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Il lavoro ben fatto {Note a Margine)]

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Caro Diario, ho pensato di condividere con te speranze, desideri, appuntamenti, ricordi, recensioni, aneddoti, perché no, delusioni, insomma tutto, o quasi, quello che accade prima, durante e dopo la scrittura di un libro come Il lavoro ben fatto. Che cos’è, come si fa e perché può cambiare il mondo. Passa parola.

L’ULTIMA NOTA
La video-recensione di Federico Samaden
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Bacoli, 2 Giugno 2020
Caro Diario, Il lavoro ben fatto è anche un canale youtube, lo puoi vedere qui. Si può imparare e migliorare sempre, a 65 anni e anche di più. Con Youtube ho avuto a che fare anche in passato, ma è la prima volta che ci sto provando sul serio, naturalmente con mille limiti ed errori, ma per ora non importa, come diceva mio padre con il tempo e con la paglia si maturano le nespole.
Lo vuoi sapere di chi è la colpa? Del mio amico Federico Samaden, che ha letto il libro e ha fatto una video-recensione fantastica, sui social in meno di due giorni ha già superato le 1500 visualizzazioni, sono partito da lì, tutto il resto è venuto di conseguenza, della sezione dedicata alle playlist sono quasi orgoglioso. Non ci sta niente da fare, se dove tieni la mano ci metti la testa e dove tieni la testa ci metti il cuore le cose vengono come devono venire, fermo restando naturalmente i limiti che ciascuno di noi ha.
Come dici? Certo che te lo faccio vedere il video di Federico, sono venuto apposta. Buona visione.

 

INDICE DELLE NOTE
1. Una bella settimana
2. Veronica Testa
3. Robert Oppenheimer e Michele Croccia
4. Il vicino di casa Antonio, Luca Carbonelli e il Salotto del Caffè
5. Il lavoro preso di faccia in diretta su Facebook
6. Ci vediamo a Lavoradio
7. Troppo bello
8. Caro Vincenzo, vengo con questa mia a dirti
9. Scusate il ritardo
10. La video-recensione di Federico Samaden

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LE ALTRE NOTE

Una bella settimana
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Bacoli, 30 Marzo 2020
Caro Diario, nonostante il Covid-19 oggi è cominciata una bella settimana.
La prima bella notizia è la Laurea Magistrale di Francesco Merone, il figlio di Cinzia ed Ernesto, entrato ufficialmente nel mondo degli ingegneri aerospaziali con una tesi sperimentale sui sensori che vengono utilizzati sui droni.
Lui è un ragazzo molto in gamba amico mio, di quelli che prendono le cose dello studio e della vita come vanno presi, sul serio, e anche la laurea è quella che voleva lui, e questo mi fa molto ben sperare per il suo lavoro e il suo futuro.
Lo sai come funziona, l’impegno e la passione che mettiamo in quello che facciamo sono due ingredienti fondamentali per realizzare i propri sogni, poi naturalmente ci vuole anche un pizzico di fortuna, ma la passione e l’impegno non possono mancare, e da questo punto di vista Francesco va al massimo, come direbbe Vasco a gonfie vele.
Ti confesso che vedere Francesco che discuteva la sua tesi è stata una bella emozione, quando alla fine il presidente della commissione gli ha detto “molto bene” mi sono un poco commosso.
Nonostante la situazione inedita è stato davvero molto bravo, poi alla fine di questa brutta storia l’Università organizzerà una cerimonia, e naturalmente Cinzia una bellissima festa, ma comunque le emozioni ce le siamo vissute tutte, è il lato A della tecnologia, in questa fase di grande difficoltà Internet ci sta dando veramente una grande mano.
Perdona il conflitto di interesse ma il pensiero conclusivo alla voce “Laurea di Francesco” lo voglio dedicare a Cinzia, ieri l’ho detto anche a Jepis, è una mamma fantastica, la mamma “pour excellence”, ha organizzato la diretta social, ha insegnato a sua madre a usare l’ipad, ha fatto di tutto per fare in modo che un giorno speciale come questo fosse per Francesco veramente speciale, nonostante gli arresti domiciliari. Te lo posso dire? Un bel 30 e lode se lo merita tutto anche lei.

