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Bottega O

Università Suor Orsola Benincasa
Corso di Comunicazione e Cultura Digitale
Bottega O: Maria D’Ambrosio, Vincenzo Moretti, Giuseppe Jepis Rivello; Bruno Aiello, Roberta Avallone, Valeria Boccara, Riccardo Cerino, Nicola Chiacchio, Roberta Cicellin, Domenico Cimmino, Claudio De Benedetti, Alessandra Di Dio, Emanuela Di Pinto, Alfonso Di Stasio, Ferdinando Gagliotti, Arianna Giordano, Federico Guadagno, Nunzia Iengo, Adele Iorio, Lorenzo Lacala, Alessandra Martino, Maria Gabriella Mosca, Lorenzo Muto, Antonio Piscopo, Andrea Postiglione, Gabriele Punzo, Alessia Rondinella, Luisa Scherillo, Isabella Schiano di Cola, Adele Toscano

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CALENDARIO
8 Ottobre 2020; 9 Ottobre 2020; 11 Ottobre 2020; 15 Ottobre 2020
16 Ottobre 2020; 21 Ottobre 2020; 23 Ottobre 2020; 25 Ottobre 2020
27 Ottobre 2020; 28 Ottobre 2020; 30 Ottobre 2020; 31 Ottobre 2020;
13 Novembre 2020; 17 Novembre 2020; 20 Novembre 2020; 25 Novembre 2020;
Fatti in Bottega

#lavorobenfatto

CARO DIARIO

Giovedì 8 Ottobre 2020
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Caro Diario, quest’anno ci sono diverse novità sotto le stelle del Corso di Cultura e Comunicazione Digitale a Unisob. Innazitutto è cambiato il luogo, non più l’aula fisica ma quella digitale, come puoi vedere dalla foto di copertina. Poi sono arrivati i rinforzi alla voce docenti, perché quest’anno assieme alla mitica Maria D’Ambrosio e a me ci stanno anche Giuseppe Jepis Rivello e la sua Jepis Bottega, che loro li conosci bene e non sto qui a ripeterti le cose.
Naturalmente sono cambiati anche le/i protagoniste/i, le studentesse e gli studenti del 2° anno, e anche i due ritorni, Nicola Chiacchio e Alessandra Martino sono particolari, perché sono ritorni nel senso vero della parola, sono della specialistica non della triennale, e chissà che quest’anno l’idea di avere dei tutor che ci affiancano nel nostro lavoro non possa realizzarsi concretamente.
Ora sarei un bugiardo se dicessi che non mi è mancata l’aula quella fisica, e anche l’entrée e la pasta da Maria, però ci sono anche dei vantaggi, soprattutto per lavorare come intendiamo lavorare Maria, Jepis e io, tenendo assieme pensare e fare, imparare e realizzare, non a caso quest’anno l’abbiamo chiamata Bottega O, o non zero, che pure è un numero straordinario, ma noi siamo innovatori anche perché abbiamo cura delle nostre radici e del nostro passato.

Come dici amico Diario? Vuoi sapere come è andata? Aspettare è un verbo che non ti piace, come se non lo sapessi che ti racconto tutto ma quasi tutto quello che facciamo.

Il titolo del primo episodio potrebbe essere “Piacere, mi presento”. Per cominciare Maria, poi io e Jepis, mentre alle ragazze e ai ragazzi abbiamo chiesto di raccontarsi per iscritto e inviare tutto via mail, mi piacerebbe molto pubblicare qualche loro bella storia anche quest’anno, ma vediamo, fino ad ora sono arrivate storie molto normali, niente che mi faccia vedere il sacro fuoco dell’ideazione, della creatività, dei sogni, della passione, della volontà di arrivare. Ma per ora sono poche/i, vediamo che succede.

Il secondo episodio potremmo invece chiamarlo “Bottega O”, le linee guida del nostro approccio, cosa vogliamo fare, come lo vogliamo fare e perché. Abbiamo anche spiegato perché è fondamentale che ciascuna/o di loro studi due libri adesso, non alla fine del corso, perché serve condividere da subito l’approccio, il background culturale a partire dal quale studiamo e lavorare, insomma in che senso e perché siamo una Bottega e quali saranno i vantaggi che avranno lavorando e studiando in questa maniera.
Che ti devo dire, io spero tanto che ci siamo spiegati, in ogni caso ieri pomeriggio con Maria e Jepis abbiamo deciso che ci devono inviare entro Domenica 18 alle ore 20:00 un loro contenuto (testo, audio, video, segnali di fumo) nel quale raccontano i due testi che hanno studiato. Domani lo ribadiamo in Bottega, ma intanto glielo abbiamo detto.

Infine un titolo del terzo episodio potrebbe essere “Da consumatori a produttori”, naturalmente di contenuti. Naturalmente in 36 ore non è che riusciamo a costruire un palazzo, ma possiamo gettare le fondamenta, e tirare su i muri maestri, quelli che come dice il grande Wittgenstein sorreggono l’intera casa.
Su questo punto ci siamo scambiati un po’ di contenuti, un po’ di ragionamenti e un po’ di suggerimenti, sia in Bottega che dopo sul gruppo social, per esempio Emanuela Di Pinto ha racocntato del suo lavoro di critica culturale, teatrale e cinematografica a periodicodaily.com, nel pomeriggio ho guardato alcune cose che fa e mi sono piaciute, mi devo ricordare di dirle di mettere una sua foto nel profilo e di raccontarci perché ci sono 80 suoi articoli e nemmeno un commento, se i commenti non sono disattivati.

Cosa aggiungere ancora? Per esempio che i tre episodi come accadrà spesso sono stati molto circolari, nel senso che non sono statici, a camera stagna, si passa da una cosa all’altra, ci si ritorna su, si approfondisce, per certi versi si gestisce il caos, che alla fine funziona così nella vita vera, la quiete nell’universo non esiste. O anche che ci dobbiamo abituare a interagire di più è meglio, ad essere attori più che spettatori, consapevoli della fatica e della preparazione che ci vuole per stare al centro del palcoscenico. O infine che conto sulla Bottega per recuperare le cose che non ti ho raccontato, volutamente o perché me le sono dimenticate, chiederò a tutte/i di interagire e di completare il racconto della prima giornata, vediamo cosa succede.

Ecco, per ora direi che è tutto, non escludo di ritornare, in ogni caso domani la Bottega riapre e spero nel pomeriggio di ritornare.

#lavorobenfatto

Venerdì 9 Ottobre 2020
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Caro Diario, come ti avevo accennato un po’ di bio/racconti erano già arrivati ieri mattina, altri sono arrivati tra ieri pomeriggio e stamattina e altri ancora arriveranno, comunque nella lezione di oggi siamo partiti proprio dai bio/racconti e da alcuni messaggi nella bottiglia che ci hanno suggerito, eccoli:

1. Non riducetevi all’ultimo momento, insieme al tempo vostro c’è il tempo nostro. Non vale solo per il corso o per le prove di esame, vale nella vita.
2. Quando scrivete una mail mettete sempre l’oggetto.
3. Nella presentazione non ripetete quello che abbiamo chiesto, ve lo abbiamo chiesto, lo sappiamo già.
4.Creare un proprio modo di raccontare, il mio è caro Diario ma voi fate venire furoi il vostro.
5. L’importanza di rileggere e correggere i refusi.
6. Scintilla è una bellissima parola, alimentatele sempre le vostre scintille, non fatele mai morire.
7. Chi siete mettetelo nell’oggetto (presentazione di …) o nella mail di accompagno, non nel racconto.
8. Il giornalista non dà voce agli altri, dà voce ai fatti e, attraverso i fatti, contribuisce a formare l’opinione pubblica.
9. Bisogna navigare in mari aperto, tra sogni e realtà.
10. Nella scrittura la capacità di essere brevi è quasi sempre un pregio. A patto però di non essere frettolosi e di scrivere tutto quello che serve.
11. È stato sempre difficile essere giovani, in qualunque epoca, in altre più di adesso, perciò niente lamenti.
12. Raccontarsi è giusto sempre, e serve, a qualunque età.
13. È importante usare le parole nel modo giusto.
14. Cambiare il mondo è bello. E si può. A patto di lasciare le finestre aperte per fare entrare quello che fanno gli altri. Quello che aspirano a riuscirci solo con le loro idee e le loro azioni sono i dittatori.
15. Essere o sentirsi distaccati da questa società e fare il giornalista è difficile. Per il giornalista sportivo ancora di più. Lo sport è dominato dal dio denaro e vi imperversano alcune delle logiche e delle regole peggiori che governano il mondo.
16. In una presentazione è utile ci sia chi siete, cosa volete fare, come volete farlo, perché volete farlo.
17. Per scrivere bisogna leggere. Per scrivere bene bisogna leggere tantissimo.

