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Bottega Aula O

Caro Diario, quest’anno con la mia amica prof. Maria D’Ambrosio abbiamo pensato di raccontarti Aula O in maniera diversa da quelli precedenti, ti raccontiamo di volta in volta un po’ delle cose che fanno le/i ragazze/i, alla fine ci pensiamo dunque siamo una bottega, e come tale ci comportiamo, con le cose più belle che le/i nostre/i allieve/i fanno in bella mostra e gli altri conservarti nel retrobottega, però comunque accessibili, che nelle botteghe del lavoro ben fatto come sai non si butta nulla, tutto serve e/o potrà servire.

Come ogni anno l’inizio non è stato facile, ogni anno che passa li troviamo settati sempre di più come credit hunter e sempre meno come studenti, un po’ sono loro che in generale hanno una scarsa capacità di resilienza, un po’ tanto è il sistema università li porta a pensarsi come pile che devono immagazzinare, mettere in fila e ripetere concetti e contenuti e finisce che la loro principale preoccupazione non è tanto quello che imparano quanto il voto che prendono all’esame.uomini, macchine e futuri possibili

Come dici amico Diario? Non è solo colpa loro? Certo che no, però loro sono le principali vittime di questo sistema e perciò dovrebbero avere un ruolo decisamente più attivo nel contestarlo e cambiarlo invece di studiare sulle fotocopie e rivendere gli appunti appena finito l’esame.

Tornando a noi, come sai quest’anno a scuola di lavoro ben fatto, di tecnologia e di consapevolezza raccontiamo di umani, di macchine e di futuri possibili. Alla voce teoria e background culturale abbiamo chiesto ad Aula O di studiare Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio di Italo Calvino, L’algoritmo e l’oracolo. Come la scienza predice il futuro e ci aiuta a cambiarlo, di Alessandro Vespignani e a E-learning. Electric extended embodied di Orazio Carpenzano, Maria D’Ambrosio e Lucia Latour. Alla voce autrici e autori abbiamo iniziato come ogni anno dalle bio dopo di che siamo passati al commento di un mio articolo – Ma ci possiamo ancora salvare dal grande fratello? E anche se fosse, perché? – e infine, per ora, all’abbozzo di una o più miniserie pensate e scritte a più teste e più mani che magari una viene fuori così bella che la proponiamo al signor Netflix o al signor Amazon.

Nei prossimi giorni torno sulle bio, ce ne sono di molto belle e in generale il livello è buono, mi sono fatto anzi l’idea che anche quelle/i che hanno scritto qualche riga giusto perché dovevano se si fossero applicate/i appena un pochino di più avrebbero potuto anche loro fare un buon lavoro.

Per adesso abbiamo bisogno di lavorare sulle storie, oggi in Aula O abbiamo deciso che svilupperemo il nostro tema – umani, macchine e futuri possibili – in tre direzioni:

1. The Watch, la storia ideata da Simone Cerciello;
2. Robottiamo Reloaded la storia nata dagli spunti di Valeria De Martino, Pasquale Di Sauro, Donato Di Stasio, Giuseppe Ferrante, Anna Pavarese, Vincenzo Pirozzi, Marco Polli, Alessandro Robustelli, Elisabetta Rota e rielaborata come Aula O.
3. Machine Papers, inchiesta giornalistica. A proposito caro Diario, lo hai visto Panama Papers appena uscito su Netflix?

Al più presto pubblichiamo qui The Watch e Robottiamo mentre Giovedì a lezione Antonio Casaccio si è impegnato a presentare un’ipotesi di lavoro per quanto riguarda l’inchiesta, dopo di che decidiamo i diversi output che intendiamo realizzare – testo, video, audio, videogioco, foto, altro – e definiamo chi fa che cosa.
Mi pare che per ora sia tutto, conto di ritornare presto.

THE WATCH
di Simone Cerciello

PROLOGO
Siamo in una Napoli del 2150, la Vesuviana è stata sostituita da treni ad alta velocità, il traffico cittadino si è evoluto in automobili elettriche ed intelligenti capaci di spostarsi in assoluta sicurezza ed autonomia in tempi più rapidi e meno inquinanti su traiettorie preimpostate da i vari computer di bordo.
La razza umana non si riproduce più o meglio dire, non scompare più, in quanto con l’avanzare dell’età i pezzi rotti o mal funzionanti vengono sostituiti da parti meccaniche che svolgono le stesse funzioni di organi e articolazioni, compresi il cuore e il cervello. Siamo in una fase evolutiva della storia in cui ogni uomo si trova ad uno stato preciso della propria trasformazione o riparazione.

