatto per lo meno fino alla terza media;
3. la classe insieme alle maestre l’anno prossimo viene in gita a Napoli; questa non è facilissima per le ragioni che puoi immaginare ma ce la metteremo tutta.
Per ora ti saluto, alla prossima.

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IL DIARIO
1 APRILE 2020
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Caro Diario, stamattina Irene mi ha scritto questo: “Caro Vincenzo, eccoci qui, siamo sempre noi, ci siamo, la IV A Rodari di Follonica, sempre unita nella nostra aula virtuale. Non è un pesce di aprile, ti sto scrivendo mentre siamo tutti insieme sulla nostra piattaforma, non è proprio come essere nella nostra aula, disordinata ma bellissima, ma non abbiamo alternative migliori. Comunque ci vediamo, ci sentiamo, ci sorridiamo, sgridiamo, comunichiamo.
Come penso sia successo a tutti, i primi giorni sono trascorsi per cercare di capire cosa ci stava succedendo e riorganizzare la nostra vita quotidiana nelle nostre case e con le nostre famiglie. Realizzato che il tempo senza scuola sarebbe stato davvero lungo, noi insegnanti, noi bambine e bambini con i nostri genitori, con l’aiuto eccezionale di Simona, la nostra rappresentante dei genitori, abbiamo provato, riprovato, superato le difficoltà e creato la nostra aula virtuale, dove ci ritroviamo quasi ogni giorno, per leggere, scambiarci idee, sensazioni, riflessioni, rispolverare vecchi argomenti e metterci in gioco con cose nuove, cantare e ridere.
Certo, da quando eravamo in prima ci stiamo preparando ad un uso consapevole delle tecnologie, ma non avremmo davvero pensato di sperimentarlo così in prima persona. Ormai siamo diventate/i molto pratici ad avviare una videoconferenza, un salutino iniziale e poi via microfoni e video, per far reggere meglio i collegamenti anche di chi si trova in zone meno coperte, chi vuole parlare clicca sul pulsante del saluto, chi “cade” si ricollega rapidamente chiedendo di essere aggiornato, e poi, quando siamo stanchi, anche la ricreazione. Ma le domande che ci facciamo, a voce alta o in silenzio, sono tante, per trovare un senso a questa nostra situazione così strana, a cosa potremmo imparare da questa esperienza, a cosa ci aspetta quando potremo riprendere i nostri soliti spazi.
Siamo sicuri che ci vorrai aiutare in questo momento di riflessione. Noi ti racconteremo come procediamo e non vediamo l’ora di leggere insieme qualche pagina dal tuo nuovo libro, Il lavoro ben fatto. A proposito, complimenti a te e a tuo figlio, questa idea ci fa guardare avanti, ci fa guardare in alto!
Prima di lasciarti ti passo un po’ di pensieri delle bimbe e dei bimbi, so che ti faranno piacere:
Siamo sempre la stessa classe, sempre unita ma più tecnologica. Melissa
Speriamo che tutto questo passi presto, ci manchi tanto. Noemi
Che tutti torni presto alla normalità. Daniele
Spero che tutto questo passi presto per ritornare alla vita di tutti i giorni e rivedere te, le maestre e i compagni. Anita
Spero che questo corona virus se ne vada presto, così per festeggiare faremo insieme questa bella pizza con Michele. Benjiamin
La pizza la faremo con tanto lavoro ben fatto, la chiameremo pizza ben fatta, e verrà buonissima con tanti condimenti. Samuel Cesare Gabriele
Spero che questo virus se ne vada via così ritorneremo più uniti di prima. Marco
Ti aspettiamo. Cesare
Ti aspettiamo un saluto e un bacio dalla IV A. Mattia
Ti saluto Vincenzo, per ora è tutto, un saluto e un bacio a distanza da tutte/i noi.”

Questa come ti ho detto è Irene amico Diario, io che ti devo dire, per me queste storie sono la vita, ma veramente, non ti dico poi la gioia che ho provato quando mi sono collegato con lei, le bimbe e i bimbi sulla piattaforma, perché come puoi immaginare la mia amica mi ha chiesto di esserci e io non mi sono tirato indietro, questo è quello che ho risposto:
“Carissima Irene, innazitutto un grazie enorme a te, alle bimbe e ai bimbi per l’affetto che mostrate nei miei confronti, come ho raccontato anche al mio amico Diario per me tutto questo è vita, è possibilità, è futuro, e insomma non potrei mai dirvi di no. Per quanto riguarda quello che potrei fare io, avrei una piccola proposta, naturalmente poi tu ci pensi e mi dici se va bene. In pratica un paio di volte a settimana, fino a quando state a lavoro sulla piattaforma, potrei collegarmi con voi e cominciare a fare insieme una delle cose che ci eravamo detti di fare quando sono stato da voi. Essendo la classe la 4° A, che è pure la prima lettera dell’alfabeto, potremmo cominciare raccontare la storia della lettera A, dopo di che ne parliamo e vediamo che idee vengono fuori. Per esempio le bimbe e i bimbi  potrebbero scrivere una parola del lavoro ben fatto che comincia con la A, dopo di che insieme a loro ne scegliamo una e scriviamo la storia di quella parola.
Che ne dici? Naturalmente è solo una possibilità, ce ne possiamo inventare altre. Fammi sapere.
Un bacio grandissimo a voi tutte/i.”

Da qui è scaturito il botta e risposta che segue:
“Caro Vincenzo, ti anticipo che siamo tutte/i superfelici della tua proposta, una occasione imperdibile per noi! Siamo pronti! E vedrai che ci verranno anche altre idee, alcune già ne abbiamo! Ti propongo di cominciare Venerdì 3 Aprile, lavoriamo assieme un’oretta, dalle 10:00 alle 11:00, se ci fai sapere in linea di massima come intendi procedere ci organizziamo al meglio.”
“Cara Irene, perfetto, Venerdì alle 10:00 in punto arrivo sulla vostra piattaforma. In linea di massima, propongo di procedere con questi step:
1. Io racconto la storia della lettera A. La classe del libro di Marc-Alain Ouaknin, I Misteri dell’Alfabeto, ha già sentito parlare, non è una novità assoluta. Dopo la lettura domande e commenti da parte delle bimbe e dei bimbi.
2. Ogni bimba/o scrive una parola del lavoro ben fatto che comincia con la A, dopo di che le numeriamo, le scriviamo in ordine e le commentiamo.
3. Ogni bimba/o vota per la parola che gli piace di più, può votare per qualunque parola al di fuori della sua, le prime 3 parole vanno in finale.
4. Ogni bimba/o vota una delle tre parole che va in finale e si decide la parola vincente.
5. Scriviamo la storia della parola vincente, anche qui ho un’idea da proporre sul come procedere coinvolgendo tutta la classe ma non la scrivo ancora, perché altrimenti sono troppe cose.
Per ora direi di procedere così, ci mettiamo il tempo che ci vuole, come sempre l’importante è fare bene quello che dobbiamo fare. Fammi sapere.

