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Cip, mia cara Cip – Ernesto e Pasquale / 2

Caro Diario, questa raccolta di racconti brevi è dedicata al mio luogo dell’anima, Caselle in Pittari. Spero che ce ne siano tanti di posti così nel mondo, e che ognuno trovi il suo, perché si pensa e si fa meglio, dunque si vive meglio. Brevi storie ti dicevo, piccoli episodi di vita quotidiana che raccontano questa accogliente comunità cilentana. Nella sua storia che cammina la mia amica Giuseppina Guida ha scritto che “Caselle è un crocevia inconsapevole di culture, tradizioni e stratificazioni genetiche, c’è sempre da imparare, non ti annoia mai”. La penso anche io come lei, e mi piace raccontarlo. Buona lettura.

I RACCONTI
7. Ernesto e Pasquale. Parte Seconda
6. Ernesto e Pasquale. Parte Prima
5. La tesina e il pane di Celeste
4. Le letture di Mario e la sagacia di Nicola
3. Tanti auguri Isabella
2. Il Signor G
1. Il pane bianco di Mario

xnova

19 Giugno 2021
ERNESTO E PASQUALE. PARTE SECONDA
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Caro Diario, come ti avevo preannunciato eccomi con la seconda parte della storia di Ernesto e Pasquale. Ho incontrato Ernesto e mi sono fatto raccontare un pezzetto della sua storia e della sua amicizia con Pasquale. Buona lettura.

“Sono Ernesto Rosso, ho 58 anni e sono di Casaletto Spartano.
Da 21 anni lavoro a Caselle come bidello e non mi voglio muovere da qui. Non mi voglio muovere per l’accoglienza che ho avuto da questa comunità e per i rapporti che ho con i ragazzi. Molti di loro è come se li avessi cresciuti, oggi sono genitori. È proprio così Vincenzo, oggi a scuola ci sono i figli dei ragazzi che ho incontrato quando sono arrivato, e io mi sento parte di questa comunità. Gran parte della mia giornata la passo qua. Secondo il mio ordine di servizio devo iniziare alle 8:00 ma alle 6:30 già sono qua per fare colazione al bar insieme a un gruppetto di amici.
Ho instaurato un bel rapporto di fiducia con le famiglie e la comunità e questo mi gratifica molto. Considero questa scuola la mia famiglia, il completamento della mia famiglia.
Prima di lavorare qui ho lavorato al Comune di Casaletto Spartano. Sono stato assunto come spazzino ma in realtà ho fatto anche il vigile, ho lavorato in ufficio, nei piccoli comuni funziona un po’ così.
Io sono diplomato, sono perito meccanico, e all’inizio ho avuto delle supplenze fuori, a Città di Castello, a Spoleto, ma non ho rinnovato le domande, sono molto legato alla mai terra. Avevo fatto la domanda anche nella Finanza, superai il concorso e mi chiamarono a Roma per fare le visite, ricordo che strappai la lettera senza dire niente ai miei genitori, lo feci per rimane nella mia terra, come ti dicevo sono molto legato a questo territorio.
Anche dopo che sono stato assunto qui ho avuto altre opportunità, era uscito pure un concorso per applicato di segreteria, ma non l’ho voluto fare, mi sarei dovuto spostare e non ho voluto farlo, non aveva senso.
Se mi trovo bene perché devo andarmene? Pensa che avevo la 104 di mia madre, però per continuare a usufruirne dovevo rimanere a Casaletto. In pratica o rifiutavo la 104 o dovevo chiedere il trasferimento, ho preferito rimanere a Caselle.
Pasquale mi ha colpito dal primo momento per i suoi ragionamenti e i suoi modi di fare, per il modo in cui espone i suoi pensieri, per i suoi atteggiamenti, sembra più grande dell’età che ha, per certi versi mi ricorda me quando avevo la sua età.
È un ragazzo affabile con tutti, ha una dolcezza unica, quest’anno ha fatto la seconda, ma già dalla prima quando arrivava a scuola aspettava gli altri bambini, cosa che non fanno tutti.
Mi saluta ogni giorno quando arriva e quando se ne va, quando non mi vede mi cerca per salutarmi, come ti dicevo a volte lo vedo come ero io, parlando con i genitori ho capito che il carattere di questo ragazzino lo ha maturato, lo ha forgiato.

