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Il lavoro ben fatto {Note a Margine)]

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Caro Diario, ho pensato di condividere con te speranze, desideri, appuntamenti, ricordi, recensioni, aneddoti, perché no, delusioni, insomma tutto, o quasi, quello che accade prima, durante e dopo la scrittura di un libro come Il lavoro ben fatto. Che cos’è, come si fa e perché può cambiare il mondo. Passa parola.

L’ULTIMA NOTA

Silva Giromini e la copertina imbarcata
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Caro Diario, Silva Giromini è una nuova amica che ho “conosciuto” grazie all’intervista con Raffaele Gaito, se a qualche amica/o che ci legge fosse sfuggita la trova qui. Sai come vanno queste cose, un commento tira l’altro, con me che a un certo punto scopro che Silva ha un sito con annesso blog e un bellissimo claim, “Racconto belle storie, perchè sono contagiose”, e lei che a un certo punto mi scrive che ad Agosto leggerà il libro e che se le piacerà scriverà qualche riga di recensione, insieme a tante altre chiacchiere belle che però te le racconto un’altra volta altrimenti dici che la faccio troppo lunga.
Ecco, ti volevo dire che Agosto è arrivato e oggi Silva ha scritto questo posto su una sua pagina social:
“Il libro è arrivato: “Il lavoro ben fatto. Che cos’è, come si fa e perché può cambiare il mondo”. Questo è il titolo completo. Apro a caso, come mio solito, e trovo questa frase: Siamo impegnati a raccontare l’Italia degli italiani normali, quelli che pensano: lavoro, dunque valgo, merito rispetto e considerazione. Questo libro già mi piace perché “respira”. Lo chiudi eppure la copertina non ne vuol sapere, rimane aperta!” Insieme al post due foto del libro, quelle che vedi in copertina.
Come dici? Certo che sono contento, e naturalmente spero con tutto il cuore che per Silva sia una bella lettura, ma insomma questo ce lo dirà lei quando avrà finito, io non ho avuto ancora il piacere di conoscerla da vicino, ma le persone come lei non sgarrano, quello che dicono fanno, perciò è questione di tempo e la vedremo arrivare con il suo commento.
Prima di salutarti ti devo dire ancora una cosa. Non so se lo ha fatto in maniera consapevole, magari Silva quando legge questo post ce lo dice, ma il modo meravigliosamente poetico con cui ha chiuso il suo post risponde a un grande cruccio che Luca e io abbiamo da sempre, la copertina del libro si “imbarca”. Sì, Silva ha detto che il libro respira, ma in realtà si imbarca, pensa che la mia copia la tengo per qualche giorno sotto a tre o quattro altri volumi perché così si sistema.
Luca, che come sai di mestiere fa il librario, per tirarmi su dice che un sacco di libri che non hanno la copertina rigida si imbarcano, ma questo non basta a lenire il mio dolore, sono segno zodiacale Vergine, e su certe cose sono molto preciso.
Lo sai che dopo che ho letto Silva qualcosa dentro di me è cambiato? Pensa, da ora in poi invece di dire “scusate, la copertina si imbarca un po’, se la mettete sotto a qualche altro libro si sistema”, potrei dire “scusate, il libro respira, anche se lo chiudete rimane aperto, se vi dà fastidio mettetelo sotto a un paio di altri libri e si sistema”. Lo so, quello comunque si imbarca, però detto così è tutta un’altra storia. Per ora grazie Silva, aspetto la tua opinione sincera.

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INDICE DELLE NOTE
1. Una bella settimana
2. Veronica Testa
3. Robert Oppenheimer e Michele Croccia
4. Il vicino di casa Antonio, Luca Carbonelli e il Salotto del Caffè
5. Il lavoro preso di faccia in diretta su Facebook
6. Ci vediamo a Lavoradio
7. Troppo bello
8. Caro Vincenzo, vengo con questa mia a dirti
9. Scusate il ritardo
10. La video-recensione di Federico Samaden
11. Lidia Vascon e la mezza idea di Jepis
12. Il lavoro ben fatto, Raffaele Gaito e Gennaro Melillo
13. L’importanza del lavoro ben fatto
14. Katia Tarricone, Antonio Fresa, le recensioni e Luciano Bianciardi
15. Caro Papà, vengo con questa mia a dirti
16. Il libro della settimana di Raffaele Gaito
17. La dedica di Giuseppe
18. Le 5 copie di Mario
19. Mammà, perché se la chiamo io per il mio libro Chiara Ferragni non ci viene?
20. Marcello Lombardi
21. Silva Giromini

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LE NOTE PRECEDENTI

Una bella settimana
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Caro Diario, nonostante il Covid-19 oggi è cominciata una bella settimana.
La prima bella notizia è la Laurea Magistrale di Francesco Merone, il figlio di Cinzia ed Ernesto, entrato ufficialmente nel mondo degli ingegneri aerospaziali con una tesi sperimentale sui sensori che vengono utilizzati sui droni.
Lui è un ragazzo molto in gamba amico mio, di quelli che prendono le cose dello studio e della vita come vanno presi, sul serio, e anche la laurea è quella che voleva lui, e questo mi fa molto ben sperare per il suo lavoro e il suo futuro.
Lo sai come funziona, l’impegno e la passione che mettiamo in quello che facciamo sono due ingredienti fondamentali per realizzare i propri sogni, poi naturalmente ci vuole anche un pizzico di fortuna, ma la passione e l’impegno non possono mancare, e da questo punto di vista Francesco va al massimo, come direbbe Vasco a gonfie vele.
Ti confesso che vedere Francesco che discuteva la sua tesi è stata una bella emozione, quando alla fine il presidente della commissione gli ha detto “molto bene” mi sono un poco commosso.
Nonostante la situazione inedita è stato davvero molto bravo, poi alla fine di questa brutta storia l’Università organizzerà una cerimonia, e naturalmente Cinzia una bellissima festa, ma comunque le emozioni ce le siamo vissute tutte, è il lato A della tecnologia, in questa fase di grande difficoltà Internet ci sta dando veramente una grande mano.
Perdona il conflitto di interesse ma il pensiero conclusivo alla voce “Laurea di Francesco” lo voglio dedicare a Cinzia, ieri l’ho detto anche a Jepis, è una mamma fantastica, la mamma “pour excellence”, ha organizzato la diretta social, ha insegnato a sua madre a usare l’ipad, ha fatto di tutto per fare in modo che un giorno speciale come questo fosse per Francesco veramente speciale, nonostante gli arresti domiciliari. Te lo posso dire? Un bel 30 e lode se lo merita tutto anche lei.