2 APRILE 2020
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Caro Diario, oggi, come deciso con la maestra Irene, sono ritornato online e ho raccontato alle bimbe e ai bimbi della 4° A quello che intendiamo fare. Ieri la maestra Irene mi ha fotografato le 4 pagine della storia della lettera A, la mia copia del libro di Marc-Alain Ouaknin non sta qui nella casa di Bacoli ma in quella di Napoli, e anche se la conosco abbastanza bene lo sai come funziono, mi devo preparare come si deve, ciò che va quasi bene non va bene.
Io sarò in aula il martedì e il giovedì, dalle 10:00 alla 11:00, e non ti nascondo che sono troppo contento. Le bimbe e i bimbi sono un amore, come sai mi conoscono già, e anche oggi mi hanno fatto un sacco di domande, sono convinto che è una bella possibilità, per me sicuramente, spero anche per loro.
A proposito, ti lascio con una nota divertente ma allo stesso tempo molto significativa dell’approccio di questa classe: a un certo punto un bimbo ha chiesto di parlare e ha detto una cosa che non si è capita proprio bene, e di fronte alla domanda della maestra Irene un altro bimbo è apparso in video e ha detto che al suo compagno gli faceva male la pancia. Hai capito amico Diario? Il bimbo stava a casa sua e ha chiesto il permesso di andare in bagno come fa quando sta in classe. Alla prossima.

5 APRILE 2020
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Caro Diario, mi sto preparando per martedì, la storia della lettera A che con il suo libro Marc-Alain Ouaknin ha raccontato a me e che io racconterò alle bimbe e ai bimbi comincia da Aleph, cioè dal toro, che lui nelle lingue semitiche si chiamava proprio così e in egiziano era il determinativo di bestiame.
Dopo di che ci faremo un viaggetto attraverso i segni fino ai greci e ad Alfa e poi ai latini e alla A, con il passaggio dal bue alla sola testa, poi dalla testa alle sole corna, e poi alle diverse giravolte delle corna fino alla lettera che conosciamo noi. Sarà una bella storia amico Diario, ti consiglio di restare sintonizzato.

7 APRILE 2020
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Caro Diario, sono le 7:00 di mattina e per fortuna che Cinzia è una persona paziente perché sto a letto a smanettare con il mio computer in attesa di collegarmi con la maestra Irene e le bimbe e i bimbi di 4° A.
Allora, scongiuri a parte, penso di poter dire che con la storia della lettera A penso di essere a posto, in più ho trovato una bellissima carta riassuntiva della storia delle lettere realizzata da Matt Backer, la lascio a te e alla classe, se ci clicchi sopra la puoi vedere ingrandita, e comunque se vai sul blog di Baker trovi anche altre carte assai interessanti. Ecco, per ora ti saluto, ritorno dopo la lezione.

baker1

Caro Diario rieccomi, per me è stata un’ora bellissima, spero sia stata bella anche per le bimbe e i bimbi, a me è sembrato di sì, ma insomma solo andando avanti potremo verificare se e come funziona.
Allora, come avevamo deciso, ho raccontato la storia della lettera A, ho insistito molto sul fatto che le lettere, come pure i numeri, hanno una storia, quindi bisogna trattarle bene, con affetto, con rispetto, come se fossero dei nostri nonni che hanno migliaia e migliaia di anni.
Alla fine, la maestra Irene ha condiviso la carta di Matt Backer ed è stata anche quella un successone.
Finita la storia, come ti avevo anticipato abbiamo chiesto alla classe di scrivere, prima su un bigliettino e poi in chat una parola del lavoro ben fatto che comincia con la lettera A ed il risultato è stato il seguente:
Amore 7 voti; Amicizia 6 voti; Aiutare 5 voti; Affetto 2 voti; Attenzione, Ascolto, Applicazione e Astuzia 1 voto.
Le prime 3 parole le abbiamo messe nell’ordine nella busta virtuale n° 1, 2 e 3 e abbiamo chiesto alla classe di votare. Prima di dirti qual è stata la parola vincitrice ti devo confessare che ho chiesto alle bimbe e ai bimbi di attivare il microfono e di fare ohohohohohohoh facendo vibrare le mani mentre la maestra Irene annunciava la parola vincitrice, ma così non abbiamo capito niente, dunque di nuovo tutti i microfoni chiusi e finalmente: The Winner is Aiutare.
Ebbene sì, l’ultima delle tre del primo turno ha distanziato di gran lunga le prime due, con la maestra Irene ci siamo chiesti se poteva dipendere anche dalla fase particolare che stiamo attraversando, chissà.
Giovedì cominciamo a scrivere la nostra storia collaborativa di lavoro ben fatto con la parola Aiutare.
Ribadito che  sarà composta da 10 frasi e che la prima la scrivo io, faccio un riepilogo di come abbiamo intenzione di procedere:
1. condivido la prima frase con la classe e ne parliamo un pochino;
2. ogni bimba e ogni bimbo ci pensa su e scrive la seconda frase della storia, prima sulla carta e poi in chat, tutte le frasi le condivido qui con te, saranno di sicuro tutte belle e tutte meritano di essere pubblicate;
3. selezioniamo la frase – come farlo dobbiamo ancora deciderlo, naturalmente appena posso te lo faccio sapere – dalla quale partiamo con la frase successiva.
4. il martedì successivo ripartiamo daccapo.
Per cominciare a fare entrare le bimbe e i bimbi nella storia ho fatto un esempio con 3 frasi combinate in 3 modi diversi, e poi ho detto loro che è come costruire 25 case, o 25 astronavi, con 10 pezzi della Lego, e però poi ogni pezzo può essere combinato con tutti gli altri pezzi, naturalmente ci dovremo tornare più volte, però credo che una prima idea se la siano fatta.
Come avrai già capito in 5 settimane o giù di lì avremo non solo la storia collaborativa scritta dalla classe ma anche 25 seconde frasi, 25 terze frasi, 25 quarte frasi e così via discorrendo fino a 25 decime frasi.
Come dici amico Diario? Dove vogliamo arrivare? Non lo so dove vogliamo arrivare, diciamo che il modello a cui ci siamo ispirati è Cent Mille Milliards de Poèmes di Raymond Queneau. Siamo naturalmente consapevoli che il modello non può essere un punto di arrivo, ma un punto di partenza sì. Anche se le nostre frasi non saranno regolari nella loro forma e neanche belle come i sonetti di Queneau non importa, non è quello il nostro obiettivo, comunque su questo torneremo durante il percorso, lo sai come funziona, mentre facciamo ci ragioniamo su. Su un punto penso che vinceremo noi, e non ti nascondo che la cosa mi diverte: le storie della 4° A alla fine dovrebbero essere di più dei sonetti di Queneau. Le sue erano centomila miliardi, cioè 10 alla 14esima, le nostre a quello che mi dicono il libraio – narratore e l’ingegnere che da un bel po’ non abbraccio causa covid-19, i miei figli Luca e Riccardo, sono 9 alla 25esima, che però si scrive 7,18 x 10 alla 23esima (7,18*10^23), che tradotto in un linguaggio accessibile sarebbero 7,18 milioni di trilioni di possibilità. Riccardo precisa che scritto nel primo modo è solo un numero, scritto nel secondo definisce un ordine di grandezza comparabile con altri numeri, per esempio nella Terra ci sono 10^50 atomi e in un corpo umano 7*10^27. Io di loro mi fido, ma in ogni caso non mi chiedere altro, alla fine alle bimbe e ai bimbi è bastato dire soltanto che stanno scrivendo un sacco, ma un sacco, ma proprio un sacco, di storie.

