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Raccontare il Tempo a Unisob, Aula O

BACKGROUND
A scuola di lavoro ben fatto, di tecnologia e di consapevolezza

UNIVERSITÀ E CORSO DI LAUREA
Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, Napoli
Scienze della Comunicazione
Corso di Comunicazione e Cultura Digitale

BOARD
Maria D’Ambrosio, Antonio D’Amore, Luigi Maiello, Luca Moretti, Vito Verrastro, Vincenzo Moretti

AULA O
Eleonora Auricchio, Alessandro Cigliano, Mattia Di Gennaro, Flaminia Eboli, Daniele Fierro, Laura Imperato, Giordana Langelotti, Francesca Maglione, Alessia Mariani, Ferdinando Nardone, Mattia Notari, Anna Pavarese, Emanuele Petrarca, Serena Petrone, Lorenzo Polimei, Fabio Prezioso, Orazio Redi, Hernán Rodríguez, Francesco Russo, Maria Pia Russo, Pina Russo, Serena Russo, Carmela Sannino, Sara Sarracino, Miriam Scorziello, Erika Siciliano, Marika Silvestro, Paolo Solombrino, Antonino Treviglio, Maria Trotta, Chiara Vasciminni

DIARIO
1. Pronti Via
2. A coloro che verranno
3. Alessia Cerantola, il giornalismo e i Panama Papers
4. Carmela Sannino
5. Miriam Scorziello
6. Serena Petrone
7. Non siamo i nostri like, siamo i nostri pensieri
8. Screenplay
9. La scenografia di Letizia, la panchina di Giovanni e il disegno di Carmela
10. Piacere mi presento. Aula O si racconta
11. Si può dare di più
12. I giornalismi tra andate e ritorni di Vito Verrastro
13. È tempo di Intertwine e di sfida creativa

PIACERE, MI PRESENTO – LE BIOGRAFIE
Aula O si racconta – Versione Beta

NOVELLE ARTIGIANE
Le recensioni di Aula O – Versione Beta

L’ORDINE DEL TEMPO
Le recensioni di Aula O – Versione Beta

A. A. 2017 – 2018: Il Piccolo Principe all’Università
A. A. 2016 – 2017: Stazione università, Star Wars station

 
Pronti via! Torna al Diario
26 Settembre 2018
Caro Diario, Lunedì 8 Ottobre si ricomincia anche in Aula O, alle ore 15:00, che poi andremo avanti fino a quando ce n’è il martedì e il giovedì.
Come dici amico Diario? Come faccio a sapere che l’aula sarà proprio la O? Per noi scrutatori dei segni del tempo sarà la O a prescindere, anche l’anno scorso era la M, ma sai la O ha un fascino particolare, è una circonferenza, una lettera con un buco in mezzo, finanche un buco nero se fai galoppare la fantasia.
Come ti ho già detto quest’anno per ragionare di #lavorobenfatto, di #tecnologie e di #consapevolezza, nel caso di Aula O per imparare a utilizzare al meglio i ferri del mestiere del comunicatore, abbiamo scelto come tema il Tempo.
Sì sì, proprio il Tempo che non esiste, come sostiene Carlo Rovelli nella talk che ti ho linkato qualche riga fa, eppure condiziona ogni giorno le nostre vite, sì, più o meno come ti ho raccontato qua.
Come avrai già capito per raccontare il Tempo e le sue molteplici possibilità, e universi, ci faremo guidare da Carlo Rovelli e dal suo meraviglioso volume, L’ordine del Tempo.
Per navigare con il corpo che conosce il mondo ci faremo aiutare dall’Electric Extended Embodied di Carpenzano-D’Ambrosio-Latour e ci ritroveremo in mondi nei quali il tempo e lo spazio non sono più lineari ma multi-versi.
Per condurre le/i ragazze/i lungo i sentieri del lavoro ben fatto, per insegnare loro a decostruire e a ricostruire, con le parele, il racconto, useremo infine le mie Novelle Artigiane, che come sai vanno pensate più come un processo che come un progetto.
Come dici caro Diario? Speri che anche quest’anno sulla nostra piccola barca di Neurath ci siano con noi gli amici di Intertwine? Certo che sì! Anzi, ti dico di più, quest’anno le/i ragazze/i avranno a disposizione un vero e proprio Magazine per esprimere la loro creatività e raccontare le loro storie. E naturalmetne insieme alla Big Band di Intertwine anche quest’anno ci saranno tanti altri complici, poi man mano ti racconto. Alla prossima.
tempo1

A coloro che verranno Torna al Diario
28 Settembre 2018
Caro Diario, innanzitutto una parola sul titolo del post di oggi, che come puoi immaginare è un omaggio alla bellissima poesia di Bertolt Brecht, non credo che tutta Aula O la conosca e insomma mi faceva piacere fargliela conoscere.
Naturalmente il mio “A coloro che verranno” è diretto, molto più modestamente, alle ragazze e ai ragazzi di Aula O che seguiranno il corso quest’anno.
Perché sì, quest’anno rispetto ai precedenti oltre al nuovo libro di Rovelli c’è anche una novità, però solo per chi segue il corso, perché nel loro programma c’è Novelle Artigiane invece de Il coltello e la rete. Proprio così amico mio, quest’anno in Aula O useremo le mie novelle per insegnare/imparare a raccontare il #lavorobenfatto.
Come dici amico Diario? Quasi quasi vieni anche tu? Ne saremmo felici. Abbiamo in mente di chiedere a ciascuna/o di loro, singolarmente o anche in piccoli gruppi, come preferiscono, di ripensare e riscrivere una parte di un racconto, senza escludere altre forme espressive naturalmente, ma dando la priorità alla scrittura, perché saper pensare e scrivere una storia è importante non solo nella letteratura ma anche nel cinema, nel teatro, nello storytelling, nel giornalismo e in molti altri contest.
Come direbbe Robert Mc Kee – sì, sto leggendo Story, ne sono entusiasta – un racconto è principi, non regole. Forme eterne e universali, non formule. Archetipi, non stereotipi. Lavoro minuzioso, non scorciatoie. Realtà, non mistero. Padroneggiare l’arte, non il mercato. Rispetto del pubblico, non disprezzo. L’originale, non la copia.
Ecco, Maria e io contiamo sul fatto che le ragazze e i ragazzi di Aula O comprendano che quella che stiamo loro prospettando è una bella opportunità, e che abbiano un approccio il più possibile proattivo, a partire dalla lettura del libro, che senza di quello è difficile immaginare i passi successivi. Ti faccio sapere.