Pure i genitori sono deliziosi, del resto non poteva essere diversamente, quando pianti una pianta se non trovi un terreno fertile è tutto più difficile. 
Quello che ciascuno di noi rappresenta si prende prima di tutto dalla famiglia, naturalmente poi c’è anche il carattere della persona, però le basi sono importanti, e le basi te le dà la famiglia.
Io sono nato nel 63, la mia famiglia economicamente era molto modesta, sia mamma che papà andavano a lavorare, mia sorella era parecchio più grande di me, io ero abbastanza autonomo e responsabile, mi preparavo la colazione da solo e tutto il resto. Ecco, con le dovute differenze, Pasquale sembra avere quella stessa capacità di autonomia, quello stesso carattere.
Pensa che una volta il padre mi ha telefonato per dirgli che il figlio gli aveva detto “papà, ma Ernesto è speciale, è come te, mi sembra un padre”. Vedi, io ogni volta che ci penso mi commuovo, per me una cosa così è bellissima, alla fine ognuno di noi spera di lasciare una piccola traccia, e il fatto di riuscirci, non solo con Pasquale, mi dà grande soddisfazione.
A volte faccio dei veri e propri sermoni, però mi vogliono bene, pensa che ieri una ragazza che doveva fare l’esame si è trovata in difficoltà con tutte le misure e il rispetto del protocollo che siamo tenuti a rispettare in questa fase e allora ha detto alla commissione “se per favore potete far venire Ernesto vicino a me”. Forse dipende andhe dal fatto che non sono un tipo da punizioni, non mi piace questa cosa di punire, però se penso che hanno sbagliato ci tengo a farglielo capire, naturalmente non mi riferisco alla didattica, che non è materia mia, non mi permetterei mai, mi riferisco alla vita, al rispetto, ai rapporti tra di loro e con noi che lavoriamo nella scuola a ogni livello.
Tornando a Pasquale, oltre all’intelligenza tipica dei ragazzini e delle ragazzine di questi tempi, tiene anche una sensibilità particolare, se per esempio tengo delle preoccupazioni se ne accorge, vedi che arriva e mi dice “Ernesto, ma che tieni stamattina”. Capisci bene che il fatto che un bambino della sua età venga a scuola e si accorga del mio umore o dei miei problemi è una caratteristica che colpisce.
Per quanto riguarda il nostro incontro da zi Filomena, era da un po’ di tempo che gli avevo promesso che saremmo andati a pranzo insieme e ieri finalmente lo abbiamo fatto, dopo di che tu ti sei messo a parlare con lui e io ti ho fatto vedere la fotografia. Pensa che ieri doveva andare al mercato con il padre, che è una cosa che gli piace tantissimo, Pasquale adora il padre, eppure non ci è andato per stare con me a pranzo. Sono piccole cose, però per me sono importanti.”

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17 Giugno 2021
ERNESTO E PASQUALE. PARTE PRIMA
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Caro Diario, questa storia è cominciata ieri, mentre ero, come quasi ogni giorno, a pranzo da Mario di Zi Filomena. A un certo punto entrano due uomini e un ragazzino, uno di loro dice a Isabella che è venuto a mangiare con Pasquale e il professore. Mangio la mia pasta e patate, la melanzana “mbuttunata” e gli zucchini e mi trasferisco al bar di Carmine, ‘U cardillu”, per il caffè.
Come ogni giorno, con il caffè apro il Mac e mi rimetto a lavorare, mi piace farlo per un’oretta all’Urmu, prima di tornare a casa. Passa mezzora e arrivano il mio uomo, Pasquale e il professore. Prendono due caffè e un gelato, poi il prof. si avvia e il mio uomo scherzando gli dice che può disporre di tutto il piano, può prendere anche i 100 euro che ha lasciato sotto la porta, e Pasquale senza perdere un attimo dice “i 100 euro è meglio se li prendo io”.

