Gino che ama la bellezza, il lavoro, la sua terra e il Giappone

Cara Irene, come ha scritto Cinzia sui social “essere esploratori dei luoghi in cui si vive vuol dire conoscerli meglio, o comunque apprezzarne le sfumature attraverso chi li racconta, vuol dire fare ogni volta un viaggio e riempirsi di mirabilia”. Sì, questo abbiamo fatto il giorno di Pasquetta, siamo scesi di casa e ce ne siamo andati a visitare Piscina Mirabilis, e così abbiamo conosciuto Imma, la nipote di donna Filomena, la storica custode a cui bisognava chiedere la chiave prima de progetto dell’ l’Associazione Temporanea di Scopo (ATS) Stramirabilis formata da Associazione Misenum (capofila), Cooperativa La Paranza e Cooperativa Tre Foglie che ti ho già raccontato qui insieme a Diego D’Orso e a Enzo Porzio. Che poi a pensarci bene questo mio rapporto con la Piscina Mirabilis è curioso, perché diversamente da Cinzia, orgogliosamente bacolese, io la conoscevo solo dai libri e invece poi mi sono trovato non solo a raccontarla ma anche, insieme sempre a Cinzia e al mitico Rodolfo Baggio, a studiarla come possibile modello di sviluppo sostenibile, come puoi vedere dal saggio pubblicato sulla rivista Meridiana che si intitola proprio così, Un possibile modello di sviluppo sostenibile: Bacoli e la Piscina Mirabilis.
Tornando alla visita, dato che per fortuna eravamo in tante/i, siamo stati divisi in due gruppi, e Cinzia e io siamo capitati con Luigi Pezzullo, per gli amici Gino, lo puoi vedere a sinistra nella foto insieme a Diego.

Il racconto di Gino è stato bello assai e dunque è stata una visita bella assai, piena di mito, di cultura e di storia, piena di amore per il suo lavoro e la sua terra, piena di attenzione e di cura per noi che lo ascoltavamo e per le nostre emozioni. L’idea di raccontare un pezzo della sua storia di vita e di lavoro mi è venuta subito, ma è stato quando ho visto i cinque o sei bambini che erano con noi che alla fine della visita erano entusiasti, così giocosi, gioiosi e contenti di stringergli la mano che mi sono detto che non me lo potevo perdere. Non me lo perdo, conto di incontrarlo presto, se sono fortunato oggi stesso, intanto ti lascio con il selfie che ci siamo fatti alla fine io e Cinzia, spero che si veda, ma eravamo contenti pure noi come i bambini.

Rieccomi cara Irene, la storia che Gino ha raccontato a me e a Cinzia è pronta, noi l’abbiamo trovata strabiliante, spero faccia lo stesso effetto anche su di te.

Allora Vincenzo, comincio da me, sono Gino, ho 52 anni anche se mi penso più giovane e sono sposato con Regina e abbiamo due figli adulti, uno di 20 anni e l’altro di 18. Con Regina ci compensiamo, lei ha il lato maschile forte e io quello femminale un poco accentuato, ci siamo ritrovati anche in questo. Sono una persona che ama il bello in tutte le sue sfaccettature, dai vestiti all’arte e alle persone. La considero un’attrazione molto greca, il bello mi rilassa, mi fa stare bene.
Vengo da una famiglia di militari, nel senso che mio padre è stato nella Marina Militare fino alla pensione e ha sempre girato il mondo. Immagina, mi ha mandato cartoline dal Giappone, dalle Filippine, da ogni parte del mondo. È stato così che è nato in me questo fascino della Marina, della divisa, in pratica perché associavo il viaggio alla Marina Militare.
Per farla breve, quando ho finito gli studi liceali, ho fatto lo scientifico, quindi ho studiato matematica, scienze, sono sempre stato appassionato delle scienze, mi sono messo sotto e sono riuscito, non era facile, ad essere ammesso all’Accademia di Livorno. Dopo di che vuoi sapere che cosa è successo? Dopo pochi giorni ho dato le dimissioni, ho abbandonato.