EPISODIO 1
In questa Napoli, più precisamente al Vomero, vive una coppia di 50enni, Antonio e Rocio (trasferitasi da Almeria in giovane età), felicemente sposati da oltre 20 anni.
Ogni mattina Antonio si alza dal proprio letto alle 6 del mattino, si avvicina alla finestra e resta per 5 minuti ad osservare in silenzio il sole caldo che sorge e che pian piano illumina il Golfo di Napoli, lasciandosi incantare e commuovere ogni giorno da cotanta bellezza, poi va in cucina e prepara il caffè per Rocio come ormai fa da sempre.
Una mattina però Antonio nota qualcosa di strano in Rocio, sembra turbata, come se in lei fosse sparita la luce che le illuminava costantemente il volto e che aveva colpito Antonio già in giovane età. Rocio confesserà di avere un brutto male e che le dovranno purtroppo sostituire il cuore la mattina seguente.
L’indomani si dirigono insieme all’ospedale Cardarelli rigorosamente mano nella mano. L’intervento dura 9 ore e dopo tanta apprensione Rocio ha un cuore nuovo fatto di fibra di carbonio e acciaio che le permetterà di vivere ancora a lungo. Però qualcosa in lei era cambiato …

EPISODIO 2
Dopo 2 giorni in osservazione, la coppia torna a casa e stremati si dirigono direttamente a letto per recuperare le ore di sonno perse in ospedale.
Al mattino seguente Antonio segue la ormai nota routine ma al momento del caffè nota ancora una volta qualcosa di strano in Rocio. Perché la luce non era tornata nonostante avesse un cuore nuovo?
La donna provò subito a tranquillizzare il marito, confermandogli che non era cambiato nulla e che si sentiva già molto meglio. Antonio capì subito… quella non era più Rocio…
Qualche giorno prima l’uomo aveva seguito per caso una trasmissione sulla medicina 2.0, dove descrivevano gli effetti di una sostituzione di cuore eseguita alla perfezione. Nel servizio erano evidenziati i fattori positivi ma anche gli effetti collaterali ai quali il paziente sarebbe potuto andare incontro.
Rocio ora era animata da un vero e proprio hardware con un software pre-installato al suo interno capace di muoversi solo sulle stringhe di programmazione scritte, in pratica la donna era stata privata della propria istintività e dei propri sentimenti in cambio di una vita più longeva, fatta però solo di stringhe e codici.
Antonio non poteva accettare che sua moglie, la sua amata Rocio, fosse diventata un robot rivestito di pelle e dallo strazio la lasciò …

EPISODIO 3
Se il cuore di Rocio era diventato di acciaio, quello di Antonio si era evoluto in un qualcosa di molto più simile a una pietra. L’uomo che per tanti anni aveva ammirato quella sfera bionda baciare le acque di Napoli, ora era praticamente apatico a tutto ciò che lo circondava.
Si guardava allo specchio e a stento si riconosceva, la tv lo annoiava e il cibo gli sembrava una perdita di tempo, nulla più lo scalfiva.
Un giorno però decise di cambiare registro, “voleva tornare a sognare” e per far ciò iniziò a studiare i processi chimici del nostro corpo che alimentano le emozioni, scoprendo che amore, felicità, tristezza e odio erano causati da 4 ormoni che il nostro corpo produce.
Antonio allora iniziò a lavorare su un modo per creare un sistema di emozioni indotto meccanicamente al proprio corpo …

EPISODIO 4
Il congegno ideato da Antonio fu la modifica di una cappello che tanti anni fa gli era stato regalato dal suo amico, Diego, di Bacoli. Il cappello sfruttava una serie di dinamo posizionate all’altezza dell’allacciatura che una volta attivate da un controllo remoto posizionato in tasca, avrebbe mandato un impulso elettrico al cervello che automaticamente avrebbe trasformato l’impulso in emozione.
Antonio allora scese di casa e si diresse verso “San Martino” per ammirare lo splendido paesaggio partenopeo.
Una volta arrivato decise di provare il cappello, schiacciò il pulsante “Felicità” e il cappello mandò una scossa talmente forte da farlo svenire all’istante…
Il cappello non aveva funzionato e anzi aveva donato ad Antonio un tutt’altro che emozionante mal di testa.
Egli ci riprovò, questa volta con una giacca regalatagli da sua nonna, la quale lavorava in una industria tessile dei Quartieri Spagnoli e che l’aveva fatta a mano proprio per suo nipote, poco prima di andare in pensione.
Antonio questa volta decise di cambiare sistema e le dinamo le pose nella sua tasca interna dove di solito metteva i documenti. Convinto di esserci riuscito risalì verso San Martino e premette di nuovo il fatidico tasto “Felicità” ma anche questa volta la scossa fu troppo forte e causò al povero Antonio un piccolo infarto istantaneo.
La missione era destinata inesorabilmente a fallire …

