Il Lavoro Ben Fatto a Hia | Hospitality Innovation Academy

Il lavoro ben fatto
Appunti per una Didattica Artigiana
HIA | Hospitality Innovation Academy

Caro Diario sono contento assai. Il Corso di Lavoro Ben Fatto che ho tenuto a HIA Hospitality Innovation Academy il 26 e 27 Ottobre si è conquistato di diritto un posto nella playlist con le cose più belle e interessanti che ho fatto in vita mia.

Il racconto che stai per leggere si compone di tre parti principali:
1. Il Lavoro Ben Fatto a HIA, dove trovi il percorso che ho ideato e mi ha guidato durante le due giornate di attività.
2. Bottega HIA, con tutte le cose pensate e fatte da Nicole Bacigalupo, Matteo Casarola, Althea Ezzelino, Francesco Farnetani, Gabriele Farnetani, Carolina Govoni, Giulia Memis, Elisa Palmitessa, che sono tante e belle. È il cuore del racconto e sono felice che le/i protagoniste/i siano loro, questo gruppo di ragazze/i tra i 18 e i 21 anni che hanno scelto HIA per moltiplicare le loro opportunità.
3. Appunti per una Didattica Artigiana, dove ho riassunto il background, l’approccio, il metodo con cui lavoro da più di 20 anni.

A completare il tutto Cosa, come e perché, la Cassetta degli Attrezzi, gli Approfondimenti Organizzativi e le Note Di Viaggio, che sono quattro: Sono pronto, diciamo; La mamma e il bambino; Pensieri contenti; A casa. Per ora mi fermo qui, fammi sapere se ti piace.

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IL RACCONTO

Bottega HIA | 28 Ottobre 2022

UNITÀ DIDATTICA 1
IL LIBRO, LE IDEE, L’APPROCCIO, LA PRATICA
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Attività 1

Il Video

 
La Domanda
Pensateci 1 minuto, raccontate con 3 hashtag il video che abbiamo appena visto e poi ci ragioniamo su.

Le Risposte
Dedizione, Sforzo, Anima; Comunità, Giustizia, Bellezza; Per tutti, Meglio, Semplice; Rispetto, Comune, Valore; Conviene, Tutti, Abitudine; Stile di vita, È possibile, È bello; Esperienza, Impegno, Passione; Conviene; Lo possono fare tutti; Come quando impari ad allacciare le scarpe.

La Discussione
Non c’è stato molto da aggiungere, era tutto abbastanza eloquente. In ogni caso siamo ritornati su alcuni concetti, per esempio sulla importanza di abituarsi a fare bene le cose, qualunque cosa si faccia.

Attività 2

La Domanda

Le Risposte
Mio papà. Da quando ha finito la scuola ha dedicato tutta la sua vita alla torrefazione, fondata da mio nonno, per portarla fino ad oggi, mettendoci passione e impegno.
Mia zia. Perché ogni qualvolta faceva qualcosa non si lasciava distrarre da nulla e lo faceva sempre con il rispetto e il sorriso.
Mimmo Forgillo. Per la sua dedizione nel fare quello che deve fare, anche in ciò che non gli piace.
Mio padre. Ha sempre fatto le cose bene, a modo suo, ma è sempre riuscito a rendere quella cosa come voleva lui.
I miei genitori. Per la persona che sono oggi.
Babbo. Perché tutte le mattine si alza ad aprire la sua azienda e resta lì fino alla chiusura.
Elio Palmitessa. Tutto ciò che mio padre fa, lo fa al meglio. Come quando mi insegna a fare i cocktails.
Il mi babbo. “Perché se non lo fai bene tocca farlo 2 volte”.

Attività 3 e 4

Le Domande

Le Risposte
Qui per ora non ci sono risposte amico Diario, anche se a loro non glielo ho detto le risposte sono parte della verifica che abbiamo fatto il giorno seguente.

UNITÀ DIDATTICA 2
LA VANDERA, IL CANVAS, IL CAMPO ORGANIZZATIVO
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Attività 1

Il Video

 

La Domanda

Le Risposte

Nicole Bacigalupo | Carolina Govoni

Matteo Casarola | Gabriele Farnetani

Althea Ezzelino | Elisa Palmitessa

Giulia Memis | Francesco Farnetani

La Discussione
Qui caro Diario ogni coppia è stata chiamata a raccontare il proprio lavoro, e sono venute fuori parecchie altre cose interessanti da parte di ciascuna coppia. In particolare Althea ed Elisa, con il loro Cervello al posto della Vandera e un percorso numerato diverso da quello segnato (per esempio io non ho capito perché hanno chiamato il punto da dove hanno cominciato, i Valori, 5 e non 1) ci hanno portato a ritornare su alcune parole chiave del lavoro ben fatto come creatività e disciplina e sulle loro relazioni.

