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Note a margine 20: Simone Bigongiari

INDICE
@ Ci siamo @ A casa di Maria @ Jepis, Antonio e gli incipit @ La pizza da Michele @ Fatte da noi @ Senza dolcino @ La panchina di Giovanni @ Run Radio @ Bar/co Cerillo e le miniature di Letizia @ Letizia and me @ Giovanni e Felice Mariella @ Il booktrailer @ Ci vediamo da Sara @ Hoka Hey @ Vicoletto Belledonne a Chiaja @ Novelle d’Agosto @ Tu chiamale se vuoi, emozioni @ Ce la possiamo fare @ Next stop Guardia Perticara @ Simone Bigongiari

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Ci siamo Torna alle Note
Caro Diario ci siamo, Novelle Artigiane c’è e le persone stanno cominciando a leggerlo. Come puoi immaginare sono molto contento e mi fa piacere condividere la mia gioia con te. Però insieme alla contentezza ho anche una certa ansia, e anche di lei sento il bisogno di parlarti. Come sai da grande ho deciso di fare lo scrittore, e adesso ho paura di non farcela, di non essere all’altezza.

Ti dico la verità amico mio, a questa ansia non sono abituato. Quando scrivo una storia, o un paper, o un libro di quelli che trovi nelle librerie negli scaffali di saggistica, non tengo mai paura, penso che è bello, mi piace e basta, sono sicuro di me, e non per presunzione, perchè sono uno che lavora serio, che legge e studia un sacco di cose prima di scrivere, che ha cura di quello che scrive, cita e verifica le fonti, insomma uno che sa e che fa quello che si deve fare quando si scrive una storia, un paper, un libro.
Con le novelle no, non funziona così. Come ho scritto nella lettera che trovi alla fine del libro, il salto dalla saggistica allo storytelling è grande ma quello dallo storytelling alla letteratura è esagerato, almeno secondo me.
na98Come dici? Ma per quale ragione uno alla mia età si deve mettere in testa di fare lo scrittore? Potrei risponderti perché quando faccio lo scrittore mi sento felice, e sarebbe la pura verità, però questa è la seconda ragione. La prima, spero di non deluderti, è perché sento la necessità di fare qualcosa con le mie mani. Sì, fare, non scrivere, perché scrivo anche quando faccio lo storyteller o il saggista. Fare come fa mastro Antonio quando fa un mobile. O mastro Domenico quando fa un sandalo. O mio padre quando faceva una casa. Sì amico mio, sento l’urgenza di fare con le parole. Di fare con le parole. Di fare con la testa, con le mani e con il cuore.

Sì, soprattutto per questo da grande voglio fare lo scrittore, perché lo scrittore fa, inventa mondi e possibilità con le parole. Per questo le mie novelle sono artigiane, perché le ho fatte io, con le mie mani. Per questo sono felice, perché scrivendo queste novelle ho potuto recuperare l’uso delle mie mani e far quadrare il cerchio della mia identità. Naturalmente in un certo senso, ma un senso che ti assicuro per me a questo punto della mia vita è molto importante.
cornice2a Vedi amico mio, io con la testa me la sono cavata sempre abbastanza bene; discreta intelligenza, robuste dosi di determinazione e di resilienza, scugnizzo quanto basta, capacità di coniugare visione, strategia e concretezza. E anche per quanto riguarda il cuore non ho mai avuto particolari problemi, non solo perché voglio bene a un sacco di persone ma anche perché ho una naturale empatia verso il mondo che mi circonda, come avrebbe detto mia madre sono una persona di cuore. Con le mani no, quelle per me sono stato sempre un problema. In una famiglia dove mio padre era un mostro, nel senso che sapeva fare tutto, mio fratello Gaetano anche, Antonio è quasi come papà e Gaetano e Nunzia pure, io niente. Neanche avvitare una lampadina, e ti garantisco che non dico tanto per dire.

Voglio fare lo scrittore perché inventando mondi e modellando storie con le parole mi sento così bene che certe sere devo fare uno sforzo per non piangere per la felicità. Mi devi credere amico mio, è bellissimo, in quei momenti non hai paura di nulla, non ci pensi se quello che stai facendo piacerà oppure no, forse non te ne importa neanche, esisti solo tu e le tue parole, tu e il tuo lavoro, tu e la tua opera. A volte penso che è per questo che l’amico muratore di cui racconta Levi a Roth anche se sta in un campo di concentramento e odia i tedeschi, la loro cultura e tutto quello che rappresentano quando gli dicono di fare un muro lo tira su bello dritto e forte, perché quello è il suo muro, la sua opera, e la sta facendo con le sue mani.
Ecco, io non lo so se scrivere un racconto è questo, se la letteratura è questo, so però che quando lo faccio sto bene e mi piace stare bene.

