Luigi Congedo, l’Intelligenza Artificiale e Data Masters

Cara Irene, “Se non ora, quando” è il titolo del post che Luigi Congedo ha pubblicato lo scorso 31 Maggio 2023 sul suo blog. Il post comincia più o meno così: “Viaggio per il mondo da quando avevo 22 anni. Dopo aver trascorso più di 12 anni negli USA, dopo sacrifici ed esperienze attraverso 4 paesi sono tornato in Italia con un obiettivo ben preciso: fare qualcosa per il mio Paese!”
Magari ci sarà un giorno, spero il più lontano possibile, in cui mi farò scappare una storia così, ma non è questo il giorno, così ho cercato Luigi, che avevo conosciuto poca prima che cominciasse a studiare e lavorare in giro per il mondo, e gli ho chiesto se gli faceva piacere raccontarmi la sua storia. Mi ha detto di sì, perciò mettiti comoda e leggi.

INDICE
Piacere, lo presento
Le sue passioni
La sua famiglia
Quello che pensa e che fa
Cosa lo ispira nel lavoro e nella vita
Il suo rapporto con l’Italia
Storia e visione di Data Masters
Quello che penso io
Per saperne di più | Un tuffo nel passato

PIACERE, LO PRESENTO
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Luigi Congedo, imprenditore seriale e fondatore, insieme a Francesco Cipriani e Vincenzo Maritati di Data Masters, AI Academy per la formazione in Intelligenza Artificiale, Machine Learning e Data Science. Ha alle spalle oltre un decennio di esperienza e investimenti nella Silicon Valley e la sua missione è democratizzare l’accesso all’Intelligenza Artificiale. Perché coinvolgere un numero sempre crescente di persone nella creazione dell’IA è fondamentale per il futuro della società.
Luigi è anche un investitore attivo e un venture partner presso BootstrapLabs, società di venture capital della Silicon Valley, dove ha investito in oltre 25 startup, ottenendo 1 IPO e 6 uscite multimilionarie.
Oltre al suo lavoro con Data Masters e BootstrapLabs, ha acquisito esperienza nel settore di Web3, investendo in diverse aziende e in numerosi protocolli di finanza decentralizzata (DeFi). Ha inoltre sviluppato strumenti analitici per le Non-fungible token (NFT) e nel 2013 ha fondato Lovesano, una delle prime farmacie online europee.
È un convinto sostenitore dell’impatto positivo della tecnologia e dell’imprenditorialità sulla società e un collegamento naturale attivo per molti fondatori nella Silicon Valley.

Cosa aggiungere ancora?
Che si è laureato in Economia presso l’Università di Napoli Federico II e nel 2013 ha conseguito un master in International Business presso la Hult International Business School di San Francisco.
Che durante la sua carriera ha vissuto in Spagna, Irlanda e Cina e attualmente fa base nella Silicon Valley, anche se viene spesso in Italia.
Che è sovente invitato a parlare come relatore principale e membro di panel su innovazione, investimenti tecnologici, imprenditorialità e intelligenza artificiale presso prestigiose organizzazioni come l’Università di Stanford, la Haas School of Business, la Banca Mondiale e molte altre organizzazioni pubbliche e private.
Che la sua passione per l’intelligenza artificiale lo ha portato a organizzare la Applied AI Conference a San Francisco, che ha riunito oltre 800 leader aziendali nel campo dell’IA per 5 anni.
E che è attivamente coinvolto in diversi programmi per startup come consulente e aiuta gli imprenditori e i tecnologi del futuro a sviluppare le competenze necessarie per avere successo.
Come dici cara Irene? Ce ne vorrebbero tanti di ragazzi e ragazze così? Sono d’accordo con te, però magari ci sono, siamo noi che non li raccontiamo abbastanza.
Comunque continua a leggere, che da qui in avanti la storia di Luigi te la faccio raccontare da lui mendesimo.