A questo punto prima la prof. Maria D’Amrosio, e poi Lorenzo Lacala, Alfonso Di Stasio, Valeria Boccara, e … sono intervenute/i ed è venuta fuori una gran bella discussione che ha coinvolto, tra le altre cose, i giovani e quello che hanno da raccontare, zio Paperone, il lavoro di farmacista, il tiro con l’arco, Don Chisciotte della Mancia e Miguel de Cervantes, per ora non ti dico di più perché non voglio spoilerare alcune belle storie che arriveranno nei prossimi giorni.

L’ultima cosa che devo dire a te è che causa grande successo del libro e-Learning – la casa editrice lo sta redistribuendo – abbiamo spezzettato la data della verifica, rimane Domenica 18 Dicembre alle 20:00 per il libro Il lavoro ben fatto e appena possibile decidiamo la data per e-Learning.

L’ultima cosa che dello dire alle ragazze e ai ragazzi è che frequentare Bottega O non funziona come per le lucine sull’albero di Natale, che quelle si accendono e si spengono. Chi viene in Bottega è tenuto a esserci sempre, con la tolleranza di una volta per causa di forza maggiore, chi non viene non viene e amici come prima; venire a volte sì e a volte no, farsi vedere ecc. non solo non si può fare ma è controproducente. Come ci siamo detti durante la scorsa lezione, astenersi perditempo. Alla prossima.

#lavorobenfatto

Domenica 11 Ottobre 2020
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Caro Diario, Nicola Chiacchio ha deciso di dare dignità alla parola tutor e ha scritto un bellissimo commento a Il mestiere di scrivere di Raymond Carver, lo puoi leggere qui. Quello che penso io lo trovi alla fine del suo racconto, ti lascio perciò il commento di Maria D’Ambrosio: Grazie Nicola! Hai colto il senso dello studente senior e hai preparato le basi di un lavoro e di una metodologia comune per tutta Bottega O. Mercoledì in bottega ci sarà un bel lavoro da fare.
Detto ciò, aggiungo che il testo di Nicola è un ottimo punto di riferimento per il lavoro che bisogna fare con Il lavoro ben fatto e E-Learning.

#lavorobenfatto

Giovedì 15 Ottobre 2020
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Caro Diario in Bottega O si comincia a lavorare sul serio. Le 3 ore che abbiamo a disposizione il Mercoledì ci permettono di approfondire un po’ di più le questioni e anche la partecipazione dell’insieme della bottega comincia a farsi più interessante. Oltre a Nicola Chiacchio anche Valeria Boccara ha scritto la bella storia che ho condiviso con te – a proposito, alla fine del post c’è una nuova sezione, Made in Bottega – qualcuno ha cominciato ha raccontare i propri progetti, in particolare quello di Lorenzo Muto è stato interessante da discutere, e con un’attività di brainstorming abbiamo anche individuato 10 parole/idee guida/hashtag utili per mettere su un progetto, eccole:
1. Idea; 2 Relazioni; 3 Risorse (economiche e organizzative); 4. Contesto: 5. Costanza;
6. Strategia; 7. Attrattività; 8. Comunicazione; 9. Fame; 10. Metodo.
Per la verità insieme a queste sono arrivate anche altre belle parole, ma insomma queste ci sono sembrate quelle più adatte. Tra gli altri argomenti che abbiamo discusso il mestiere di giornalista, un evergreen, l’importanza di leggere molto per scrivere bene, il concetto di verità con particolare riferimento all’informazione, l’importanza di raccontare i fatti e di tenerli separati dalle opinioni, il lavoro di inchiesta, la verifica delle fonti.
Domani abbiamo lezione dalle 10:30 alle 12:00, nel pomeriggio ritorno.

#lavorobenfatto

Venerdì 16 Ottobre 2020
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Caro Diario, oggi in Bottega che alla fine della lezione a turno, un’artigiano o un artigiano la racconta, e così abbiamo fatto. Per ora non aggiungo altro, buona lettura.

SIAMO UNA SQUADRA FORTISSIMA
di Alessandra Martino

“Certi dubbi ti rendono la vita chiara … Discutere, confrontare, dialogare, affrontare i problemi, ammettere le colpe non condannare … questo vuol dire avere la giusta maturità per crescere e migliorarsi …”
Cara Aula O, anzi, Bottega O, prima o poi mi abituerò a chiamarti così, come ben sai, io e il professor Moretti non amiamo particolarmente gli inglesismi ma oggi c’è stata un’eccezione, a volte, sono necessari ai fini di utilizzare una terminologia corretta. Oggi, grazie ad un intervento di Jepis abbiamo fatto caso ad un tema veramente importante, e per niente banale, la “Reason why”, ovvero, tutto quello che esprime l’essenza del tuo lavoro.
Tutti sanno cosa fanno, alcuni come, pochissimi perché. Anche inconsciamente, la scelta di un prodotto piuttosto che di un altro non è condizionata dal prodotto stesso, ma dal perché.
I perché possono essere tanti: “Perché mi piace”, “Perché mi serve”, “Perché mi è utile”. Ecco, questa è la vera domanda. Ciò per cui ogni comunicatore si strugge.
Succede per l’abbigliamento, per il cibo, per un prodotto specifico. Che sia il rivolgersi al rivenditore di fiducia, oppure al marchio in particolare, quando la gente acquista, non compra solo un prodotto o un servizio. Compra “l’azienda”, ne abbraccia la filosofia, entra nel suo “mondo possibile”. Le persone ne vogliono fare parte.
A volte può essere il mero prezzo, ma, credimi, nel 99% delle volte è proprio la tua essenza ciò che ti rende preferibile. La Reason why è la risposta.
Nonché, l’unica via possibile per implementare un corretto flusso comunicativo tra te e il tuo target. Questo è ciò che devi comunicare. E non devi mai perderla di vista. Ogni strategia, campagna, comunicazione deve svilupparsi da questa. È il tuo principio primo.
Come trovare la propria Reason Why? Semplice, come ricorda il prof. Moretti, sempre per fare “un lavoro ben fatto” bisogna trovare il proprio posto nel mondo e differenziarsi.
Non sono qualcosa di sconnesso ed indipendente. Anzi, il primo è visceralmente collegato e conseguenza del secondo.
Bisogna essere differenti, posizionarsi in modo differente, comunicare in modo differente. E proprio per questo non dobbiamo dimenticare come abbiamo precisato oggi ad inizio lezione io e Nicola Chiacchio, un bravo comunicatore come ci ha insegnato Rovelli “In sette lezioni di fisica” è colui che guarda oltre, e riesce a comunicare in modo chiaro e semplice la cosa più difficile, come può essere la fisica, ed inoltre che l’uomo è l’unica specie ad essere curioso per natura e non contro natura perché si pone continuamente domande. Ciascuno di noi ha delle grandi capacità, delle grandi risorse, di cui non si è mai accorto. C’è bisogno di guardare nella profondità della nostra persona. Conoscerle queste risorse, per poi, investirle. Se tu hai del danaro da investire in borsa ci pensi. Vuoi fare un buon investimento. Vuoi trarne un buon guadagno. Ma, ora, c’è da chiedersi: perché non ti preoccupi per fare un buon investimento della vita e per la vita? Questa è una operazione complessa ma, nello stesso tempo, una operazione affascinante. Se hai fatto un investimento finanziario ed i mercati vanno male tu perdi i tuoi soldi che sono il frutto del tuo lavoro e del tuo sudore. Ma se non fai un buon investimento delle qualità che hai, tu perdi la vita. Tu perdi la bellezza della vita.
Ah, quasi dimenticavo cara Aula O – Bottega O. Verso fine lezione la prof. D’Ambrosio ha sollevato anche una questione sul mestiere di giornalista. In pratica, ha detto che dovremmo provare a svestirlo per vestire i panni del comunicatore/narratore. Per gli obiettivi che ci siamo prefissati, quello del giornalista potrebbe essere un ruolo per certi versi limitante. Ma questa cosa la approfondiamo la prossima volta, torniamo mercoledì prossimo.

#lavorobenfatto

Mercoledì 21 Ottobre 2020
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Caro Diario, per me altra bella giornata oggi in Bottega O, chissà cosa ne pensano le altre e gli altri.
Per il resoconto della giornata si è offerto spintaneo Lorenza Lacala, entro domani sera arriva. Oggi Jepis ha portato nella discussione due nuove possibilità, l’infografica e le word cloud, e sono stato contento quando ho visto la mail di Nicola Chiacchio, questa:
Oggetto: Sorpresa!
Contenuto: Prof., ho fatto l’infografica della lezione, gliela lascio sia in pdf che in png. Il programma che ho utilizzato è Canva, naturalmente va considerata un esperimento, per la prossima vediamo di lavorare per parole chiave e non per concetti, e poi mancano sicuramente tante cose, ma potrebbe funzionare da incentivo per i nostri studenti junior. A venerdì!
Questa l’incografica di Nicola, dai che cominciamo a metterci in moto.

