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Il Piccolo Principe all’Università

PROGETTO DI RIFERIMENTO
A scuola di lavoro ben fatto, di tecnologia e di consapevolezza

CORSO
Comunicazione e Cultura Digitale, Scienze della Comunicazione
Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, Napoli

BOARD
Maria D’Ambrosio, Mario Amura, Luigi Maiello, Luca Moretti, Roberto Paura, Domenico Romano, Vincenzo Moretti

AULA M (CON IL LINK ALLE STORIE SU INTERTWINE)
Francesco Alfi, Alifano Antonio, Nino Anacleria, Gianmarco Auri, Ilaria Bernardo, Giuseppe Borgomeo,  Monica Cammisa, Flavia E. Cantiello, Ale Capone, Nicola Chiacchio, Vincenzo Cicala, Simona Di Rienzo, Enrico Eko Esente, Giampiero Faiella, Daniele Fierro, Antonio Frappola, Salvatore Guadagno, Annaluna Guarino, Giovanni Imperatore, Claudia Iovine, Alessio Liberini, Francesca Maglione, Virginia Manno, Alessia Mariani, Alessandra Martino, Francesca Milone, Gabriella Mirra, Cristina Morra, Serena Petrone, Giovanni Pisano, Riccardo Pollice, Simone Porfido, Albert Rivera Rabal, Giulia Rinaldi, Adriana Ruocco, Serena Russo, Martina Sannino, Ilaria Scotto Di Vetta, Marika Silvestro, Paolo Solombrino, Chiara Vasciminni, Giovanni Visone

TITOLO
Il Piccolo Principe all’Università

DIARIO
@15 Settembre 2017 @16 Settembre 2017 @17 Settembre 2017 @26 Settembre 2017 @27 Settembre 2017 @5 Ottobre 2017 @6 Ottobre 2017 @10 Ottobre 2017 @11 Ottobre 2017 @13 Ottobre 2017 @15 Ottobre 2017 @17 Ottobre 2017 @21 Ottobre 2017

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15 SETTEMBRE 2017 Torna al Diario
Caro Diario, come quando e perché quest’anno abbiamo deciso di utilizzare Il Piccolo Principe per ragionare di lavoro ben fatto, di tecnologia e di consapevolezza dalla prima elementare all’università te l’ho raccontato qui e dunque non ci ritorno sopra se non per ribadire che ci piacerebbe tanto che i ragazzi raccontassero in tutti i modi con tutte le forme e in tutti i linguaggi possibili che cos’è oggi l’essenziale.
Come dici amico mio? In attesa che ce lo dicano loro ti piacerebbe sapere che cos’è per me l’essenziale? Non ho problemi a dirtelo: per me l’essenziale è non perdere mai il difetto di pensare. Pensare sempre, in qualunque circostanza, pensare per essere liberi, autonomi, in grado di dare senso a quello che facciamo, di prendere decisioni, di risolvere problemi, che se impariamo a fare questo impariamo a fare anche tante altre cose, e le facciamo meglio.
Detto questo, per ora aggiungerei soltanto altre due cose:
la prima è che il corso inizia Lunedì 9 Ottobre e Mercoledì 11 Ottobre e proseguirà tutti i lunedi e mercoledi dalle 15 alle 18;
la seconda è che da quest’anno il corso ha anche un livello avanzato, nel senso che può essere biennalizzato, chi vuole può inserirlo nel piano di studi e partecipare al corso in qualità di studente senior, una sorta di tutor con ruolo di supporto ad alcune attività didattiche e di animatore/facilitatore nei lavori di gruppo.
Ecco, direi che per adesso è tutto, a presto.

16 SETTEMBRE 2017 Torna al Diario
Caro Diario, vorrei tornare su alcune delle cose di cui ti ho parlato ieri.
La prima in realtà è una cosa che non ti ho detto e riguarda il team che lavorerà con Maria D’Ambrosio and me per fare in modo che le ragazze e i ragazzi che seguiranno il corso abbiano quanti più imput, stimoli, sollecitazioni possibili per pensare e realizzare contenuti e possibilità a partire da Il Piccolo Principe: Roberto Paura e Luca Moretti sono già arruolati, con Luigi Maiello abbiamo parlato e siamo in attesa di una risposta, con Antonio D’Amore dobbiamo ancora parlare ma confidiamo molto sul suo contributo, con un paio di altre belle cape contiamo di costruire presto i link.
La seconda è una frase citata nell’articolo di presentazione di questo progetto, che ti invito ancora a leggere. La frase è questa: «gli uomini non hanno più tempo per conoscere niente, comprano le cose già belle e pronte nei negozi, ma siccome negozi che vendono amici non ce ne sono, gli uomini non hanno più amici».
La terza è che durante il corso non solo cercheremo di creare dei link tra chi studia alle elementari, chi studia alle medie e chi studia all’università, ma cercheremo di fare dei pezzi di lavoro assieme, che se ci riusciamo non mi sembra una cosa banale.
Ecco, per ora mi fermo qui, ci risentiamo presto.

17 SETTEMBRE 2017 Torna al Diario
Caro Diario, dato che poi quando cominceremo con il lavoro in classe le cose saranno tante e sarà più complicato seguirle con la calma e l’attenzione necessaria, ti consiglio di cominciare a leggere la storia di Roberto Paura. Fermo restando che alle belle cape (bei cervelli per chi legge da fuori Napoli) come lui uno gli dice il tema e poi a svilupparlo ci pensano da soli, a me piacerebbe tanto che durante il corso ci aiutasse a portare Il Piccolo Principe in uno degli universi paralleli che ha raccontato nel suo libro, però adesso mi fermo, che ti ho detto di leggere la storia e se ti anticipo troppe cose ti tolgo lo sfizio. Alla prossima.

26 SETTEMBRE 2017 Torna al Diario
Caro Diario, hai letto come ti ho consigliato l’articolo relativo alla stazione Piccolo Principe? Se la risposta è no fallo, perché così ti fai un’idea più precisa di come nasce questo progetto. Ciò detto, aggiungo che nella squadra che con Maria D’Ambrosio and me lavorerà all’università ci sarà una nuova bella capa, Domenico Romano, via Skype dagli Stati Uniti d’America. Per ora è tutto, arrivo presto con nuovi aggiornamenti.

