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Il lavoro ben fatto che cambia l’organizzazione: il caso Airpol

IL LAVORO BEN FATTO – IL LIBRO
I CONTENUTI AGGIUNTIVI

L’ABSTRACT
Caro Diario, il lavoro ben fatto arriva ad Airpol Italia e io e il mio amico Riccardo Van Den Hende abbiamo deciso di raccontartelo in presa diretta. Seguici fino in fondo e dicci che cosa ne pensi ogni volta che vuoi. Buona lettura.

IL RACCONTO
7 Dicembre 2020; 8 Dicembre 2020; 22 Dicembre 2020; 2 Gennaio 2021
12 Gennaio 2021; 17 Gennaio 2021; 19 Gennaio 2021; 20 Gennaio 2021
24 Gennaio 2021; 25 Gennaio 2021; 27 Gennaio 2021; 11 Febbraio 2021
20 Febbraio 2021; 23 Febbraio 2021; 31 Marzo 2021; 7 Aprile 2021;
16 Aprile 2021

GLI STRUMENTI
I tool; Le piattaforme

I COMMENTI
Gabriele Panigada; Simone Bigongiari; Luca Marcolin; Maria D’Ambrosio; Matteo Bellegoni

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IL RACCONTO

Lunedì 7 Dicembre 2020
Torna al racconto

Caro Diario, Riccardo un po’ di tempo fa ha cominciato a parlarmi dei suoi progetti per Airpol Italia, piccola e innovativa azienda campana che opera nei comparti degli imballaggi, dell’edilizia, del design e del riciclo, in queste due ultime attività ci sta la mano anche di Maria D’Ambrosio, che lei non c’è bisogno che te la presento ma forse non ti ho detto che nella vita quella vera è la compagna di Riccardo, o Riccardo è il suo compagno, meglio che se la vedono loro, di questi tempi su questi fatti qui è meglio stare attenti.

A un certo punto delle nostre chiacchiere Riccardo mi ha parlato della sua idea, “Vincenzo”, mi ha detto più o meno, “sono convinto che per raggiungere i nostri obiettivi non bastano più soltanto le competenze professionali, ci vuole uno switch off nella cultura organizzativa, un cambio di approccio e di paradigma, e io penso che il tuo lavoro ben fatto ci possa aiutare. Sto pensando che per Natale potrei regalare una copia del tuo libro a ognuno dei miei collaboratori, siamo una cinquantina, così intanto lo leggono, si fanno un’idea, dopo di che nei primi giorni del 2021 vieni in azienda e lavori con noi, che dici, si può fare?”.

La risposta neanche te la dico amico Diario, sono stato felicissimo, e così a metà Novembre io e Riccardo ci siamo fatti una bella chiacchierata per condividere strategie e bisogni, sia dal versante aziendale, il suo, che dal versante dell’approccio del lavoro ben fatto, dopo di che gli ho chiesto un po’ di carte da studiare – layout aziendale, organizzazione, ruoli e mansioni, insomma tutte cose che piacciono assai ai sociologi dell’organizzazione come me -, sono arrivati i libri e oggi, per dare senso alla loro consegna, abbiamo pensato di incontrarci via web per una mia breve presentazione, di me stesso e delle cose che faremo.

Per ora direi che mi fermo qui, torno più tardi per dirti come è andata. A dopo.

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Rieccomi caro Diario, direi che quello che volevamo fare, lo abbiamo fatto bene, perciò stasera quando metterò la testa sopra al cuscino sarò contento. Come al solito c’è stato qualche problemuccio tecnico, ma quello è inevitabile, un giorno qualcuno lo scriverà un libro sulle differenze tra le chiacchiere che si fanno sul G4, il G5 e il G18 e la qualità effettiva della nostre infrastrutture rtecnologiche, della serie a parlare parliamo di Ferrari e a fare facciamo con il monopattino.

A parte questo, e anche se non ho ancora parlato con Riccardo e Maria, che ha fatto da inviata in fabbrica, mi sento di dire che il messaggio è arrivato, nella forma in cui poteva arrivare nei 40 minuti in cui sono stato in collegamento con i miei futuri complici alla scoperta del lavoro ben fatto.

Sono stati 40 minuti densi, nel corso dei quali mi sono presentato, abbiamo visto il video dei cinque passi del lavoro ben fatto, abbiamo parlato del libro e del perché è importante che ogni partecipante lo legga, per condividere il senso, la bellezza, la giustezza, la possibilità e la convenienza di fare bene quello che dobbiamo fare, qualunque cosa dobbiamo fare.

Del resto se ci pensi funziona proprio così, leggere il libro è il mondo migliore per condividere il senso e le regole del gioco, ho fatto l’esempio della partita di pallone, che non è che riesci a giocare se non sai che lo scopo è buttare la palla nella porta avversaria, che ci sono 2 squadre e 1 solo pallone, che se non sei il portiere non puoi prendere il pallone con le mani e così via discorrendo.

Sì, penso proprio che per ora ci siamo capiti, c’è stata anche la domanda che mi è stata fatta alla fine a confermarla, sui possibili punti in comune tra il lavoro ben fatto, la qualità totale e i circoli della qualità, con me che mi sono soffermato sulle differenze, stando bene attento a non sembrare presentuoso, però lo dovevo dire che il lavoro ben fatto è un approccio molto più generale, che passa per la consapevolezza e il protagonismo delle persone, che una volta che ti sei abituato non ti lascia mai, in azienda, in famiglia, con gli amici, perché sempre, e sottolineo sempre, fare bene quello che devi fare è la scelta vincente.
Mi sono impegnato non solo a discuterne con loro, ma anche a dimostrarlo, a inizio Gennaio 2021, quando sarò in azienda e cominceremo a lavorare insieme. Per adesso ti saluto, ogni volta che coi sono novità ti tengo aggiornato.

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Martedì 8 Dicembre 2020
Torna al racconto

Caro Diario, c’è posta per te, ti ha scritto Riccardo Van Den Hende, leggi la sua lettera, io torno alla fine solo con una postilla.

“Caro Diario, faccio una invasione di campo per entrare nel partecipare a questo raccconto, una splendida idea non solo per ragionare su quello che facciamo ma anche per dare seguito e possibilità di commento dopo gli incontri.
La prima è andata ed è andata molto bene, sia per la “bella cacciata” dell’inviata speciale, Maria, con le sue nocciole e la sua grande sensibilità ad unire le platee, sia con la ineguagliabile capacità di Vincenzo di illustrare le fondamenta del lavoro ben fatto e i cinque passi descritti nel libro.
Spero davvero che tutti lo leggano, che in realtà ancora deve arrivare per tutti, anche Amazon parla come la Ferrari ma consegna in monopattino.
Speriamo che tutti lo leggano dicevo, non solo in azienda, ma anche i miei figli, e che possano cogliere l’essenza di un concetto meraviglioso che da anni porti avanti e che da anni porta avanti Vincenzo, compresa la notte del 30 Aprile, alla quale credo di non aver mai mancato, nata proprio per celebrare il lavoro ben fatto.
Cosa mi aspetto per i prossimi appuntamenti? E soprattutto cosa mi aspetto dallo sviluppo del progetto?
Innanzitutto non vedo l’ora, perché quel tempo trascorso insieme ieri mi è proprio piaciuto; ho visto tanti volti coinvolti,interessati,curiosi.
Poi mi aspetto che Vincenzo e Maria trovino il modo di farci diventare migliori, di farci fare quel salto di qualità di cui necessitiamo, anzi un salto indispensabile per aspirare ad entrare sui mercati dove il lavoro ben fatto è un obbligo per soddisfare il cliente. Sì, spero che ci aiutino a ridisegnare una organizzazione più giovane, molto flessibile e aperta, aperta al dialogo, al confronto, alla risoluzione dei problemi in piena armonia, per “fare luce” e per migliorarci. Fare luce, altro tema caro a Maria e caro a noi, che ci porterà altra linfa e altra crescita.
Ciao caro Diario di Vincenzo, a presto.”

Eccomi con la mia postilla amico Diario, che in realtà sono due.
La prima è per dire che sono contento assai che Riccardo ti abbia scritto, e che in particolare ho apprezzato il riferimento ai suoi figlioli, ne sono stato lusingato e onorato.
La seconda è per ribadire che pure io sono molto fiducioso, però so per esperienza che “una cosa è fatta quando è fatta”, perciò sono ansioso di mettermi al lavoro e di contribuire con il mattoncino del lavoro ben fatto a raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissi.
Alla prossima.

xnova

Martedì 22 Dicembre 2020
Torna al racconto

Caro Diario, ieri finalmente tutte le copie del libro sono arrivate in azienda, come sai cominciare il nostro percorso avendo letto il libro aiuta, contribuisce a definire un approccio e una cultura non dico condivisa, a quello conto di arrivarci alla fine, ma per lo meno annusata, sentita, cominciata a toccare con mano, perché il senso sta tutto lì, nel comprendere che il lavoro ben fatto aiuta a lavorare e a vivere meglio, a stabilire relazioni migliori con le persone con cui condividiamo le nostre vite, sul posto di lavoro, in famiglia, nelle nostre attività di tempo libero e di svago.
Ecco un collage delle foto della scatola di cartone con le 31 copie che sono arrivate, me le ha inviate Maria D’Ambrosio. Lo so, adesso che la quesione si è risolta pare niente, ma ieri ti garantisco che un poco ci ha preso l’ansia, non solo a me pure a lei.