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Rieccomi Caro Diario, ritorno a tarda ora per condividere l’immagine di Bottega O pubblicata da Jepis su Instagram, non per il suo valore in sé, in fondo è una semplice foto trasformata in vignetta, ma perché è un piccolo segnaposto di un concetto che tornato più volte nella lezione di oggi, e cioè “l’importanza di creare contenuti consapevoli e multi linguaggio”.

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Venerdì 23 Ottobre 2020
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Caro Diario, è tornato Nicola Chiacchio, ecco la sua mail: Caro prof., ero partito con l’idea di una word cloud, poco a poco ne è venuta fuori una sorta di mappa mentale. Ad ogni modo non saprei come definirla (influsso?). Fate voi. Al centro i nostri mantra: lavoro ben fatto, tecnologia e consapevolezza, che anche se non li nominiamo sappiamo che sono sempre lì. Ai lati autori, opere, parole chiave, con un minimo di filo logico (qualche parola, sottolineo, me l’ha suggerita Alessandra Martino, a cui come sempre ho chiesto consulto). Probabilmente mancheranno alcune cose, ma come sempre la nostra è umile sperimentazione. Spero piaccia. 😀
Come dici amico Diario? Non lo so, a me graficamnete la wordcloud piace di più, voglio pensare un poco di più sugli intrecci e sul filo logico, magari una piccola legenda sotto per guidarci per esempio tra i colori bianco, verde e rosso avrebbe aiutato, però il fatto che Nicola, con la complicità di Alessandra, abbia preso l’iniziativa e si sia assunto la responsabilità di proporre una sua mappa mentale, mi sembra a prescindere molto positivo. Quello che vedi nell’immagine è il lavoro che ha/hanno fatto.

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Domenica 25 Ottobre 2020
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Caro Diario, mi scuso per il ritardo, Valeria Boccara mi ha inviato il suo resoconto Venerdì sera ma ieri è stata una giornata troppo piena di cose, perciò eccomi qui, leggi e magari quando puoi mi fai sapere cosa ne pensi.

Benvenuti a tutti e benvenute a tutte nella nostra Bottega O.
Come si dice, a volte ritornano. Eh si, sono di nuovo io, Valeria, ad “allietarvi” la giornata con il resoconto della lezione di questo Venerdì 23 Ottobre.
Il tema principale è stato “il modo di raccontare”. Ognuno di noi aspiranti autori è un centro di produzione indipendente. A differenza del passato siamo in grado di poter “ripensare la geografia”.
La provincia, nell’ambito della produzione, collima esattamente con una possibile produzione di un centro città. Ormai, con la tecnologia, lo spazio e le distanze sono ridotte, perché ciò che importa è delineare e differenziare chi consuma e chi produce il prodotto da consumare.
Il punto cardine della questione è il dover imparare a stare dentro e fuori dal racconto. Per dirlo nella lingua che più amo “Intra atque extra”.
“Io non sono cattiva, è che mi disegnano così” partendo dalla celebre frase di Jessica Rabbit, la protagonista delinea perfettamente una descrizione “dentro e fuori dal racconto”. All’esterno cattiva, come viene disegnata dagli altri, come vogliono che lei appaia, ma in realtà all’interno probabilmente una persona completamente differente.
Ma cos’è davvero la realtà? Cosa esattamente definisce il reale? La realtà potrebbe essere una costruzione sociale e noi artigiani di Bottega O, in quanto aspiranti comunicatori, abbiamo l’onere di costruire la realtà stessa.
L’universo è fatto interamente di comunicazione e addirittura gli oggetti comunicano fra loro. Ogni oggetto, da semplice corpo inanimato può assumere un’identità, un carattere, definendo qualcosa di importante per noi. Calzante è sicuramente l’esempio di un lenzuolo di lino, che rimanda ad una piacevole sensazione di benessere e freschezza. Tali sensazioni a loro volta ci fanno ricordare che quelle lenzuola di lino facevano parte del corredo della mamma. L’oggetto inanimato quindi prende vita e inizia a comunicare rimandando il proprietario a un’idea di affettività legata alla figura della mamma che gliene ha fatto dono.
Infine abbiamo toccato il punto della riorganizzazione delle cose nel nostro ordine personale. Nell’ambito di un racconto l’autore dovrebbe essere in grado di analizzare sia il giudizio della voce del “coro” , sia le visioni dei vari punti di vista dei personaggi. Chiarire sia l’idea del protagonista, sia dell’antagonista.
Allo stesso tempo però non si deve trascurare l’identità del personaggio. A colpire di più, nella storia recente dell’animazione per bambini, sono stati i personaggi di Heidi, Candy Candy e Lady Oscar.
Ognuno di questi personaggi femminili ha una particolarità, ovvero l’avere qualcosa al di fuori dell’ordinario: una bambina che vive col nonno su una montagna, una ragazza orfana che scappa dalla famiglia che l’ha adottata e una ragazza che va contro ogni stereotipo di femminilità.
Il nostro incontro si è concluso con l’idea che ognuno di noi potrebbe liberamente partire dalle proprie più profonde conoscenze per crearsi il futuro che desidera. Mai limitarsi, ma seguire sempre le proprie inclinazioni. Importante è non cadere mai nel banale, nel sentito e nel risentito. Anche un articolo, una telecronaca di una partita di calcio può essere un’occasione per raccontare, narrare e non semplicemente riportare le azioni dei calciatori. Anche una foglia che cade nella perfezione di un paesaggio o un bicchiere che si frantuma nel silenzio di un locale è un elemento che conferisce carattere al testo.
Si può sempre partire puntando il mirino in basso, perché il risultato sarà sempre lo scoccare una freccia più in alto e più lontano. A mercoledì.
Valeria Boccara

#lavorobenfatto

Martedì 27 Ottobre 2020
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Caro Diario, è arrivata Emanuela Di Pinto con una proposta di integrazione al resoconto di Valeria Boccara, leggilo, poi domani lo discutiamo in Bottega O.

Riguardo alla questione dell’essere ‘dentro e fuori’, il professore ci ha proposto di riflettere sul concetto di diario. Il diario è un luogo in cui si scrivono (anzi in un certo senso si confessano) le proprie impressioni, le proprie paure e i propri segreti. Un luogo in cui siamo sia autori che protagonisti indiscussi di quello che raccontiamo. Un posto dove raccontare il mondo dal nostro punto di vista. Il prof. ha domandato se qualcuno di noi avesse mai scritto un diario, come valvola di sfogo o semplicemente come un modo per narrare le nostre giornate. Da qui è partita una interessante discussione sul valore del diario e l’importanza della scrittura.
Il confronto è virato anche sull’idea di scrittura creativa, grazie all’ intervento di un membro della Bottega che ha condiviso con il gruppo la sua passione per il genere fantasy, ma soprattutto per la stesura di racconti che hanno come protagonisti mondi fantastici e immaginari. L’immaginazione, in poco tempo, è diventata la vera protagonista.

#lavorobenfatto

Mercoledì 28 Ottobre 2020
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Caro Diario, oggi giornata a ranghi ridotti in Aula O, ed è stato un peccato, perché come ha sottolineato Alfonso Di Stasio è stata una lezione importante, di quelle che vale la pena rivedere.
Nella giornata di ieri Maria, Jepis e io ci eravamo parlati e avevamo deciso si lanciare, sulla falsariga di quanto sta facendo Jepis nella sua Piccola Scuola, un esperimento di narrazione, il cui senso il nostro giovane Jedi ha poi sintetizzato sulla lavagna che vedi in copertina.
Stamattina lo abbiamo collocato in una cornice adatta alla serietà e alla bellezza dell’esperimento, perché come sai in Bottega O Teoria e Pratica, Pensare e Fare, sono connessi, e lo abbiamo proposto ai nostri artigiani comunicatori.
Ora tieni presente che il mercoledì lavoriamo 3 ore, perciò non è che posso raccontarti qui tutto quello che diciamo e facciamo, altrimenti ci vuole un libro, ti devi accontentare di una sintesi per punti, oppure puoi venire in Bottega Venerdì dalle 10:30 alle 12:00 e lavori con noi.
A proposito, non fare il difficile, che senza il lavoro di Luisa Scherillo e di Valeria Boccara io neanche la sintesi per punti avrei potuto fare.

