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Novelle Artigiane. Note a margine

NOTE A MARGINE
@6 Giugno 2018 @13 Giugno 2018 @14 Giugno 2018 @16 Giugno 2018 @19 Giugno 2018
rettangolo4 6 GIUGNO 2018 Torna alle Note
Caro Diario ci siamo, Novelle Artigiane c’è e le persone stanno cominciando a leggerlo. Come puoi immaginare sono molto contento e mi fa piacere condividere la mia gioia con te. Però insieme alla contentezza ho anche una certa ansia, e anche di lei sento il bisogno di parlarti. Come sai da grande ho deciso di fare lo scrittore, e adesso ho paura di non farcela, di non essere all’altezza.

Ti dico la verità amico mio, a questa ansia non sono abituato. Quando scrivo una storia, o un paper, o un libro di quelli che trovi nelle librerie negli scaffali di saggistica, non tengo mai paura, penso che è bello, mi piace e basta, sono sicuro di me, e non per presunzione, perchè sono uno che lavora serio, che legge e studia un sacco di cose prima di scrivere, che ha cura di quello che scrive, cita e verifica le fonti, insomma uno che sa e che fa quello che si deve fare quando si scrive una storia, un paper, un libro.
Con le novelle no, non funziona così. Come ho scritto nella lettera che trovi alla fine del libro, il salto dalla saggistica allo storytelling è grande ma quello dallo storytelling alla letteratura è esagerato, almeno secondo me.
na98Come dici? Ma per quale ragione uno alla mia età si deve mettere in testa di fare lo scrittore? Potrei risponderti perché quando faccio lo scrittore mi sento felice, e sarebbe la pura verità, però questa è la seconda ragione. La prima, spero di non deluderti, è perché sento la necessità di fare qualcosa con le mie mani. Sì, fare, non scrivere, perché scrivo anche quando faccio lo storyteller o il saggista. Fare come fa mastro Antonio quando fa un mobile. O mastro Domenico quando fa un sandalo. O mio padre quando faceva una casa. Sì amico mio, sento l’urgenza di fare con le parole. Di fare con le parole. Di fare con la testa, con le mani e con il cuore.

Sì, soprattutto per questo da grande voglio fare lo scrittore, perché lo scrittore fa, inventa mondi e possibilità con le parole. Per questo le mie novelle sono artigiane, perché le ho fatte io, con le mie mani. Per questo sono felice, perché scrivendo queste novelle ho potuto recuperare l’uso delle mie mani e far quadrare il cerchio della mia identità. Naturalmente in un certo senso, ma un senso che ti assicuro per me a questo punto della mia vita è molto importante.
cornice2a Vedi amico mio, io con la testa me la sono cavata sempre abbastanza bene; discreta intelligenza, robuste dosi di determinazione e di resilienza, scugnizzo quanto basta, capacità di coniugare visione, strategia e concretezza. E anche per quanto riguarda il cuore non ho mai avuto particolari problemi, non solo perché voglio bene a un sacco di persone ma anche perché ho una naturale empatia verso il mondo che mi circonda, come avrebbe detto mia madre sono una persona di cuore. Con le mani no, quelle per me sono stato sempre un problema. In una famiglia dove mio padre era un mostro, nel senso che sapeva fare tutto, mio fratello Gaetano anche, Antonio è quasi come papà e Gaetano e Nunzia pure, io niente. Neanche avvitare una lampadina, e ti garantisco che non dico tanto per dire.

Voglio fare lo scrittore perché inventando mondi e modellando storie con le parole mi sento così bene che certe sere devo fare uno sforzo per non piangere per la felicità. Mi devi credere amico mio, è bellissimo, in quei momenti non hai paura di nulla, non ci pensi se quello che stai facendo piacerà oppure no, forse non te ne importa neanche, esisti solo tu e le tue parole, tu e il tuo lavoro, tu e la tua opera. A volte penso che è per questo che l’amico muratore di cui racconta Levi a Roth anche se sta in un campo di concentramento e odia i tedeschi, la loro cultura e tutto quello che rappresentano quando gli dicono di fare un muro lo tira su bello dritto e forte, perché quello è il suo muro, la sua opera, e la sta facendo con le sue mani.
Ecco, io non lo so se scrivere un racconto è questo, se la letteratura è questo, so però che quando lo faccio sto bene e mi piace stare bene.

Detto tutto questo caro Diario, mi resta da aggiungere che Novelle Artigiane è un libro da leggere con leggerezza. Perché no amico Diario, L’ultima cosa che devi fare è pensare che stai per leggere i racconti di un nuovo Borges, di un nuovo Carver o di un nuovo Hemingway. Io sono solo un vecchio Moretti e questo voglio essere. No, te lo dico perché altrimenti finisce come diceva mio padre, nel senso di guagliò, ccà s’è ‘mbriacata ‘a grammatica”. Conto di tornare presto, buona lettura.

