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Note a margine

INDICE
1. Ci siamo
2. A casa di Maria
3. Jepis, Antonio e gli incipit
4. La pizza da Michele
5. Fatte da noi
6. Senza dolcino
7. La panchina di Giovanni
8. Run Radio
9. Bar/co Cerillo e le miniature di Letizia
10. Letizia and me
11. Giovanni e Felice Mariella
12. Il booktrailer
13. Ci vediamo da Sara
14. Hoka Hey
15. Vicoletto Belledonne a Chiaja
16. Novelle d’Agosto
17. Tu chiamale se vuoi, emozioni
18. Ce la possiamo fare
19. Next stop Guardia Perticara
20. Simone Bigongiari
21. Vito Verrastro
22. Sguardo artigiano
23. Antonio Fresa e il Museo Magma
24. Agostino Massaro
25. Novelle Maremmane
26. Elisabetta e il signore che viene a fare l’orto
27. Per tentativi ed errori
28. Int’A Rezza
29. Tanti auguri Loris
30. A Rezza e il libro sospeso di Mirko
31. Acidicolori
32. La struttura di Robert McKee

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Ci siamo Torna alle Note
Caro Diario ci siamo, Novelle Artigiane c’è e le persone stanno cominciando a leggerlo. Come puoi immaginare sono molto contento e mi fa piacere condividere la mia gioia con te. Però insieme alla contentezza ho anche una certa ansia, e anche di lei sento il bisogno di parlarti. Come sai da grande ho deciso di fare lo scrittore, e adesso ho paura di non farcela, di non essere all’altezza.

Ti dico la verità amico mio, a questa ansia non sono abituato. Quando scrivo una storia, o un paper, o un libro di quelli che trovi nelle librerie negli scaffali di saggistica, non tengo mai paura, penso che è bello, mi piace e basta, sono sicuro di me, e non per presunzione, perchè sono uno che lavora serio, che legge e studia un sacco di cose prima di scrivere, che ha cura di quello che scrive, cita e verifica le fonti, insomma uno che sa e che fa quello che si deve fare quando si scrive una storia, un paper, un libro.
Con le novelle no, non funziona così. Come ho scritto nella lettera che trovi alla fine del libro, il salto dalla saggistica allo storytelling è grande ma quello dallo storytelling alla letteratura è esagerato, almeno secondo me.
na98Come dici? Ma per quale ragione uno alla mia età si deve mettere in testa di fare lo scrittore? Potrei risponderti perché quando faccio lo scrittore mi sento felice, e sarebbe la pura verità, però questa è la seconda ragione. La prima, spero di non deluderti, è perché sento la necessità di fare qualcosa con le mie mani. Sì, fare, non scrivere, perché scrivo anche quando faccio lo storyteller o il saggista. Fare come fa mastro Antonio quando fa un mobile. O mastro Domenico quando fa un sandalo. O mio padre quando faceva una casa. Sì amico mio, sento l’urgenza di fare con le parole. Di fare con le parole. Di fare con la testa, con le mani e con il cuore.

Sì, soprattutto per questo da grande voglio fare lo scrittore, perché lo scrittore fa, inventa mondi e possibilità con le parole. Per questo le mie novelle sono artigiane, perché le ho fatte io, con le mie mani. Per questo sono felice, perché scrivendo queste novelle ho potuto recuperare l’uso delle mie mani e far quadrare il cerchio della mia identità. Naturalmente in un certo senso, ma un senso che ti assicuro per me a questo punto della mia vita è molto importante.
cornice2a Vedi amico mio, io con la testa me la sono cavata sempre abbastanza bene; discreta intelligenza, robuste dosi di determinazione e di resilienza, scugnizzo quanto basta, capacità di coniugare visione, strategia e concretezza. E anche per quanto riguarda il cuore non ho mai avuto particolari problemi, non solo perché voglio bene a un sacco di persone ma anche perché ho una naturale empatia verso il mondo che mi circonda, come avrebbe detto mia madre sono una persona di cuore. Con le mani no, quelle per me sono stato sempre un problema. In una famiglia dove mio padre era un mostro, nel senso che sapeva fare tutto, mio fratello Gaetano anche, Antonio è quasi come papà e Gaetano e Nunzia pure, io niente. Neanche avvitare una lampadina, e ti garantisco che non dico tanto per dire.

Voglio fare lo scrittore perché inventando mondi e modellando storie con le parole mi sento così bene che certe sere devo fare uno sforzo per non piangere per la felicità. Mi devi credere amico mio, è bellissimo, in quei momenti non hai paura di nulla, non ci pensi se quello che stai facendo piacerà oppure no, forse non te ne importa neanche, esisti solo tu e le tue parole, tu e il tuo lavoro, tu e la tua opera. A volte penso che è per questo che l’amico muratore di cui racconta Levi a Roth anche se sta in un campo di concentramento e odia i tedeschi, la loro cultura e tutto quello che rappresentano quando gli dicono di fare un muro lo tira su bello dritto e forte, perché quello è il suo muro, la sua opera, e la sta facendo con le sue mani.
Ecco, io non lo so se scrivere un racconto è questo, se la letteratura è questo, so però che quando lo faccio sto bene e mi piace stare bene.

Detto tutto questo caro Diario, mi resta da aggiungere che Novelle Artigiane è un libro da leggere con leggerezza. Perché no amico Diario, L’ultima cosa che devi fare è pensare che stai per leggere i racconti di un nuovo Borges, di un nuovo Carver o di un nuovo Hemingway. Io sono solo un vecchio Moretti e questo voglio essere. No, te lo dico perché altrimenti finisce come diceva mio padre, nel senso di guagliò, ccà s’è ‘mbriacata ‘a grammatica”. Conto di tornare presto, buona lettura.
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A casa di Maria Torna alle Note
Caro Diario, domani pomeriggio sono con Jepis a Caselle, una fuga di qualche ora, venerdì mattina presto si riparte, ma con lui le ore valgono settimane, bastano per inventarsi parecchie cose.
Come dici amico mio? Così ti sto dicendo senza dirti niente? Un poco hai ragione, però ti chiedo di avere un po’ di pazienza, tanto domani ritorno, e ti racconto tutto e magari ti faccio anche vedere un po’ di cose, perché sempre nelle poche ore con Jepis ci infili l’idea, la produzione, la postproduzione e la condivisione.
Ne approfitto per ricordarti che Mercoledì 20 alle 18:00 Maria D’Ambrosio ha organizzato a casa sua Un libro, un pasticcino e un caffè, per ora il format sembra avere un grande successo e se conosco Maria ho motivo di credere che il risultato sarà ancora superiore alle aspettative.
La novità che ancora non ti ho detto è che la mattina del 27 – grazie al mio amico Antonio D’Amore e a un po’ di studenti affettuosi come Nicola Chiacchio – sarò a RunRadio dalle 10:15 alle 10:45 insieme a Novelle Artigiane, e naturalmente sono molto contento, è una bella occasione per raccontare il mio lavoro. Ah, stiamo anche continuando a fare il lavoro sui social e anche quello aiuta, Luca poco fa ha postato su Instagram la foto con la quale ti saluto, a me è piaciuta un sacco, spero piaccia un poco anche a te, in questi tempi difficili bisogna lavorare con pazienza e in profondità, e c’è bisogno dell’aiuto di tutte/i. A presto.
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Jepis, Antonio e gli incipit Torna alle Note
Caro Diario, intorno alle 16:00 sono arrivato in Bottega a Caselle e con Jepis e Antonio Torre, abbiamo fatto prima un salto al bar e poi ci siamo messi al lavoro. Quello che ne è venuto fuori te lo dico tra poco, ti anticipo solo che l’idea giusta è venuta in parte ad Antonio e in parte a Jepis, io per ora non ho fatto niente se non quello che mi hanno chiesto di fare loro. A più tardi.
Rieccomi amico Diario, ti porto in regalo il primo dei tre video realizzato da Jepis con la complicità mia e di Antonio. Da domani girerà anche sui social, ma questa sera è tutto per te. Goditi la lettura, dura poche decine di secondi, goditi il video, ma goditi soprattutto la panchina. Sì, la panchina amico mio, perché lei non è solo una panchina, è una porta, è la sliding door che tu ti ci siedi sopra e lei da ti trasporta a Yod, oltre l’universo di Mem, Da Caselle in Pittari a Cip, da Jepis a Jonas. Stammi a sentire caro Diario, non la perdere mai di vista quella panchina lì.