UNITÀ DIDATTICA 3
IL RACCONTO E LA SUA IMPORTANZA, PER LE PERSONE E PER LE ORGANIZZAZIONI
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Attività 1

La Domanda

Le Risposte

 

Attività 2

La Domanda

Le Risposte

 

La Nota (al termine della prima giornata)
Caro Diario, il racconto della prima giornata finisce qui ma penso sia giusto che io ti dica ancora una paio di cose.
La prima è che mi dispiace che talvolta la qualità tecnica dei contenuti foto e video non sia all’altezza dei contenuti, ma né io, né Lorena e né Francesca facciamo quel lavoro lì, e poi come sai l’importante sono contenuti e non so come la pensi tu ma lì ci siamo, per molti aspetti alla grande.
La seconda è che nonostante tutte le/i componenti della classe fossero dotati di potenti mezzi tecnologici di ogni tipo, li ho come invogliati a scrivere a mano, tu fari un po’ più di fatica a leggere ma loro, come mi ripeteva Annateresa Buonpensiere, la mia giovane e brava maestra d’inglese, hanno messo in moto altri neuroni. Direi che è tutto, in questo momento mi sono un poco avvilito, Francesca mi ha appena inviato i contenuti multimediali della seconda giornata e sono più di 100, poi ci stanno i post-it, poi i testi, mammà, comunque ho detto che ti racconto tutto e ti racconto tutto, intanto ti lascio con una selezione delle foto della prima giornata. A dopo.

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UNITÀ DIDATTICA 4
IL PUZZLE, IL LEADER, LA LEADERSHIP ADATTIVA
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Attività 1

La Domanda

Le Risposte

 

Ecco le risposte anche in versione testo:
Ascolta e impara; Sa gestire il cambiamento.
Risolve i problemi; Ha una visione chiara dei principi e dell’etica aziendale.
Vede le cose da più prospettive; Sa gestire il cambiamento.
Crea senso e significato; Organizza il futuro.
Pensa e agisce in beta permanente; Organizza il futuro.
Valorizza il talento; Organizza il futuro.

Attività 2

La Domanda
Abbinate liberamente le 7 caratteristiche ai 7 pezzi del puzzle.
Raccontate il processo e il senso di ciò che avete fatto.

Le Risposte

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UNITÀ DIDATTICA 5
IL SENSEMAKING, I PROCESSI DI COSTRUZIONE DI SENSO E SIGNIFICATO
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Attività 1

La Domanda

Raccontate con 3 parole o concetti chiave il discorso di Al Pacino che abbiamo appena visto.

Le Risposte

Passione, Determinazione, Sacrificio; Fare la differenza, Voglia di guadagnare quei centimetri intorno a noi, Risorgere come collettivo; Se avrò un’esistenza appagante è perché sono disposto a battermi per quel centimetro; Riuscire come collettivo; Fare la differenza; Voglia (Fame); Fatica, Futuro, Forza; Centimetri tutto intorno a noi, Vittoria contro sconfitta, Squadra.

Attività 2

La Domanda

Mettere in fila secondo il proprio ordine di priorità le 10 caratteristiche.

Le Risposte

UNITÀ DIDATTICA 6
IL PROCESSO DECISIONALE, INCERTEZZA E AMBIGUITÀ DELLE SCELTE
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Attività 1

Le Domande

La scelta che fa Sophie nel film è razionale o identitaria? E perché.

Le Risposte

Qui caro Diario c’è stata una bella discussione che ci hanno permesso di cominciare a prendere confidenza con l’idea che nella vita vera molto spesso i processi decisionali a razionalità limitata e conformi a regole si intrecciano, si confondono, si sovrappongono, come ha sintetizzata Carolina Govoni nel video.

 

Il passo successivo ci ha poratti dritti al campo di calcio inclinato di March e Olsen, del Garbage Can e dell’ambiguità nel processo decisionale.

Attività 2

La Domanda

Le Risposte

Qui le risposte sono state solo quatro, una che viene dalla conoscenza popolare, che comuqnue ha reso l’idea della complessita e dell’ambiguità delle scelte, le altre tre molto belle, difficili e personali, riferita al lavoro, alla famiglia e all’amicizia. L’impegno che ci siamo presi è di tenerle solo per noi, in questo oceano di condivisione penso che ci sta alla grande, perciò caro amico Diario qui ti devi accontentare delle foto, così è se ti pare.