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La seconda bella notizia è che mercoledì esce il nuovo libro scritto insieme a Luca, si intitola Il lavoro ben fatto. Che cos’è, come si fa e perché può cambiare il mondo. Ieri sono arrivate le due copie di prova, Luca ha fatto gli aggiusti che bisognava fare, ha caricato tutto sulla piattaforma e insomma è tutto pronto, bisogna solo partire.
Sì, amico mio, dieci anni dopo Enakapata sono tornato a scrivere con mio figlio e come puoi immaginare sono contento assai, per me lavorare con lui ha tanti significati, ma insomma non voglio scoprire le carte prima del tempo, tu leggi prima il libro e poi ne riparliamo.
Come sai mi piace pensare il lavoro ben fatto come una possibilità.
Il libro racconta come è nata e si è strutturata questa possibilità attraverso le idee, i progetti, l’attività sul campo, i risultati, perché ha senso farla crescere sempre di più e perché è una possibilità e non un sogno. Con Luca abbiamo deciso di farlo a modo nostro, cosicché il libro un po’ è un saggio, un po’ è storytelling, un po’ è la storia della nostra famiglia che ormai da tre generazioni ha a che fare con il “lavoro preso di faccia”, la versione di mio padre del lavoro ben fatto.
Un’ultima cosa prima di lasciarti, il libro è dedicato a Renato Della Corte, che è stato il migliore amico di Luca e un caro amico per me, però ci tengo a dirti che anche questo pezzo della storia non ha a che fare solo con gli affetti e con i sentimenti, ma anche con le idee e i con i valori. Ritorno mercoledì, dopo la foto se vuoi puoi dare un’occhiata all’indice.

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INDICE
From Enakapata to Lavoro ben fatto pag. 9
Why? Perché! pag. 13
Il futuro che vorrei pag. 17
C’era una volta a Secondigliano pag. 23
I cinque passi del lavoro ben fatto pag. 33
Un moltiplicatore di possibilità pag. 35
L’approccio e il risultato pag. 51
Raccontare è giusto pag. 59
La scuola abbandonata e Le vie del lavoro pag. 67
Bottega Exodus Cassino pag. 73
Nuttata ’e sentimento pag. 83
Le leggi del lavoro ben fatto pag. 89
Da Bella Napoli al Manifesto pag. 91
Strada facendo pag. 101
Vado al massimo pag. 115
L’importanza di fare sistema pag. 125
La blockchain del lavoro ben fatto pag. 127
Nessuno si senta escluso pag. 135
Caro papà, vengo con questa mia a dirti pag. 143
Salotto Nunziata pag. 153

Ringraziamenti pag. 183
Note pag. 185
Autori pag. 195

Veronica Testa
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Caro Diario, della serie per genio e per caso oggi mi ha scritto Veronica Testa, te la ricordi?, l’ho raccontata qui.
Lei non lo sapeva che tra oggi e domani esce il nuovo libro, quando glielo ho detto mi ha risposto che non vede l’ora, ma intanto leggi qui cosa mi ha scritto lei:
“Buongiorno Prof., come sta? Bel periodo, questo, eh? Vabbé, a parte gli scherzi, stamattina mi guardavo distrattamente in giro e ho posato lo sguardo su questa mattonella, non so se la ricorda, comunque le invio la foto. E niente, mi sono resa conto di quanto il lavoro ben fatto ci stia salvando in questo momento.
Si, il lavoro benfatto ci salva, in ogni caso. Al di là di tutto quello che sta succedendo, al di là di ogni singola e inutile parola, al di là della polemica spicciola, al di là della paura dilagante.
Il lavoro ben fatto di tutti, nonostante tutto, quello ci salva. Non ci saranno tempi migliori per il lavoro ben fatto, perché è sempre il suo miglior tempo, il suo momento. Lo sto immaginando, il lavoro ben fatto, come una sorta di gigante, dolce e incazzato, che ci pone le armi adatte ad ognuno di noi e che ci invita/impone ad usarle, chiedendoci di farlo rigorosamente in silenzio. È lui stesso, il lavoro ben fatto, l’ arma che in tanti stanno usando per combattere in questi giorni una realtà surreale. È lui l’arma che silenzia ogni rumore inutile, dando voce a quella imperterrita tenacia che lo contraddistingue. Il tempo per il rumore, quello bello, e per le parole, quelle ancora più belle, verrà dopo, e sarà anche quello il tempo del lavoro ben fatto. Adesso c’ è spazio solo per il rumore silenzioso del lavoro ben fatto, che ci salverà. A denti stretti, Prof.! Ma con testa, mani e cuore! Un abbraccio grande.”

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Che ti devo dire amico Diario, un messaggio più bello di questo come augurio per il nuovo libro era davvero difficile da immaginare. A Veronica un grazie enorme, con te l’impegno a rivederci presto.

Robert Oppenheimer e Michele Croccia
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Caro Diario, per fortuna che tengo un sacco di cantieri aperti altrimenti penso che sarei già andato al manicomio. Stamattina mi sono messo a lavorare nel cantiere di Michele Croccia, che come sai è il maestro pizzaiolo della vita mia. Mentre trascrivevo l’intervista che gli ha fatto Giuseppe Jepis Rivello nei giorni di Da 99 a Cento, ha detto una cosa che mi ha lasciato senza fiato, prima di condividerla con te ti devo chiedere di tornare con me a pag. 37 de Il lavoro ben fatto, dove racconto di Sennett, della Arendt e di Oppenheimer. Ti metto tutto il pezzo così ci capiamo meglio: «Sennett racconta del calore con cui la Arendt sostiene che “le persone che fabbricano cose di solito non capiscono quello che fanno”, si accontentano di scoprire come farle, rinunciando a chiedersi il perché. Le parole che Robert Oppenheimer, il responsabile del team di scienziati che a Los Alamos lavora alla bomba atomica, annoterà poi nel suo diario, suonano a questo proposito paradigmatiche: “Quando vedi qualcosa che tecnicamente è allettante, ti butti e lo fai; sulle conseguenze ci rifletti solo dopo che hai risolto il problema tecnico. Con la bomba atomica è stato così”.»
Hai letto? Bene. Ecco adesso quello che dice Michele a Jepis:
«La cosa essenziale è l’andare al di là della pizza. Nel momento in cui sei impegnato a fare il tuo lavoro tu pensi a fare quello che devi fare, sei impegnato a fare bene la pizza, non pensi ad altro, invece, nel corso di questa sperimentazione che stiamo facendo, io riesco ad andare al di là, ho capito che c’è bisogno di sapere altro per fare meglio il proprio mestiere. La parola giusta è proprio questa, sapere e vedere altre cose per fare meglio il tuo.»
Capisci amico Diario? Io questa cosa qui l’ho sentita dal vivo, l’ho risentita più volte in video, ma non l’ho scritta nel libro, forse perché pure io a un certo punto mi sono perso nel libro che stavo scrivendo e sono diventato un tecnico, o perché forse non è che puoi pensare a tutto altrimenti ci vuole un’enciclopedia, però questa cosa qui è importante assai anche dal punto di vista teorico, dimostra che il lavoro che facciamo produce risultati, aiuta ad essere più consapevoli del proprio lavoro e del rapporto che ciascuno di noi ha con esso.
Il modo quasi identico con cui Robert Oppenheimer e Michele Croccia esprimono il concetto del lavoro tecnico fa impressione, e il fatto che Michele allla fine dica che bisogna andare al di là, che bisogna sapere altro per meglio il proprio mestiere è straordinario. Niente, sono troppo contento e te lo volevo dire.
Ah, tengo pure un’altra bella notizia, oggi dovrebbero arrivare due copie del libro. Non sto nella pelle, naturalmente se accade davvero te lo faccio sapere.