Detto tutto questo caro Diario, mi resta da aggiungere che Novelle Artigiane è un libro da leggere con leggerezza. Perché no amico Diario, L’ultima cosa che devi fare è pensare che stai per leggere i racconti di un nuovo Borges, di un nuovo Carver o di un nuovo Hemingway. Io sono solo un vecchio Moretti e questo voglio essere. No, te lo dico perché altrimenti finisce come diceva mio padre, nel senso di guagliò, ccà s’è ‘mbriacata ‘a grammatica”. Conto di tornare presto, buona lettura.
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A casa di Maria Torna alle Note
Caro Diario, domani pomeriggio sono con Jepis a Caselle, una fuga di qualche ora, venerdì mattina presto si riparte, ma con lui le ore valgono settimane, bastano per inventarsi parecchie cose.
Come dici amico mio? Così ti sto dicendo senza dirti niente? Un poco hai ragione, però ti chiedo di avere un po’ di pazienza, tanto domani ritorno, e ti racconto tutto e magari ti faccio anche vedere un po’ di cose, perché sempre nelle poche ore con Jepis ci infili l’idea, la produzione, la postproduzione e la condivisione.
Ne approfitto per ricordarti che Mercoledì 20 alle 18:00 Maria D’Ambrosio ha organizzato a casa sua Un libro, un pasticcino e un caffè, per ora il format sembra avere un grande successo e se conosco Maria ho motivo di credere che il risultato sarà ancora superiore alle aspettative.
La novità che ancora non ti ho detto è che la mattina del 27 – grazie al mio amico Antonio D’Amore e a un po’ di studenti affettuosi come Nicola Chiacchio – sarò a RunRadio dalle 10:15 alle 10:45 insieme a Novelle Artigiane, e naturalmente sono molto contento, è una bella occasione per raccontare il mio lavoro. Ah, stiamo anche continuando a fare il lavoro sui social e anche quello aiuta, Luca poco fa ha postato su Instagram la foto con la quale ti saluto, a me è piaciuta un sacco, spero piaccia un poco anche a te, in questi tempi difficili bisogna lavorare con pazienza e in profondità, e c’è bisogno dell’aiuto di tutte/i. A presto.
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Jepis, Antonio e gli incipit Torna alle Note
Caro Diario, intorno alle 16:00 sono arrivato in Bottega a Caselle e con Jepis e Antonio Torre, abbiamo fatto prima un salto al bar e poi ci siamo messi al lavoro. Quello che ne è venuto fuori te lo dico tra poco, ti anticipo solo che l’idea giusta è venuta in parte ad Antonio e in parte a Jepis, io per ora non ho fatto niente se non quello che mi hanno chiesto di fare loro. A più tardi.
Rieccomi amico Diario, ti porto in regalo il primo dei tre video realizzato da Jepis con la complicità mia e di Antonio. Da domani girerà anche sui social, ma questa sera è tutto per te. Goditi la lettura, dura poche decine di secondi, goditi il video, ma goditi soprattutto la panchina. Sì, la panchina amico mio, perché lei non è solo una panchina, è una porta, è la sliding door che tu ti ci siedi sopra e lei da ti trasporta a Yod, oltre l’universo di Mem, Da Caselle in Pittari a Cip, da Jepis a Jonas. Stammi a sentire caro Diario, non la perdere mai di vista quella panchina lì.

 

La pizza da Michele Torna alle Note
Caro Diario, giornate molto intense le ultime due, tra lavoro e novelle le cose da fare non mi sono mancate, ieri sera stavo praticamente in coma, ma comunque come si dice da queste parti ” ‘ napultano sicc se fa, ma nun more”, il napoletano diventa magro ma non muore, in pratica un modo per sottolineare la resilienza di questo meraviglioso e contradditorio popolo.
Tornando a noi, giovedì sera con Jepis e Antonio da Michele Croccia la serata è stata spettacolare. Abbiamo mangiato cose buonissime – sì amico mio, te lo ripeto ogni volta, di fronte al buono e al bello non bisogna mai smettere di stupirsi – abbiamo fatto belle chiacchiere e messo a punto un po’ di idee tutti assieme.
Non ti dico poi quando gli ho dato la maglietta come è stato contento, e io con lui, perché come ho scritto sui social a me questo fatto che a Caselle in Pittari, nel Cilento, sul Pianeta Terra, lui sia Michele mentre invece a Cip, sul Pianeta Yod, oltre l’universo di Mem, è Matteo, mi fa impazzire. Proprio così, caro Diario, perché le mie Novelle Artigiane sono fiction, come direbbe il grande Italo Calvino, ma questo non toglie loro possibilità e verità, e se devo trovare un senso a tutta la fatica che ho fatto, ebbene sì, il mio senso è questo, perché penso davvero che se una cosa la puoi pensare la puoi fare.
Ciò detto, ti lascio con il secondo dei tre video girati da Jepis, la protagonista è sempre lei, la panchina, che se riusciamo a far quadrare una serie di cose ritornerà ancora in questi nostri racconti, però per adesso non posso dirti di più altrimenti Jepis mi ammazza. Buona visione.

 

Fatte da noi Torna alle Note
Caro Diario, sono molto contento di queste prime due settimane di vita delle Novelle Artigiane. La scelta di autoprodurre il volume è naturalmente impegnativa, ci stanno un mare di cose di cui Luca e io ci dobbiamo occupare in prima persona, però ti assicuro che non penso mai “chi me lo ha fatto fare”, anche la produzione materiale dell’oggetto libro è parte del nostro approccio artigiano, e insomma esserci riusciti con questa qualità è per noi una bellissima soddisfazione.
Anche dal versamente della promozione – si dice così, vero? – pian piano la macchina si mette in moto. Domani come sai siamo da Maria D’Ambrosio con il format “Un libro, un pasticcino e un caffè” e domenica 1 Luglio a Bacoli, al Bar/co Cerillo, ci sarà una nuova presentazione delle Novelle.
Intanto ho pubblicato anche il terzo e ultimo video che Jepis ha girato venerdì scorso, ti metto il link qui e ti saluto, comunque ritorno presto, ti devo raccontare come è andata da Maria.

