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Grazie Aula O

Leggi il diario di Aula O

Caro Diario, ieri abbiamo scritto la parola fine alle attività didattiche di quest’anno di Aula O, perché per il resto l’uso consapevole delle tecnologie permette a chi vuole di restare comunque in contatto, e in più quest’anno stiamo pensando alla possibilità di “aprire” una Bottega Aula O, un gruppo necessariamente più ristretto di teste, mani e cuori disposte/i a fare attività di sperimentazione e di ricerca intorno ai temi del lavoro ben fatto, dell’uso consapevole delle tecnologie, del corpo e dello spazio come ambiente di apprendimento.
Già, quest’anno. Un anno cominciato pieno di aspettative quando abbiamo pensato di raccontare il tempo e che però – come ti ho raccontato i primi giorni – sembrava essere iniziato decisamente sotto tono. E invece no. Per fortuna non sempre chi ben incomincia è a metà dell’opera, e insomma dopo le prime lezioni il gruppo è cresciuto – numericamente e, quello che conta di più, con la sua capacità di pensare e fare – fino a diventare una vera e propria organizzazione che apprende, ieri ci ha pensato Francesco Russo a ricordarcelo, ricordando con intelligenza e sagacia che tra i prof. del corso c’è stata pure Aula O.
Spero che tu abbia avuto modo di leggere le autobiografie delle ragazze e dei ragazzi e le loro recensioni di Novelle Artigiane e de L’ordine del Tempo, quello di cui ancora non ti ho detto è il lavoro di riscrittura di un pezzo delle mie novelle tenendo conto dell’insieme delle cose che hanno imparato durante il corso.

Come dici? Non è un lavoro facile? Sono d’accordo, per questo la prof. Maria D’Ambrosio e io siamo stati così contenti del risultato. Come sempre la qualità del lavoro fatto varia da persona a persona, però la media è stata buona e i lavori eccellenti sono stati di gran lunga più numerosi di quelli insufficienti, quello di Lorenzo Polimei l’ho pubblicato ieri su Novelle Artigiane, quello di Laura Imperato oggi, altri ne seguiranno, al lavoro di Marika Silvestro vorrei dedicare uno spazio qui, vediamo nei prossimi giorni se trovo la maniera giusta per farlo, ma insomma come ti ho già accennato l’aspetto veramente importante è il cambiamento di approccio che c’è stato da parte delle ragazze e dei ragazzi di Aulo O, se leggi la storia di Laura con la poesia finale di Carmela Sannino o il resoconto dell’ultima lezione redatto da Antonino Treviglio e Miriam Scorziello te ne rendi conto da solo.

Ti ricordi? Un po’ di anni fa ti ho raccontato di Argirys e Schön che definiscono con il concetto di Apprendimento Organizzativo l’insieme dei processi che consentono di leggere i contesti organizzativi, le relazioni tra persone, organizzazioni e società, e i loro significati, dal punto di vista della conoscenza. Nel loro sistema concettuale il sapere è collocato entro un network di potere e relazioni sociali mediate da artefatti e da intermediari umani e non umani che ne facilitano o ne ostacolano la circolazione. A loro avviso, essendo la conoscenza diretta verso un fine, non si riferisce solo alle credenze e al coinvolgimento, ma anche all’azione, e consente per questo di: valutare criticamente successi e insuccessi di una data organizzazione; ridefinire costantemente le sue azioni ordinarie e i suoi indirizzi strategici; accogliere e valorizzare punti di vista ulteriori rispetto a quelli prevalenti; sperimentare innovazioni tecniche e organizzative; collocare gli eventi all’interno di un contesto mentale e dare dunque loro un senso; sostenere le persone nei loro potenzialmente mai finiti tentativi di crescita culturale e professionale.
E più recentemente, quando ti ho raccontato di George Siemens, ti ho detto che con lui si afferma l’idea che non basta distribuire istruzione perché le persone apprendano, che tra informazione e conoscenza c’è uno spazio che impedisce alle conoscenze, diversamente da quanto accade alle informazioni, di essere trasmesse e che tale spazio va colmato dal processo di apprendimento, e che in questo quadro le tecnologie acquistano tanto più valore quanto più il loro uso si sposta dalle applicazioni alle attività, dalla gestione logistica delle informazioni alla funzione di strumento cognitivo.