27 SETTEMBRE 2017 Torna al Diario
Caro Diario, rieccomi come ti avevo promesso in tempi rapidi perché il 9 Ottobre si avvicina e insomma  con Maria D’Ambrosio ci stiamo organizzando.
Allora, premesso che:
gli hashtag di riferimento continuano a essere #lavorobenfatto, #tecnologia e #consapevolezza;
l’obiettivo è fare in modo che chi segue il corso crei e produca contenuti, l’anno scorso il tema era Star Wars quest’anno è Il Piccolo Principe;
le teste ci piacciono ben fatte piuttosto che ben piene e dunque i nostri studenti non devono mai perdere il vizio di pensare;
ti metto in fila alcune delle cose che abbiamo in mente di realizzare quest’anno:
1. Esercizi di stile: ogni studente riscrive la storia de il Piccolo Principe in 4 o 5 episodi, come se fosse una serie su Netflix o dove ti pare. Ogni episodio avrà un tema, lo stesso per tutti le/i partecipanti, che andrà sviluppato liberamente fermo restando che ciascun episodio dovrà avere una propria coerenza e autonomia narrativa e tutti gli episodi dovranno formare una serie che inizia con il primo e finisce con il quarto o il quinto. La piattaforma di riferimento per questa parte delle attività sarà, come già lo scorso anno, Intertwine. A coordinare questa parte delle attività saranno Luigi Maiello e Luca Moretti.
2. Video storie: pensa la tua storia, seleziona le tue foto, scegli la tua musica e condividi il tuo video su Il Piccolo Principe. L’app di riferimento per questa parte delle attività sarà Phlay.
3. Speakers: anche quest’anno saranno con noi un po’ di belle teste che racconteranno belle storie e forniranno idee, spunti, sollecitazioni alla classe. Il format prevede 45 minuti di speech e 90 minuti di domande e risposte con le/i ragazze/i. Hanno già detto si:
Roberto Paura – Dottorando di ricerca all’Università degli Studi di Perugia e Presidente di Italian Institute for the Future con lo speech «Dal Piccolo Principe al multiverso: modi pop di comunicare la scienza», nel corso del quale mostrerà come è possibile costruire progetti di comunicazione (in questo caso della scienza) utilizzando riferimenti fantastici come il Piccolo Principe anche attraverso una selezione di esempi concreti realizzati.
Domenico Romano – Marketing Director Natuzzi Americas (United States, Mexico and Canada) che in video conferenza dagli Stati Uniti terrà lo speech «Il re è nudo» nel corso del quale partirà dal Re de Il Piccolo Principe per raccontare perché in azienda puoi avere tutti i titoli che vuoi ma se non sai fare bene il tuo lavoro, se non hai visione, se non sai dare le indicazioni giuste alle persone che lavorano con te, non hai futuro. «Perché nessuno può chiedere al sole di sorgere alle 7.00 p. m.».

5 OTTOBRE 2017 Torna al Diario
Caro Diario,
ieri sera mi è venuto a trovare Luca che si è riletto Il Piccolo Principe che era un po’ tanto che non gli capitava e mi ha proposto un possibile percorso relativo agli esercizi di  stile a partire dalle cose che ci eravamo detti in precedenza.
Ti riassumo in due mosse quello che secondo lui si potrebbe fare:
1. ogni autrice/autore crea 6 storie brevi che hanno come protagonisti i 6 abitanti dei 6 pianeti che Il Piccolo Principe ha visitato per giungere sulla Terra: il re, il vanitoso, il bevitore, l’uomo d’affari, il lampionaio e il geografo. Ciascuna storia va pensata e realizzata come una puntata di una serie. Fermo restando che questa parte è pensata soprattutto per la scrittura e per la pubblicazione sulla piattaforma Intertwine, si possono comunque usare non solo parole ma anche immagini, video, suoni, altro.
2. oltre alla propria storia, ogni autrice/autore ne realizza un’altra scegliendo tra tutte quelle realizzate dal resto del classe le 6 puntate che preferisce.
Che ti devo dire amico mio, secondo me può funzionare, come ci siamo detti anche con Maria e Luigi va bene l’idea della serie, va bene l’idea di riscrivere Il Piccolo Principe, va bene l’idea di interagire con gli altri facendo anche un lavoro di selezione e, per taluni versi, di editing.
Nell’ipotesi di Luca le puntate non sarebbero più 4 o 5 come ci eravamo detti ma 6, ma penso possa andare bene lo stesso. In ogni caso abbiamo ancora qualche giorno per pensarci tutti su, ti faccio sapere.
Altre cose? Sì, direi anche in questo caso un paio:
1. Luca ha provato sul mio cellulare Phlay e mi ha detto che gli è piaciuta, infatti si è lamentato che non c’è ancora la versione per iPhone.
2. ho chiesto ad un po’ di amiche e amici designers, bodypainters, artisti, creativi, writer, graffitari, professionisti un po’ di spunti, sollecitazioni, suggerimenti creativi da proporre in classe ragazze e ai ragazzi. Ho detto loro che basta un segno, una traccia, un personaggio, una scena, poi ci penseranno loro, le/i ragazze/i a creare, a raccontare e a ricreare il loro punto di vista, il loro messaggio, la loro possiblità. Sono già arrivate delle belle cose, le puoi vedere qui.
Ecco, per adesso è tutto, alla prossima.

6 OTTOBRE 2017 Torna al Diario
Caro Diario, dato che da domani è week end e lunedì si comincia, metto qui a beneficio delle tante studentesse e dei tanti studenti che ti vengono a leggere il programma ufficiale d’esame del Corso di Comunicazione e Cultura Digitale base e avanzato della prof. Maria D’Ambrosio.

«Il corso introduce e approfondisce la dimensione narrativa del comunicare, individuando la narrazione – e quindi le diverse forme del racconto – come dispositivo di costruzione della realtà e matrice del complesso processo di produzione e consumo di significati di cui le storie sono portatrici. La narrazione e le forme del racconto sono indagate per contribuire alla formazione del professionista della comunicazione da collocare nell’ambito della dell’industria culturale 4.0, nell’era post-elettrica, digitale e crossmediale.
La prospettiva nella quale ci si muove è quella di un rinnovato Umanesimo Tecnologico che recupera la centralità del dispositivo corporeo e della sua dimensione percettivo-sensoriale, connettendolo alle sue estensioni ‘artificiali’, elettriche, elettroniche, digitali.
Il corso è inoltre occasione di analisi sull’uso consapevole delle nuove tecnologie digitali e sul #lavorobenfatto su cui gli studenti saranno guidati in lavori di gruppo, attorno all’opera letteraria di Antoine de Saint-Exupery ‘Il piccolo principe’, e attraverso l’uso della piattaforma Intertwine e dell’applicazione Phlay

Programma d’esame per frequentanti:
de Kerckhove, Derrick, Dall’alfabeto a Internet. L’homme litéré: alfabetizzazione, cultura, tecnologia, Mimesis, 2008.
Rovelli, Carlo, Sette brevi lezioni di fisica, Milano, Adelphi, 2014.
Moretti, Vincenzo, 2015, Il coltello e la rete. Per un uso sociale delle tecnologie, Ediesse, Roma.
Carpenzano-D’Ambrosio-Latour, e-learning. Electric Extended Embodied, Pisa, ETS, 2016 (fino a pag.100) + Lavoro di ri-scrittura su Il piccolo principe (Antoine de Saint-Exupery, 1943)

Programma d’esame per non frequentanti:
de Kerckhove, Derrick, Dall’alfabeto a Internet. L’homme litéré: alfabetizzazione, cultura, tecnologia, Mimesis, 2008.
Moretti, Vincenzo, 2015, Il coltello e la rete. Per un uso sociale delle tecnologie, Ediesse, Roma.
Rovelli, Carlo, Sette brevi lezioni di fisica, Milano, Adelphi, 2014.
Carpenzano-D’Ambrosio-Latour, e-learning. Electric Extended Embodied, Pisa, ETS, 2016.

Programma d’esame per corso avanzato
Carpenzano-D’Ambrosio-Latour, e-learning. Electric Extended Embodied, Pisa, ETS, 2016.
Foucault, Michel, Le parole e le cose, Milano, Bompiani
Lavoro di riscrittura su Il piccolo principe (Antoine de Saint-Exupery, 1943) e supporto a gruppo di studenti junior.
Ecco, per ora è tutto, nel caso ci fosse bisogno mi rifaccio vivo io.