Il vicino di casa Antonio, Luca Carbonelli e il Salotto del Caffè
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Caro Diario, è passata un’altra settimana agli arresti domiciliari e se ci va bene ci restiamo un altro mese, ormai faccio fatica anche a parlarne. Il libro va, anche se naturalmente risente pure lui di questa situazione, non c’è la possibilità di fare presentazioni, che come sai quelle sono molto importanti, e se vai sul sito di Amazon al posto di 1-2 giorni ci vogliono 1-2 settimane per averlo. Detto ciò, aggiungo che non mancano le soddisfazioni.
Gli amici e le amiche che stanno leggendo il libro postano foto e commenti sui social e danno una mano a farlo girare, Domenico Romano ha scritto una bella e sincera recensione su Amazon, la puoi leggere cliccando qui, e accadono cose curiose come quella che ho raccontato un po’ di giorni fa, quando ho parlato in cortile con Antonio, il vicino di casa di Cinzia.
A separarci, insiemme all’inferriata, poco meno di una decina di metri, come si conviene in questi giorni strani. A un certo punto ho raccontato che mio padre lavorava all’Enel e così ho scoperto che anche Antonio lavora lì. Mentre parlava, a un certo punto ha nominato la Bufala, così si chiamava la sottostazione di via Galileo Ferraris, e a quel punto io mi sono dato una botta sulla fronte come fa Massimo Ranieri quando canta Perdere l’amore, rammaricandomi di non averlo scritto nel libro. Due giorni fa, mentre passeggiavo e canticchiavo nel cortile come fanno i carcerati nell’ora d’aria, me lo sono visto arrivare, ci siamo salutati, sempre da lontano, dopo di che ha infilato una bottiglia di vino sotto l’inferriata e mi ha detto “professò, questa ve la bevete alla salute di tutti noi, è dedicata a vostro padre, Pasquale Moretti, che lui se la merita visto quello che mi avete raccontato”. Sono stato contento assai e te lo volevo dire.

Sempre della serie per fortuna che c’è il libro, oggi è arrivata la copia che ha comprato a Luca Carbonelli, siamo amici da tanto, l’hanno scorso ho raccontato un poco di lui qui, sì, un poso, perché lui fa mille cose oltre a Caffè Carbonelli, formazione, consulenza, lo scorso autunno con Giuseppe Jepis Rivello abbiamo presentato anche il suo libro, Falla Esplodere, nella Bottega Letteraria.
Luca ha condiviso sui social una foto e un messaggio che mi hanno dato un’altra bella botta di contentezza.
La foto perché Luca ha messo insieme Il lavoro ben fatto e Il Salotto del Caffè, che vicini ci stanno proprio bene.
Il messaggio perché è insieme un attestato di stima a prescindere, il libro ovviamente lo deve ancora leggere, e un esempio di come si possono capire due amici che si conoscono molro bene. Eccolo:
“È arrivato: Il lavoro ben fatto. Che cos’è, come si fa e perché può cambiare il mondo. Secondo me Vincenzo Moretti con suo figlio Luca, in questo libro hanno elaborato e organizzato in maniera ottimale concetti dei concetti semplici e utilissimi all’economia globale in epoca contemporanea. Le cose semplici muovono il mondo. E Vincenzo nello spiegarci il perché è un maestro. Ve lo consiglio vivamente.”
Che ti devo dire caro Diario, teneva ragione papà, la vita è fatta anche di soddisfazioni.
Alla prossima.

Il lavoro preso di faccia in diretta su Facebook
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Caro Diario, ieri sera ho fatto la prima diretta Facebook della mia vita, la colpa è del mio amico Domenico Romano, a questo punto dovrei dire il merito, insomma è stato lui a farmi il buco in testa per farmela fare.
To lo sai come sono fatto, ci sono poche cose che faccio molto bene e su tutte le altre sono una frana, che per fortuna un paio di quelle che faccio molto bene sono cose importanti, altrimenti chissà come me la sarei cavata. Lo so, è difficile crederlo, c’è voluta Cinzia per farmi pensare che la diretta potevo farla anche con il telefonino, che insomma non dovevo stare davanti al computer, e sempre lei mi aiutato a fare una prova ieri mattina.
Ovviamente lo so che dal punto di vista tecnico la diretta non è stata un granché, ma come ho scritto io non cerco la tecnica cerco l’umanità, e quella ce l’ho messa io e l’ho letta, la sto leggendo, nei commenti delle amiche e degli amici, comunque non la faccio più lunga, se non lo hai ancora fatto e la vuoi vedere clicca qui.
Il format si chiama I racconti del lavoro ben fatto, la puntata di ieri, dedicata a mio padre, Il lavoro preso di faccia. Dura 10 minuti, ogni mercoledì, dalle 20:30 alle 20:40, e con il tempo spero di trasmettere anche video di lavoro ben fatto delle persone che mi seguono, o anche racconti che poi io posso leggere in diretta, durata 5-6 minuti, si possono condividere sulla pagina dell’evento o inviare a partecipa@lavorobenfatto.org. Ecco, anche per oggi è tutto, alla prossima.

libroevino

Ci vediamo a Lavoradio
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Caro Diario, come dicono quelli internazionali “save the date”, segna la data in italiano, a Secondigliano “nun te scurdà”, Martedì 21 Aprile alle 19:30 io e Luca siamo ospiti di Vito Verrastro e di Lavoradio, presentiamo il libro, speriamo sia la prima presentazione di una lunga serie.
Sì, giusto, per la prima volta sarà una presentazione senza abbracci e senza firmacopie, e questo non mi piace, però sarà anche per la prima volta una presentazione nazionale, nel senso che ci si può collegare da ogni parte d’Italia, chissà che non arrivino amiche e amici anche da altri Paesi, e questo come puoi immaginare mi paice assai.
Che ti devo dire, sono troppo contento, c’è bisogno di parlare del libro per farlo conoscere, per fortuna che ci sono amici come Vito sempre disponibili a dare una mano, chissà, se va bene magari anche a qualche altra/o collega giornalista viene la voglia di organizzare qualcosa. Io naturalmente ti tengo aggiornato, tu nel frattempo dammi una mano a passare parola.