1. La capacità di operare sulla storia di una persona fa emergere il modo in cui abbiamo fatto esperienza di quella persona.
2. La normalità sta nella diversità. (Domenico Cimmino)
3. È importante lavorare con i pubblici, non con il pubblico. (Giuseppe Jepis Rivello)
4. Oggi abbiamo voglia di interrogarci su come funziona il mondo in temrini di “Mi piace” e “Non mi piace”, ci sembra automatico, in fondo anche il nostro sistema limbico funziona così.(Maria D’Ambrosio)
5.Il gusto ed il giudizio hanno a che fare con la stessa matrice della parola: bisogna produrre pensieri su quello che vediamo, leggiamo e chiedersi cosa c’è dietro a quel prodotto. (Maria D’Ambrosio)
6. Chiunque crea contenuti deve fare i conti con la criticità della performance, la vera performance è l’intero processo, l’intera scena. Non bisogna preoccuparsi dell’immediatezza: l’importante è tracciare il proprio solco (che può cambiare fino a fare delle vere e proprie virate). Nessun dogma, ma bisogna essere credibili, coerenti con le proprie scelte, va attivato un processo di sedimentazione dei contenuto, il racconto deve sedimentare come strati di terreno l’uno sull’altro. (Giuseppe Jepis Rivello)
7. Non siamo i nostri like. Il consenso arriva comunque, ed è duraturo, se è basato su lavoro, impegno, consapevolezza che non siamo i nostri like e che i like non sono un criterio di qualità. (Vincenzo Moretti)
8. Con i Like si gioca ad armi impari, anche a causa dell’algoritmo e delle persone a cui decide di farci arrivare, molto meglio scavare il nostro solco perché con il tempo il risultato arriverà (Alfonso Di Stasio)

Ecco amico Diario, queste sono solo un poco delle cose che ci siamo detti prima di fare un gioco di quelli belli, perchè si condivide e si impara.
Questo il contenuto del nostro gioco: indicare le tre parole chiave di cui non possiamo fare a meno per raccontare la nostra storia, ha partecipato anche la prof. D’Ambrosio, per darci l’aiutino, per darci il tempo di pensare e una traccia a cui ispirarsi.
Anche qui io e le mie due assistenti saremo super schematici perché altrimenti questo aggiornamneto non finisce più.

Tre parole chiave per raccontare la nostra storia:
Maria D’Ambrosio: Naso (visibile); Anima (invisibile); Ulivo (habitat).
Gabriele Punzo: Società (Jack London: siamo pezzi di argilla nelle mani della società); Resistenza (cicatrici); Mare di ulivi (serenità, libertà)
Valeria Boccara: gazzella (animale opposto al suo essere in quanto per nulla atletica, 10 anni di scoutismo, di cui gli altimi 5 in una squadriglia chiamata “Gazzelle”); Filosofia (materia odiata da sempre, prima domanda del suo migliore amico); scelte (scelte scolastiche, scelte relative all’idea di un libro).
Nunzia Iengo: Nonno; Ricordo (campagna); Occhi.
Nicola Chiacchio: Storytelling; Geometria (relativa al suo essere estremamente preciso, anche nell’apparecchiare la tavola per il pranzo); Polpette di nonna.
Arianna Giordano: Sguardo; Dolore; Ascolto.
Alfonso Di Stasio: Movimento; Cambiamento; Essenzialità (configurata con il colore bianco).
Domenico Cimmino: Opinioni altrui; Tendine (operazione subita e percezione di diversità che altro non è che normalità); Talent (mettersi in gioco e superare le proprie paure attraverso il canto)
Riccardo Cerino: Pesantezza (“caso mascherina”); Caparbietà (canzone di De Gregori); Diversità come valore aggiunto.
Emanuela Di Pinto: Insicurezza; Acqua; Frame (inquadratura riferendosi all’ultima di Pianista sull’Oceano) Insicurezza(rilettura dei testi che scrive molteplici volte); Acqua (come elemento vitale; nuoto pre agonistico); Frame (scena finale del film “Il pianista sull’Oceano”)

Ancora due cose prima di lasciarti, te l’ho detto, le cose sono state così tante che anche la sintesi viene lunga:
1. Mentre ciascuna/o diceva le sue parole sono venuti fuori un sacco di idee, approfondimenti, consigli, che se in Bottega ci fosse stato pure Carver avrebbe scritto finalmente la sua versione de Il Mestiere di scrivere.
2. Abbiamo formato due gruppi da 5 che entro Venerdì si vedranno per definire la persona che li ispira che vorranno raccontare. Sul gruppo social di Bottega O leggo di altri gruppi che si starebbero formando, naturalmente né Maria, né Jepis e né io chiuderemo mai nessuna porta, siamo per definizione accoglienti, però fare bene un lavoro bisogna anche essere consapevoli, perciò va ribadito che se non si partecipa al lavoro insieme non ha molto senso fare il compitino. Sì, caro Diario, ribadito, perché dal primo giorno abbiamo detto e ridetto che nel nostro corso o si lavora così o non si lavoro, del resto dopo domani sarà l’ultimo Venerdì, dalla prossima settimana ci vedremo solo il mercoledì, 4 – 5 volte per fare un lavoro che può produrre risultati solo se è fatto bene, insieme, con passione e impegno, con la testa, con le mani e con il cuore. Sinceramente, se fossi io oltre alle ore che mancano chiederei di fare altre ore, altre che storie. Detto ciò, io sono io e loro sono loro, ognuno/a è se stesso, e si regola come meglio può, dopo di che in questo campo sono sempre felice di essere smentito.
Scusa, a momenti dimenticavo, ecco i due gruppi che si sono formati fin qui:
Gruppo 1: Nunzia Iengo, Luisa Scherillo, Domenicø Mengoni Cimminö, Gabriele Punzo, Emanuela Di Pinto.
Gruppo 2: Alfonso Di Stasio, Valeria Boccara, Riccardo Cerino, Nicola Chiacchio, Arianna Giordano.
Naturalmente ti tengo aggiornato se si formano altri gruppi.

#lavorobenfatto

Venerdì 30 Ottobre 2020
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Caro Diario, oggi è l’ultimo Venerdì di lavoro in Bottega O, dalla prossima settimana si lavora solo 3 ore il Mercoledì, fino al 2 Dicembre, un poco una corsa contro il tempo, ma questo è.
Tengo tre novità:
1. La nostra cara prof., Maria D’Ambrosio, ha mandato la bellissima citazione dal testo di Deleuze e Bene, eccola: “È come se ci fossero due operazioni opposte. Da un lato si eleva a ‘maggiore': di un pensiero si fa una dottrina, di un modo di vivere si fa una cultura, di un avvenimento si fa Storia. Si pretende così riconoscere e ammirare, ma in effetti, si normalizza. Succede lo stesso per i contadini delle Puglie, secondo Carmelo Bene: si può dar loro teatro, cinema e persino televisione. Non si tratta di rimpiangere il vecchio buon tempo, ma d’essere sgomenti di fronte all’operazione che subiscono, l’innesto, il trapianto fatto alle loro spalle per normalizzarli. Sono divenuti maggiori. Allora, operazione per operazione, chirurgia contro chirurgia, si può concepire l’inverso: in che modo ‘minorare’ (termine usato dai matematici), in che modo imporre un trattamento minore o di minorazione, per sprigionare dei divenire contro la Storia, delle vite contro la cultura, dei pensieri contro la dottrina, delle grazie o delle disgrazie contro il dogma.”
Gilles Deleuze, Un manifesto di meno, 1979, in Carmelo Bene, Gilles Deleuze, Sovrapposizioni, Quodlibet, 2002, p. 91

2. Si sono formati due nuovi gruppi tra gli assenti di Venerdì.
Gruppo 3: Gabriella Mosca Marek, Lorenzo Lacala, Alessandra Di Dio, Roberta Cicellin e Isabella Schiano.
Gruppo 4: Alessandra Martino, Bruno Aiello, Lorenzo Muto, Roberta Avallone e Ferdinando Gagliotti.

3. Ho pubblicato il lavoro che la bottega ha fatto sul libro Il lavoro Ben Fatto, lo trovi dove deve starem nella sezione Made in Bottega.

#lavorobenfatto

Sabato 31 Ottobre 2020
Torna al calendario

Caro Diario, in Bottega comincia ad esserci un po’ di fermento, ieri sono arrivati contributi da Luisa Scherillo, Valeria Boccara, Nunzia Iengo e Arianna Giordano, che hanno lavorato insieme. Procedo per ordine di arrivo, questa volta non faccio sintesi, ti passo i loro lavori come sono arrivati, anche questo ci aiuterà nel nostro cammino.