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10 OTTOBRE 2017 Torna al Diario
Caro Diario, 
ieri abbiamo cominciato anche in Aula O, che quest’anno per ora è l’Aula M, ma noi abbiamo deciso di non cambiarle nome perché un poco ci siamo affezionati.
Il primo giorno sai come funziona, serve per cominciare a conoscersi, per condividere l’approccio, le tappe del percorso che faremo assieme, un po’ di obiettivi, di idee, di contenuti, di informazioni e di regole.
Ti devo dire che la prof. Maria D’Ambrosio and me siamo stati contenti di questa prima giornata, naturalmente per avere un’idea più precisa ce la potremo fare più avanti, ma per adesso siamo contenti, l’impressione è che si possa fare un bel lavoro.
Facciamo così, invece di stare qui a dirti io mille cose, lascio la parola ad alcune/i di loro, quelle/i che hanno già risposto alla domanda che abbiamo lanciato ieri sul nostro gruppo social: «se tu fossi il boa de Il  Piccolo Principe chi o cosa mangeresti e perché?».
Ecco, prima di lasciarti con le risposte aggiungo solo che l’idea non è stata né di Maria e né mia, è venuta fuori dal percorso che le bimbe e i bimbi della scuola elementare Risorgimento di Soccavo stanno facendo con le loro maestre, naturalmente loro che sono piccini hanno risposto con i disegni, ma appena hai un momento ti consiglio di cliccare qui e di andare a vedere che cosa stanno creando. Alla Prossima.

Giovanni Pisano
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mi mangerei l’apparenza. Viviamo in un mondo dove apparire è diventato l’essenza del vivere . Vale più cosa fai vedere che ciò che sei. Viviamo di vite parallele, di personaggi che ci creiamo per piacere alla comunità. Il digitale sta forzando tutto ciò, e in tanti casi ci fa perdere di vista la vita vera e soprattutto chi siamo. Dovremmo essere noi stessi, ci dovremmo svestire dalle vesti del presunto personaggio, e dovremmo iniziare ad ESSERE chi realmente siamo. PIÙ CHE APPARIRE CERCA D’ESSERE !

Francesco Alfi
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei gli occhi delle persone, ma non per sempre, sarebbe malsano e non giusto privare l’essere umano della gioia di un paesaggio, di un dipinto, di un’opera cinematografica; mangerei gli occhi delle persone nel momento in cui ne incontrano delle altre.
Quando incontriamo una persona che non conosciamo o anche che abbiamo già visto, ci facciamo investire dai pregiudizi, dagli stereotipi, da processi di stigmatizzazione. Sarebbe bello poter parlare con qualcuno di cui non sappiamo nulla, non potendolo guardare, ma ascoltando solo ciò che ha da dirci. Una persona che non ha colore della pelle, non ha un vestiario preciso, non ha difetti; saremmo persino più attenti alle parole che udiamo, magari facendole arrivare al cuore piuttosto che bloccarle al muro dello sguardo.

Serena Petrone
Se io fossi il Boa del Piccolo Principe divorerei la paura di essere donna.
Quella che ti segue indisturbata su di un treno e a cui tenti di dare le spalle in un pigro lunedì mattina.
Quella che non puoi urlare.
Ma che sei pazza?
Non si può fare casino per un sorriso o una frase scomoda né tantomeno se, con la scusa di starci troppo stretti, ci scappa una mano sul culo.
Se fossi il Boa del Piccolo Principe divorerei la paura di essere donna, quella che non ti fa addentare un gelato come vorresti di fronte ad un uomo qualsiasi perché “quella cosa lì sotto” è un problema tuo.
Se fossi il Boa del Piccolo Principe divorerei la paura di sentirmi una donna libera, sempre.
In un tailleur grigio fumo e con gli occhi truccati  o in un paio di jeans e la faccia un po’ ammaccata.
Se fossi il Boa del Piccolo Principe divorerei questa paura che ad oggi, in una società come la nostra in cui tutto è progresso, è assurda. È assurda si.
Ma esiste.
E a volte, che siamo studentesse in cerca di qualcosa di meglio, che vogliamo dei figli oppure no, che lavoriamo in fabbrica o in una grande industria, che crediamo nell’amore o camminiamo sicure da sole, che realizziamo il nostro sogno oppure no, poco importa.
Perché la paura,  ci divora lei.
Ma io ci conto eh.  Un giorno diventerò il Boa.

Alessandra Martino
Se fossi il Boa de Il Piccolo Principe mangerei l’anoressia, si perché ti rende schiava, schiava di vincoli e limiti che crei inconsciamente, dimagrire diventa un ossessione, spesso si arriva a commettere gesti folli pur di fermare la lancetta ad un numero inferiore al tuo peso. Non ti fa più vivere ma sopravvivere.
Sicuramente oggi i media non sono d’aiuto a causa dei continui prototipi che vengono mostrati, se solo si pensasse che la vera bellezza è prendersi cura di sé, il rispettarsi. Il fisico è importante, questo sì, ma non basta. Ognuno ha il fisico che ha, si può migliorare, ma ci sono tante persone sovrappeso che stanno bene, l’importante è quello, l’importante è stare bene con se stessi. La vera bellezza è quella di essere sé stessi, così si raggiunge la felicità. È la conquista di sé, si è belli quando si sta bene e si è contenti se si è belli.

Nino Anacleria
PREMESSA: Oggi abbiamo parlato tanto di Picasso e come lui, ma ovviamente con risultati infinitamente più modesti, ho destrutturato la consegna o quantomeno rielaborata. Ho quindi usato la forma del dialogo, immergendolo nel mondo (quantomeno stilistico) del Piccolo Principe.
“Ho tanta fame.”, disse Psss, “Quando mangiamo?”
“Non ancora!”, disse Tsss, “Siamo in pericolo. Bisogna aspettare che calino le ombre, lo sai. Se ci vedesse…”
“Lo so, lo so. L’Uomo ci schiaccerebbe. Lo ripeti spesso…”
L’altro annuì fiero.
“Stasera, se saremo fortunati, potremmo acchiappare un ratto!”, disse Fsss per tirare su il giovane fratello color bile.
“Bianchi, come piacciono a me?”
“Bianchi, come piacciono a te”
“Se potessi, mangerei l’Uomo! Così potremmo muoverci liberamente tutto il giorno.”
“Mangeresti UN Uomo, non l’Uomo. Ne sono tanti, sai?”
“Ma noi siamo due!”
L’altro rise.
“Tu non mangeresti l’Uomo?”
“No, l’Uomo non ha colpe. Non tutti gli Uomini, almeno”
“Ed i cattivi? Quelli che ci schiacciano!?”
“Neanche. No, l’Uomo non è cattivo per Natura, ma ha una malattia che noi animali non abbiamo: l’Ignoranza. Ecco, se potessi, mangerei l’Ignoranza”.
“La che…?”
“Loro agiscono senza pensare, senza osservare, senza ascoltare. Spesso non si sforzano di vedere oltre il proprio muso, e allora combinano grossi guai. Ma non per cattiveria, per Ignoranza…”
“Guai come schiacciarci?”
“Esattamente. Non sanno che i loro nonni hanno bruciato i nostri boschi, i genitori costruito sulle nostre case e loro hanno inquinato tutto il resto. Non immaginano che non abbiamo più dove vivere, e siamo costretti a nasconderci da loro, vivendo vicino ai falchi”
“E come si combatte l’ignoranza?”
“Parlando, insegnando, comprendendo. Come noi due”
“Uhm… e i falchi sono ignoranti?”
“No, ci mangiano per fame”
“E noi che mangiano i topi? Insomma, li schiacciamo in bocca…”
“No, anche noi mangiamo per fame. E poi, se non lo facessimo, ci sarebbero molti meno umani…”
“Magari!”
“E quindi più falchi…”
“Oh no!”
“L’Ignoranza rompe l’equilibrio, e allora nessuno è felice. Sì, mangerei l’Ignoranza. E scoppierei, riempito dal nulla. O morirei di fame, satollo”
“Capisco. Beh, ma sei comunque ignorante.”
“Perché?”
“Perché non capisci che ho fame e nemmeno ci provi!”
“Ancora un poco e andremo a caccia.”, disse sorridendo Tsss.