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Dopo aver ringraziato Maria stavo per salutarla quando vedo apparire in chat una foto e un messaggio.
Questa è la foto:

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E questo invece il messaggio:
“Intanto questa è una sorpresa per te! Ho chiesto ad ognuno di scrivere su un pezzo di stoffa il loro progetto per il futuro da consegnarti come prima chiave di lettura del libro.
Ho chiesto di segnare le loro parole/progetto e di mandarmele domani mattina, non ho voluto segnarle, mi sembrava più bello che lo facessero loro”.

Che ti devo dire amico Diario, sono stato contento assai, e ancora di più lo sono stato stamane quando mi ha mandato una nuova foto e mi ha scritto “ecco qui su i ‘progetti’ di ciascuno. Trascritti su un nastro e annodati l’uno all’altro”:

Non smettere mai di imparare; Essere una buona mamma; Guardare sempre oltre l’orizzonte; Fare cose belle con le mani; Rispetto; Controllo qualità; Dire di no; Gestire l’ansia; Artista; Essere piú altruista; Paziente; Suonare il pianoforte; Elettricista; Cucinare; Imparare a fare i panettoni; Suonare; Cantare; Ballare e cantare; Affrontare i problemi; Essere migliore; Imparare lingue straniere; Gestire l’ansia; Essere più calmo; Essere più cattivo; Trattenere le emozioni; Ascoltare; Incidere il legno; Essere più concreto; Navigare; Pensare più a me stesso; Crescere professionalmente; Giamaica; Approfondire la conoscenza dell’universo e della natura.
Come dici caro Diario? Sì, sono d’accordo con te, mi sembrano risposte vere, alcune molto vere, no, non ce n’è una che mi piace di più, dicono tutte delle cose, dopo di che si tratta di lavorarci su, di definire un contesto organizzativo più in grado di rispondere alle loro aspirazioni e ai bisogni dell’azienda.
La verità è che per ora la scelta di prendere la via del lavoro ben fatto per migliorarsi e migliorare l’azienda l’ha fatta Riccardo, il mio amico imprenditore, il lavoro che faremo è diretto proprio a condividere il senso e le possibilità di questa scelta con tutte le persone che lavorano con lui. Non lo so come va a finire, se riusciamo a farlo oppure no, però andrò lì per farlo non per provarci, il Maestro Yoda non me lo perdonerebbe. Come sempre sono fiducioso amico Diario, determinato e fiducioso. Alla prossima.

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Post Scriptum
Sono arrivate le foto dei pezzettini di stoffa con le scritte appesi al muro.

Sabato 2 Gennaio 2021
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Caro Diario, qualche giorno fa ho scritto a Riccardo, e a Maria, una proposta di lavoro per le nostre attività in azienda, te la riassumo qui, perché anche se un po’ di cose cambieranno strada facendo, ti puoi fare comunque un’idea.

1. Ho previsto 3 giornate di attività, 2 a Gennaio e 1 a Marzo o Aprile. Formeremo due gruppi, in ognuno dei quali saranno presenti lavoratrici e lavoratori di ogni area organizzativa e/o produttiva (operai, manutentori, impiegati, dirigenti), di ogni età, di ogni genere.
Le date di Gennaio sono già fissate, 16 e 18, 23 e 25; quella di Marzo o Aprile la definiamo più avanti. Come avrai già capito le giornate di Gennaio ci serviranno per pensare e fare, quella di Marzo o Aprile per ritornarci su, valutare assieme il lavoro che abbiamo fatto e i suoi risultati.
Tra le giornate di Gennaio e quella di Marzo o Aprile ci saranno delle ulteriori attività a distanza che ci aiuteranno a stare sul punto, mi viene da dire a stare in campana ma di questo ti dico alla fine, quando ti racconto della bella pensata che ha fatto Maria.

2. Come ti ho già anticipato alle nostre attività partecipano tutte le persone che lavorano in azienda, a ogni livello; il lavoro ben fatto è un modo di essere, di fare e di lavorare che riguarda tutti, non a caso l’ultimo articolo del nostro Manifesto recita “Nessuno si senta escluso”.

3. Tenuto conto delle necessità produttive e organizzative, le tre giornate in presenza avranno una durata di 4 ore, che in linea di massima saranno così organizzate:
Primo giorno
Auto presentazione dei partecipanti, come persone e come componenti dell’azienda.
Feedback su Il lavoro ben fatto, il libro che hanno avuto regalato e hanno letto e sui messaggi principali che ne hanno ricavato, sia a livello personale che come lavoratrici e lavoratori di Airpol.
Condivisione delle parole chiave emerse nel corso della prima parte e loro approfondimento pratico dal punto di vista organizzativo, con riferimento sia alle opportunità che possiamo cogliere, che alle criticità che ci sono da affrontare.
Secondo giorno
Formazione dei gruppi di 5 – 6 persone per individuare azioni, proposte e soluzioni in grado di migliorare il lavoro e i risultati sulla base del lavoro ben fatto.
Esposizione in plenaria da parte di ciascun gruppo delle azioni, delle proposte e delle soluzioni e loro discussione.
Definizione di linee guide e obiettivi che ci ripromettiamo di seguire nei 2 – 3 mesi successivi.
Terzo giorno
Giunti qui, come ti ho detto, lavoreremo per verificare i cambiamenti che ci sono stati nei mesi precedenti, per analizzare criticità e apportare correttivi; per ragioni che è facile immaginare, questa parte sarà definita nel dettaglio più avanti.

Penso di averti detto tutto, l’obiettivo è determinare un cambiamento nell’approccio al lavoro, è un cambiamento che passa per la condivisione e la consapevolezza del valore di fare bene le cose, proprio come è successo a me quando sono passato dalla fase in cui mio padre mi diceva di studiare a quella in cui ho deciso io di studiare.
Al lavoro ben fatto ci dobbiamo abituare amico mio, e lo possiamo fare, perché, come sai, fare bene le cose è bello, ha senso, è giusto e soprattutto conviene.

Prima di lasciarti ti voglio raccontare cosa ha combinato Maria, mi ha detto “Vincenzo, l’altro giorno sono stato in azienda e ho pensato di darti una mano a preparare il terreno dal punto di vista simbolico, così mi sono soffermata sulla necessità di stare in campana sul lavoro ben fatto e ho proposto a ognuno di fare una campanella, fin qui ne sono arrivate 17, te le giro, mi sembra un bell’esecizio, tu che dici?”.
Dico che è una gran bella idea, e aggiungo che tutte le campanelle realizzate hanno il loro perché, a me in particolare ha colpito quella fatta con le piume, mi ha ricordato la storia zen del suono fatto con una mano sola, non vedo l’ora di essere in fabbrica e chiedere a chi l’ha realizzata come pensa di farla suonare. Comunque ti ripeto, la mia è solo una curiosità, perché le campane sono tutte molto belle e interessanti, tu clicca sulla foto e ti si apre la pagina dove le puoi vedere tutte in formato più grande. Alla prossima.

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Martedì 12 Gennaio 2021
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Caro Diario, ieri ho inviato a Riccardo Van Den Hende una versione beta delle nostre attività, che poi come dice Jepis siamo artigiani in versione beta permanente, nel senso che non rinunciamo mai a migliorare quello che pensiamo e che facciamo. Naturalmente non ti posso mettere tutto qui, almeno non per adesso, ma un po’ di cose mi fa piacere condividerle, a cominciare dagli obiettivi:
1. Dare più valore al proprio lavoro e a quello degli altri.
2. Comprendere in che senso e perché fare bene il proprio lavoro è importante.
3. Lavorare meglio, con più qualità, più soddisfazione, più consapevolezza, più risultati.
4. Migliorare la capacità di comunicare, di risolvere problemi, di fare squadra.

Insieme agli obiettivi ho messo in fila un po’ di hashtag, che poi ci faccio anche una nuvola di parole: #Lavorobenfatto #CreaRaccontaRicrea #Abitudine #Apprendimento #Approccio #Collaborazione #Competizione #Consapevolezza #Convenienza #DecisionMaking #Fare #Pensare #Possibilità #Sensemaking #TeamBuilding #Tecnologia.

Che ti devo dire ancora, che ho aggiunto altri tool e piattaforme, che con me ci sarà il coautore del libro e complice Luca Moretti, che sabato si comincia e che non vedo l’ora. Alla prossima.

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Domenica 17 Gennaio 2021
Torna al racconto

Caro Diario, come sai per quanto mi riguarda una cosa è fatta quando è fatta, e in questo caso “è fatta” lo potremo dire solo quando ad Airpol il lavoro ben fatto sarà un approccio e una pratica organizzativa condivisa, però la giornata di ieri è stata intensa e bella come l’avevo immaginata, e perciò, anche se ero stanco, la sera, quando ho messo la testa sopra il cuscino, sono stato contento assai.