EPISODIO 5
Antonio se ne stava nel suo letto, da solo, in quello che fino a pochi giorni prima era il simbolo di quella che sarebbe dovuta essere l’eterna unione con Rocio.
Mentre se ne stava lì a fissare il vuoto, notò un orologio posto sul comodino di Rocio; era il primo regalo che Antonio le aveva fatto quando si fidanzarono, raffigurante il castello moresco di Almeria, l’Alcazaba, e che quest’ultima aveva custodito con tanta cura.
Solo e sempre più tendente allo stato vegetativo, decise di fare un ultimo tentativo, utilizzando proprio l’orologio il quale era dotato di un menu di selezione per le varie emozioni, con fiale ormonali che venivano direttamente trasfuse al momento opportuno che però andavano ricaricate una volta utilizzate.
Si diresse quindi per l’ultima volta a San Martino, guardo il suo orologio da polso, scelse dal menù cosa volesse sentire e premette, ma avendo una vista alquanto malandata, selezionò inavvertitamente “amore”, poco male però perché la trasfusione avvenne con successo e l’uomo restò incantato dal Golfo di Napoli, i suoi giochi di colore e l’odore del mare … Antonio sentiva di nuovo la sua terra, di nuovo i battiti del suo cuore accelerare (stavolta non per un infarto) seppur per poco; il tempo che l’effetto della trasfusione svanisse …

EPISODIO 6
È giovedì sera e Antonio decide di dirigersi al Metropolitan dove trasmetteranno il Blade Runner 3049, remake di uno storico film uscito tanti anni prima.
Entra in sala e nota una donna seduta da sola, nonostante la luce soffusa egli decide di sedersi proprio al suo fianco per visionare la proiezione del film.
Durante una delle scene salienti involontariamente la mano di lei sfiora la sua e Antonio sente un qualcosa di nuovo, qualcosa che aveva finito per dimenticare. Quella mano era calda, aveva le grinze…era una mano di una donna vera, una donna che ancora non era stata trasformata in robot.
L’uomo istintivamente prende il suo orologio e stavolta seleziona volontariamente “Amore”, improvvisamente sente una scossa che parte dalla testa e termina ai piedi , stavolta non erano cappelli ne giacche…Antonio si era innamorato..
La donna si allontana per andare al bagno, nonostante il buio della proiezione e lascia l’uomo da solo per poi non far più ritorno al proprio posto…
Il film finisce, le luci si accendono, Antonio nota che sulla poltrona della donna c’è un bigliettino che recita – “Antonio mi manchi..”
L’uomo esterrefatto guarda il suo orologio, dove compare la scritta “iniezione fallita – causa fiala vuota”, ricorda che l’aveva utilizzata per sbaglio durante l’ultimo test sopra San Martino, salvo poi dimenticarsi di ricaricarla.
Riprende il biglietto e nota un piccolo dettaglio: ”Antonio mi manchi … Rocio”

SPUNTI
di Valeria De Martino, Pasquale Di Sauro, Donato Di Stasio, Giuseppe Ferrante, Anna Pavarese, Vincenzo Pirozzi, Marco Polli, Alessandro Robustelli, Elisabetta Rota

PASQUALE DI SAURO
Buonasera Professore, come promesso provo a riportarle tutte le idee e le proposte discusse in classe circa lo svolgimento della trama e gli ipotetici finali riguardanti la storia ideata da Marco Polli alla quale io ho cercato di dare un contributo inerente l’incipit. Come ampiamente discusso, cercheremo di organizzarci in gruppi capitanati da una persona che farà da riferimento e porta voce, questo per cercare di metter su tanti lavori che dovranno girare intorno alla storia come : sceneggiatura, clip, reportage, backstage, videogioco.
Attendiamo il suo gentile aiuto per riformulare al meglio la trama e stabilire gli obbiettivi e i tempi di lavoro. Spero di essere stato utile, ci faremo trovare pronti, speriamo tutti in un lavoro ben fatto.

MARCO POLLI
Anno 2049, il Pianeta Terra è diventato un mondo dispotico dove le figure dell’uomo e della macchina si sono completamente invertite, l’uomo è diventato la macchina e la macchina ora è l’uomo.
A questo punto è nata spontanea la domanda: ma le macchine perché hanno bisogno ancora dell’uomo, perché non se ne sbarazzano completamente visto che ora sono loro i padroni del mondo?

PASQUALE DI SAURO
L’unica vera ragione per la quale gli androidi (macchine?) hanno ancora bisogno dell’essere umano è scoprire l’ultima zona del cervello non ancora compresa, nonostante gli sforzi compiuti nell’analizzarla a fondo, quella relativa alle emozioni. La parte di materia grigia umana dove c’è la risposta al perché l’uomo vive soprattutto di emozioni rappresenta per la macchina – ancora incapace di provare sentimenti – l’ultimo step prima della perfezione assoluta.

Le macchine, avendo riscoperto il valore dell’uomo, potrebbero fare un passo indietro e piegarsi alle loro capacità non emulabili degli uomini, provando poi ad entrare completamente in sintonia con essi, in un mondo coabitato da uomini e macchine dove si vive di collaborazione.

L’obiettivo primario degli androidi (macchine?) era quello di raggiungere la completa somiglianza del loro creatore ma falliscono e quindi rivedono il loro piano tornando indietro, ridefinendo il rapporto uomo-macchina con gli essere umani.
In questa missione degli androidi possiamo intravvedere il comportamento dell’uomo del nostro presente che cerca a tutti i costi di puntare a Dio nella sua onnipotenza spesso fallendo e provocando danni al mondo e la società in cui vive.