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La seconda bella notizia è che mercoledì esce il nuovo libro scritto insieme a Luca, si intitola Il lavoro ben fatto. Che cos’è, come si fa e perché può cambiare il mondo. Ieri sono arrivate le due copie di prova, Luca ha fatto gli aggiusti che bisognava fare, ha caricato tutto sulla piattaforma e insomma è tutto pronto, bisogna solo partire.
Sì, amico mio, dieci anni dopo Enakapata sono tornato a scrivere con mio figlio e come puoi immaginare sono contento assai, per me lavorare con lui ha tanti significati, ma insomma non voglio scoprire le carte prima del tempo, tu leggi prima il libro e poi ne riparliamo.
Come sai mi piace pensare il lavoro ben fatto come una possibilità.
Il libro racconta come è nata e si è strutturata questa possibilità attraverso le idee, i progetti, l’attività sul campo, i risultati, perché ha senso farla crescere sempre di più e perché è una possibilità e non un sogno. Con Luca abbiamo deciso di farlo a modo nostro, cosicché il libro un po’ è un saggio, un po’ è storytelling, un po’ è la storia della nostra famiglia che ormai da tre generazioni ha a che fare con il “lavoro preso di faccia”, la versione di mio padre del lavoro ben fatto.
Un’ultima cosa prima di lasciarti, il libro è dedicato a Renato Della Corte, che è stato il migliore amico di Luca e un caro amico per me, però ci tengo a dirti che anche questo pezzo della storia non ha a che fare solo con gli affetti e con i sentimenti, ma anche con le idee e i con i valori. Ritorno mercoledì, dopo la foto se vuoi puoi dare un’occhiata all’indice.

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INDICE
From Enakapata to Lavoro ben fatto pag. 9
Why? Perché! pag. 13
Il futuro che vorrei pag. 17
C’era una volta a Secondigliano pag. 23
I cinque passi del lavoro ben fatto pag. 33
Un moltiplicatore di possibilità pag. 35
L’approccio e il risultato pag. 51
Raccontare è giusto pag. 59
La scuola abbandonata e Le vie del lavoro pag. 67
Bottega Exodus Cassino pag. 73
Nuttata ’e sentimento pag. 83
Le leggi del lavoro ben fatto pag. 89
Da Bella Napoli al Manifesto pag. 91
Strada facendo pag. 101
Vado al massimo pag. 115
L’importanza di fare sistema pag. 125
La blockchain del lavoro ben fatto pag. 127
Nessuno si senta escluso pag. 135
Caro papà, vengo con questa mia a dirti pag. 143
Salotto Nunziata pag. 153

Ringraziamenti pag. 183
Note pag. 185
Autori pag. 195

Veronica Testa
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Bacoli, 31 Marzo 2020
Caro Diario, della serie per genio e per caso oggi mi ha scritto Veronica Testa, te la ricordi?, l’ho raccontata qui.
Lei non lo sapeva che tra oggi e domani esce il nuovo libro, quando glielo ho detto mi ha risposto che non vede l’ora, ma intanto leggi qui cosa mi ha scritto lei:
“Buongiorno Prof., come sta? Bel periodo, questo, eh? Vabbé, a parte gli scherzi, stamattina mi guardavo distrattamente in giro e ho posato lo sguardo su questa mattonella, non so se la ricorda, comunque le invio la foto. E niente, mi sono resa conto di quanto il lavoro ben fatto ci stia salvando in questo momento.
Si, il lavoro benfatto ci salva, in ogni caso. Al di là di tutto quello che sta succedendo, al di là di ogni singola e inutile parola, al di là della polemica spicciola, al di là della paura dilagante.
Il lavoro ben fatto di tutti, nonostante tutto, quello ci salva. Non ci saranno tempi migliori per il lavoro ben fatto, perché è sempre il suo miglior tempo, il suo momento. Lo sto immaginando, il lavoro ben fatto, come una sorta di gigante, dolce e incazzato, che ci pone le armi adatte ad ognuno di noi e che ci invita/impone ad usarle, chiedendoci di farlo rigorosamente in silenzio. È lui stesso, il lavoro ben fatto, l’ arma che in tanti stanno usando per combattere in questi giorni una realtà surreale. È lui l’arma che silenzia ogni rumore inutile, dando voce a quella imperterrita tenacia che lo contraddistingue. Il tempo per il rumore, quello bello, e per le parole, quelle ancora più belle, verrà dopo, e sarà anche quello il tempo del lavoro ben fatto. Adesso c’ è spazio solo per il rumore silenzioso del lavoro ben fatto, che ci salverà. A denti stretti, Prof.! Ma con testa, mani e cuore! Un abbraccio grande.”