Luisa Scherillo
Alessandra Martino -> si ispirerebbe al modo in cui ha parlato di suo nipote nella bio, soffermandosi sui piccoli dettagli che ispirano curiosità; partirebbe dal tratto distintivo di quella persona per poi raccontarla del tutto per dare curiosità per conoscere quella persona. L’intento è non fare la lista della spesa, bensì descrivere qualcuno che deve essere diverso, per descriverlo nel migliore dei modi bisogna partire dai piccoli dettagli che lo contraddistinguono da un altro.
Nicola Chiacchio -> aneddoto specifico o una frase, rimando specifico per poi arrivare al generale. Riprendere un episodio (dipende dal soggetto raccontato) e fare questo passaggio dal particolare al generale. L’episodio deve racchiudere la mentalità, una tendenza. Per quanto riguarda il mezzo rimarrebbe sulla parola, senza altri elementi audiovisivi.
Emanuela Di Pinto -> partirebbe da ciò che ha prodotto la persona che stiamo raccontando, e da quello cercherebbe di costruire – osservando quel prodotto – la sua personalità, le sue inclinazioni.
Il mezzo -> multimedialità, utilizzo di mezzi differenti (buona presentazione (slides) o video con una parte scritta)
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Isabella Schiano di Cola -> per cominciare a parlare del personaggio, comincerebbe dalle azioni, dalle scelte di vita di questo individuo, dalle cose che ha fatto e il perché le ha volute fare, in base alle azioni parlerebbe del background di quella persona e di cosa l’ha spinta a fare le sue azioni
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Gabriele Punzo -> se dobbiamo raccontare qualcosa, si deve avere un approccio di conoscenza della persona: interessi, la storia, la vita, quello che lo ha cambiato, le idee che ha avuto e come è giunto ad un determinato risultato
Roberta Avallone -> per raccontare un personaggio è d’accordo con Emanuela: partire dalle cose che ha fatto, perché, la motivazione che lo ha spinto per arrivare a costruire tutta la persona. Per il mezzo aveva pensato ad un podcast perché si presta al racconto.
Lorenzo Lacala -> partirebbe dai valori che lo ispirano di questo personaggio perché bisogna ci sia un’ideologia dietro cui ispirarsi, il mezzo che utilizzerei è una lettura per contrasto e cercare di costruire una storia.
Bruno Aiello -> raccontare una persona che ha avuto un impatto partendo da un oggetto che l’ha rappresentato, che ha avuto un impatto rivoluzionario sulla storia, il modo di scrivere, potrebbe essere un foglio, una penna per andare poi su un background. Per il mezzo userebbe un podcast o un video.
Alfonso Di Stasio -> analisi contestuale, ci vuole un dimensionamento in modo da ricondurre il lettore in un contesto e trasportarlo verso il personaggio. Eventualmente, poi, approfondire le peculiarità di questo personaggio ed eventuali cose che ha fatto.
Riccardo Cerino -> partirebbe dall’introspezione: da una persona è abituato a tirar fuori tutto di quella persona, carattere e quello che ha. La sua ispirazione è Marzullo, il suo intento è tirar fuori il particolare che sembra meno scontato, la chicca che nessuno si aspetterebbe.
Lorenzo Muto -> partirebbe da una domanda: “Perché abbiamo scelto questo personaggio?”, poi il background (biografia e cosa ci ha colpito). Per quanto riguarda il mezzo non lo sa, ma sa che bisogna focalizzarsi sull’idea.
Arianna Giordano -> partirebbe dall’opinione che le altre persone hanno di questa persona e arriverebbe a raccontare la persona così com’è.
Nunzia Iengo -> sceglierebbe chi in base all’affinità che la persona ha con lei, con la quale condivide qualcosa. Farebbe riferimento agli insuccessi e ai successi che raccontano la persona cosa ha fatto nel corso della sua vita e com’è diventato quello che è oggi. Sceglierebbe un formato video perché è più semplice aggiungere qualche effetto per rendere il racconto più coinvolgente.
Domenico Cimmino -> racconterebbe la persona dal punto di vista personale, quello che gli ha lasciato dal punto di vista umano.
Alessandra Di Dio -> partirebbe dai 5 motivi ai quali ispirarsi al personaggio dal punto di vista dei valori, del lavoro che fa. Per quanto riguarda il mezzo, utilizzerebbe una presentazione con Canva, ottimo mezzo da utilizzare per i giornali, magari una tabella.
Valeria Boccara -> prima di tutto, bisogna far entrare il lettore in empatia con il personaggio, partire da una persona che fa qualcosa nell’ordinario in modo tale da poterci rivedere in lui. Descriverebbe la sua vita ma intanto il suo intento è che il lettore, dalle prime pagine, si affezioni. Vuole parlare della persona che è questo personaggio: raccontare le peculiarità che sono rimaste nel cuore e nella mente della gente e, soprattutto, parlare di lui non cercando su Internet ma partendo dalle conoscenze che hanno gli altri su questa persona. Per il mezzo sceglierebbe un video perché è più d’impatto, con un sottofondo musicale abbinato al contesto.
Prof. -> ognuno di noi, per mercoledì, scrive l’incipit – la prima frase fino al punto di un testo – della storia che ha in testa. In più, nelle modalità che vogliamo, vediamo se riusciamo a mettere assieme uno schema, un incipit, uno story board della storia che vogliamo sviluppare, da pubblicare nel gruppo Aula O.

Valeria Boccara
Alessandra Martino: descrivere un personaggio partendo dai piccoli dettagli, dai tratti distintivi e dalle sue peculiarità. Cambiare sguardo sul mondo.
Nicola Chiacchio: descrivere un personaggio dal particolare al generale, partendo da un episodio, una frase o un aneddoto. Mezzo: la parola.
Emanuela Di Pinto: descrivere un personaggio partendo da un prodotto da lui realizzato e cercare successivamente di metterne in luce la personalità. Mezzo: multimedialità.
Isabella Schiano: descrivere un personaggio partendo dalle motivazioni per cui ha deciso di fare qualcosa. Analizzare il background.
Gabriele Punzo: descrivere un personaggio cercando di imparare a conoscerlo, sottolineando cosa l’abbia cambiato, quali siano le idee e le modalità grazie alle quali ha raggiunto determinati obiettivi.
Roberta Avallone: descrivere un personaggio partendo dall’analisi delle azioni col tentativo di ricostruirne la personalità. Mezzo: Podcast.
Lorenzo Lacala: descrivere un personaggio operando una lettura per contrasto e analizzandone i valori.
Bruno Aiello: descrivere un personaggio partendo da un oggetto che lo rappresenti e che egli stesso ha usato per rivoluzionare il mondo. Mezzo: Podcast.
Alfonso Di Stasio: descrivere un personaggio analizzando il contesto per permettere al lettore di calarsi completamente nel background spazio-temporale in questione e tentando così di avvicinarlo al protagonista della storia. Procedere dal generale al particolare.
Luisa Scherillo: descrivere un personaggio partendo dalla sua vita e aggiungendo cose inedite, fra cui citazioni, peculiarità e curiosità atte a catturare l’attenzione del lettore.
Riccardo Cerino: descrivere un personaggio partendo dall’analisi introspettiva del personaggio (es. Marzullo). Non dare mai nulla per scontato.
Lorenzo Muto: descrivere un personaggio domandandosi perché si abbia operato la scelta proprio quella scelta. Analisi preliminare della biografia e successivamente del background. Mezzo: qualunque mezzo purché sia in efficace a focalizzare l’idea del personaggio.
Arianna Giordano: descrivere un personaggio partendo dall’opinione che gli altri hanno di lui.
Nunzia Iengo: descrivere un personaggio scegliendolo in base alle proprie affinità. Parlare dei successi e degli insuccessi, capire le motivazioni profonde per cui il personaggio sia arrivato a diventare in un certo modo. Mezzo: video.
Domenico Cimmino: descrivere un personaggio partendo da ciò che ha lasciato dal punto di vista umano.
Alessandra Di Dio: descrivere un personaggio partendo dai 5 motivi per cui ci si è ispirarsi a lui. Ricercarli soprattutto dal punto di vista dei valori e del lavoro. Mezzo: presentazione con Canva o PowerPoint.
Valeria Boccara: descrivere un personaggio partendo da qualcosa di comune e ordinario, per permettere al lettore di riconoscersi nel testo ed entrare in empatia col protagonista. Mezzo: video.

Nunzia Iengo e Arianna Giordano
Carissima Bottega O, oggi ti raccontiamo com’è andata la lezione di oggi.
La parola chiave è stata “il dettaglio”. Una famosa frase dell’autore Charles R. Swindoll recita che “la differenza tra qualcosa di buono e qualcosa di grande è l’attenzione ai dettagli”. L’importanza di prendersi cura del proprio lavoro, riconoscendo tutti i piccoli aspetti che lo definiscono e lo caratterizzano, anche se in superficie, è fondamentale. Il dettaglio è l’elemento che fa la differenza, che permette di presentare le cose per bene con i giusti punti e le giuste virgole che ormai sempre meno vengono rispettati. Ad oggi con lo sviluppo del web, siamo portati a scrivere utilizzando la tecnica dell’hashtag. L’hashtag è un unico corpo, una parola che diventa tutt’uno con l’altra. Un insieme di elementi che è diventato già un’altra cosa. Quindi cercare, in questo caos, di essere il più possibile precisi, saper cogliere i dettagli, anche quando apparentemente irrilevanti, è un primo passo verso quella sensibilizzazione nei confronti del linguaggio che è il punto di partenza per una trasformazione radicale e profonda del modo stesso in cui si pensa la scrittura.
Per questa ragione si continua ad insistere sulla necessità, per chi scrive, di trovare e dare nome al dettaglio, a ciò che noi solo, grazie al nostro peculiare modo di guardare e leggere il mondo, potremmo trovare: questo fa la poesia.
Oggi altra protagonista del nostro incontro è stata la “poesia visiva”, introdotta dalla prof. Maria D’ambrosio. “Le parole come tu le immagini” e, se ti va, ti consigliamo di visitare la pagina citata dalla prof. per comprendere meglio. Rappresenta una modalità alternativa di interpretazione. Quindi i rapporti tra le parole non avvengono solo alla luce delle leggi sintattiche e metriche, ma anche tenendo conto delle caratteristiche formali dell’insieme. È l’intreccio tra l’arte e cultura e la capacità di superare la forma lineare della pagina scritta, per organizzare il messaggio proprio come un pittore compone le sue immagini sulla superficie della tela.