Ecco, secondo me quest’anno siamo riusciti a tenere insieme Argirys, Schön e Siemens di più e meglio degli altri anni, e ciò è potuto accadere prima di tutto grazie al lavoro e alla voglia di imparare delle ragazze e dei ragazzi di Aula O, per questo il post si intitola grazie Aula O, e anche perché il lavoro che è stato fatto quest’anno ci aiuterà a fare meglio quello del prossimo, con Maria D’Ambrosio stiamo già pensando di ritornarci su e di fissare alcune delle idee guide che ci hanno accompagnato fin qui.
A presto caro Diario, conto di tornare presto, se Maria e/o le/i ragazze/i di Aula O avranno voglia di contribuire con un loro ulteriore punto di vista alla discussione sarò felice di condividerlo con te.
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QUESTO LO AVETE DETTO (SCRITTO) VOI

Matteo Bellegoni
Caro Vincenzo, grazie a te ho avuto la fortuna di potermi confrontare con le ragazze e i ragazzi dell’Aula O, ma soprattutto ho avuto il privilegio di poterli ascoltare e in qualche modo diventare parte di questa bella narrazione collettiva.
Cosa penso di tutto ciò?
Tante cose, ma proverò a raccontarti solo quelle che reputo più importanti, o meglio, quelle che hanno insegnato qualcosa a me.
La prima cosa è sicuramente che per comunicare, per “arrivare” in qualche modo a qualcuno, bisogna avere qualcosa da comunicare.
Lo so, può apparire una considerazione banale, ma in realtà è qualcosa di molto profondo, se non siamo disposti ad aprirci al mondo, se non siamo capaci di costruire un racconto che parta da noi stessi, non possiamo creare nessun canale di comunicazione vero con gli altri.
Questo comporta una seconda cosa che è naturale conseguenza della prima, per raccontare noi stessi dobbiamo trovare la forza e il coraggio di metterci in gioco, di fare parte del racconto, di essere attori della nostra narrazione.
Ma se siamo disposti a metterci in gioco, se siamo disposti ad essere attori della nostra narrazione, a questo punto siamo anche in grado di costruire una narrazione partecipata, in grado di assumere una propria dimensione autonoma, sebbene in collegamento con il mondo che ci circonda, e di costruire il nostro tempo.
Credo sia questo il concetto che qualcuno citava e che si avvicina molto al mio concetto di libertà: per essere liberi dobbiamo costruire una nuova dimensione di spazio e di tempo, ma per farlo serve un’intelligenza collettiva, capace di scrivere e di vivere una nuova narrazione, per dirla in termini più evocativi, dobbiamo diventare protagonisti del nostro tempo.
Caro Vincenzo, ci sono tante altre cose che vorrei dirti, ma siccome voglio essere breve, ho scelto una frase di Rumi che possa riassumere i concetti che ho cercato di evocare :
“Dal momento che inizi a camminare su una strada, essa appare.”
Auguro a tutte le ragazze e a tutti i ragazzi di Aula O che questo corso sia stato il primo passo di una lunga strada che li porterà lontano.

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CASI DI STUDIO
2018 – 2019
Raccontare il Tempo a Unisob, Aula O
Raccontare il tempo a Follonica, in 3° A

2012 – 2018
Il Piccolo Principe all’Università
Il Piccolo Principe al I. C. Samuele Falco di Scafati
Il Piccolo Principe disegnato da voi
Stazione Loreto: Istituto Alberghiero A. Nebbia, Loreto, Ancona
Stazione Follonica: I.C. Follonica 1
Stazione Modugno: 3° Circolo Didattico Don Lorenzo Milani
Stazione Porchiano: I. C. Bordiga Porchiano
Stazione Scafati: I. C. Samuele Falco
Stazione università, star wars station
Stazione Scampia: ITI Galileo Ferraris
Stazione Roma: Istituto Comprensivo Pablo Neruda
Stazione Torre Annunziata: Liceo Artistico Giorgio de Chirico
Stazione Soccavo: 33° Circolo Didattico Risorgimento
Stazione Ponticelli: I. C. Marino Santa Rosa
Stazione Marcianise: Istituto Novelli
Stazione Nola: Liceo Carducci

LIBRI E BLOG
Novelle Artigiane
#Lavorobenfatto
Il coltello e la rete
#LavoroBenFatto. Industria culturale 3.0 e …
Testa, Mani e Cuore
Questo lo avete scritto voi

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Università: ne vogliamo parlare? E parliamone!