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La Nota (al termine della seconda giornata)
Caro Diario, dalle 4:30 di stamattina ad adesso che sono quasi le 21:00 ho staccato solo per un’oretta a pranzo e per altre cose di poco conto. Cinzia non c’è stata quasi tutta la giornata, domani viene a Cip con me e questo tipo di lavoro qui non lo potevo fare. Sì amico, ci metteremo per qualche giorni in modalità vacanza, anche se il tempo per affacciarmi lo trovo sempre, le giornate sono lunghe e mi piace assai fare quello che faccio. Manca solo la parte della verifica, ma mi mancano ancora delle cose che mi devono mandare le ragazze e poi questa parte qui la devo fare con la testa riposata, magari domani mattina presto. Anche questa volta ti saluto con una selezione di foto della seconda giornata.

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VERIFICA
Caro Diario, il racconto dell’incontro tra HIA Hospitality Innovation Academy e il Lavoro Ben Fatto sta per finire. Prima di condividere con te quello che abbiamo fatto, ci tengo a dirti una cosa semplice ma niente affatto banale, cioè che nel contesto del lavoro ben fatto e della didattica artigiana quello che conta di più è l’impegno, l’amore e l’attenzione che metti ogni giorno in ogni minuto e in ogni ora di lezione. Proprio così amico mio, te l’ho detto già all’inizio, si impara pensando e studiando, facendo e verificando ogni minuto, ogni ora, ogni giorno quello che abbiamo imparato e quello che abbiamo fatto. Detto questo, possiamo procedere oltre e venire alla verifica, che prevedeva 4 domande che poi sono diventate 3 perché c’erano delle candeline da spegnere e gli ultimi 15 minuti se ne sono andati così.

La Prima Domanda

Sì, hai visto bene caro Diario, ho chiesto a ciascuna/o di loro le tre cose che non le/gli erano piaciute del libro. No, ti sbagli, non c’è niente di eccentrico e di strano, in questa maniera loro ci pensano meglio e di più, e io e Luca raccogliamo dei feedback che sono sempre utili per migliorare il nostro lavoro. A proposito di migliorare, della serie nessuno è pefetto su questo punto qui non mi sono ritrovato i fogli con gli appunti, dunque vado a memoria, che come sai è pessima. Ad ogni modo, scriverò alle ragazze e ai ragazzi e chiederò per cortesia di riguardare questa parte e di inviarmi le cose che ho dimenticato.

Le Risposte
Allora, per adesso quello che mi viene in mente è: il libro è ripetivo in alcune sue parti; ci stanno periodi troppo lunghi; sarebbe stato più bello se avesse avuto meno testo e più storie fotografiche; ci stanno troppe cose in dialetto che non si capiscono; ci sono troppi nomi e troppi personaggi e questo crea disorientamento nel senso che si fa fatica a orientarsi e a capire chi sono e perché stanno lì; la copertina non dà bene il senso del lavoro ben fatto; il manifesto del lavoro ben fatto è bello ma pubblicato nel libro risulta pesante e noioso.

La Nota
Detto che tutte le osservazioni e le critiche fatte sono per me e Luca oro colato, aggiungo per completezza di informazione che: su mia precisa indicazione è stato chiesto di leggere il libro prima del corso (come sai fa parte delle regole della didattica artigiana, serve a tante cose e in particolare a condividere a livello base la filosofia, l’approccio al lavoro ben fatto, insomma a sapere almeno di cosa si parla); il libro è stato loro fornito come materiale didattico in formato PDF; tutto questo è avvenuto in un periodo per loro davvero molto intenso di impegni e di test da superare; come quasi tutte/i quelle/i della loro generazione quasi tutte/i le/i ragazze/i di Bottega Hia, a parte i libri per il Corso, leggono molto poco.

La Seconda e la Terza Domanda

Le Risposte

Qui come ti ricorderai il primo giorno, quando abbiamo parlato del Manifesto, avevo chiesto di scegliere un articolo e pescare una carta senza aggiungere altro. Ecco le risposte che sono arrivate.