Lo so che sembra strano, ma una volta entrato ho avuto come un colpo di genio, un’illuminazione, e ho capito che il mondo lo potevo visitare anche senza la divisa. Mi spiego, è evidente che lo sapevo già, da quando avevo 14 anni avevo cominciato a girare per l’Europa con gli amici, ero stato in Spagna, in Francia, in Inghilterra, in Olanda, però è stato a Livorno che ne sono diventato consapevole, un po’ come quelli, o quelle, che dopo anni di fidanzamento non si presentano in chiesa il giorno del matrimonio. Comunque se ci penso adesso mi dico che dalla divisa militare in cui mi rivedevo da ragazzo ho avuto una maturazione, alla fine non ero portato per dire signorsì e signornò, che forse non ho avuto il coraggio di dire subito a mio padre che quella non era la mia strada, così ci ho provato, ma non era per me. Ricordo che quando mio padre mi ha chiesto qual era la cosa che meno mi piaceva l’ho buttata a ridere e gli ho risposto che non mi piaceva che tutti urlavano. A me le persone che urlano non piacciono, lo ritengo un atto di prepotenza. Mio padre si è messo a ridere, mi ha ricordato che stavo in Marina, che ero un militare, però poi mi ha detto che ho fatto bene, che non era la mia strada.
Tornando a noi, ribadisco che viaggio è una delle parole chiave della mia vita. Ho viaggiato sempre, sono stato in Thailandia, in India, in Africa, un continente fantastico dove ho scoperto il senso del tempo e ho capito perché è veramente relativo. E ho visto il Vietnam, lo Sri Lanka, il Laos, il Sud Est asiatico è una parte che mi attira molto, per l’ambiente, per la natura, per il silenzio, che in quanto napoletano mi manca e dunque so apprezzare in modo particolare. Eh sì, il rumore fa parte della nostra cultura, noi allucchiamo, gridiamo, se non gridiamo pensiamo che non ci sentono, e per me che cerco sempre la completezza il silenzio è importante, anche da qui il mio amore per la cultura giapponese che dal cinema, ai manga e a tanto altro ama il silenzio, gli dà senso.
Ah, un’altra cosa che fa parte di me è che non giudico, ho imparato dalla vita che giudicare non serve a niente, siamo tutti diversi, e questa diversità è un gran bene. Forse non è un caso che quando sono tornato da Livorno mi sono appassionato alle lingue, diciamo che dopo la divisa ho associato al mondo le lingue, la diversità culturale. Le differenze culturali sono una grande ricchezza.
Dato che come si è capito sono particolarmente attratto dall’Oriente, l’altra parte del mondo, ho fatto studi orientali, e mi sono laureato in lingua e letteratura giapponese. Ho scritto la mia tesi su Ōe Kenzaburō, premio Nobel per la Letteratura nel 1994, pacifista, ho anche tradotto un suo piccolo racconto: “La battaglia di oggi”, al tempo inedito. Kenzaburō è stato veramente un grande, è morto lo scorso anno.
Tornando a me, oggi posso dire che ho trovato nel Giappone un’altra parte di me, è stata un’attrazione fatale, mi affascina l’amore che hanno per il bello, il rispetto della natura, il rispetto dell’arte, in pratica per me lo studio è stato anche un modo per immergermi in questa cultura così profondamente diversa dalla nostre eppure così vicina a me.
Noi siamo occidentali Vincenzo, la nostra cultura è basata sul marmo, sulle piramidi, sulla pietra, sulla cultura materiale, l’Est invece no, è shintoista, è ricerca dell’energia che sta in ogni cosa. In Giappone il tempio più antico ha 200 anni, loro lo buttano a terra e lo rifanno da capo, perché per loro non è importante il tempio materialmente, è importante l’anima. Hano un aprroccio diverso alla vita, a tutto.