ELISABETTA ROTA
Le macchine diventano una vera e propria estensione dell’uomo, prendendo il sopravvento su quest’ultimo che si trasforma in un inetto incapace di gestire la propria vita. Resesi conto di quanto l’uomo stia cambiando a causa loro, le macchine provano a comprendere cosa sono e cosa significa “provare” ciò che l’umanità sta perdendo, le emozioni. Appreso, però, che quella delle emozioni è una caratteristica che non potranno mai avere, si spengono del tutto e per sempre da sole.
L’uomo si ritrova quindi ad uno stato brado dove è costretto ad agire e soprattutto interagire con il prossimo e ricominciare daccapo.

ANNA PAVARESE
Dopo che le macchine non sono riuscite a raggiungere il loro obiettivo ovvero quello di incorporare ad esse la sfera del sentimento del loro creatore, cioè l’uomo, si spengono automaticamente.
L’uomo crede, dopo il loro tracollo, di essere libero ma, in realtà, torna allo stato primitivo. Non esistono più robot, computer, cellulari, treni, elettricità o macchinari per aiutare l’uomo nella raccolta delle materie prime. L’uomo, dopo una vittoria illusoria, capisce che il mondo virtuale ed il mondo reale coesistono, non esiste l’uno senza l’altro. Decide così di riaccendere le macchine ed avviare un processo di cooperazione con esse. Dopo un patto stretto tra le due parti si giunge ad un accordo il quale prevede che le macchine siano utilizzate come mezzo per aiutare il genere umano e, quest’ultimo, promette di non utilizzare le nuove tecnologie a vantaggio di singoli individui perché porterebbe alla diseguaglianza sociale.
L’uomo si propone quindi di utilizzare le macchine solo per la salvaguardia del bene comune e per la sopravvivenza della comunità.

VINCENZO PIROZZI
L’idea prende spunto da una delle tematiche poste in Balde Runner 2049 di Denis Villeneuve. In particolare il regista canadese porta avanti il rapporto uomo-macchina creato da Ridley Scott ponendolo sotto una nuova luce . Una macchina che ha dei comportamenti sempre più umani assumendo così atteggiamenti che non sono consoni e motivati da queste ultime . Quindi il plot si dovrebbe intrecciate attorno a questa particolare tematica.
Ovvero una macchina che cerca sempre più di assomigliare ad un essere umano. Infine in Blade Runner 2049 il regista racconta i sentimenti dell’androide facendolo avvicinare ad un’altra intelligenza artificiale che prende la forma della sua ex fidanzata ormai scomparsa, il protagonista consuma un rapporto amoroso facendo sovrapporre l’immagine dell’intelligenza artificiale ad una ragazza reale.

DONATO DI STASIO
Un’organizzazione giapponese di scienziati, dopo una serie di esperimenti, decide di installare una serie di microchip all’interno del corpo di 5 uomini che fanno parte di questa organizzazione a Tokyo, in un laboratorio sotterraneo di ricerca. L’obiettivo degli scienziati è quello di studiare e visitare il pianeta Yazstu (nel 2050 scopriranno l’esistenza di questo pianeta). Yazstu è un pianeta ricco di risorse e di elementi che agli esseri umani sono sconosciuti ed è abitato da veri e propri cyborg che nel corso degli anni hanno combattuto contro nemici di ogni sorte, riuscendo sempre a prevalere e a mantenere la pace. Insomma, un mondo totalmente diverso e avanzato rispetto alla Terra. I 5 uomini così un giorno vengono spediti in missione segreta su questo pianeta con l’obiettivo di scoprire un mondo a loro tutto nuovo e di apprendere ed emulare tecniche avanzate degli abitanti di Yazstu. Il loro tentativo, però, fallisce miseramente: scambiati per aggressori vengono fatti prigionieri del pianeta e a poco a poco cominceranno ad agire esattamente come gli abitanti di yazstu, cominceranno a trasformarsi anche loro in veri e propri cyber. Scoperto il pianeta d’origine dei 5 uomini, i cyber di Yazstu, per prevenire un’altra futura invasione, addestreranno questi 5 uomini con lo scopo di distruggere la terra. Gli uomini saranno trasformati in macchine prive di sentimenti, dotate di grande intelletto, forza , velocità, agilità e resistenza. Insomma tutto ciò che serve per sterminare la razza umana. Rispediti dopo 2 anni sulla terra, i cyber-uomini inizieranno a portare scompiglio e caos sul pianeta ma sarà l’incontro casuale di uno di essi con il figlio, scomparso da ben 10 anni, a far provare di nuovo delle emozioni al cyber e a dare speranza alla possibilità di poter salvare la terra.