Giulia Rinaldi
Se fossi il Boa de Il Piccolo Principe mangerei l’insicurezza.
Quella che ti tappa la bocca ogni volta che hai voglia anche solo di fiatare.
Quella che, con la sua voce grossa, soffoca ogni pretesa e ti ripete: “non sei abbastanza”.

Francesca Maglione
Se fossi il Boa de Il Piccolo Principe mangerei la superficialità e la presunzione delle persone. La superficialità crea mostri e limiti mentali; mangerei la superficialità perché provoca una vera e propria chiusura mentale e non permette di guardare oltre. Mangerei superficialità e presunzione insieme, nello stesso istante, perché sono una micidiale combinazione che genera ignoranza e cattiveria. Bisognerebbe sempre avere la decenza di guardare oltre i muri che le persone creano per la cosiddetta “legge della sopravvivenza”.

Nicola Chiacchio
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei i rimpianti. Perché scommetto che anche tu, ogni volta che la vedi il sabato tra la folla, ripensi a quella sera che la riaccompagnasti a casa e la vedesti esitare, come se aspettasse un tuo bacio prima di andare via. Ripensi a tua madre, ed al fatto che non l’hai ascoltata veramente quando dovevi, limitandoti ad una serie di “va bene” senza troppa importanza. A tutti loro che ti avevano detto di non fidarti di lui, che ti aveva invece dato troppo una buona impressione. Alle volte in cui sembravi sul punto di poter stravolgere il mondo, ma finivi per non muovere nemmeno un dito. Ai buoni propositi mai portati a termine, alle scelte fatte senza pensare troppo negli anni, alle parole dette al momento sbagliato e nel posto sbagliato. Perché la mattina appena sveglio e la sera, prima di cadere nel sonno, vorresti sperare di non aver fatto tutti quegli errori e sentirti meglio con te stesso.

Alessio Liberini
Se fossi il Boia de Il Piccolo Principe mangerei i Punti Esclamativi. Quelli che vivono nelle certezze, coloro che non si pongono domande, che non guardano al di là dell’orizzonte. Quelli che prendono come verità assoluta quello che vedono sui social o in televisione.
I mostri dei tempi moderni sono loro, coloro che non cercano, coloro che non sognano. Tutti coloro che pensano di cambiare le cose solo con ciò che la società di massa gli sta somministrando giorno dopo giorno. I Punti Esclamativi non si pongono obbiettivi, ma restano lì fermi a far scorrere le cose così come sono.
Ma probabilmente neanche servirebbe più di tanto. L’uomo che non si pone quesiti che crede di essere arrivato al traguardo che crede di sapere tutto, forse è già stato mangiato ma neanche se ne può rendere conto proprio perché è un Punto Esclamativo.

Flavia E. Cantiello
Se io fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei i muri, reali e metaforici. Mangerei le costrizioni sociali, le tradizioni troppo antiche da mantenere, l’impossibilità di fare un passo fuori dalla propria cultura per seguire i propri sogni, i muri tirati su dalla paura e dall’ignoranza, che sono un po’ due facce della stessa medaglia. Ignoranza e paura chiudono tutto in una scatola, o meglio, in una gabbia. Costruiscono un muro intorno a ciò che temono o trovano detestabile, ma prima di tutto intorno a sé stessi. Creano distanze tra le persone.
Parafrasando D’Ors, quando si crea distanza tra le persone si crea polvere e quando viene la tempesta, la polvere diventa fango.
Qualche decennio fa, siamo riusciti a creare una scatola che invece di aiutare ignoranza e paura prova a combatterle. Una scatola che unisce le persone, più lontane, più diverse, con tradizioni e culture anche opposte. E la paura del diverso si sta trasformando, lentamente, in un curiosità, in sete di cultura. Siamo tutti collegati come atomi, creiamo forme meravigliose e differenti, mettendo ognuno la propria parte. Mattone dopo mattone. Ma che stiamo costruendo? Un muro?
Certo che no. I muri dividono. Noi creiamo un ponte, il cui significato vuole proprio dire ‘stare su due rive opposte’.
«L’unico attributo che invidio al Papa è quello di ‘Pontefice’, che alla lettera vuol dire ‘fabbricante di ponti’.» (Erri De Luca)

Marika Silvestro
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei sena dubbio il cancro. Sì, esatto, proprio il cancro quella bruttissima malattia che ti mangia dentro e ti porta alla morte lenta e sofferta, quella malattia che nonostante studi e ricerche continua a sopravvivere a scapito di mille mila vite umane che in qualsiasi posto, età, ora vengono colte di sorpresa e spezzate senza alcun preavviso o spiegazione.
Possibile che l’essere umano abbia inventato un cellulare capace di qualsiasi cosa (anche inutile alla sopravvivenza umana) ma non riesca a trovare la cura contro il cancro? Quante altre persone ancora dovranno morire prima di ciò? Mi auguro che questo giorno sia più vicino che mai perchè sarà solo quello il momento in cui le innocenti vittime di cancro saranno riscattate e potranno ricominciare a vivere! E come diceva il grande Pino Daniele non resta altro che dire “E allora si che val a pena a vivere e suffrì, e allora si che vale a pena a crescere e capì”.

Monica Cammisa
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei l’ignoranza. Ignoranza non nel senso scolastico, tantomeno accademico. Ignoranza intesa come ignorare le cose, non voler conoscere. Ignoranza come opposto della curiosità, che ritengo il sale della vita. Ignoranza che nell’80% dei casi porta alla cattiveria, quella pura, quella meschina, quella che fa male davvero. Ignoranza che porta al desiderio infimo di spegnere gli altri, piuttosto che preoccuparsi di far brillare se stessi imparando a conoscere e conoscersi.

Paolo Solombrino
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei la solitudine. Quella sensazione orrenda, che ti da l’impressione di essere abbandonato, attanagliando la tua anima, facendoti ascoltare quel silenzio assordante nato dai tuoi pensieri. Mi sembra assurdo che in un periodo dove i social sono protagonisti delle nostre vite sociali, che la solitudine sia ancora più marcata ed evidente, con ragazzi che nonostante abbiano più di mille amici su Facebook, nella realtà rimangano tutte le sere chiusi in casa.