Alessia Cerantola, il giornalismo e i Panama Papers Torna al Diario
1 Ottobre 2018
Caro Diario, ogni anno Maria e io la prima cosa che facciamo il primo giorno quando entriamo in Aula O è chiedere che cosa vogliono fare una volta laureati, e ogni anno la grande maggioranza delle ragazze e dei ragazzi dice che vuole fare la/il gornalista e così ho pensato di condividere lo speech a TEDx Padova della mia cara amica Alessia Cerantola, sì, credo possa essere per loro un bel regalo, in ogni caso ne discuteremo in classe, e chissà che nel corso di una delle lezioni non si possa mettere su una lezione/chiacchierata via Skype con la nostra amica. Tu guardati lo speech, io ti faccio sapere.

 

Carmela Sannino Torna al Diario
11 Ottobre 2017
Caro Diario, quello che abbiamo combinato Maria D’Ambrosio e io te lo dico a fine settimana, intanto ti voglio presentare Carmela Sannino, una delle nuove studentesse di Aula O, anzi si presenta lei di sola, è stata la prima che ha mandato la sua bio, molto sintetica per la verità, però anche molto piena di spunti, e con una frase che mi piacerebbe tanto diventasse il claim di una generazione.
Come dici? Nientemeno? Qual è questa frase? Leggi, secondo me te ne accorgi da solo.

«Buongiorno prof., sono Carmela Sannino, ho 21 anni e sono di Napoli.
Nata a Napoli centro, cresciuta nella Napoli periferica. San Giovanni a Teduccio per l’esattezza, un quartiere difficile, ma con tanta speranza.
Mio padre si chiama Vincenzo, è del ‘66 ed è commerciante. Lavora da quando aveva 14 anni. Non è molto istruito, non parla correttamente l’italiano ma si è sempre fatto a pezzi la schiena per dare quell’istruzione che manca a lui a me e alle mie sorelle.
Mia mamma si chiama Maria, è del ‘71 e lei è casalinga. Ha l’animo nobile, è fragile ma paradossalmente ha la forza di un uragano.
Poi ci sono le mie due sorelline di 18 e 14 anni, Giovanna e Fabiana. Entrambe al liceo linguistico, seguendo le orme della loro “sorellona”. Loro sono il mio punto debole assieme ai miei nonni.
I miei nonni, beh, che ne parlammo affà.
I genitori di mia mamma sono il mio faro nel buio pesto. Mio nonno mi ha insegnato a leggere prima di tutti i bimbi, a 5 anni già sapevo leggere e coniugare i verbi. Si vanta di essere il mio insegnante di vita, anche se, sinceramente, con la geografia non c’ha saputo fare tanto e questa cosa proprio non gli va a genio.
Ogni domenica a tavola, mentre mangiamo e guardiamo le partite, mi fa dei quiz tipo: “Dove si trova Brescia?” E io nella mia ignoranza o anche un po’ per lo sfizio di farlo innervosire gli rispondo: “O no’, al Nord?”. Mia nonna invece mi ha insegnato che significa la “cazzimma” che, purtroppo o per fortuna, nella vita ce ne vuole assai. 8 anni fa ha avuto un ictus che le ha paralizzato il lato sinistro del corpo e le ha toccato il cervello. L’anno scorso invece, siamo venuti a conoscenza di un brutto male e questa cosa ancora dobbiamo veramente realizzarla.
Per quanto riguarda me, che dire, mi ritengo una ragazza fortunata perché nel mio niente ho tutto.
Caratterialmente non amo descrivermi.
Sono simpatica, solare, estroversa (per mamma un po’ troppo), esuberante, lunatica, testarda, cinica, pazza, sognatrice, volo ma con i piedi per terra. Mi definisco un paradosso spettacolare. Passo dall’essere arrabbiata a dimenticarne il motivo in 2 minuti, rido e piango allo stesso tempo. Sono indecisa cronica. Mi piace la musica leggera ma ascolto quella rock a tutto volume e fingo concerti miei in stanza. Leggo poesie ad alta voce e parlo senza far rumore. Sono strana, matta.
A 9 anni mi sono iscritta a danza classica e contemporanea, l’ho studiata per 5 anni dopo di che, dovendo iniziare il liceo e non avendo più tempo, e nemmeno più le possibilità economiche, ho smesso. Ho studiato lingue al liceo, infatti parlo fluidamente lo spagnolo, un po’ meno l’inglese e ancor di meno il tedesco. Finito il liceo ho iniziato a lavorare come commessa, per non pesare troppo sui miei, come ho detto non abbiamo tante possibilità.
L’ho fatto per un anno, in quell’anno sono cresciuta ed ho capito di non dovermi mai accontentare nella vita, perché lavorare dalle 9:00 alle 21:00 per 100 euro alla settimana è roba da schiavi. Dopo quell’esperienza ho lavorato e lavoro ancora come animatrice, amo i bambini, non mi impegna un’intera giornata e così ho tempo anche di studiare.
Da grande vorrei fare l’inviata,quella televisiva, da bambina mi mettevo una videocamera davanti e un telecomando come microfono e iniziavo a parlare, parlare e parlare. Magari pure di calcio, anche perché spezziamoli ‘sti canoni che solo gli uomini capiscono di calcio, mentre probabilmente ne capisco più io di un fuori gioco che loro.
Vorrei farlo non perché si guadagna abbastanza, nonostante io abbia vissuto periodi non proprio belli, con bollette su bollette da pagare. Lo vorrei fare soprattutto per me stessa, per far vedere a gente che non credeva in me che ce l’ho fatta. Che se si vuole, si può.
Chiudo questa mia biografia citando una frase che sinceramente non so se sia di qualche personaggio o filosofo, ma lo dice la mia mamma : “I sacrifici saranno le cause dei più bei sorrisi. Per adesso, questa sono io.»

