Giancarlo, Mirko, i signa prognostica e la serendipity

Caro Diario, questa storia è di quelle che piacerebbero a Mastro Jorge Luis Borges, è un intreccio di tante storie che intersecano tanti possibili futuri, e insomma te la racconto con una certa trepidazione, perché io non sono Lui e non vorrei che dell’intreccio restasse soprattutto la confusione. In ogni caso, per adesso ti propongo una check list delle diverse storie, diciamo quelle principali, più avanti anche con il tuo aiuto a seguire i loro intrecci.
carniani1 Nella prima storia ci sono Giancarlo Carniani e Mirko Lalli che fanno due cose che per tante ragioni non proprio tutti riescono a fare. Il primo partecipa al corso per General Manager di Hotel della Cornell University, a Ithaca, nello Stato di New York. Il secondo all’Executive Program di Singularity University in Silicon Valley.

Nella seconda storia ci siamo: io che penso che sarebbe bello chiedere a Giancarlo e a Mirko di venire a Napoli per raccontare le loro lezioni americane, e dopo che l’ho pensato lo faccio e loro che mi dicono di sì; Maria D’Ambrosio che quando le chiedo se le va di far parte del board di questa iniziativa, e magari di farla diventare la prima di un ciclo, mi risponde che la cosa le piace assai, che si potrebbe fare nella sua università, che anzi è meglio muoversi subito per fare nei tempi giusti tutti i passaggi necessari, e insomma anche lei dopo averlo detto lo  fa; Giuseppe Jepis Rivello che un giorno che sono da lui a #Cip partendo dalle chiacchiere che avevo fatto con Maria ci mette parecchio del suo e scrive sulla lavagna un po’ degli output che intendiamo far venire fuori dal nostro incontro serendipitoso.

Nelle terza storia ci sta l’idea di chiedere a Giancarlo e a Mirko di raccontare le loro storie ancora prima di venire a Napoli, così loro possono focalizzare i loro speech sugli elementi che ritengono maggiormente strategici e noi che interagiamo possiamo saperne di più sul contesto, sulle cose che avremo da ascoltare, da domandare, da moltiplicare. Come sai sono una persona assai fortunata e ho amici assai disponibili, e così  il racconto di Giancarlo lo puoi leggere qui e quello di Mirko qui.
jepis79aNella quarta storia ci sono Serena Angioli, Massimiliano Borghi, Osvaldo Cammarota, Nicola Chiacchio, Michele Cignarale, Giuseppe D’Anna, Sebastiano Deva, Ettore Di Caterina, Lucilla Gatt, Luigi Glielmo, Zeno Govoni, Pasquale Iannotta, Susy Martone, Cinzia Massa, Luca Moretti, Cristina Morra, Domenico Nicoletti, Francesco Panzetti, Roberto Paura, Giovanni Petrone, Serena Petrone, Valentina Piccioli, Margherita Riccio, Michelangelo Russo, Antonio Santoro, Giovanni Scaramuzzo, Giorgio Simeoli, Riccardo Van Den Hende, Vito Verrastro, Fausto Villani e le altre persone che insieme a Jepis, a Maria e a me interagiranno con Giancarlo e Mirko nel corso dei loro speech.
Abbiamo pensato a 20 – 25 persone, non di più, con background, interessi e competenze diverse, perché siamo convinti che da belle teste diverse messe assieme a discutere da più punti di vista intorno a uno stesso tema possano venire suggestioni, spunti, ipotesi di lavoro, nei casi più felici risultati, particolarmente interessanti. Dopo di che aggiungici che ci piace essere esploratori, ci piace scrutare i segni del tempo che verrà, ci piace cercare i dati imprevisti, anomali e strategici che possono aprire le porte a nuovi paradigmi, o modificare in maniera significativa quelli esistenti e il quadro ti sarà più chiaro.
Non ti dirò che facciamo un tentativo, lo sai, almeno nell’approccio la penso come il Maestro Yoda, nel senso di «fare o non fare, non esiste provare», dal punto di vista dei risultati il discorso è diverso, ma dal punto di vista dell’approccio per quanto mi riguarda l’unico modo di procedere è questo.