 

Senza dolcino Torna alle Note
Caro Diario, la serata organizzata da Maria D’Ambrosio è stata bella assai, solo che il giorno dopo mi è venuto il febbrone, fosse stata viva zia Concetta avrebbe sentenziato “chille song l’uocchie sicche”, faccende da iettatori insomma, ma tanto noi che siamo figli dell’illuminismo a queste cose non ci crediamo, scusami, il tempo che metto via l’aglio e il corno e ritorno.
Allora, rieccomi qua, come ti dicevo bellissima serata, metto in fila senza ordine di priorità, così come mi vengono in mente un po’ delle cose che sono accadute: nuove persone sono entrate nella mia vita; una delle amiche presenti mi ha chiesto se sono disposto a ripetere l’esperienza sul terrazzo di casa sua e naturalmente le ho risposto che ne sarei felice; con un’altra amica siamo rimasti un po’ a chiacchierare anche dopo e così ho scoperto cose su Camilleri che non conoscevo; Luca ha pubblicato una bella storia su Instagram; sono potuto stare mezza giornata con mia sorella Nunzia, era in ferie, mi ha fatto un regalo bellissimo e ha fatto anche le fotografie, nei prossimi giorni te le faccio vedere; la recensione che ha scritto Maria sarà pubblicata nei prossimi giorni su Il Mattino, naturalmente anche su questo ti tengo informato; tutte le persone che hanno comprato il libro sono state gentili e mi hanno chiesto una dedica; il rustico che ha fatto la mamma di Maria era squisito e pure l’Asprinio di Aversa che ho portato io non era male; la “mia” Cinzia è riuscita a districarsi tra i suoi mille impicci lavorativi e ad arrivare anche lei per tempo.
Jà, dici la verità amico Diario, mi sembra lo spot di “cosa vuoi di più dalla vita”. E invece ti dico che non tutto è andato come doveva andare, perché non è arrivato il dolcino, e mi spiace dirlo ma la colpa è di Maria, perché i pasticcini li dovevo portare io, poi lei ha insistito per fare lei il dolce, poi una sua amica si è messa in mezzo e si è offerta a propria volta dopo di che morale della favola ha avuto un contrattempo e non è potuta venire e così siamo rimasti senza il dolce, però avevamo la foto, bellissima, solo che non si mangia.
Ecco, spero che si sia capito che sono contento di come è andata, la settimana prossima il viaggio di Novelle Artigiane continua mercoledì 27 Giugno a Run Radio e domenica 1 Luglio al Bar/co Cerillo. A presto.
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Post Scriptum
Caro Diario, Maria mi ha mandato la foto della torta che non è arrivata. Lei dice che mancava solo lo zucchero a velo, io l’avrei mangiata anche senza.
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La panchina di Giovanni Torna alle Note
Caro Diario, della presentazione a RunRadio ti racconto domani, sono tante cose, e ho bisogno di far sedimentare un attimo le emozioni, e poi stasera ti devo raccontare della panchina, aspetta che ti faccio vedere subito lo schizzo e poi ti dico.
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Allora amico Diario, tutto proprio tutto non te lo posso dire, perché altrimenti faccio spoiler ai miei danni, però ti posso dire comunque un bel po’ di cose, per esempio che:
l’idea è nata un paio di venerdì mattina fa mentre in macchina tornavo a Napoli con Jepis e Felice;
alla panchina in Novelle Artigiane sono dedicate una manciata di righe e però sono righe importanti nel senso che lei è una specie di sliding door come ti ho già detto quando abbiamo girato i brevi video con i tre incipit delle tre novelle;
Jepis ha realizzato recentemente un bellissimo video dedicato a Giovanni Mariella, ti metto il link così te lo vedi, ti assicuro che ne vale la pena;

 
senza sapere né leggere e né scrivere, come avrebbe detto mio padre, Jepis e io abbiamo deciso di chiedere a Giovanni di realizzare la panchina in legno e ferro nella sua bottega, e lui ci ha detto di sì, e il disegno che hai visto all’inizio è lo schizzo che ci ha mandato.
Ecco amico Diario, quello che ti posso dire per ora è questo, che non mi sembra poco, penso che tornerò presto a parlarti della panchina, perché con la complicità di Giovanni ci siamo dati tempi stretti, intanto ti saluto, ritorno domani e ti racconto di RunRadio.