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8 APRILE 2020
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Caro Diario, ecco la prima frase della nostra storia, domani alle 10:00 abbiamo appuntamento con le bimbe e i bimbi e magari qualcuna/o di loro comincia a pensarci.
1. Dopo che la mamma e il papà ebbero finito di sparecchiare, il nonno chiese a Irene di accompagnarlo al camino; questa sera la storia della buona notte si intitolava Mastro Vincenzo e parlava di un uomo che costruiva giocattoli per aiutare i bambini poveri che non li potevano comprare.
Come dici amico Diario? Lo so che è un po’ lunga, ma serve per dare un contesto, poi lo dico alle bimbe e ai bimbi che loro possono scrivere una frase anche più breve, non ti preoccupare.
In giornata, o comunque prima della lezione di domani, dobbiamo decidere come scegliamo la frase che va nella storia, per così dire, principale.
Per quanto riguarda la frase da aggiungere di volta in volta nella storia condivisa, insieme alla maestra abbiamo deciso di sceglierla noi, ci responsabilizza ma oggettivamente ha più senso rispetto alla votazione delle bimbe e dei bimbi.
Tieni presente anche che in realtà tratteremo tutte le frasi e tutte le storie allo stesso modo, alla fine avremo una storia partecipata con 24 varianti per ogni frase che saranno tutte pubblicate. In più la storia partecipata sarà pubblicata, come è giusto che sia, come storia della 4° A. Come sempre non è facile, non fila mai tutto liscio e quando si sperimenta ancora di più, però io penso che ce la faremo e alla fine pensando ogni frase come una strisciolina colorata che possono diventare 7 milioni di trilioni di storie. Detto questo, procediamo un passo alla volta, io ritorno domani dopo la lezione, così ti racconto un po’ di novità.

9 APRILE 2020
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Caro Diario, oggi in classe con le maestre Irene Costantini, Mary Fargnoli, Raffaella Barbato e le bimbe e i bimbi di 4° A è stato fantastico ma non tanto per dire, proprio fantastico.
Per cominciare ci siamo ripetuti tre cose:
1. Per fare un lavoro ben fatto dobbiamo pensare, perciò microfoni spenti e prima di scrivere prendiamoci 5 minuti per pensare alla storia che vogliamo scrivere, a come la vogliamo portare avanti. Dopo che abbiamo pensato, scriviamo sulla carta, in chat scriviamo solo quando tutte/i , quanto tutte/i o quasi abbiamo finito.
2. Per fare un lavoro ben fatto lo dobbiamo fare con gioia, con contentezza, dunque niente ansia e preoccupazioni, a questo gioco si vince soltanto, non si può perdere, perciò tutte/i tranquille/i.
3. Per fare un lavoro ben fatto bisogna rispettare le regole, che qui è una sola, ognuna/o fa da sé, nel senso di niente aiuto di mamme, papà, nonni o altre/i, vale per tutte/i anche per i gemelli, ognuna/o fa da sé, anche perché noi adulti potremmo solo fare danni, mettiamoci il cuore e crediamo nelle nostre capacità.
Finita questa parte, un po’ di domande e risposte e poi via. Lo ribadisco, è stato bello assai, ogni tanto domande, l’impazienza di qualche bimba/o, qualche difficoltà di connessione, ma niente chiacchiere, il risultato lo puoi leggere qui.
Come dici amico Diario? Trovi tutto questo veramente fantastico? Te lo avevo detto. È così fantastico che le maestre Irene, Mary, Raffaella e io abbiamo deciso di cambiare in parte il percorso, perché sì amico mio, come ho raccontato nel nuovo libro strada facendo si capisce, si impara e si cambia.
Allora, il punto fermo rimangono i 7 milioni di trilioni di storie che avremo alla fine combinando ciascuna frase di ciascuna bimba e di ciascun bimbo in tutti i modi possibili con ognuna delle altre frasi, però per la storia condivisa non scegliamo più una singola frase ma facciamo una specie di mini puntate mettendo insieme di volta in volta un incipit e più frasi delle bimbe e dei bimbi, tutte non si può, ma solo perché le frasi saranno utilizzate così come sono, senza cambiamenti, giusto un pizzico di editing, insomma se vuoi capire meglio leggi qui, che in queste cose qui le spiegazioni sono quasi sempre più complicate della realtà. Alla prossima.