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Che ti devo dire amico Diario, un messaggio più bello di questo come augurio per il nuovo libro era davvero difficile da immaginare. A Veronica un grazie enorme, con te l’impegno a rivederci presto.

Robert Oppenheimer e Michele Croccia
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Bacoli, 3 Aprile 2020
Caro Diario, per fortuna che tengo un sacco di cantieri aperti altrimenti penso che sarei già andato al manicomio. Stamattina mi sono messo a lavorare nel cantiere di Michele Croccia, che come sai è il maestro pizzaiolo della vita mia. Mentre trascrivevo l’intervista che gli ha fatto Giuseppe Jepis Rivello nei giorni di Da 99 a Cento, ha detto una cosa che mi ha lasciato senza fiato, prima di condividerla con te ti devo chiedere di tornare con me a pag. 37 de Il lavoro ben fatto, dove racconto di Sennett, della Arendt e di Oppenheimer. Ti metto tutto il pezzo così ci capiamo meglio: «Sennett racconta del calore con cui la Arendt sostiene che “le persone che fabbricano cose di solito non capiscono quello che fanno”, si accontentano di scoprire come farle, rinunciando a chiedersi il perché. Le parole che Robert Oppenheimer, il responsabile del team di scienziati che a Los Alamos lavora alla bomba atomica, annoterà poi nel suo diario, suonano a questo proposito paradigmatiche: “Quando vedi qualcosa che tecnicamente è allettante, ti butti e lo fai; sulle conseguenze ci rifletti solo dopo che hai risolto il problema tecnico. Con la bomba atomica è stato così”.»
Hai letto? Bene. Ecco adesso quello che dice Michele a Jepis:
«La cosa essenziale è l’andare al di là della pizza. Nel momento in cui sei impegnato a fare il tuo lavoro tu pensi a fare quello che devi fare, sei impegnato a fare bene la pizza, non pensi ad altro, invece, nel corso di questa sperimentazione che stiamo facendo, io riesco ad andare al di là, ho capito che c’è bisogno di sapere altro per fare meglio il proprio mestiere. La parola giusta è proprio questa, sapere e vedere altre cose per fare meglio il tuo.»
Capisci amico Diario? Io questa cosa qui l’ho sentita dal vivo, l’ho risentita più volte in video, ma non l’ho scritta nel libro, forse perché pure io a un certo punto mi sono perso nel libro che stavo scrivendo e sono diventato un tecnico, o perché forse non è che puoi pensare a tutto altrimenti ci vuole un’enciclopedia, però questa cosa qui è importante assai anche dal punto di vista teorico, dimostra che il lavoro che facciamo produce risultati, aiuta ad essere più consapevoli del proprio lavoro e del rapporto che ciascuno di noi ha con esso.
Il modo quasi identico con cui Robert Oppenheimer e Michele Croccia esprimono il concetto del lavoro tecnico fa impressione, e il fatto che Michele allla fine dica che bisogna andare al di là, che bisogna sapere altro per meglio il proprio mestiere è straordinario. Niente, sono troppo contento e te lo volevo dire.
Ah, tengo pure un’altra bella notizia, oggi dovrebbero arrivare due copie del libro. Non sto nella pelle, naturalmente se accade davvero te lo faccio sapere.