Come dici amico Diario? E qusto è perché non ama descriversi? Adesso non essere palloso, se vuoi vieni in Aula O martedì che ne discutiamo tutte/i assieme. Che cosa? La frase che mi è piaciuta un sacco l’hai capita? Te l’ho detto, era facile, ti aspettiamo martedì, ore 15:00 in punto.

Miriam Scorziello Torna al Diario
12 Ottobre 2017
Caro Diario, è arrivata Miriam Scorziello, anche lei un bel personaggio, leggi la sua storia. L’idea che mi sono fatto io da tempo è che molte/i di queste/i ragazze/i hanno talento, però hanno anche poco metodo e una soglia del dolore – una capacità di buttare il sangue sopra i libri avrebbe detto mio padre – troppo bassa.
No, no, non sto parlando di Carmen e Miriam, parlo in generale, comunque più avanti ci torniamo su questo aspetto e penso di approfondirlo anche martedì in Aula O, tu intanto goditi quest’altra bella storia, io conto di tornare presto.

«Caro professore,
sono Miriam Scorziello e sono una vostra alunna.
Il compito che avete assegnato non è per niente semplice: ci vuole coraggio a raccontarsi, ma soprattutto a guardarsi dentro e scoprire chi si è veramente, quella che sono lo devo a quella che sono stata.
Amo il mio nome, non lo cambierei per nessun altro.
Sono di Battipaglia, la città della mozzarella e credo che questo sia l’unico vanto, purtroppo, per la mia città.
Ho vent’anni e tutto quello che credo di aver imparato ogni giorno cambia, si trasforma e si colora con sfumature diverse.
Sono stata una brava bambina, figlia di due genitori meravigliosi.
Mia madre ha problemi motori abbastanza gravi e ciò non le permette di camminare molto e bene. Questo è sempre stato un motivo per non fermarmi mai, non è concesso adagiarsi.
Mio padre, invece, non ha nessun tipo di problema e questo ha permesso alla mia famiglia di vivere in una situazione economica agiata. Non ricordo di averlo mai visto a casa per più di tre giorni: è sempre a lavoro.
Ho una sorella più grande, che sembra essere la più piccola, ma se solo le si parla un po’ si capisce che il suo aspetto così minuto è solo apparenza.
Sono stata una nipote fortunata, non ci sono parole per i nonni che mi sono stati dati, ma soprattutto per il nonno materno che ho avuto.
Mi dico sempre che dove la vita mi ha tolto, poi ha saputo ricompensarmi. Mio nonno è stato il regalo più bello che io abbia mai ricevuto: è riuscito a compensare tutte le passeggiate che non ho potuto fare con la mia mamma, tutte quelle attività che ogni bambina faceva con la propria madre. È stato presente ad ogni mia prima volta: i primi giorni di scuola, il primo giorno in palestra, il mio inizio di tutto. Come un altro papà ha saputo tenermi la mano fino all’ultimo respiro: cosa darei per rivederlo ancora.
Questa mia infanzia un po’ veloce ha fatto in modo che io imparassi a fare tante cose da sola, che crescessi un po’ più velocemente rispetto alle mie coetanee. Ho imparato a bastarmi e quando vedevo le mie compagne che non sanno farlo so tacere: è giusto che ognuno impari con i propri tempi.
Ho frequentato il liceo classico, ed è stato come andare sulle montagne russe. Un giorno amavo la scuola, quello dopo la odiavo. Per i primi due anni ho smesso di scrivere; io che alle scuole medie facevo piangere i professori con le mia pagine di diario mi sentivo inadeguata e non all’altezza in una classe in cui gli insegnati facevano sembrare tutti più bravi di me.
Sono stata una ginnasta, addirittura un’agonista. Ho dato anima e corpo per quello sport che ha saputo ripagarmi, ma ho dovuto smettere per alcuni dolori che con il tempo sono comparsi.
Da bambina desideravo diventare una pediatra, poi una scrittrice, ora è tutto diverso.
Mi piacerebbe diventare una giornalista televisiva, ma è così complicato. Sarei così orgogliosa di me stessa se ci riuscissi e mi prenderei tante soddisfazioni.
Ogni volta che parlo della mia facoltà vengo screditata, come se i miei studi fossero meno degni di altri, come se non fossi una studentessa. Diventare una giornalista televisiva vorrebbe dire farsi vedere da tutti quelli che non hanno mai creduto che fosse possibile, significherebbe far capire agli altri che le mie ore di studio valgono tanto quante quelle di un ingegnere, medico o altro.
Mi piacerebbe scrivere, raccontare, avere sempre nuovi stimoli.
Amo viaggiare ed è anche per questo motivo che lavoro come animatrice e baby-sitter. In primis adoro i bambini da sempre e amo prendermene cura. Loro mi regalano tante emozioni anche se non lo sanno e poi rubo da loro tutta l’ingenuità che da grandi viene dimenticata.
Ho viaggiato molto rispetto alla mia giovane età e non è descrivibile la soddisfazione che provo quando sono la sola a pagare per le mie passioni.
Sono curiosa, romantica, solare e tanto dolce quando voglio e con chi voglio. Amo ridere e so farlo di gusto: rido così tanto che mi si riempie il viso di lacrime di gioia.
Mi piace mangiare e anche cucinare, ma se cucina mia nonna è meglio.
Sono molto permalosa e combatto ogni volta per non mostrare questo mio lato.
Sono ottimista e tanto coraggiosa.
Sono innamorata dell’amore in ogni sua forma, credo nelle parole e amo chi sa pesarle.
La mia parola preferita è una parola greca: agape. Sarebbe l’esatta descrizione dell’amore, a mio parere. Significa ‘compassione’, da cum-patire: soffrire con l’altro.
Quindi non provare pena, ma semplicemente un amore così grande da lasciare che l’altro cedi un po’ di dolore e ne condivida il peso senza sentirsi inadeguato.
Ho un fidanzato e un gatto, lottano continuamente per chi deve avere più spazio nel mio letto (inutile dire che il gatto vince sempre).
Sono una brava chiacchierona, infatti non nascondo che non mi dispiacerebbe essere una speaker un giorno!
Ho un sogno, chiamatemi pure romanticona o altro, ma sogno di diventare una brava mamma. Ma di quelle davvero brave. Sogno di poter dare ai miei figli i loro tempi, senza corse, senza drammi. Così da poter rivivere, passo dopo passo, con loro le tappe che io ho dovuto bruciare.»