Come articolo del manifesto del lavoro ben fatto ho scelto il numero 16 che cita “Non importa quello che fai, quanti anni hai, di che colore, sesso, lingua, religione sei. Quello che importa, quando fai una cosa, è farla come se dovessi essere il numero uno al mondo. Il numero uno, non il due o il tre. Poi puoi essere pure penultimo, non importa, la prossima volta andrà meglio, ma questo riguarda il risultato non l’approccio, nell’approccio hai una sola possibilità, cercare di essere il migliore.”
Ho scelto questo articolo perchè secondo me è quello che racchiude meglio tutto quello di cui abbiamo discusso in questi due giorni e mi ha ispirata. Il lavoro ben fatto è una cosa accessibile a tutti, dai più grandi ai più piccoli, e che riguarda qualsiasi ambito della vita quotidiana. Lo si fa perchè è bello, giusto e conviene ma soprattutto ti da la soddisfazione personale che ti sprona a fare sempre meglio. Mi sono ritrovata molto in quest’ultimo, e credo anche che sia una cosa che può essere insegnata ai più piccoli, che può ispirare anche le giovani menti, come il primo video in cui la bambina di otto anni chiede che cos’è il lavoro ben fatto, per chi è e perché lo si fa.
Per quanto riguarda invece la carta che ho pescato la mia citava “Ciò che va quasi bene, non va bene”. Quale affermazione migliore per racchiudere ciò che dice l’articolo e il mio pensiero? Penso che diventerà il mio mantra. Per un semplice motivo: mi sprona ad impegnarmi anche nelle piccole cose e a fare sempre meglio. Perché ciò che va bene, va bene se lo fai al 100% delle tue possibilità, se lo fai al 95% non ti darà mai la soddisfazione che ottieni con quel 100%. Questa frase mi sarà d’aiuto anche in questo percorso, mi darà la forza giusta per non mollare e dare sempre il massimo. Mi darà la forza di raggiungere determinati obiettivi e soprattutto a credere di più in quello che faccio, visto che sono sempre stata una ragazza un po’ insicura.
Questi due giorni di lezione e confronto mi sono stati davvero d’aiuto, perchè ho capito cosa significa lavorare in gruppo, creare un team che funzioni ma soprattutto ciò che è il lavoro ben fatto. Quanto sia importante dare il 100% in tutto quello che si fa e quanto puoi crescere.
Ciò che va quasi bene, non va bene.

Tra i 52 articoli del Manifesto, io ho scelto il 22esimo: “Lavoro ben fatto è intelligenza collettiva, bellezza che diventa ricchezza, cultura che diventa sviluppo, storia che diventa futuro.” Ho scelto questo articolo perché è quello che più di tutti rispecchia la mia visione del mondo. Se tutti seguissero la dottrina del lavoro ben fatto, l’intelligenza diverrebbe di tutti, la bellezza sarebbe considerata ricchezza, la cultura porterebbe allo sviluppo e la storia ci preparerebbe, grazie all’esperienza, al futuro. Se tutti noi (visto che il lavoro ben fatto è per tutti) svolgessimo ogni piccola cosa secondo questo mantra, si arriverebbe ad una gratificazione collettiva.
La carta che ho pescato dal mazzo del lavoro ben fatto dice: “Il lavoro ben fatto non può fare a meno dei doveri di chi lavora, del suo impegno e mettere in campo tutto quello che sa e che sa fare per… fare bene il proprio lavoro, come persona e come componente della struttura del quale fa parte, con spirito collaborativo, indipendentemente dal lavoro che fa”. Questa frase si collega con il discorso affrontato precedentemente. Tutti noi dobbiamo impegnarci a fare bene il nostro lavoro, qualunque esso sia, perché siamo parte di una collettività e questo ci permette di avere dei diritti, ma ci obbliga anche ad avere doveri nei confronti degli altri.

Ho scelto l’articolo numero 7, perché secondo me un lavoro fatto senza una parte di noi stessi non verrà mai come vogliamo o come va fatto.
La carta che ho pescato cita le stesse cose che ho scelto nell’articolo “lavoro ben fatto è mettere sempre una parte di te in quello che fai” ed è esattamente quello che ritengo tra le basi per poter fare un lavoro ben fatto.