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13 GIUGNO 2018 Torna alle Note
Caro Diario, domani pomeriggio sono con Jepis a Caselle, una fuga di qualche ora, venerdì mattina presto si riparte, ma con lui le ore valgono settimane, bastano per inventarsi parecchie cose.
Come dici amico mio? Così ti sto dicendo senza dirti niente? Un poco hai ragione, però ti chiedo di avere un po’ di pazienza, tanto domani ritorno, e ti racconto tutto e magari ti faccio anche vedere un po’ di cose, perché sempre nelle poche ore con Jepis ci infili l’idea, la produzione, la postproduzione e la condivisione.
Ne approfitto per ricordarti che Mercoledì 20 alle 18:00 Maria D’Ambrosio ha organizzato a casa sua Un libro, un pasticcino e un caffè, per ora il format sembra avere un grande successo e se conosco Maria ho motivo di credere che il risultato sarà ancora superiore alle aspettative.
La novità che ancora non ti ho detto è che la mattina del 27 – grazie al mio amico Antonio D’Amore e a un po’ di studenti affettuosi come Nicola Chiacchio – sarò a RunRadio dalle 10:15 alle 10:45 insieme a Novelle Artigiane, e naturalmente sono molto contento, è una bella occasione per raccontare il mio lavoro. Ah, stiamo anche continuando a fare il lavoro sui social e anche quello aiuta, Luca poco fa ha postato su Instagram la foto con la quale ti saluto, a me è piaciuta un sacco, spero piaccia un poco anche a te, in questi tempi difficili bisogna lavorare con pazienza e in profondità, e c’è bisogno dell’aiuto di tutte/i. A presto.
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14 GIUGNO 2018 Torna alle Note
Caro Diario, intorno alle 16:00 sono arrivato in Bottega a Caselle e con Jepis e Antonio Torre, abbiamo fatto prima un salto al bar e poi ci siamo messi al lavoro. Quello che ne è venuto fuori te lo dico tra poco, ti anticipo solo che l’idea giusta è venuta in parte ad Antonio e in parte a Jepis, io per ora non ho fatto niente se non quello che mi hanno chiesto di fare loro. A più tardi.
Rieccomi amico Diario, ti porto in regalo il primo dei tre video realizzato da Jepis con la complicità mia e di Antonio. Da domani girerà anche sui social, ma questa sera è tutto per te. Goditi la lettura, dura poche decine di secondi, goditi il video, ma goditi soprattutto la panchina. Sì, la panchina amico mio, perché lei non è solo una panchina, è una porta, è la sliding door che tu ti ci siedi sopra e lei da ti trasporta a Yod, oltre l’universo di Mem, Da Caselle in Pittari a Cip, da Jepis a Jonas. Stammi a sentire caro Diario, non la perdere mai di vista quella panchina lì.

 
16 GIUGNO 2018 Torna alle Note
Caro Diario, giornate molto intense le ultime due, tra lavoro e novelle le cose da fare non mi sono mancate, ieri sera stavo praticamente in coma, ma comunque come si dice da queste parti ” ‘ napultano sicc se fa, ma nun more”, il napoletano diventa magro ma non muore, in pratica un modo per sottolineare la resilienza di questo meraviglioso e contradditorio popolo.
Tornando a noi, giovedì sera con Jepis e Antonio da Michele Croccia la serata è stata spettacolare. Abbiamo mangiato cose buonissime – sì amico mio, te lo ripeto ogni volta, di fronte al buono e al bello non bisogna mai smettere di stupirsi – abbiamo fatto belle chiacchiere e messo a punto un po’ di idee tutti assieme.
Non ti dico poi quando gli ho dato la maglietta come è stato contento, e io con lui, perché come ho scritto sui social a me questo fatto che a Caselle in Pittari, nel Cilento, sul Pianeta Terra, lui sia Michele mentre invece a Cip, sul Pianeta Yod, oltre l’universo di Mem, è Matteo, mi fa impazzire. Proprio così, caro Diario, perché le mie Novelle Artigiane sono fiction, come direbbe il grande Italo Calvino, ma questo non toglie loro possibilità e verità, e se devo trovare un senso a tutta la fatica che ho fatto, ebbene sì, il mio senso è questo, perché penso davvero che se una cosa la puoi pensare la puoi fare.
Ciò detto, ti lascio con il secondo dei tre video girati da Jepis, la protagonista è sempre lei, la panchina, che se riusciamo a far quadrare una serie di cose ritornerà ancora in questi nostri racconti, però per adesso non posso dirti di più altrimenti Jepis mi ammazza. Buona visione.

 

19 GIUGNO 2018 Torna alle Note
Caro Diario, sono molto contento di queste prime due settimane di vita delle Novelle Artigiane. La scelta di autoprodurre il volume è naturalmente impegnativa, ci stanno un mare di cose di cui Luca e io ci dobbiamo occupare in prima persona, però ti assicuro che non penso mai “chi me lo ha fatto fare”, anche la produzione materiale dell’oggetto libro è parte del nostro approccio artigiano, e insomma esserci riusciti con questa qualità è per noi una bellissima soddisfazione.
Anche dal versamente della promozione – si dice così, vero? – pian piano la macchina si mette in moto. Domani come sai siamo da Maria D’Ambrosio con il format “Un libro, un pasticcino e un caffè” e domenica 1 Luglio a Bacoli, al Bar/co Cerillo, ci sarà una nuova presentazione delle Novelle.
Intanto ho pubblicato anche il terzo e ultimo video che Jepis ha girato venerdì scorso, ti metto il link qui e ti saluto, comunque ritorno presto, ti devo raccontare come è andata da Maria.

 

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