nunziaearianna

Quasi come il flusso di coscienza di Joyce che, conosciuto anche come stream of consciousness, si presenta come una tecnica narrativa di libera rappresentazione dei pensieri di un personaggio così come compaiono nella mente. È una sorta di monologo interiore dove emerge in primo piano l’individuo, con i suoi conflitti interiori, le sue emozioni, i suoi sentimenti e le sue sensazioni, insomma, la sua vita psichica inconscia. È qui che abbiamo quella continua attività conscia e inconscia, verbalizzata e non.
Poi oggi in bottega Jepis ci ha raccontato di un progetto, “La volpe innocente”, portato avanti con un piatto di plastica sporco abbandonato, un tavolo in legno, un castagneto e i ricci delle castagne e una povera volpe investita in mezzo alla strada. Sorge spontanea la domanda, cosa hanno in comune questi oggetti?
A partire dalla tecnica del “nosense” proprio come per la storia dell’Ulisse di Joyce, gli autori del video si sono sforzati di trovare degli elementi che messi insieme potrebbero non significare nulla, ma che invece possono fornire lo spunto per una riflessione importante. In questo caso che l’uomo troppo spesso si comporta come la volpe e non sempre è giusto che la volpe (la natura attorno a noi) paghi per tutto questo.
Quasi alla fine della lezione, il prof. Moretti ci ha posto nelle condizioni di riflettere su quali basi volessimo comporre il racconto di una persona. Chi vogliamo raccontare, cosa vogliamo raccontare di quella persona e come vogliamo raccontarlo. Questo il risultato:
Alessandra M.: dai piccoli dettagli che contraddistinguono l’uno dall’altro, al raccontare il resto della storia. Cambiare sguardo sul mondo.
Nicola C.: si può raccontare un aneddoto, una frase, un episodio per poi arrivare al generale. Mezzo: parola.
Emanuela D. P.: partire da ciò che ha fatto la persona del racconto, da lì costruire la sua personalità. Non limitarsi ad un solo mezzo.
Isabella S.: partire dalle azioni e dalle motivazioni che hanno condotto la persona in questione a farle per poi arrivare al background.
Gabriele P.: conoscere la persona, cosa lo ha cambiato, le proprie idee e il modo in cui ha raggiunto l’obiettivo.
Roberta A.: partire da cosa ha fatto, il perché e poi costruirne i tratti fondamentali. Mezzo: podcast.
Lorenzo L.: partire dai valori della persona, lettura per contrasto.
Bruno A.: partire da un oggetto che rappresenti il personaggio e che ha utilizzato per rivoluzionare il mondo; in medias res. Mezzo: podcast o video con diversa focalizzazione.
Alfonso D.S.: analisi contestuale per condurre il fruitore in un contesto e avvicinarlo da qui al personaggio. Poi parlare delle azioni che ha fatto. Quindi dal generale al particolare.
Luisa S.: partire dalla vita aggiungendo aspetti peculiari, curiosità e citazioni che possano catturare l’attenzione.
Riccardo C.: partire dall’introspezione per trarre i tratti migliori della vita del protagonista soprattutto il particolare meno scontato.
Lorenzo M.: partire da perché si è scelti il personaggio, la sua biografia e background. Maggiore focus sull’idea.
Arianna G.: partire dall’opinione che gli altri hanno di quella persona per cui raccontare la persona così com’è con il suo racconto.
Nunzia I.: scegliere il personaggio in base all’affinità che ha con lo scrittore, con cui si condivide qualcosa. Raccontare poi successi e insuccessi per capire in che modo quella persona è diventata così. Mezzo: video.
Domenico C.: partire da cosa quella persona ha lasciato dal punto di vista umano.
Alessandra D. D.: partire da 5 motivi per cui ispirarsi a quel personaggio dal punto di vista dei valori e del suo lavoro. Mezzo: presentazione Canva o PowerPoint.
Valeria B.: creare l’empatia con il lettore per poi descriverne la vita. Mezzo: video con sottofondo musicale.
Cara Bottega O, alla prossima. È stato un piacere.

Come dici caro Diario? Si comincia a fare qualche passo nella giusta direzione? È vero, ma queste ragazze e questi ragazzi hanno le qualità per fare molto di più, anche se non finisce qui.
Non finisce qui perché Arianna e Nunzia hanno fatto anche una grafica con tutte le parole scambiate durante la conversazione con i nostri colleghi, eccola:

poesiavisiva

Venerdì 13 Novembre 2020
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Caro Diario, con l’inizio del mese di Novembre ci ritroviamo in Bottega O una sola volta la settimana, il Mercoledì, per 3 ore. Nelle due settimane che abbiamo alle spalle abbiamo lavorato sui due livelli e sui due versanti che fanno crescere una Bottega. I due livelli sono quelli della teoria e della pratica, o degli output, come stiamo cominciando a dire con piglio più professionale. I due versanti sono quello personale e quello di gruppo.
Più in particolare, a livello personale ogni componente ha prodotto l’incipit e il plot della propria storia. A livello di gruppo, sono stati prodotti gli storyboard sui quali i diversi gruppi lavoreranno per presentare entro Martedì 24 Novembre alle ore 14:00 il loro output. Ovviamente nella sezione “Fatti in Bottega” trovi tutti i manufatti narrativi, come li chiama Jepis, che sono stati prodotti fin qui.

Come dici amico Diario? Forse possiamo cominciare a fare un primo bilancio? Beh, dire bilancio, anche se accompagnato dall’aggettivo primo, mi sembra esagerato, mi piace di più un primo “stato avanzamento lavori”.

Allora, alla voce “principali criticità” metterei queste tre cose:
1. la durata del corso; 36 ore sono maledettamente poche per fare bene quello che dobbiamo fare;
2. la scarsa attitudine a pensarsi e a lavorare come professionisti; si vede fin dalle piccole cose, per esempio la scarsa dimestichezza con termini come plot, storyboard, ecc., la scarsa conoscenza dei tool più adatti a realizzare i diversi manufatti narrativi, la tendenza più a fare il compitino che a mettere in campo tutta la propria intelligenza e creatività, che c’è ed è tanta;
3. la poca fame, la difficoltà a prendere a morsi il lavoro, a fare la fatica e a metterci la cura che ci vuole per fare un lavoro ben fatto, insomma a fare le cose con la testa, con le mani e con il cuore.

Alla voce “principali passi avanti” segnalerei invece queste tre:
1. la disponibilità a mettersi in gioco; come ogni anno c’è stata una selezione per così dire “naturale”, ma quelle/i che sono rimasti stanno cominciando a stare dentro il processo, ovviamente con impegno e risultati diversi, ma ci stanno tutti.
2. l’aumento della proattività; più di una/o comincia a realizzare e proporre contenuti ulteriori rispetto a quelli richiesti, un gruppo ha richiesto un incontro ad hoc per approfondire la discussione sul loro storyboard, anche nel gruppo social c’è un poco di movimento in più, naturalmente si potrebbe fare meglio, ma come direbbe il mio amico Antenucci si potrebbe fare anche peggio, senza contare che abbiamo ancora tempo per migliorare;
3. la qualità delle idee che, anche con il nostro aiuto, ma questo ci sta, è un aspetto fondate del gioco, i diversi gruppi stanno sviluppando; naturalmente qui a fare la differenza saranno gli output, ma la discussione che abbiamo fatto con i diversi gruppi in bottega lo scorso Mercoledì mi fa molto ben sperare.

Ecco, direi che è tutto, prima di lasciarti mi resta da dirti soltanto che se hai considerazioni da fare sul lavoro che stiamo facendo in Bottega O saremo felici di leggerle e ascoltarle e che mercoledì prossimo ci immergeremo nel lavoro su “e-Learning. Electric Extended Embodied“, il testo di Carpenzano-D’Ambrosio-Latour, intanto guardati il video sul Sistema Roteanza Antigravitazionale, così poi ne parliamo.