Run Radio Torna alle Note
Caro Diario, come sai ieri sono stato A Run Radio e come ti ho scritto ieri è stato molto bello. Non se se ti ricordi, ma l’ultima volta c’ero stato per l’uscita della prima delle mie tre Novelle Artigiane in formato kindle, L’uomo che aggiustava le cose, e già questo dice un mondo, e poi ci ho ritrovato un po’ delle ragazze e dei ragazzi che hanno frequentato il corso con Maria D’Ambrosio and me – uno per tutti Nicola Chiacchio – e insieme a loro il loro maestro, il mio amico prof. Antonio D’Amore che come sempre è stato squisito e anzi nel pomeriggio ha scritto un post che mi ha fatto davvero emozionare. No, il post non te lo faccio leggere, facciamo così, metto la foto che ci siamo fatti e questa parte qui la chiudiamo, se proprio non resisti il post te lo cerchi sui social.
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Tornando a noi, il programma si chiama BookLovers ed è condotto in maniera molto professionale e altrettanto simpatica da Alessia Capone ed Eugenia Peluso, ci puoi vedere in quest’altra foto, ti assicuro che è stato un piacere stare per un’ora in loro compagnia a parlare del libro, del lavoro ben fatto, dei progetti futuri, delle ragioni e delle motivazioni che mi hanno spinto a scrivere fiction dopo 40 anni da saggista e storyteller. Certo, le canzoni non erano proprio tutte nella playlist delle mie preferite, ma come si dice nessuno è perfetto, e sono stato contento anche così.
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Come dici? Vuoi sapere più nel dettaglio che cosa ci siamo detti?
Guarda che tra qualche giorno pubblico il podcast, comunque non è stato facile, perché non è che potevo raccontare i contenuti delle tre novelle, però mi è piaciuto dire che l’ho scritto perché mentre scrivo sono felice; che l’azione si svolge su più mondi interconnessi: la Terra, Yod che si trova oltre la galassia di Mem, il mondo dei sogni; che i protagonisti sono Luigino, mastro Giuseppe, il padre Jacopo, donna Sofia e Jonas; che all’inizio della prima novella Luigino ha 11 anni e alla fine della terza ne ha 30; che nei miei progetti futuri c’è scrivere, scrivere e scrivere racconti per essere felice, felice e felice fino all’infinito e oltre.
Ecco, queste sono un poco delle cose che ho detto, e poi anche che sono orgoglioso che il libro ce lo siamo fatti con le nostre mani e che mi hanno aiutato tante persone che ho ringrazito alla fine, e però tre le ho ricordate e sono Luca Moretti, Cinzia Massa e Giuseppe Jepis Rivello. Adesso però mi fermo, perché altrimenti finisce che quello che non ho detto alla radio lo dico qui e faccio il guaio. Alla prossima.
P.S. le/i ragazze/i mi hanno anche “costretto” a fare un selfie, non ti dico che cosa ci è voluto, comunque te lo metto qui così lo vedi.
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Bar/co Cerillo e le miniature di Letizia Torna alle Note
Caro Diario, dall’ultima volta che ti ho scritto sono successe parecchie cose, provo a mettertele in fila, così evito di fare confusione, almeno spero.
1. Domenica scorsa abbiamo presentato il libro a Bar/co Cerillo. Detto come va detto, dal punto di vista delle persone presenti non ha funzionato, lo puoi vedere dalle foto, sarà la prima domenica di gran caldo, sarà l’orario – le 19:00, sarà quel che sarà non ha funzionato, nonostante l’impegno mio, del mitico Diego D’Orso e degli altri amici di Bar/co. Sì, certo, ci sto pensando a come fare in modo che la presenza alle prossime presentazioni sia più numerosa, ma naturalmente se a te o a qualche amica/o che ci legge viene un’idea io sto qua, felice di ascoltarla. Detto questo, posso aggiungere che è stata comunque una bella occasione per parlare del libro con i miei amici Antonio Lucisano, Angelo Savio e Chiara Improta e per conoscere un po’ di nuove persone, perché alla fine funziona come diceva mio padre, ‘o cavallo bbuono se vede ‘ncoppa ‘a sagliuta. Ah, con Diego abbiamo attrezzato (in realtà ha attrezzato) anche l’angolo per la vendita del libro al bar e appeso la locandina, e anche questa è una gran bella cosa come puoi vedere dalla foto.