Serena Petrone Torna al Diario
14 Ottobre 2017
Caro Diario, Serena Petrone la conosci già, l’anno scorso ci regalò una bellissima versione de Il Piccolo Principe, quest’anno la sua biografia. No, questa volta non ti anticipo niente, ti auguro solo buona lettura.

«Caro professore, l’anno scorso quando le ho inviato la mia biografia mi sono aperta a 360 gradi. Infatti, forse, più che una bio si potrebbe definire una “confessione”. Ho sbagliato, avrei dovuto concentrarmi più su di me. Su quella che sono oggi. E su quella che vorrei essere domani: una donna libera e indipendente, capace di badare a se stessa e alla continua ricerca di attimi di felicità (o di dimenticanza, come direbbe Totò).
Più volte a lezione ha detto che quando la notte non riesce a dormire si mette a fare qualcosa di utile che non sia di disturbo a chi le sta vicino.
Ecco. Io mi rispecchio molto in questo suo lato e quando la notte non dormo mi metto a scrivere, a creare mondi, realtà diverse. Di notte divento un artigiano caro professore. Sarà che di notte si è davvero soli con se stessi e quindi si ha la possibilità e il tempo di pensare a tremila cose insieme e di metterle in ordine. Questa cosa devo averla presa da mia madre, perché di notte può capitare di trovarla in cucina a rassettare.
“Sto sistemann e pensiere”.
La scorsa notte, ispirata dalla storia di Miriam, che trovo bellissima, ho deciso di scriverle una nuova biografia in cui non parlerò soltanto della mia famiglia o della bimba pestifera che sono stata. Le parlerò della me (sempre un po’ pestifera) di oggi, dei miei sogni e dei miei limiti. “È importante avere la consapevolezza dei propri limiti e la determinazione necessaria per superarli in avanti, perché il limite non è fisso, si sposta con noi.”
Mi chiamo Serena, ho 22 anni e vivo a Napoli.
Sono ironica, scherzosa, simpatica, solidale, sincera, golosa, sensibile, diffidente, permalosa, nervosa, ansiosa ed emotiva.
Amo la compagnia e chiacchierare di fronte a un bicchiere di vino fino al mattino, allo stesso tempo amo perdermi nella mia solitudine. Non sopporto chi si prende gioco dei più fragili, il chiasso e chi starnutisce senza coprirsi il naso.
Dicono che io sia logorroica e forse è vero ma non sempre me ne rendo conto. Ho un debole per le patatine a tutti i gusti, anche se sono sempre a dieta e quindi non le mangio quasi mai.
Mi “innamoro” delle persone vere, quelle ricche d’animo. Non sopporto le falsità e le lodi a buon mercato, la perfidia e le donne che odiano le altre donne.
So guidare, so andare in bici e so immedesimarmi nelle emozioni altrui. Questo, se me lo permette, lo considero un valore aggiunto, una cosa di cui andare fiera, una cosa che mi rende debole agli occhi degli altri ma non ai miei occhi, io so di non esserlo. O almeno di non esserlo più.
Amo conoscere persone nuove anche se molto spesso alzo dei muri, perché non mi piace essere importunata, non mi piace l’invadenza. Piango spesso. Nel senso che mi emoziono spesso. Questa è un’altra mia caratteristica. Mi “luccicano” gli occhi l’80% delle mie giornate.
Frequento l’ultimo anno di università (in teoria, in pratica ho 4 esami oltre a tutti quelli del terzo anno ma punto a farcela). Studio scienze della comunicazione alla Suor Orsola Benincasa, sono molto felice in quanto i miei genitori (papà guardia giurata e mamma casalinga) mi hanno permesso di iscrivermi a questa università molto costosa.
Sono molto felice ma anche molto scettica poiché non ho la più pallida idea di cosa fare una volta terminati gli studi. Di notte penso pure a questo e, non le dico che male ‘e capa!!!
Papà mi vuole far conoscere un maresciallo che potrebbe affiancarmi a un giornalista. Io gli dico sempre che ci penserò. In realtà, non mi ci vedo proprio giornalista, lei mi ci vede a rincorrere notizie che non sappiano niente di me? Io no, piuttosto mi vedo a rincorrere Ispirazioni.
Non credo molto in me stessa e questo è il mio peggior difetto perché il non sentirmi mai all’altezza delle persone e delle situazioni mi blocca, mi tiene con i piedi piantati a terra e spesso, quasi sempre, non mi fa compiere nuovi passi.
La mia famiglia viene prima di tutto e tutti, nonostante abbia attraversato delle crisi e nonostante, a volte, mi abbia fatto soffrire senza rendersene conto.
I miei fratelli e mia sorella sono il mio punto di riferimento, potrei morire, uccidere e mentire spudoratamente per loro.
La mia nipotina mi ha reso una persona migliore, meno agoista. Mi ha riempito il cuore di gioia e sono sicura che con l’arrivo degli altri nipotini (si, tra qualche mese sarò invasa da nani più pestiferi di me) sarò ancora piu felice.
Come mi vedo tra 10 anni? Magari tra 10 anni risponderò a questa domanda.
Per ora vivo la vita godendomi il presente, prendendo al volo (o provandoci almeno) tutto quello che mi capita, assaporando lentamente tutto ciò che ho.