Il vicino di casa Antonio, Luca Carbonelli e il Salotto del Caffè
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Bacoli, 10 Aprile 2020
Caro Diario, è passata un’altra settimana agli arresti domiciliari e se ci va bene ci restiamo un altro mese, ormai faccio fatica anche a parlarne. Il libro va, anche se naturalmente risente pure lui di questa situazione, non c’è la possibilità di fare presentazioni, che come sai quelle sono molto importanti, e se vai sul sito di Amazon al posto di 1-2 giorni ci vogliono 1-2 settimane per averlo. Detto ciò, aggiungo che non mancano le soddisfazioni.
Gli amici e le amiche che stanno leggendo il libro postano foto e commenti sui social e danno una mano a farlo girare, Domenico Romano ha scritto una bella e sincera recensione su Amazon, la puoi leggere cliccando qui, e accadono cose curiose come quella che ho raccontato un po’ di giorni fa, quando ho parlato in cortile con Antonio, il vicino di casa di Cinzia.
A separarci, insiemme all’inferriata, poco meno di una decina di metri, come si conviene in questi giorni strani. A un certo punto ho raccontato che mio padre lavorava all’Enel e così ho scoperto che anche Antonio lavora lì. Mentre parlava, a un certo punto ha nominato la Bufala, così si chiamava la sottostazione di via Galileo Ferraris, e a quel punto io mi sono dato una botta sulla fronte come fa Massimo Ranieri quando canta Perdere l’amore, rammaricandomi di non averlo scritto nel libro. Due giorni fa, mentre passeggiavo e canticchiavo nel cortile come fanno i carcerati nell’ora d’aria, me lo sono visto arrivare, ci siamo salutati, sempre da lontano, dopo di che ha infilato una bottiglia di vino sotto l’inferriata e mi ha detto “professò, questa ve la bevete alla salute di tutti noi, è dedicata a vostro padre, Pasquale Moretti, che lui se la merita visto quello che mi avete raccontato”. Sono stato contento assai e te lo volevo dire.

Sempre della serie per fortuna che c’è il libro, oggi è arrivata la copia che ha comprato a Luca Carbonelli, siamo amici da tanto, l’hanno scorso ho raccontato un poco di lui qui, sì, un poso, perché lui fa mille cose oltre a Caffè Carbonelli, formazione, consulenza, lo scorso autunno con Giuseppe Jepis Rivello abbiamo presentato anche il suo libro, Falla Esplodere, nella Bottega Letteraria.
Luca ha condiviso sui social una foto e un messaggio che mi hanno dato un’altra bella botta di contentezza.
La foto perché Luca ha messo insieme Il lavoro ben fatto e Il Salotto del Caffè, che vicini ci stanno proprio bene.
Il messaggio perché è insieme un attestato di stima a prescindere, il libro ovviamente lo deve ancora leggere, e un esempio di come si possono capire due amici che si conoscono molro bene. Eccolo:
“È arrivato: Il lavoro ben fatto. Che cos’è, come si fa e perché può cambiare il mondo. Secondo me Vincenzo Moretti con suo figlio Luca, in questo libro hanno elaborato e organizzato in maniera ottimale concetti dei concetti semplici e utilissimi all’economia globale in epoca contemporanea. Le cose semplici muovono il mondo. E Vincenzo nello spiegarci il perché è un maestro. Ve lo consiglio vivamente.”
Che ti devo dire caro Diario, teneva ragione papà, la vita è fatta anche di soddisfazioni.
Alla prossima.