Dal mio tavolino sorrido, lo invito ad avvicinarsi e gli chiedo che cosa farebbe con i 100 euro.
“Ci comprerei dei giochi”.
“E li spenderesti tutti?”
“No, una parte la conserverei per comprare una macchina”.
“E perché vuoi comprare una macchina?”
“Perché mi piace guidare.”
“E come fai a mettere insieme i soldi per comprare una macchina?”
“Lavoro.”
“E che lavoro vuoi fare?”
“Il calciatore.”
“Va bene, il calciatore è il lavoro dei sogni, ma il lavoro che vuoi fare in attesa di fare il calciatore?”
“Il lavoro di papà.”
“E che lavoro fa tuo padre?”
“Vende delle cose.”
“E dove le prende le cose che vende?”
“Da un negozio molto grande.”
“E cosa vende?”
“Intimo. Calzini, canottiere, cose così.”
“Aspetta, ma se tuo padre vende intimo tu sei il figlio di Fortunato Laveglia.”
“Sì.”
“E ti piace il lavoro di tuo padre?”
“Tanto.”
“Ma lo sai che tuo nonno prima dell’intimo vendeva scarpe? E che è stato tuo padre che gli ha fatto cambiare settore?”
“Sì, lo so.”
“E non è che vuoi cambiare anche tu?”
“No, io non voglio cambiare, voglio vendere l’intimo, le canottiere, i calzini e tutto il resto.”
“Ma ogni tanto tuo padre ti porta con lui?
“Sì.”
“E vendi anche tu qualcosa?”
“Sì, vendo anche io.”
“E che dici per vendere?”
“Guardate i colori, verde, blu, nero, bianco, e poi la stoffa, e la comodità.”

Ecco amico Diario, è stato a questo punto che il mio uomo si è avvicinato e mi ha fatto vedere una foto, quella che vedi sotto, mi ha detto che si chiama Ernesto Rosso, che fa il bidello e che è amico di Pasquale, ma questa parte qui te la racconto domani, questa storia è troppo bella per finire in un giorno solo.

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13 Giugno 2021
LA TESINA E IL PANE DI CELESTE
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Io: “Buongiorno, donna di Sicilì”.
Lei: “Buongiorno, uomo di Napoli”.
Ecco caro Diario, qui a Cip Celeste Pellegrino lavora al Bar Pasticceria Sweet Point, praticamente di fianco alla Bottega di Jepis, e i nostri incontri quando è di turno la mattina comiciano proprio così.
Sono stato io a introdurre l’usanza quando ho scoperto la sua provenienza, per l’appunto Sicilì, frazione di Morigerati, che magari nell’Italia degli 8.000 comuni se potessero si separerebbero pure, se non fosse che anche tutti e due assieme superano di poco i 600 abitanti.
Celeste tiene 21 anni, un bel sorriso, è educata e gentile, così come le sue complici al banco e nel laboratorio, Angela e Arianna, però parla poco di sé, perciò sono stato contento quando qualche giorno fa ha raccontato della sua tesina per il diploma all’istituto alberghiero.
Il titolo era “I grani”, e Celeste non si è accontentata di pensare e di scrivere, si è messa a impastare a a fare, mi sono fatto mandare le foto, così tu capisci meglio e io non la faccio lunga.

Foto 1. La farina del Mulino Monte Frumentario Terra di Resilienza.

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Foto 2. L’impasto

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Foto 3. La lievitazione

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Foto 4. La cottura

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Foto 5. Il pane in tavola

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Come dici amico Diario? Sì, certo, la tavola della foto è quella di Celeste ma la cosa bella è che la ragazza il giorno della tesi si è presentata a scuola con una panella di pane per ciascun componente della commissione, della serie “se uno fa la tesina sul grano non può scrivere solo, deve anche fare, far sentire gli odori e i sapori, far assaggiare”, almeno così dice Celeste.

Come dici? Non lo so se anche quelli che non sono di Caselle quando vengono a Caselle, o lavorano a Caselle o vivono a Caselle migliorano, magari si e magari no, io ti volevo raccontare solo un pezzettino di Celeste, che magari quando passi di qui ti fermi allo Sweet Point, ti mangi un pasticcino squisito, ti prendi un bel caffè e la conosci. E se lei non è di turno? Ti mangi un pasticcino squisito, ti prendi un bel caffè e conosci Angela o Arianna, va bene uguale, ci sarà tempo per conoscere Celeste.