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Troppo Bello
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Caro Diario, ti dico solo che a Lavoradio è stato bellissimo, ho bisogno ancora di un po’ di tempo prima di tornarci su. Ho ringraziato assai Vito e pure Luca, anche se più di una/o mi ha sfottuto per come lo guardavo mentre parlava. Ho chiesto scusa per qualche intemperanza, io questo sono, a volte mi faccio trasportare dalla contentezza ed esco fuori dal seminato. Ho risposto ai saluti, ai commenti e alle domande che sono arrivate durante la live, ci ho messo quasi 3 ore. Mi sono anche copiato tutto, ci stavano un sacco di spunti, di cose su cui riflettere e di cose da “rubare”, naturalmente dopo aver chiesto il permesso. Per ora mi fermo, ma tranquillo che ci ritorno su presto, prima devo smaltire la sbornia, tu intanto se non lo hai fatto guardati il video, lo trovi qui.

Caro Vincenzo, vengo con questa mia a dirti
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Caro Diario, mi ha scritto Marcella Carnevale, e dato che dopo averlo letto sono rimasto senza parole, mi regolo di conseguenza e così rimango, senza parole. Buona lettura.

“Caro Vincenzo, vengo con questa mia a dirti che mi è piaciuto. Ti devo dire che all’inizio non mi sentivo coinvolta in quella che ritenevo comunque, una bellissima iniziativa! Il lavoro ben fatto, è una parola, mi dicevo! Io, che sto per lasciare il mio, non posso appartenere ad una comunità di persone appassionate, coinvolte e convinte di quello che fanno; io non lo sono più perché mi sono buttata a capofitto in un lavoro che poi ho scoperto essere invisibile, impalpabile, un lavoro che, colui per il quale lo svolgi, non vede, non capisce e non può capire, un lavoro difficile anche da spiegare, un lavoro in cui entità terze cambiano le regole del gioco mentre si sta giocando. Insopportabile per me che avevo iniziato con tanto entusiasmo, tanta passione e tanta convinzione di poter mettere sempre i tasselli al punto giusto! Così lo vedevo il mio lavoro e mi dicevo: Difficile è ciò che non sai fare, se lo sai fare diventa facile!
Quindi, le storie degli altri scritte da te le leggevo, mi appassionavano, anche se le sentivo lontane. Io non c’entravo con quelle persone che tu così appassionatamente e mirabilmente racconti nei tuoi scritti!
Poi leggo, a sprazzi, “Il lavoro ben fatto”. Ascolto te e Luca alla radio e mi si apre l’orizzonte, comincio a capire – sono un po’ tontolona, in effetti – che il lavaggio dei denti è un lavoro ben fatto se lo fai con cognizione. L’importante è fare qualcosa “piccola o grande che sia, come se in quella cosa si volesse essere il migliore del mondo”. Ed essere il migliore non significa sempre essere vincitore, anzi, l’importante è impegnarsi, qualunque cosa si faccia ed io, in tutta onestà, posso dire di essermi impegnata. Che importa se gli altri non capiscono? L’importante è farlo bene per te stessa e per la tua coscienza poi, puoi anche accettare le sconfitte e le delusioni.
Detto ciò, sappi che, se rinasco, voglio fare anch’io il lavoro di libraia e non quello di dottore commercialista.”

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Scusate il ritardo
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Caro Diario, sono più due settimane che non ti dico niente del libro di una vita, e mi sento nu ‘nfamone. Tu solo mi puoi capire, metti insieme la 4° A di Follonica, La notte del lavoro narrato, Le storie del lavoro narrato, l’arazzo di HackForTravel, le cose che sto facendo con Jepis, quelle con Domenico e Luca, gli incontri in rete sempre belli e interessanti a cui mi invitano amici e amiche, alla fine io sono uno e qualcosa per forza rimane indietro, anzi se ci pensi bene a rimanere indietro sono sempre quelli che ami di più, e questo pure suggerisce qualche cosa.
Comunque, adesso sono qui, con un po’ di cose belle e altre invece no da raccontarti.
Una cosa bella sono le recensioni che stanno arrivando dalle lettrici e dai lettori, quella di Marcella Carnevale l’ho pubblicata la volta scorsa, quelle lasciate su Amazon le puoi leggere in altro e anche qui. Alla fine sono cinque, non cinquecento, però sono una più bella dell’altra, soprattutto trasudano sincerità, verità, e questo mi riempie il cuore.
Ho pubblicato anche un po’ di foto postate da amiche e amici sui social, le trovi qui.
Un’altra cosa bella è l’interesse di aziende e organizzazioni a questo tema, tu mi conosci amico mio, sono figlio di un muratore e di una contadini, mi piace pensare, mi piace immaginare ma i piedi li tengo sempre saldamente ancorati a terra. Il lavoro ben fatto fuziona amico mio, naturalmente è un processo, richiede tempo e consapevolezza, ma funziona, ormai l’ho sperimentato, le persone si rendono conto che è davvero così, che è una possibilità, che è l’occasione per lavorare e vivere meglio.
Bisogna che uniamo i puntini amico mio, proprio come abbiamo scritto io e Luca nel libro.
Tra le cose che invece no c’è la sostanziale impossibilità a muoversi, a presentare il libro, a organizzare il #lavorobenfatto book tour, che quella roba lì per un libro come il nostro è fondamentale come il sole e l’acqua per la nostra Terra.
Intanto ci diamo da fare in rete, non è la stessa cosa ma questo è, speriamo nella buona stella, tengo una voglia di andare il giro con Luca con il nostro libro nello zaino che neanche ti puoi immaginare.