Quello che ho cercato di fare in buona sostanza è unire la mia grecità, perché in quanto napoletani siamo anche greci, a questo senso dell’anima e della bellezza orientale, a questo viaggio fa Yin e Yang, per cercare una completezza più piena e più vera. Se ci pensi mettere al centro della cartina geografica l’Europa è stato un grande guaio, perché l’Europa non sta al centro del mondo, il centro semplicemente non c’è, alla fine se sto a Napoli l’Est è il Giappone, ma se sto a New York l’Est è il Portogallo, come dicevo tutto è relativo, ogni parte è una parte. Comunque mettersi al centro è una fissazione mondiale, come sai la parola Cina è formata da due caratteri, centro e mondo, in pratica Cina significa centro del mondo, ognuno sta al centro del mondo, prova evidente che il centro del mondo non c’è.

Nella vita e nel lavoro molte cose mi sono capitate non dico per caso ma sono capitate. Per esempio ho scoperto la mia vocazione aiutando un’amica a cui serviva una mano con una persona che parlava giapponese. Fu quella la scintilla che mi fece pensare alla possibilità di fare la guida turistica, lavoro che ho iniziato con i giapponesi. Tieni presente che quelli della mia generazione che hanno studiato e si sono laurati all’Università Orientale di Napoli hanno avuto professori di altissimo livello, studiosi di prim’ordine, ambasciatori, gente seria, dalla quale abbiamo potuto imparare tanto. Sta di fatto che sono subito entrato nel circuito, al tempo a Napoli non eravamo in tanti a conoscere la cultura giapponese e a parlare correttamente la lingua, mentre la presenza di turisti giapponesi era forte, loro adorano Napoli, Pompei, Capri.
Ho cominciato a lavorare come guida turistica e non ho mai smesso. Per la verità quando mi sono iscritto all’università il mio pensiero era quello di insegnare, mi piace trasmettere emozioni, però poi facendo il mio lavoro ho scoperto che anche come guida fccio in un certo senso la stessa cosa, trasmetto conoscenze ed emozioni, alla fine è anche la mia una forma di insegnamento che mi permette, per esempio, di raccontare e spegare ai giapponesi la storia di Napoli.
Lavoro soprattutto con i giapponesi, negli ultimi anni c’è stato un calo degli arrivi, in larga parte per il covid e un poco anche per il cambio sfaverole, per i giapponesi l’Italia è diventata un po’ più cara. Sono convinto però che è solo una fase, le cose cambieranno presto, per i giapponesi l’Italia è una mecca, un posto in cui prima o poi devono venire, magari per una settimana, però ci devono venire.
A proposito di covid, c’è una cosa che ti voglio dire perché è indicativo del mio carattere, della mia voglia di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno.
Con il covid io, come tanti, ho perso il lavoro. Ci siamo fermati, niente viaggi, niente turismo, siamo stati in cassa integrazione per due anni, però è proprio in questo periodo che mi hanno chiamato e mi hanno parlato di questo progetto per Piscina Mirabilis, mi hanno detto che avevano bisogno di una guida abilitata, che avevano pensato a me, e mi hanno chiesto che cosa ne pensavo.
Mi sono buttato subito, e così ho scoperto un’altra cosa della mia vita, che comunque alla fine riguarda l’italiano, la cultura italiana, perché una cosa è spiegare in una lingua straniera e una cosa è usare la tua lingua natia, il tuo linguaggio. 
È stato un altro studio, altri approfondimenti, altro mettere insieme tante cose che alla fine in parte conoscevo e che però rileggo, ritrovo, mi lascio incuriosire e poi le metto insieme, cercando di costruire un discorso che attiri l’attenzione del visitatore. Alla fine la bravura della guida è questa, cercare di catturare l’attenzione, e io ho scelto di non farlo tanto con le date e con i nomi quanto con gli aneddoti, con i confronti tra il presente e il passato, tra la nostra cultura e l’oriente. Per esempio mentre racconto Piscina Mirabilis mi ritrovo grazie ai miei voli pindarici a parlare di Tokyo.
Perché lo faccio? Perché nel mondo c’è sempre qualcosa in comune, che sia l’acqua e le terme naturali, che può essere il rispetto per la natura. Come già i romani anche in Giappone prima di entrare nelle terme si fa la doccia, il concetto non è di pulizia, o di snellimento, ma piuttosto di rinascita, di rinvigorimento.