Non siamo i nostri like, siamo i nostri pensieri Torna al Diario
17 Ottobre 2017
Caro Diario, e pur si muove come direbbe il prof. Galilei. A te la posso dire la verità, l’inizio quest’anno non è stato molto incoraggiante, non tanto perché a seguire il corso erano in poche/i – per fare il lavoro che facciamo noi come la facciamo noi più si è in poche/i e più viene meglio – ma perché erano quasi più le ragazze dell’anno scorso che quelle/i di quest’anno, e sembravano molto spaesate/i, alle prese come ogni anno con questa fissazione di fare le/i giornaliste/i, quasi tutte/i sportive/i, senza avere un’idea reale di come si è evoluto il mestiere di giornalista, immaginando che il fatto di prendere prima il patentino di apprendista stregone e poi quello di giornalista possa rappresentare di per sé una opportunità per il loro futuro.
Come dici amico Diario? No, non ci sono riuscito ancora a farglielo vedere il video con lo speech di Alessia Cerantola e non ti so dire se qualcuna/o di loro l’ha guardato per i fatti suoi, temo di no.
Comunque nei giorni scorsi c’è stata la possibile svolta, è arrivata con le bio di Carmela Sannino, Miriam Scorziello e Serena Petrone, ieri le abbiamo lette e discusse in classe, e ci sono stati momenti molto belli sia alla voce apprendimento che alla voce emozione. E nel frattempo sono anche auentate/i un pochino le/i corsiste/i, insomma la macchina si sta mettendo in moto e sono fiducioso che anche quest’anno si possa fare un buon lavoro.
No, caro Diario, non è semplice, bisogna che le ragazze e i ragazzi si disconnettano dall’idea di essere i loro like e si connettano con quella di essere i loro pensieri, le loro idee, la loro capacità di pensare e di fare, la loro volontà di vivere la società al tempo di internet – la società orizzontale – cercando la profondità.
Ce la possono fare, sono in gamba, hanno talento, si devono abituare a riconoscerlo, a curarlo, a farlo crescere, a reggere la fatica che ci vuole per curare e far crescere il talento. Ecco, direi che per oggi basta, ti aggiorno presto.
P. S.
Ieri abbiamo fatto anche la nuova foto di gruppo, ha avuto un grande successo nel nostro gruppo sui social, tutte/i l’hanno vista e molte/i hanno messo “mi piace”. Il video di Alessia no. Le bio che abbiamo pubblicato neanche. Quando ci vogliono più di 7 secondi per fare una cosa loro non li hanno, e questo non va bene, spero che lo capiscano presto, ma pure questo non sarà facile.

Screenplay Torna al Diario
18 Ottobre 2017
Caro Diario, come succede ormai da un po’ di anni oggi Luca Moretti è venuto a raccontare che cos’è una sceneggiatura in Aula O.
Come sai questa parte qui ha molteplici scopi, il più importante è quello di far familiarizzare le/gli abitanti di Aula O con l’idea che la parola scrivere può essere declinata in molti modi, nel senso che si può scrivere un articolo, un saggio breve o lungo, un racconto, un romanzo, una biografia, un soggetto, una sceneggiatura, una voce di un dizionario, e anche nel senso più largo che si può “scrivere” con il corpo, la musica, la fotografia, il disegno, per il cinema, la televisione, la radio.
Naturalmente oggi abbiamo soltanto avviato un discorso che comincerà a mostrare i suoi frutti dalla prossima settimana quando le/i ragazze/i di Aula O avranno finito di leggere Novelle Artigiane e cominceranno a lavorare alla “riscrittura”, con le virgolette perché va intesa in senso largo, di alcune parti del racconto.
Intanto a proposito di frutti mi fa piacere dirti che oggi finita la lezione mi sono fermato con una delle ragazze che hanno biennalizzato l’esame Marika Silvestro, per darle una mano nella progettazione del suo blog, si chiama Nero di Seppia, quando hai qualche minuto dagli un’occhiata. Verso la fine, quando le ho fatto vedere in che modo poteva utilizzare meglio i widget e abbiamo fatto l’esempio Marika mi ha detto che aveva intenzione di girarne uno per spiegare il senso di questa sua iniziativa che sta portando avanti insieme al suo ragazzo. Le ho detto che mi sembrava una buona idea, ne abbiamo parlato ancora un pochino e a un certo punto è venuta fuori l’idea di scrivere una breve sceneggiatura prima di fare il video, in maniera tale da avere un’idea più precisa di come svilupparlo. Ecco, questa cosa mi è piaciuta molto perché penso che per le/i ragazze/i di Aula O sia importante sviluppare la loro capacità di connettere le cose che studiano con le cose che fanno, sempre in ogni momento, perché dal continuo scambio di teoria e pratica, dalla capacità di tenere la testa (il sapere) dove tengono la mano (il saper fare) e di tenere la mano dove tengono il cuore (la passione, l’impegno) passa una parte importante delle loro possibilità di costruirsi un futuro migliore. Marika ha detto che la sua breve sceneggiatura Martedì la porta in classe, così ci ragioniamo su. Alla prossima.
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La scenografia di Letizia, la panchina di Giovanni e il disegno di Carmela Torna al Diario
19 Ottobre 2017
Caro Diario, come sai ieri ad Aula O abbiamo parlato di linguaggi, e a un certo punto Luca ha fatto vedere dei disegni della mia amica Letizia Salomone e la panchina del Maestro del ferro Giovanni Mariella e io ne ho approfittato per dire che si può raccontare un libro anche con una scenografia o una panchina e che si può riassumere una biografia anche con un disegno.
La scenografia di Letizia la prossima settimana la porto in Aula, la panchina di Giovanni è un po’ più complicato, però la cosa più bella è che stamattina appena sveglio ho trovato questo messaggio di Carmela Sannino: «Professore, mi scusi l’ora tarda, però come a lei, forse pure a me la sera è di ispirazione. Ho fatto un disegno che secondo me ci azzecca con la mia bio. Glielo mando, buonanotte e grazie.»
Sì, amico Diario, questa volta Carmela ha “scritto” la sua bio con un disegno, che naturalmente ti metto qui insieme alla scenografia e alla panchina. Alla prossima.