xnova

9 Giugno 2021
LE LETTURE DI MARIO E LA SAGACIA DI NICOLA
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Caro Diario, stamattina ero quasi arrivato all’Urmo quando ho incontrato Mario, il Barbiere de Giulio. Ci siamo salutati, io lento, lui con il fare frettoloso di certe mattine.
“Prof., se vi fa piacere vi offro un caffè, lo prendiamo qui da Pedro Loguercio, ho la macchina nel parcheggio”.
Siamo andati al Roxi Bar, e mentre gustavamo l’ottimo caffè ha cominciato a parlarmi del libro che sta leggendo, Vedute sul mondo reale di Gurdjieff, del quale devo aver letto un po’ di anni fa Incontri con uomini straordinari, ma bisogna che ci ritorni su, perché non mi ricordo molto.
Usciti dal bar, mentre eravamo diretti io in bottega e lui all’auto, Mario mi ha detto che qualche sera fa ha visto un pezzettino della parte finale di Interstellar.
Cosa c’entra Interstellar con Gurdjieff? Niente, me l’ha detto perché qualche tempo fa gli ho regalato Viaggiare nello spaziotempo. La scienza di Interstellar di Kip Thorne, e insomma ha voluto dirmi che prima o poi ci torneremo su.
Eravamo quasi sul punto di salutarci quando ci siamo sentiti chiamare; ci siamo girati e a pochi passi da noi c’era Nicola Calabrò, ragazzo (in realtà uomo, ma ormai per me sono quasi tutti ragazzi) con la risposta pronta come pochi, prima di lui ricordo il mio maestro Luigi Santoro. Mentre veniva verso di noi gli ho chiesto se per caso conosceva Debora Calabrò, della quale di buon mattina avevo pubblicato la storia.
Vuoi sapere cosa mi ha risposto? Una cosa tipo “mai sentita nominare, sono persone che non frequento”, che per fortuna il buon Mario mi ha sorriso e mi ha detto “prof. è la sorella”, dopo di che dove ho mandato Nicola non te lo dico, ma sono certo che lo immagini.
Ancora due passi e siamo arrivati alla macchina. Stavamo per salutarci quando Nicola fa “Cumpà, aspetta che faccio un servizio in posta e poi mi paghi il caffè”. Mario, che come ti ho detto all’inizio andava anche di fretta, gli dice che non lo prende, che lo appena fatto con me, “mò mo, mò mo”, e poi che deve andare, quando Nicola senza battere ciglio gli fa “Cumpà, ti ho detto che lo devi pagare, non che te lo devi bere”.
Come dici amico Diario? Cosa ha fatto Mario? Si è messo a ridere di gusto e mi ha spiegato che Nicola aveva ragione, che il suo ragionamento non faceva una grinza. Nicola invece mi ha detto “prof. ma uno può tenere un compare così? Lui è il mio compare di matrimonio, ma secondo te lo posso cambiare?” Gli ho risposto che penso di no, li ho salutati e me ne sono salito verso la bottega pensando che sono veramente un uomo fortunato.
Come dici? Solo a Cip? Non ci riprovare, ti ho detto già che solo a Cip non sta bene, sembra che vogliamo fare i primi della classe. Però tieni ragione tu, solo a Cip. Capisci perché sto così bene qui?

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7 Giugno 2021
TANTI AUGURI ISABELLA
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Caro Diario, tra le conseguenze positive che hanno i social nella mia vita c’è il fatto che mi ricordano i compleanni delle persone a cui voglio bene, amiche, amici e parenti. Come dici? Lo so che non capita solo a me di scordarmene, è che io ci aggiungo il carico, cambio le date, per esempio mio figlio Luca è nato il 16 Febbraio e io penso ogni volta il 18, mia sorella Nunzia il 3 Giugno e io mi fisso con il 7, se non ci fossero i social, e santa Cinzia, sarei perso.
Oggi è il compleanno della mia amica Isabella Carro e voglio approfittarne per raccontarti la sua gentilezza. No no, questa cosa che dietro a un grande uomo ci sta sempre una grande donna sa di passato, alla fine tende sempre a mettere in primo piano l’uomo, invece è tempo che la grandezza delle donne brilli di luce propria, anche qui a Cip, che magari se fa qualche passettino avanti anche in questo campo non fa male.
Tornando alla gentilezza di Isabella, lo vedi già da come ti saluta e ti invita a sedere, vale per Michele, vale per Antonio e vale per me, che siamo i commensali di ogni giorno, gli habitué. L’avesse conosciuta mio padre mi avrebbe detto “Isabella è una signora”, signora nel senso che diceva lui, che pensava all’essere e non all’avere, alla persona e non ai soldi. 
Insieme alla gentilezza c’è il suo lavoro ben fatto, la cura e l’attenzione che mette in quello che fa, sia nel rapporto con i clienti che in quello con i figli, Laura, Andrea e Niki.
Sì, si, amico Diario, pure io me la sono cavata, sia nel lavoro che con i figli, però una cosa alla volta, tutte e due assieme non mi veniva bene, ancora adesso non mi viene bene, quando lavoro sono un poco asociale mentre Isabella no, lei per i figli c’è sempre, anche nelle situazioni più complicate, sarà una cosa delle donne, come vedi torniamo sempre al punto.
Mi fermo qui, sì, stai tranquillo che appena la incontro glielo dico, Tanti Auguri Isabella, anche da parte del mio amico Diario.
P. S.
Secondo me anche la foto che ha scelto per il suo profilo social suggerisce qualcosa di significativo circa l’animo gentile di Isabella. E ho detto tutto.

