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Francesca, il banchetto e i gioielli

Caro Diario, nei giorni scorsi sono passato dalla bottega della mia amica Sara Lubrano e come accade ogni volta ci ho trovato tante cose belle, affetto, gioielli, caffè schiumato e nuovi amici, e amiche.
Non ti voglio anticipare nulla, ma questa volta l’amica è stata davvero speciale, si chiama Francesca Caccioppoli, tiene 25 anni, ha lo sguardo da ragazzina e la testa che sembra una vecchia, ma vecchia non nel senso di antiquata, vecchia nel senso di saggia, di consapevole, di determinata, anzi no, ha lo sguardo da ragazzina e la testa da giovane, giovane nel senso di saggia, di consapevole, di determinata.
Il momento preciso, anzi i due momenti precisi, in cui ho deciso di raccontarla te li dico alla fine, tu prima leggi quello che mi ha mandato Francesca quando le ho chiesto di raccontarsi e come me lo ha mandato, poi io alla fine ti dico. Buona lettura.

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Questa è Francesca
Caro Vincenzo, direi che nell’affrontare la vita ho un’indole abbastanza avventurosa e molto ottimista, mi piace fare cose nuove e conoscere persone ma, allo stesso tempo, sono abbastanza timida e quasi “paurosa” in un certo senso, anche se non si direbbe. Insomma mi ci butto nelle esperienze, ma non senza riserve.
Più materialmente parlando, amo leggere (passione trasmessa da mia madre); tra i miei scrittori preferiti ci sono José Saramago per la sua capacità di raccontare la natura umana, Isabel Allende e Murakami Haruki che raccontano storie tra realtà e fantasia ed è un po’ il mio modo di vedere il mondo.
Mi piace molto la musica, mi piace ascoltarla mentre lavoro e sopratutto cantare, anche se sono stonata.
Sono molto sportiva e pigra allo stesso tempo, ho sempre fatto sport, in articolare atletica, ed ero anche bravina. Penso sia fondamentale lo sport nella vita delle persone, ti insegna ad avere una disciplina ed ottenere risultati facendo sacrifici, ad affrontare l’ansia e lo stress delle gare. Amo sciare, fare surf, giocare a racchettoni, pattinare, insomma tutto!
Per alcuni aspetti, condivido la cultura orientale più che quella occidentale, pratico il Reiki, uso la medicina omeopatica quando posso e l’osteopatia, tutto ciò che risolve la causa del problema e non il sintomo.
Sono molto nostalgica, amo tutto ciò che mi riporta a qualche tempo fa, tipo giochi da tavola e fotografie stampate, sarei felicissima di giocare a nascondino il sabato sera se qualcuno giocasse con me. Questo mi porta a ciò che non sopporto, per esempio la tecnologia e il vedere la direzione che il mondo sta prendendo.
Vincenzo sembra un cliché, ma davvero non sopporto vedere i miei coetanei e, ancor di più, i bambini incollati agli schermi, secondo me porta alla pigrizia più totale e all’annullamento dei rapporti umani e questo mi sembra assurdo. Questo è un motivo in più per amare il mio lavoro cosi manuale, anche se allo stesso tempo so che devo sfruttare i social per farmi conoscere, per adesso ho un profilo Instagram e uno Facebook, quando hai un attimo puoi andare a vedere le cose che faccio.
Tornando a noi, spesso penso che sarei stata più a mio agio in un tempo diverso da quello attuale. I momenti nei quali negli ultimi anni mi sono sentita più a mio agio sono quelli in cui ho viaggiato. Sì, direi che i viaggi mi hanno permesso di incontrare persone simili a me con cui parlare e ascoltare perché si è profondamente interessati all’altro.
Ah, un’altra cosa che non sopporto sono le lamentele, non mi piace chi vede tutto nero, chi si lamenta di tutto, trovo che queste persone abbiano un energia negativa palpabile.
Naturalmente ho anche io le mie fisime come tutti, per esempio sono molto disordinata, posso essere circondata dal caos  ma se c’è un cassetto o un anta aperta, la devo chiudere!
Ancora un paio di cose o anche tre che amo: i gatti, mangiare e soprattutto viaggiare, ma forse questo si è capito già.