VALERIA DE MARTINO
Underwater world.
“Secondo la National Ocean Service l’essere umano conosce solo il 5 per cento degli abissi del mare, mentre il restante 95 per cento è ancora inesplorato”.
La mia idea parte da questa informazione trovata in rete.
Alcuni scienziati, attraverso delle ricerche, scoprono che negli abissi dell’Oceano c’è vita, o meglio, un’altra vita. Gli abissi sono abitati da una sorta di cloni degli esseri umani e tali cloni si sono creati grazie ai dati registrati dalle macchine che utilizziamo quotidianamente; infatti tutti gli esseri umani scoprono di essere controllati dalle macchine (per macchina intendo anche il semplice smartphone).
Le macchine non fanno altro che registrare le attività di ogni singolo individuo, quindi l’insieme dei dati consente alle macchine di creare un profilo per ciascun essere umano, che verrà trasmesso alla vita negli abissi. Quindi ciascuno di noi ha un proprio equivalente in una vita parallela. I cloni degli esseri umani, a causa dell’ambiente in cui vivono, non hanno delle sembianze umane ma sono simili a dei robot; tali robot, costantemente influenzati dalle attività degli esseri umani, vogliono tagliare questa sorta di cordone ombelicale per vivere in maniera indipendente.
Per riuscire nel loro intento, cercano di manomettere le macchine, che iniziano ad impazzire, per tagliare tutti i legami con gli esseri umani equivalenti. Visto che gli esseri umani intanto sono diventati sempre più dipendenti dalle macchine, dinanzi alle loro anomalie, iniziano a sentirsi persi, trasformandosi in inetti che non sono più in grado di gestire la loro vita.

ALESSANDRO ROBUSTELLI
Più che cloni, si potrebbe proprio avere un mondo solo di Robot pesci, autonomi, i quali si ribellano all’uomo poiché inquina il loro habitat.
Analizzando il comportamento dei marinai, i robot, si accorgono che è meglio insorgere e far fuori ogni imbarcazione umana (così dai anche un taglio morale ).

GIUSEPPE FERRANTE
Alternativa 1. Le macchine che per assumere il più possibile le sembianze e le usanze umane decidono di mescolarsi con gli uomini. Il loro obiettivo è di immagazzinare ogni informazione possibile affinché possano essere sempre più simili a noi. Le difficoltà maggiori vengono riscontrate nei sentimenti, le macchine non riescono a provare emozioni vere e vivendo tra gli uomini è quello che vogliono provare a conquistare.

Alternativa 2. Un uomo solo, senza amici e soprattutto senza un amore dedica la sua vita allo studio della tecnologia. È un fenomeno nell’Uso delle macchine e un giorno decide di costruirsi un robot della quale poi se ne innamorerà. Arriverà al punto di dedicare ogni momento della sua vita finché non dovrà arrendersi all’impossibilità di un sentimento ricambiato. Il suo amore per la tecnologia lo renderà impotente con le persone reali, fino a quando una donna (reale) non si rivelerà proprio come lui, entrambi amanti della tecnologia che alla fine troveranno il modo di mettere le macchine da parte e vivere un amore reale.

ROBOTTIAMO RELOADED
di Vincenzo Moretti con Maria D’Ambrosio, Valeria De Martino, Pasquale Di Sauro, Donato Di Stasio, Giuseppe Ferrante, Anna Pavarese, Vincenzo Pirozzi, Marco Polli, Alessandro Robustelli, Elisabetta Rota

PERSONAGGI PRINCIPALI
Alessandro, professore di fisica e informatica, guru delle predizioni scientifiche e di teorie delle reti.
Maria, professoressa di pedagogia, estetica della formazione e embodied education, promuove l’arte per l’innovazione sociale, le imprese e il territorio.
Italo, scrittore e partigiano.
Scienziati Giapponesi, Laboratorio di Tokyo.
Yazstu Team, 5 samurai dotati di microchip.
Macchine, Cyborg, Robot, Cloni.

AMBIENTAZIONE
Pianeta Terra, Anno 2049

PLOT (TRAMA)

1. Il Pianeta Terra è diventato un mondo dispotico dominato dalle macchine.

ANTONINO AVERSA: Le macchine hanno preso il dominio del pianeta e governano il mondo. La sede fisica del nuovo Governo è un grande palazzo fatto di metallo, ispirato alla sede della Tyrell Corporation del film Blade Runner, che potrebbe essere localizzato in qualsiasi area del mondo; io proporrei personalmente il Giappone, una delle “patrie” dell’high tech. La mia idea è che gli androidi siano controllati da un gruppo di umanoidi più avanzati, riuniti in un Consiglio, che ha sede in questo palazzo. Mi spiego meglio: gli androidi sono entità autonome, che pensano in maniera autonoma coN IL proprio “cervello”. Ma qualora questi provino a ribellarsi oppure a modificare il loro programma di funzionamento possono essere spenti da una sala controllo all’interno del palazzo.

2. Piccoli focolai di resistenza rimangono qua e là in giro per il mondo, quelli più importanti a Tokyo e nell’antica città di Partenope, in un vecchio laboratorio denominato Aula O, diretto da Italo, Maria e Alessandro.