La quinta storia racconta gli output che abbiamo immaginato fin qui: i due racconti di Giancarlo e di Mirko, la videoclip di un minuto, il docufilm, il podcast, il wall con le parole e con i disegni, e naturalmente tu amico Diario. A proposito, lasciami sottolineare il «fin qui», non solo perché auspichiamo che ulteriori idee e possibilità arrivino prima e durante il nostro laboratorio, ma perché lavoreremo per fare in modo che ancora tanto possa avvenire dopo. Sì, pensiamo al Napoli Serendipity Lab come a un cantiere dove i lavori sono per definizione sempre in corso, e insomma ce la metteremo tutta per fare in modo che le idee producano azioni e dalle azioni nascano possibilità da cogliere e da moltiplicare.

La sesta storia racconta le mie due domande, perché così Giancarlo e Mirko ci pensano e anche tutte le persone che abbiamo invitato – a proposito, se alla quarta storia clicchi sui loro nomi potrai scoprire un po’ delle cose che fanno – si fanno meglio l’idea di come vorremmo che funzionasse, che le idee possono venire mentre li si ascolta ma anche leggendo i loro racconti, li trovi alla fine del post.
Allora, a Giancarlo chiederò perché la scuola che vuole fare non la fa a Bagnoli. Sì, scuola, per definire quello che ho capito vuole fare mi piace di più di ogni altra parola, comprese accademia, università e tanto altro.
A Mirko invece chiederò di aiutarci a immaginare il futuro dell’area orientale di Napoli, quella che tanto tempo fa insieme a un po’ di matti come me avevamo chiamato Tecnonapoli, che però anche adesso che ci stanno la Federico II, la Ios Accademy, la Cisco e tanto altro ancora il disegno complessivo fa fatica a venire fuori.
luca_napoli IL VIDEO E IL DOCUMENTARIO DI JEPIS BOTTEGA
Caro Diario, ecco il video e il documentario con cui Antonio Santoro racconta lo spirito e i contenuti del Serendipity Lab. Sono stati realizzati da Antonio nell’ambito di un laboratorio di creazione video con Jepis Bottega.
Antonio ha effettuato le riprese e montato i video. Nello spirito di creazione dei video, quindi, c’è tutto il senso del Serendipity Lab: persone che si incontrano per scambiare esperienze, per imparare gli uni dagli altri e per crescere insieme.

 

 
LE INTERVISTE DI VITO VERRASTRO PER LAVORADIO
Mirko Lalli e il futuro: «Puntate tutto su blockchain e intelligenza artificiale»
Giancarlo Carniani e il sogno di aprire un’Accademia per manager del turismo

nsl_panzetti
LA DISCUSSIONE

FRANCESCO PANZETTI
Napoli Serendipity Lab – capitolo 2: intelligenze, problemi e soluzioni

VINCENZO MORETTI
Quello che insegno io

CLAUDIA NERI
A quattr’occhi dal futuro

VITO VERRASTRO
Ciao a tutti, prendo giusto qualche minuto per anticipare delle riflessioni che emergeranno anche dalle interviste realizzate con i due speaker per Lavoradio, magazine di servizio che racconta dal 2012 il cambiamento del mondo del lavoro.
Lo speech di Mirko Lalli ci ha mostrato la velocità esponenziale dei cambiamenti, spinti dalle tecnologie, con buona pace di quanti – forse per esorcizzarli? – continuano a pensare che “queste cose le vedranno i nostri figli”; da qui la necessità di comprendere cosa sta accadendo, aprire la mente, confrontarsi con gli altri, formarsi e informarsi, aggiungendo giorno per giorno granelli di conoscenza e consapevolezza, le monete più preziose che oggi siamo in grado di scambiare.
L’esperienza riportata da Giancarlo Carniani mi ha fatto molto riflettere in merito alla possibilità reale di adottare piccoli cambiamenti possibili, “nonostante”. Nonostante un sistema-Paese lento e burocratico, un sistema scolastico e universitario un po’ ingessato e sicuramente disallineato rispetto alla velocità dei mutamenti in atto, nonostante contesti ambientali difficili, ecc..
Nonostante, certo. Perché se lavorare su “etica”, “accountability”, “consistency” ecc. implica un ribaltamento culturale (e quindi tempi medio-lunghi di applicazione, per avere dei risultati), realizzare micro-laboratori con metodologie non convenzionali sui nostri territori si può fare, è immediato e non ci costa nulla.
Raccogliendo la sfida lanciata dal mio amico Michele Cignarale, e in attesa che l’Accademia del Turismo si realizzi, perché non provare a organizzare piccoli incontri, mettere le sedie in circolo, lanciare dei temi attraverso dei video, far sperimentare le discussioni di gruppo e ascoltare i molteplici punti di vista, come fanno alla Cornell? Di certo motiveremmo e coinvolgeremmo di più i giovani, stanchi delle anacronistiche lezioni frontali e di sentirsi solo spettatori passivi, e proveremmo ad applicare nel microcosmo in cui possiamo incidere queste tecniche didattiche che non danno verità ma alimentano aperture e contaminazione.
Forse io ho lo sguardo troppo dal basso, ma credo che le rivoluzioni passino dai piccoli gesti, dalle piccole innovazioni coraggiose. E, tanto per non essere troppo astratto, vi dico che io ci proverò fin dai prossimi appuntamenti del Jobbingfest, un format che sto sperimentando nelle scuole superiori per generare consapevolezza e alimentare la responsabilità rispetto alle scelte di oggi che determineranno il nostro futuro.
Buon viaggio a tutti e lunga vita al Napoli Serendipity Lab.