 
La pizza da Michele Torna alle Note
Caro Diario, giornate molto intense le ultime due, tra lavoro e novelle le cose da fare non mi sono mancate, ieri sera stavo praticamente in coma, ma comunque come si dice da queste parti ” ‘ napultano sicc se fa, ma nun more”, il napoletano diventa magro ma non muore, in pratica un modo per sottolineare la resilienza di questo meraviglioso e contradditorio popolo.
Tornando a noi, giovedì sera con Jepis e Antonio da Michele Croccia la serata è stata spettacolare. Abbiamo mangiato cose buonissime – sì amico mio, te lo ripeto ogni volta, di fronte al buono e al bello non bisogna mai smettere di stupirsi – abbiamo fatto belle chiacchiere e messo a punto un po’ di idee tutti assieme.
Non ti dico poi quando gli ho dato la maglietta come è stato contento, e io con lui, perché come ho scritto sui social a me questo fatto che a Caselle in Pittari, nel Cilento, sul Pianeta Terra, lui sia Michele mentre invece a Cip, sul Pianeta Yod, oltre l’universo di Mem, è Matteo, mi fa impazzire. Proprio così, caro Diario, perché le mie Novelle Artigiane sono fiction, come direbbe il grande Italo Calvino, ma questo non toglie loro possibilità e verità, e se devo trovare un senso a tutta la fatica che ho fatto, ebbene sì, il mio senso è questo, perché penso davvero che se una cosa la puoi pensare la puoi fare.
Ciò detto, ti lascio con il secondo dei tre video girati da Jepis, la protagonista è sempre lei, la panchina, che se riusciamo a far quadrare una serie di cose ritornerà ancora in questi nostri racconti, però per adesso non posso dirti di più altrimenti Jepis mi ammazza. Buona visione.

 
Fatte da noi Torna alle Note
Caro Diario, sono molto contento di queste prime due settimane di vita delle Novelle Artigiane. La scelta di autoprodurre il volume è naturalmente impegnativa, ci stanno un mare di cose di cui Luca e io ci dobbiamo occupare in prima persona, però ti assicuro che non penso mai “chi me lo ha fatto fare”, anche la produzione materiale dell’oggetto libro è parte del nostro approccio artigiano, e insomma esserci riusciti con questa qualità è per noi una bellissima soddisfazione.
Anche dal versamente della promozione – si dice così, vero? – pian piano la macchina si mette in moto. Domani come sai siamo da Maria D’Ambrosio con il format “Un libro, un pasticcino e un caffè” e domenica 1 Luglio a Bacoli, al Bar/co Cerillo, ci sarà una nuova presentazione delle Novelle.
Intanto ho pubblicato anche il terzo e ultimo video che Jepis ha girato venerdì scorso, ti metto il link qui e ti saluto, comunque ritorno presto, ti devo raccontare come è andata da Maria.

 
Senza dolcino Torna alle Note
Caro Diario, la serata organizzata da Maria D’Ambrosio è stata bella assai, solo che il giorno dopo mi è venuto il febbrone, fosse stata viva zia Concetta avrebbe sentenziato “chille song l’uocchie sicche”, faccende da iettatori insomma, ma tanto noi che siamo figli dell’illuminismo a queste cose non ci crediamo, scusami, il tempo che metto via l’aglio e il corno e ritorno.
Allora, rieccomi qua, come ti dicevo bellissima serata, metto in fila senza ordine di priorità, così come mi vengono in mente un po’ delle cose che sono accadute: nuove persone sono entrate nella mia vita; una delle amiche presenti mi ha chiesto se sono disposto a ripetere l’esperienza sul terrazzo di casa sua e naturalmente le ho risposto che ne sarei felice; con un’altra amica siamo rimasti un po’ a chiacchierare anche dopo e così ho scoperto cose su Camilleri che non conoscevo; Luca ha pubblicato una bella storia su Instagram; sono potuto stare mezza giornata con mia sorella Nunzia, era in ferie, mi ha fatto un regalo bellissimo e ha fatto anche le fotografie, nei prossimi giorni te le faccio vedere; la recensione che ha scritto Maria sarà pubblicata nei prossimi giorni su Il Mattino, naturalmente anche su questo ti tengo informato; tutte le persone che hanno comprato il libro sono state gentili e mi hanno chiesto una dedica; il rustico che ha fatto la mamma di Maria era squisito e pure l’Asprinio di Aversa che ho portato io non era male; la “mia” Cinzia è riuscita a districarsi tra i suoi mille impicci lavorativi e ad arrivare anche lei per tempo.
Jà, dici la verità amico Diario, mi sembra lo spot di “cosa vuoi di più dalla vita”. E invece ti dico che non tutto è andato come doveva andare, perché non è arrivato il dolcino, e mi spiace dirlo ma la colpa è di Maria, perché i pasticcini li dovevo portare io, poi lei ha insistito per fare lei il dolce, poi una sua amica si è messa in mezzo e si è offerta a propria volta dopo di che morale della favola ha avuto un contrattempo e non è potuta venire e così siamo rimasti senza il dolce, però avevamo la foto, bellissima, solo che non si mangia.
Ecco, spero che si sia capito che sono contento di come è andata, la settimana prossima il viaggio di Novelle Artigiane continua mercoledì 27 Giugno a Run Radio e domenica 1 Luglio al Bar/co Cerillo. A presto.
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Post Scriptum
Caro Diario, Maria mi ha mandato la foto della torta che non è arrivata. Lei dice che mancava solo lo zucchero a velo, io l’avrei mangiata anche senza.
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La panchina di Giovanni Torna alle Note
Caro Diario, della presentazione a RunRadio ti racconto domani, sono tante cose, e ho bisogno di far sedimentare un attimo le emozioni, e poi stasera ti devo raccontare della panchina, aspetta che ti faccio vedere subito lo schizzo e poi ti dico.
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Allora amico Diario, tutto proprio tutto non te lo posso dire, perché altrimenti faccio spoiler ai miei danni, però ti posso dire comunque un bel po’ di cose, per esempio che:
l’idea è nata un paio di venerdì mattina fa mentre in macchina tornavo a Napoli con Jepis e Felice;
alla panchina in Novelle Artigiane sono dedicate una manciata di righe e però sono righe importanti nel senso che lei è una specie di sliding door come ti ho già detto quando abbiamo girato i brevi video con i tre incipit delle tre novelle;
Jepis ha realizzato recentemente un bellissimo video dedicato a Giovanni Mariella, ti metto il link così te lo vedi, ti assicuro che ne vale la pena;

 
Senza sapere né leggere e né scrivere, come avrebbe detto mio padre, Jepis e io abbiamo deciso di chiedere a Giovanni di realizzare la panchina in legno e ferro nella sua bottega, e lui ci ha detto di sì, e il disegno che hai visto all’inizio è lo schizzo che ci ha mandato.
Ecco amico Diario, quello che ti posso dire per ora è questo, che non mi sembra poco, penso che tornerò presto a parlarti della panchina, perché con la complicità di Giovanni ci siamo dati tempi stretti, intanto ti saluto, ritorno domani e ti racconto di RunRadio.