LE SUE PASSIONI
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“Vincenzo, mi è sempre piaciuto molto fare sport. La mia passione più grande era il calcio, da piccolo ho giocato in varie squadre fino alla categoria degli allievi nazionali. Negli ultimi anni ero il capitano, ma nella mia famiglia la priorità era studiare, non certo puntare alla carriera di calciatore. È stata comunque un’esperienza che mi ha insegnato tanto, che mi ha formato come uomo e leader e in un certo senso mi ha preparato al mondo del lavoro.
All’epoca non ne avevo idea, ma dare l’esempio, correre più di tutti in allenamento, metterci impegno per te ed essere al servizio del gruppo sono tutte cose che poi sono tornate utili. Quelle esperienze sui campi di calcio hanno avuto un impatto sulla mia carriera professionale che non avrei mai immaginato.
Devo dire che devo parecchio a mia madre, che per anni la domenica, alle 7 del mattino, mi accompagnava con qualunque tempo, compreso vento, pioggia e freddo, in giro per i campi di calcio più remoti della nostra regione.
Forse è una questione di tempi o forse di mentalità, ma in Italia il mio ruolo da capitano della squadra, a livello scolastico o lavorativo non era visto da nessuno con valore, mentre quando sono arrivato negli Stati Uniti sono stato apprezzato da subito per le mie doti naturali di leadership, di capogruppo.
Tornando alle mie passioni, ho sempre apprezzato la musica, l’arte, il cinema, ma senza mai esser troppo ossessionato da generi o artisti particolari. Diciamo che mi piace essere aperto a cose nuove, e che  di volta in volta vado ad approfondire laddove ne sento il bisogno.
A dominare il mio interesse negli ultimi 10 anni sono stati la lettura di blog e libri su tecnologia, imprenditorialità e mindfulness. Alcuni dei libri che mi sono piaciuti di più sono The Power of Now di Eckhart Tolle, Start with Why di Simon Sinek, The Courage to Be Disliked di Ichiro Kishimi e Fumitake Koga, ma anche Factfulness di Hans Rosling, Zero To One di Peter Thiel e The Hard Things About Hard Things di Ben Horowitz. Ce ne sono altri, ma credo vada bene così.
Sono anche un attivo praticante di mindfulness e meditazione, attività che credo abbia cambiato in positivo la mia vita. Penso che essere presenti a se stessi e sapersi ascoltare migliori la qualità della nostra vita e delle nostre relazioni. La meditazione mi permette quotidianamente di capire di cosa ho bisogno, e al mattino di apprezzare quello che ho.”

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LA SUA FAMIGLIA
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“Mio padre Paolo è farmacista, uno di quelli che ha sempre lavorato sodo. Ricordo che lavorava anche i sabati e le domeniche, alla fine io e mio fratello Giancarlo siamo cresciuti prevalentemente con mia madre. Detto questo, è giusto aggiungere che per noi c’è sempre stato, alla fine ha sempre fatto tutto per noi, ci ha sempre messi al primo posto.
Mia madre era un’insegnante di educazione fisica, credo sia stata lei a trasmettermi l’amore per lo sport, oltre a tantissimi valori e a un’educazione ferrea. Quando ha avuto me, primo di due figli, ha lasciato il lavoro per dedicarsi alla famiglia.
Dei miei nonni, sia quelli paterni che quelli materni, ho tanti ricordi belli.
Dal lato di mio padre, Nonna Neda e nonno Gigi (Luigi) erano entrambi dottori e farmacisti, e li ricordo in particolare per la loro enorme professionalità e generosità. Ad anni di distanza dalla loro scomparsa mi capita ancora di incontrare persone che mi raccontano di quanto li avevano aiutati, di come mia nonna andava a fare le analisi del sangue a casa, o di come mio nonno era gentile con tutti.
Uno dei ricordi più nitidi è quello di mia nonna che mi aiutava a studiare e la mattina mi faceva le domande, così, prima di andare a scuola, mi ricordavo tutto o capivo cosa dovevo ripetere.
Il mio nonno materno, Gianni, era notaio, lo ricordo con tantissima stima e affetto. Era un uomo di grande intelligenza e aveva uno spirito da imprenditore pazzesco. Era anche una persona sempre sorridente, pronta alla battuta, mai scontata, insomma una persona amata e rispettata da tutti a Torre del Greco, dove per anni ha esercitato la sua professione. Ricordo che sia lui che nonna Wanda, la mamma di mia madre, erano sempre molto attenti alle formalità, da come ci si vestiva a come ci si sedeva a tavola. Quasi sempre i loro richiami erano presi da noi nipoti in modo scherzoso, ma alla fine forse qualcosa l’ho imparata anche così. Non dimenticherò mai quando d’estate, nonostante io e i miei cugini facessimo le ore piccole, nonno Gianni veniva a svegliarmi, alle 8:00 del mattino, perché voleva che lo accompagnassi a comprare il giornale. Lo ammetto, all’epoca era un incubo, oggi pagherei chissà cosa per andare a comprare il giornale con lui la mattina. Purtroppo troppo spesso le cose si apprezzano solo quando si perdono.”