Serena Russo
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei l’insicurezza, perchè non riesco a non immaginare alla bellezza di un mondo in cui la gente dice ciò che pensa senza paura di esser giudicata, diffamata o discriminata. A mio modesto avviso, le insicurezze uccidono tutto ciò che di bello c’è in noi stessi perchè non ci danno possibilità di esprimerci per come siamo realmente.

Enrico Eko Esente
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei la codardia, quella che ti fa girare dall’altro lato se vedi qualche malcapitato sull’autobus, quella che ti fa restare immobile mentre un ragazzo viene pestato a morte in discoteca, la codardia di un uomo che picchia una donna, di un branco di balordi che bullizza un singolo individuo, o la codardia di chi pur avendo tanto da dire, resta muto o peggio si uniforma alle persone per non essere quella voce fuori dal coro.

Alessia Mariani
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei l‘attacco di panico. Quella linea sottile che, oltrepassata, trasforma l’ansia in un vero e proprio incubo; un incubo che ti risucchia per breve tempo ma che ti si poggia sulle spalle per sempre pronto a coprirti gli occhi, stringerti la gola e avvolgerti il petto con una forza nata dalle tue stesse debolezze. E non importa se tu sia in palestra, al mare, nel tuo letto, per strada, da sola, in compagnia, quest’incubo ti travolgerà quando meno te lo aspetti lasciando soffocare i tuoi pensieri in un pozzo pieno di paure irrazionali. Sei fuori dalla realtà, ma imprigionata nella tua mente. E lo sai che gli altri lo troveranno insensato, non vuoi passare per la stupida. E lo sai che il mondo di oggi corre troppo e certi ritmi non hanno tempo per le insicurezze. Ma sei abbastanza forte da conviverci senza farti affogare. Senza farne un limite. Potendo davvero, però, lo mangeresti lo stesso giusto per togliertelo dalle spalle, e sentirti più leggera.

Gianmarco Auri
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei gli inganni. Gli inganni delle persone che indossano maschere. Gli inganni mediatici che ci inculcano la realtà a loro più comoda, per manipolare i pensieri del collettivo. Gli inganni della mente che ti fanno credere di non essere abbastanza. Gli inganni della religione, la quale ti illude che ci sia sempre un lieto fine. Dato che non sono il boa, dobbiamo armarci di un po’ di diffidenza e tanta voglia di conoscere il vero, per smascherare gli inganni.

Francesca Milone
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei la tristezza. Quella sensazione che ti fa annullare da ogni circostanza, ti fa fissare il vuoto e ti trasmette un senso d’abbandono. Proprio come quando sei circondata da mille persone ma dentro te stessa ti senti vuota, spenta, annullata.
Se fossi il boa del pp mangerei la tristezza, tutta la tristezza che una persona può avere per poter guardare in quei momenti il mondo con occhi diversi, per poter riuscire ad intravedere quei raggi di sole che penetrano le finestre, per poter sorridere sempre e trasmettere amore a tutti. Si, se fossi il boa del pp solo la tristezza mangerei perchè è l’unica sensazione che ti fa sentire nulla da tutto il resto.

Giovanni Visone
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei la morte. Quel buco oscuro che ci attende tutti e che non fa nessuna eccezione tra ricchi o poveri, belli o brutti, alti o bassi, grassi o magri. Quell’imbuto che ci ingoia al termine della nostra avventura sulla Terra. Quel mostro che porta via troppe persone buone, ma anche quelle meno buone. Farei un solo morso, per far sì che tutti noi potessimo continuare il nostro viaggio sull’enorme palla generata milioni di anni fa da quello che gli scienziati chiamano Big Bang.

Daniele Fierro
Se io fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei l’orgoglio perchè se c’è una cosa che davvero non sopporto sono quegli sguardi che non si incontrano più per dimostrare di essere forti, quegli sguardi che se si incontrassero si urlerebbero qualsiasi cattiveria ma in realtà solo sentimenti!
L’ orgoglio non è di certo la salvezza nè la cura dei rapporti ma solo una stupidissima maschera che fa male e che può rovinare ancora di più un amore o un’amicizia. Bisogna capire che a volte scusarsi non è sempre stabilire chi ha torto e chi ha ragione, scusarsi significa semplicemente che tieni più a quella relazione che al tuo orgoglio!

Chiara Vasciminni
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei senz’altro una parte di me. Quella parte che sono io, la parte scura, quella che ognuno ha, ma quasi nessuno ammette. Quella che mi fa invidiare, che mi fa essere triste, volgare, insicura, che non mi fa alzare dal letto La mattina quando ho un impegno importante, che a volte non mi fa essere sincera, quella che mi fa essere ipocrita e mi fa dire tutto ciò che dicono gli altri Solo Per Convenzione e Perché “È così che si deve pensare”
Ho capito che tutto quello che diciamo e che facciamo è perché lo abbiamo dentro, non sono sentimenti staccati da noi ma siamo noi. Vorrei lasciare spazio invece a tutto quello che fa splendere.

Antonio Frappola
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei la paura di non essere mai abbastanza, quella paura che non ti permette di mostrare il lato migliore di te, in ogni circostanza, che spesso taglia le gambe e ti rende vulnerabile più di chiunque altro. Quella paura che ti lascia spesso fermo e avvolto nei tuoi pensieri costruendo muri insormontabili.

Ilaria Bernardo
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei Ares, il dio della guerra, si è incarnato non solo nei criminali, politici, ma è presente in ognuno di noi, ci esorta ad andare verso il male, mostrandoci i benefici di cui potremmo usufruire. Ma non siamo ipocriti, tutti noi di fronte al denaro, al potere siamo tentati dal male, non ci facciamo scrupoli, siamo disposti a distruggere gli esseri viventi, la nostra stessa famiglia, senza pensare alle conseguenze, è una forma di puro egoismo. Per sconfiggere Ares c’è un modo, non importa catturarlo, basta far prevalere il bene, ma soprattutto l’amore, perché: “amor omnia vincit”, l’amore vince su tutto.

Alifano Antonio
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mi mangerei tutto, o forse niente, anzi no, mangerei la gente, soprattutto chi non sente, deficiente. Oppure ingerirei chi sente brutta musica, o magari la brutta musica stessa, così tutti ne sentirebbero di bella. Ma se ci penso mi verrebbe un mal di pancia fortissimo, quindi meglio di no, meglio la bella musica, il mio organismo ne gioverebbe di sicuro. Però poi ci sarebbe solo brutta musica e a quel punto mi verrebbe un gran mal di testa, e il mondo farebbe ancor più schifo. Non che la terra mi faccia schifo, no, mi piace molto, è stupenda… Mi mangerei la terra! Sisi, me la mangerei in un sol boccone, metterei fine all’umanità, agli animali, la natura, la cultura, la bellezza. Ma se ci rifletto, meglio di no, sarebbe un abominio, sarei un abominio. Forse meglio Marte, oppure Saturno, con quei suoi anelli che mi ricordano tanto gli anellini che si mettono nel latte. Perché, a questo punto, non una bella zuppa di latte? Senza complicarsi troppo la vita! Semplice, senza eccedere nel difficile, nella megalomania, semplice.
La verità, è che semplicemente mangerei l’indecisione. Quella che mi blocca, come se fossi ad una corsa ad ostacoli, ma su sedia a rotelle. Quella che rende difficile certe scelte, come una scimmia in un quiz a premi. Quella che mi confonde, come un ornitorinco quando cerca di ragionare sulla sua natura. Quella che, in sua assenza, renderebbe la mia vita più tranquilla.