Run Radio Torna alle Note
Caro Diario, come sai ieri sono stato A Run Radio e come ti ho scritto ieri è stato molto bello. Non se se ti ricordi, ma l’ultima volta c’ero stato per l’uscita della prima delle mie tre Novelle Artigiane in formato kindle, L’uomo che aggiustava le cose, e già questo dice un mondo, e poi ci ho ritrovato un po’ delle ragazze e dei ragazzi che hanno frequentato il corso con Maria D’Ambrosio and me – uno per tutti Nicola Chiacchio – e insieme a loro il loro maestro, il mio amico prof. Antonio D’Amore che come sempre è stato squisito e anzi nel pomeriggio ha scritto un post che mi ha fatto davvero emozionare. No, il post non te lo faccio leggere, facciamo così, metto la foto che ci siamo fatti e questa parte qui la chiudiamo, se proprio non resisti il post te lo cerchi sui social.
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Tornando a noi, il programma si chiama BookLovers ed è condotto in maniera molto professionale e altrettanto simpatica da Alessia Capone ed Eugenia Peluso, ci puoi vedere in quest’altra foto, ti assicuro che è stato un piacere stare per un’ora in loro compagnia a parlare del libro, del lavoro ben fatto, dei progetti futuri, delle ragioni e delle motivazioni che mi hanno spinto a scrivere fiction dopo 40 anni da saggista e storyteller. Certo, le canzoni non erano proprio tutte nella playlist delle mie preferite, ma come si dice nessuno è perfetto, e sono stato contento anche così.
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Come dici? Vuoi sapere più nel dettaglio che cosa ci siamo detti?
Guarda che tra qualche giorno pubblico il podcast, comunque non è stato facile, perché non è che potevo raccontare i contenuti delle tre novelle, però mi è piaciuto dire che l’ho scritto perché mentre scrivo sono felice; che l’azione si svolge su più mondi interconnessi: la Terra, Yod che si trova oltre la galassia di Mem, il mondo dei sogni; che i protagonisti sono Luigino, mastro Giuseppe, il padre Jacopo, donna Sofia e Jonas; che all’inizio della prima novella Luigino ha 11 anni e alla fine della terza ne ha 30; che nei miei progetti futuri c’è scrivere, scrivere e scrivere racconti per essere felice, felice e felice fino all’infinito e oltre.
Ecco, queste sono un poco delle cose che ho detto, e poi anche che sono orgoglioso che il libro ce lo siamo fatti con le nostre mani e che mi hanno aiutato tante persone che ho ringrazito alla fine, e però tre le ho ricordate e sono Luca Moretti, Cinzia Massa e Giuseppe Jepis Rivello. Adesso però mi fermo, perché altrimenti finisce che quello che non ho detto alla radio lo dico qui e faccio il guaio. Alla prossima.
P.S. le/i ragazze/i mi hanno anche “costretto” a fare un selfie, non ti dico che cosa ci è voluto, comunque te lo metto qui così lo vedi.
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Bar/co Cerillo e le miniature di Letizia Torna alle Note
Caro Diario, dall’ultima volta che ti ho scritto sono successe parecchie cose, provo a mettertele in fila, così evito di fare confusione, almeno spero.
1. Domenica scorsa abbiamo presentato il libro a Bar/co Cerillo. Detto come va detto, dal punto di vista delle persone presenti non ha funzionato, lo puoi vedere dalle foto, sarà la prima domenica di gran caldo, sarà l’orario – le 19:00, sarà quel che sarà non ha funzionato, nonostante l’impegno mio, del mitico Diego D’Orso e degli altri amici di Bar/co. Sì, certo, ci sto pensando a come fare in modo che la presenza alle prossime presentazioni sia più numerosa, ma naturalmente se a te o a qualche amica/o che ci legge viene un’idea io sto qua, felice di ascoltarla. Detto questo, posso aggiungere che è stata comunque una bella occasione per parlare del libro con i miei amici Antonio Lucisano, Angelo Savio e Chiara Improta e per conoscere un po’ di nuove persone, perché alla fine funziona come diceva mio padre, ‘o cavallo bbuono se vede ‘ncoppa ‘a sagliuta. Ah, con Diego abbiamo attrezzato (in realtà ha attrezzato) anche l’angolo per la vendita del libro al bar e appeso la locandina, e anche questa è una gran bella cosa come puoi vedere dalla foto.


2. Sono arrivate le recensioni al libro di Letizia Salomone e di mia sorella Nunzia, sul blog di Novelle Artigiane le trovi rispettivamente qui e qui, ti consiglio di leggerle e poi ne parliamo.
3. La redazione di RunRadio mi ha inviato il podcast dell’intervista a BookLovers, la puoi ascoltare qui, anche mentre fai altro, è uno dei vantaggi della radio.
4. Letizia Salomone si è messa a fare le miniature, le puoi vedere qui, ribadisco soltanto che il fatto che questa storia della realtà che diventa fantasia e della fantasia che diventa realtà stia prendendo una sua via e si stia svincolando da me, cominciando a contagiare la nostra comunità, mi rende felice come un bambino.
5. Sulle vie del Caf ho incontrato Giovanni Pisano, il mio #bookpusher di fiducia, dice che si sta organizzando per fare quello che deve fare, intanto gli ho dato il libro e ci siamo anche fatti la foto, per il resto stiamo sul pezzo. Alla prossima.
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Letizia and me Torna alle Note
Caro Diario, ieri mi ha riscritto Letizia e mi ha inviato altre foto, anche in questo caso mi limito a fare il cronista, cerco di provocare curiosità e di evitare di spoilerare le mie stesse novelle.
Questo è quello che mi ha scritto Letizia: “Caro Vincenzo, per quest’ultima miniatura mi sono impegnata perché credo abbia un’importanza particolare, ma soprattutto perché ha in sé la magia che attraversa poi il tutto. È come se partisse tutto da lì, da quel sacchetto e quella panchina. Ecco, tu hai regalato un po’ di magia a me ed io ne ho regalata un po’ a te. Ah, dimenticavo, stavolta ho usato il colore, altrimenti quell’effetto di vissuto non sarebbe mai venuto fuori”.
Le ho viste, mi sono commosso, le ho pubblicate tutte su NovelleArtigiane.it e ho ringraziato Letizia, che mi ha scritto ancora questo: “Sono contenta che le miniature ti siano piaciute. Volevo solo dirti che per me è stato semplice, il merito va a te. E comunque devo ringraziarti perché leggere mi ha emozionata e realizzare quelle miniature anche di più. Mentre le facevo pensavo a Mastro Giuseppe e alle immagini che mi ero creata nella mente leggendo e poi pensavo a tanto altro ancora. E proprio guardare quell’immagine che tu hai postato mi commuove. A te per un motivo e a me per un altro”.
Ecco, questo è quello che ci siamo detti, tutte le immagini se vuoi te le vai a vedere qui, qui te ne metto una sola, appena la vedi capisci il perché.
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Giovanni e Felice Mariella Torna alle Note
Caro Diario, ieri è arrivata la panchina realizzata dal maestro artigiano Giovanni Mariella con il contributo di suo padre Felice.
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Appena riesco conto di raccontarti il lavoro di Giovanni, perciò per adesso ti dico solo tre cose:
1. la panchina è bellissima, non ha saldature, è tutta inchiodata, la seduta è in legno di faggio stagionato, per quanto anche in fotografia si possa vedere che è bella ti assicuro che da vicino toglie il respiro;
2. questa che Giovanni ci ha regalato non è solo una panchina, è anche e soprattutto una possibilità, anzi sono tante possibilità, legate al dono, alle relazioni tra le persone, al potere di pensare e di fare, al potere di chiedere e di dare, alle porte sempre più aperte tra i mondi fantastici e i mondi reali;
3. questa storia della panchina non finisce qui, ci saranno ulteriori sviluppi, ci stiamo lavorando con Jepis e con Luca, naturalmente appena ci sono novità ritorno.
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Il booktrailer Torna alle Note
Caro Diario, scusami se non mi sono fatto vivo per un po’ di giorni ma tra il lavoro, il Camp e il Palio del Grano 2018 è stato davvero complicato districarmi.
Comunque ci stanno tante belle novità, a partire dalle nuove recensioni che sono arrivate, quando hai un poco di tempo le puoi leggere su Novelle Artigiane. I giorni trascorsi a #Cip oltre ad essere stati straordinari in sé mi hanno permesso di fare la conoscenza di un bel po’ di belle persone, e alcune di loro hanno comprato e stanno leggendo il libro e questo come puoi immaginare mi fa molto piacere. Jepis ha realizzato il booktrailer, ed è bellissimo, lo puoi vedere tra un minuto alla fine del post. Alla voce criticità segnalo ancora la difficoltà a far girare il libro al di fuori della cerchia degli amici, bisognerà inventarsi qualcosa di diverso dal versante della promozione, vediamo se mi viene un’idea.
Come dici amico Diario? Dovrei pensare qualcosa di dirompente tipo il bimbo che morde il cane? Come se fosse facile. Provo a vedere nel guinnes dei primati qual è il record per la lettura di un libro senza interruzione ad alta voce, magari posso provare a leggerlo tutto di seguito e stabilire un nuovo record anche se mi sembra difficile. Certo che ti faccio sapere, tu intanto guardati il corto realizzato da Giuseppe.