Per prima cosa ti confermo che la lettura del libro primo dell’inizio delle attività è servita molto. Naturalmente non tutte/i lo hanno letto allo stesso modo e non tutte/i sono già arrivati alla fine, magari qualcuna/o lo avrà solo sfogliato, ma questo sta nelle cose, una parte di chi non lo ha finito lo finirà, quello che è apparso evidente è che tutte/i sapevamo di cosa stavamo parlando, come avrebbe detto Massimo Troisi abbiamo cominciato da tre non da zero, ed è importante cominciare da tre, credimi.

Sia io che Luca – te lo avevo detto martedì, è anche lui della partita, dà una bella mano prima, durante e dopo e poi per un padre è sempre bello fare cose con un figlio – siamo stati molto contenti del livello di interesse, di partecipazione e di interazione della classe, diciamo così, e credo anche Maria e Riccardo. Nonostante siano state 4 ore assai impegnative anche per loro non ho colto segni di stanchezza o di noia, e i risultati delle diverse attività stanno lì a confermarlo.

Come avrebbe detto mio padre il buon giorno si vede dal mattino, e già nella fase di autopresentazione ciascuna/o ha messo il meglio di sé, cercando di interpretare al meglio il senso del piccolo racconto che gli abbiamo chiesto di fare. E così è stato quando abbiamo lavorato su I 5 passi del lavoro ben fatto, sul libro, sul puzzle e su luocchio.

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Ora non sto qui a entrare nei dettagli, ti dico piuttosto che il lavoro che abbiamo fatto ieri va nella direzione giusta, ci sostiene nel cammino verso i nostri 4 obiettivi, te li ricordo qui:
1. Dare più valore e senso al proprio lavoro e a quello degli altri.
2. Comprendere perché fare bene il proprio lavoro è importante.
3. Lavorare meglio, con più qualità, più soddisfazione, più consapevolezza, più risultati.
4. Migliorare la capacità di comunicare, di risolvere problemi, di fare squadra.

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Come dici amico Diario? Qualcosa di più te la devo dire? Va bene, non ti arrabbiare, facciamo così, ti dico quello che mi ha scritto Luca che si è riletto tutti gli hashtag e i commenti sul senso del libro, quello che invece mi ha detto su luocchio e il processo che mi ha portato a chiamare “luocchio” in questo modo, che pure questo ha il suo perché.

Luca sul libro: “Mi sembra che la chiavi comuni di lettura del libro da parte loro siano principalmente due, condivisione e consapevolezza. L’importanza quindi di collaborare con i colleghi per svolgere al meglio il lavoro e la padronanza che deriva dalla sicurezza nei propri mezzi”.
E su luocchio: “Io li vedo come cerchi concentrici, dalla goccia del #lavorobenfatto al mare delle opportunità”.

Prima di raccontarti la mia storia è necessario che io condivida la parte visiva dell’immagine, in questa qui puoi leggere solo #lavorobenfatto al centro, la versione originale contiene una variabile in ogni sua parte.

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Allora, come vedi l’immagine assomiglia a un occhio e quando ho deciso di dargli un nome la prima cosa che ho pensato è stata “eye”, ma l’ho scartata, come sai se non sono costretto non mi piace utilizzare termini inglesi. In più, c’era il fatto che volevo un occhio che porta buono, un occhio che attiva un processo positivo, e così mi sono ricordato dell’Occhio greco, o Nazar, “Occhio di Allah”, “Evil eye”. Ti dico la verità, Nazar mi piaceva molto, però troppo sfruttato, sono stato indeciso un bel po’ fino a quando non mi è venuta in soccorso mia madre, perché insomma mi sono ricordato l’uocchio, con l’apostrofo, una pratica per togliere il malocchio, si tramandava solo per iscritto e solo la notte tra il Sabato e la Domenica di Pasqua, comunque se vuoi saperne di più clicca qui. L’uocchio mi ha illuminato, affonda le radici nella mia cultura, ho tolto l’apostrofo, ho unito l’articolo alla parola ed occomi qua.
Direi che per oggi è tutto, domani c’è la seconda giornata, perciò ritorno presto.

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Martedì 19 Gennaio 2021
Torna al racconto

Caro Diario, ieri abbiamo concluso il primo ciclo di attività sul lavoro ben fatto come approccio e pratica organizzativa con il primo gruppo di lavoratrici e lavoratori. Sono contento, assai, come ti ho scritto anche l’altro giorno la direzione di marcia è quella giusta, adesso si tratta di stare sul punto, aspetto mai banale, vediamo come procede sabato e lunedì prossimo con il secondo gruppo, poi nel corso del terzo appuntamento, ad inizio aprile, avremo modo di ragionare con maggiore cognizione di causa sullo Stato Avanzamento Lavori.

Ieri come da programma abbiamo cominciato con il mio speech per dare alcuni feedback sul lavoro che abbiamo fatto sabato e per raccontare la mia ricostrazione del puzzle, che non è l’unica giusta e ancora di meno l’unica possibile, ho già preannunciato che la prossima settimana Luca racconterà la sua, però ho raccontato perché io l’ho ricostruito in questo modo, e ho invitato le/i partecipanti a ripensare alla loro ricostruzione a ai loro perché. Nel corso del mio racconto, mi sono soffermato anche su alcuni aspetti organizzativi utili, per esempio cosa significa essere un’organizzazione che apprende, perché è importante il processo decisionale, qual è il rapporto tra decisione e responsabilità, quali sono gli onori e gli oneri che comporta essere leader indipendentemente dal ruolo che si svolge.

Il passo successivo è stato il lavoro di gruppo (4, ciascuno di 4 componenti) sui punti di forza e sui punti di debolezza dell’organizzazione aziendale, con l’indicazione delle possibili soluzioni, dopo di che un portavoce per ciascun gruppo ha illustrato il lavoro fatto e ne abbiamo discusso tutti assieme.

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Fermo restando che, non mi stancherò mai di ripeterlo, il lavoro ben fatto è un approccio e una pratica, non una magia, nel senso che richiede tempo per essere assimilato, metabolizzato, diventare un’abitudine, come direbbe Totò non sono fiaschi che si abboffano, ti posso dire con grande sincerità che sono molto ma molto soddisfatto del lavoro che hanno fatto i gruppi, non solo dal versante delle soluzioni proposte ma anche, mi viene da dire soprattutto, dal versante della comprensione che è diritto/dovere di ciascuno, quando c’è un problema, prima di “passarlo” a un altro, di cercare e proporre una soluzione, e di imparare dalle soluzioni, comunicandole e condividendole.

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La terza parte del lavoro è stato dedicato al nastro di Möbius, e qui ti racconterò la settimana prossima dopo che ci avremo lavorato anche con il secondo gruppo.

Infine abbiamo visto Da 99 a Cento, il progetto ideato da me e Giuseppe Jepis Rivello che ci ha dato lo spunto per riprendere parecchi concetti organizzativi.

Il pomeriggio sono rimasto a lavorare in azienda, per raccogliere e risistemare materiali, video e foto e per confrontarmi con Riccardo Van Den Hende sul lavoro che bisogna faccia lui, a partire dal #Lavorobenfatto Canvas Model che abbiamo definito assieme. Nel corso del pomeriggio ho avuto modo di avere anche qualche altro momento di confronto con Massimiliano Vernieri e Antonio Chiavarone, e anche questo mi ha aiutato a comprendere meglio alcuni aspetti del lavoro in azienda, lo sai com’è, non si finisce mai di imparare.

Infine ieri sera mi ha raggiunto Luca e, nonostante la stanchezza, abbiamo ragionato per un’altra oretta su come migliorare il lavoro di sabato e lunedì prossimo e su come aiutare Riccardo, le lavoratrici e i lavoratori a restare sul punto, perché l’aspetto centrale resta questo, come fare in modo che il lavoro di questi giorni sia davvero impattante nei modi di essere di fare dell’organizzazione Airpol Italia.
Salutato Luca, giusto il tempo per una breve telefonata alla “mia” Cinzia e sono crollato.

Non te ne andare che ti devo dire ancora una cosa. Alla fine di queste prime due giornate, il mio claim, il mio messaggio nella bottiglia, è il seguente: fare bene le cose conviene.
Alla prossima.

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Mercoledì 20 Gennaio 2021
Torna al racconto

Caro Diario, per ora non ti posso dare altri ragguagli, sabato 23 e lunedì 25 abbiamo la seconda sessione e non intendo spoilerare nulla, perciò condivido con te dieci frasi, consideralo una sorta di decalogo, che insomma anche se le/i componenti del secondo gruppo ci pensano su prima di sabato e dopo aver letto il libro gli fa solo bene, poi la settimana prossima ci ritorniamo su.