FRANCESCO PANZETTI
Serendipity Lab Napoli: gli archeologi, gli storici e il racconto dei territori per il turismo

DOMENICO NICOLETTI
L’invito a sviluppare idee, punti di vista, proposte, percorsi di ricerca, iniziative è già parte di noi.

OSVALDO CAMMAROTA
Caro Vincenzo, l’incontro con Giancarlo Carniani e Mirko Lalli ha avuto (almeno su di me) il salutare effetto di alimentare fiducia e speranze. Il racconto di questi due “cervelli di ritorno” dalle loro esperienze internazionali e l’amore palpabile che essi hanno mostrato per il loro lavoro e per la nostra terra è “contagioso”.
L’idea di attrarre “cervelli” dal mondo intero e di contribuire ad accrescere i loro saperi con i contenuti della nostra cultura è suggestiva e di straordinaria valenza globale.
La tua idea, poi, di fare a Bagnoli una “scuola” di alta preparazione professionale, di livello e di sostanza come quelle raccontate dai nostri amici, desta in me una buona dose di entusiasmo.
Che dici? Che mi conosci e sai che sono un soggetto facilmente entusiasmabile? Forse è vero,
ma è pur vero che bisogna alzare lo sguardo, se si vuol sfuggire al pesante fardello della vita quotidiana.
Alzo lo sguardo, ad esempio, su una opportunità attinente ai temi di cui abbiamo discusso e che segnalo al Napoli Serendipity Lab come spunto di lavoro e di approfondimento.
Come certo saprai, il complesso dell’ex Collegio Ciano, per lunghi anni occupato dalla Nato, è pressoché abbandonato da molto tempo e si sta discutendo in questi mesi sulle sue possibili destinazioni d’uso.
Per quel pochissimo che ho potuto fare come Consigliere della Municipalità, in tutte le occasioni di discussione sul merito, ho segnalato la forte contraddizione tra la ricchezza (ambientale, culturale, produttiva, ecc.) del territorio flegreo e la bassa valorizzazione di questo patrimonio a fini economici, produttivi e sociali.
Un cardine di questa contraddizione è proprio la scarsa preparazione, del capitale umano e delle imprese locali, a valorizzare le risorse endogene con tecnologie moderne e con criteri di sostenibilità ambientale ed economico-sociali.
Come e dove formare la nuova classe dirigente se non nei luoghi e sui problemi da risolvere?
Il luogo indicato mi sembra prestigioso, anche per la visibilità internazionale di cui ha goduto. I problemi da risolvere riguardano non solo il nostro martoriato Mezzogiorno, ma i “Sud” del mondo e – a ben guardare – tutti i paesi che vogliano coniugare Democrazia e Sviluppo (Tema caro a Papa Francesco, ma troppo poco dibattuto dalla Politica).
Certo, ci sono i “problemi di contesto” che Mirko ha mostrato di ben conoscere, ma ho appreso con soddisfazione che il sistema Universitario di Napoli ha manifestato interesse a localizzare una iniziativa di alta formazione professionale in quel contesto. Che ci fosse spazio anche per l’idea della “scuola”?
La mia speranza è sempre la stessa: se si riuscisse a fare coesione tra soggetti proattivi e propositivi, FORSE, riusciremmo a contrastare le derive barbare verso cui stiamo tristemente naufragando. Se ritieni che il ragionamento meriti approfondimenti, sarò onorato di partecipare. Un forte abbraccio e grazie per la tua instancabile opera all’ apertura delle menti.
jb2a
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8 febbraio