 
Ci vediamo da Sara Torna alle Note
Caro Diario, forse lo avrai già letto sui social e forse no ma io sono troppo contento perché dopodomani, Mercoledì 25 Luglio, alle 18.30, Sara Lubrano e io raccontiamo Novelle Artigiane nei pressi della sua bellissima bottega, a Napoli, in vicoletto Belledonne a Chiaia.
Come dici? Certo che abbiamo invitato tutte le amiche e gli amici napoletane/i, sono convinto che sarà una gran bella serata, naturalmente poi la sera stessa o al massimo il giovedì mattina ti racconto tutto per filo e per segno, tu intanto aiutami con il passa parola.
Prima di lasciarti, ti segnalo questa bellissima conversazione con la mia @mica Michela Cordò. Non ti anticipo niente, ti dico solo che aveva ragione mio padre, nel senso che si campa anche di soddisfazione, per il resto leggi e oi fammi sapere cosa ne pensi. Alla prossima.
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Hoka Hey! Torna alle Note
Caro Luca, oggi come direbbe il mitico Cavallo Pazzo “Hoka Hey! È un buon giorno per morire!”.
Nella chat ho trovato un messaggio troppo bello di Laura Ressa che ha finito di leggere la prima delle tre novelle, poi te lo faccio leggere da vicino che non lo posso pubblicare, svela troppe cose, spoileraggio allo stato puro, però è fantastico. Ti dico solo che le ho scritto che le voglio bene e che spero di incontrarla al più presto, perché strano ma vero non ci siamo ancora mai visti da vicino, e lei mi ha risposto questo: “Anch’io ti voglio bene, caro Vincenzo. Le parole che scrivi sanno toccare il cuore con semplicità, umiltà e profondità. E farò in modo che questo il mondo lo sappia”.
Dopo di che mentre sto in chat con Jepis mi scrive “la maestra Elisabetta alla quale donai il libro qualche giorno fa mi ha fermato entusiasta stamattina”.
Infine, ma solo per modo di dire, Elisabetta Casarin, alla quale avevo proposto una cosa per Radio Stonata, prima rispone alla mia richiesta e poi mi scrive “Ciao Vincenzo, sai che ho regalato il tuo libro al signore che viene a fare l’orto con mio papà e si è commosso? È tutto bello, iniziando dalla copertina rugosa e coi colori vividi dell’uva e del vino.”
Hoka Hey amicco Diario, sono troppo contento, vado a dirlo anche al mio amico Geremia il fatto della copertina, sarà contento assai pure lui.
Niente, solo altre due cose prima di salutarti:
domani alle 18:30 siamo da Sara Lubrano per la presentazione;
la foto di Cavallo Pazzo è tratta come sta scritto sotto da eclipse-magazine.it.
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Vicoletto Belledonne a Chiaia Torna alle Note
Caro Diario, lo so che te l’ho detto già altre volte, ma io sono un uomo troppo fortunato. Sì, avere amiche come Sara Lubrano è un privilegio raro, la bellezza e la cura che mette nelle cose che fa è unica, come ti ho detto tante volte ha non solo le mani ma anche il cuore d’oro, e ti devo dire che a vedere il libro nella sua vetrina insieme alle sue creazioni mi sono emozionato assai, guarda la foto così vedi se dico sciocchezze.
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Che ti devo dire amico mio, è stato un pomeriggio bello assai, a parte Colomba e Francesca le persone che sono venute erano tutte nuove, e dunque è stata una bella occasione per conoscerle un pochino, e una di loro ha proposto di organizzare una nuova presentazione delle mie novelle nel suo Atelier alla ripresa dopo le ferie estive.
Come dici caro Diario? È andato tutto bene? Benissimo direi! L’unica cosa che un poco mi è dispiaciuta è che a parte Colomba non una delle mie amiche napoletane, e dei miei amici napoletani, che sono tante/i, ha trovato il tempo di passare, c’erano solo amiche e amici di Sara.
Naturalmente le buone ragioni sono tante, siamo a fine luglio, molte/i di loro hanno già comprato il libro su Amazon, altre/i erano già state/i all’incontro a casa di Maria, però così è un poco come la storia di “prufesso’ sta malato ‘o nonno e non aggio potuto studiare”, secondo me non funziona, e naturalmente non è una questione di presentazioni e di libri, si tratta di cura dei rapporti umani, sì, di trovare ogni tanto un po’ di tempo per gli amici, perché altrimenti amici diventa soltanto una parola, e così non funziona. Comunque su questo intendo tornarci, perché per me è una cosa importante, una di quelle che fa la differenza nella mia vita.
Tornando a Vicoletto Belledonne a Chiaia, dove sta la splendida bottega di Sara Lubrano, appena puoi caro Diario ti ci devo portare, la mia amica ci ha fatto trovare un bel po’ di cose buone, tra tutte ti faccio vedere la mia preferita, sua maestà la mortadella, che oltre ad avere il cuoricino al centro era di una bontà che solo gli esperti possono apprezzare.
Infine, ma solo per modo di dire, ti annuncio in anteprima che ho chiesto a Sara di realizzare un poco di spillette e di ciondoli del logo di #lavorobenfatto che lei ha ideato e Luca ha sviluppato, sì, sì, quello che sta anche sul dorso del libro e nelle pagine interne, poi te ne regalo uno. Alla prossima.
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Novelle D’Agosto Torna alle Note
Caro Diario, in questo mese di Agosto che è cominciato ieri ci sono già tre date di presentazione di Novelle Artigiane e niente, mi faceva piacere dirtelo.
Martedì 7 Agosto sono a Caselle in Pittari per iniziativa dei miei amici della Pro Loco, Michele Jolly Granato in testa, e di Jepis Bottega con Giuseppe Jepis Rivello e Antonio Torre, sotto puoi vedere l’invito, sono super emozionato per tutte le ragioni che sai; Mercoledì 8 Agosto sono a San Giovanni a Piro, sempre nel Cilento, per iniziativa di un altro caro amico, Sandro Paladino, l’artigiano dell’assistenza; Mercoledì 29 Agosto infine, ma solo per ora, sono a Guardia Perticaria, in provincia di Potenza, per iniziativa del Sindaco Angelo Mastronardi e del mio amico Vito Verrastro. Insomma se stai in giro, sei avvisato. Alla prossima.
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Tu chiamale se vuoi, emozioni Torna alle Note
Caro Diario, la presentazione a #Cip ha avuto i sapori e le emozioni che mi aspettavo e anche di più, faccio davvero fatica a metterle in fila tutte, avevo persino pensato di dedicarci un post a parte ma poi ho pensato che il loro posto è qui, in queste note a margine, insieme a tutte le altre. Facciamo così, provo prima a riassumere per punti e con qualche foto un po’ delle cose che sono successe e poi ti dico la cosa più importante di tutte, almeno per me.
1. La panchina di Giovanni Mariella e la scenografia di Letizia Salomone, le abbiamo portate a l’Urmu, sì, in piazza Olmo (abbiamo è per non sentirmi escluso, in realtà le hanno portate Patrizio Fiscina, Antonio Torre e Jepis).
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2. le pizze e lo spumante di Michele Croccia, che stavamo per cominciare e lui è arrivato e alla fine della presentazione a Cip abbiamo condiviso un brindisi.
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3. il racconto di don Tonino Palmese, che è partito dalla panchina come luogo di incontro e ci ha donato una splendida storia di amore, con la voce del figlio che dà luce agli occhi della madre, con l’amore di un figlio che si fa amore universale.
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4. l’incontro con mio cugino Cosimo e mia cugina Nunzia, che specialmente il primo era da tanto che non lo vedevo, e il ricordo di Zia Maria, la sorella di papà, che irrompe nella presentazione insieme ai pantaloni di Cosimo rivoltati per adattarli alla mia statura.
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5. l’incontro con la maestra Bruna, che lei è davvero una persona con un’energia speciale, pensa che alla fine non ho fatto in tempo a regalarle il libro che è arrivato un suo ex alunno e mi ha chiesto una dedica per lei e glielo ha regalato.
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6. Le tante domande, curiosità e interventi, compreso quello del Sindaco Maurizio Tancredi, che hanno contribuito molto alla bellezza e alla ricchezza della serata.
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7. Le parole di Renzo Vassalluzzo, che avevo incontrato ad Ascea con Jepis oltre un anno fa e che è venuto da Stella Cilento per dirmi che quel nostro incontro non era stato vano, che lui poi ci stava provando a fare bene le cose, che aveva avviato una bottega, e insomma qualche giorno, ha letto il libro e mi ha mandato la recensione – riflessione che puoi leggere qui.
8. Luca Pellegrino che appena ha chiuso il negozio è arrivato e però aveva inviato la sorella in avanscoperta e anche lui le novelle se le è divorate, mi ha fatto una specie di telecronaca minuto per minuto con un commento finale bello e ragionato, comunque puoi leggere tutto qui.
9. La Pro Loco di Caselle in Pittari e il suo presidente Michele Jolly Granato, che ha organizzato la presentazione insieme a Jepis Bottega.
10. Giuseppe Cacetta Pellegrino, che lui e le sue bellissime foto non mancano mai in queste occasioni, anche molte di quelle che ho usato per questo post sono sue.
11. Tutte le amiche e gli amici che sono venuti, che non posso elencarli tutte/i, e però li tengo nel cuore e loro lo sanno.
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Ecco caro Diario, avrò sicuramente dimenticato qualcosa, ma tanto poi mi viene in mente e lo aggiungo. Mi rimane da dirti la cosa per me più importante di tutte, quella che fa da ponte anche con il prossimo racconto, quello della presentazione a #Sgap, San Giovanni a Piro, te la riassumo senza giri di parole: ce la possiamo fare.
Sì amico mio, ce la possiamo fare, non è facile, perché le persone con le quale riusciamo a parlare sono tante per quello che possiamo fare noi ma sono poche per quello che dobbiamo fare, però più andiamo avanti e più il messaggio di Novelle Artigiane, il senso del lavoro ben fatto diventa evidente, incontra consensi. Domani lo riprendiamo questo discorso, perché magari a Cip giocavo in casa ma a Sgap no e ti assicuro che l’impatto è stato altrettanto forte.
Come diceva Allen Ginsberg, bisogna che allarghiamo l’area delle nostre coscienze, bisogna costruire reti e intessere relazioni che durino, nel tempo. Perché ce la possiamo fare. Perché è un peccato non farcela. Un peccato per noi. Per i nostri figli. Per le generazioni che verranno. Per l’Italia. Per il mondo.