dt

14 APRILE 2020
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Caro Diario, oggi seconda giornata di lavoro via web con la 4°A, ieri ci siamo scritti con la maestra Irene, se fosse stato un anno normale il giorno di Pasquetta non l’avrei fatto, ma questo come sai non è un anno normale, e dunque succede anche questo.
Insieme alla mia cara amica e complice abbiamo deciso che oggi, come in realtà ci eravamo detti anche venerdì scorso, prima avremmo raccontato alle bimbe e ai bimbi come si scrivono le storie, poi saremmo passati alla lettura della seconda frase e infine avremmo chiesto loro di pensare, di scrivere sulla carta la loro frase, di correggere e di trascriverla sulla chat della piattaforma che stanno e stiamo utilizzando. Questo ci siamo detti e questo abbiamo fatto, anzi no, perché prima un bimbo ha chiesto chi sono gli hacher e noi lo abbiamo spiegato in maniera credo semplice, spieganodo però anche la differenza tra hacker e cracker.
Tornando a noi, abbiamo anche parlato brevemente di quanto siano importanti l’inizio e la fine di una storia, ho fatto loro l’esempio di Jorge Luis Borges che amava dire che aveva la fortuna che l’inizio e la fine dei suo racconti gli venivano donati in sogno, e che lui doveva metterci “soltanto” quello che stava in mezzo.
Come dici? Certo che glielo abbiamo detto che faceva così per fare il modesto, e anche che la parte di mezzo è lo stesso importante, che bisogna dare sempre i nomi alle persone e alle cose, che bisogna raccontare i particolari, insomma io credo che ci siamo capiti, del resto hanno 9 anni e se si annoiano te ne accorgi, invece loro non si annoiano, merito loro e naturalmente anche delle maestre e delle famiglie.
Dopo che abbiamo finito questa parte abbiamo letto la nuova frase e poi hanno fatto domande, e anche questa parte qui è ogni volta molto interessante, poi una di queste volte ne ragioniamo insieme.
La parte più bella è come ogni volta quella delle bimbe e dei bimbi, perciò lascio la parola a loro, qui trovi la storia mosaico e qui la storia possibilità.

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15 APRILE 2020
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Caro Diario, ho scritto la nuova frase per la 4° A, eccola:
“Erano trascorsi venti anni da quella indimenticale notte. Egidio si era laureato in medicina e adesso lavorava come tirocinante nell’ospedale della città. Irene pure si era laureta, in pedagogia, e aveva fatto anche la maestra per due anni prima di realizzare il sogno della sua vita, aprire una bottega di giocattoli di legno interamente realizzati a mano, l’aveva chiamata La Bottega del Nonno. Da qualche mese, aveva anche un apprendista, un giovane falegname molto bravo ed educato che si chiamava Filippo, proprio come il principe de La bella addormentata nel bosco. Ogni tanto, quando non era di turno all’ospedale, anche Egidio veniva ad aiutarli in bottega, perché le richieste era tante e poi c’erano da fare i giocattoli per i bambini poveri, che quelli né Irene e né Egidio se li erano più dimenticati.”
Lo so, già me lo hai detto, è lunga, però è una lunghezza che ha uno scopo, quello di dare alle bimbe e ai bimbi più personaggi, più possibilità e dunque più punti dai quali ripartire per raccontare la storia. Domani, in classe, con Irene contiamo di metterli al lavoro anche per il titolo e i disegni, sia quello per la copertina che quelli per le diverse parti della storia.
Sì, sì, il titolo che c’è adesso è provvisorio, vediamo cosa si inventano le bimbe e i bimbi.
Per quanto riguarda domani appena finisco ti faccio sapere. Resta in ascolto.

16 APRILE 2020
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Caro Diario, oggi in 4° A è stato ancora più bello delle altre volte, peccato che sono dovuto andare via alle 11:00 in punto perché avevo un impegno a cui non potevo mancare.
Allora, oggi abbiamo chiesto alle bimbe e ai bimbi di fare un disegno ciascuno per la copertina del loro libro, e anche di pensare un titolo, così presto avremo 25 disegni e 25 copertine, sono troppo contento. Finita questa parte, abbiamo letto la frase d’inizio della parte della storia, ne abbiamo parlato un bel po’ e poi abbiamo chiesto alle bimbe e ai bimbi di scrivere, come sempre prima sulla carta e poi sulla chat della piattaforma. Come sempre qui trovi la storia mosaico e qui la storia possibilità.

17 APRILE 2020
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Caro Diario, ieri mi sono accordato con la maestra Irene per tornare anche oggi in classe, giusto un quarto d’ora, per salutare le/i bimbe/i che ieri sono dovuto scappare, per ringraziarli per come si stanno impegnando e per il bellissimo lavoro ben fatto che stanno facendo e e per dirgli dei cambiamenti che ho fatto tra ieri sera e stamattina, perché loro ancora non lo sapevano che ho diviso la storia in tre parti – il percorso, il mosaico e le possibilità – in maniera tale da renderla più leggibile anche per loro.
Sono arrivato in piattaforma come previsto alle 10:45, naturalmente me ne sono stato per qualche minuto ad ascoltare quello che stavano facendo e ho fatto una scoperta troppo bella, te la faccio raccontare direttamente dalla maestra Irene:
“Caro Vincenzo, le ultime indicazioni nazionali sulla didattica danno ampio spazio ai compiti di realtà, ma come sempre la realtà supera assolutamente le nostre indicazioni.
La lezione di stamani era dedicata a aggettivi e pronomi indefiniti, quando nel bel mezzo del tentativo di spiegare online cosa significa indefinito, Leonardo ha gridato “Maestra, c’è una emergenza! Sono nati dei pulcini, proprio ora, possiamo andare a vedere?”
Naturalmente di fronte a dei pulcini appena nati non ho avuto esitazione, “andiamo di corsa”, ho risposto, e poi ho chiesto, “ma quanti pulcini saranno?”, “ancora non lo sappiamo”, è stata la risposta, “ma tanti, tanti pulcini!”.
Sì Vincenzo, tanti tanti pulcini, aggettivi e pronomi indefiniti che si trasformeranno in aggettivi numerali quando Leonardo li avrà contati e ci manderà la foto”.
Vedi caro Diario, come al solito tiene ragione Shakespeare, “ci sono più cose in cielo e in terra di quante la nostra fantasia ne possa immaginare”.
Prima di salutarti mi resta da aggiungere soltanto tre cose veloci:
1. sono entrato nella classe virtuale e ho visto che ci sono già due disegni e un titolo di copertina, li ho già salvati nell’apposita cartellina, appena aumentnao un po’ li pubblico;
2. ho pubblicato i link alle tre storie, così quando vogliono le bimbe e i bimbi le possono leggere;
3. per gli aggiornamenti qui trovi la storia mosaico e qui trovi la storia possibilità.
Ecco, direi che per ora è tutto, anzi no, manca la foto che mi ha girato la maestra Irene, eccola:

pulcini

19 APRILE 2020
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Caro Diario, come hai visto adesso abbiamo tre storie, il percorso, il mosaico e le possibilità, tre maestre, Irene Costantini, Mary Fargnoli e Raffaella Barbato, una classe, la 4° A Gianni Rodari, I. C. Follonica1 e me. Per ora così funziona meglio, è più facile seguire il lavoro e anche le bimbe e i bimbi e i loro genitori si possono orientare meglio.
Giovedì o venerdì, adesso non ricordo bene, la maestra Irene e io ci siamo visti in videochat per ragionare un po’ sul lavoro che stiamo facendo e per mettere giù qualche riflessione da approfondire con le maestre Mary e Raffaella. Come dice Irene, il coinvolgimento delle colleghe Mary e Raffaella e la loro disponibilità a confrontarsi è un fatto importante e significativo per il lavoro che stiamo facendo. Dopo di che contiamo di allargare la discussione alla comunità degli insegnanti e dei genitori, perché lo sai come funziona in queste cose, più siamo in tante/i a dire come la pensiamo, più idee vengono fuori e più si cresce tutti insieme, classe, genitori e insegnanti.
1. In una fase di grande difficoltà della scuola a causa dell’emergenza Covid – 19, la didattica a distanza, che per bimbe e bimbi così piccoli non può coincidere con la lezione a distanza, aiuta a mantenere il senso del gruppo classe.
2. I due appuntamenti settimanali di scrittura creativa / collaborativa permettono a tutti di ritrovarsi su un percorso condiviso ormai fin dalla prima, quello del lavoro ben fatto, al quale la classe partecipa con ancora più entusiasmo grazie alla “presenza” costante del “maestro” Vincenzo che loro erano abituati a incontrare una volta l’anno. A questo proposito con Irene abbiamo pensato che sarebbe bello e giusto trovare i tempi e i modi per continuare a vederci e a lavorare assieme alla classe anche l’anno prossimo, in 5°, quando, come tutti ci auguriamo, la scuola sarà tornata alla normalità.
3. L’attività di scrittura collaborativa offre un valore aggiunto all’esperienza di didattica a distanza che ci troviamo a vivere.
La scrittura, in un contesto fantastico come questo proposto, permette di esprimersi senza condizionamenti, e crediamo di poter vedere, in molti casi, l’influenza del momento sulle scelte dei bimbi che permette di comprendere la loro interpretazione, le loro ansie e aspettative.
La scrittura collaborativa così strutturata offre un contesto, rafforza l’autostima, promuove empatia e spirito collaborativo, rispetto del tempo e del pensiero altrui. E dal punto di vista didattico ha il vantaggio che aiuta a raggiungere obiettivi assolutamente trasversali sia perché riguardano il pensare, il fare, la risoluzione di problemi, sia e conseguentemente perché sono comuni a tutte le materie, comprese tecnologia e cittadinanza.
4. Anche le bimbe e i bimbi che di solito tendono di solito a essere meno partecipativi desiderano dare il loro contributo, si interessano, pongono domande, partecipano non solo all’elaborazione dei contenuti, alla costruzione della storia, ma anche all’organizzazione del collegamento, cercando di offrire aiuto, anche tecnico, a chi può avere più difficoltà.
5. Permangono naturalmente le difficoltà di alcuni nella scrittura, ma l’invito a leggere quanto scritto dai compagni per migliorarsi è una motivazione forte che la classe sembra prendere nel senso giusto, anche nei confronti della lettura in genere. Detto ciò, anche da questa attività emerge che rimane in ogni caso la necessità di potenziare l’esercizio della scrittura.
Prima di concludere, abbiamo abbozzato tre obiettivi generali che questa esperienza di lavoro e di didattica a distanza ci sta aiutando a raggiungere in maniera per taluni aspetti più significativa della fase precedente:
1) l’uso consapevole di tecnologie e di software che non sono più semplici strumenti di gioco ma vengono legittimato dalla scuola e dalla famiglia in una fase di forte accelerazione digitale in tutti i campi della nostra vita;
2) l’acquisizione sul campo delle competenze informatiche di base necessarie per agire e interagire a distanza, anticipando di fatto il programma che con fatica avremmo cercato di realizzare il prossimo anno, ultimo del ciclo della scuola primaria;
3) possibilità di educare, nel corso dell’esperienza quotidiana, ad un uso e un linguaggio rispettoso e democratico della comunicazione attraverso i social.
Sì, amico Diario, sono d’accordo, non è per niente poco, del resto se il nostro progetto si chiama “A scuola di lavoro ben fatto, di tecnologia e di consapevolezza” una ragione c’è.
Per ora è tutto, martedì ritorno in aula, penso che dedicheremo la nostra ora al lavoro sul titolo della storia e sul disegno della copertina, appena con Irene mettiamo in piedi la chiacchiera con Mary e Raffaella ti faccio sapere.

23 APRILE 2020
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Caro Diario, come avrai visto abbiamo pubblicato i disegni e i titoli che sono arrivati fin qui e abbiamo sistemato ulteriormente l’introduzione ai tre post che pongono la nostra storia. Per quanto riguarda le lezioni, nelle ultime due abbiamo lavorato per consolidare nella classe il senso e il significato del lavoro che stiamo facendo e per ripartire in maniera più consapevole con la nostra storia.