2. Sono arrivate le recensioni al libro di Letizia Salomone e di mia sorella Nunzia, sul blog di Novelle Artigiane le trovi rispettivamente qui e qui, ti consiglio di leggerle e poi ne parliamo.
3. La redazione di RunRadio mi ha inviato il podcast dell’intervista a BookLovers, la puoi ascoltare qui, anche mentre fai altro, è uno dei vantaggi della radio.
4. Letizia Salomone si è messa a fare le miniature, le puoi vedere qui, ribadisco soltanto che il fatto che questa storia della realtà che diventa fantasia e della fantasia che diventa realtà stia prendendo una sua via e si stia svincolando da me, cominciando a contagiare la nostra comunità, mi rende felice come un bambino.
5. Sulle vie del Caf ho incontrato Giovanni Pisano, il mio #bookpusher di fiducia, dice che si sta organizzando per fare quello che deve fare, intanto gli ho dato il libro e ci siamo anche fatti la foto, per il resto stiamo sul pezzo. Alla prossima.
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Letizia and me Torna alle Note
Caro Diario, ieri mi ha riscritto Letizia e mi ha inviato altre foto, anche in questo caso mi limito a fare il cronista, cerco di provocare curiosità e di evitare di spoilerare le mie stesse novelle.
Questo è quello che mi ha scritto Letizia: “Caro Vincenzo, per quest’ultima miniatura mi sono impegnata perché credo abbia un’importanza particolare, ma soprattutto perché ha in sé la magia che attraversa poi il tutto. È come se partisse tutto da lì, da quel sacchetto e quella panchina. Ecco, tu hai regalato un po’ di magia a me ed io ne ho regalata un po’ a te. Ah, dimenticavo, stavolta ho usato il colore, altrimenti quell’effetto di vissuto non sarebbe mai venuto fuori”.
Le ho viste, mi sono commosso, le ho pubblicate tutte su NovelleArtigiane.it e ho ringraziato Letizia, che mi ha scritto ancora questo: “Sono contenta che le miniature ti siano piaciute. Volevo solo dirti che per me è stato semplice, il merito va a te. E comunque devo ringraziarti perché leggere mi ha emozionata e realizzare quelle miniature anche di più. Mentre le facevo pensavo a Mastro Giuseppe e alle immagini che mi ero creata nella mente leggendo e poi pensavo a tanto altro ancora. E proprio guardare quell’immagine che tu hai postato mi commuove. A te per un motivo e a me per un altro”.
Ecco, questo è quello che ci siamo detti, tutte le immagini se vuoi te le vai a vedere qui, qui te ne metto una sola, appena la vedi capisci il perché.
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Giovanni e Felice Mariella Torna alle Note
Caro Diario, ieri è arrivata la panchina realizzata dal maestro artigiano Giovanni Mariella con il contributo di suo padre Felice.
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Appena riesco conto di raccontarti il lavoro di Giovanni, perciò per adesso ti dico solo tre cose:
1. la panchina è bellissima, non ha saldature, è tutta inchiodata, la seduta è in legno di faggio stagionato, per quanto anche in fotografia si possa vedere che è bella ti assicuro che da vicino toglie il respiro;
2. questa che Giovanni ci ha regalato non è solo una panchina, è anche e soprattutto una possibilità, anzi sono tante possibilità, legate al dono, alle relazioni tra le persone, al potere di pensare e di fare, al potere di chiedere e di dare, alle porte sempre più aperte tra i mondi fantastici e i mondi reali;
3. questa storia della panchina non finisce qui, ci saranno ulteriori sviluppi, ci stiamo lavorando con Jepis e con Luca, naturalmente appena ci sono novità ritorno.
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Il booktrailer Torna alle Note
Caro Diario, scusami se non mi sono fatto vivo per un po’ di giorni ma tra il lavoro, il Camp e il Palio del Grano 2018 è stato davvero complicato districarmi.
Comunque ci stanno tante belle novità, a partire dalle nuove recensioni che sono arrivate, quando hai un poco di tempo le puoi leggere su Novelle Artigiane. I giorni trascorsi a #Cip oltre ad essere stati straordinari in sé mi hanno permesso di fare la conoscenza di un bel po’ di belle persone, e alcune di loro hanno comprato e stanno leggendo il libro e questo come puoi immaginare mi fa molto piacere. Jepis ha realizzato il booktrailer, ed è bellissimo, lo puoi vedere tra un minuto alla fine del post. Alla voce criticità segnalo ancora la difficoltà a far girare il libro al di fuori della cerchia degli amici, bisognerà inventarsi qualcosa di diverso dal versante della promozione, vediamo se mi viene un’idea.
Come dici amico Diario? Dovrei pensare qualcosa di dirompente tipo il bimbo che morde il cane? Come se fosse facile. Provo a vedere nel guinnes dei primati qual è il record per la lettura di un libro senza interruzione ad alta voce, magari posso provare a leggerlo tutto di seguito e stabilire un nuovo record anche se mi sembra difficile. Certo che ti faccio sapere, tu intanto guardati il corto realizzato da Giuseppe.

 