 

Martedì 17 Novembre 2020
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Caro Diario, ieri sera ho rilanciato il post nel gruppo social ed è arrivato un commento di Valeria Boccara, eccolo: “Prof, mi era proprio sfuggito questo post. Secondo il mio modesto parere la fame c’è, il problema è il modo. Tutti abbiamo un’idea, ma la realizzazione, per tempi, per modi e per vari fattori è complessa. I chiarimenti a lezione ci sono stati e sono stati anche completi e interessanti. Ora tocca a noi “sporcarci un po’ le mani” e provare a mettere in campo parte di quello che stiamo apprendendo a lezione. Grazie per aver sottolineato i punti di forza del gruppo di Bottega O. Buonanotte a tutti e a mercoledì.”
Come dici amico mio? Sì, solo questo, ma bisogna avere pazienza, ci vuole tempo, però il seme del
lavoro ben fatto è resistente, piano piano si insinua, e magari qualcuna/o di queste/i ragazze/i se lo porta con sè, io come sempre sono fiducioso.
Intanto sono arrivate le riflessioni di (quasi) tutta la Bottega su “e-Learning. Electric Extended Embodied“, spero di riuscire a pubblicarle per oggi pomeriggio, ma non so se ce la faccio, c’è un bel po’ di lavoro di editing da fare ogni volta, naturalmente se riesco ti avviso. Come anteprima, guarda il lavoro che ha fatto Nunzia Iengo come aggiunta al testo, è la word cloud con la quale apre il suo lavoro, secondo me rende bene l’idea, fammi sapere cosa ne pensi.

iengo

Venerdì 20 Novembre 2020
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Caro Diario, eppur si muove! L’altro ieri, Mercoledì 18 Novembre, era finita appena da qualche minuto la lezione quando mi è arrivata la mail di Luisa Scherillo con la word cloud della parola Autonomia che aveva fatto insieme a Gabriella Mosca, la puoi vedere alla fine del resoconto della lezione redatto da Bruno Aiello, che invece è arrivato nel primissimo pomeriggio, cose da non credere. In più, ieri è arrivato il racconto di Nicola Chiacchio sulla sua libreira, ne aveva parlato a lezione, lo trovi nella sezione “Fatti in Bottega”. Che ti devo dire, mi resta soltanto da fare l’editing delle recensioni del libro di Maria e pubblicarlo, ma ti prometto che prima di stasera ti potrai scaricare il documento. Intanto ti saluto, a dopo.

RESOCONTO DELLA LEZIONE DI BRUNO AIELLO
Applicare le conoscenze e trasformarle in competenze, è questo l’obiettivo giornaliero degli artigiani di Bottega O. L’ambiente digitale in cui lavoriamo si è trasformato in un laboratorio sperimentale stile Sistema Roteanza Antigravitazionale. L’osservazione dello spazio che ci circonda e il modo in cui ci definisce e lo definiamo ha generato un brainstorming produttivo e contestualizzato all’analisi del manuale
e – Learning.

Emanuele di Pinto: Il movimento, nell’esperimento come nella nostra realtà, incide su tutto.
Bruno Aiello: Osservare l’ambiente, come i puttini e il disco in vinile in camera di Lorenzo, significa determinare come lo spazio in cui interagisce è determinato da Lorenzo e a sua volta come lo determina. La lettura del manuale inizialmente può lasciare sbigottiti. E’ necessario continuare a leggere per familiarizzare con i concetti.
Prof. Maria D’Ambrosio: Per definire il tempo è necessario lo spazio. Una delle parole chiave potrebbe essere “profondità”.
Luisa Scherillo: Intelligenza collettiva di Levy, quanto sia importante costruire uno spazio online affinché si abbattano le barriere.
Bruno: In questo libro risulta fondamentale il concetto di Interattività connettiva teorizzata da Derrick De Kerckhove. Un individuo deve prima definirsi in autonomia con sé stesso e con l’ambiente che lo circonda per poi interagire con l’altro.

Da questo iniziale movimento nel nostro workshop digitale è emerso un confronto multiprospettico sul significato intrinseco della parola “autonomia”.

Lorenzo Muto: non dipendere da nessuno. Raggiungere un obiettivo proseguendo per la propria strada.
Alfonso di Stasio: Rompere legami con schemi di processo che rendono dipendenti, senza isolarsi dal gruppo.
Valeria: Non pesare sugli altri, essere indipendenti dal punto di vista culturale ed economico.
Riccardo Cerino: Non farsi rompere le scatole ma mettersi anche in discussione.
Alessandra Martino: Avere una cultura, autonomia, uscire dagli schemi. Essere autonomi vuol dire non omologarsi.
Luisa Scherillo: Muoversi come si preferisce.
Domenico Cimmino: pensare in maniera autonoma, fare ciò che senti senza pensare agli altri. Si impara a vivere attraverso regole soggettive.
Gabriella Mosca: Inventarsi giorno dopo giorno, lasciare il proprio segno in qualsiasi cosa.
Gabriele Punzo: Qualcosa che si sviluppa step by step. Confrontarsi con gli altri ma essere libero, economicamente e non, di poter scegliere.
Nicola Chiacchio: Saper ragionare con la propria testa ed essere indipendenti culturalmente.
Isabella Schiano: Capacità di camminare su questo mondo senza dubitare di sé stessi. Non dipendere fisicamente e mentalmente da qualcuno.
Arianna Giordano: Essere liberi di pensare ed agire rispettando l’autonomia degli altri.
Jepis: Autonomia è responsabilità. Autonomia si avvicina molto alla libertà, dove inizia la mia finisce quella degli altri e viceversa. Autonomia è un modo per dare una regola alle mie relazioni.
Maria D’Ambrosio: Noi pensiamo che l’autonomia si opponga alla dipendenza. Dobbiamo andare oltre. L’autonomia è un processo che ha come condizione l’esplorazione (uscita dal proprio campo) affinché io possa ricercare altre possibilità di esistenza. Ogni organismo vivente può rispondere sempre a nuove regole non dimenticandosi della regola primaria, vivere per esistere. Vivere in uno spazio che appartiene anche all’altro. Senza la socialità non è possibile vivere. E’ una domanda trabocchetto perché è emerso che non è ancora stata svuotata la conoscenza dai preconcetti affinché possa cambiare il proprio punto di vista.
Vincenzo Moretti: L’autonomia è due cose; la prima condizione dell’autonomia è la possibilità di autosostenersi economicamente. La seconda condizione di autonomia è la capacità di avere una propria opinione nello spazio pubblico. L’autonomia senza relazioni non ha senso di esistere.
La prima turnata riflessiva ha innescato dei cambiamenti alle definizioni degli artigiani, il professor Moretti ha dato inizio alla “Rinascita dei punti di vista” avviando un secondo confronto.
Emanuela Di Pinto: Cambierei qualcosa alla mia definizione, aggiungerei la presa di coscienza sociale.
Gabriella Mosca: Partirei dal mio pensiero di autonomia, aggiungendo altri fattori come l’autosostenersi o il concetto di indipendenza
Nicola Chiacchio: Terrei il concetto di libertà culturale e aggiungerei anche l’indipendenza economica a cui nessuno ha pensato perché sembrerebbe fuori contesto.
Alessandra Martino: Non cambierei la mia idea, però l’arricchirei anche con i concetti di indipendenza sociale ed economica.
Lorenzo Lacala: Non cambierei nulla perchè per me la vera indipendenza, oltre quella economica, è rendere gli altri felici.
Domenico Cimmino: Non la cambierei poiché l’idea espressa dagli altri è molto simile alla mia.
Riccardo Cerino: Toglierei “nessuno deve rompermi le scatole”. Farei piccole variazioni aggiungendo l’aspetto economico e quello culturale. La ricchezza non è determinata dall’aspetto economico ma culturale.
Alfonso di Stasio: Aggiungerei la capacità di generare un piccolo cambiamento. Un cambiamento che crei un gap con la situazione precedente in modo tale da pesare le due condizioni, l’impatto delle proprie azioni ed eventualmente agire in modo diverso.

Continuando a discutere abbiamo rispolverato il principio della candela, secondo cui un individuo può accendere il proprio bagaglio culturale senza spegnere quello dell’altro.

Bruno Aiello: Credo che la prima definizione del gruppo sia scaturita da una riflessione poco materialista. Sento di essere andato troppo in profondità togliendo spazio alla sfumatura economica dell’autonomia che è fondamentale nella vita di tutti i giorni
Nunzia Iengo: Ho capito quanto in realtà io mi sia fermata in superficie. Devo approfondire i miei concetti. Esistono molti tipi di autonomie ma mi sono soffermata solo su quella culturale. Voglio ampliare in pian piano tutti i miei punti di vista.
Valeria Boccara: Aggiungerei il fattore economico. Ruberei l’idea di Alessandra di avere una conoscenza dei propri mezzi per poter interagire con gli altri.
Luisa Scherillo: Non aggiungerei o toglierei nulla alla mia definizione.
Arianna Giordano: aggiungerei il senso di responsabilità culturale, sociale ed economica
Gabriele Punzo: Prenderei da Alessandra il concetto di indipendenza sociale per evitare alcune esperienze con persone che potrebbero deludermi.
Isabella Schiano: Aggiungerei che l’autonomia è la capacità di formare la propria opinione.
Maria D’Ambrosio: Tirando le somme, porterei a casa la parola osservatorio (ricezione di dati affidandosi al punto di vista di altri o cambio prospettiva), osservazione e ascolto sono due strumenti che il comunicatore deve sempre avere con sé.

