Nicola, Giovanni e il restauro che dà futuro al passato

Caro Diario, qualche sera fa in Bottega, da Jepis, sono arrivati Nicola Vecchio con il figlio Giovanni, che come avrebbe detto mio padre “tene ‘o pepe assaje”, è molto vivace, che adesso io non te lo so dire se l’ha preso dal papà, da mamma Valentina o magari chissà, da tutti e due. Comunque il bimbo è uno spettacolo, mi sono prenotato per raccontarlo quando si fa grande, capisci a me.
Nicola e anche Giovanni li avevo conosciuti qualche mese fa nel corso di una presentazione di Parole Forgiate, il figlio correva in giro, il padre mi ha raccontato un po’ di cose e la voglia di farlo conoscere a te, alle nostre lettrici e ai nostri lettori è venuta da sola. Per la verità avrei voluto farlo prima, ma un po’ i suoi impicci un po’ i miei ed eccoci qua, alla fine va bene così, che dici? Va bene, faccio finta che sei d’accordo con me e lascio la parola a Nicola, mi piace che sia lui a raccontarsi.

“Vincenzo, facciamo così, comincio dalla scuola. Mi sono diplomato al Liceo Scientico Leonardo da Vinci di Vallo della Lucania e poi ho fatto tre anni di Istituto per l’Arte e il Restauro Palazzo Spinelli di Firenze. A Firenze, oltre a frequentare la scuola, lavoravo anche come apprendista, in due botteghe di restauro, ci sarebbero state anche le condizioni per rimanere lì, ma in parte sono dovuto e per un’altra parte sono voluto tornare, in ogni caso per me stare nel Cilento è una cosa importante, lo considero un privilegio, per me è importante poter pensare e fare le mie cose qui.
Detto della scuola ti parlo di famiglia, nonostante i miei 45 anni ho scoperto da poco che mettere su famiglia è un progetto bellissimo, importante, Giovanni mi fa vibrare, e anche la mamma, la mia compagna Valentina.
Tra le cose che mi piace fare c’è l’andare in bicicletta, da quando ho smesso di giocare a pallone a causa del menisco è la mia attività preferita, mi permette di vedere e visitare posti nuovi, sono diventato un po’ un cicloturista. E poi sì, ho giocato a pallone, ho fatto tanti campionati, fino all’Eccellenza con il Gelbison, che adesso è in serie C. Ah, mi piace anche andare in moto, ricordo che in un bellissimo libro che ho letto, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, c’era questa citazione su fatto che chi viaggia in auto ha una cornice mentre in moto si viaggia senza cornice.  Comunque lo sport in generale lo ritengo impotante, penso che aiuti a stare bene, a rilassarsi, a capire che le regole sono importanti e vanno rispettate.
Ancora. Vado pazzo per la radio e per la musica. La mattina accendo prima la radio e poi la luce, ascolto di tutto, in un certo senso la musica la scopro anche grazie alla radio. In generale direi che sono una persona che cerca sempre di dare il meglio, mi piace la qualità in tutti i campi, in particolare sul lavoro. Non a caso tra le cose che invece non sopporto c’è l’approssimazione sul lavoro, ne vedo ancora troppa in giro, e purtroppo qui nel Cilento e al Sud non facciamo eccezione, anzi.
Ancora nella parte della lavagna dove sono segnate le cose che non mi piacciono ci sono le persone che arrivano in ritardo, se capita a me mi sento male, non mi piacciono i tuttologi, quelli che dicono di saper fare sempre tutto, e con loro gli arroganti e gli invadenti. E non mi piacciono i peperoni, ma soltanto perché non li digerisco.”

Come dici amico Diario? Questo Nicola è un personaggio? Sono d’accordo, ma dovevi vedere il piccolo Giovanni come si destreggiava tra la lavagna, i gessetti, le macchinine che si era portato da casa e la cesta con i pezzi delle costruzioni. Te lo assicuro, meglio di Leclerc e Verstappen a Monza, un moto perpetuo, nella registrazione audio si sente solo lui, mammà che scheggia!