Ci vediamo da Sara Torna alle Note
Caro Diario, forse lo avrai già letto sui social e forse no ma io sono troppo contento perché dopodomani, Mercoledì 25 Luglio, alle 18.30, Sara Lubrano e io raccontiamo Novelle Artigiane nei pressi della sua bellissima bottega, a Napoli, in vicoletto Belledonne a Chiaia.
Come dici? Certo che abbiamo invitato tutte le amiche e gli amici napoletane/i, sono convinto che sarà una gran bella serata, naturalmente poi la sera stessa o al massimo il giovedì mattina ti racconto tutto per filo e per segno, tu intanto aiutami con il passa parola.
Prima di lasciarti, ti segnalo questa bellissima conversazione con la mia @mica Michela Cordò. Non ti anticipo niente, ti dico solo che aveva ragione mio padre, nel senso che si campa anche di soddisfazione, per il resto leggi e oi fammi sapere cosa ne pensi. Alla prossima.
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Hoka Hey! Torna alle Note
Caro Luca, oggi come direbbe il mitico Cavallo Pazzo “Hoka Hey! È un buon giorno per morire!”.
Nella chat ho trovato un messaggio troppo bello di Laura Ressa che ha finito di leggere la prima delle tre novelle, poi te lo faccio leggere da vicino che non lo posso pubblicare, svela troppe cose, spoileraggio allo stato puro, però è fantastico. Ti dico solo che le ho scritto che le voglio bene e che spero di incontrarla al più presto, perché strano ma vero non ci siamo ancora mai visti da vicino, e lei mi ha risposto questo: “Anch’io ti voglio bene, caro Vincenzo. Le parole che scrivi sanno toccare il cuore con semplicità, umiltà e profondità. E farò in modo che questo il mondo lo sappia”.
Dopo di che mentre sto in chat con Jepis mi scrive “la maestra Elisabetta alla quale donai il libro qualche giorno fa mi ha fermato entusiasta stamattina”.
Infine, ma solo per modo di dire, Elisabetta Casarin, alla quale avevo proposto una cosa per Radio Stonata, prima rispone alla mia richiesta e poi mi scrive “Ciao Vincenzo, sai che ho regalato il tuo libro al signore che viene a fare l’orto con mio papà e si è commosso? È tutto bello, iniziando dalla copertina rugosa e coi colori vividi dell’uva e del vino.”
Hoka Hey amicco Diario, sono troppo contento, vado a dirlo anche al mio amico Geremia il fatto della copertina, sarà contento assai pure lui.
Niente, solo altre due cose prima di salutarti:
domani alle 18:30 siamo da Sara Lubrano per la presentazione;
la foto di Cavallo Pazzo è tratta come sta scritto sotto da eclipse-magazine.it.
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Vicoletto Belledonne a Chiaia Torna alle Note
Caro Diario, lo so che te l’ho detto già altre volte, ma io sono un uomo troppo fortunato. Sì, avere amiche come Sara Lubrano è un privilegio raro, la bellezza e la cura che mette nelle cose che fa è unica, come ti ho detto tante volte ha non solo le mani ma anche il cuore d’oro, e ti devo dire che a vedere il libro nella sua vetrina insieme alle sue creazioni mi sono emozionato assai, guarda la foto così vedi se dico sciocchezze.
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Che ti devo dire amico mio, è stato un pomeriggio bello assai, a parte Colomba e Francesca le persone che sono venute erano tutte nuove, e dunque è stata una bella occasione per conoscerle un pochino, e una di loro ha proposto di organizzare una nuova presentazione delle mie novelle nel suo Atelier alla ripresa dopo le ferie estive.
Come dici caro Diario? È andato tutto bene? Benissimo direi! L’unica cosa che un poco mi è dispiaciuta è che a parte Colomba non una delle mie amiche napoletane, e dei miei amici napoletani, che sono tante/i, ha trovato il tempo di passare, c’erano solo amiche e amici di Sara.
Naturalmente le buone ragioni sono tante, siamo a fine luglio, molte/i di loro hanno già comprato il libro su Amazon, altre/i erano già state/i all’incontro a casa di Maria, però così è un poco come la storia di “prufesso’ sta malato ‘o nonno e non aggio potuto studiare”, secondo me non funziona, e naturalmente non è una questione di presentazioni e di libri, si tratta di cura dei rapporti umani, sì, di trovare ogni tanto un po’ di tempo per gli amici, perché altrimenti amici diventa soltanto una parola, e così non funziona. Comunque su questo intendo tornarci, perché per me è una cosa importante, una di quelle che fa la differenza nella mia vita.
Tornando a Vicoletto Belledonne a Chiaia, dove sta la splendida bottega di Sara Lubrano, appena puoi caro Diario ti ci devo portare, la mia amica ci ha fatto trovare un bel po’ di cose buone, tra tutte ti faccio vedere la mia preferita, sua maestà la mortadella, che oltre ad avere il cuoricino al centro era di una bontà che solo gli esperti possono apprezzare.
Infine, ma solo per modo di dire, ti annuncio in anteprima che ho chiesto a Sara di realizzare un poco di spillette e di ciondoli del logo di #lavorobenfatto che lei ha ideato e Luca ha sviluppato, sì, sì, quello che sta anche sul dorso del libro e nelle pagine interne, poi te ne regalo uno. Alla prossima.
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Novelle D’Agosto Torna alle Note
Caro Diario, in questo mese di Agosto che è cominciato ieri ci sono già tre date di presentazione di Novelle Artigiane e niente, mi faceva piacere dirtelo.
Martedì 7 Agosto sono a Caselle in Pittari per iniziativa dei miei amici della Pro Loco, Michele Jolly Granato in testa, e di Jepis Bottega con Giuseppe Jepis Rivello e Antonio Torre, sotto puoi vedere l’invito, sono super emozionato per tutte le ragioni che sai; Mercoledì 8 Agosto sono a San Giovanni a Piro, sempre nel Cilento, per iniziativa di un altro caro amico, Sandro Paladino, l’artigiano dell’assistenza; Mercoledì 29 Agosto infine, ma solo per ora, sono a Guardia Perticaria, in provincia di Potenza, per iniziativa del Sindaco Angelo Mastronardi e del mio amico Vito Verrastro. Insomma se stai in giro, sei avvisato. Alla prossima.
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Tu chiamale se vuoi, emozioni Torna alle Note
Caro Diario, la presentazione a #Cip ha avuto i sapori e le emozioni che mi aspettavo e anche di più, faccio davvero fatica a metterle in fila tutte, avevo persino pensato di dedicarci un post a parte ma poi ho pensato che il loro posto è qui, in queste note a margine, insieme a tutte le altre. Facciamo così, provo prima a riassumere per punti e con qualche foto un po’ delle cose che sono successe e poi ti dico la cosa più importante di tutte, almeno per me.
1. La panchina di Giovanni Mariella e la scenografia di Letizia Salomone, le abbiamo portate a l’Urmu, sì, in piazza Olmo (abbiamo è per non sentirmi escluso, in realtà le hanno portate Patrizio Fiscina, Antonio Torre e Jepis).
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2. le pizze e lo spumante di Michele Croccia, che stavamo per cominciare e lui è arrivato e alla fine della presentazione a Cip abbiamo condiviso un brindisi.
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3. il racconto di don Tonino Palmese, che è partito dalla panchina come luogo di incontro e ci ha donato una splendida storia di amore, con la voce del figlio che dà luce agli occhi della madre, con l’amore di un figlio che si fa amore universale.
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4. l’incontro con mio cugino Cosimo e mia cugina Nunzia, che specialmente il primo era da tanto che non lo vedevo, e il ricordo di Zia Maria, la sorella di papà, che irrompe nella presentazione insieme ai pantaloni di Cosimo rivoltati per adattarli alla mia statura.
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5. l’incontro con la maestra Bruna, che lei è davvero una persona con un’energia speciale, pensa che alla fine non ho fatto in tempo a regalarle il libro che è arrivato un suo ex alunno e mi ha chiesto una dedica per lei e glielo ha regalato.
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6. Le tante domande, curiosità e interventi, compreso quello del Sindaco Maurizio Tancredi, che hanno contribuito molto alla bellezza e alla ricchezza della serata.
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7. Le parole di Renzo Vassalluzzo, che avevo incontrato ad Ascea con Jepis oltre un anno fa e che è venuto da Stella Cilento per dirmi che quel nostro incontro non era stato vano, che lui poi ci stava provando a fare bene le cose, che aveva avviato una bottega, e insomma qualche giorno, ha letto il libro e mi ha mandato la recensione – riflessione che puoi leggere qui.
8. Luca Pellegrino che appena ha chiuso il negozio è arrivato e però aveva inviato la sorella in avanscoperta e anche lui le novelle se le è divorate, mi ha fatto una specie di telecronaca minuto per minuto con un commento finale bello e ragionato, comunque puoi leggere tutto qui.
9. La Pro Loco di Caselle in Pittari e il suo presidente Michele Jolly Granato, che ha organizzato la presentazione insieme a Jepis Bottega.
10. Giuseppe Cacetta Pellegrino, che lui e le sue bellissime foto non mancano mai in queste occasioni, anche molte di quelle che ho usato per questo post sono sue.
11. Tutte le amiche e gli amici che sono venuti, che non posso elencarli tutte/i, e però li tengo nel cuore e loro lo sanno.
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Ecco caro Diario, avrò sicuramente dimenticato qualcosa, ma tanto poi mi viene in mente e lo aggiungo. Mi rimane da dirti la cosa per me più importante di tutte, quella che fa da ponte anche con il prossimo racconto, quello della presentazione a #Sgap, San Giovanni a Piro, te la riassumo senza giri di parole: ce la possiamo fare.
Sì amico mio, ce la possiamo fare, non è facile, perché le persone con le quale riusciamo a parlare sono tante per quello che possiamo fare noi ma sono poche per quello che dobbiamo fare, però più andiamo avanti e più il messaggio di Novelle Artigiane, il senso del lavoro ben fatto diventa evidente, incontra consensi. Domani lo riprendiamo questo discorso, perché magari a Cip giocavo in casa ma a Sgap no e ti assicuro che l’impatto è stato altrettanto forte.
Come diceva Allen Ginsberg, bisogna che allarghiamo l’area delle nostre coscienze, bisogna costruire reti e intessere relazioni che durino, nel tempo. Perché ce la possiamo fare. Perché è un peccato non farcela. Un peccato per noi. Per i nostri figli. Per le generazioni che verranno. Per l’Italia. Per il mondo.