Ma torniamo alla Piscina Mirabilis, penso che a tr e ai nostri lettori faccia piacere saperne un poco di più.
Tutto ha inizio con Augusto che diventa imperatore, nel 28 A. C., e mette a Miseno la più grande flotta dell’impero. I romani, da sempre combattenti di terra, con la battaglia di Azio, dove Augusto sconfigge Marc’Antonio, capiscono l’importanza di essere anche una potenza di mare. Augusto deve avere una flotta e per avere una flotta deve avere dei porti, così costruisce Ravenna, che gli dà il controllo del mare Adriatico, e Miseno, dove collocherà 220 navi da guerra, la grande flotta destinata al controllo e al dominio nel Mediterraneo.
Una volta definito il dove, la logistica diremmo oggi, c’è tutto il resto da realizzare, compresa l’acqua potabile per i rematori e gli equipaggi delle navi.
Dato che i romani non avevano le pompe, l’acqua la potevano solo far scendere e dunque le fonti le dovevano cercare sempre in altezza.
2000 anni fa la sorgente d’acqua più vicina in altezza era Serino, in provincia di Avellino, e quindi i romani costruiscono un acquedotto di 96 chilometri con una pendenza media di 3.2 metri per chilometro che arriva fino a Miseno. Naturalmente l’acquedotto aveva molte diramazioni, non arrivava solo qua, e tieni presente anche che i 3.2 metri per chilometro non erano una misura a casaccio ma rispondeva a precisi criteri, era una sorta di pi greco delle pendenze. L’acqua infatti non deve scorrere né troppo veloce, perché la pressione può causare danni, e né troppo lenta, perché la sedimentazione può bloccare l’acquedotto.
Augusto affida ad Agrippa di questo grande acquedotto augusteo che a Miseno arriva fino alla collina di tufo più vicina al mare, che viene scavata per creare questa cisterna dove l’acqua viene immagazinata, purificata con lo zolfo e convogliata alla flotta a mare tramite delle condotte.
La cisterna naturalmente era buia, perché la luce fa crescere il muschio, era nata come luogo destinato a quello specifico scopo, di arte non aveva nulla. Quando però la cisterna viene abbandonata perché l’impero cade e la flotta a Miseno non c’è più, le botole di servizio che stanno in cima e che venivano utilizzate per la manutenzione, con il tempo si distruggono, la luce naturale penetra nella cisterna che nel tempo assume le sembianze di una specie di cattedrale naturale, una sorta di tempio con le sue colonne e gli archi. È questo gioco di colori, di chiaroscuri, di colorazione delle muffe e delle varie piante che sono cresciute che la rendono un luogo con una sua straordinaria bellezza artistica. Ed è così che da luogo funzionale, la cisterna dove si purifica l’acqua che deve andare sulle navi militari, diventa un’opera d’arte.
E chi lo attesta, nero su bianco, il valore artistico di questo sito? Francesco Petrarca, nel XIV secolo, che la visita, rimane estasiato e scrive, per la prima volta nella storia, “sono stato alla Piscina Mirabilis”, dando di fatto il nome al sito archelogico, credo sia l’unico che goda di questo grande privilegio. Di sicuro qui a Bacoli se chiedi dov’è la cisterna romana non lo sa quasi nessuno, se chiedi dov’è la pscina Mirabilis lo sanno tutti.
E con questo vengo all’amore per la mia terra. All’inizio non ti ho detto che sono nato a Frattamaggiore e sono venuto a Bacoli perché mio padre, come ti ho detto, stava nella Marina Militare e la famiglia ovviamente lo seguiva nei suoi spostamenti. Al tempo avevo 4 anni, venimmo a Miliscola, località di Bacoli, che si chiama così perché c’era l’antica scuola militare. Da allora, non mi sono più mosso da Bacoli.