La video-recensione di Federico Samaden
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Caro Diario, Il lavoro ben fatto è anche un canale youtube, lo puoi vedere qui. Si può imparare e migliorare sempre, a 65 anni e anche di più. Con Youtube ho avuto a che fare anche in passato, ma è la prima volta che ci sto provando sul serio, naturalmente con mille limiti ed errori, ma per ora non importa, come diceva mio padre con il tempo e con la paglia si maturano le nespole.
Lo vuoi sapere di chi è la colpa? Del mio amico Federico Samaden, che ha letto il libro e ha fatto una video-recensione fantastica, sui social in meno di due giorni ha già superato le 1500 visualizzazioni, sono partito da lì, tutto il resto è venuto di conseguenza, della sezione dedicata alle playlist sono quasi orgoglioso. Non ci sta niente da fare, se dove tieni la mano ci metti la testa e dove tieni la testa ci metti il cuore le cose vengono come devono venire, fermo restando naturalmente i limiti che ciascuno di noi ha.
Come dici? Certo che te lo faccio vedere il video di Federico, sono venuto apposta. Buona visione.

Lidia Vascon e la mezza idea di Jepis
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Caro Diario, ieri mattina su Linkedin ho trovato questa commento a un mio post di Lidia Vascon: “Libro illuminante, da leggere! Ti cambia l’approccio al lavoro e alla vita”. Alla fine, l’iconcina delle manine che applaudono.
Nella sua essenziale semplicità, il messaggio mi ha colpito molto, perché in quel “ti cambia l’approccio al lavoro e alla vita” ritrovo la ragione fondamentale per cui ho scritto il libro, lo scopo di cui parla l’Agente Smith a Neo in Matrix Reloaded, il senso più profondo del mio lavoro. In più c’è il fatto che Lidia e io non ci conosciamo, siamo per ora soltando due nodi di un network sociale, insomma non ci sono interferenze di tipo personale in quello che ha scritto.
Per non farla troppo lunga sono così contento che faccio due cose. La prima con qualche titubanza, ho paura di essere fastidioso e invaadente, ma insomma alla fine scrivo a Lidia, la ringrazio e le chiedo se posso usare il suo commento per fare un po’ di pubblicità progresso al libro. La seconda senza problemi, scrivo a Jepis, condivido con lui il commento di Lidia, gli dico che nel mondo Linkedin la comunità interessata al lavoro ben fatto si sta allargando sempre di più e che insomma mi deve dare una mano a pensare una strategia di comunicazione.
La risposta di Lidia è gentile e affettuosa, mi dà il suo consenso e aggiunge che le farebbe piacere contribuire alla diffusione del libro.
La risposta di Jepis è questa: “Va bene, naturalmente ci sono. Direi che mezza idea ce l’ho, l’altra mezza ce la devi mettere tu”. Qualche ora dopo pubblica sui social il post che puoi vedere nella foto.
Ecco amico Diario, cosa ti sembra tutto questo se non un bellissimo esempio di sensemaking? Il commento di Lidia, la mia interazione e quella di Jepis che attivano un processo di senso e significato che ci porterà da qualche parte sulla base delle cose che pensiamo e delle azioni conseguenti che attiviamo. I like tutto questo. Mi piace assai. Alla prossima.

mezzaidea

Il lavoro ben fatto, Raffaele Gaito e Gennaro Melillo
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Caro Diario, eppur si muove. Per ora il libro non va ancora come potrebbe, ma io sono fiducioso assai, i semi del lavoro ben fatto sono destinati a germogliare e a diventare frutti, è soltanto questione di tempo, come diceva mio padre con la paglia e con il tempo maturano le mele. No amico mio, non è questione di essere ottimismi, è il processo che si attiva nelle persone che leggono il libro che mi trasmette pensieri belli, sono le recensioni su Amazon, i commenti, le domande e le riflessioni del lettore pizzaiolo Gennaro Melillo che se vuoi puoi leggere qui.
E poi c’è il cantiere che si è aperto dopo la bellissima chiacchierata /intervista che ho fatto il 18 Maggio a G-FACTOR con Raffaele Gaito. Al di là del titolo, i temi sono stati assolutamente quelli del libro, e ti dico che ha avuto un impatto molto positivo che continua ancora, adesso non ti posso dire proprio tutto, però ti posso mettere qui una parte dei commenti, così ti fai un’idea.