1. Una vita senza lavoro è una vita senza significato, pure se tieni i soldi.
2. Qualsiasi lavoro, se lo fai bene, ha senso.
3. Il lavoro ben fatto è abituarsi a mettere la testa, le mani e il cuore in quello che si fa.
4. Il lavoro ben fatto conviene.
5. Il lavoro ben fatto non può fare a meno dei diritti, della dignità, della soddisfazione, del rispetto e del riconoscimento sociale di chi lavora, indipendentemente dal lavoro che fa.
6. Il lavoro ben fatto non può fare a meno dei doveri di chi lavora, dell’impegno a mettere in campo in ogni momento tutto quello che sa e che sa fare per fare bene il proprio lavoro, indipendentemente dal lavoro che fa.
7. Il lavoro ben fatto è quando ognuno fa bene quello che deve fare e tutto funziona meglio.
8. Il lavoro ben fatto è un racconto.
9. Il lavoro ben fatto è una possibilità.
10. Nessuno si senta esluso.

xnova

Domenica 24 Gennaio 2021
Torna al racconto

Caro Diario, domani finiamo la prima fase di attività anche con il secondo gruppo, la terza e ultima sessione in presenza sarà il 28 e 30 Marzo, ma non è detto che in mezzo non ci sarà dell’altro, ci stiamo pensando, quando sarà il momento ti farò sapere.
Intanto ho parecchie cose da raccontarti, non solo della giornata di ieri ma anche di un po’ delle cose del primo gruppo che per ovvie ragione non ti ho potuto raccontare prima, faccio così, vado per ordine, naturalmente mi soffermo solo su alcune cose, altrimenti non si finisce più.

LIBRO
Come sai Riccardo Van Den Hende ha regalato Il lavoro ben fatto a tutti i dipendenti di Airpol Italia e il primo incontro, quello a distanza, era servito per presentarmi e per spiegare l’importanza di leggere il libro prima di iniziare l’attività in azienda. In molte/i l’hanno fatto, chi invece no spero che lo farà, perché davvero è utile per entrare nel clima. In ogni caso, la prima cosa che io e Luca abbiamo chiesto è stata di sintetizzare il libro con due o 3 parole e di aggiungere un commento.

GRUPPO 1
1. Il valore della famiglia che ci insegna il rispetto, l’onore, l’essere umano, la vita. L’importanza del lavoro. La passione nel lavoro e collaborazione. L’amicizia.
2. Attaccamento alla famiglia. Utopistico in alcuni casi. In alcuni episodi si narrano solo le cose belle e utili nel lavoro, ma bisogna parlare anche degli episodi negativi, in poche parole della “cazzimma”. Utile sul lavoro e nella vita.
3. Tranquillità. Stabilità.Gruppo. Leggendo il libro ho capito che mi sento nel gruppo e sono tranquillo per il mio futuro. Poi l’ho trovato rilassante.
4. Spronante. Incoraggiante. Utile. Di aiuto a capire quanto è utile fare le cose nel modo giusto.
5. Iniziativa. Riflessivo. Condivisione. Ottima idea e iniziativa per smuovere tutti gli ambienti lavorativi e non solo.
6. Ispirazione. Motivazione. Consapevolezza. Ti da motivazione a fare le cose nel modo giusto con la consapevolezza che se fatte bene vivi più serenamente.
7. La cosa bella è fare esperienza lavorativa con il papà fuori città.
8. Il lavoro ben fatto è un lavoro fatto bene, si fa con il cuore, lo possono fare tutti e si deve fare perché fa star bene e succede che con il tempo tutto diventa più bello.
9. Interessante. Utile. Bello. Ti fa capire come poter lavorare bene in modo sereno e ti dà la consapevolezza di poter fare un lavoro anche condividendolo con colleghi comprensivi e capaci di risolvere insieme i problemi che si riscontrano nel lavoro che bisogna fare.
10. La non differenza tra i lavori, ogni lavoro è dignitoso, “lo devi fare bene, indipendentemente dal lavoro che fai”. Amore viscerale per il padre. La voglia di crederci e di impegnarsi sempre.
11. Veritiero. Umile. Preciso. Perché parla molto della nostra quotidianità con molta semplicità e rispecchia molto il mio essere.
12. Coraggio. Ambizione. Miglioramento. Imparando dalla mia vita, migliorandomi nelle competenze, vivo nell’ambizione del risultato, l’arricchisco con il coraggio.
13. Bene. Buono. Bravo. Perché vale.
14. Chiaro e interessante. Illuminante. Istruttivo.
15. Serenità. Voglia di fare. Crescere. Sto crescendo serena, perché non sapevo che quello che facevo con voglia potesse essere racchiuso in 4 parole: il lavoro ben fatto.
16. Il valore del lavoro. Istruttivo. Chiaro e interessante.

GRUPPO 2
1. Abitudine. Stile di vita. Radici.
2. Il futuro che vorrei. Più competitivo, più innovativo, meno ingiusto e diseguale. Utopia.
3. Approccio: credo che sia la parola più bella che mi sia rimasta impressa. Per ogni cosa che si intende svolgere è la giusta partenza. Niente senza l’animo giusto può nascere. Senza la mente libera ed aperta ad apprendere non si può parlare di lavoro ben fatto.
4. Onestà. Manifesto. Famiglia. Il principio della vita è l’onestà, papà Salvatore mi ha insegnato il senso del lavoro ben fatto, indirizzandomi a seguire un ordine di articoli necessari per vivere.
5. Una vita senza lavoro è una vita senza significato. È una frase molto incisiva sulla vita che stiamo vivendo, una frase che motiva ed emoziona.
6. Il lavoro ben fatto diventa un’abitudine, è come allacciare le scarpe o abbottonare la camicia. Il lavoro ben fatto non può fare a meno del rispetto.
7. Approccio non condizionato dal risultato. Cuori intelligenti. Capacità di sistema. Cuori intelligenti perché credo nell’importanza di mettere cuore in ciò che si fa, qualunque cosa sia.
8. Come le decisioni possono avere effetti sulle persone (bomba atomica). Decisioni senza sapere. Provare. Coraggio di Domenico di cambiare vita, sarà una storia da raccontare, ottimo esempio. Cambiamento, le idee e le azioni sono fondamentali.
9. Amore per le proprie origini, le radici che ci hanno formato e che non sono mai da rinnegare. Passione per le cose che si fanno sempre con il massimo impegno al di là del risultato. Condivisione delle proprie esperienze e conoscenze per far crescere chi ci sta vicino, facendo il possibile per non far commettere inutili errori.

I 5 PASSI
Qui il gioco lo conosci amico mio, facciamo rivedere il video con I 5 passi del lavoro ben fatto e poi, dopo aver ribadito che sono importanti tutti e 5, chiediamo di sceglierne uno, poi nella discussione ci facciamo raccontare il perché.

GRUPPO 1
Passo 1: 1
Passo 2: 3
Passo 3: 3
Passo 4: 3
Passo 5: 4
Passi 1, 3 e 5: 1
Passi 3 e 4: 1
Passo 2 e 5: 1

GRUPPO 2
Passo 1: 0
Passo 2: 2
Passo 3: 4
Passo 4: 9
Passo 5: 6

LUOCCHIO
In questo caso dopo aver osservato l’immagine e aver commentato le diverse variabili che compongono la figura chiediamo di sintetizzarla con un’immagine, una suggestione, un pensiero.

GRUPPO 1
Percorso – Inizio e Fine – Entrata ed Uscita
Lavoro di squadra
L’occhio che deve guardare tante cose, sul lavoro ma anche in famiglia
Piramide vista dall’alto dove l’alto è rappresentato dal lavoro ben fatto
Torta
Sentiero – Strade
Qualcosa di inquietante
Sistema Solare con al centro il Lavoro Ben Fatto – Universo del Lavoro Ben fatto
L’importanza del Conversare

GRUPPO 2

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Lunedì 25 Gennaio 2021
Torna al racconto

Caro Diario, oggi ad Airpol oggi abbiamo concluso la seconda sessione delle nostre attività sul lavoro ben fatto come approccio e pratica organizzativa.
Il 27 e il 29 Marzo ci sarà la terza sessione, quella che abbiamo denominato SAL – Stato Avanzamento Lavori – proprio per sottolineare la necessità di condividere lo state dell’arte, i punti sui quali siamo più avanti, i punti dove invece stiamo riscontrando difficoltà, i punti sui quali intendiamo focalizzare maggiormente il nostro impegno per conseguire i risultati che ci aspettiamo. Parlando con Maria questo pomeriggio, è venuta fuori la possibilità di immaginare da qui a un anno una sorta di bilancio insiemme organizzativo e sociale dei processi che sono stati attivati e dei risultati, se ci saranno stati, prodotti.
Sì, amico Diario, se ci saranno stati dei risultati, perché ancora una volta e più di ogni altra volta parafrasando il grande Totò mi viene da dire che il lavoro ben fatto non è fiasco che si abboffa, è un processo di cambiamento che va condiviso e fatto proprio fino a diventare un modo di essere e di fare che caratterizza le nostre vite. Non vale solo nel lavoro, vale anche in famiglia, a scuola, nelle attività di svago e così via dicendo.
Mentre ne parlavamo dinanzi a un piatto di pasta a tavola, ho detto a Riccardo e Maria che il lavoro che tutti insieme abbiamo fatto in queste settimane, non solo io e loro, tutte le persone che lavorano in Airpol e che hanno partecipato alle attività, è stato di aratura e di semina, adesso bisogna prendersi cura ogni giorno del terreno e delle pianticelle che abbiamo piantato, perché altrimenti molto presto del lavoro ben fatto resterà soltanto il ricordo.