Ce la possiamo fare Torna alle Note
Caro Diario, riparto da dove ci siamo lasciati l’ultima volta, dal fatto che ce la possiamo fare, che l’idea naturalmente io ce l’ho sempre avuta, altrimenti non potrei fare la vita che faccio, però con le presentazioni di Cip (Caselle in Pittari) e di Sgap (San Giovanni a Piro) è diventata consapevolezza.
Perché sì, dopo quella a Cip anche la serata a Sgap è stata magica, naturalmente non per caso ma perché ci sono state delle persone che ci hanno lavorato.
Sandro Paladino è stato il primo che ha messo le cose sul binario giusto, perché il libro era appena arrivato alla Bottega di Jepis che lui è andato e ne ha comprate un po’ di copie per sé e per le amiche e gli amici della redazione di Pyros, il giornale di San Giovanni a Piro, Bosco e Scario.
Poi ci hanno pensato loro, le persone che gravitano intorno a questa bella comunità rappresentata dal giornale a far sì che la serata fosse così interessata e partecipata.
Mi fa piacere dirti che il mio “complice” Alberico Sorrentino, direttore editoriale di MediaPyros, è stato determinante per il successo della serata, innanzitutto perché aveva letto il libro, che sembra una cosa banale ma non lo è affatto, e poi perché insieme siamo riusciti a coinvolgere il pubblico, a incuriosirlo senza svelare troppo, che insomma quando abbiamo finito siamo rimasti a parlare ancora per un bel po’, e alcuni commenti dei presenti sono stati davvero molto belli, per questo ti dico che ce la possiamo fare, perché siamo in tante/i a pensare che il lavoro è un valore, che bisogna dare più importanza a ciò che siamo e meno a ciò che abbiamo, che bisogna rispettare il lavoro e chi lavora.
Ecco, direi che per adesso è tutto, voglio segnalarti solo la recensione di Enza De Martino su Pyros. Alla prossima.
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Next Stop Guardia Perticara Torna alle Note
Caro Diario, come ti avevo accennato il prossimo 29 e 30 Agosto sarò a Guardia Perticara, in provincia di Potenza, per presentare Novelle Artigiane e per partecipare alla prima edizione del Festival dello Sguardo. Sono assai contento di questo dono che mi hanno fatto il mio amico Vito Verrastro e il Sindaco Angelo Mastronardi, non solo per il libro, ma perché come ho raccantato qui ho un rapporto affettivo molto particolare con Guardia, legato al mio amico di una vita Antonio Parola, ai suoi splendidi genitori, don Raffaele e la signora Carmela, e alla loro famiglia.
Tornando a noi ieri Vito ha condiviso la notizia dell’evento di fine mese sui social e la mia amica Tina Magenta, da Lomello, in provincia di Pavia, ha colto l’occasione per scrivere questo commento: «Ho letto la prima novella ed è geniale, e poi Vincenzo quando scrive lo fa con il cuore al posto delle mani! È inutile, è un essere umano speciale» e allora Vito a propria volta ha trovato il modo per scrivere questo: «io sono a metà, e sono curiosissimo di come va a finire. La cosa bella è che lo leggo ed è come se Vincenzo me lo stesse raccontando: con il suo vocione, il suo intercalare, le sue pause. Tutto molto bello, anzi di più!».
Niente, te lo volevo dire, un poco perché sui social a un certo punto queste cose si perdono e invece qui no e poi perché sono stato contento, perché è vero che con Vito e Tina siamo molto amici, però ci stanno modi e modi di dire le cose, e secondo me si vede che i loro sono commenti sinceri, magari “condizionati” dal bene che ci vogliamo però non appezzottati, veri, come tanti altri che ho pubblicato sul blog di Novelle Artigiane.
Sì, amico Diario, sono contento assai di quello che sta accadendo intorno alle mie novelle, e come sempre volevo condividere questa mia contentezza con te. Alla prossima.
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Simone Bigongiari Torna alle Note
Caro Diario, questa recensione qui l’ha scritta Simone Bigongiari, me l’ha inviata il giorno prima che ci conoscessimo, a Lido di Camaiore, lo scorso 27 Luglio, in occasione dell’incontro organizzato dal Consorzio Promozione & Sviluppo Le Bocchette e dall’ottima Chiara Serreli, che la cosa più bella della mia vita è questa, l’incontro con belle persone che diventano miei amici e amiche.
Come dici? Perché ci ho messo tanto tempo per parlartene? Non lo so, o forse si, perché a volte le cose quando non le faccio subito mi passano di mente ed è una tragedia. Comunque come sai sono fortunato, e insomma adesso secondo me è il momento giusto per pubblicare il commento di Simone, tu intanto leggilo, che poi magari ne riparliamo.
«Vincenzo, trovo questo libro un atto di amore, un amore incondizionato agli altri, a chiunque si trovi nella situazione difficile di dover sopportare condizioni professionali negative, o organizzazioni aziendali da incubo, o ancora peggio alla mancanza di un posto di lavoro. Il protagonista è proprio il lavorobenfatto, tutto attaccato, perché è una qualità che non può stare separata dalla parola stessa in quanto solo così assume il suo vero significato, cioè che non esiste lavoro se non quello ben fatto. Tutto il resto è inciviltà del lavoratore come del datore di lavoro.
Le tre storie che racconti sono storie più reali della realtà, più fantastiche dell’immaginazione, più formative dei racconti di formazione. Ed è su questo piano che si snoda un’unica storia, suddivisa in tre visioni diverse che porta e conduce su altrettanti piani della realtà differenti.
Il padre che educa il figlio, il figlio che rievoca il padre, e Sofia che con Jonas guardano il futuro attraverso la finestra del mondo di Cip, comunità ideale ma vera.
Un testo importante che si legge in pochi giorni oppure molto lentamente, come ho fatto io, per coglierne appieno tutta la profondità di pensiero con il quale è stato scritto.
È fondamentale per quello che sono, un orientatore, un appassionato del lavoro, è fondamentale per capire che un futuro più roseo del mondo del lavoro c’è, è fondamentale perché descrive un sogno e quel sogno è raggiungibile solo se si ispirano gli altri e tu, con la sua attività e il tuo diario lo sai e hai creato questo bellissimo libro da cui partire. Per me il viaggio verso Cip è già iniziato, grazie Vincenzo!»
bigongiari1a