QUELLO CHE PENSA E CHE FA
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“Il mio lavoro da investor mi ha portato a pensare talmente tanto e sempre al futuro (per molti anni il mio lavoro è stato pensare a dove potessero arrivare le aziende in cui investire, cercare di fare predizioni su scenari e mercati futuri), che oggi, a dire il vero, non ci penso più tantissimo. Credo che la nostra provvisoria presenza sul pianeta Terra sia parecchio insignificante rispetto ai miliardi di anni in cui non ci siamo stati e ai miliardi di anni in cui non ci saremo. A voler essere provocatorio direi che è arrogante credere di poter sapere dove va veramente il mondo, al massimo si può predire dove probabilmente andrà, disegnare degli scenari, ma non è la stessa cosa. Sta di fatto che da qualche anno invece di programmare il futuro a 10 o 20 anni cerco di vivere nel presente, penso che sia la cosa più preziosa che io possa fare, o anche che possiamo fare. Lo faccio cercando di essere disciplinato in quello che faccio ogni giorno, e di fare le cose giuste. So che può sembrare folle, ma sono convinto che più che un programma per il futuro ciascuno di noi debba prima capire, e poi fare suoi, i valori in cui crede per affrontare il presente.
Per quanto mi riguarda, questa cosa la pratico soprattutto cercando di essere “intentional” nelle cose che faccio. Da un lato cerco di essere estremamente proattivo rispetto a quelli che sono i miei sogni e obiettivi; dall’altro cerco di minimizzare qualsiasi tipo di dipendenza da fattori limitanti esterni.
Secondo me quello che davvero conta nel successo di una azienda non è né l`idea, né la programmazione dettagliata, ma l’iterazione costante, l’ossessione rispetto alla ricerca prima del “problem – solution fit”, e successivamente, alla ricerca del “product market fit”. In sintesi, bisogna capire prima quale è il prodotto che il mercato vuole, qual è il prodotto che realmente risolve il problema, e solo dopo capire come venderlo rispetto alle dinamiche di domanda e offerta. Creare un business model dettagliato, prima di questo processo, penso che sia fallimentare.
La creazione di valore reale nella società e nel mercato la si raggiunge solo facendo questo processo, facendo una execution di vision con obiettivi mensili che però devono creare “compound interest” nel lungo termine.
Lo so che può sembrare una semplificazione assurda, ma le persone che vogliono far azienda devono capire che ci sono solo due cose che contano realmente: la prima è creare un prodotto, la seconda venderlo.
Io cerco di mettere insieme team che hanno passione per entrambe le cose, e che con professionalità possano creare il prodotto migliore (con Data Masters l’Educazione in AI), per poi distribuirlo a clienti che soffrono e rischiano di rimanere indietro, o di scomparire, senza di esso.
La creazione del talento e il mondo dell’educazione sono estremamente complicati, ma io lavoro per fare in modo che la mia conoscenza del settore, la professionalità dei miei soci, l’amore del team per l’educazione ci porti a trovare soluzioni che in un qualche modo possano aiutare nel loro business 1, 2 o 100 aziende italiane.
Speriamo di poter attrarre capitale straniero in Italia tramite il talento. Sarebbe bello vedere gruppi internazionali investire nel nostro paese non perché hanno agevolazioni fiscali ma perché gli italiani sono bravi. Sì, sogno un paese che torni a produrre con professionalità, che smetta di essere in vendita e in balia di potenze mondiali, che inizi nuovamente a riscrivere la storia tramite l’impegno, l’educazione e il progresso.”