Leggendo il manifesto del lavoro ben fatto, mi ha colpito in particolar modo l’articolo 19, che recita: “Lavoro ben fatto è rispetto di sé, visione, fiducia, voglia di non arrendersi”.
Credo fermamente nel fatto che un lavoro ben fatto si faccia prima di tutto per se stessi, come una forma di rispetto verso se stessi e verso gli altri, se tutti ragionassimo in questo modo ci sarebbe un rispetto comune che migliorerebbe le condizioni di vita. Inoltre trovo affascinante la frase “voglia di non arrendersi”, per raggiungere i nostri obiettivi necessitiamo di disciplina e costanza, poichè senza disciplina non si inizia, ma senza costanza non si finisce. Bisogna adottare questa filosofia come stile di vita, non come un’azione da compiere in circostanze particolari.
Ho pescato la carta contenente la frase “Istituiamo ambienti sensati” , concetto fondamentale per eseguire al meglio un lavoro ben fatto. Per quanto possiamo essere diligenti ed audaci, l’ambiente circostante e le persone al suo interno ci condizionano; creare ambienti sensati e ben fatti per quello che dobbiamo fare ci aiuta e ci sprona a fare sempre meglio. Vorrei racchiudere il mio pensiero con una frase molto semplice, quanto significativa: “un grande Chef non preparerebbe i suoi piatti in una cucina che non rispecchia i suoi standard”.

Art. 6: “Il lavoro è identità, dignità, autonomia, rispetto di sé e degli altri, comunità, sviluppo, futuro.
Ho scelto questo articolo perché secondo me il lavoro identifica chi siamo oggi, chi siamo stati ieri e chi saremo domani. Dà un valore al nostro sudore e comunica agli altri la nostra dedizione.

Questa è la mia carta! Mi trasmette il fatto che, qualunque cosa succeda, bella o brutta, ne dobbiamo tranne il significato. Mai appesantire il nostro presente con il nostro passato. Accettiamo ciò che è successo, sicuramente ci servirà!

L’articolo del Manifesto che ho scelto è il numero 42: “Diamo senso al trascorrere del tempo”, perché una vita senza lavoro, senza passione e senza mettere le mani in pasta è una vita monotona e sprecata.
La frase della carta che mi è capitata: “rispetto di sé, visione, fiducia, voglia di non arrendersi”. Questa è una frase che mi rispecchia molto perchè con il passare del sto imparando il rispetto per me stessa che non ho sempre avuto; sto cercando di definire la visione futura di me stessa; sono fiduciosa di quello che ho e quello che sarò e ho voglia di non arrendermi perchè ho fame.

Tra i 52 articoli del Manifesto, io ho scelto il 22esimo: “Lavoro ben fatto è intelligenza collettiva, bellezza che diventa ricchezza, cultura che diventa sviluppo, storia che diventa futuro.” Ho scelto questo articolo perché è quello che più di tutti rispecchia la mia visione del mondo. Se tutti seguissero la dottrina del lavoro ben fatto, l’intelligenza diverrebbe di tutti, la bellezza sarebbe considerata ricchezza, la cultura porterebbe allo sviluppo e la storia ci preparerebbe, grazie all’esperienza, al futuro. Se tutti noi (visto che il lavoro ben fatto è per tutti) svolgessimo ogni piccola cosa secondo questo mantra, si arriverebbe ad una gratificazione collettiva.
La carta che ho pescato dal mazzo del lavoro ben fatto dice: “Il lavoro ben fatto non può fare a meno dei doveri di chi lavora, del suo impegno e mettere in campo tutto quello che sa e che sa fare per… fare bene il proprio lavoro, come persona e come componente della struttura del quale fa parte, con spirito collaborativo, indipendentemente dal lavoro che fa”. Questa frase si collega con il discorso affrontato precedentemente. Tutti noi dobbiamo impegnarci a fare bene il nostro lavoro, qualunque esso sia, perché siamo parte di una collettività e questo ci permette di avere dei diritti, ma ci obbliga anche ad avere doveri nei confronti degli altri.

La Quarta Domanda, quella che non ho fatta, che in realtà era un’attivita di Brain Storming a fronte di questa figura che non avevano mai visto prima.