Ferruccio Murgia: Stamattina dovevo compilare il mio 730 ed ho deciso di sentire una delle interviste di Raffaele. Ero indeciso su quale ascoltare e devo riconoscere che ero un po’ scettico su questa. Inutile dire che il 730 è rimasto lì dov’era ed io sono rimasto incollato allo schermo del mio cellulare. È la prima volta che scrivo un commento su questo canale ed è la prima volta che ho condiviso il link ad un’intervista con i miei contatti che considero meritevoli. Grazie per quello che avete condiviso e per l’ispirazione che mi avete dato.
Raita: Fantastico video e due fantastici professionisti. Il dottor Moretti trasuda emozione e passione pura per il suo lavoro, un settore che tra l’altro io amo e che voglio sicuramente approfondire. Grazie per rendere Youtube un posto così bello.
Emiliano Brinci: Raffaele, voglio ringraziarti pubblicamente per questo video meraviglioso. Vincenzo è una persona straordinaria, che non conoscevo. Grazie veramente, da oggi avrò un’altra persona bella nella libreria della mia vita.
Chiara De Leonardis : Il lavoro ben fatto mi ha fatto subito pensare a “La chiave a stella” di Primo Levi.
Paolo Elefante: Fantastico Vincenzo Moretti! Conosco da poco te Raffaele e sei bravissimo, ma il prof. Moretti lo sto scoprendo ora e starei ore ad ascoltarlo!
Ale Mela: La creazione del valore e non del plus valore, bellissima riflessione!
Alessandro Iacobelli: Bravissimi! Lezioni di vita preziose.
Raffaele Auricchio: Bellissima intervista. L’approcciò che adottò è sempre nella Vita è: 1. fai quello che puoi con quello che hai; 2. se fai qualcosa la fai, la fai al 110% senza aspettati qualcosa in cambio. O meglio ti dimostro e poi se verrà …; 3. quello che fai o non fai l’hai deciso tu.
Silva Giromini: Ho guardato oggi questa intervista. Bella davvero. Hai amici davvero fantastici. Taggo subito Adele Corbo perché deve assolutamente ascoltarla questa intervista, lei che del lavoro fatto bene è una sostenitrice. Qual è il blog di Vincenzo? Gli scriverò da qualche parte. Vincenzo è una bella persona.
Diego Castagno: Qui si parla di #lavoro e di #futuro. Insomma, si parla del paese, sempre più fragile, a cui servono una visione e una prospettiva. Il futuro è una questione di prospettiva.
Angelo Gatto: Mi ripeto ma credo che sia sempre più prezioso il lavoro fatto in questi anni da Vincenzo Moretti
Rodolfo Filippo Manicone: Grazie Raffaele Gaito per avermi fatto conoscere Vincenzo Moretti. Intervista meravigliosa con una persona tanto intelligente quanto semplice. La perla tra le perle: “ciò che va quasi bene non va bene!”. Ho dovuto solo ascoltare ed ispirarmi.
Attilio Montanari: Grazie Raffaele per questa conversazione stupenda. È già la seconda volta che mi proponi un incontro di grande significato. A Vincenzo Moretti auguro veramente di riuscire a fondare la scuola che ha in mente. Ne vorrei diventare allievo, anche se sono un po’ “vècio”. Mi ha commosso la citazione di Bertolt Brecht. La mia maestra di quinta elementare me la fece conoscere per la prima volta. E da allora è sempre rimasta impressa. Grazie ancora.
Paola Caldera: Raffaele questa intervista sul Lavoro ben fatto non può lasciare indifferenti. Bellezza è la parola chiave.
Lidia Vascon: Grazie Raffaele e grazie Vincenzo: spettacolare e illuminante. Vista tutta, se inizi non puoi smettere, e poi parole così belle, semplicemente profonde non le puoi interrompere.
Martina Casani: Grazie Raffaele Gaito, grazie Vincenzo Moretti, è stato un incontro davvero “inspiring”. L’importanza del come, invece del cosa, è un concetto che mi caratterizza da sempre: vederlo descritto così bene mi ha emozionata e mi ha restituito un pezzo di identità che avevo scordato. C’è bisogno di persone, momenti di incontro e visioni come voi. Super.
Angelo Congedo: 1000 grazie non bastano per dire quanto sia stata meravigliosa questa scoperta.
Sabrina Lettieri: Io, Guerino e Francesco vi abbiamo raggiunto con ritardo purtroppo. Però quel poco che abbiamo ascoltato ci è piaciuto. È stata l’occasione per lasciarci coinvolgere dall’entusiasmo del prof. Vincenzo Moretti. Le sue parole sono dose necessaria per riflettere sulla condizione lavorativa propria, ma anche altrui. E per “ricaricarsi” di consapevolezze. Perché il discorso sul lavoro ben fatto si estende come una vera e propria reazione a catena. E l’effetto benefico che si realizza come conseguenza all’investimento massimo di sé nell’approccio, è qualcosa che ritorna a noi stessi. Bisogna crederci davvero, però. Abbiamo riflettuto sulla condizione di chi è sfruttato, e di chi dovrebbe comunque fare bene il proprio lavoro anche in questa circostanza. E nella stessa circostanza dovrebbe fare bene il suo lavoro anche chi, ahimè, sfrutta. È per questo che, secondo me, maggiore è il grado di responsabilità, più intensa è l’etica che dovrebbe muoverci. Grazie a Daniele per averci segnalato l’evento. Eh si, perché ascoltarvi è stato come quando si legge e si fa propria una citazione bellissima! A presto.
Anita Defelice: Raffaele, grazie a te e a Vincenzo per averci fatto ascoltare parole così vere e dirompenti.
Roberto Meoli: Vincenzo Moretti, che bello. Sembrava essere tra i banchi, ma sono passati più di 10 anni. Al Pacino. Ogni maledetta domenica. Sensemaking. Che bello ascoltare ed essere trasportati in un tempo passato. Sempre grandi insegnamenti, Vincenzo.
Giovanni Toccu: Vincenzo, è compito di noi genitori farti conoscere. Io ho letto il tuo manifesto a mio figlio e ogni tanto commentiamo insieme alcuni punti che uso per raccontargli le mie esperienze lavorative e di vita. La meraviglia di questo video è dimostrata dal fatto che quel chiacchierone di Raffaele Gaito non è mai stato così silenzioso durante un’intervista.
Daniele Biancardi: Semplicemente “lavoro ben fatto”.
Irene Costantini: Niente da fare Vincenzo, non riesci a non farci pensare! Bravi quei genitori che leggono ai bambini, abbiamo visto che si può fare! Lavoro Ben fatto!
Katia Tarricone: Questa del limite è una vera perla. Grazie. Se lo fai bene, con amore, anche un lavoro che non ti piace a poco a poco diventa gratificante e bello. E comunque ci sono le mamme che ti fanno conoscere ai figli.
Adolfo Grassi: Caro Raffaele il lavoro ben fatto cambia il mondo, Vincenzo anni fa scrisse un articolo su di me e la mia famiglia, da allora non penso ad altro: fare il mio lavoro “ben fatto”.
Ecco caro Diario, il video dell’intervista di Raffaele dovresti averlo visto già, comunque te lo rimetto qui, per te o per qualche tuo amico che ancora non lo ha visto. Alla prossima.

 
L’importanza del lavoro ben fatto
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Caro Diario, ieri Raffaele Gaito, sì, ancora lui, ha ospitato un mio post sul suo blog, lo puoi leggere qui. Come puoi immaginare sono contento assai, finalmente il libro sta cominciando a girare meglio, comincio a pensare alla possibilità di fare qualche presentazione di quelle, diciamo così, classiche, insomma la macchina si sta mettendo in moto, e questo mi dà nuova forza ed energia, che è sempre una cosa buona.
Intanto Giovedì prossimo, 25 Giugno, ho una presentazione di quelle, diciamo così, tecnologiche, organizzata da Copernico, dalle 18:00 alle 19:00, l’evento è gratutio però per partecipare ti devi prenotare qui. Mi raccomando, passa parola.