Simone Porfido
Se fossi il boa del Piccolo Principe mangerei il politico italiano medio. Li manderei giú in un solo boccone, senza rimorso. Proprio come loro hanno fatto con tutta l’Italia, rosicchiando il futuro a tutti. Sí, li ripagherei nello stesso modo. Perchė hanno pensato a loro stessi invece che a coloro che li hanno scelti per migliorare le cose.

Giovanni Imperatore
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei l’oblio. Penso che ognuno di noi debba lasciare il segno, il proprio segno. Quante volte pensiamo di dover dimostrare qualcosa al mondo?
Io ci penso sempre e l’idea di vivere il mio tempo senza lasciare alcun segno, mi tormenta. Mi tormenta perché credo che esistere senza aver lasciato almeno un ricordo non è esistere ma, semplicemente, essere uno dei tanti che passa per andar via, in silenzio. Quindi mi chiedo : ” Basta un profilo Instagram gremito di foto per tener vivo il ricordo di una persona?”.

Giampiero Faiella
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei il falso mito della meritocrazia perchè è veramente assurdo secondo me che oggi in qualsiasi campo che può essere scolastico, universitario, lavorativo. ecc., c’è una predisposizione a mandare avanti chi non merita solo perchè “raccomandato” a discapito di qualcun altro che magari merita più di andare avanti ma viene bloccato perchè non ha la “fortuna” di essere raccomandato. In conclusione come disse la sociologa Pina Lalli dobbiamo trovare il modo di selezionare sulla base di un criterio ritenuto universalistico: IL MERITO!

Cristina Morra
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mi mangerei il digitale,
per attenderti nel suono delle lancette,
riconoscerti nel profumo della carta calda,
scoprirti nelle esitazioni della tua grafia.

Giuseppe Borgomeo
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei la mancanza di coraggio che affligge molte persone in questa società compreso me, la paura di poter dimostrare qualcosa che seppur sbagliato potrebbe insegnare qualcosa ma non farlo per il giudizio altrui, la paura di mettersi in gioco e dire “adesso ci provo” per non rimpiangersi nulla in futuro, per non rimpiangersi nulla nella vita.

Claudia Iovine
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei il conformismo, che personalmente reputo la prigione dell’essere. Comportamenti e modi di pensare predefiniti che vengono assimilati in modo cieco perché identificati come “normalità”. Questo è giusto, quello è sbagliato, e inevitabilmente, inconsciamente, hai un nemico: l’omosessuale, il nero, il musulmano, quella persona diversa, che non rientra nello scenario. Tutto ciò serve a fare leva su un sentimento universale: la paura. Perché quando hai paura cerchi qualcuno che possa proteggerti da quello che per te è ignoto, e in questo modo alimenti un potere.
Bisognerebbe invece sperimentare di più, soffermarsi di più, ascoltare di più. Dovremmo cercare di andare oltre i nostri limiti ed Essere di più.

«È il vento. Non lo vedi né lo senti sinché non trova un ostacolo, come tutte le cose che ci sono sempre state. Persino il mare sembra senza limiti, eppure canta solo quando li trova: infrangendosi sulla chiglia diventa schiuma; spezzandosi sugli scogli, vapore; sfinendosi sulle spiagge, risacca. La bellezza nasce dai limiti, sempre.»
Alessandro D’Avenia

Albert Rivera Rabal
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei le certezze. Quelle che ci fanno fermare. Quelle che non ci lasciano vedere più in là. Un gioco con le risposte predefinite non deve governare le nostre menti. Siamo liberi per dire no, per dubitare, per chiedere, per comprendere e interpretare e pure per essere sbagliati, e alla fine del sentiero, forse, e solo forse potremo fermarci, guardare il passato e essere orgogliosi del nostro percorso pieno d’incertezze, di domande, insomma, di felicità.
«Cuerpos que nacen vencidos, vencidos y grises mueren: vienen con la edad de un siglo, y son viejos cuando vienen.»
Miguel Hernández
Poeta spagnolo nato a Orihuela, Alicante e assassinato dal franchismo

Ale Capone
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei l’immobilità, il mancato desiderio di vivere, di scoprire, di innamorarsi, di perdersi e poi ritrovarsi poiché chiusi all’interno di una gabbia invisibile che ognuno si è creato, fatta di paura e rimpianti, di occasioni perse e pregiudizi, di pigrizia e disillusione.
Quell’immobilità che ci tiene incatenati ad un mondo astratto, collegati all’impercettibile che finge di ampliare gli orizzonti ma, in fondo, sconnessi dalla realtà che ci circonda, dai suoni che ci catturano, dalle persone che ci sfiorano, dalla natura che ci chiama e a cui non sappiamo più rispondere. Inghiottirei, divorerei l’immobilità nei nostri limiti e innalzerei la rivoluzionaria voglia di agguantare la vita.

Vincenzo Cicala
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei la morte. Spesso vigliacca. Spesso precoce. Spesso violenta. Spesso ingiusta. Se fossi il boa de Il Piccolo Principe la mangerei soltanto in seguito in realtà, avvolgendola prima interamente, avendo il pieno controllo di essa. Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei quella nefanda. Indigeribile, spesso per la vita.

Simona Di Rienzo
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei la paura di non essere abbastanza.
Viviamo in un mondo in cui l’immagine che dai di te è più importante di quello che sai fare, in cui avere cento like alle foto decide che sei popolare mentre avere pochi amici fa di te una sfigata. È quella paura che ti fa guardare gli altri e desiderare di essere loro, perché loro sono più belli di te e più ricchi di te e hanno più amici di te, mentre tu sei sempre la seconda scelta, la persona a cui rivolgersi solo se non c’è niente di meglio. È quella paura che ti impedisce di credere in te stessa e nelle tue forze perché tanto c’è sempre qualcuno più bravo di te, quella che ti impedisce di metterti in gioco e ti fa vivere col rimpianto. La mangerei tutta fino a farla scomparire dal mondo.

Virginia Manno
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei gli stereotipi e il loro potere sociale che crea un’intelaiatura di dominio, compartimenti stagni della società nei quali si finisce intrappolati. Gli schemi che creano ansie e inadeguatezze, quelle strutture della società la cui consapevolezza fa crollare un mondo che da bambini si credeva libero, di cui ci si sentiva parte, che genera ansia di certezze perché ci si dissocia, intrappolati in un mondo nel quale non si trova posto, non si trova dialogo, ciascuno chiuso nella sua piccola casetta dell’arnia sociale.