“Vincenzo, il mio lavoro di restauratore è la mia prima grande passione, mangio con quello faccio, e ne sono orgoglioso.
Del resto non so se poteva andare diversamente, sono cresciuto nella falegnameria di mio padre, tra segatura, pialla, sega a nastro e compagnia cantante. Pensa che a Firenze il mio maestro, quello che mi avrebbe volentieri tenuto con se, la sega circolare che aveva in bottega permetteva di usarla solo a me, era rimasto colpito dalla mia dimistichezza, gli altri apprendisti non la potevano usare. Dai, lo voglio dire con semplicità, ma alla fine anche queste sono soddisfazioni, il maestro era una persona anziana, molto rispettata nel suo lavoro, e la sua fiducia ha voluto dire tanto per me.
Sono 22 anni che lavoro da solo, nella mia bottega, e oggi posso dire che ho capito subito che fare il restauratore era la mia vita, i miei primi lavori giovanili furono proprio di restauro, ricordo che la prima cassapanca che restaurai era legno di castagno e guadagnai 30 mila lire. Era il 1992, non mi posso sbagliare, l’anno in cui sono stati assassinati il giudice Falcone, la moglie e la scorta, il giorno del mio compleanno, che brutta cosa.
Nella mia vita ho fatto anche altre cose, per esempio l’imbianchino, il cameriere, il parcheggiatore, ma il mio lavoro vero è stato sempre quello di restauratore, gli altri li facevo per guadagnare qualche extra.
Sì Vincenzo, sono fiero del mio mestiere di restauratore, con le nostre mani noi diamo futuro al passato, nel nostro lavoro le mani sono tutto, insieme alla testa e al cuore, e questo è troppo bello.”

Sì caro Diario, ha detto proprio così, che i restauratori danno futuro al passato, che è bello come concetto, anche se a me è piaciuto di più quando ha detto che la mattina accende prima la radio e poi la luce,  perché si vede che si sveglia presto come me, che quando ci sono non è che sono molto capito dagli altri abitanti della casa, chissà lui.
Come dici? Nel frattempo Giovanni? Per amor di patria ti dico solo che abbiamo potuto concludere le nostre chiacchiere grazie a Jepis che a un certo punto ha aperto una bottiglia di vino e ce lo ha offerto assieme ai taralli, che naturalmente Giovanni il vino non l’ha toccato ma con i taralli non si è tirato indietro, diciamo che ci si è dedicato, è questo ci ha salvati. Mitico!

“Vincenzo, il restauro ligneo è una cosa bellissima, qualche giorno fa per esempio lavorando a un bancone, girandolo, abbiamo trovato nascosta sotto una data, 20 Gennaio 1900. Un banco di lavoro che ha 120 anni, per carità non è del 1600, ma a me dà la stessa emozione di quando restauro un cassettone toscano del 1700, o una cornice antica, a volte anche di più, perché nel caso del bancone è anche un po’ una scoperta, probabilmente il proprietario non aveva idea che avesse 120 anni, non so se mi spiego.

Quando un cliente mi porta un mobile per prima cosa lo osservo, lo guardo tutto, sopra, sotto, di lato, l’osservazione è importantissima, ti aiuta a capire come e dove devi mettere le mani.  Un comò, una consolle napoletana, una ribalta francese, un cassettone vanno osservati bene, a fondo. Dopo di che il primo lavoro da fare è quello di falegnameria, esterno e interno, cassetti ed altro. Poi c’è la sverniciatura, va tolta la vecchia vernice che spesso è ingiallita, sporca, macchiata; noi usiamo spesso sverniciatori chimici molto delicati, quasi mai la carta vetrata, i mobili antichi è meglio se non la vedono la carta vetrata se non nelle parti interne per togliere delle impurità. Poi si parte con la stuccatura, se c’è bisogno e nei punti in cui c’è bisogno, perché ogni mobile ha la sua tipologia di problemi. La stuccatura si fa con lo stucco francese, lo  prepariamo noi. Se serve qualche tocco di colore per uniformare qualche parte uso sempre prodotti molto naturali, lavoro con le terre colorate e poi passo alla gomma lacca, che faccio sempre da me, con le varie gradazioni. La finitura la faccio o a tampone o a cera, con vari strati di gomma lacca. La finitura a tampone è quella più lunga e più nobile e consiste in tre fasi: la pomiciatura (ha lo scopo di chiudere i pori del legno), la lucidatura vera e propria, la brillantatura o lucidatura finale. Queste sono le fasi canoniche, poi naturalmente di volta in volta bisogna valutare tutte le particolarità e usare tutta la maestria possibile per fare al meglio il lavoro. Detto questo bisogna aggiungere che la finitura a tampone non è per tutti i mobili. È indicata per esempio per il cassettone napoletano di mogano con intarsi oppure la ribalta francese con piuma di noce, ma se invece mi porti una cassapanca cilentana in castagno ci vuole la finitura a cera, non so se mi spiego.”

Che dici amico Diario, si spiega il nostro amico Nicola? Io dico di sì, non a caso quando gli ho chiesto perché secondo lui il lavoro è importante, vale, mi ha risposto “perché il lavoro è dignità, è libertà, è senso, possibilità di affermare se stessi e di trovare il proprio posto nel mondo”. Alla prossima.

PER SAPERNE DI PIÙ
nicolavecchio.it (Sito web)
restauro_nicolavecchio (Instagram)
Restauro mobili antichi Nicola Vecchio (Facebook)