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La notte più narrata di sempre

Caro Diario, per prima cosa fatti dire che sono troppo contento.
Sono troppo contento perché è stata la notte del lavoro narrato più consapevole, più partecipata, più condivisa e più narrata di sempre, una comunità assai vasta e attiva che si è incontrata intorno al lavoro e al suo valore. E sono troppo contento perché a un certo punto ho pensato davvero che senza le nostre piazze, biblioteche, associazioni, aziende, scuole, bar, senza la bottega di Jepis e la pizza di Michele, non ce la potevamo fare. E invece c’è un momento in cui funziona proprio come dice Philip Henslowe, l’impresario di Shakespeare in Love. Te lo ricordi? Per tenere a bada Messer Fennyman, a cui deve dei soldi, ripete ogni volta “si risolve”, e alla domanda del sempre più furibondo creditore, “come?”, risponde puntualmente “non lo so, è un mistero”.
Sì, amico mio, c’è un momento in cui bisogna pensare che si risolve anche se non sai come, è il momento in cui bisogna buttare il cuore oltre l’ostacolo, quello in cui vai avanti nonostante la nebbia, perché si risolve, soprattutto se hai la fortuna di avere persone a cui vuoi e che ti vogliono bene, persone con cui condividi valori, idee, progetti, cose fatte e da fare.
Naturalmente bisognerà tornarci su, ci vuole tempo, c’è del lavoro da fare, ci sono pensieri, emozioni e idee da sedimentare, per adesso ti consiglio di seguire Tutta la notte minuto per minuto, la trovi qui; detto ciò, ti saluto con una provvisoria check list di cose da pensare e da fare, poi fammi sapere cosa ne pensi.

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1. Bisogna sfruttare, no, sfruttare non mi piace, bisogna dare valore al tempo che ci ha permesso di raccontare così tante storie per fare in modo che l’esperienza di quest’anno diventi la norma. Una prima possibilità potrebbe essere quello di creare nel gruppo nazionale uno spazio, che per ora chiamerei #lavoronarrato tutto l’anno, dove le persone possano raccontare con testi e immagini il proprio lavoro, quello dei nonni, dei genitori, dei figli. Sì, va bene, lo sapevo che me lo chiedevi, va bene, ogni tanto una storia la racconto anche a te qui.

2. Bisogna lavorare sulle parole che vogliamo portare con noi nel futuro prossimo venturo, quelle di cui non vogliamo fare a meno. Dalla chiacchierata in diretta con Jepis, Gigi e Cinzia ieri sera ne sono venute fuori tre, ma se ci pensiamo su assieme ne vengono fuori tante, l’importante è che per ogni parola diciamo anche perché ce le vogliamo portare appresso. Io adesso non ce la faccio a scriverti il perché, lo faccio la prossima settimana, ma le mie tre parole sono libertà, lavoro e consapevolezza, e sono tutte e tre connesse alla nostra umanità.

3. Bisogna che troviamo modalità più stabili di essere e fare comunità, di confrontare idee, progetti e possibilità, di farle pesare di più, di realizzarle. Anche qui come si fa non lo so, c’è un’idea che mi gira nella testa da tempo, la trovi anche nel libro che ho scritto con Luca, è la blockchain del lavoro ben fatto, ma per ora è poco più di un’idea e, come cantava Giorgio Gaber, “finché resta un’idea è soltanto un’astrazione”.

4. Bisogna che cambiamo il mondo, se così ti spaventi diciamo che bisogna cambiare la nostra relazione con il mondo, il nostro modo di rapportarci ad esso. È diventata una necessità amico Diario, come avrebbe detto papà il covid-19 ci ha dato una botta nelle ginocchia, ci ha piegato, se non cambiamo registro il covid-20 ci ammazzerà. Non è facile, diciamo pure che è difficile assai, ma questo è, e dentro questo processo di cambiamento il lavoro ben fatto, l’approccio che ci porta a svegliarci la mattina e a fare bene quello che dobbiamo fare, qualunque cosa dobbiamo fare, ha un’importanza fondamentale.

Ti lascio davvero con i 5 passi del lavoro ben fatto, lo so che tu lo conosci, ma puoi farlo leggere e vedere alle tue amiche e ai tuoi amici. Ritorno molto presto, questa storia continua.

 
I GRUPPI CON LE STORIE DI LAVORO
La notte del lavoro narrato, fondato da Vincenzo Moretti
I. C. 83° Porchiano-Bordiga – La notte del lavoro narrato, fondato da Colomba Punzo
La Notte del Lavoro Narrato in Umbria, fondato da Antonio Fresa
Racconti dentro al vulcano, fondato da Rosario Mattera
Racconti intorno al fuoco, fondato da Assunta Vanacore
#Lavoronarrato con F2Lab e Embodied Education Lab, fondato da Maria D’Ambrosio

I VIDEO DEL LAVORO NARRATO
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LE STORIE DEL LAVORO NARRATO
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CREDITS
Grazie di cuore a tutte e a tutti.
Senza Simone Bigongiari, Giancarlo Carniani, Irene Costantini, Maria D’Ambrosio, Antonio Fresa, Cinzia Massa, Rosario Mattera, Colomba Punzo, Laura Ressa, Giuseppe Jepis Rivello, Gigi Scuotto, Assunta Vanacore, Vito Verrastro non avrei mai potuto farcela.