Dalla teoria passiamo alla pratica! Il prof. Moretti ci ha chiesto quali fossero le conoscenze e le competenze che abbiamo acquisito durante questo corso e come influiranno sui nostri eventuali progetti.

Alfonso Di Stasio: Lo studio per me è una palestra cognitiva per poter allenare i muscoli della mente. Questo percorso mi è servito per ridurre il numero di progetti e focalizzarmi bene solo su pochi ma realizzarsi ad altissimo livello.
Lorenzo Muto: Mi è sempre più venuta la voglia di creare nuove cose. Il mio sito è solo un punto di partenza.
Emanuela Di Pinto: Condivido il pensiero di Lorenzo. Sto realizzando un podcast, sto aiutando la scrittura di una sceneggiatura con alcuni miei amici. Si è aperta la valvola della produzione.
Valeria Boccara: Sta cambiando la mia modalità di scrittura. Prima mancava qualcosa che sto aggiungendo pian piano. Ci sto mettendo tutta me stessa. Sto scrivendo per me.
Nicola Chiacchio: Non c’è buona pratica se non c’è buona teoria. La lettura è la chiave per una buona scrittura.
Nunzia Iengo: ho iniziato a scrivere un libro ma ho interrotto la stesura. Ho bisogno di leggere tanto per migliorare e terminare il mio progetto.
Lorenzo Lacala: Ho una pagina instagram, che si chiama “newsagainstpower”, in cui propongo vari riassunti universitari e resoconti di progetti comunicativi.

La lezione è terminata con una massima di Andrej Tarkovskij tratta dal film “Stalker” secondo cui è necessario viaggiare verso una zona ulteriore, sebbene sia pericolosa, per ampliare i propri confini.

autonomia

Mercoledì 25 Novembre 2020
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Caro Diario, oggi abbiamo pubblicato 3 dei 4 output dei gruppi di lavoro, li trovi nella sezione Fatti in Bottega, e secondo me c’è da essere contenti. Come ho scritto sui social, la nostra sta diventando una Bottega degna di questo nome perché pensa, studia e fa. Ecomincia anche a prendere iniziative senza bisogno che glielo chiedi, come Gabriella Mosca che mi ha mandato il suo resoconto della lezione di oggi. Buona lettura.

RESOCONTO DELLA LEZIONE DI GABRIELLA MOSCA
Che i giochi abbiano inizio! Ciao Diario dell’Aula O, arrivano gli output e che output! Due settimane fa ci siamo lasciati con tante idee, spunti e tanto lavoro da fare e devo dire che ciò che è nato nella bottega di ognuno di noi è stato davvero un lavoro ben fatto.
La lezione questa mattina si è aperta con una considerazione della prof. D’Ambrosio sul suo studio sull’influenza di Chiara Ferragni e ”le but”, per dirla alla francese, il motivo, per cui è stata ingaggiata dalla Galleria degli Uffizi a Firenze per sponsorizzare e far conoscere il museo, anche ai suoi followers più lontani.
Pensieri e per pareri contrastanti ne sono derivati: da un lato ci si chiedeva perché proprio Chiara Ferragni per fare questa mossa di mercato, mentre dall’altro abbiamo considerato che un certo tipo di sponsorizzazione, che vada a favorire il proprio lavoro, fa sempre abbastanza bene se fatto nel modo giusto.
In questa lezione, per tutta la sua durata e anche parlando dei nostri lavori, abbiamo usato la congiunzione E al posto della O poiché non dobbiamo pensare che una cosa debba escludere l’altra o ci porti dinanzi a una scelta inevitabile. Possiamo muoverci in uno spazio concatenato, un vero e proprio sistema di roteanza antigravitazionale.
Dopo questo brainstorming ci siamo dati 10 minuti per ascoltare il lavoro del gruppo 1, del quale faccio parte io, Gabriella Mosca, con Michele Canfora, Claudio de Benedetti e Isabella Schiano di Cola. Abbiamo realizzato un podcast che parla di Blanca Evangelista, protagonista della serie TV Pose.
Tutti si sono complimentati per il lavoro e questo mi ha resa molto felice dal momento che realizzare un progetto in gruppo non è mai cosa facile e i problemi non sono mancati. Ognuno ha effettuato la propria considerazione a riguardo: Vincenzo Moretti si è detto commosso da questa intervista (totalmente inventata e creata da noi) e ci ha consigliato di curare alcuni aspetti testuali; Luisa Scherillo e Roberta Avallone hanno visto la serie TV e alcuni passaggi del podcast hanno rimandato là mentre ad alcune delle scene del programma Netflix. Jepis e Alessandra si sono incuriositi e hanno deciso di guardare la serie TV per immergersi ancora di più nelle tematiche che tratta. Lorenzo, Riccardo e Nunzia hanno evidenziato anche degli errori tecnici per quanto riguarda l’assemblaggio del prodotto. Ci sono degli applausi troppi alti da sistemare e si deve limare il distacco vocale creato dalla distanza cui siamo vittime a causa di questa situazione d’emergenza.
Poi si è passati al lavoro del gruppo 4 composto da Alessandra Martino, Roberta Avallone, Lorenzo Muto, Bruno Aiello, Ferdinando Gagliotti, Antonio Piscopo. Alessandra ha spiegato che è in atto un processo per creare un podcast a riguardo e che hanno prima preferito perfezionare l’intervista a Nellie Bly in formato scritto.
Siamo poi giunti al lavoro su Walt Diseny realizzato dal gruppo 3 composto da Emanuela Di Pinto, Gabriele Punzo, Nunzia Iengo, Domenico Cimmino, Luisa Scherillo. È una sorta di documentario – cortometraggio davvero ben fatto.
Ferdinando e Lorenzo hanno sottolineato l’aspetto tecnico del video che, sebbene sia stato fatto da inesperti del settore, è stato curato molto bene sia nell’audio che nella realizzazione video. Riccardo ha sottolineato alcuni problemi riguardo i toni di voce e Gabriele ha spiegato come, con questo progetto, si sia messo in gioco superando un qualcosa che per lui poteva essere un limite a causa della sua dislessia ed invece ha interpretato molto bene la sua parte. La professoressa D’Ambrosio ha suggerito inoltre di chiarire le chiavi di lettura di questo progetto anche in vista di una pubblicizzazione e ha sottolineato l’importanza del mettersi in gioco da parte di tutti, nonostante le poche competenze nel settore e magari delle difficoltà personali. Infatti ha anche proposto di sviluppare un lavoro fruibile anche per chi non riesce a vedere o sentire.
Ultimo gruppo all’appello ma non meno importante è stato il gruppo 2, composto da Riccardo Cerino, Alfonso Di Stasio, Valeria Boccara, Nicola Chiacchio, Arianna Giordano. Nicola si è fatto portavoce ed ha spiegato che il loro lavoro è in cantiere: hanno creato la loro scaletta e si sono dati una storia divisa in 5 fasi, come i componenti del gruppo. Ovviamente ognuno ci ha messo del suo e quindi la difficoltà sta nell’accorpare tutto il lavoro senza perdere la natura personale di ogni prodotto, che diverrà poi un output multimediale.
Questa è stata la penultima lezione del corso di comunicazione e culture digitali e Jepis ha proposto poi di realizzare una produzione video nel quale noi corsisti effettuiamo alcune considerazioni sul corso, dando un feedback su ciò che abbiamo appreso, niente di troppo lungo, un minuto è quello che basta per esprimere i concetti chiave.
Per concludere Valeria Boccara ha spiegato come mai si è candidata al CPDS e ha spiegato le difficoltà che ha incontrato nel farsi conoscere a distanza. Il motivo per cui si è candidata è sicuramente perché crede in ciò che fa ma anche perché vuole portare alla luce le problematiche che ci sono all’interno del dipartimento, quindi facciamo un grosso in bocca al lupo a lei per queste elezioni!

FATTI IN BOTTEGA
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Walt Disney, Bottega O, output del Gruppo 3; Domenicø Cimmino, Emanuela Di Pinto, Nunzia Iengo, Gabriele Punzo e Luisa Scherillo
Il SalOtto, output del gruppo 1; Michele Canfora, Claudio De Benedetti, Gabriella Mosca e Isabella Schiano
Nellie Bly, output del Gruppo 4; Bruno Aiello, Roberta Avallone, Ferdinando Gagliotti, Alessandra Martino, Lorenzo Muto e Antonio Piscopo
e-Learning. Electric Extended Embodied letto da Bottega O
La pratica è importante, la teoria di più, una proposta di Nicola Chiacchio
Human, una proposta di Valeria Boccara
Casa di foglie, una proposta di Nicola Chiacchio
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