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Katia Tarricone, Antonio Fresa, le recensioni e Luciano Bianciardi
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Caro Diario, ieri sono arrivate le recensioni di Katia Tarricone su Dryas e di Antonio Fresa su Mentinfuga, non aggiungo altro, se non che sono molto contento, per il resto ti lascio alla lettura, mi sembra la cosa migliore.
Come dici? Sì, confermo, Katia e Antonio sono due miei carissimi amici, non avrebbe senso nasconderlo, la loro amicizia è troppo più importante della recensione, ma resta il fatto che hanno letto il libro e hanno messo nero su bianco quello che ne pensano.
Leggere un libro non è mai un fatto scontato. Scriverne ancora di meno.
Luciano Bianciardi, intellettuale molto caro al nostro amico Tiziano Arrigoni, che ne ha scritto qui e gli ha dedicato un libro, La dinamite nella valigia, in Non leggete i libri, fateveli raccontare, ha scritto che “Solitamente i critici da noi parlano poco del libro o spettacolo o dipinto che dovrebbero recensire. Più che altro parlano di sé”.
Ecco, Katia e Antonio no, loro parlano del libro, perché lo hanno letto, che neanche questo alla voce “recensioni” è così scontato. Non so a te, ma a me non sembra poco. Buona lettura.
Katia Tarricone, #lavorobenfatto, Dryas
Antonio Fresa, Luca e Vincenzo Moretti: Il lavoro ben fatto, Mentinfuga

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Caro Papà, vengo con questa mia a dirti
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Caro Diario, con Luca abbiamo deciso di dedicare queste letture d’autore ai nostri lettori. Per quanto mi riguarda, lo farò ogni tanto, quando tengo l’ispirazione, leggo l’inizio di un capitolo, e pure Luca fa lo stesso, anche se lui per questo libro qua fa prima.
Lo so che non ti sorprende, ma io non seguo l’ordine del libro, anzi comincio dalla fine, comincio da papà. Buona visione, anche se sarebbe meglio dire buon ascolto.

 
Il libro della settimana di Raffaele Gaito
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Caro Diario, ti confesso che dopo che Raffaele Gaito ha ospitato il mio post sul suo blog un poco ci speravo, però quando poco fa Jepis, nascosto in parte dal suo iMac, dall’altra parte del tavolo rotondo, mi ha detto “Vincè, vedi che Il lavoro ben fatto è il libro della settimana di Raffaele Gaito sono stato troppo contento. Ma troppo troppo.
Ti lascio con i tre perché Raffaele ha consigliato il libro:
1️⃣ Perché spiega come affrontare bene qualsiasi lavoro.
2️⃣ Pieno di spunti utili per cambiare il proprio approccio.
3️⃣ Un libro che fa bene e che guarda al futuro.
Sì, amico mio, è bello, bello assai. Sono contento.

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La dedica di Giuseppe
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Caro Diario, Mario Greco, il Barbiere De Giulio, lo conosci già. Ha letto il libro, gli è piaciuto e ha deciso di regalarlo a qualche amico, tra questi Giuseppe, che come lui è uomo di profondità, di ricerca, di senso. No, non c’entra niente che Mario fa il barbiere e Giuseppe gestisce una sala scommesse; lo sai come la penso, l’importante non è che lavoro fai, ma come lo fai, e naturalmente perché. Comunque qualche giorno fa Mario mi ha detto che a Giuseppe avrebbe fatto piacere avere una dedica al libro e così ieri pomeriggio l’ho raggiunto alla sala scommesse.
Sono arrivato, ho bussato, a pensarci dopo mi è sembrata una cosa indicativa e inusuale, e sono entrato. Giuseppe era da solo, ci siamo seduti e ho cominciato a guardarmi intorno. Il posto è molto diverso da come me lo immaginavo: abbastanza luminoso, molto pulito, senza macchinette mangia soldi, soltanto alcuni computer da un lato dove i giocatori scommettono. Ho fatto fatica a nascondere il mio inbarazzo, mi sono sentito in dovere di dire che era la prima volta che entravo in una sala scommesse, Giuseppe ha sorriso e deve aver detto qualcosa tipo “guarda che sei maggiorenne, non è un reato”, dopo di che gli ho fatto delle domande per capire almeno un po’ come funziona, mi ha risposto che ormai si svolge tutto online, e così ho voluto sapere perché allora le persone vanno a giocare lì, e lui mi ha risposto “per incontrarsi con altri giocatori, stare insieme, scambiare pareri”.
Ho appena finito di scrivere la dedica e sto per andare quando entra A., Giuseppe me lo presenta come un grande lavoratore, lui dice che Giuseppe gli ha parlato di me e del libro, cominciamo a chiacchierare, nel frattempo entra G., la chiacchiera va avanti, ci vuole una mezzora buona prima di riotrnare ai saluti, la salumeria tra poco chiude e devo farci un salto.
Salutandomi, Giuseppe mi dice una cosa tipo «Vincenzo, alla fine di tutti questi discorsi la cosa più straordinaria è che da mezzora G. invece di giocare sta qui ad ascoltare te che parli del libro e del lavoro ben fatto. È incredibile.» Che ti devo dire amico Diario, all’ingresso della sala scommesse la mia parola era “imabarazzo”, all’uscita è diventata “contentezza” e anche “orgoglio”, l’interesse di G. per le cose che raccontavo, o comunque il fatto che è restato lì ad ascoltare, lo trovo pieno di speranza, che ti devo dire, magari sono io che sono un poco bacchettone, ma parlare di lavoro ben fatto in una sala scommesse mi è sembrato meglio che parlarne all’università. Magari mi sbaglio, ma per me è stato proprio così.

Le 5 copie di Mario
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Caro Diario, ieri mattina con Cinzia sono passato da Mario e mi ha detto due cose belle assai. La prima è che il libro gli è piaciuto molto e gli fa piacere parlarne. La seconda è che ha consegnato tutte e 5 le copie del libro che aveva comprato per regalarle, in realtà gli resta da dare la copia al fratello, ma anche quella è cosa fatta.
Ti dico la verità, mentre Mario parlava più che alla commovente poesia delle sue parole, che c’è, è tanta e naturalmente non mi sfugge, ho pensato all’impatto della sua decisione alla voce “vendite”.
Come dici? Certo che lo so che una noce da sola nel sacco non fa rumore, non sono così matto da pensare che ogni persona che legge il libro ne regala 5 copie, però questo non mi impedisce di pensarci su, di capire se e come si può attivare un processo di isomorfismo, si può diffondere il passaparola. D’accordo, Mario è una persona speciale, il suo negozio di barbiere è un negozio speciale, però non è detto che non ci possano essere persone che leggendo quello che ha fatto lui non si possano incuriosire e leggere a propria volta il libro, o se lo hanno letto decidano di regalarne una copia a un proprio collega di lavoro, a un proprio amico, a un proprio allievo o maestro.
Alla fine se ci pensi anche le persone che lo hanno recensito su Amazon hanno insistito su questo aspetto del libro che non è solo bello da leggere ma “può servire”. Insomma continuiamo a pensarci a come organizzare il passa parola, facciamolo insieme, magari anche con qualche nostro lettore, come diceva mio padre “cchiù ne simme e cchiù belli parimmo”. Alla prossima.

