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Leandro, Christian, ‘A Rezza e il lavoro

Caro Diario, oggi ti racconto di due ragazzi che ho conosciuto a metà febbraio in occasione della inaugurazione della loro biblioteca/libreria e della presentazione de Il coltello e la rete. 
Sono di Volla, in provincia di Napoli, si chiamano Leandro Mazzarella e Christian De Luca, e per la verità con il secondo ci conosciamo via social da oltre un anno, che lui ha cercato in tutti i modi di coinvolgermi nel loro cineforum, ma io ho resistito alla grande, perché alla voce movie sono assolutamente intransigente: niente film impegnativi, peggio che mai con il «messaggio» sociale, filosofico o cose di questo tipo e soprattutto niente dibattito né prima e né dopo, solo chiacchiere tra ultras – ad esempio di Indiana Jones, de Il Signore degli Anelli, di Star Wars, di Quentin Tarantino, di Sergio Leone -. 
Come dici? Non te l’aspettavi? E invece sì. Vasco Rossi ha la vita spericolata, Ligabue la  vita da mediano e io la vita da impegnato. È da quando avevo 14 anni e ho occupato la mia prima scuola che sono impegnato – nel sociale, in politica, nella musica, nella vita, nel fare bene le cose – nel cinema no, sono manicheo, fideistico, amo solo i film dove ci sono i buoni e i cattivi e alla fine vincono i buoni, e con questo torniamo a Leandro e Christian che è di loro che ti voglio raccontare.
Credimi amico Diario, non appena Colomba Punzo e io – in rappresentanza della Big Band de Il coltello e la rete – siamo arrivati all’appuntamento abbiamo incontrato subito tante belle cose: passione, entusiasmo, educazione, quel pizzico di partigianeria che se non sei convinto a 20 anni che tu hai ragione e gli altri torto quando sei convinto? E così abbiamo conosciuto Christian e Leandro, e abbiamo visto con quanta dedizione avevano preparato il tutto, e insomma quando ci siamo salutati ho chiesto loro di raccontarmi un po’ di loro che magari mi sarebbe piaciuto scriverne, e nei giorni seguenti ho scoperto che era toccato a Leandro tirare le fila del discorso, e insomma poi mi ha scritto, io ho messo assieme lo scritto e il parlato e ne è venuta fuori la storia che puoi leggere di seguito.

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«Ciao Vincenzo, sono Leandro Mazzarella, ho 23 anni, ho frequentato la sede di Volla del liceo scientifico Piero Calamandrei e mi sono laureato alla Federico II in Culture Digitali e della Comunicazione. Christian invece è laureato in Filosofia sempre alla Federico II. Se c’è un filo conduttore che ci ha portati qui è l’interesse genuino, seppure mutaforma e talvolta eccessivamente “YOLO!” (in gergo giovanile/gamer You Only Live Once!) per tutto ciò che concerne il pubblico, il sociale, l’incontro dell’uomo con l’altro uomo alla ricerca di una collaborazione, di un reciproco sostegno. Sebbene sia la militanza politica che abbia fatto di me un ragazzo (un poco) più maturo e più saggio, le mie esperienze mi hanno spesso allontanato dalla città dove abito, Volla, un comune ricco soprattutto di contraddizioni che ha fatto sì che la parte più giovane di me trovasse rifugio a Napoli, che per storia e pulsioni vitali non teme rivali. Poi ci si è messo Christian De Luca, compagno di liceo, altra componente della mia vita con cui ho avuto rapporti conflittuali, alterni, di amore/odio, un rapporto che tutt’oggi non ci abbandona nella condivisione di un nuovo percorso, quello dell’associazione ‘A Rezza di cui siamo fondatori. Eh si, Christian è un vulcano, 22 anni già presidente dell’Arci Lab di Volla (a differenza di me, lui è davvero radicato sul territorio!) e da sempre alla ricerca di uno spazio dove sperimentare, fare cose insieme, studiare, portare avanti lotte ed iniziative. Credo tu lo sappia come funziona, se una cosa non c’è si prova a crearla, con un po’ di ingenuità e tanta passione e testardaggine.»

Come dici amico Diario? Questi due ragazzi ti piacciono? Pure a me. Dovevi vederli quando la sera della presentazione mi hanno raccontato del bel giorno di neanche due anni fa nel quale si sono presi un caffè insieme ad alcuni amici e se ne sono usciti con questa idea di «’A Rezza», «La Rete», nel segno di un progetto che vuole mettere a sistema idee, passioni, esperienze ed energie che esistono ma vanno tirate fuori, che ci sono, ma sono frammentate, che parlano lingue simili, eppure comunicano poco, e male. Ma aspetta, che te lo faccio raccontare da loro.
«Vincenzo, è andata come doveva andare, nel senso che ci siamo detti ma sì, dai, potrebbe anche funzionare. Abbiamo pensato che un buon posto dove iniziare fosse la scuola che ci ha formato, complice anche la nostra amicizia con la preside-fiduciaria, proponendo un ciclo di 8 proiezioni pomeridiane di film, docufilm e reportage su temi quali l’ecologia, l’economia sostenibile, l’immigrazione in Italia e il rapporto con la tecnologia. L’iniziativa ha ottenuto un discreto successo tra gli studenti, i dibattiti fanno uscire punti di vista interessanti, criticità, ma anche un desiderio, seppur timido, di partecipazione civica. Dopo di che c’è stata la nostra prima vera e propria battaglia pubblica, il referendum sulle trivelle. Abbiamo deciso di mobilitarci, di promuovere il “SI per dire NO”, attraverso iniziative che talvolta sono riuscite a riempire sale di un centinaio e passa tra studenti, professori e semplici cittadini. 
La metodologia è precisa, il dibattito aperto e partecipato è parte fondamentale della sensibilizzazione, la stessa che ci porterà dapprima a degli incontri in piazza in cui analizzare la riforma Renzi-Boschi della Costituzione per poi costituire insieme all’associazione Ci diamo la mano – Ti ascolto. Ti aiuto. uno dei tanti Comitati per il No. Lo sai che il 75% dei votanti di Volla ha bocciato la riforma proposta? Ben 5 punti in più rispetto alla media regionale e 15 in più rispetto a quella nazionale!.»