ANCORA TRE COSE
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Ecco amico Diario, direi che è venuto il momento di salutarti, anzi no, prima ti devo dire ancora tre cose:
La prima è che senza la visione, la fiducia e la consapevolezza di Giancarlo Carniani, il leader, il motore, l’anima di HIA Hospitality Innovation Academy, tutto questo non sarebbe accaduto. Lui il lavoro ben fatto, come avrebbe detto mio padre, lo tiene stampato in corpo, che è parecchio di più di crederci.
La seconda riguarda quattro pensieri sparsi tra i tanti della classe, li ha raccolti una delle ragazze:
1. Ci è piaciuto lavorare in gruppo e confrontarsi piuttosto che fare la solita lezione dove il professore parla e noi ascoltiamo, ci ha aiutato a “mettere le mani in pasta”, a fare un lavoro ben fatto.
2. Questa non essendo la solita lezione ci è rimasta impressa, ci ha trasmesso il reale concetto di lavoro ben fatto e la sua importanza nel farlo.
3. Dopo la lezione, andando a fare la spesa ho realmente realizzato cosa significa lavoro ben fatto e si può facilmente ritrovare nella vita di tutti i giorni, un esempio è stata la commessa che nonostante la stanchezza non ha smesso di fare bene quello che stava facendo ponendosi anche e soprattutto in maniera educata. Se non avessi fatto questo corso non ci avrei pensato.
4. Quando si parla di lavoro ben fatto si parla anche di organizzazione, di fare meglio qualsiasi cosa e ieri con quella lezione ne abbiamo appreso l’essenza.
La terza è che io non lavoro mai da solo. Anche quando sembra da solo, in realtà porto con me in vario modo le teste, le mani e i cuori di tante persone, nei credits ne ho citate alcune, ma in realtà sono molte di più. Ti mando un abbraccio forte. Alla prossima, tanto lo sai come si lavora in beta permanente, non si finisce mai.

COSA, COME E PERCHÉ | 20 Settembre 2022
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Caro Diario, tengo una bella notizia. Il 26 e 27 Ottobre sono a Firenze, a HIAHospitality Innovation Academy, per un corso propedeutico di 10 ore sui valori, la metodologia e la pratica de “Il Lavoro Ben Fatto” con le ragazze e i ragazzi dell’accademia.

Mi devi credere, sono troppo contento. Come dici? Sono più di 10 anni che ho pensato e porto avanti, insieme a docenti di ogni tipo di scuola in molte parti d’Italia, il progetto A scuola di lavoro ben fatto, di tecnologia e di consapevolezza? E ci sono più cose nel mio cv di quante la fantasia di un vecchio scugnizzo di Secondigliano come me potesse immaginare? Vero. Come è vero che sono orgoglioso di aver mantenuto la promessa che avevo fatto al principio, quella di tenere insieme un’unica metodologia e tanti contenuti diversi per coinvolgere alunni e studenti di ogni genere e di ogni età, dalla prima elementare all’università.

È quello che abbiamo fatto portando il lavoro ben fatto nelle scuole. È quello che continuiamo a fare, per esempio il prossimo lunedì 26 settembre a Unisob con il Corso di Comunicazione e Culture Digitali della prof. Maria D’Ambrosio, che anche lì sono anni che il lavoro ben fatto è uno dei libri di testo e dei temi chiave.

Sì, oggi posso dire che tutto questo è un fatto, oltre che un pezzo di senso assai importante della mia vita. Perché allora sono così contento per questa nuova esperienza a HIA? Perché la penso come un piccolo passo verso una nuova possibilità, un sogno, una follia.

Come sai il lavoro ben fatto non è una materia, è piuttosto un approccio, un modo di essere e di fare, una metodologia. Naturalmente non posso dire che uno scultore non può fare lo scultore se non sa fare il pane, che un filosofo per fare il suo mestiere deve saper fare una camicia di stucco, né che un artigiano deve conoscere per forza Platone, Hegel o la teoria dei buchi neri. Posso dire però che sarebbe meglio per tutti loro se queste cose le sapessero o le sapessero fare, l’ho sperimentato in prima persona insieme a Michele Croccia e a Jepis in “Da 99 a Cento“, e nel video con cui ti lascio tra poco l’ho raccontato come meglio non saprei fare, almeno fin qui. E posso dire anche, direi soprattutto, che se non fai bene il tuo lavoro non puoi essere né un grande scultore, né un grande filosofo e né un grande artigiano. In questo senso il lavoro ben fatto è propedeutico a qualunque cosa si fa, propedeutico nel segno letterale della definizione del vocabolario Treccani: “Che serve di introduzione allo studio di una scienza, di una disciplina: insegnamento p.; lezioni, nozioni p.; biennio p., in alcune facoltà universitarie, i primi due anni di studî; in genere, corso p., che deve necessariamente essere svolto o superato preliminarmente per poter proseguire negli studi”.

Ecco amico Diario, la possibilità, il sogno, la follia è questa: il lavoro ben fatto che diventa propedeutico a qualunque età, per  qualunque corso di studio, per qualsiasi lavoro. Detto ciò, ritorno con i piedi per terra, alla fine stringi stringi sono figlio di un muratore – carpentiere diventato poi operaio elettrico e di una contadina: il mio seminario a HIA lo devi immaginare come un pugno di piccoli semi, ciascuno dei quali può essere portato via dal vento o può invece attecchire e generare prima una pianticella e poi un frutto.