Piacere, mi presento. Aula O si racconta Torna al Diario
22 Ottobre 2017
Caro Diario, ieri, Domenica, ho trascorso quasi l’intera giornata a leggere e a editare le autobiografie scritte dalle ragazze e dai ragazzi di Aula O. Come ho scritto sui social, è il primo contenuto che io e Maria D’Ambrosio chiediamo ogni anno di realizzare a chi ha scelto di frequentare. Ti devo dire che, nonostante la fatica, sono stato molto contento, ieri sera ne ho parlato anche con Maria. Alla fine si tratta per la maggior parte di ragazze/i di 19 – 21 anni e insomma soprattutto di questi tempi ci sta che debbano crescere, maturare, capire di più e meglio chi sono e che cosa intendono fare delle lore vite.
Lo sai come la penso, per me il problema maggiore di queste/i ragazze/i è la difficoltà a connettere i loro obiettivi con la fatica che ci vuole per raggiungerli, hanno una soglia del dolore – intesa come capacità di impegnarsi e di stare sul punto – mediamente troppo bassa, come se gli sfuggisse il rapporto causa effetto, seguono troppo spesso la corrente, vanno sempre di corsa, leggono e approfondiscono troppo poco, ma del resto non è che noi “adulti” chissà che esempio riusciamo a dare.
Ti confesso una cosa amico diario, certe volte temo che se vado in aula dico ho trascorso buona parte della domenica a leggere le vostre bio mi pigliano per scemo, per fissato, per uno che non sa come passare le giornate, mentre invece come canta in una bella canzone Vecchioni “forse non lo sai ma pure questo è amore”, però poi il timore me lo faccio passare, e un bel po’ delle cose che hanno scritto mi fa ben sperare.
Sì, nella maggior parte hanno raccontato belle storie, diverse sono bellissime, alcune splendide, non più di un paio sono state scritte senza genio, insomma mi hanno dato e mi hanno detto tanto, scaricatele e leggele con calma così magari poi mi fai sapere.
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Si puà dare di più Torna al Diario
29 Ottobre 2018
Caro Diario, tu sei giovane e magari non la conosci la canzone di Morandi, Tozzi e Ruggeri, a me è tornata in mente stamattina mentre pensavo a come riassumere questa prima parte del corso di Comunicazione e Cultura Digitale.
Sì, direi senz’altro che “si può dare di più senza essere eroi”, anche perché diversamente dalla canzone, che al verso successivo dice “come fare non so non lo sai neanche tu”, la prof. Maria D’Ambrosio and me sappiamo bene che fare, come farlo e perché farlo.
Come dici amico Diario? Allora perché non scatta la molla? Sembra facile caro mio, ma non lo è affatto. In parte perché nella realtà funziona proprio come dice Mastro Giuseppe in Novelle Artigiane, nel senso che “Ci sono cose che non si possono insegnare. O ciascuno le comprende da sé, o non le comprende.” E in parte perché la maggioranza di queste/i ragazze/i non è abituata a studiare come dovrebbe studiare, e insomma devi prima decostruire quello che sono abituate/i a fare e poi fargli acquisire il nuovo approccio. Sì, non è facile, e ci vuole tempo, tanto per cambiare, e il Tempo per fare tutto non c’è.
Giovedì scorso ne abbiamo parlato in Aula O, per la verità li abbiamo anche un poco provocate/i sul fatto che sono così poco reattive/i, e insomma anche a sentire le loro risposte penso che è un poco sia servito, ma troppo poco.
Il fatto è che loro hanno in testa soprattutto l’esame e il voto all’esame, e non capiscono che quello è una conseguenza della loro capacità di pensare, di fare, di essere professionisti della comunicazione come ripete ogni volta Maria.
Sai perché mi arrabbio? Perché hanno delle potenzialità straordinarie, come piace a me sono delle Ferrari e si accontentano di funzionare come monopattini.
Sì caro Diario, non so se debbano studiare di più, probabilmene sì, ma di certo debbono farlo in maniera diversa, debbono leggere molto di più, debbono leggere quello che fanno i loro “concorrenti”, quelle/i che ieri e oggi fanno le/i giornalisti di successo.
Molti di loro dicono di voler fare i giornalisti sportivi. Ma dubito che qualcuna/o di loro sappia – solo per restare in Italia – chi è Gianni Brera, o Oliviero Beha, e abbia letto i loro libri e i loro articoli; per molte/i di loro essere giornalisti è farsi schiavizzare da giornaletti locali di settima categoria in attesa dell’agognato tesserino, prima di pubblicista e poi di giornalista, senza capire che quello per la stragrande maggioranza di loro sancirà l’impossibilità di scrivere i loro articoletti, perché a quel punto le suddette testate locali di settima categoria si serviranno di altri schiavi che saranno disponibili a lavorare gratis come fanno loro adesso.
È una bella sfida amico Diario, ma Maria e io come sai stiamo sul punto, e come ogni anno qualcuna/o di loro riusciremo a tirarle/i fuori dal lato oscuro della forza e a tutte le/gli altre/i avremo comunque messo in tarlo in testa, che a volte anche lui ha bisogno di Tempo per fare il suo buco.
Per adesso ti saluto, ritorno presto, domani sarà una giornata speciale, ma non ti voglio rovinare la sorpresa, alla prossima.
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I giornalismi tra andata e ritorno di Vito Verrastro Torna al Diario
8 Novembre 2018
Caro Diario, quest’anno Aula O continua a darmi feedback contrastanti, in certi momenti mi dà l’impressione che qualcosa stia scattando nella sua testa, in altri mi pare che non si riesca ad uscire dallo schema 2-3 brave/i, 4-5 bravine/i e tutto il resto che sta lì per prendere il voto e portare a casa l’esame, ti saprò dire le prossime settimane, intanto ci stiamo portando avanti con il lavoro.
Proprio alla voce lavoro ti devo dire che insieme alle bio sono arrivate le recensioni di Novelle Artigiane e di L’ordine del tempo, le hanno fatte quasi tutte/i, e insomma a impegnarsi si sono impegnate/i anche se una buona parte ha mostrato di non avere ancora una precisa idea – in particolar modo con il libro di Rovelli che è un pochino più complesso – della differenza tra un riassunto e un commento/recensione.
Ciò detto, ti dico dell’altro giorno e della bellissima lezione che Vito Verrastro ha tenuto ai ragazzi su “Giornalismo e giornalismi, tra andate e ritorni”, come ha scritto sui social Maria D’Ambrosio “grazie a Vito Verrastro e grazie agli occhi che ho visto illuminarsi, immaginare, riflettere, nell’ascolto e nelle condivisioni fatte ad alta voce! Gli occhi di voi studenti e studentesse che sono il fuoco che dà senso al nostro lavoro di formatori!”, mentre da un’altra parte Serena Petrone “l’ascolto come prima dimensione, ascoltare per capire e non semplicemente per rispondere. Oggi ho vissuto il tempo in cui il giornalismo si mischia all’empatia, alla narrazione di sensazioni che arrivano dritto al lettore. Mastro Vito, dice: “sono diventato giornalista perché scrivere mi dava piacere”. Grazie per questa lezione meravigliosa. Se lo puoi pensare lo puoi fare, e Vito Verrastro è un esempio”.
Come dici amico Diario? Visto che Vito ha messo d’accordo prof. e studenti perché non ti faccio una sintesi di quello che ha detto?
Dato che i miei amici li conosco faccio di più, condivido con te e con chi ci legge il breve resoconto che ho chiesto di scrivere a Vito, eccolo:
“L’incontro è servito per confrontare le visioni del mondo di un mestiere bello, affascinante ma in continua evoluzione come quello del giornalista. Il lavoro non è un posto, (come recita il libro di Lorenzo Cavalieri, che consiglio a tutti di leggere) e il giornalismo non è quello stereotipato della redazione. O almeno, non è solo quello: ci sono tante forme di giornalismo – social, interactive, mo-jo (il mobile journalism), brand journalism, ecc. – . Tanti oceani blu o ancora semi inesplorati, qui da noi, e possono essere un’ottima occasione per differenziarsi e sottrarsi da un mercato tradizionale in declino. La filiera della carta va tramontando, le aziende editoriali italiane spesso si reggono in piedi grazie ai contributi dello Stato, e c’è un esercito di redattori precari e sottopagati che galleggia in cattive acque (vedi recente puntata di Report). Il consiglio agli studenti, rinveniente dalla mia esperienza, è stato quello di esplorare sentieri poco battuti, immaginarsi nella dimensione del freelance che lavora in vari contesti (collaborazioni, uffici stampa, progettazione, moderazione e presentazione convegni, ecc.) ed è sempre sul pezzo; non si arrende quando le cose vanno male ma reagisce con più forza e determinazione. Si nutre di storie positive e si documenta, e per questo è sempre aggiornato, riuscendo a guardare dove altri non vedono. Lavora da solo ma è anche capace di integrarsi in un team, magari in contesti linguistici differenti. E non si stanca mai di sognare, ben sapendo che per conquistare un traguardo dovrà lavorare duro giorno per giorno. Ti devo dire caro Vincenzo che la luce che ho visto nei loro occhi mi dà speranza”.
A proposito, non ti ho ancora detto che Vito ha anche regalato alle/ai ragazze/i alcune copie di Millionaire, che è stata una rivista molto importante nella sua formazione, ha consigliato di utilizzare anche piattaforme come Linkedin e Twitter, anche solo come “ascolto attivo”, di seguire su web e social i propri punti di riferimento, giornalistici e non, di scoprire le piattaforme di podcasting come Spreaker e Soundcloud.
Cosa aggiungere ancora? Che ti consiglio con tutto il cuore di ascoltare le puntate di Lavoradio, di mettere un like alla sua pagina Facebook e soprattutto di leggere Generazione Boomerang, il nuovo libro di Vito, io l’ho fatto e mi è piaciuto un sacco.
Ecco, direi che per oggi mi fermo qui, però ritorno presto, perché oggi arriva Luigi Maiello, co-founder di Intertwine, e ci vene a presentare la piattaforma e la sfida creativa sul Tempo che vedrà impegnate le/i ragazzi di Aula O insieme alla straodinaria comunità di scrittori di Intertwine.
Come dici caro Diario? E Rodolfo Baggio? E Rodolfo Baggio il prossimo anno amico mio, è stato con noi in Aula O, anche solo con qualche battuta ha incuriosito le/i ragazzi al punto che Francesco Russo sulla pagina del nostro gruppo ha scritto “Un’oretta fa ho lasciato l’aula contento e dispiaciuto. Avrei tanto voluto ascoltare anche il professor Rodolfo Baggio, maledetto tempo!”. Già, maledetto Tempo, e maledetto albero caduto, e maledetta pigrizzia delle/dei ragazzi. Comunque questo è, quando il Tempo impareremo a farlo durare di più sarà diverso, ma per adesso funziona così. A presto.