Ce la possiamo fare Torna alle Note
Caro Diario, riparto da dove ci siamo lasciati l’ultima volta, dal fatto che ce la possiamo fare, che l’idea naturalmente io ce l’ho sempre avuta, altrimenti non potrei fare la vita che faccio, però con le presentazioni di Cip (Caselle in Pittari) e di Sgap (San Giovanni a Piro) è diventata consapevolezza.
Perché sì, dopo quella a Cip anche la serata a Sgap è stata magica, naturalmente non per caso ma perché ci sono state delle persone che ci hanno lavorato.
Sandro Paladino è stato il primo che ha messo le cose sul binario giusto, perché il libro era appena arrivato alla Bottega di Jepis che lui è andato e ne ha comprate un po’ di copie per sé e per le amiche e gli amici della redazione di Pyros, il giornale di San Giovanni a Piro, Bosco e Scario.
Poi ci hanno pensato loro, le persone che gravitano intorno a questa bella comunità rappresentata dal giornale a far sì che la serata fosse così interessata e partecipata.
Mi fa piacere dirti che il mio “complice” Alberico Sorrentino, direttore editoriale di MediaPyros, è stato determinante per il successo della serata, innanzitutto perché aveva letto il libro, che sembra una cosa banale ma non lo è affatto, e poi perché insieme siamo riusciti a coinvolgere il pubblico, a incuriosirlo senza svelare troppo, che insomma quando abbiamo finito siamo rimasti a parlare ancora per un bel po’, e alcuni commenti dei presenti sono stati davvero molto belli, per questo ti dico che ce la possiamo fare, perché siamo in tante/i a pensare che il lavoro è un valore, che bisogna dare più importanza a ciò che siamo e meno a ciò che abbiamo, che bisogna rispettare il lavoro e chi lavora.
Ecco, direi che per adesso è tutto, voglio segnalarti solo la recensione di Enza De Martino su Pyros. Alla prossima.
sgap1