Nel corso degli anni, con lo studio e l’approfondimento, ho scoperto che Frattamaggiore è stata fondata dai Misenati, che nel 850, a causa dell’invasione dei Saraceni, scappano verso l’entroterra e fondano Frattamaggiore. Con loro portano anche San Sossio, patrono di Miseno e amico di San Gennaro, che non a caso è ancora oggi patrono di Frattamaggiore. E sempre non a caso, a Frattamaggiore la produzione tradizionale era la canapa, la iuta, che è una tipica produzione marinara.
Questo per dire che sono nato a Frattamaggiore ma è come se fossi nato a Miseno, come vedi tutto ha un senso, per questo mi sento greco, non solo napoletano. Sono un grande tifoso del Napoli però non tanto per il calcio e per tutto quello che c’è attorno ma per una forma di appartenza culturale, perché mi riconosco nella napoletanità, nella grecità, nel paganesimo, in questo nostro continuo prendere con filosofia la vita, in questa nostra capacità di riderci sopra.
L’arma più potente che abbiamo come esseri umani è il sorriso, la capacità di essere positivi, e qui ritorno ai greci che sono stai capaci di vedere tanto di positivo in questo infermo vulcanologico che sono i Campi Flegrei.
I Campi Flegrei sono un gran vulcano, l’area sismica più vasta e pericolosa in Europa seconda al mondo solo a Yellowstone, l’ultima grande attività vulcanica c’è stata 500 anni fa con la nascita del Monte Nuovo a Lucrino.
Parliamo di eventi che si sono sviluppati nell’arco dei millenni e dei secoli, ma di fatto camminiamo sopra una enorme zona magmatica che, dato che per fortuna non esplode, determinana il bradisismo, questo movimento continuo del suolo, con Pozzuoli che sale e Bacoli che scende. Se ci pensi oure questo vivere su una terra che si muove sempre, che è a sua volta viva, ti fa capire che niente è per sempre. Detto questo, il lato positivo sta anche nelle piccole cose, per esempio nella possibilità di avere l’abbonamento alle terme, la ritengo una fortuna poter fare una sauna in un posto con lo zolfo, le bellezze naturali, dove prima di me è stato Nerone, non so se mi spiego, non è da tutti e lo posso fare semplicemente.

Per finire, direi che grazie le mie scelte, il mio percorso e l’energia cosmica hanno voluto che io facessi anche la guida in questi posti. Incontro persone che arrivano da ogni parte del mondo, e questo mi fa sentire una persona ancora più fortunata; il fatto di poter racocntare la mia terra in giapponese, in inglese, in spagnolo e naturalmente in italiano per me è un privilegio.
Io credo molto nell’energia positiva, penso che ci sia intorno a noi tanta energia, un qualcosa che ci ispira, ci attrae, ci dà benessere. Sì Vincenzo, io nel mio lavoro ho trovato benessere, qualcosa che mi fa stare bene, insomma invece di rinchiuderlo in qualcosa che mi permette di fare la spesa, di pagare il fitto e le bollette, l’ho fatto diventare una parte di me, un modo per esprimermi, per raccontare e condividere il valore della storia, del mito, della bellezza della mia terra.
Mi ritengo fortunato a fare questo lavoro, e ancora di più di aver fatto un percorso di studi che è stato la base del mio lavoro; non è una cosa facile, e neanche scontata. C’è chi si laurea e fa tutt’altra cosa perché non riesce a trovare il lavoro per il quale ha studiato.
Del mio lavoro mi piace tutto, a partire dal rapporto con le persone, che non è sempre lo stesso, e anche questa è una ricchezza. Fare la guida con un gruppo di giapponesi o un gruppo di americani non è la stessa cosa, così come non è la stessa cosa fare Piscina Mirabilis con un gruppo di italiani. La bravura della guida è anche questa, capire le persone che hai di fronte e fare la cosa migliore per loro, scegliere la migliore linea narrativa. Per esempio con gli americani è più difficle fare un paragone con 2000 anni fa, non hanno termine di paragone, i giapponesi invece si, con loro è più facile. Per farti un altro esempio, i giapponesi dopo la visita non lasciano la mancia, loro fanno l’applauso, e io ti devo dire che fin dall’inizio quando vedo 25 persone giapponesi nell’autobus che si alzano, anche persone anziane, anche di un certo livello, sono felice. Per mè è uno scambio di energia che non ha prezzo, è un omaggio alla vita, perché la vita è bella.