COSA LO ISPIRA NEL LAVORO E NELLA VITA
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“Mi lascio ispirare da tante cose. Ho vissuto la mia vita al mille per mille e voglio continuare a farlo. Cerco sempre di prendere il meglio e di imparare da qualsiasi connessione, esperienza, lettura, luogo, evento.
Da piccolo erano Steve Jobs, Maradona, insomma i supereroi, ad ispirarmi, oggi invece so, ho imparato, che  la vera ispirazione me la danno le persone che incontro ogni giorno, le persone normali che affrontano il lavoro e la vita con etica e professionalità, meglio se hanno più anni di esperienza di me.
Le domande che mi faccio dopo ogni incontro sono di questo tipo: Cosa ha funzionato? Cosa non ha funzionato? Cosa ho imparato? Cosa posso ancora imparare da questa persona?
Detto questo, aggiungo che spesso l’ispirazione mi arriva anche da chi è più piccolo di me e chiede aiuto. Non bisogna mai dimenticare da dove si viene, da dove siamo partiti. Per quanto mi riguarda non ho mai smesso di ricercare cosa realmente volevo essere e fare da grande. Aiutare i più giovani di me mi aiuta a capire quanta strada ho fatto, e da dove sono partito.
Oggi posso dire di esser a un punto della mia vita in cui il lavoro non mi pesa, al contrario mi da gioia, energia, voglia di fare. So anche però che in futuro questo potrà cambiare, perché io non riesco mai a star fermo e ad accontentarmi. Anche in questa nuova avventura con Data Masters cerco di essere sempre focalizzato, di sfruttare al massimo ogni secondo, alla fine è questo il mio modo di godermela, di essere felice.”

IL SUO RAPPORTO CON L’ITALIA
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“Non ho mai perso la mia connection con l’Italia. Molti giovani che vanno via trasformano la loro sofferenza in frustrazione, con un conseguente allontanamento graduale, in alcuni casi definitivo, dal nostro Paese. Magari ci tornano in vacanza, ma non farebbero mai più business qui.
Io no. Io ho sempre cercato di restare collegato, ho sempre partecipato a eventi, parlato all’università, a gruppi di studenti, in confindustria e così via discorrendo.
La mia è stata una partecipazione senza un’agenda specifica, nel senso che ho partecipato per il piacere di farlo, per essere “al servizio”. Sarà perché da quando avevo 16 anni ho cercato di trovare mentor qui in Italia e non ci sono riuscito, sta di fatto che dentro di me sento la necessità, l’urgenza, di creare nuove opportunità per i giovani. Nel mio piccolo cerco di restituire qualcosa al paese dal quale vengo, nonostante a livello professionale non abbia ricevuto dall’Italia quello che mi aspettavo, e anzi, l’inefficienza e la follia politica mi hanno allontanato. Ho sempre ascoltato il mio cuore, seguito il mio istinto romantico, senza mai lasciare che la frustrazione prendesse il sopravvento nei confronti dei miei sentimenti verso casa mia, l’Italia.
È questa attività costante di partecipazione che mi ha portato a conoscere il team che oggi sta a capo di Data Masters. Tanto è vero che all’inizio avevo deciso di seguire Francesco e Vincenzo su base volontaria, ci siamo sentiti per mesi telefonicamente, non ho mai chiesto niente per queste consulenze, lo facevo perché loro erano bravi e appassionati.
Sia chiaro, io non ho mai pensato di essere il migliore, però ho sempre fatto il necessario per informarmi, apprendere, sia partecipando come volontario a programmi italiani di governo, che viaggiando tantissimo per fare da advisors a programmi startup in tutto il mondo. Sono passato da Taiwan al Brasile, dalla Spagna fino alla Giordania, dove fui invitato dalla World Bank a parlare in uno dei più grandi eventi per l’innovazione nei paesi emergenti.
Io credo molto in questa disponibilità a dare una mano e invece devo dire con dispiacere che da quando sono tornato in Italia ho visto troppi che si sono avvicinati dicendo di voler aiutare mentre in realtà volevano solo arricchirsi, personaggi che credono di essere bravi solo perché rappresentano grandi aziende, che vogliono quote aziendali di Data Masters senza realmente aggiungere alcun valore.
Lo voglio dire con chiarezza: questi soggetti sono molto pericolosi per i giovani startup founder italiani, che spesso finiscono per cadere in questi giochetti e cedono quote a persone e pseudo investor impreparati che danno consigli sbagliati anche solo perché, semplicemente, non hanno mai fatto azienda in prima persona, sono solo rappresentanti di grossi fondi e/o aziende.”