Partiamo da Martedì. Abbiamo cominciato con qualche esempio per comprendere meglio in che senso al lavoro ben fatto ci si abitua, ne è venuta fuori anche qualche battuta. Per esempio è stato divertente quando, dopo aver detto che nessuno si mette i calzini sulle orecchie perché tutti siamo abituati a metterceli ai piedi anche senza pensarci, ho chiesto se c’era qualcuno che se li metteva sulle orecchie e Cesare per scherzo ha alzato la mano. In questa prima parte ci siamo ridetti anche che per fare bene le cose è importante rispettare i tempi, non correre sempre e leggere anche le cose che scrivono gli altri bimbi e le altre bimbe. Parlandone insieme abbiamo scoperto che ci sono diversi vantaggi a farlo: si può apprezzare un’idea, si può leggere una cosa scritta meglio, si può avere un suggerimento, si può capire meglio quello che si sta facendo.
Dato che ci era piaciuto abbiamo fatto un gioco: ogni bimba e ogni bimbo, dopo aver letto le frasi di tutti gli altri, ha indicato in chat quella che preferiva e quando tutte/i hanno finito a ognuna/o abbiamo chiesto di spiegare perché aveva scelto proprio quella frase. Questi i pensieri che sono venuti fuori, una parte li ho accorpati perché erano molto simili: perché mi ricorda mio nonno; perché è molto bella e si specifica bene quello che sta succedendo; perché mi è piaciuta e ha un significato che come inizio poteva essere molto carino; perché c’era un sogno e c’erano le fate, mi è piaciuta molto; perché è veramente molto bella, fantasiosa e super carina, avrei voluto scriverla io; perché mi ricorda il Natale, la mia festa preferita perché trasmette allegria e c’è il Cenone e mangio tanto; perché mi è sembrato molto bello che quel bambino regalasse dei soldi e dei dolcetti da mangiare, mi ha ricordato un episodio di quando sono andata in Madagascar e vedevo tanti bambini che non avevano niente e mi ricordo che io gli avevo regalato dei pennarelli; perché è molto fantasiosa e mi ricorda un poco quando sogno io; perché mi sembrava molto bella, esprimeva molto il senso della storia, esprimeva la gentilezza dei bambini poveri rispetto anche agli altri, i bambini ricchi; perché mi ricordava l’altruismo, perché una bambina che pensa agli altri deve essere molto gentile; perché parla di un bambino che spiega che i bambini poveri devono essere trattati bene; perché era molto bella questa cosa che lui viaggiava per portare cibo e giocattoli ai bambini poveri; perché quando ha fatto quel sogno e ha pensato ai bambini poveri e a come poteva aiutarli a me è piaciuto molto; perché lui ha saputo che i bambini poveri venivano trattati male come se non fossero allo stesso livello degli altri e allora gli ha dato un po’ di soldi per aiutarli; perché così tutti i bambini poveri erano più felici perché avevano giocattoli con cui giocare; perché alla fine c’è una parola del lavoro ben fatto, aiutare.
Come forse avrai già immaginato, amico Diario, il gioco delle frasi ci ha permesso di ragionare su quante cose belle possono venire fuori leggendo le frasi degli altri e dicendo il perché ci sono piaciute. Connettendoci con gli altri, ragionando su quello che hanno fatto e pensato, imparando a lavorare insieme, a tenere conto di quello che fanno, non solo condividiamo idee, valori e sentimenti ma impariamo, miglioriamo, cresciamo. E tutto questo ci ha riportato all’importanza di pensare nel processo del lavoro ben fatto. “Noi che stiamo facendo?”, ci siamo chiesti. E la risposta è venuta da sé: “stiamo pensando su quello che stiamo facendo per poter fare meglio”.
L’ultimo pensiero lo abbiamo dedicato al fatto che la cultura, il sapere, la conoscenza, sono le uniche cose che si possono dare agli altri senza perderne neanche un pochino. Non è come il pane, che se ne hai un pezzo intero e ne dai metà a un altro bimbo, che è una cosa bellissima, a te ne resta solo l’altra metà. No, la conoscenza se tu la dai a un altro bimbo la tiene intera lui e rimane intera a te, abbiamo fatto l’esempio della poesia Soldati di Eugenio Montale, che io ce l’ho tutta e l’ho data a loro tutta e mi è rimasta tutta anche se loro sono 25. Mi devi credere caro Diario, anche questa parte è stata bellissima.

E veniamo a ieri, Giovedì. La nuova frase l’avevamo scritta già sulla bacheca virtuale il giorno prima, perciò questa volta non c’è stato bisogno di dettarla come quelle precedenti, perciò abbiamo cominciato rileggendola insieme e spiegando che nel seguito ognuna/o di loro doveva scrivere una cosa della città che gli piaceva specificando il perché, una cosa che non gli piaceva specificando il perché e una cosa che avrebbero voluto che ci fosse specificando il perché.
Per farti capire meglio ti metto la frase anche qui:
«La città dove vivevano Egidio e Irene era bella, né troppo grande e né troppo piccola. Anche le persone che ci vivevano erano per la maggior parte gentili, lavoratrici ed educate.
“Questo, però, non vuol dire che non si possa migliorare”, si disse una bella mattina Irene, e subito cominciò a pensare a che cosa si poteva fare e a come farlo. Pensa che ci ripensa e l’idea arrivò: “con l’aiuto delle maestre Mary e Raffaella ci lavoreremo con le bimbe e i bimbi della 4° Z, loro sono sempre capaci di pensare cose belle”. Così fecero, chiedendo a ogni componente della classe di scrivere prima che cosa gli piaceva e che cosa non gli piaceva della loro città e poi un’idea per renderla più bella.
Irene, Mary e Raffaella avevano in mente di discutere tutte le idee insieme alla classe e scegliere le tre più belle da presentare al Sindaco, ma senza correre, per ora bisognava fare il primo passo, e così fecero.»
A questo punto abbiamo cominciato con le domande della classe, che sono state tante e importanti, perché ci hanno permesso di capire meglio come procedere, cosa dobbiamo fare, come scrivere, perché la città è Follonica però è meglio che le diamo un nome fantasioso, perché si possono scrivere sia cose come “allargare i marciapiedi” che cose come “una città più allegra”, perché non bisogna fermarsi alla prima cosa che ci viene in mente ma bisogna pensarci bene su. Proprio a questo proposito abbiamo detto alle bimbe e ai bimbi che avevano una giornata di tempo per scrivere la loro parte di racconto sul quaderno e poi stamattina, quando torniamo in classe, la devono solo copiare sulla piattaforma. Sì, hai letto bene, stamattina torno in classe pure io, tutto questo mi sta piacendo molto e mi sta insegnando molto, muoio dalla voglia di vedere come andrà a finire. Ti lascio con una nuova foto dei pulcini, anche loro crescono.

25 APRILE 2020
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Caro Diario, nell’Episodio 4 della loro storia le bimbe e i bimbi della 4° A della Scuola Elementare Gianni Rodari, I. C. Follonica 1, hanno scritto cosa gli piace, cosa non gli piace e cosa vorrebbero che ci fosse nella loro città. E lo hanno fatto come solo i bambini sanno farlo, se non lo hai ancora fatto leggi l’episodio, lo trovi qui.
Questi invece sono i nomi che hanno dato alla loro città: Magnolia, Casalurpete, Barbagiannas, Follonica, Barassie, Gorgola, Follandella, Fantasialandia, Pichu Pachu, Miudive City, Nive, Borgo Italiano, Tumbocktown, Zacaladu, Parapicchi, Borgo Bislacco, Pinnacoli Pendenti, Colorilla, Glelia.
Dire che sono felice del lavoro che stanno facendo è dire poco, conto di tornare presto.