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Prima di lasciarti ti voglio dire ancora due o tre cose.
La prima è che sono molto contento. E che anche Luca, prima di salutarci perché era di turno in libreria, mi ha detto che è molto soddisfatto del lavoro che abbiamo fatto, e che presto bisogna che ci torniamo su.
La seconda è che sia dal primo gruppo che dal secondo sono venuti degli spunti molto interessanti sia per quanto riguarda i punti di forza dell’azienda che i punti di debolezza e delle soluzioni che possono essere adottate per superare le criticità. Sì, questa parte qui mi piace particolarmente, non solo per il merito delle proposte che vengono fuori ma anche perché cominciamo tutti a entrare più direttamente nel mood che un problema è un problema se ha una soluzione, o più soluzioni, altrimenti non è un problema, è un guaio, una calamità, un segno dell’impotenza e della limitatezza umana ma non un problema. Ci sarà una ragione se nella cultura popolare si dice da sempre che solo alla morte non c’è rimedio.
La terza è che facendo si imparano un sacco di cose. Sembra un modo di dire e invece giuro che è soltanto la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. Ti faccio un esempio, oggi mentre Luca raccontava la sua ricostruzione delle 7 caratteristiche del nostro puzzle mi sono fatto l’idea che nella nostra impostazione ci sono due idee guida, due parole chiave, due hashtag, di cui la “vision” di qualunque azienda, indipendentemente dal settore in cui opera, proprio non può fare a meno: lavoro ben fatto e merito. Lo so, detto così non è sufficiente, mi riprometto di tornarci su, perché l’argomento merita di essere approfondito.

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Ecco, direi che per ora ti ho detto tutto, dico per ora perché comunque conto di ritornare presto, però anzi no, c’è ancora una cosa che ti dovevo dire, a momenti me ne dimenticavo e mi sarebbe dispiaciuto.
Tra le criticità emerse sia dai gruppi della prima sessione che da quelli della seconda, una riguarda la necessità di coprire con una tettoia una parte delle attività che adesso avviene fuori dalla struttura, con tutto quello che questo comporta dal versante dell’esposizione ai capricci del tempo metereologico.
Ecco, Riccardo a pranzo a mia precisa domanda ha risposto che il nuovo impianto per la frantumazione, depolverizzazione e il trattamento del polistirene espanso riciclato da postconsumo sarà collocato per intero all’interno del corpo di fabbrica e che dunque il problema della copertura sarà automaticamente superato. Ti dico la verità, non glielo ho chiesto, immagino che investimenti di questo tipo siano programmati da tempo, però sono stato contento che una dei problemi sollevati ha già una risposta, perché è così che ci prendiamo cura del campo che abbiamo arato e seminato, trovando risposte alle criticità e potenziando i punti di forza. Con il tempo che ci vuole, senza bacchetta magica, però dando senso e coerenza alle cose che abbiamo detto e fatto in questi giorni, e alle cose che diremo e faremo ancora.
Te lo confermo, io sono fiducioso. A presto.

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Mercoledì 27 Gennaio 2021
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Caro Diario, ieri Luca ha rimesso mano ai grafici relativi al puzzle del lavoro ben fatto nella versione Airpol e mi ha inviato un po’ di dati riassuntivi che ci L’immagine che ho deciso di condividere con te è un collage dei pezzi del puzzle con i risultati aggregati dei due gruppi, penso ti faccia piacere, ti può servire comunque a farti un’idea.

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Un’altra cosa che ti voglio segnalare sono i nuovi commenti che sono arrivati, li puoi leggere sotto, non li pubblico per autocompiacermi, ma per segnalare un interesse e una possibilità, come sai mi piace molto l’immagine della piccola pietra che ributtata a mare produce tanti cerchi concentrici che all’inizio sono piccolini ma poi si allargano sempre di più.
In particolare voglio ritornare su un commento di Gabriele Panigada sul social del signor Zuckerberg, quello che puoi leggere sotto su Linkedin è venuto dopo: “Vincenzo, a vedere la bella immagine per i 100 anni di UNI non ho potuto non pensare al tuo Lavoro Ben Fatto. Hai mai pensato di far diventare il tuo Manifesto un metodo UNI? Direi di prendere spunto. Il tuo manifesto potrebbe diventare un metodo e quindi una sorta di “certificazione”. Un riconoscimento per l’alta qualità di prodotti/servizi e per il valore relativo in termini sociali. Ovvero uno strumento di CSR (Responsabilità Sociale d’Impresa) e marketing. Pensaci.”
Io gli ho risposto questo: “Gabriele, tutto quello che può aiutare a diffondere Il lavoro ben fatto merita di essere approfondito, perciò prendiamo un appuntamento e parliamone. Intanto grazie.”
E lui ha replicato così: “Vincenzo, più ci penso e più vedo la “certificazione” come possibile sviluppo del progetto, l’unico secondo me in grado di farlo maturare in qualcosa di più strutturato e di non disperdere le potenzialità di un’idea così potente. Ho iniziato a pensarci dopo che ho visto l’eco ottenuta dalle scarpe di Jepis, e poi ci si è messa pure la comunicazione di UNI. Servirebbe un brand vero e proprio, e regole precise per poterlo usare e diffondere. Pensa a una rete sempre più grande di imprese, artigiani, professionisti “certificati” da Lavoro Ben Fatto, che si riconoscono nel manifesto e che si impegnano a promuoverne i principi e, soprattutto, a realizzarne le implicazioni sociali. Io, questa cosa, già la vedo, ne vedo le sconfinate potenzialità in termini di marketing e ho anche qualche idea su chi potrebbe darci una mano per realizzare un progetto degno, cioè eticamente e socialmente responsabile. Lascio “fermentare” questa idea e, se resiste al vaglio di qualche giorno, magari ti butto giù due righe.”

Come dici caro Diario? No, ti sbagli, non sto parlando d’altro, come ho ripetuto più volte in queste giornate ad Airpol quando faccio un lavoro ho un approccio olistico, non parlo mai d’altro, nella visione del lavoro ben fatto le cose sono sempre connesse, come puoi vedere anche dal commento di Gabriele che sta sotto.
In più aggiungo che lunedì pomeriggio, mentre Riccardo era tornato al suo lavoro e io e Maria pure, nel bellissimo laboratorio, a un certo punto Maria mi ha accennato dell’intenzione di Riccardo di lavorare su un progetto di responsabilità sociale dell’azienda fino ad arrivare a un vero e proprio bilancio sociale, e mi ha chiesto di ragionare insieme per fare in modo che il lavoro ben fatto diventi un punto chiave anche di questa parte di attività.
Come dici? No, Gabriele e Maria ancora non si conoscono, magari a un certo punto accadrà, ma per ora no. Con questo ti saluto, ma poi ritorno, con Luca stiamo cominciando a struttura nel dettaglio la terza giornata di attività, quella relativa al SAL, Stato Avanzamento Lavori. Alla prossima.

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Giovedì 11 Febbraio 2021
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Caro Diario, ieri pomeriggio Riccardo Van Den Hende, Maria D’Ambrosio, Luca Moretti e io ci siamo presi un’ora e un po’ per ragionare su come procede il processo che abbiamo avviato in Airpol Italia con il lavoro ben fatto e sulle possibili azioni che possiamo mettere in campo da qui a fine Marzo quando, come sai, ci sarà il terzo e per ora ultimo modulo delle nostre attività. Sì, per ora amico Diario, perché la cosa sempre più evidente e meno banale è che Riccardo ha deciso di continuare a investire, nel senso più ampio del termine, su questa possibilità, sul lavoro ben fatto come fattore di cambiamento non solo dell’approccio individuale al lavoro, a ogni livello, ma anche dei processi organizzativi aziendali.
Mi pare importante sottolineare questo aspetto, non tanto per mettere in evidenza la visione e il coraggio del mio amico imprenditore, che pure ci sta, quanto per scavare nelle possibilità di un approccio, un metodo, una pratica che cambia il modo di lavorare, dà più senso e significato a ciò che le persone fanno in azienda, un fare che è sempre anche pensare e che può essere tradotto in maggiore soddisfazione personale, più qualità di processo e di prodotto, migliori risultati per l’impresa nel suo complesso.
Dal punto di vista del merito, nel corso del nostro incontro di ieri abbiamo definito alcuni ulteriori passi del percorso che faremo da qui a fine Marzo. Ecco, direi che per ora ci possiamo lasciare così, con la consapevolezza che già dalla prossima settimana si riparte con una piccola ma significativa attività di feedback che tornerà a coinvolgere l’intera azienda. Il passo successivo riguarderà il management e i quadri intermedi, ma su questa parte avremo modo di tornare a tempo debito.
Ti saluto, a presto, mi raccomando resta sintonizzato.