Next Stop Guardia Perticara Torna alle Note
Caro Diario, come ti avevo accennato il prossimo 29 e 30 Agosto sarò a Guardia Perticara, in provincia di Potenza, per presentare Novelle Artigiane e per partecipare alla prima edizione del Festival dello Sguardo. Sono assai contento di questo dono che mi hanno fatto il mio amico Vito Verrastro e il Sindaco Angelo Mastronardi, non solo per il libro, ma perché come ho raccantato qui ho un rapporto affettivo molto particolare con Guardia, legato al mio amico di una vita Antonio Parola, ai suoi splendidi genitori, don Raffaele e la signora Carmela, e alla loro famiglia.
Tornando a noi ieri Vito ha condiviso la notizia dell’evento di fine mese sui social e la mia amica Tina Magenta, da Lomello, in provincia di Pavia, ha colto l’occasione per scrivere questo commento: «Ho letto la prima novella ed è geniale, e poi Vincenzo quando scrive lo fa con il cuore al posto delle mani! È inutile, è un essere umano speciale» e allora Vito a propria volta ha trovato il modo per scrivere questo: «io sono a metà, e sono curiosissimo di come va a finire. La cosa bella è che lo leggo ed è come se Vincenzo me lo stesse raccontando: con il suo vocione, il suo intercalare, le sue pause. Tutto molto bello, anzi di più!».
Niente, te lo volevo dire, un poco perché sui social a un certo punto queste cose si perdono e invece qui no e poi perché sono stato contento, perché è vero che con Vito e Tina siamo molto amici, però ci stanno modi e modi di dire le cose, e secondo me si vede che i loro sono commenti sinceri, magari “condizionati” dal bene che ci vogliamo però non appezzottati, veri, come tanti altri che ho pubblicato sul blog di Novelle Artigiane.
Sì, amico Diario, sono contento assai di quello che sta accadendo intorno alle mie novelle, e come sempre volevo condividere questa mia contentezza con te. Alla prossima.
guardia2

Simone Bigongiari Torna alle Note
Caro Diario, questa recensione qui l’ha scritta Simone Bigongiari, me l’ha inviata il giorno prima che ci conoscessimo, a Lido di Camaiore, lo scorso 27 Luglio, in occasione dell’incontro organizzato dal Consorzio Promozione & Sviluppo Le Bocchette e dall’ottima Chiara Serreli, che la cosa più bella della mia vita è questa, l’incontro con belle persone che diventano miei amici e amiche.
Come dici? Perché ci ho messo tanto tempo per parlartene? Non lo so, o forse si, perché a volte le cose quando non le faccio subito mi passano di mente ed è una tragedia. Comunque come sai sono fortunato, e insomma adesso secondo me è il momento giusto per pubblicare il commento di Simone, tu intanto leggilo, che poi magari ne riparliamo.
«Vincenzo, trovo questo libro un atto di amore, un amore incondizionato agli altri, a chiunque si trovi nella situazione difficile di dover sopportare condizioni professionali negative, o organizzazioni aziendali da incubo, o ancora peggio alla mancanza di un posto di lavoro. Il protagonista è proprio il lavorobenfatto, tutto attaccato, perché è una qualità che non può stare separata dalla parola stessa in quanto solo così assume il suo vero significato, cioè che non esiste lavoro se non quello ben fatto. Tutto il resto è inciviltà del lavoratore come del datore di lavoro.
Le tre storie che racconti sono storie più reali della realtà, più fantastiche dell’immaginazione, più formative dei racconti di formazione. Ed è su questo piano che si snoda un’unica storia, suddivisa in tre visioni diverse che porta e conduce su altrettanti piani della realtà differenti.
Il padre che educa il figlio, il figlio che rievoca il padre, e Sofia che con Jonas guardano il futuro attraverso la finestra del mondo di Cip, comunità ideale ma vera.
Un testo importante che si legge in pochi giorni oppure molto lentamente, come ho fatto io, per coglierne appieno tutta la profondità di pensiero con il quale è stato scritto.
È fondamentale per quello che sono, un orientatore, un appassionato del lavoro, è fondamentale per capire che un futuro più roseo del mondo del lavoro c’è, è fondamentale perché descrive un sogno e quel sogno è raggiungibile solo se si ispirano gli altri e tu, con la sua attività e il tuo diario lo sai e hai creato questo bellissimo libro da cui partire. Per me il viaggio verso Cip è già iniziato, grazie Vincenzo!»
bigongiari1a

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