È tempo di Intertwine e di sfida creativa Torna al Diario
10 Novembre 2018
Caro Diario, Giovedì in Aula O sono arrivati Luigi Maiello, che già conosci, e Gianluca Manca, il Ceo di Intertwine, nostro partner da ormai molti anni, e ci hanno raccontato di loro, della loro piattaforma e della sfida creativa che intendiamo lanciare nelle prossime settimane insieme a questa bellissima comunità che, come puoi leggere dalla home del loro sito, connette scrittori, lettori e creativi che guardano il mondo con occhi diversi.
Prima di condividere che cosa mi hanno risposto Luigi e Gianluca quando ho chiesto loro di sintetizzare in poche righe la nostra lezione insieme ti voglio dire che Maria e io siamo stati particolarmente felici quando hanno ripreso due parole chiave – due hashtag come usiamo dire adesso – sui quali noi buttiamo il sangue e anche Vito Verrastro si è speso moltissimo, #amore, pr quello che fai, e #lavoro, il tanto lavoro che ci vuole, a tratti la fatica, per arrivare dove si vuole arrivare.
Sì, amico Diario, questo è un passaggio molto importante per le/i ragazze/i di Aula O, ne hanno poca consapevolezza, e il fatto che ognuna/o che arriva lo ripeta come un mantra aiuta, altro che se aiuta.
Ecco, detto questo, ritorno ai nostri due eccellenti amici e ti passo in ordine di arrivo quello che mi hanno scritto:
Luigi: «Vincenzo, mi fa sempre piacere tornare all’università Suor Orsola Benincasa, nelle aule in cui ho studiato. Ai ragazzi, i comunicatori di oggi e di domani, ho cercato di spiegare perché è fondamentale sviluppare capacità narrative e autoriali dato che le imprese oggi sono sempre più alla ricerca di contenuti di qualità per coinvolgere il pubblico in una conversazione continua.
Poi ho spiegato ai ragazzi il funzionamento di Intertwine e come partecipare alle Sfide Creative, il format che le aziende utilizzano per lanciare campagne di corporate storytelling e realizzare i contenuti più adatti alle loro strategie di content marketing».
Gianluca: «Vincenzo, quello che ho cercato di trasmettere io – partendo dalla nostra esperienza e dalla creazione di Intertwine – è quanto lavoro, quanto sacrificio e quanta passione ci vogliano per fare quello che si vuole fare nella vita. Sono molto contento di aver potuto condividere con ragazzi di 20 anni questa nostra esperienza, spero con tutt il cuore che sia rimasto loro qualcosa di positivo».
Ecco caro Diario, a partire da qui abbiamo coinvolto Aula O nel processo creativo – tu chiamalo se vuoi brainstorming – per far venire fuori delle idee che ci aiuteranno nella definizione del tema, del brief e di tutto il resto per quanto riguarda la sfida creativa. Ecco cosa è venuto fuori nell’eccellente sintesi di Luigi:
La giornata di 27 ore;
Il tempo di ciascuno: riflessione sulla lentezza;
Il mio tempo (per riflettere);
Il tempo di un caffè;
Il tempo del tempo (voce narrante);
Prendiamoci il tempo (come gestire il tempo);
Il tempo di una vita – relatività.
Prima di salutarti ancora due cose, una positiva e una negativa.
Quella positiva è che una parte di Aula O sta cominciando a capire a cosa serve la pagina che condividiamo sui social, sta cominciando a interagire, sollecitata a volte dall’AI postato da Vito che legge il telegiornale in China, o dal pezzetto di film condiviso da Mattia, o dal Rembrandt creato da un algoritmo postato da Rodolfo, o anche dalla canzone di Ivano Fossati postata da Serena o da Leo, il micio di 11 chili postato da Erika. È un’interazione assai importante per il nostro lavoro, se vai sul gruppo puoi leggere anche tutte le altre interessanti proposte che sono venute fuori per la sfida creative.
Quella negativa è che in un’Aula con circa 30 aspiranti giornaliste/i non ce n’è una che durante la lezione pensi di scrivere un piccolo articolo, un resoconto o meglio ancora di cercare una notizia con una foto, un breve video, un testo, un contenuto da condividere in rete o da proporre a un giornale.
Mi sembra giusto che Maria e io ne discutiamo prima con loro in aula e poi lo diciamo a te, ma un titolo te lo dico, “Due pazzi in Aula O”, e poi cercherei di raccontare cosa fanno, e poi mi chiederei perché lo fanno, e poi farei delle mie considerazioni su che cosa è l’università e che cosa è importante imparare durante un percorso di laurea, e poi chiederei ai due pazzi, naturalmente la prof. D’Ambrosio and me, di discuterne in classe, e poi … mi sto facendo prendere la mano, perciò mi fermo, caso mai ne riparliamo più avanti. Alla prossima.
leo