Ilaria Scotto Di Vetta
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei il giudizio, ma non quello critico e costruttivo che magari aiuta l’altro a migliorarsi, mangerei quel tipo di giudizio che ti rende debole e insicuro, quel tipo di giudizio che ti fa sentire diverso, anche se in realtà non lo sei. Mangerei quel tipo di giudizio che ti etichetta, che pretende di classificarti e di escluderti dalla società solo perché non segui la massa, solo perché sei così coraggioso da mostrarti per quello che sei invece di essere come tutti gli altri che per il semplice gusto di piacere nascondono la loro identità per seguire le mode. Mangerei proprio quel tipo di giudizio che per elogiare se stessi offusca gli altri; quel tipo di giudizio che ti opprime perché magari in una società moderna come la nostra invece di interessarti a quanti like e follower hai sui social, quindi di interessarti alle apparenze, ti interessi a migliorare te stesso, la tua anima, il tuo intelletto. Mangerei proprio quel tipo di giudizio perché è un giudizio che ti ingabbia; perché giudicare significa negare la libertà d’essere dell’altro.

Salvatore Guadagno
Se fossi il Boa de Il Piccolo Principe mangerei l’odio razziale e chi lo provoca, perché reputo che i danni dell’odio razziale e dell’istigazione all’odio siano sotto gli occhi di tutti. Il giorno in cui nessun uomo si sentirà migliore di un altro solo per il colore della pelle o per il luogo di provenienza quello sarà un giorno bellissimo.

Annaluna Guarino
Se fossi il boa de Il Piccolo Principe mangerei sicuramente la corruzione. Quella infima condotta assunta da un soggetto che in cambio di denaro o altre prestazioni agisce contro i propri doveri e valori in cambio di un risultato ambito. Siamo così abituati a considerare quella della corruzione come una dinamica normale che anche se ogni tanto i giornali e la magistratura riportano alla nostra attenzione l’esistenza di un codice morale e del diritto che ci dice che la corruzione va punita e non dovrebbe regolare le nostre vite, tuttavia non ci crediamo: “è tutto uguale, non cambia mai niente” è un modo di dire tipico degli italiani. Essere furbi è diventato un modello di comportamento forse proprio perché l’intelligenza c’entra poco e si tratta più che altro di mancanza di scrupoli! Dovremmo cominciare ad allearci, a non agire con egoismo ed avere più fiducia tra noi per pretendere i nostri diritti e ciò che ciascun individuo merita!

11 OTTOBRE 2017 Torna al Diario
Caro Diario, oggi è stato il giorno di Roberto Paura e dei suoi Universi Paralleli, e come ogni volta è stato un bellissimo giorno, per me e per Maria sicuramente, ma credo e spero anche per le ragazze e i ragazzi.
Dato che vengo da due giorni complicati la giornata di oggi te la racconto domani, intanto però tu clicca sull’immagine e guardati il .pdf dal quale ha preso spunto Roberto per la sua lezione che così poi ne riparliamo. A presto.
paura1

13 OTTOBRE 2017 Torna al Diario
Caro Diario, spero tu abbia avuto modo di guardare il .pdf dal quale ha preso spunto Roberto Paura per la sua lezione e ti sia fatta un’idea del multiverso delle meraviglie. Come ti ho promesso l’altro giorno sono ritronato per raccontarti un po’ delle cose fatte e da fare lunedì prossimo.
Volendo riassumere proprio al massimo la giornata di Mercoledì, che questo racconto da qui alla fine ha tutte le caratteristiche per diventare un libro – per ora parlo di numero di pagine -, direi che il racconto di Roberto ci ha regalato curiosità, voglia di approfondimento, conoscenza sia sui modi in cui è possibile comunicare in modo «pop», popolare, la scienza che sui contenuti, sulle possibilità, sui percorsi che si possono seguire per farlo, quando si parla di Universi Paralleli e quando si parla de Il Piccolo Principe.
Due sole lezioni sono troppo poche per farsi un’idea precisa, però quello che mi sembra stia accadendo quest’anno è che le/i ragazze/i hanno avuto da subito – naturalmente non tutte/i e non tutte/i allo stesso modo – l’atteggiamento giusto, se rileggi poco più sopra le loro risposte alla domanda «chi o cosa mangereste se foste il boa de Il Piccolo Principe» te ne rendi conto anche tu, ma anche le domande che fanno a fine lezione, la loro voglia di saperne di più, promette bene. Ripeto, è sempre meglio restare con i piedi per terra, però le premesse ci sono e comunque la prossima settimana avremo delle verifiche importanti. Perché si, Lunedì arriva Luigi Maiello che racconterà Intertwine e le sue molte potenzialità, e Mercoledì ci saranno Luca Moretti che come già l’anno scorso farà da editor insieme a Mario Amura, l’ideatore di Phlay, che racconterà la sua creatura e risponderà alle domande della classe.
Ecco, io per ora mi fermerei qui, se mi viene in mente altro ritorno, altrimenti ci sentiamo a inizio della prossima settimana.

pptaravacci
15 OTTOBRE 2017 Torna al Diario
Caro Diario, Nino Anacleria è uno dei 5 – 6 ragazzi, più una ragazza, che hanno deciso di biennalizzare l’esame di Comunicazione e Cultura Digitale e di seguire il corso.
Già lo scorso anno, come puoi vedere se fai un salto qui, Nino si era distinto prima per l’interesse e la qualità della partecipazione alle attività d’aula e poi per lo studio – non a caso all’esame la prof. D’Ambrosio gli aveva dato 30 con la lode – ma devo dire che quest’anno, almeno fin qui, sta anticipando e interpretando al meglio il ruolo di tutor che Maria ed io ci siamo immaginati per lui e per i suoi colleghi del terzo anno.
Per farla breve, ieri sera poco dopo le 6 p.m. trovo nel nostro gruppo social un suo file in formato word allegato a questo messaggio: «Migliorabile, certo. Ho ripreso poco dopo la fine del libro originale, inserendo gli ultimi eventi della vita dell’autore/narratore (la guerra e la sparizione misteriosa). Professor Moretti, spero mi perdonerà ma se qualcuno vuole davvero produrre questa serie dovrà fare 8 episodi o nulla», il riferimento è come puoi immaginare all’indicazione che abbiamo dato di strutturare le diverse storie in 6 episodi legati ai 6 personaggi che abitano i 6 pianeti visitati da Il Piccolo Principe nel suo viaggio verso la Terra).
Solo stamattina ho potuto leggere quello che Nino aveva scritto – ieri sera tra i disegni delle bimbe e dei bimbi di Soccavo, la partita del Napoli e un po’ di chiacchiere in famiglia mi è stato praticamente impossibile – e insomma appena ho finito ho scritto a mia volta questo nel gruppo: «Caro Nino Anacleria, innanzitutto ti confermo che sei molto bravo, dopo di che ti «ordino» di correggere i refusi che ci sono nel tuo racconto, di mettere un pizzico di colore nel tuo disegno e di pubblicare entro stasera il tutto su Intertwine che tanto sai come si fa (per pubblicare intendo le 8 singole puntate). Intanto io entro il pomeriggio racconto quello che hai fatto e appena mi mandi il link alla tua storia lo pubblico.»
Non ci crederai amico Diario, ma alle ore 5 P.M. di oggi Nino è arrivato con il link a Intertwine e adesso tutta la sua storia la puoi leggere qua.
Prima di salutarti devo dirti ancora due cose:
1. Vincenzo Orefice, un altro ex corsista che nel luglio di quest’anno si è laureato con una bellissima tesi sulla ludopatia che puoi scaricare da questo link, ha avuto un’altra bella idea, ha lanciato anche lui il post con la domanda «chi o cosa mangereste se foste il boa de Il Piccolo Principe e ha raccolto un po’ di risposte, per ora 27, che mi ha mandato e che puoi leggere qui;
2. Luigi Maiello, che da domani sarà con noi, sui social si è presentato così:
«Il Piccolo Principe ed Esercizi di stile mi faranno compagnia da lunedì. Quindi meglio ripetere un po’.»
ppmaiello
Ecco, per adesso è tutto, alla prossima.