Come dici? Beati loro che hanno così tante certezze? Ma allora non hai letto quello che ho scritto all’inizio? Comunque leggi quello che mi hanno detto dopo, che sulle singole scelte si può essere d’accordo oppure no ma come direbbe Totò questi ragazzi la testa ce l’hanno al proprio posto, cioè sulle spalle.
«Magari qualcuno a questo punto potrebbe storcere il naso perché non è d’accordo sul fatto che delle associazioni di promozione culturale si espongano tanto su temi politici. Ma in fondo la politica è lo strumento del cambiamento sociale, e siamo fermamente convinti che mai come oggi schierarsi, specie sui grandi temi, sia responsabilità di ogni individuo e di ogni corpo collettivo.
Sta di fatto che, a torto o a ragione, da questa bellissima esperienza è scaturito un sodalizio forte, mutuale e lungimirante tra due piccoli mondi, ‘A Rezza e Ci diamo la mano, che matura nella riqualificazione di un piccolo locale inutilizzato, spoglio e disordinato come questo in cui abbiamo fatto la presentazione.
Ed eccoci qui dunque, all’inaugurazione della nostra piccola biblioteca popolare, fatta di tanta passione, olio di gomito e donazioni di libri di ogni genere (il catalogo è in continuo aggiornamento!). Uno spazio che ripensa sé stesso in funzione delle tante attività che proviamo a portare avanti, tra corsi di disegno, musica e lingue straniere, cicli di cineforum, presentazioni di libri e dibattiti su questioni di particolare rilevanza sociale. Un laboratorio insomma, un’aula studio, una biblioteca, un luogo dove provare a mescolare cultura e sperimentazione e far incontrare diverse realtà ed esigenze, o anche solo dove prendersi un caffè e fare due chiacchiere. Dove vivere la socialità ed esplorare le pratiche di reciprocità tra esseri umani, colmando il vuoto generato da una periferia in cui si contano 42 bar ma nessuna libreria, nessun cinema, nessun negozio di dischi, neanche una piazza! E allora facciamo rete. Uniamoci, collaboriamo, discutiamo, mettiamo a disposizione l’uno dell’altro le proprie conoscenze, competenze e passioni: facciamoci questo regalo! Perché ‘A Rezza non è solo un’associazione, è uno stile di vita!»

Come dici, averne tanti di ragazzi, e di ragazze, così farebbe solo bene alla salute dell’Italia? Ci sono amico Diario, ci sono, è che bisogna dar loro fiducia, credere in loro, raccontarli.
A proposito, non ti ho detto ancora che mentre tutto questo è accaduto Christian ha lavorato come cameriere di sala, magazziniere, ha fatto saltuariamente lezioni private, parla un buon inglese e si appresta a imparare il francese, è un buon risparmiatore (le spese le gestisce in gran parte da solo), legge romanzi, specie i classici, e testi di filosofia, ama il cinema, di ogni genere, soprattutto sudamericano, studia, studia e ancora studia per diventare insegnante e spera di continuare ad operare nel sociale, sia in ambito culturale che politico. Leandro invece ha lavorato come animatore a vari livelli, come promotore in vari ambiti commerciali e ha fatto lezioni private; parla fluentemente inglese e ha delle buone basi di francese. Anche lui si definisce un buon risparmiatore e si sforza di essere indipendente. Legge e guarda un po’ di tutto, in particolare saggi e documentari, in particolare a sfondo ecologista. Gli piacerebbe lavorare nel sociale (indeciso se nel settore accoglienza-immigrazione o in quello ecologista del riciclo) e/o fare politica, ragion per cui milita nell’associazione e nel suo partito per fare tanta gavetta.

Come dici? Ti dispiace che io abbia finito di raccontare la loro storia? Non stare a dispiacerti, leggi cosa mi hanno risposto quando ho chiesto che cos’è per loro il lavoro: «innanzitutto usciamo dal paradigma secondo cui il lavoro sia un mero scambio di prestazione fisica-intellettuale e danaro. Il lavoro è molto di più: è ricerca di sé stessi, sviluppo dei propri talenti, emancipazione della persona, ricerca di equilibrio e felicità. Vincenzo, probabilmente non c’è #lavorobenfatto senza #lavorochepiace. Forse saremo tropo marxiani, ma il lavoro è il ponte che collega gli esseri umani gli uni agli altri: per questo è anche occasione di incontro, contaminazione e creatività.»
Ecco, adesso sì che è finita la storia, ma solo questo pezzetto, perché di questi due ragazzi sentiremo parlare ancora. Tu intanto segnati i loro nomi: Leandro Mazzarella e Christian De Luca.

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