6 Giugno 2021
IL SIGNOR G
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Caro Diario, oggi ti racconto il Signor G, che naturalmente non è quello reso celebre da Giorgio Gaber, però la sua storia è bella uguale, o comunque è piena di umanità, che poi se ci pensi è anche questo il senso di una storia, raccontare le mille facce della condizione umana.
Il signor G è di un paese distante pochi chilometri da Caselle, ma la sua vita sociale la vive praticamente qui. Arriva di solito intorno all’ora di pranzo con i suoi immancabili occhiali neri, mangia qualcosa e poi si tiene compagnia fino a tardi con la sua bottiglia. Passa le sue giornate così, bevendo e chiacchierando, con la voce che si fa sempre più impastata e cantilenante mentre si avvicina la sera, e poi la notte.
Forse muove i ricordi con la birra come il frate di Guccini con il vino, forse come Bukowski lo fa per la gran rabbia e forse per il gran dolore, come giudicare la vita di uomo, il peso dei ricordi, le lacrime che porta dentro e non si asciugano.
Personalmente non lo ricordo mai cattivo il signor G., raramente arrabbiato, di norma allegro, traballante e rispettoso, qualche volta mi offre un caffè, e io a lui una birra. Una volta sola l’ho incontrato di mattina al paese suo, l’ho visto gentile e sorridente, però in un modo diverso, un po’ come mio padre, ma questo te lo racconto un’altra volta.
Non so dire perché ha scelto Caselle per seppellire i ricordi, forse perché lo ha accolto e si è preso cura di lui come ha fatto con me, a volte lo vedi a notte fonda, quando qualcuno lo fa salire in macchina e lo riporta a casa, al paese di fianco, fino a domani, quando tutto ritorna daccapo.

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4 Giugno 2021
IL PANE BIANCO DI MARIO
Torna ai racconti

Caro Diario, a pranzo mi piace mangiare presto, ma le 12:30 è troppo presto. Luigi Pellegrino è appoggiato su un tavolino insieme a un amico di cui non ricordo il nome, c’è anche Luigi, mi fermo, ascolto, intervengo nella discussione. Qualche minuto ed esce Mario, saluta, mi guarda e mi dice “prufessò, ho fatto il pane bianco per te, più tardi faccio un post, è venuto buonissimo”. Come dicono a Roma, rimango basito. Tengo problemi con l’uricemia, il buonissimo pane integrale che fa Mario con le farine del Monte Frumentario non lo posso mangiare, contiene tanta purina. Mi sembra un gesto bellissimo, la prendiamo a scherzare, comunque invito Mario a fare il post, che pubblica nel pomeriggio sulla pagina social del Ristorante Zi Filomena. Eccolo:

pane

Questo invece il commento:
Il pane bianco appena fatto per il professore.
#vincenzomoretti #lievitonaturale #ristorantezifilomena.

Come dici amico Diario? Solo a Cip? Spero di no, però a volte penso che tieni ragione tu, solo a Cip.