Sabato 20 Febbraio 2021
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Caro Diario, la scorsa settimana con Luca abbiamo ragionato su come dare seguito alle cose che ci eravamo detti con Riccardo e Maria nel corso dell’ultima riunione. Il risultato è stata una mail dove abbiamo suggerito di condividere un’azione ulteriore a tre livelli, ugualmente importanti:

1. Al primo abbiamo chiesto a Riccardo, nella sua qualità di imprenditore, di scrivere qualche riga sui miglioramenti che ha ha adottato e/o intende adottare sulla base delle indicazioni emerse durante le nostre attività in azienda.
2. Al secondo intendiamo chiedere ai responsabili di area di riprendere il Manifesto del Lavoro Ben fatto e di indicare l’articolo che a loro avviso è più significativo, ovviamente motivando il perché.
3. Al terzo livello intendiamo chiedere a tutti i componenti dell’azienda di rispondare a questa domanda: Durante la tua giornata di lavoro tipo, qual è la parte che ti da più soddisfazione e quale parte invece, se potessi, vorresti cambiare?

Le ragioni di questo passaggio mi appaiono evidenti, caro Diario, ne sintetizzo due come segnaposto per le nostre successive riflessioni:
1. la necessità di dare valore e senso al lavoro fatto in azienda e alle cose che ci siamo detti alle voci responsabilità, incentivi e contributi, nessuno si senta escluso.
2. l’importanza di sottolineare in ogni occasione che il lavoro che stiamo facendo richiede un impegno costante, coerente e consapevole di tutte le componenti dell’azienda, nessuna esclusa.

Ecco, magari un giorno lo chiameremo il paradigma delle 3 C, questo impegno costante, coerente e consapevole che è necessario per fare un lavoro fatto bene, e ricorderemo che lo abbiamo definito per la prima volta in Airpol Italia.

Intanto ieri pomeriggio Riccardo Van Den Hende ci ha inviato le risposte che gli avevamo chiesto, e sono davvero felice di condividerle con te amico mio:

“Eccomi, buon pomeriggio a tutti. I miglioramenti messi in campo e programmati sono i seguenti:
1. Acquisto carrelli per movimentazione prodotto finito da Reparto Produzione a Reparto Magazzino. VPO circa 35.000,00. L’argomento era già in valutazione, abbiamo accelerato la sua definizione a seguito delle richieste emerse durante il percorso aziendale sul lavoro ben fatto.
2. Ristrutturazione locali bagni e locale mensa. Avviata trattativa finale per affidamento lavori. Conclusione lavori entro l’estate.
3. Studio e definizione di impianto idoneo per creazione di micro clima all’interno reparto stampaggio. Realizzazione molto costosa che potrebbe essere eseguita in due step (2021 e 2022). In corso studio di fattibilità.
4. Realizzato abbattimento muro di divisione tra produzione stampaggio e magazzino prodotti finiti per facilitare gli operatori a sistemare il confezionato nelle apposite aree di stoccaggio. Passaggio al coperto che evita all’uomo di passare dall’esterno.
5. Avviato corso di formazione per caldaisti; il corso prevede due step: il primo di informazione generale sulla produzione del vapore e conoscenza degli impianti, il secondo per portare gli interessati all’ottenimento della qualifica di conduttore di caldaia e relativa patente.
6. Acquisto di impianto completo per la macinazione/triturazione e pulizia del materiale proveniente dal recupero. L’impianto ordinato sarà montato entro maggio 2021. Questo impianto consentirà agli operatori di lavorare al chiuso del capannone per cui si eviterà completamente il disagio delle operazioni in esterno.

Come dici caro Diario? È un buon inizio? Direi che è una maniera seria di dare valore al lavoro che tutti insieme stiamo facendo. Lo so che sembra un gioco di parole, ma mi viene da dire che è facile ma non è semplice, come ripete spesso Riccardo richiede voglia di stare dentro ai processi, di dare priorità agli interessi comuni, di sentirsi parte dell’organizzazione Airpol, di tenere presente il concetto di dare – avere, che non sempre è chiaro, in particolare nelle attività non direttamente produttive.

Ribadito che il cammino da fare è tanto, ma la direzione intrapresa è quella giusta, conto di ritornare la prossima settimana per raccontarti del lavoro fatto al livello due e tre.

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Martedì 23 Febbraio 2021
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Caro Diario, cominciano ad arrivare risposte alla domanda doppia diretta a tutti i dipendenti, te la ricordo qui:
“Durante la tua giornata di lavoro tipo, qual è la parte che ti da più soddisfazione e quale parte invece, se potessi, vorresti cambiare?”
Ho pensato di condividere con te le risposte mano a mano che arrivano, te le indico con le iniziali delle autrici e degli autori, per ora va bene così, poi vediamo.

A.A.
1. La cosa che mi da più soddisfazione è vedere il mio lavoro finito, di qualità e preciso.
2. Quello che cambierei è il modo frenetico in cui a volte si svolge l’intera giornata di lavoro, il che “potrebbe” comportare qualche piccola disattenzione.

I.S.
2. Con piccoli accorgimenti, il lavoro potrebbe notevole migliorare sia qualitativamente sia in produttività.
Con la figura di un jolly per ogni turno che potrebbe fungere da supporto sia per il capo turno, sia per gli operatori, permetterebbe agli operatori almeno 10 minuti di pausa a turno, visto che in certi giorni non c’è neanche il tempo di andare in bagno, l’operatore che trasporta le pedane arriva addirittura a percorrere 90 km in una settimana lavorativa.

M.V.
1. La cosa che mi dà soddisfazione è quando mi confronto con le persone professionali e coerenti con se stessi.
2. La cosa che cambierei è il dilungarsi in inutili discussioni.

M.A.
1. La cosa che mi soddisfa di più è quando riesco a lavorare tutto il materiale da riciclo nell’impianto.
2. La cosa che vorrei fosse fatta è una tettoia, perché lavoro alle intemperie.

P.D.A.
1. Ciò che mi da più soddisfazione é quando riesco a soddisfare i miei piani della giornata in azienda.
2. Ciò che vorrei cambiare é il fatto di non avere una pausa per riprenderci.

C.R.
1. I turni di lavoro in produzione, molto energici e faticosi ma fatti con l’impegno.
2. Da cambiare non lo so, c’è già uno staff che piano piano sta cambiando qualcosa. Alla mia età cerco, con la mia piccola esperienza, di dare un aiuto alle nuove leve.

L.B.
1. Le cose che salvo ed apprezzo durante la giornata sono l’impegno, l’abnegazione al lavoro di tutto il gruppo – turno del quale faccio parte; la cordialità e l’armonia col quale in primis il capo turno e noi tutti iniziamo e affrontiamo il turno di lavoro. Tutto questo ti da modo di rendere meno pesante le varie problematiche che a volte incontriamo durante il turno e credo sia anche a beneficio della produttività.
2. Le cose che gradirei migliorare e credo siano già in programma sono il miglioramento dei sistemi automatici, l’organizzazione di una fase programmata di manutenzione costante e permanente affinché le macchine siano sempre al top, dandoci modo di dare il massimo in termini di prestazioni.

A.B.
1. Provo molta soddisfazione quando l’impegno quotidiano che sfida le mie competenze riesce nella realizzazione degli obiettivi che mi prefiggo giorno per giorno e/o quelli di più lunga scadenza.
2. Eviterei il dover affrontare e gestire, per il proficuo svolgimento delle attività, gli aspetti caratteriali presuntuosi, polemici e frustrati che sottraggono tempo prezioso, concentrazione e serenità al lavoro “ben fatto”.

F.D.V.
1. Ho maggiore soddisfazione per le attività di ricerca di nuove soluzioni, sia tecniche che commerciali di acquisto.
2. Trovo non soddisfacenti le attività di natura ripetitiva (ad esempio: riempimento moduli Richiesta Acquisto, moduli giornalieri consumi, scorte, ecc. ecc.)

M.D.C.
1. La parte che mi da più soddisfazione è quando il mio turno (che è composto per la maggiore dai nuovi arrivi) riesce a lavorare con la giusta sinergia e, anche, quando vedo i colleghi (specialmente i nuovi) impegnarsi a capire nuove cose per migliorarsi. Mi dà soddisfazione il confronto con loro e tra di noi per capire, insieme, dove si può migliorare e soprattutto poter intravedere a fine turno, nonostante la stanchezza, anche un sorriso.
2. Le cose che cambierei sono in primis gli spazi lavorativi che potrebbero essere migliorati per dare molti più vantaggi ai risultati produttivi (anche se su questo l’azienda sta dando notevoli segni di miglioramento), poi cambierei anche l’impostazione su alcune direttive e comunicazioni che, talvolta, ritengo possano venire date in maniera molto più precisa e con più coordinazione.

P.C.
1. Il momento che più mi dà soddisfazione è quando a fine giornata mi rendo conto di aver terminato le mie scadenze giornaliere senza avere nulla di accumulato, permette a me di essere più sereno e mi da la consapevolezza di aver dato il mio contributo all’azienda.
2. Il momento più problematico durante la giornata è quando, invece, non riesco a svolgere il mio lavoro a causa delle continue interruzioni in quanto la mia figura è vista come quella di un “problem solver” non lasciandomi tempo per mantenere la concentrazione e l’obiettivo di raggiungere un lavoro ben fatto.