PASQUALE DI SAURO: Anno 2049, giorno 124, Alessandro, registrazione numero 36.
Siamo ormai sempre più vicini all’apocalisse, la Terra è interamente controllata dai cyborg. Ci nascondiamo, abbiamo perso il conto dei mesi, non distinguiamo il giorno dalla notte, Maria è l’unica ad uscire in esplorazione, ogni volta che rientra in laboratorio, dice ad Italo sempre la stessa frase: “il sole è tiepido e il suo colore è cambiato”. Le scorte di cibo scarseggiano, in Aula O, io e i miei due colleghi continuiamo ad osservare il monitor sperando chi sa cosa. Sono in costante contatto con gli scienziati di Tokyo, insieme attendiamo nuove notizie dai samurai inviati su Yazstu. I cyborg Yazstusiani hanno accettato la nostra richiesta di aiuto ma non rischieranno un guerra contro i cyborg Terrestri, sanno di perdere in partenza e poi ci è stato detto chiaramente: “siamo cyborg pacifici, non vogliamo conflitti, siamo pronti ad ospitarvi, mettetevi in salvo, raggiungete Yazstu, qui sarete al sicuro”. Sinceramente l’idea di lasciare il pianeta mi tenta ma Italo proprio non ne vuole sapere, quel testone è innamorato del ricordo della sua Terra. Grazie al lavoro di spionaggio dei samurai fatto con un potente satellite creato dalle macchine di Yazstu, abbiamo delle nuove informazioni sulla comunità dei robot terrestri, sappiamo che il loro quartier generale è stato localizzato a Dubai, li conducono esperimenti, dissezionano milioni di cervelli di uomini catturati e la notizia più importante di questa registrazione è che sanno dove siamo ma abbiamo capito perché siamo ancora vivi: i cyborg sono alla ricerca dei sentimenti.

PASQUALE DI SAURO: Anno 2049, giorno 126, Italo, registrazione numero 37.
Non dormiamo da 27 ore, ci hanno localizzato, sanno che Aula O è a Partenope e gli scienziati di Tokyo hanno lasciato la Terra per raggiungere Yazstu. Il tempo stringe, è ora di prepararci a giocare le nostre carte, Alessandro lavora ormai senza tregua ai suoi algoritmi, dice di avere degli assi nella manica. Maria invece è inerme, con lo sguardo perso nel vuoto, pensierosa. Io ? non lo so, se sarà la fine, preferisco essere seppellito sotto la terra del mio pianeta. Notizia più importante della registrazione: i samurai ci comunicano da Yazstu che i cyborg terrestri, come temevo, hanno perfezionato il processo di clonazione, possono ora somigliare perfettamente al suo creatore, l’uomo. Sapevo che sarebbe arrivato questo momento, ora loro sono noi e noi siamo loro, fortunatamente la mente geniale di Alessandro stimolata dal mio consiglio ha creato un programma capace di riconoscerli, speriamo solo funzioni. E’ tornata Maria dall’ esplorazione, spero non mi parli del sole.

PASQUALE DI SAURO: Anno 2049, giorno 126, Maria, registrazione numero 38.
Il sole è sempre più freddo, il mare più torbido e non c’è traccia ne di uomo ne di animale. Il vento sembra essere scomparso e troppe nuvole coprono il cielo. Tornata dall’esplorazione sono stata informata da Italo del perfezionamento della clonazione dei robot, ora possono essere uguali a noi, onestamente, e spero che i miei colleghi non mi sentano, credo sia una forma d’arte, affascinante, sarei curiosa di vederne uno, ma probabilmente mi strapperebbe il cervello per cercare le emozioni e i sentimenti. Oggi anche i colleghi di Tokyo ci hanno abbandonati, sembra proprio non ci sia speranza per Aula O ma qualcosa mi dice, non so, una voce mi sussurra che saranno proprio i sentimenti a salvarci, ho intenzione di parlare con Alessandro, notizia della registrazione: ho un’idea.

3. Le macchine stanno cercando di capire come clonare la zona del cervello umano che ancora non hanno compreso, quella relativa alle emozioni. Diventare capaci di provare sentimenti rappresenta per loro l’ultimo step prima della perfezione assoluta.

ANTONIO CASACCIO: Piccoli focolai di resistenza in giro per il Mondo, sparsi e difficilmente unificabili. La cooperazione è impossibile, comunicare senza avvalersi delle macchine è impresa ardua, se solo non fosse per valorosi uomini: “i messaggeri degli uomini”. Questi comunicatori cercano di muoversi in giro per l’Italia e per il Mondo in cerca di altri piccoli gruppi di resistenza, lo fanno costruendo mezzi di trasporto estremamente rurali. Molti dei viaggi finiscono con un non ritorno, ma quando i “messaggeri degli uomini” riescono a tornare alla base, portano al proprio gruppo di appartenenza gli ultimi sviluppi sui progetti che hanno in cantiere i vari “hub umani” per liberarsi dalle macchine. Ma perché questi gruppi sono così ridotti e composti da poche anime? Semplice: studiare e vivere in condizioni difficili come Italo, Alessandro e Maria non conviene a nessuno, pertanto molti uomini hanno iniziato a lavorare a servizio delle macchine, le quali proposero loro ruoli di vertice all’interno della loro macchina organizzativa per poi ridurli a semplici impiegati. A contatto giornaliero con le macchine e con compiti sempre più insulsi e banali, questi uomini poco coraggiosi finiscono per assomigliare ai loro padroni, estraniandosi lentamente dalla realtà che vivano, dimenticando il loro passato.