Formazione
Come ti dicevo quando ci siamo incontrati, ho sempre saputo di voler fare gioielli, con maggiore consapevolezza da quando avevo 15-16 anni. I miei primi gioielli li facevo con le graffette colorate e qualcuno li comprava anche.
Detto ciò aggiungo che ho frequentato il Politecnico di Milano e mi sono laureata in Design della Moda, anche se era un po’ “fuori tema” e non mi sono mai trovata troppo bene nell’ambiente, spinta dai miei genitori per avere una laurea statale, un po’ come paracadute nella vita. L’ho fatto comunque con tranquillità, sia per mia responsabilità – sapevo che era una buona formazione e mi avrebbe dato un buon curriculum – sia per rispetto e fiducia nei confronti dei miei genitori.
Allo stesso tempo ho frequentato la Scuola Orafa Ambrosiana a Milano per formarmi in oreficeria e modellazione della cera e ho fatto un mini master sempre al Politecnico di tre mesi in Design del gioiello.
Dopo la Laurea ho incontrato Sara, ed è stato bellissimo conoscerla, la conosci, lei è una persona stupenda, in questo ambiente dove tutti tendono ad essere un po’ “chiusi” per paura di essere copiati o chissà che, lei è stata subito disponibile ad insegnarmi tutto quello che poteva servirmi, mi ha aiutato a conoscere l’ambiente degli orefici a Napoli e mi ha fatto vedere che il mio sogno sarebbe stato realizzabile.
Dopo poco ho trovato lavoro a Londra, ho lavorato per una giovane Designer, Maya Magal. E direi che questa esperienza mi ha davvero cambiata. Maya è un’altra persona meravigliosa, mi ha dato subito un sacco di fiducia e di responsabilità facendomi sentire in grado di fare cose che non pensavo di poter fare a 23 anni e appena laureata. Sono stata parte della crescita della sua azienda e dell’apertura del suo primo negozio dove realizzavo tutti i gioielli su commissione, fedi, anelli di fidanzamento, di tutto di più! A un certo punto però, come spesso succede a chi vive a Londra, ho realizzato che non avevo nient’altro che il lavoro e ho deciso di cambiare.
Ho fatto subito dopo un rigenerante viaggio in Perù di un mese, è stata un’esperienza fantastica e ovviamente è stata una fonte di inspirazione per una collezione di gioielli.
Dopo ho seguito l’amore, nel senso che per un periodo sono andata a vivere a Valencia con il mio ragazzo per sei mesi. Anche vivere la Spagna è stata un’esperienza bellissima.
Infine, dopo aver vissuto in due città abbastanza “grigie” ho deciso di tornare a Napoli per realizzare il mio sogno con il sole, il mare e le persone che sono infinita fonte di inspirazione.
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Lavoro
Per quanto riguarda il lavoro, il primo lavoro in assoluto è stato a Bristol, tra il liceo e l’università. Ho vissuto lì per tre mesi per imparare l’inglese che mi è sempre piaciuto molto, ho lavorato in un vecchio pub, il classico pub di quartiere, è stata una bellissima esperienza, ero piccola, non parlavo benissimo l’inglese ma, come poi ho visto nei viaggi successivi, gli italiani e soprattutto i napoletani se la cavano sempre e sono ben voluti da tutti, così me la sono cavata anch’io e cosi ho approcciato il lavoro. Dopo, a Milano, durante l’università, ho sempre lavoricchiato, un po’ come hostess agli eventi, un po’ come cameriera e un po’ come hair model, insomma ho fatto varie cose.
Poi c’è stato il lavoro a Londra dove sono stata per due anni e chiaramente quello è stato il vero e proprio approccio al lavoro da “adulti”, come ti dicevo con responsabilità e soddisfazioni, con la necessità di guadagnarsi il pane, perché solo lì capisci veramente cosa vuol dire.
Mentre lavoravo a Londra ho sempre provato a fare i miei gioielli, come diciamo a Napoli di stramacchio, in sordina, ma più passava il tempo e più sentivo che la spinta che avevo dentro non era soddisfatta e che quindi dovevo prendere una mia strada, realizzare il mio progetto.
Purtroppo oggi l’Italia non è il posto ideale, ma le mie esperienze mi hanno fatto conoscere il mondo fuori e ho capito che è possibile farcela anche qui, ma bisogna puntare in alto e fare le cose per bene.