S.I.
1. A fine orario lavorativo essere riuscita ad archiviare anche tutti i documenti lavorati durante la giornata. È di un appagamento non plus ultra.
2. L’organizzazione logistica dell’ufficio da me presieduto, penso che in caso di allontanamento io debbo essere sostituita, mi infastidisce che devo chiedere agli altri di presidiare, quasi come fosse un fastidio che provoco io agli altri, anche perché interrompo il loro lavoro oltre che il mio. Sia chiaro, è normale che ci si può allontanare per qualche minuto, e nel mio ufficio se manca la persona anche momentaneamente si vede e come, dato che sia i clienti che gli ospiti debbono essere gestiti.

V.D.C.
1. La parte che mi da più soddisfazione durante una giornata lavorativa è riuscire a non fermare l’automazione che è spesso problematica.
2. Se potessi cambierei la composizione dei gruppi di lavoro per renderli tutti efficienti.
Se posso fare una considerazione più generale aggiungo che mi piacerebbe si creassero dei team giovani che abbiano voglia di crescere professionalmente e personalmente, e che tengano alla crescita economica dell’azienda. Persone che possano sentirsi parte fondamentale dell’azienda che sta investendo forze ed energie per il cambiamento.
Secondo me, per far sì che questo processo avvenga in maniera effettiva, è necessario pensare al bene comune e non a quello del singolo. La cooperazione è fondamentale per la crescita ottimale dell’azienda.

G.D.N.
1. La parte che mi dà più soddisfazione è trovare materiale da riciclo per arrivare all’obbiettivo aziendale.
2. La parte che vorrei cambiare è il non saper apprezzare i consigli dei colleghi.

C.G.
1. La parte della giornata che mi dà più soddisfazione è la mattina quando mi occupo di produzione. Sono concentrate in mattinata una serie di attività che riguardano il primo sopralluogo dove mi informo, giro per i reparti, mi interfaccio con i Capi reparti, Capo turno e operatori per sapere come procede la produzione e se hanno avuto problemi. Dopo di che torno ed elaboro i dati, sviluppo il report di produzione e quella è una delle cose che mi piace di più: saper interpretare e sviscerare i numeri (peccato non si possa fare lo stesso con le persone).
Capire poi come migliorare e programmare la produzione in base allo stato delle scorte a magazzino, è come avere una sfida ogni giorno è qualcosa di affascinante e ti sprona a superarti sempre.
Ho capito da questa esperienza che il solo lavoro di ufficio e/o consulenza non fa per me.
2. Le cosa che invece vorrei cambiassero sono due:
2.1. Vorrei che tutte le funzioni funzionassero collaborando senza demandare anche le semplici operazioni.
2.2. Vorrei che venissero interpellate le funzioni che effettivamente collaborano con me ogni giorno per definire la mia R.A.L..

A.M.
1. La parte più soddisfacente del mio lavoro è oltre al fatto che quando arriva il materiale in cantiere, parlo soprattutto di ordini di casseri solaio, procede tutto bene ma dire questo è come dire che la cosa più appagante è la soddisfazione del cliente ed è troppo scontato!
Per cui dico che la mia soddisfazione più grande è il mio modo di interfacciarmi con la produzione sia Plastbau che stampaggio per quello che mi compete. Il legame di collaborazione, di reciproco rispetto e la comprensione tra le funzioni operative e soprattutto il fatto che loro non mi vedono come la “persona dell’ufficio”.
E sono anche molto soddisfatta di come io e C.G. in questi giorni ci siamo ritrovate a collaborare e trovare delle soluzioni insieme senza mai far sopra valere l’idea di una nei confronti dell’altra ma confrontandoci in maniera intelligente, a dimostrazione che se si vuole si può fare squadra. Squadra come quella con A.
2. La cosa che vorrei cambiare è la trasparenza nei rapporti, che spesso viene meno.

A.C.
1. Il momento più bello è quando termino la mia performance e il mio interlocutore mi dice “ora è tutto chiaro”.
2. Non ho cose particolari da cambiare, se proprio ne devo indicare una direi la superficialità nel misurare e valutare la passione e la dedizione del collaboratore.

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Mercoledì 31 Marzo 2021
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Caro Diario, è da un po’ che non ci sentiamo e ci sono un po’ di cose nuove da raccontarti.
Della prima ti sarai accorto da solo, abbiamo spostato di 2 settimane la terza e ultima sessione della nostra attività in fabbrica. L’hashtag di quest’anno e più è pandemia, e anche se non avremmo avuto impedimenti formali il buon senso ci ha consigliato di andare dopo Pasqua. Le nuove date sono perciò il 10 e il 12 Aprile, ovviamente continuo a tenerti informato passo passo. Ah, la buona notizia è che il 10 e 12 Aprile sarà con noi anche Luca.
La seconda è che tra oggi e domani mi dovrebbero arrivare il resto delle risposte alle due domande che abbiamo fatto a Febbraio, nessuna sorpresa, in ogni organizzazione c’è chi si attiva in maniera spontanea e chi in maniera “spintanea”. Anche qui, appena ricevo la mail, condivido tutto con te.
La terza è che ieri, nel corso del racconto che abbiamo fatto io e Luca in occasione del primo compleanno del nostro libro, Il lavoro ben fatto, abbiamo parlato anche di Airpol Italia. Nel corso della chiacchiera ho anticipato che la terza sessione per i due gruppi sarà aperta da un mio speech che ho intitolato “Quello che ho imparato io”, nel senso di quello che ho imparato io ad Airpol, percò tu lo sai come funziona, nel mondo che piace a me siamo sempre contemporaneamente maestri e allievi, si insegna e si impara. Dopo di che chiederò a ciascun partecipante di raccontare le due cose principali che hanno imparato loro, secondo me viene bello, naturalmente poi ti saprò dire. Ritorno presto.

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Mercoledì 7 Aprile 2021
Torna al racconto

Caro Diario, ho una news da darti e due aggiornamenti su due domande che erano rimaste in sospeso.
Partiamo dalla news, mi ha chiamato il mio amico Riccardo e mi ha detto che dovevamo rimandare ancora l’ultima sessione delle nostre attività. Mi devi credere amico mio, stava dispiaciuto lui e mi sono dispiaciuto io, ma questo è, mi ha detto di nuovi macchinari arrivati, della fatica che ci vuole ogni volta per metterli a regime, della necessità di risolvere le questioni tecniche che si sono aperte prima di ogni altra cosa.
Come dici? Che cosa ho detto io? L’ho sentito così giù che ho messo da parte ogni mio disappunto e gli ho detto Riccardo, Airpol viene prima di tutto, se non c’è la fabbrica non c’è neanche il lavoro ben fatto in fabbrica, perciò procediamo e appena possiamo io e luca finiamo il nostro lavoro, o per meglio dire questa prima parte del nostro lavoro, perché con il lavoro ben fatto è così, non si scrive mai la parola fine.

Detto ciò, qualche ora fa mi sono arrivate le risposte alle domande che erano rimaste in sospeso.
La prima era “Qual è l’articolo del manifesto del lavoro ben fatto nel quale ti riconosci di più. Ecco le risposte, però prima clicca qui e apriti una finestra con i 52 articoli del Manifesto, che è vero che tieni una bella capa, ma tutti a memoria non te li ricordi neanche tu:

L’articolo nel quale mi riconosco è l’1. Qualsiasi lavoro, se lo fai bene, ha senso. Ho scelto questo perché mi stimola a crescere lavorativamente.  (Di Crescenzo Vincenzo)
Gli articoli nei quali mi riconosco sono l’1 e il 28. (Nunziante Piero)
L’articolo nel quale mi riconosco è il 29, il cambiamento riguarda tutti, perché conviene (Stellato Giovanni)
Ho scelto l’articolo 8 perché mi si addice molto. (Lubrano Luca)
L’articolo 8, riconoscere la dignità e il rispetto. Mi piace perché il lavoro è dignità. (Vozza Pietro)
L’articolo 8. (Iannone Michele)
Ho scelto l’articolo 4, nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma grazie al lavoro delle donne, degli uomini, delle macchine. Ho scelto questo punto perché grazie alla trasformazione, magari di un oggetto non più utilizzato, può nascere qualcosa del tutto nuovo ed innovativo. Nella nostra azienda, ad esempio, basta pensare al riciclo. (Cherubino Benigno)
Articolo 19, il cambiamento riguarda tutti. In questi mesi Airpol ha affrontato molti cambiamenti, è visibile sia nelle cose che nelle persone. La parte più difficile del cambiamento è modificare il proprio modo di agire. (Cecere Paolo)
Qualsiasi lavoro, se lo fai bene, ha senso.
Numero 2 e numero 3. È tutta una questione di impegno e serietà, di dovere civico e morale fare il proprio lavoro nel modo giusto. (Raucci Carmine)
Ciò che va quasi bene, non va bene. Articolo 3. Se non si da attenzione a ciò che si fa e ci si accontenta di un lavoro che “va quasi bene” l’azienda non cresce e non cresciamo nemmeno noi rimanendo mediocri e accettando qualcosa che non è ben fatto ma approssimato. (Rossi Chiara)
Articolo 52. Nessuno si senta escluso. Tutti hanno le capacità per poterlo fare. (Chiavarone Antonio)
Articolo 5. (Mauro Anna)
Articolo 8. (Gentile Caterina)
Articolo 39. (Alberico Michele)
Articolo 7. Il lavoro ben fatto non può fare a meno dell’amore per quello che si fa e del piacere di farlo.
Il 7, l’amore per ciò che si fa è una spinta a fare bene e sempre meglio e il 10, senza impegno e spirito collaborativo non c’è possibilità di miglioramento, evoluzione e innovazione. Attraverso la collaborazione si giunge alle idee. (Ciotola Enrica)
Articolo 4. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma grazie al lavoro delle donne, degli uomini e delle macchine. (Cioffi Luigi)
29, il cambiamento riguarda tutti (tutti devono avere un cambiamento). (Feola Donato)
Numero 4. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. (Mastroianni Antonio)
Articolo 6. (Corso Mattia)
Articolo 1, perché facendo bene il proprio lavoro ci si sente soddisfatti. (Lasco Alberto)
Articolo 7, perché penso che bisogna fare con amore quello che si fa. (Carfora Giovanni)
Articolo 52. Nessuno si senta escluso. (Iannelli Speranza)
Articolo 2. Se non si ama il proprio lavoro non può mai essere un lavoro ben fatto. (Orballo Giuseppe)

La seconda domanda era invece questa: “Durante la tua giornata di lavoro tipo, qual è la parte che ti da più soddisfazione e quale parte invece, se potessi, vorresti cambiare?”
Se ti ricordi alcune risposte erano già arrivate, altre no, comunque te li riporto qui:

Mi piace il fatto che tutto quello che faccio viene apprezzato all’interno dell’azienda mentre non mi piace essere messo da parte da chi non apprezza ciò che faccio, ma qualcosa sta cambiando (D. C. V.)
Nella mia giornata lavorativa mi piace quando vengo apprezzato per il lavoro svolto dove metto impegno e dedizione. Non mi piace quando non riesco ad apprendere velocemente ciò che mi viene chiesto, potrei migliorare mettendoci sempre il massimo dell’impegno (N. P.)
Nella mia mansione mi piace e mi rende felice il recupero di poliestere di scarto e, in alcuni casi, usato e contaminato per creare delle cose nuove come oggetti di design di ogni genere oppure ricreare materia prima in granuli. La cosa che meno mi piace, purtroppo, ma fa parte del mio lavoro, è essere a stretto contatto con materiali e solventi nocivi, risolvibile, però, con degli aspiratori (S. G.)
Alla fine della mia giornata lavorativa sono molto soddisfatto del lavoro che ho fatto, anche perché mi piace molto. Cambierei un po’ la gestione del magazzino facendo rispettare maggiormente le regole. Mi piacerebbe un po’ più di riconoscimento. (L. L.)
Mi piace il mio lavoro perché il lavoro è dignità, non mi piace quando mancano la stima ed il rispetto tra colleghi.(V. P.)
La mia giornata lavorativa mi piace quando tutto va bene, non mi piace quando tra colleghi non riusciamo a capirci. (I. M.)
La mia giornata lavorativa mi piace quando tutto va bene e non mi piace quando non ci capiamo tra colleghi.
Durante la mia giornata lavorativa funziona la collaborazione tra colleghi e la tempestiva risposta alle questioni che pongo per entrare a tutto tondo nel mio lavoro. Ciò che ancora non funziona sono le conoscenze che piano piano sto acquisendo, anche grazie all’aiuto dei colleghi, e sulle quali sto lavorando per potermi muovere in autonomia. (R. C.)
Funziona la condivisione delle strategie commerciali con la nuova organizzazione mentre non funziona la meritocrazia sui risultati del singolo lavoratore (C. A.)
La cosa che mi appaga è che quado torno a casa sono sicuro di aver fatto il mio dovere. Quello che vorrei è che tutti mettessero lo stesso spirito lavorativo.
Ritengo il nostro punto di forza l’unione, cambierei l’informazione (C. L.)
Quello che va è che siamo tutti dei lavoratori. Ciò che non va è che non tutti fanno un lavoro ben fatto. (F. D.)
Quello che funziona è la manutenzione continua e la sostituzione del vecchio con il nuovo. Quello che non va è l’imbustatrice da cambiare con un sistema migliore (M. A.)
Quello che non va è l’assenza di una pausa. Quello che va bene è il rapporto con il personale amministrativo (L. A.)
Quello che non va bene è la mancanza di pausa. Quello che va bene è la formazione che ci porta a crescere (C. G.)
La cosa che mi gratifica di più a fine giornata lavorativa è l’aver rispettato i tempi di carico in modo che il cliente finale abbia avuto la merce all’orario richiesto e nel giorno previsto (O. G.)

Ecco, direi che abbiamo parecchie altre cose su cui riflettere, per oggi ci fermiamo qui, naturalmente ritorno non appena ho altre news.

xnova

Venerdì 16 Aprile 2021
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Caro Diario, mentre mettevo a posto alcune foto di una piccola campagna social sul lavoro ben fatto mi sono detto perché non condividerlo con le amiche e gli amici di Airpol Italia? Potrebbe essere il mio modo di rispondere alle domande che ho fatto a loro, o potrebbe essere un modo per invitare qualcuno di loro a postare una propria foto con un articolo del manifesto. Non lo so, magari chiedo troppo, ma io le mie foto le metto, male che vada è un modo per ritornarci su.

GLI STRUMENTI

I Tool
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1. Il lavoro ben fatto. Che cos’è, come si fa e perché può cambiare il mondo
2. I cinque passi del lavoro ben fatto
3. Il manifesto del lavoro ben fatto
4. Lavoro Ben Fatto Model Canvas
5. Puzzle
6. Luocchio
7. Nastro di Möbius
8. Speech
9. Video
10. Podcast

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Le piattaforme
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1. Meet
2. Miro
3. Whereby
4. WordPress

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I COMMENTI

Gabriele Panigada
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Complimenti, Vincenzo! È proprio questo che intendevo quando facevo il paragone con le norme UNI. Stai costruendo un metodo: c’è un percorso ragionato, c’è un canva … stai andando verso una sorta di “sistema di gestione” del lavoro ben fatto. È questa, secondo me, la strada da percorrere. Il Manifesto rappresenta la prima fase, quella del sogno e dell’engagement. Adesso c’è bisogno di creare una mappa, di dare struttura e metodo, di definire una “formula” il più possibile universale. Percorso davvero ammirevole, quello con Airpol Italia. Ti seguo con molto interesse!

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Simone Bigongiari
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Complimenti Vincenzo, Riccardo e Maria! E tutti gli altri che partecipano al progetto. È bellissimo che il lavoro ben fatto sia entrato in azienda in questo modo. Un modo virtuoso di fare formazione, di dare un senso al lavoro dei propri dipendenti e di integrare buone pratiche con la realtà dei fatti. Avanti così!

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Luca Marcolin
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Bravo Vincenzo e bravo Riccardo! Sapere che ci sono ricercatori attenti a dare il senso del lavoro ben fatto e imprenditori pronti a cogliere e divulgare una filosofia di cura, di responsabilità di ricerca di senso personale dentro il senso organizzativo fa davvero sperare che nonostante le tante difficoltà e incongruenze della nostra società, si possa seminare un germoglio di speranza e di orizzonti nuovi capaci di traghettarci in una società in grado di conciliare il merito e la responsabilità personale con la cura della casa comune, che sia la famiglia, l’impresa, la società o il mondo intero. Grazie di cuore!

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Maria D’Ambrosio
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Caro Matteo, il fatto che io sia per diversi aspetti parte in causa non mi impedisce di sottolineare che il lavoro ben fatto è un’idea che cresce con le persone che la rendono viva e soprattutto che ritrovano il bello nel lavoro; anche in una piccola realtà produttiva con forte vocazione all’innovazione come Airpol. Grazie per la tua riflessione.

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Matteo Bellegoni
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Buongiorno Vincenzo, ho letto l’articolo, è pieno di gioia. C’è una cosa che mi ha colpito parecchio, nelle parole di Riccardo traspare una voglia incredibile di migliorarsi. Penso sia la molla essenziale del lavoro ben fatto. Indipendentemente dagli obiettivi che ci poniamo, il punto essenziale è trovare un modo per crescere, come persone e come organizzazioni. Comunque hai ragione tu, una volta che ti è scattata la molla del lavoro ben fatto non si torna più indietro. Anche i limiti diventano uno stimolo costante per crescere.

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CREDITS

Unlock #Lavorobenfatto
Un progetto e una pratica per le organizzazioni di Vincenzo Moretti e Giuseppe Jepis Rivello
.
Adattamento Airpol di Vincenzo e Luca Moretti.