Vito Verrastro Torna alle Note
Caro Diario, oggi è arrivata la recensione di Vito Verrastro, non ti dico niente, solo che eravamo in macchina in direzione Cip, ho provato a leggerne un pezzettino a Cinzia e mi sono commosso.
Sì caro Diario, Vito è mio amico, come molte altre/i che hanno recensito fin qui Novelle Artigiane, però questo non vuol dire, perché se la leggi ti accorgi subito che è sincera, vera. Sì, l’ho scritto anche sui social, una recensione così non la puoi scrivere per amicizia. Buona lettura.
«Novelle Artigiane è un libro che ti lascia “sazio”. Nel senso che c’è tanto, dentro, da riempire corpo e anima di una serie di pensieri che vagano sospesi e al tempo stesso ti portano a focalizzare verso un punto preciso.
L’ho finito di leggere a colazione, e dopo l’ultima riga ho ripiegato il tovagliolino, avvitato il coperchio del barattolo della marmellata, raccolto le molliche dal tavolo, messo il cucchiaino in lavastoviglie. I gesti di sempre, di ogni fine colazione, eppure mi sono sembrati diversi: più accurati, più lenti, più consapevoli. Perché un lavoro ben fatto ha bisogno di cura, pazienza, attenzione. E tempo. Quel tempo che spesso attraversiamo senza viverlo, di corsa, perché mentre facciamo una cosa stiamo già pensando alle altre mille che ci aspettano. E così, probabilmente, ci perdiamo quello che ogni singolo istante contiene in sé: la magìa dell’attimo, del presente, del qui e ora, di un momento ripetibile e allo stesso tempo unico, per come lo si sta vivendo.
Novelle Artigiane ti regala consapevolezza portandoti in una dimensione sospesa tra passato, presente e futuro, tra la vita che non è eterna e la morte che ritorna sotto forma di ricordi, parole, insegnamenti, miniature. Già, perché la bellezza sta spesso nelle piccole cose, e ancora più spesso nell’invisibile che porta con sé un’immensa profondità. Come nel non detto, che regala attimi di sospensione infinita, di interrogativi senza risposte, di interpretazioni lanciate nel silenzio.
Di tanto in tanto, nel racconto, appare Napoli, anche lei con i suoi mille contrasti che non diventano mai contraddizioni: ci sono il ragù e i polipi, le scalinate e il mare, da guardare in lontananza da un balcone. C’è Totò e c’è Massimo Troisi, che di Napoli portano l’ironia e la profondità senza tempo. E ci sono i gesti di botteghe e laboratori antichi, la proiezione verso la modernità che mette in dubbio le certezze e sgretola le convinzioni; ologrammi e blockchain si fondono con l’arte del fabbro e del restauratore, mentre nuovi allievi crescono ascoltando vecchi maestri, l’unico modo per far sì che l’arte del far bene le cose non abbia mai fine.
Al di là della tecnologia e del 3D, ciò che ci resta è la voglia di fare della nostra vita un capolavoro, dando la giusta dose di importanza all’unicità dei nostri incontri, alla bellezza di un dialogo con un amico, alla porta aperta ad una sconosciuta che viene da lontano e parla una lingua diversa, ma che dopo dieci minuti ti sembra di conoscere da una vita.
Novelle Artigiane è questo e molto di più: è la voce roca del suo autore, è la sua mano grande che accarezza la parete per verificare se sia davvero liscia come sembra, è il suo sguardo umile da maestro, che indaga e non si stanca mai di ascoltare, per mettersi in discussione e trovare negli altri una parte di sé e del mondo che lo circonda.
In qualche riga troverete sicuramente qualcosa che vi somiglia, qualche caratteristica che vi riconduce ad un amico, ad una persona che avete conosciuto, in questo microcosmo abitato da tanti personaggi che appaiono e scompaiono, portando dietro di sé un mondo.
E vi sembrerà di esserci, in quell’ambientazione fantastica, ad ascoltare e a vedere ciò che accade. Fino all’ultima pagina, quando uscirete da quella bolla sospesa e avrete una sensazione di sazietà. E il vostro mondo ordinario vi sembrerà un po’ diverso, un po’ differente. Un po’ migliore.»

Sguardo Artigiano Torna alle Note
Caro Diario, come ti avevo preannunciato settimana scorsa con Cinzia siamo partiti da Cip direzione Guardia Perticara per la presentazione di Novelle Artigiane e per partecipare al Festival dello Sguardo.
Sono state due giornate meravigliose, mi dispiace solo che la mattina di Giovedì 30 Cinzia è dovuta rientrare a Napoli per motivi di lavoro, abbiamo avuto modo di conoscere un sacco di belle persone, e con molte di loro siamo già ben avviati sul sentiero dell’amicizia.
Come dici amico Diario? Vuoi che ti faccia qualche nome? Lo faccio molto volentieri: Graziano Accinni, Vito Bochicchio, Massimo Caporeale, Rosa Donnoli, Rosi Massari, Gianfranco Agostino Massaro, Gianfranco Montano, Benjamin Polledo, Giovanni Robertella, Tonino Tamburrino.
Tornando a Novelle Artigiane, l’incontro organizzato dai miei amici Vito Verrastro e Angelo Mastronardi, sì, proprio lui, il sindaco di Guardia Perticara, è stato bellissimo, ricco di interventi e di testimonianze anche da parte delle persone che erano venute ad ascoltare, ricordo per tutte/i Rosi e Gianfranco, Agostino e Roberto Cifarelli.
Ebbene sì, caro Diario, sono stato contento. Perché abbiamo parlato di lavoro e di amore, l’amore per sé stessi, l’amore per quello che si fa, l’amore per gli altri attraverso il #lavorobenfatto. E perché anche il giorno dopo ogni volta che ho incontrato le mie nuove amiche e nuovi amici – succede spesso in un borgo come Guardia – ci siamo ritrovati contenti, vogliosi di sentirci e di rivederci ancora e magari, perché no, di inventarci qualche altra cosa da fare assieme. Ecco, direi che da Guardia Perticara per ora è tutto, però solo per ora.
guardia7a

Antonio Fresa e il Museo Magma Torna alle Note
Caro Diario, il cammino di Novelle Artigiane continua a essere esaltante e impegnativo. Esaltante, perché continuano ad arrivare belle recensioni e soprattutto le persone che lo leggono sono contente, il mio lavoro piace e, come ti ho detto quando abbiamo cominciato, tutto questo non era affatto scontato. Impegnativo perché – anche questa non è una novità – non riesco ad attivare il passaparola, ad allargare nella maniera che sarebbe necessaria il giro delle lettrici e dei lettori.
Come dici? Per quello ci vuole più tempo? Spero che tu abbia ragione, ma a volte penso che sono io che non so azionare le leve giuste per attivare l’interesse delle persone.
Ci detto, aggiungo che oggi è uscita su Mentinfuga una bella recensione di Antonio Fresa e che le mie amiche Irene Costantini e Barbara Catalani stanno organizzando una bella chiacchiere per mercoledì 19 Settembre al Museo Magma di Follonica. Poi naturalmente su Follonica ci torniamo su, per adesso è tutto, alla prossima.
malazè1a

Agostino Massaro Torna alle Note
Caro Diario, questo mio viaggio con Novelle Artigiane diventa ogni giorno più bello. Innanzitutto aumentano le persone che lo leggono, naturalmente mò non pensare ai grandi numeri, però il numero delle lettrici e dei lettori cresce, e già questo è un fatto positivo. Ma poi ci stanno i commenti che arrivano quasi ogni giorno, che non sempre te ne parlo per non sembrare “azzeccato”, come si diceva nella mia Secondigliano, nel senso di fissato. Mi devi credere amico mio, te lo dico con la stessa sincerità con cui ti ho confessato le mie paure all’inizio, siamo molto oltre le mie aspettative. Un esempio è quello di Gianfranco Agostino Massaro, ti ho già parlato di lui, l’ho conosciuto e ci siamo subito presi, nel senso buono s’intende, gli ultimi giorni di Agosto a Guardia Perticara. A parte il regalo che mi ha fatto segnalandomi alcuni refusi che mio figlio Luca correggerà appena possibile – sono i vantaggi dell’autoproduzione -, mi ha scritto tra ieri e l’altro due messaggi bellissimi, te li metto qui, so che sarai contento anche tu:
Mercoledì 12 Settembre: “Caro Vincenzo, sto finendo di leggere Novelle Artigiane. Volevo fare considerazioni man mano che le emozioni mi stimolavano, ma mi sono accorto che è tutta un’emozione. A proposito, Yod è una Ecotopia alla Callenbach?”
Giovedì 13 Settembre: “Ho finito. Ti scriverò presto cosa ne penso, intanto ti anticipo che il mio approccio alla vita e il mio rapporto con i figli non sarà più come prima.”
Come dici caro Diario? C’è davvero di che essere contenti? Sono d’accordo con te, adesso però ti lascio, ma ritorno presto.
na88