LA STORIA DI DATA MASTERS
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“Come idea Data Masters è nata nel 2021. Come ho detto al tempo facevo da advisor a Vincenzo e Francesco che nella prima fase cercavano di sviluppare degli algoritmi per fare trading di commodities. Dopo diversi mesi di lavoro, e dopo aver intervistato centinaia di persone, ci siamo resi conto che in Italia era quasi impossibile trovare persone preparate in ambito AI. Da qui la decisione di fare il passo successivo e di far diventare Data Masters una scuola specializzata in intelligenza artificiale. Offriamo corsi di formazione sull’intelligenza artificiale per tutti i livelli di esperienza ed età. Alcuni di questi corsi, specialmente quelli per i livelli iniziali, li offriamo in forma gratuita. La nostra mission infatti è duplice: da una parte vogliamo avere un impatto economico e di rilancio delle aziende, che a nostro avviso senza investire in AI rischiano di scomparire; dall’altra vogliamo democratizzare e diffondere le tematiche di AI, e l’utilizzo di dati e automatizzazione.
Per quanto riguarda più nello specifico me, ho deciso di iniziare una nuova fase della mia vita e carriera professionale, e di farlo dall’Italia con Data Masters, perché voglio sfruttare l’esperienza, le conoscenze e il sistema di relazioni che ho maturato e costruito negli Stati Uniti per creare una piattaforma di rilancio per il nostro Paese.
La tecnologia e l’intelligenza artificiale non sono una minaccia per la nostra società, ma la via principale per la nostra rinascita culturale, sociale ed economica come sistema paese.
L’AI in sé non distruggerà il lavoro, ma sicuramente farà aumentare in modo esponenziale la differenza tra chi è produttivo e chi non lo è.
La tecnologia è il principale vettore di cambiamento della società e dell’economia. Se la si usa bene, si diventa più produttivi, più ricchi, più creativi, più contenti. Chi invece evita di usarla, o non la capisce in tempo, perde produttività e competitività, può impoverirsi e diventarne vittima.
Siamo partiti da Bari ma operiamo principalmente online e dunque abbiamo studenti che provengono tutta Italia. La cosa bella, e in parte sorprendente, almeno per me, è che i nostri studenti sono distribuiti in parti uguali tra Sud, Centro e Nord. È un segnale a mio avviso evidente del fatto che il bisogno di innovare il nostro sistema educativo non è solo meridionale ma è distribuito su tutto il territorio nazionale. Anche il fatto che al Nord ci sono più eccellenze (ne scrive spesso la stampa mainstream) ha in realtà un impatto estremamente limitato dal punto di vista sociale dato che riguarda meno del 1% della popolazione.
C’è un enorme bisogno di divulgare, di dare il know how e i tools a tutti, e poi far si che piano piano, i casi di successo, piccoli e grandi, inspirino una rinascita emotiva del nostro Paese che a mio avviso è troppo vittimizzato e passivo nei confronti del progresso tecnologico.
Il nostro più grande impoverimento è quello dei giovani preparati che vanno via per specializzarsi all’estero perché qui trovano corsi scadenti, obsoleti, che non li preparano al mondo del lavoro. I nostri giovani devono smetterla di guardare ai supereroi, ai personaggi famosi, e iniziare a pensare all’impatto che ciascuno di loro, a partire dalle proprie capacità e risorse, può avere sulla società, sul mondo.