4. Italo, Maria e Alessandro stanno cercando di capire come utilizzare il corpo, gli algoritmi, l’arte e la narrazione per fermare le macchine e riprendere il controllo del Pianeta. I loro collaboratori più fidati sono gli scienziati giapponesi che con l’aiuto di 5 samurai stanno verificando la possibilità di chiedere aiuto ai Cyborg del Pianeta Yazstu o, eventualmente, di trasferirsi là se le cose sulla terra dovessero precipitare.

ANTONINO AVERSA: Italo capisce che le macchine non sono in grado di raggiungere il livello di emotività umano perché non sono in grado di apprendere la prima delle sue “proposte per il nuovo millennio”, ovvero la leggerezza, forse la più importante. Le macchine sono rapide, esatte, e gestiscono la visibilità e la molteplicità, ma non la leggerezza, poiché sono legate alla “pesantezza” del controllo del palazzo del Governo, che è esso stesso simbolo di pesantezza, essendo cupo e costruito in metallo. La leggerezza diventa quindi il mezzo attraverso il quale sconfiggere le macchine.

PASQUALE DI SAURO: Anno 2049, giorno 128, Alessandro, registrazione numero 39.
Arrivano importanti aggiornamenti da Yazstu, sembra ci sia un capo tra i robot e che abbia ordinato di smantellare il centro esperimenti di Dubai. Il cyborg insieme ad altri due ha raggiunto Lisbona, con i loro razzi, ci sono passati sulla testa e abbiamo temuto il peggio, ero pronto a far scattare tutte le misure di emergenza ma nulla, non riceviamo nessun attacco, dal monitor non rileviamo alcun avvicinamento. I samurai ci comunicano che a Lisbona c’è una specie di oracolo, e che sembrerebbe a tutti gli effetti una riunione tra il capo dei robot, i suoi due consiglieri e una sorta di divinità delle macchine, di colore diverso rispetto agli altri. Non sappiamo cosa stia succedendo, smantellando Dubai, tutto mi lascia pensare che stiano rinunciando al loro esperimento e che si preparino a completare la loro conquista. L’altro giorno Maria mi raccontava di un’idea. E’ sicura che sviluppando un software capace di far provare amore e dolore ai robot, possiamo ottenere la chiave per la nostra libertà. Il suo piano è quello di offrire ai cyborg ciò che gli manca, in cambio della nostra terra. Io ed Italo pensiamo che se riuscissimo a sviluppare il software, una volta donato ai robot, questi ci eliminerebbero completamente ma potrebbe essere una soluzione estrema, francamente non credevo fosse possibile una cosa del genere ma mi ha convinto a provarci. Notizia della registrazione: ci stiamo già lavorando.

PASQUALE DI SAURO: Anno 2049, giorno 133, Maria, registrazione numero 40.
Come vi dicevo l’altro giorno, avevo un’idea. Alessandro e Italo sono strepitosi, oggi è il quinto giorno di lavoro e stiamo a buon punto del progetto, il software è quasi pronto ma ora non posso parlarvi di questo, abbiamo la notizia più importante della registrazione ed è alquanto interessante: da Yazstu continuano ad arrivarci notizie oltre ai complimenti per il coraggio e alle esortazioni di lasciare il pianeta. Gli scienziati di Tokyo insieme ai samurai, hanno decriptato il linguaggio dei cyborg e ci hanno fornito l’algoritmo per comunicare con loro. Grazie al loro lavoro, ora conosciamo il motivo dello smantellamento del centro esperimenti di Dubai e perché il capo dei robot si sia recato a Lisbona per incontrare il cyborg di bronzo. Alessandro parlava di riunione e in effetti di questo si trattava, a quanto pare il capo ha un nome, si chiama C-17 ed ha smesso con gli esperimenti, ora vuole solo sbarazzarsi di ciò che resta degli uomini. Il robot color rame invece, è il saggio. Il cyborg più sviluppato di tutta la comunità. I samurai hanno intercettato il loro dialogo, sembra che il saggio abbia spiegato a C-17 che una volta eliminati tutti gli uomini, per le macchine non ci potrà essere più progresso, resteranno fermi alle loro conoscenze, mentre se riuscissero a scoprire la causa del sentimento e delle emozioni non solo somiglierebbero perfettamente all’essere umano ma potrebbero acquisire dati per evolversi ancora di più, e finalmente scoprire perché, nei perfetti calcoli dei cyborg, che hanno analizzato a fondo la storia e i comportamenti dell’uomo, non si trovino riscontri logici matematici in certe azioni, dove l’umano non sembra essere mosso da ragioni logiche. Ci tengono in vita ancora un po’.