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9 MAGGIO 2020
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Caro Diario, è dà un po’ che non ti scrivo ma non pensare che ce ne siamo stati a pettinare le bambole, che con la 4° A e le maestre Irene, Mary e Raffaella stiamo lavorando serio, ci sono le prove.
Questi sono i link all’Episodio 5 e all’Episodio 6 della storia che stanno scrivendo le bimbe e i bimbi, non aggiungo niente, soltanto che stanno venendo fuori delle storie strepitose.
Poi ci stanno i video con le interviste che ogni bimba/o ha fatto ai genitori sul lavoro per La Notte del Lavoro Narrato. Queste le domande: che lavoro fai; che lavoro volevi fare da piccola/o; ti piace o no il tuo lavoro; perché. Naturalmente non appena saranno pubblicati su Youtube te lo faccio sapere.
Lo scorso Mercoledì, 6 Maggio, ho dedicato alla 4° A la quarta puntata dei miei racconti del lavoro ben fatto, una diretta live di 10 minuti che faccio ogni mercoledì sulla mia pagina Facebook, se vuoi vederla la trovi qui. Ovviamente il punto non è quello che ho fatto io, ma l’aver colto un’opportunità per moltiplicare il numero di persone interessate a seguire il lavoro della 4° A.
Come dici amico Diario? No, non ho finto ancora, te l’ho detto che non ce ne siamo state/i con le mani in mano, ti devo dire ancora due cose.
La prima è che Lunedì prossimo, 11 Maggio, dalle 12:00 alle 13:00, io e Irene siamo ospiti di Maria D’Ambrosio all’Università Suor Orsola Benincasa, raccontiamo in streaming questo nostro lavoro alle studentesse e agli studenti di Pedagogia della Comunicazione e a un po’ di amiche e amici interessate.
La seconda è che con Irene abbiamo deciso dopo 3 episodi di fermarci con la storia mosaico. L’idea continua a piacerci un sacco, ma quest’anno non riusciamo a lavorarci con la classe, e senza le bimbe e i bimbi perde senso ed efficacia, perciò per adesso rimaniamo concentrati su questa storia percorso e sulla storia possibilità, in estate completiamo la storia mosaico e il prossimo anno, in 5° A, ci lavoriamo su con la classe.
Ecco, per adesso direi che è tutto, alla prossima.

10 MAGGIO 2020
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Caro Diario, con la maestra Irene abbiamo deciso il nome definitvo da dare alla nostra storia, non è originale ma sintetizza perfettamente il nostro percorso: Le mille e una storia della 4° A.
Domani ne parliamo con la classe, ma pensiamo che alle bimbe e ai bimbi piacerà, del resto come sai con loro il gioco del titolo lo abbiamo fatto già, nella storia delle possibilità li trovi quasi tutti, ne dobbiamo recuperare solo 4, ma lo faremo presto. Sempre domani presenteremo alla classe anche l’inizio del nuovo episodio, il settimo, dopo di che le bimbe e i bimbi ci penseranno, loro hanno imparato a non fare niente senza prima pensarci, e martedì o anche mercoledì scriveranno il seguito.

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11 MAGGIO 2020
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Caro Diario, stamattina come sai insieme a Irene siamo stati da Maria D’Ambrosio.
Ho un sacco di cose da raccontarti, se le metto tutte qui rischi di perderti, ho creato un post gemello su Lavorobenfatto.org, i lavori sono in corso, in particolare per quanto riguarda la discussione in forma di hashtag, ma pian piano si fa tutto. Allora:
Qui trovi i commenti durante la live.
Qui trovi la discussione in forma di hashtag.
Qui trovi i messaggi su Classroom.
Qui trovi il messaggio di Luca Maronese, educatore teatrale.
Le righe che mi hanno inviato Irene e Maria invece le puoi leggere di seguito. Per ora è tutto, a domani.

IRENE COSTANTINI
Oggi ho vissuto un’esperienza bellissima ed emozionante, con una compagnia speciale, i miei amici, (scusatemi se mi permetto di chiamarvi così), Maria D’Ambrosio e Vincenzo Moretti. Ospite della classe di Pedagogia della Comunicazione di Maria D’Ambrosio, ho raccontato insieme a Vincenzo l’esperienza del “laboratorio di scrittura creativa collaborativa in streaming” che stiamo facendo nella nostra mitica classe 4° A Rodari ad una classe di giovani ragazze e ragazzi ricchi di energia e di entusiasmo.
I giovani che siamo andati ad incontrare stanno studiando con grande impegno e serietà, sotto la guida della loro prof. Maria D’Ambrosio, per diventare educatori e professionisti della cura, voi sapete cosa intendiamo per “prendersi cura di”!
Nella loro formazione, si allenano a creare spazi dove si possa stare insieme per condividere e imparare, proprio come noi nella nostra classe. E questi spazi cercano di costruirli pieni di arte, musica, teatro, disegno, così come stiamo cercando di fare anche noi, con la lettura, la scrittura, il colore e la musica.
Per questo sono stati molto, mi è sembrato davvero molto. interessati a sentire il racconto della nostra avventura e soprattutto le riflessioni che Vincenzo ha fatto sul nostro lavoro.
Mi sono emozionata molto a ricordare, insieme a questo bellissimo gruppo, i nostri primi passi nel lavoro ben fatto, il coinvolgimento dei nostri genitori, la rete costruita con le famiglie e con la città, il nostro Sindaco, i luoghi più importanti e significativi del nostro territorio.
Sono certa che andranno a leggere tutta la nostra storia, e credo che faccia piacere a tutti noi pensare che il nostro lavoro sia utile a chi si impegna per diventare un bravo e serio educatore ed insegnante.
Sono proprio felice per me e per tutti noi, grazie a Vincenzo Moretti e Maria D’Ambrosio per tutto quello che condividiamo.

MARIA D’AMBROSIO
Caro Vincenzo, ho letto quello che ha scritto Irene Costantini nel tratteggiare il bell’incontro di oggi. Ringrazio te e lei per questa bella opportunità che ci siamo donati. Per me il senso dell’alta formazione, della ricerca universitaria che ha la responsabilità di tradursi anche in formazione, si nutre proprio delle occasioni come questa. Perché fuori delle aule universitarie c’è il mondo che noi riusciamo a immaginare e costruire già quando sembra essere solo un oggetto di studio. Il mondo nel quale riusciamo a utilizzare il nostro sguardo critico, la nostra analisi, la nostra capacità di dialogo unita a quella di riflessione. Questa è l’università della quale mi piace essere parte. Questa è la Terza Missione che mi piace attivare per rendere vivo il sapere e necessaria l’apertura e la collaborazione.