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I RACCONTI DI CIP SU #LAVOROBENFATTO
Cip, mia cara Cip, 04/06/21
Il giocoso mondo di Andrea, 17/05/21
L’empatia di Filippo, infermiere professionale, 11/05/21
François, la storia che cammina di Michele e ‘o luvato, 26/03/21
Ohana. Lettere a mio figlio, 03/03/21
Sei mesi a Cip, 10/12/20
Storie dal futuro, il mio tempo, Cip 2035, 22/11/20
Claudia, Floopaloo, le foglie e il bosco, 03/11/20
Il racconto di Letizia. E di nonno Nicola, 06/10/20
Paesaggi, Daniele Tancredi, Twins School, 28/09/20
Gemix, Dennis Tancredi, Twins School, 28/09/20
Twins School, 08/09/20
Il filo di Stella, 30/07/20
Antonietta, il piccolo principe e l’ordine del tempo, 17/07/2020
Monte Frumentario, 01/07/20
‘O piatto a tavola, 17/06/20
da 99 a cento, 28/02/20
Chi ha imparato abbastanza, non ha imparato niente, 28/01/20
Nicola, lo stagnino che non si ferma mai, 30/08/19
Mario, la chiamata e il ristorante Zi Filomena, 21/08/19
La serie del grano, 24/07/19
Acqua, farina e parole, 19/07/19
Michele, il verme e Sofia, 27/06/19
Diario di un pizzaiolo contadino, 01/03/19
L’orologio senza tempo e il chicco di grano, 09/01/19
Nonna Teresa, 14/09/18
Il Barbiere De Giulio, 01/09/18
Reto. I sogni e il rap di Federico, 03/08/18
Criscimu. Camp e Palio del Grano 2018, 02/07/18
La Terra Mancina di Michele Esposito, 03/04/18
La storia di Felice Magliano raccontata da mastro Jepis e da lui medesimo, 22/02/18
Jepis, la maestra Bruna e la rosa nel seme, 07/01/18
Elisa, ‘u canniddu e il Palio del Grano, 15/07/17
Una storia buona come il pane, 09/07/17
ReShoes. Storie di talento, di contesto e di organizzazione, 23/05/17
Francesco “Cacettino” Pellegrino e l’Ustaria Rosella, 29/04/17
I Fiscina, Patrizio Dolci e la comunità di Caselle, 20/07/16
Antonio, le gomme masticanti e Terra di Resilienza, 16/07/16
Michele, il coltello e il sorriso, 16/10/15
La compagnia del Grano, 18/07/15
I sandali di Mastro Domenico e la visione di Luca, 30/03/15
Michele Croccia, il pizzaiolo contadino, 26/08/14
Palio e Camp di Grano, 23/07/14
Metti Jepis in un Camp di Grano, 17/06/14

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I RACCONTI DI CIP SU CASELLE IN PITTARI
La Notte del Lavoro Narrato, 08/01/21
2021 Cose da fare assieme nel 2021, 01/01/21
Buon Natale Cip, 25/12/20
Una comunità fatta di tante Caselle, 18/12/20
Nostalgia canaglia, 11/12/20
I caffè rubati e le parole forgiate, 04/12/20
Graziano il mulinaro, 27/11/20
X + 7, Il Palio della liberazione, 13/11/20
Filomena, il Carnevale e Il lavoro ben fatto, 06/11/20
Sabato Chiovi, 30/10/20
Benvenuta Margherita, 23/10/20
Il lardo di zia Grazia, 16/10/20
La parola e il silenzio, 09/10/20
Un paese ci vuole, 02/10/20
Duccio, l’ape e Cip, 25/09/20
L’albero di fichi e i taralli di Giovanni, 18/09/20
Urmu Stadium, 11/09/20
Storie disordinate, 04/09/2020

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I RACC0NTI DI CIP SU SCRITTE
I valori di Giovanni, la Fabbrica e Scritte, 10/06/21
Finis Amoris, 03/06/21
I tuoi passi mi hanno insegnato, 29/05/21
Caro amico ti scrivo, 24/05/21
Penso, dunque sono sicuro, 22/05/21
Curatrici e Custodi, 20/05/21
I miei figli, la mia vita, 14/05/21
Il cammino di Alzeco, 02/05/21
L’Eredità, 28/04/21
Il richiamo dell’acqua, 26/04/21
Corrispondenza d’amorosi sensi, 21/04/21
Passo Errante, 08/04/21
Lieviti, 01/04/21
Le braccia sono le mie gambe, 25/03/21
La Scelta, 22/03/21
Cambiare Prospettiva, 21/03/21
1+1=3 Un Passo avanti, 23/02/21
Ohana, 10/02/21
Coraggio, 31/01/21
Inda / Fora, 31/01/21
Piede Glocale, 31/01/21

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FOTO DI COPERTINA
Cinzia Massa