CASI DI STUDIO
2018 – 2019
Raccontare il Tempo a Unisob, Aula O
Raccontare il tempo a Follonica, in 3° A

2012 – 2018
Il Piccolo Principe all’Università
Il Piccolo Principe al I. C. Samuele Falco di Scafati
Il Piccolo Principe disegnato da voi
Stazione Loreto: Istituto Alberghiero A. Nebbia, Loreto, Ancona
Stazione Follonica: I.C. Follonica 1
Stazione Modugno: 3° Circolo Didattico Don Lorenzo Milani
Stazione Porchiano: I. C. Bordiga Porchiano
Stazione Scafati: I. C. Samuele Falco
Stazione università, star wars station
Stazione Scampia: ITI Galileo Ferraris
Stazione Roma: Istituto Comprensivo Pablo Neruda
Stazione Torre Annunziata: Liceo Artistico Giorgio de Chirico
Stazione Soccavo: 33° Circolo Didattico Risorgimento
Stazione Ponticelli: I. C. Marino Santa Rosa
Stazione Marcianise: Istituto Novelli
Stazione Nola: Liceo Carducci

LIBRI E BLOG
Novelle Artigiane
#Lavorobenfatto
Il coltello e la rete
#LavoroBenFatto. Industria culturale 3.0 e …
Testa, Mani e Cuore
Questo lo avete scritto voi

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Università: ne vogliamo parlare? E parliamone!

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