Il lavoro preso di faccia in diretta su Facebook
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Bacoli, 16 Aprile 2020
Caro Diario, ieri sera ho fatto la prima diretta Facebook della mia vita, la colpa è del mio amico Domenico Romano, a questo punto dovrei dire il merito, insomma è stato lui a farmi il buco in testa per farmela fare.
To lo sai come sono fatto, ci sono poche cose che faccio molto bene e su tutte le altre sono una frana, che per fortuna un paio di quelle che faccio molto bene sono cose importanti, altrimenti chissà come me la sarei cavata. Lo so, è difficile crederlo, c’è voluta Cinzia per farmi pensare che la diretta potevo farla anche con il telefonino, che insomma non dovevo stare davanti al computer, e sempre lei mi aiutato a fare una prova ieri mattina.
Ovviamente lo so che dal punto di vista tecnico la diretta non è stata un granché, ma come ho scritto io non cerco la tecnica cerco l’umanità, e quella ce l’ho messa io e l’ho letta, la sto leggendo, nei commenti delle amiche e degli amici, comunque non la faccio più lunga, se non lo hai ancora fatto e la vuoi vedere clicca qui.
Il format si chiama I racconti del lavoro ben fatto, la puntata di ieri, dedicata a mio padre, Il lavoro preso di faccia. Dura 10 minuti, ogni mercoledì, dalle 20:30 alle 20:40, e con il tempo spero di trasmettere anche video di lavoro ben fatto delle persone che mi seguono, o anche racconti che poi io posso leggere in diretta, durata 5-6 minuti, si possono condividere sulla pagina dell’evento o inviare a partecipa@lavorobenfatto.org. Ecco, anche per oggi è tutto, alla prossima.

libroevino

Ci vediamo a Lavoradio
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Bacoli, 18 Aprile 2020
Caro Diario, come dicono quelli internazionali “save the date”, segna la data in italiano, a Secondigliano “nun te scurdà”, Martedì 21 Aprile alle 19:30 io e Luca siamo ospiti di Vito Verrastro e di Lavoradio, presentiamo il libro, speriamo sia la prima presentazione di una lunga serie.
Sì, giusto, per la prima volta sarà una presentazione senza abbracci e senza firmacopie, e questo non mi piace, però sarà anche per la prima volta una presentazione nazionale, nel senso che ci si può collegare da ogni parte d’Italia, chissà che non arrivino amiche e amici anche da altri Paesi, e questo come puoi immaginare mi paice assai.
Che ti devo dire, sono troppo contento, c’è bisogno di parlare del libro per farlo conoscere, per fortuna che ci sono amici come Vito sempre disponibili a dare una mano, chissà, se va bene magari anche a qualche altra/o collega giornalista viene la voglia di organizzare qualcosa. Io naturalmente ti tengo aggiornato, tu nel frattempo dammi una mano a passare parola.

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Troppo Bello
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Bacoli, 22 Aprile 2020
Caro Diario, ti dico solo che a Lavoradio è stato bellissimo, ho bisogno ancora di un po’ di tempo prima di tornarci su. Ho ringraziato assai Vito e pure Luca, anche se più di una/o mi ha sfottuto per come lo guardavo mentre parlava. Ho chiesto scusa per qualche intemperanza, io questo sono, a volte mi faccio trasportare dalla contentezza ed esco fuori dal seminato. Ho risposto ai saluti, ai commenti e alle domande che sono arrivate durante la live, ci ho messo quasi 3 ore. Mi sono anche copiato tutto, ci stavano un sacco di spunti, di cose su cui riflettere e di cose da “rubare”, naturalmente dopo aver chiesto il permesso. Per ora mi fermo, ma tranquillo che ci ritorno su presto, prima devo smaltire la sbornia, tu intanto se non lo hai fatto guardati il video, lo trovi qui.

Caro Vincenzo, vengo con questa mia a dirti
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Bacoli, 23 Aprile 2020
Caro Diario, mi ha scritto Marcella Carnevale, e dato che dopo averlo letto sono rimasto senza parole, mi regolo di conseguenza e così rimango, senza parole. Buona lettura.