Per quanto mi riguarda, oggi la mia priorità come co-founder di Data Masters non è dire dove possiamo arrivare, però so è che se riesco ad attrarre capitale straniero in Italia, se riesco a permettere a italiani giovani e non di avere accesso alla miglior formazione in ambito AI, qualcosa di buono accadrà. E per fare questo spendo la maggior parte del mio tempo lavorando sull’impatto che abbiamo come azienda rispetto alla vita delle persone, rispetto alla carriera dei nostri studenti, rispetto all’impatto economico che l’AI può avere sulle aziende italiane.
In realtà tutti noi a Data Masters lavoriamo con grande motivazione per contribuire alla risoluzione di un problema: la totale assenza di preparazione rispetto alle tematiche AI della popolazione italiana, a partire dei giovani, compresi quelli che frequentano l’università. Se non facciamo questo, saremo inevitabilmente condannati a un progressivo impoverimento culturale, economico e sociale del nostro paese.
Abbiamo testato i primi programmi formativi nel 2021. Quando a inizio 2022 abbiamo deciso di lanciare una scuola sull’intelligenza artificiale abbiamo cercato prima di capire di che cosa aveva bisogno il mercato per creare il prodotto/servizio migliore possibile. La scommessa è stata quella di non farci ammaliare dall’aspetto commerciale del business ma continuare a rimanere tecnici, a essere focalizzati sulle tematiche dei dati e della AI.
Dopo tanti test e conversazioni, l’estate scorsa decidiamo di costituire Data Masters con l’obiettivo di creare un nuovo ecosistema per la formazione italiana di eccellenza e allo stesso tempo inclusiva dedicata alle tematiche di machine learning e di intelligenza artificiale.
In tanti all’inizio ci hanno preso per pazzi, in tanti ancora oggi non vedono il valore di ciò che facciamo e la dimensione del mercato, ma noi senza batter ciglio continuiamo ad andare avanti per la nostra strada.
Ad oggi sono tantissime le offerte di collaborazione, e anche di acquisizione, che abbiamo ricevuto, ma non intendiamo distrarci né, tantomeno, diminuire la qualità di ciò che facciamo, per cui siamo attentissimi a valutarle ma fin qui le abbiamo con educazione rimandate quasi tutte al mittente.
Le poche collaborazioni ufficiali che abbiamo attivato sono tutte strategicamente orientate al raggiungimento dei nostri obiettivi. Tra queste mi piace citare quella con il Gruppo Elis, dove grazie al nostro advisor Donatella Taurasi, docente di University of California, Berkeley, Haas School of Business divulghiamo educazione sui temi dell’intelligenza artificiale a studenti con forme di finanziamento e borse di studio agevolate. E quella con la Zanichelli, perché ci è piaciuto molto il loro approccio, perché nei prossimi mesi contiamo di avvicinare i nostri metodi di insegnamento e programmi formativi al mondo scolastico e perché un editore che ha oltre 100 anni di storia nel mondo dei libri scolastici è un partner per noi molto interessante. Inoltre di recente abbiamo reso pubblica la nostra nuova collaborazione strategica con il gruppo Reddit, il colosso americano delle notizie.
Siamo ancora troppo giovani per poterci permettere di offrire tutti i nostri programmi con borse di studio, ma tra le attività per noi strategiche c’è la ricerca di sponsor per estendere borse di studio a differenti categorie di studenti.”