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“Mammà, perché se la chiamo io per il mio libro Chiara Ferragni non ci viene?”
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Caro Diario, in un certo senso il titolo alla Lina Wertmüller dice tutto. Perché sì, potevo pure mettermi a fare l’intellettuale e fare un po’ di chiacchiere sul rapporto tra la cultura e la società, sul bel lavoro di Paul Di Maggio su Organizzare la Cultura, sulle discussioni senza fine sul ruolo dell’arte, sull’accesso ai musei e sull’importanza della bellezza sulla educazione nostra, dei nostri figli e dei nostri nipoti, ma non lo faccio, ti dico solo che non è una battaglia che non finisce mai, pensa che prima che le prendessero in gestione le ragazze e i ragazzi della Cooperativa La Paranza e della Fondazione di Comunità San Gennaro pure le Catacombe di San Gennaro erano chiuse al pubbliche, disponibili solo per per i famosi esperti e per gli amici degli esperti.
In realtà questo è un aggiornamento giocosamente dispiaciuto e invidioso, dispiaciuto di non essere il Direttore delle Gallerie degli Uffizi e invidioso di non poter invitare Chiara Ferragni a leggere qualche riga de Il lavoro ben fatto, che allora sì che il suo messaggio correrebbe da giovane a giovane, diventerebbe virale, altro che tutti questi spocchiosi ignoranti che storcono il naso, che è bastata lei e nell’ultimo week end il 27 percento in più di ragazze e ragazzi ha visitato gli Uffizi.
Detto ciò, basta con l’invidia, che anche quando è giocosa, e scherzosa, non va bene. Molto meglio mettersi in moto, passaparola passaparola, copia copia, amica/o amica/o, che magari a Chiara Ferragni non ci arriviamo ma tra noi e lei alla voce “influencer” ci stanno miliardi di centimetri da conquistare, alla fine è pure questa una grande possibilità. Alla prossima.

Marcello Lombardi
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Caro Diario, Marcello Lombardi è un nuovo amico che sta leggendo il libro, prima ti dico che cosa mi ha scritto, poi ti dico che cosa mi ha detto e infine che lavoro fa e che cosa vorrei fare con lui.

Quello che ha scritto me lo ha scritto prima su Instagram, poi ha visto che lì sono poco pratico e me lo ha riscritto su Messenger, ed è questo:
«Ciao Vincenzo, sento una certa urgenza di dirtelo, come se avessi il timore che dicendotelo più tardi, domani o quando Dio vorrà, il trascorrere del tempo togliesse valore all’emozione.
Stamattina, come di consueto a Caselle, mi sono svegliato presto e dopo il mio tempo di preghiera sono andato a cercare il tuo blog. Ho cominciato a leggere e man mano che leggevo trovavo conferma alla mia intuizione (al mio istinto se vuoi, perché sono uno che da molta importanza all’istinto come sesto, e più importante, senso). Adesso il problema è che ho paura di leggere il tuo libro. Sto parlando di quella sana paura che ti assale quando sai di avere a disposizione un certo numero di pagine che per quanto “abbondanti” finiranno. Si caro Vincenzo (perché già mi sei caro), il tuo diario “sfonda” la scatola della tua intimità e diventa intimità collettiva.
Il tuo “de rerum minimum” (perché “parvus” non mi piace, lo connota di quella insignificanza dalla quale tu vuoi liberarlo) mi ha fatto scendere parecchio in profondità, dove si prendono i “pesci grossi”. E per questo ti ringrazio. Spero di avere presto l’occasione di prendere un caffè (o quello che vuoi, pure uno spaghetto a vongole), non per conoscerti (perché, scusami la presunzione, ma già te saccio!!!), ma solo per oziare un po’ insieme.
Ti abbraccio. Marcello.
P. S.
Sei entrato di prepotenza nei miei top ten come scrittore. Bravissimo anche Luca. Ma si sa, il frutto non cade mai lontano dall’albero, o forse qualche volta si, ma stavolta no. Che bello che scrivete insieme.»

Quello che mi ha detto me lo ha detto oggi, dopo aver fatto i complimenti a Luca che era con me così come Cinzia. A proposito, con lui c’era anche Mario Greco, il Barbiere De Giulio, insomma sappi che tengo un testimone, le parole precise precise non me le ricordo ma il fatto questo è:
«Senti Vincenzo, ieri sulla spiaggia ho letto qualche capitolo del libro e quando sono tornato a casa ho tolto un lenzuolo asciutto perché il cielo si faceva scuro. L’ho piegato bene bene e alla fine ci ho passato anche la mano sopra come per stirarlo, pensa che quando è tornata mia moglie è rimasta sorpresa, non lo avevo mai fatto prima, ed è stata contenta, ha apprezzato molto. Che ti devo dire, per me il fatto di piegarlo così bene quel lenzuolo mi ha dato una soddisfazione intima, e questa soddisfazione mi è venuta dalla lettura del libro.»
Prima di chiudere questa parte ti devo dire che Marcello l’ho conosciuto da pochi giorni, mi ha fermato in piazza a #Cip chiedendomi del libro e insomma questa storia l’ho già raccontata sui social perciò è inutile ripeterla qui, altri commenti non ne faccio, non sta a me farli, ognuno ci può arrivare da solo.

Finisco dicendoti che Marcello di lavoro fa l’avvocato penalista e dice che una delle domande che si fa più spesso è se il suo lavoro è un lavoro ben fatto. Ecco, quello che vorrei fare con lui è discutere proprio di questo, spero di riuscire a farlo nei prossimi giorni, secondo me la domanda “un avvocato penalista può fare un lavoro ben fatto?” è estremamente interessante, per la prima volta credo ancora di più del dottore commercialista. Perché è interessante è facile, perché non c’è una tisposta univoca: il lavoro ben fatto per l’imputato difeso da Marcello è essere assolto, o avere una pena minima, indipendentemente dal reato commesso; il lavoro ben fatto per il pubblico ministero, cioè per lo Stato, è assicurare un colpevoe alla Giustizia; e infine c’è la coscienza di Marcello, che naturalmente sa come stanno effettivamnete le cose, il che pome degli intrecci di carattere etico non facili da dipanare.
Sul punto 3 naturalmente ti tengo informato, però tu pensa anche ai punti 1 e 2, perché sono collegati a quello che ha scritto un mio amico di vecchia data, Gianluca Esposito, che pure sta leggendo il libro, ma di questo ti dico domani.

alex1a