Novelle Maremmane Torna alle Note
Caro Diario, come ti ho raccontato qui la scorsa settimana ho trascorso 24 ore davvero piene di belle cose a Follonica. La presentazione di Novelle Artigiane come sai era alle 18:00 al Magma. Mi devi credere amico mio, è stato tutto molto emozionante, la chiacchiera con Barbara Catalani, i mei tentativi di dire e non dire per non svelare troppo la trama dei racconti, la generosità con la quale Irene Costantini ha risposto alla mia richiesta di aiuto, la presenza dei miei amici Maremmans – Marco de Carolis, Alessandro Fichera, Margherita Riccio e Fabrizio Santini -, le nuove persone con le quali ho potuto attivare delle connessioni, che come sai questa cosa qui dei rapporti umani per quanto mi riguarda è la più importante di tutte.
Come dici amico Diario? Cosa ho chiesto a Irene? Di raccontare un po’ di quello che le mie novelle hanno lasciato a lei, e credemi, se le 10 copie che mi ero portato sono state vendute tutte è stato molto per quello che ha detto lei.
Direi che anche per oggi è tutto, anzi no, ti voglio dire anche che mi sto facendo vecchio amico mio, l’ho scritto anche sui social qualche giorno fa, ormai quando parlo di cose che mi stanno molto a cuore mi commuovo facile, troppo facile direi. Ecco, adesso è davvero tutto, alla prossima.
magma2a

Elisabetta e il signore che viene a fare l’orto Torna alle Note
Caro Diario, questa storia qui ha inizio con la mia amica Elisabetta Casarin, sì, proprio, lei, quella di Radio Stonata e del gemellaggio con La Notte del Lavoro Narrato che mi scrive in chat questo messaggio: “Ciao Vincenzo, sai che ho regalato il tuo libro al signore che viene a fare l’orto con mio papà e si è commosso? È tutto bello, iniziando dalla copertina rugosa e coi colori vividi dell’uva e del vino”. Naturalmente le ho risposto, le ho detto che ero molto contento e siamo rimasti che prima o poi bisognerà incontrarsi dal vivo.
Ieri sera, quando ho visto che ha pubblicato sulla sua bacheca la cover di un libro, le ho scritto sempre in chat un messaggio affettuoso per ricordarle di leggere anche Novelle Artigiane e lei prima ha pubblicato la faccina che ride e poi mi ha scritto questo: “nel frattempo chiederò al signore dell’orto qualche commento sul libro e te lo riporto. Mi ha detto che lo sta leggendo un poco alla volta, ogni sera, perchè va gustato pian piano, è un libro che fa pensare e ricordare, ha detto. Era la persona giusta per il libro, secondo me, però non voglio forzare, raccolgo quello che mi dice lui spontaneamente quando lo vedo”.
Come dici amico Diario? Che bella cosa? Sono d’accordo, per questo l’ho voluta condividere con te.