Dalla mia parte ho  quel poco che so e che so fare, poco però tutto, senza tenere niente da parte, e un complice assai importante, il mio amico Giancarlo Carniani, motore, cervello e anima di HIA,  anche se come è normale non ha fatto tutto da solo, ancora alla voce friends le prime tre persone che mi vengono in mente perché sono state, sono, al suo fianco, sono Federico Samaden, Mirko Lalli e Lorena Orrea.

Se l’obiettivo è fare in modo che le ragazze e i ragazzi che frequentano HIA non diventino soltanto eccellenti professionisti nei settori dell’ospitalità, ma leader, disegnatrici e disegnatori di futuri, moltiplicatori di possibilità in ogni cosa che fanno, qualunque cosa fanno, io e il lavoro ben fatto ci siamo, con la testa, con le mani e con il cuore.

Ovviamente non posso sapere quanta parte dei semi produrranno frutti, so però che sono molto fiducioso. Sì, faremo bene, e ancora meglio potremo fare il prossimo anno e l’altro ancora, centimetro dopo centimetro, fino a quando ce n’è. Intanto mi sono già messo al lavoro. Sono tornato su un po’ delle esperienze fatte non solo alla voce scuola ma anche alla voce impresa; ho preparato la cassetta degli attrezzi e ci ho messo dentro un po’ dei ferri del mestiere: il libro; il manifesto; il video con i 5 passi che raccontano che cos’è il lavoro ben fatto, come si fa, perché farlo, chi lo può fare, cosa succede quando ogni persona fa bene quello che deve fare; la vandera – canvas con i suoi 5 campi organizzatici, identità, talenti, valori, storia e visione; le carte ideate e realizzate da Laura Ressa; il puzzle che insieme a Luca abbiamo sperimentato con soddisfazione a Airpol Italia; l’occhio che fissa i muri maestri, quelli su cui si regge l’intera casa. Nel menù del mio sito personale li trovi tutti, ma per semplificare li ho raggruppati tutti in questa sola pagina, quando hai un poco di tempo fatti un giro, fammi sapere cosa ne pensi e se hai qualche suggerimento non esitare a scriverlo nei commenti.

Ecco,  per adesso mi sembra tutto, come ti ho detto ti lascio con il video in cui a partire dal mio percorso per imparare a fare la pizza ragiono intorno alle connessioni tra teoria e pratica e tra maestro e allievo. Torno non appena ci sono novità, e in ogni caso  intendo raccontare l’esperienza con la classe minuto per minuto, perciò resta sintonizzato.

 

LE NOTE DI VIAGGIO

Sono pronto, quasi | 24 Ottobre 2022
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Caro Diario, c’è un treno che parte domani alle 10:10 da Sapri destinazione Firenze. Ho tutto pronto nella mia stanza bottega: libro, appunti, tool e tutto il resto; nel pomeriggio sistemo tutto in valigia e anche questa è fatta. Per il resto sono impaziente e felice come un bambino che sta per scartocciare i regali che gli ha portato Babbo Natale. Per oggi ti volevo dire solo questo, ritorno domani. Ciao.