PASQUALE DI SAURO: Anno 2049, giorno 135,Italo, registrazione numero 41.
Il software è pronto, siamo in grado di far provare amore e dolore ai robot, ma la notizia della registrazione è che il programma di rilevamento cloni-robot sviluppato da Alessandro funziona. Cinque ore fa abbiamo rilevato la presenza di un cyborg e grazie al monitor siamo riusciti a vederlo, è arrivato vicinissimo alla porta del laboratorio, Maria ha frenato giusto in tempo Alessandro che stava per azionare le trappole, per fortuna poi si è allontanato. Incredibile era identico ad un uomo. Dunque sanno dove siamo, non ci eliminano perché il saggio dell’oracolo è contrario alla nostra estinzione, cercano i sentimenti e le emozioni e noi ora possiamo darglieli, non ci resta che uscire allo scoperto, provare a trattare, magari dialogando visto che ora possiamo. Maria dice di aprire le porte del laboratorio, Alessandro pensa sia un suicidio, una follia, io credo che dovremmo raccontare ai cyborg.., raccontare di noi, di come l’amore ci salvi da tutto anche dal dolore, fargli provare questa esperienza, questa sensazione.. e se poi ci uccidono? Sono dell’idea che chi provi amore nella vita sia poi incapace di uccidere.

5. È una corsa contro il tempo. Bisogna utilizzare la tecnologia e le reti per mettere insieme le donne e gli uomini liberi di ogni parte della terra, e però bisogna farlo senza farsi scoprire dalle macchine.

LUCREZIA VARRELLA: In aula abbiamo parlato di colonne sonore. Mi è venuto in mente un brano che, a mio parere, potrebbe essere adatto al punto 5 della nostra storia. Rende molto l’idea della militanza, della battaglia, è energica e anche molto conosciuta. Inoltre c’è una parte abbastanza lunga solo strumentale, che può essere usata in un breve videoclip magari. Lascio il link e ne discutiamo!

 

6. La scoperta da parte dei nostri eroi di Underwater World può essere una possibilità o un nuovo definitivo ostacolo alla libertà della razza umana.

ANTONINO AVERSA: La comunicazione tra gli umani liberi può avvenire attraverso l’acqua, grazie agli abitanti di Underwater World e alla loro rete di collegamenti tra le città sottomarine; dopotutto sotto l’acqua tutto appare leggero e “senza peso”.

7. Grazie alla scienza delle reti, alla embodied education e al racconto gli uomini riescono a far spegnere le macchine, sembra che la pace sia finalmente tornata sul Pianeta, ma Italo avverte Maria e Alessandro che senza le macchine la Terra è destinata comunque a finire, o a ricominciare daccapo, ammesso che ne sia capace.

ANTONINO AVERSA: Grazie alla rete di contatti che si è creata fra i vari nuclei di resistenza sparsi per il mondo, dal laboratorio di Aula O si riesce a spargere in tutto il mondo gli insegnamenti riportati nei tre libri di Maria, Italo e Alessandro, che diventano la base per coordinare un assalto al palazzo del Governo.

8. Maria propone di lavorare sulla consapevolezza, la consapevolezza che solo una nuova e più avanzata forma di collaborazione tra umani e macchine può assicurare il futuro del Pianeta. Alessandro e Italo sono d’accordo, lo scienziato si mette al lavoro con i suoi amici algoritmi.

ANNA PAVARESE: Italo, Maria ed Alessandro coniano una nuova parola: Embodied. Capiscono che la conoscenza si sviluppa in un rapporto costante tra corpo e mente, tra reale e virtuale. Scoprono l’esistenza di un Sè mutante, in grado di spazzare via la linearità e la gravità in nome di un sistema di roteanza antigravitazionale. La mente, insomma, ha un’innata propensione al movimento, e , come la danza, non é statica, non dipende solo dal corpo, è in grado di distaccarsi e attuare processi cognitivi nel mondo virtuale. Aula O capisce quindi che reale e virtuale si sovrappongono, l’essere umano da sempre si é confrontato con il virtuale perché la conoscenza non è percezione tattile. Ecco perché Maria propone di lavorare sulla consapevolezza che è la forma più avanzata di collaborazione tra uomini e macchine.

9. Riusciranno i nostri eroi nella loro impresa? Come? Perché?

ANNA PAVARESE: I nostri eroi riusciranno nell’impresa proprio perché capiranno che il virtuale non è altro da noi, siamo noi, con i nostri processi cognitivi. Attraverso l’uso consapevole delle tecnologie, mettendo in moto il pensiero, esseri umani, androidi e umanoidi riusciranno a vivere in modo pacifico tanto che il sistema anatomico dell’uomo sarà completamente stravolto. Si genererà il Nurboide. Non vi saranno più ossa ma traiettorie virtuali proprio per simboleggiare il legame tra essere umano e tecnologia, per marcare la necessità che ha il corpo vivente di interagire con il sistema virtuale cognitivo.

[… SEGUE …]