17 OTTOBRE 2017 Torna al Diario
Caro Diario, ieri al Corso è stata la giornata di Luigi Maiello e di Intertwine e ti devo dire che anche quest’anno non solo mi è piaciuto assai ma ha portato uno zainetto pieno di esperienza, conoscenza, idee e opportunità, l’ultima questa di lanciare un contest aperto non solo a noi di Aula M ma anche ai frequantatori abituali di Intertwine.
Come dici amico mio? Almeno un po’ di hashtag della giornata di ieri te li debbo dire? Va bene, ma non quelli di base e non tutti, perché altrimenti ogni volta facciamo un elenco che non finisce mai: #intertwine; #linguaggio; #comunicazione; #analytics; #autore; #instagram; #facebook; #storytelling; #corporatestorytelling; #altro.
Nell’ultima parte della lezione abbiamo fatto un po’ di brain storming per definire il titolo della sfida creativa, il contest di cui ti ho detto qualche riga fa e che ci tengo a sottolineare che gli amici di Intertwine riservano esclusivamente alle aziende, ancora una volta con noi hanno fatto un atto di amichevole generosità di cui siamo loro grati. Il contest lo lanciamo nei prossimi giorni, intanto tra le possibili tracce che sono venute fuori dall’aula ti segnalo:
Cosa fa Il Piccolo Principe una volta cresciuto/diventato grande?
Se tu fossi Il Piccolo Principe cosa cambieresti della sua vita?
Se Il Piccolo Principe viene a Napoli cosa vorresti che cambiasse nella tua città?
Cosa accade se al posto de Il Piccolo Principe come protagonista ci fosse La Piccola Principessa?
Il primo appuntamento de Il Piccolo Principe.
L’adolescenza difficile de Il Piccolo Principe (I giocattoli rotti e il ragazzo da parete).

Come dici caro Diario? Quasi tutte le tracce le trovi belle e intriganti? Pure io, che però ne aggiungo un’altra che mi è venuto adesso mentre trascrivevo le tracce che mi ha inviato l’ottimo Luigi:
L’essenziale 2049. Il Piccolo Principe torna sulla terra e …
Sì, mi piacerebbe sapere secondo queste/i ragazze/i che cosa sarà l’essenziale, quello che è invisibile agli occhi e che devi vedere con il cuore, nel 2049.
Ecco, per adesso è tutto, se posso ripasso più tardi, altrimenti ti scrivo domani.

21 OTTOBRE 2017 Torna al Diario
Caro Diario, innanzitutto ti voglio dire che stamattina appena svegliato ho trovato un nuovo disegno realizzato da Anna e Giorgio Simeoli, naturalmente lo già pubblicato insieme agli altri, e insomma è stato un bel modo di svegliarsi. Ancora alla voce informazioni approfitto per ricordarti che le/i ragazze/i di Aula M stanno cominciando a pubblicare le loro storie su Intertwine, quando puoi valle a leggere, basta cliccare sui nomi e cognome delle ragazze e dei ragazzi all’inizio di questo post. Lunedì definiremo anche il tema de La sfida creativa che lanceremo sempre su Intertwine e anche questa come dice l’ottimo Luigi Maiello sarà una gran bella cosa.
Anche quella di Mercoledì con Mario Amura, come già è accaduto con Roberto Paura e Luigi Maiello, è stata una giornata particolare. Mario ha raccontato prima un po’ delle sue vite, perché non ci sta niente da fare Siam molti proprio come ha scritto Neruda e poi la sua applicazione, Phlay, che come sai le/i ragazze/i useranno anche questa per raccontare le loro storie.
Ti devo dire che il confronto che è venuto fuori già in aula mi è piaciuto assai, compresi alcuni momenti più tosti, perché poi i confronti quelli veri sono fatti così, non sono sempre come andare a un pranzo di gala.
A proposito di pranzo di gala, prendendo spunto dalle cose che ha raccontato Mario Amura e da una notizia curiosa in arrivo dalla Cina ho scritto questo post che ti consiglio di leggere, ha molto a che fare con le questioni di lavoro ben fatto, di tecnologia e di consapevolezza che sono alla base del nostro corso di Comunicazione e Cultura Digitale.
Ecco, direi che per ora è quasi tutto, prima di lasciarti ti anticipo una questione che lunedì la prof. D’Ambrosio ed io discuteremo in classe con le/i ragazze/i, riguarda il livello ancora troppo basso di interazione con le cose che stiamo facendo.
Ora Maria and me lo sappiamo bene che queste/i ragazze/i passano le loro giornate più che all’università in un corsificio, che le cose da seguire sono tante, che poi c’è da studiare e che poi sono ragazze/i e non robot e dunque hanno tutto il diritto di vivere la loro età e il loro tempo, detto questo rimane il fatto però che per andare dove vogliamo andare, per imparare a imparare, per essere studenti e non cacciatori di crediti, per diventare autori e produttori di contenuti devono fare un salto di qualità, e lo devono fare adesso, uscendo dalla logica del compitino, rompendo la connessione tra lo studio e l’esame, riappropriandosi della loro capacità di connettere il pensare con il fare, di capire quello che stanno facendo, di studiare per apprezzare meglio il contesto culturale nel quale lo stanno facendo e di produrre sul campo i contenuti necessari a farli diventare artigiani della comunicazione, che è quello di cui hanno bisogno per fare i giornalisti, i comunicatori, gli esperti di marketing e tutte le altre cose che dicono di voler fare. Sì, devono essere più proattvi e partecipativi. Dopodomani ne parliamo, naturalmente ti faccio sapere.

ppsimeoligiorgioeanna1

CASI DI STUDIO
2017 – 2018
Il Piccolo Principe all’Università
Il Piccolo Principe al I. C. Samuele Falco di Scafati
Il Piccolo Principe al 33° Circolo Didattico Risorgimento
Il Piccolo Principe disegnato da voi

2012 – 2017
Stazione Follonica: I.C. Follonica 1
Stazione Modugno: 3° Circolo Didattico Don Lorenzo Milani
Stazione Porchiano: I. C. Bordiga Porchiano
Stazione Scafati: I. C. Samuele Falco
Stazione Università: Comunicazione e Cultura Digitale
Stazione Scampia: ITI Galileo Ferraris
Stazione Roma: Istituto Comprensivo Pablo Neruda
Stazione Torre Annunziata: Liceo Artistico Giorgio de Chirico
Stazione Soccavo: 33° Circolo Didattico Risorgimento
Stazione Ponticelli: I. C. Marino Santa Rosa
Stazione Marcianise: Istituto Novelli
Stazione Nola: Liceo Carducci

LIBRI E BLOG
L’uomo che aggiustava le cose
Il coltello e la rete
#Lavorobenfatto
#LavoroBenFatto. Industria culturale 3.0 e …
Testa, Mani e Cuore
Questo lo avete scritto voi

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Università: ne vogliamo parlare? E parliamone!