“Caro Vincenzo, vengo con questa mia a dirti che mi è piaciuto. Ti devo dire che all’inizio non mi sentivo coinvolta in quella che ritenevo comunque, una bellissima iniziativa! Il lavoro ben fatto, è una parola, mi dicevo! Io, che sto per lasciare il mio, non posso appartenere ad una comunità di persone appassionate, coinvolte e convinte di quello che fanno; io non lo sono più perché mi sono buttata a capofitto in un lavoro che poi ho scoperto essere invisibile, impalpabile, un lavoro che, colui per il quale lo svolgi, non vede, non capisce e non può capire, un lavoro difficile anche da spiegare, un lavoro in cui entità terze cambiano le regole del gioco mentre si sta giocando. Insopportabile per me che avevo iniziato con tanto entusiasmo, tanta passione e tanta convinzione di poter mettere sempre i tasselli al punto giusto! Così lo vedevo il mio lavoro e mi dicevo: Difficile è ciò che non sai fare, se lo sai fare diventa facile!
Quindi, le storie degli altri scritte da te le leggevo, mi appassionavano, anche se le sentivo lontane. Io non c’entravo con quelle persone che tu così appassionatamente e mirabilmente racconti nei tuoi scritti!
Poi leggo, a sprazzi, “Il lavoro ben fatto”. Ascolto te e Luca alla radio e mi si apre l’orizzonte, comincio a capire – sono un po’ tontolona, in effetti – che il lavaggio dei denti è un lavoro ben fatto se lo fai con cognizione. L’importante è fare qualcosa “piccola o grande che sia, come se in quella cosa si volesse essere il migliore del mondo”. Ed essere il migliore non significa sempre essere vincitore, anzi, l’importante è impegnarsi, qualunque cosa si faccia ed io, in tutta onestà, posso dire di essermi impegnata. Che importa se gli altri non capiscono? L’importante è farlo bene per te stessa e per la tua coscienza poi, puoi anche accettare le sconfitte e le delusioni.
Detto ciò, sappi che, se rinasco, voglio fare anch’io il lavoro di libraia e non quello di dottore commercialista.”

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Scusate il ritardo
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Bacoli, 8 Maggio 2020
Caro Diario, sono più due settimane che non ti dico niente del libro di una vita, e mi sento nu ‘nfamone. Tu solo mi puoi capire, metti insieme la 4° A di Follonica, La notte del lavoro narrato, Le storie del lavoro narrato, l’arazzo di HackForTravel, le cose che sto facendo con Jepis, quelle con Domenico e Luca, gli incontri in rete sempre belli e interessanti a cui mi invitano amici e amiche, alla fine io sono uno e qualcosa per forza rimane indietro, anzi se ci pensi bene a rimanere indietro sono sempre quelli che ami di più, e questo pure suggerisce qualche cosa.
Comunque, adesso sono qui, con un po’ di cose belle e altre invece no da raccontarti.
Una cosa bella sono le recensioni che stanno arrivando dalle lettrici e dai lettori, quella di Marcella Carnevale l’ho pubblicata la volta scorsa, quelle lasciate su Amazon le puoi leggere in altro e anche qui. Alla fine sono cinque, non cinquecento, però sono una più bella dell’altra, soprattutto trasudano sincerità, verità, e questo mi riempie il cuore.
Ho pubblicato anche un po’ di foto postate da amiche e amici sui social, le trovi qui.
Un’altra cosa bella è l’interesse di aziende e organizzazioni a questo tema, tu mi conosci amico mio, sono figlio di un muratore e di una contadini, mi piace pensare, mi piace immaginare ma i piedi li tengo sempre saldamente ancorati a terra. Il lavoro ben fatto fuziona amico mio, naturalmente è un processo, richiede tempo e consapevolezza, ma funziona, ormai l’ho sperimentato, le persone si rendono conto che è davvero così, che è una possibilità, che è l’occasione per lavorare e vivere meglio.
Bisogna che uniamo i puntini amico mio, proprio come abbiamo scritto io e Luca nel libro.
Tra le cose che invece no c’è la sostanziale impossibilità a muoversi, a presentare il libro, a organizzare il #lavorobenfatto book tour, che quella roba lì per un libro come il nostro è fondamentale come il sole e l’acqua per la nostra Terra.
Intanto ci diamo da fare in rete, non è la stessa cosa ma questo è, speriamo nella buona stella, tengo una voglia di andare il giro con Luca con il nostro libro nello zaino che neanche ti puoi immaginare.

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