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15 MAGGIO 2020
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Caro Diario, stamattina sulla piattaforma abbiamo condiviso la frase da cui parte l’ottavo e ultimo episodio della storia della 4° A, la puoi leggere qui. Ho volutamente evitato gli aggettivi, vicino a storia mi viene ogni volta di scrivere magnifica, fantastica, meravigliosa e invece questa volta no, questa volta ti dico leggila e metticelo tu l’aggettivo, a me basta continuare a viverla, perché questa storia qui per molti versi e in molti modi continua, l’abbiamo visto anche l’altro giorno da Maria, con le ragazze e i ragazzi del corso di Pedagogia della Comunicazione.
Prima di leggere, come facciamo ogni volta, la frase insieme alla classe, e raccontarla, commentarla, rispondere alle domande delle bimbe e dei bimbi, abbiamo fatto un gioco, correlato alla frase, ma la classe non lo sapeva.
In buona sostanza abbiamo detto che avevano una scatola nella quale dovevano mettere una cosa per loro molto importante, una sola cosa, abbiamo dato 30 secondi per pensare (anche quando è un gioco basato sulla velocità di risposta un pochino di tempo per pensare ci vuole comunque) e poi hanno scritto in chat la cosa da portare con loro nella scatola. Ecco i risultati: 10 amicizia, 4 famiglia, 3 telefono, 2 compagnia, 1 cuscino, 1 ricordi, 1 ps4, 1 nintendo switch, 1 leggere, 1 aiutare. Tieni presente che gli ultimi 5 – 6 hanno scritto tuti amicizia e ci potrebbe essere stato un pochino di effetto iminitazione, ma questo è.
Come hai visto leggendo l’incipit dell’ottavo episodio, adesso hanno qualche giorno per pensarci su e per finire la storia scrivendo quali cose ognuna/o di loro mette nella scatola e perché, nel corso dellla discussione abbiamo detto fino a un massimo di 5 cose, ognuna con il suo perché, quelle senza vengono tolte dalla scatola.
Prima di lasciarci abbiamo fatto un altro gioco per dire alle classe che non si devono fare aiutare da genitori e nonni con la punteggiatura, è difficile tenerli fermi i genitori e i nonni, ne avevamo parlato anche da Maria. Pensa che per far “confessare” le bimbe e i bimbi ho dovuto “minacciare” che quando ritorno a Follonica a loro li avrei alzati per le orecchie e gliele avrei fatte diventare lunghe come quelle degli asinelli e ai genitori e ai nonni li avrei presi a martellate con il martelletto di gomma che non fa male però se lo ricordano sulle dita. Come previsto è finito tutto con una risata generale ma penso che ci siamo capiti, e per l’ultimo episodio sono certo che i punti e le virgole ognuno li mette da sé, senza aiuti. Ah, prima di salutarci abbiamo cantato anche tutti assieme tanti auguri a Mattia che faceva il compleanno, è stato simpatico assai. Alla prossima.

20 MAGGIO 2020
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Caro Diario, ieri la 4° A ha finito di scrivere le sue mille e una storia e, come puoi immaginare, io sono contento e triste. Sì, credo proprio che non ci sia bisogno di spiegarti perché, ti dico solo che domani saluto la classe, ci rivediamo in autunno, e che sono super felice del lavoro che hanno fatto le bimbe e i bimbi, anche per l’ultimo episodio, lo puoi leggere qui, hanno dato il meglio di sé. Alla fine abbiamo fatto anche un giochino non programmato, abbiamo chiesto loro di definire con tre parole il lavoro che hanno fatto, li abbiamo presi un po’ alla sprovvista, gli abbiamo dato un minuto per pensare e un minuto per scrivere, il risultato lo puoi leggere qui.
Naturalmente non ti liberi di noi, o comunque non ancora.
Nei prossimi giorni conto di mettere in fila alcuni punti sui quali a mio avviso è utile continuare a riflettere.
Vorrei chiedere a Irene di ricostruire questi 4 anni di attività con il lavoro ben fatto, è la persona più adatta a farlo; penso possa essere un lavoro di straordinaria importanza sia per quanto riguarda i processi di senso e di significato e sia per prepararci nel migliore dei modi al lavoro del prossimo anno.
Vorrei chiedere a Mary e Raffaella di contribuire con il loro punto di vista, le loro idee e le loro proposte sia alla valutazione del percorso di quest’anno che alla definizione di quello del prossimo anno. E anche i genitori potrebbero contribuire con i loro feedback sulle attività svolte in questi anni, sarebbe un contributo prezioso anche quello, così come quello della comunità di insegnanti che ci legge e che ci potrebbe segnalare altre esperienze e idee.
Come dici? Certo che lo so che tutto questo si deve conciliare con mille altre cose, ho detto vorrei, vediamo, io sono comunque per pensare positivo. E poi lo sai cosa mi ripetevano i miei amici scienziati in Giappone: 4 teste sono meglio di 2, 8 sono meglio di 4, 16, sono meglio di 8, 32 sono meglio di 16 … fino all’infinito e oltre. Ciao, conto di tornare presto.

LE COPERTINE DELLA 4° A
Caro Diario, cliccando sulla foto vai sulla pagina con tutte le copertine disegnate dalle bimbe e dai bimbi. Buona Visione.

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I TITOLI INIZIALI DELLA 4° A
Questi invece sono i titoli scelti dalla classe all’inizio. Buona lettura.

A. C.: La bottega speciale
A. S.: Irene e la bottega del nonno
B. D.: I sogni di Irene
C. B.: Irene e i giocattoli dell’allegria
C. G.: Le botteghe del paese
C. N. B.: Irene e i giocattoli dell’allegria
D. L.: Irene, la bambina generosa
E. Z.: Irene ed il nonno e la bottega dei giocattoli
F. A.: Irene e la bottega magica del nonno
F. P.: Le mani magiche di mastro Vincenzo
G. P.: Irene e i giocattoli di legno
G. T.: I giocattoli speciali
I. B.: Lo scrigno dei sogni
L. F.: Mastro Vincenzo e la Bottega del Nonno
M. B.: La bottega del nonno
M. M.: Il sogno di Irene
M. M.: Irene, Egidio e la loro amicizia
P. B.: La bottega del nonno
R. B.: La bottega del nonno e i suoi amici; Il sogno di Irene
S. D.: La fabbrica di giochi
V. R.: La bottega del nonno

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