QUELLO CHE PENSO IO
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10, 100, 1000 Luigi Congedo. La prima cosa che ti voglio dire è questa, cara Irene. Che ce ne vorrebbero tanti, e tante, come lui. E però, come ti ho scritto già, penso anche che ce ne sono molti di più di quelli che immaginiamo, e che noi narratori, e narratrici, dobbiamo raccontarli molto di più.
L’ultima volta che ci siamo sentiti, avevo appena finito di trascrivere la sua intervista e avevo bisogno di approfondire alcuni aspetti, Luigi mi ha detto che sta leggendo Il lavoro ben fatto, siamo ritornati sul ruolo importante, sull’impatto, che le persone normali possono e debbono avere sui processi di cambiamento culturale, sociale ed economico, sul mindset come dice lui. Ha aggiunto anche che gli piacerebbe condividere qualche ragionamento sul lavoro ben fatto come approccio organizzativo con i soci e il team di Data Masters, e pure questo suggerisce qualche cosa di significativo, a prescindere dal fatto che riusciamo a farlo o meno, che quello dipende da tante cose.
Storie come questa di Luigi a me raccontano, confermano, il bisogno di  fare ispirazione, di cambiare l’approccio, la cultura, la metodologia, il mindset a partire da quello che pensiamo e facciamo ogni giorno.
Quando Luigi dice che non basta pensare l’innovazione a 360 gradi, che poi bisogna metterla a terra, trasferirla all’impresa, alla cultura, alla società, al mercato, che bisogna creare un mindset che sostenga la capacità delle persone di essere autonome, di decidere qual è l’impatto, qual è l’obiettivo del cambiamento, quando dice che l’intelligenza artificiale ha un cambiamento decisivo in questo processo, per me sta dicendo che bisogna tenere insieme fare e pensare, sta dicendo che fare è, con l’accento, pensare.
“Il trasferimento, l’impatto dell’innovazione, è fondamentale”, mi ha detto a un certo punto. “Noi italiani siamo bravissimi nei  lavori di ricerca che poi però non si trasferiscono sul mercato. C’è anche qui una mancanza di mindset, si pensano le cose senza essere abbastanzi attenti a trasferirle sul mercato.”
E quando gli ho chiesto come finisce la partita tra l’uomo e la macchina? Mi ha risposto che a suo avviso le due parole chiave sono collaborazione e partecipazione. “Vedi Vincenzo”, ha aggiunto, “quante più persone possono collaborare, quanto più la Ai può essere accessibile a tutti, tanto meglio è. Non possiamo permetterci di avere paura del fatto che la macchina è più brava dell’essere umano a fare determinate cose. 
La paura è il rischio più grande, la paura che ti chiede soltanto di regolare, di controllare, di bloccare. Se si blocca lo sai che succede? Che i bad actors del mercato non si fermano, progrediscono comunque, e per noi sarà una sconfitta rovinosa. Sono la partecipazione, l’accesso, la collaborazione la chiave di volta. Senza, avremo pochissimi player che andranno avanti a beneficio loro e a discapito di tutti gli altri.”
“Ma tu pensi che questo sia possibile?”, gli ho chiesto ancora. “Tu pensi davvero che questo processo di partecipazione di cui parli possa resistere al potere dei padroni dell’algoritmo?”
“Sì, lo penso”, mi ha risposto. “Bisogna educare le persone, facilitare l’accesso per bilanciare questo potere, contenerlo. Naturalmente in questa partita giocano un ruolo importante anche le nostre istituzioni e la loro capacità di cambiare ed evolvere. Ti faccio un esempio: applichiamo le stesse leggi anti monopolio che sono state scritte per l’industria dell’energia, dei trasporti, all’industria di internet. Non va bene. Perché se è vero che è vero che una società civile non può fare a meno di organizzazione, regole, Costituzioni, tutte cose che vanno salvaguardate, è altrettanto vero che salvaguardarle non vuol dire lasciarle così come sono.
Come si evolve? Come si cambia? È questa la grande sfida. Vanno create regole, framework, che permettono di bilanciare i poteri e favorire la colloborazione, l’accessibilità, la partecipazione. Se posso fare un esempio solo in parte appropriato, è un po’ come quando devi decidere qual è la spiaggia libera e qual è la spiaggia privata e dai le concessioni. Non è la soluzione perfetta, ma impedisce che tutte le spiaggie siano in mano ai privati e ne mantiene allo stesso tempo la proprietà nelle mani dello Stato, non so se rendo l’idea.”

La seconda cosa che ti voglio dire, amica mia, è che ho fatto il corso di machine learning di Data Masters. È gratuito per tutti e mi è piaciuto un sacco, dallo speaker ai contenuti e a tutto il resto l’ho trovato davero ben fatto. Ho capito e imparato delle cose, e non è affatto banale, se vuoi puoi provare anche tu cliccando qui.

PER SAPERNE DI PIÙ | UN TUFFO NEL PASSATO
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