Ho chiamato la mia linea di gioielli “MARECHIARO” sia per il posto reale, che è meraviglioso, sia perché il mare stesso è il tema di molte delle mie creazioni.
Per ora ho il mio banchetto in casa e sto solo facendo, facendo e facendo un sacco di gioielli, tutti quelli che per anni ho sempre voluto fare, insomma sto dando sfogo alla mia creatività, poi c’è anche tutta la parte burocratica che sto affrontando con i consigli di Sara e l’aiuto dei miei genitori. Per settembre sarà tutto pronto per la vendita al pubblico.
Non ho sogni impossibili, il mio obiettivo è quello di potermi guadagnare da vivere facendo questo lavoro che mi rende davvero felice.
La cosa curiosa è che creare gioielli per me, fin dal primo orecchino con la graffetta, è sempre stata una cosa istintiva, non so spiegarlo bene ma è come se lo facessi perché mi viene da dentro, come se le mani lavorassero quasi da sole.
Cosi si spiega il mio processo creativo, un po’ differente dal solito. Non faccio quasi mai disegni dei miei gioielli, ho un piccolo spunto in mente, e poi il gioiello lo creo sul banchetto nella stessa fase della lavorazione, modellando i materiali, seguendo man mano le idee nuove che mi vengono. Così ho creato il gioiello che più rappresenta la mia linea, l’anello underwater, non avrei mai potuto disegnarlo, ho solo pensato che avrei voluto ricreare la superficie del mare increspato, allora ho fatto vari anelli di cera e ho iniziato a provare e provare finché non è uscito fuori ciò che avevo in mente.
Detto ciò, quello che più mi affascina di questo lavoro è proprio la magia di creare cose bellissime e raffinate dal nulla e con le proprie mani. Penso di avere un immensa fortuna ad aver trovato già a 25 anni il lavoro della mia vita. So che non è banale fare della propria passione un lavoro.

Famiglia
I miei genitori mi hanno sicuramente insegnato il profondo valore del lavoro come espressione di una parte di sé e anche come sicurezza economica che ti permette di fare.  Mi hanno dimostrato che non bisogna dare niente per scontato, che bisogna fare dei sacrifici per raggiungere i propri obiettivi ma allo stesso tempo a non fare del lavoro l’unico scopo nella vita.
Ammiro estremamente entrambi i miei genitori nella vita e nel lavoro.
Mio padre è un chirurgo oncologo pediatra, un lavoro psicologicamente molto stressante e manualmente difficilissimo, mette tantissima passione nel suo lavoro e forse è proprio per questo che lo affronta cosi bene e riesce ad essere sempre ottimista; ma più che nel lavoro mi ha insegnato valori importantissimi nella vita, a partire dall’umiltà e dalla fiducia nelle persone.
Mia madre è una maestra di scuola elementare, a partire dalla laurea, che ha preso a 30 anni e con due figli, al lavoro precario per tanti anni, mi ha dimostrato i sacrifici che si possono fare per un lavoro che ti piace davvero. Lei è una di quelle maestre che crede davvero nel suo ruolo di educatrice e nel suo ruolo nella vita dei bambini a cui insegna. A me ha insegnato la libertà e l’importanza di essere indipendente.
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Ecco amico Diario, lo so che lo hai capito già, ma le due cose che più mi hanno fatto impazzire del racconto di Francesca sono state quando mi ha detto che lei lo ha saputo sempre cosa doveva fare, perché lì mi connesso con il daimon, con Plotino, con Hillman, con mio padre e con la streppegna, e quando mi ha detto che si è laureata perché pensava che potesse servirle comunque e per l’amore e il rispetto che ha per i suoi genitori, ti assicuro che me l’ha detto proprio così, come la cosa più normale del mondo, come io posso dire a te andiamoci a fare una piazza o un panino con la mortadella.
Sì amico Diario, Francesca è un altro piccolo grande esempio della meglio gioventù, ma quella vera, quella che c’è, esiste, e quasi nessuna la racconta, per questo sono stato così contento, ne ho parlato anche a casa di Maria D’Ambrosio durante la presentazione di Novelle Artigiane.
Ecco, scusami ma adesso ti saluto, tengo da fare, questa storia la voglia condividere al più presto con tutte le mie amiche e i miei amici. Alla prossima.