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La mamma e il bambino | 25 Ottobre 2022
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Caro Diario, stamattina mi sono svegliato alle 4 meno un poco, ma ci stava, ieri sera mi sono messso a dormire poco prima delle 23:00 e insomma va bene così. Stamattina intorno alle 7:00 colazione, la signora Graziella dopo che le ho detto che non avrei mangiato a pranzo mi ha preparato due fette di pane con l’olio e due mele. Alle 9:00 meno qualcosa è arrivato a prendermi Giuseppe, a piedi, la motivazione ufficiale è che partivo per una cosa importante, ma lui in realtà sfotte, però nella maniera meravigliosa di chi si prende cura di te. Alle 9:30 siamo arrivati a Sapri Station, saluti, e poi ho fatto due passi fino alla libreria Straccidilino, un saluto agli amici e poi dritto al binario due. Alle 10:25 è arrivato il treno, 10 minuti barra 15 di ritardo, salgo e cerco mio posto, carrozza 6 posto 78. Il viaggio non è stato dei migliori, il piccolo di 4 anni dietro di me ha gridato tutto il tempo e mi ha rifilato anche un bel po’ di calci dietro la schiena, nonostante il sedile. Fastidioso è stato fastidioso ma più di lui ha dato fastidio la mamma, che un minuto sì e l’altro pure continuava a ripetere “non gridare che dai fastidio non ci stai solo tu sul treno”.
Ora non voglio fare polemica amico Diario, ma ti confesso che io questa cosa non l’ho mai capita. Un bambino di 4 anni è un bambino di 4 anni, è un supplizio per me stare 5 ore in treno figurati per lui. Però tu mamma, glielo puoi ripetere una, due, tre, quattro, cinque volte che non deve dare fastidio, ma se per una qualunque comprensibile ragione non riesci a quietarlo, a giocare con lui, a fargli fare una qualunque altra cosa smettila e lascialo gridare, perché se ripeti pure tu per 5 ore la stessa cosa diventi più fastidiosa di lui. Che dici, mi sbaglio? Io penso di no.
Il treno a Firenze è arrivato con 5 minuti di ritardo, non starei a guardare il capello. Fuori dalla stazione prendo un taxi come da istuzioni. Alessandro, il tassista, ha 27 anni, facciamo 20 minuti di belle chiacchiere fino a destinazione.
Mancavano pochi minuti alle 16:00 quando sono arrivato a Mulino di Firenze e subito mi sono sentito a casa. Check-in e a seguire un po’ di chiacchiere con Lorena Orrea prima di domani, c’è stato anche il tempo per un breve incontro con le ragazze e i ragazzi, che è sempre una buona cosa. Ecco, per oggi direi che è tutto, a domani.

Post Scriptum
Stasera cena, un po’ di partita e poi a nanna, per i dettagli se ne parla domani mattina, tanto mi sveglio presto, come quando stavo alle scuole superiori e papà mi svegliava alle 5:30 e io mi mettevo a studiare con il libro in mano e andavo avanti e indietro nel corridoio.

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Pensieri contenti | 26 Ottobre 2022
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Caro Diario, oggi è stata per me una giornata bellissima, anche Lorena Orrea è stata contenta e penso sia stata una bella giornata anche per le ragazze e i ragazzi di Hia, ma questo bisogna che lo chiedi a loro.
Nel corso delle 3 ore della mattina abbiamo lavorato sui temi del libro, sul manifesto, sulla vandera canvas e sul racconto, le 2 ore del pomeriggio le abbiamo utilizzate per una doppia esercitazione: prima ognuna/o di loro ha raccontato un po’ di sé, un po’ dei suoi sogni e il perché ha scelto HIA per il proprio futuro; poi in gruppo hanno lavorato alla ideazione di un loro progetto, che poi hanno raccontato, appena riesco a sistemare tutti i contenuti che hanno prodotto li condivido con te, così potrai farti una tua idea e farmi sapere che cosa ne pensi.
Gli attrezzi di lavoro che abbiamo utilizzato oggi per i lavori individuali e di gruppo sono stati il libro, il manifesto, le carte disegnate da Laura Ressa e la vandera – canvas ideata con Giuseppe Jepis Rivello.
A proposito delle carte ti devo dire una cosa carina assai che è successa con Lorena. Io le avevo portato da Cip in regalo una carta, la numero 52, Nessuno si senta escluso, l’ultimo articolo del manifesto. Dopo di che ci siamo messi a parlare del racconto e della sua importanza, del valore strategico che può avere nella diffusione e nella condivisione delle idee, dei valori, delle opportunità di una realtà come HIA, dopo di che abbiamo preso un caffè, siamo andati in classe e abbiamo cominciato il nostro lavoro. A metà mattinata, quando ho fatto scegliere alle ragazze e ai ragazzi una carta a caso dal mazzo, lo ha fatto anche lei, e avrei voluto vedere la sua faccia quando ha tirato fuori la carta 37, Il lavoro ben fatto è il suo racconto, direi una sorta di caso di autoprofezia che si avvera, tu che dici?

A casa | 27 Ottobre 2022
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Caro Diario, Cinzia mi ha aspettato con la macchina a Campi Flegrei e così per le 21:00 sono potuto arrivare a casa. Te lo posso dire? Sono un poco distrutto, un bel poco direi, e contento assai, anche la seconda giornata a Hia è andata come doveva andare, sempre secondo me.
Adesso sono quasi le 23:00 e non tengo la forza di raccontarti niente, però ti lascio con la foto delle mie scarpe Scritte® ai piedi e ti prometto che quando domani ritorno ti racconto tutto, o quasi.