Per tentativi ed errori Torna alle Note
Caro Diario, per prima cosa ti voglio dire che in questo periodo che non ci siamo sentiti ho lanciato due campagne, Meno panini più libri e Meno sigarette più libri. Se, come spero, vuoi saperne di più, segui i link mentre se, come spero ancora di più, le mie due campagne le condividi, sostienile con tutti i mezzi che puoi. Detto questo, mi piace ritornare sulla fatica che c’è dietro alla scrittura di un libro. Naturalmente se sei Stephen King o Andrea Camilleri il problema non ce l’hai, ma se sei Vincenzo Moretti invece sì, forse si chiama post-produzione e forse no, di certo mi devo portare io i libri appresso quando vado a una presentazione – quando si tratta di spedirli ci pensa Luca – devo decidere io come promuovere il libro, come utilizzare al meglio i social, come coinvolgere amiche e amici e tutto il resto.
Te lo posso dire chiatto chiatto? A me quelli che sanno sempre tutto e hanno sempre la risposta per tutto alla voce marketing o mi fanno invidia o mi fanno ridere, compresi molti di quelli che ci scrivono i libri su come si fa marketing.
Io faccio come facevano gli antichi, per tentativi ed errori, osservando, pensandoci su, chiedendo qualche consiglio, come avrebbe detto mio padre “cercanno e m’arrubbà ‘o mestiere”.
Come dici? No, no, non lo escludo affatto di trovare persone competenti che si occupino di questa parte del lavoro, proprio pochi giorni fa ho chiesto un consiglio a Carlotta Borasio e ti devo dire che è stata di molto cortese e disponibile, mi ha spiegato in maniera eccellente cosa fa lei e mi ha aiutato assai a chiarirmi le idee su alcuni aspetti che di sicuro mi saranno d’aiuto.
Come dici? Sì, per ora con Carlotta siamo @mici solo sui social, ma non è detto che prima o poi non ci incrociamo e magari facciamo crescere qualche idea insieme. In ogni caso, alla voce marketing online per creativi consiglio di segnartela, per me tiene l’approccio e le competenze giuste, poi naturalmente vedi tu, io intanto ho cambiato il claim di Novelle Artigiane, sono passato da Fatte con le nostre mani a Il romanzo del lavoro ben fatto. Sì, le ansie che avevo all’inizio le ho superate, i riscontri di chi legge il libro mi hanno aiutato molto, tra qualche settimana ti faccio sapere se il cambiamento ha portato giovamento.
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Int’ A Rezza Torna alle Note
Caro Diario, Venerdì 26 Ottobre con Novelle Artigiane sono a Cercola, ospite dei miei amici di A Rezza. La mia storia con loro è cominciata con questi due ragazzi qui, Christian De Luca e Leandro Mazzarella, ma poi si è allargata assai, e insomma è un bel po’ che sono finito pure io int’A Rezza, dentro la rete, che quando ci sono ragazze e ragazzi che hanno voglia di stare assieme, di pensare e di fare per il loro territorio l’unica cosa giusta da fare, per me, è esserci e dare una mano.
Intanto una mano la danno ancora una volta loro a me, creando l’occasione per raccontare del mio libro. Due di loro – Alessandro e Ilena – si sono presi il compito di leggerlo e di raccontarlo insieme a me, hanno creato la locandina che vedi sotto nella foto e stanno facendo un bel po’ di lavoro sui social, direi che sono assai contento e fiducioso, spero che in tante/i trovino il piacere di leggerlo.
Come dici amico Diario? Sono ragazze/i e per loro spendere 13 euro per un libro non è facile? Per piacere non ti ci mettere pure tu. Innanzitutto, io come sempre una copia per la loro biblioteca gliela regalo e quindi chi proprio non può comprarlo lo potrà leggere lo stesso. Ciò detto ritorno ai miei due hashtag, #menopaninipiùlibri e #menosigarettepiùlibri. Perché sì caro Diario, anche su questo terreno c’è da fare una battaglia culturale, anche con le/i ragazze/i, perché leggere è più importante di mangiare, di bere no ma di mangiare sì, che a morire di fame nella nostra parte di mondo è pressocché impossibile mentre invece rimanere ignoranti sì, altro che se è possibile.
Come dici? Perché mi arrabbio così tanto? Perché alla voce leggere passa una parte importante delle loro possibilità e del loro futuro, non parlo tanto delle ragazze e dei ragazzi di A Rezza, che loro sono di quelle/i che stanno sul punto, parlo delle ragazze e dei ragazzi in generale, per esmepio di quelle/i che non vedono l’ora di rivendere i libri sui quali hanno studiato, quelle/i che studiano sui loro appunti e ancor di più quelle/i che studiano sugli appunti degli altri.
Scusami, ma quando ci vuole ci vuole. Tornando a noi, se puoi vieni anche tu Venerdì sera, che queste/i ragazze/i qui te le/i presento, ti piaceranno un sacco.
Come dici? Ti hanno detto che qualcuna/o di loro è juventino? Nessuno è perfetto! Ci vediamo Venerdì alle 19:00 alla Parrocchia Sant’Anna a Cercola.
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Tanti Auguri Loris Torna alle Note
Caro Diario, qualche giorno fa mi ha scritto la mia amica poeta Laura Bertolini, sono sicuro che la ricordi, la sua storia per dirmi che aveva inviato in regalo Novelle Artigiane al padre Loris, metallurgico in pensione, per il suo compleanno, che cade oggi.
Ieri mi ha scritto Loris per dirmi che il libro era arrivato – Laura come sai vive negli Usa con marito e figlia il padre a Cecina – e insieme mi ha mandato la foto che puoi vedere in fondo.
Come puoi immaginare sono stato contento assai, l’ho scritto a Laura e lei e le ho anticipato che avrei scritto questo post e guarda lei cosa mi ha risposto:
«Grazie davvero Vincenzo! Purtroppo la mia lontananza fisica è veramente grande, ma cerco sempre di farmi presente in un modo o nell’altro. Questo è stato l’anno in cui ti ho conosciuto e anche l’anno in cui ho avuto modo, grazie sempre a te, di poter raccontare una piccola storia Italiana: quella di un ex operaio dello stabilimento siderurgico di Piombino. Il fatto che sia mio padre rende poi tutto molto più sentito e, chiaramente, fa un eco molto speciale all’interno della comunità piccola e grande di appartenenza. Quando il mio racconto divenne una voce per “la notte del lavoro narrato”, lui si commosse, amici e parenti parlarono di lui ed ebbero modo di conoscerlo anche persone che non ha mai incontrato. Qualcuno, leggendo la sua storia, ha rivisto il proprio padre, il proprio nonno, la propria esperienza. Per il suo compleanno di ho pensato di regalargli il tuo libro. Ho voluto restituirgli la narrazione di altre vite alle quali tu, caro Vincenzo, hai saputo dare voce. In questo mondo avere voce non è una cosa tanto scontata, ma è davvero importante! Un regalo di compleanno, tornando a quello che ti stavo dicendo, che ha senso, valore e che sicuramente ha fatto molto piacere a chi se l’è visto recapitare a sorpresa.
Novelle Artigiane, oggi, avvicina una figlia in California (Usa) ed un padre in California (Toscana)! Un abbraccio.»
Come dici amico Diario? Intrno a queste nostre novelle accadono gran belle cose? Modestemante a parte, come avrebbe detto mio padre, penso di sì, le nostre storie di vita e di lavoro ci uniscono, attraversano i mari e le città, ci tengono insieme, definiscono le nostre identità e la nostra voglia di sentirci parte di una comunità. Ti voglio bene. Alla prossima.
P. S.
Mannaggia, a momenti me ne dimenticavo, tanti auguri Loris.
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A Rezza e il libro sospeso di Mirko Torna alle Note
Caro Diario, come sai Venerdì sera con Cinzia siamo stati a Volla, alla Parrocchia Sant’Anna, su invito di A Rezza, per raccontare Novelle Artigiane nell’ambito della rassegna Caffè Letterario.
L’ho detto a loro e lo voglio dire anche a te, ogni volta che vado da queste/i ragazze/i vengo rapito dalla quantità e dalla bellezza delle cose che sono capaci di inventarsi, dall’orto sociale all’aula studio, dal caffè letterario al corso di fotografia, dalla libreria popolare a tante altre cose ancora. Sì, amico Diario, sono quelle/i come loro i nuovi eroi, la nuova epica che dobbiamo scrivere deve partire da qui, da queste ragazze e da questi ragazzi che contando esclusivamente o quasi sulle loro forze non rinunciano alla possibilità, al diritto, di mettere qualche pennellata di azzurro nel loro futuro.
Leggi cosa hanno scritto sulla loro pagina social per invitare chi li segue a venire alla presentazione: “I libri ci tengono stretti. È iniziata la rassegna “CAFFÈ LETTERARIO” che proseguirà con letture collettive e presentazioni di libri strambe, dove ci si mette in cerchio e l’autore, lo scrittore è proprio uno di noi. A Volla, la cultura vibra. È una cultura che nasce dall’organizzazione spontanea di giovani e meno giovani. È un cultura popolare perché disegna altre forme di relazione, altri modi di stare insieme, perché mette in gioco le persone direttamente. Gli spettatori non esistono, esistono donne e uomini che scelgono dove stare e cosa fare per cambiare il posto in cui vivono.”
Sì, caro Diario, I love A Rezza, e loro sanno che se nel mio piccolo posso in qualche modo dare una mano io ci sono.
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Come dici amico mio? Come è andata la presentazione? Una meraviglia, grazie in primo luogo a Ilena – che lo ha letto tutto – e Alessandro – che invece per ora ne ha letto solo una parte – che mi hanno fatto delle bellissime domande, e tu lo sai come funziona, quando le domande sono quelle giuste è difficile dare risposte sceme.
Per il resto solo cose belle, mi dispiace solo che quando è venuta fuori l’idea di fare la foto finale Domenica e qualche altra/o amica/o erano già andati via, però una cosa troppo bella te la devo dire lo stesso, è successo quando si è avvicinato Mirko Ferraiolo e mi ha portato due copie delle novelle per scrivere una piccola dedica.
Dopo che ho scritto due parole sincere di affetto e gratitudine per lui gli ho chiesto a chi dovevo dedicare l’altra copia e lui mi ha risposto “non lo so, scrivi a chi verrà” e allora mi è venuta in mente la meravigliosa tradizione napoletana del caffè sospeso e ho detto a Mirko che lui aveva appena inventato il libro sospeso, e ci siamo abbracciati.
Sì, caro Diario, senza offesa per nessuno ma noi napoletani siamo davvero particolari, proprio come ha scritto E. A. Mario in Duje Paravise, “rrobba ca sulo a Napule se fa”. Alla prossima.
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Acidicolori Torna alle Note
Caro Diario, il 16 Novembre Cinzia, Novelle Artigiane e io siamo a Bari, alle 19:00, presso Acidicolori. L’idea è partita da Laura Ressa, con la quale condividiamo molte cose ma non ancora un abbraccio, recuperemo Venerdì, Laura oltre alla quotidiana attività di networking, ha scritto anche un bell’articolo sul suo blog, Frasi Volanti, se lo leggi sono contento. Insieme a Laura, ci stanno lavorando Elvira Zaccagnino – direttrice di “edizioni la meridiana” – e Carmela Lovero – fotografa professionista nonché fondatrice di Acidicolori.
A chiacchierare insieme a me delle mie novelle ci saranno la giornalista Donatella Lopez e chiunque altra/o vorrà contribuire.
Che ti devo dire amico Diario, sono contento assai. Sono contento per l’amore, l’impegno, il #lavorobenfatto di Laura e delle sue complici per fare in modo che tutto funzioni al meglio; sono contento perché questa di Bari è la prima tappa di un minitour che mi porterà il 4 Dicembre a Potenza ospite della libreria Sognalibro, il 14 Dicembre ad Alatri ospite dell’Associazione Gottifredo e il 21 Dicembre a Secondigliano ospite di Associazione Larsec; sono contento perché le lettrici e i lettori del libro anche se con lentezza continuano a crescere, e soprattutto continuano a disseminare tracce di bellezza e di entusiasmo con i loro incoraggiamenti, i loro commenti, le loro recensioni molto positive.
Conto di tornare presto amico mio, di certo dopo la presentazione barese, tu intanto non ti stancare di darmi una mano con il passa parola, quelli come me da Fazio non ci arrivano, e la voce delle lettrici e dei lettori è il principale strumento per raggiungere il pubblico. Un abbraccio.
fv

La struttura di Robert McKee Torna alle Note
Caro Diario, non mi ricordo se te l’ho già detto oppure no ma sto leggendo Story di Robert McKee, anzi lo sto rleggendo, perché ero arrivato a 100 pagine ma poi ho interrotto e così ho deciso di ricominciare daccapo.
Sì, ho fatto, bene, perché per esempio rileggendo pagina 43 ho attivato una connessione che la volta precedente mi era sfuggita. La frase è quella che apre la pagina, laddove scrive che “la struttura è una selezione di eventi tratti dalle storie esistenziali dei personaggi, sistemati in un ordine scelto per causare precise emozioni ed esprimere una precisa visione della vita”.
Come dici amico mio? Scommetti che mi sono connesso con Novelle Artigiane? È inutile che ti dai tutte queste arie, era facile indovinare, tra l’altro se non fosse stato così non avrei scelto questo post per raccontanterlo. A parte gli scherzi caro Diario sono contento che al secondo giro mi sia fermato a pensarci su, perché quello che dice McKee io lo ritrovo paro paro nelle mie novelle, e naturalmente la cosa mi fa molto piacere, comunque tra poco scrivo pure a Laura Ressa, vediamo lei che dice, questa potrebbe essere una gran bella traccia per le nostre chiacchiere di Venerdì a Bari. Ti tengo
aggiornato.

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