Penso che per riuscire nella vita c’entra anche molto il carattere, secondo me è molto importante l’umiltà, bisogna essere umili, usare anche il cuore non soltanto la mente, e poi accogliere, confrontarsi, ascoltare, non giudicare, sono tutte cose molto importanti per me.
Uno dei nostri problemi è proprio la continua voglia di giudicare, di metterci al di sopra, ancora una volta è il nostro centrismo che ci fa male. Invece bisogna sempre bilanciarsi, vivere altro, accogliere altro, vedere l’altro faccia della madaglia.
È un continuo gioco a cui bisogna giocare tenendo il cuore aperto, è in questo modo che prima o poi le cose vengono, ancora una volta è anche un fatto energetico, è così che mi ritrovo a fare quello che faccio, a fare la guida e a incontrare persone che arrivano da ogni parte del mondo.
Sai, all’inizio c’era chi mi diceva “ma come, tu ti sei laureato e ti metti a fare la guida turistica?”. Sì, faccio la guida turistica, ed è stata la più grande scelta della mia vita.
Nel mio lavoro sono proprio io, sono io e la mia voglia di trasmettere la bellezza, la storia, il presente, i collegamenti tra luoghi e storie diverse.
L’importanza della bellezza, del sorriso, questo mi piace raccontare. Il racconto è tutto. A Napoli si dice ‘a munnezza chiamme munnezza, è per questo che dobbiamo diffondere il bello, raccontare la bellezza, perché se l’immondizia chiama immondizia la bellezza chiama bellezza e nei Campi Flegrei ce n’è tanta.
Questa terra è stata sempre meta di viaggi. Tutti i poemi epici, l’Iliade, l’Odiessea. Ulisse, Enea sono passati di qui, Ercole ha fondato Bacoli, che viene da Baulia, stalla dei buoi costruita da Ercole. Virgilio quando deve far scendere Enea nel regno dei morti, nell’Ade, lo fa scendere attraverso il lago d’averno, che al tempo era un vulcano attivo. Ulisse, viene a parlare con l’anima dei morti dove finiva l’Acheronte e si forma il lago Fusaro.
Siamo stati sempre terra di viaggio e di mito, compriso i Gran Tour nel 1700, e tutti i più grandi miti hanno a che fare con i Campi Flegrei. Enea è quello che più si avvicina, tutto il sesto libro dell’Eneide è ambientato nei Campi Flegrei. L’Eneide è in pratica l’epopea dell’impero romano perché quando l’impero romano sorge, con Augusto, nel 28 A.C., non ce l’aveva un’epopea. È come se Augusto volesse darsi un passato aulico, volesse stabilire la discendenza dell’impero romano dalla magna Grecia. Come farlo? Attraverso l’Eneide che racconta la fuga di Enea da Troia in fiamme con il padre e il figlio e arriva nella terra dove sarebbe nato l’impero che avrebbe dominato il mondo.
Da un certo punto di vista possiamo dire che il primo grande emigrante della storia è stato Enea.
Virgilio doveva inventare l’ingresso dell’Ade? Ed ecco pronto il lago d’Averno, che come ho detto 2000 anni fa era attivo e quando eruttava morivano tutti gli uccelli. Si doveva sentire la guardiana del lago d’Averno, ed ecco la Sibilla cumana nel suo antro.

Il mio sogno alla voce lavoro è fare i tour nei Campi Flegrei con i giapponesi.
Lavoro con loro da 25 anni, ho girato con loro la Campania in lungo e in largo. Il giapponese è curioso ed amante del bello e io sono certo che loro in questi 4 comuni dei Campi Flegrei possono trovare tutto quello che amano, il bello, l’arte, la natura, la storia, il cibo, le passeggiate, il vino, che anche questi sono aspetti della vita importanti sia per noi che per i giapponesi.
Quando ho iniziato a lavorare mi preparavo molto sulle date, sui nomi, poi con il tempo mi sono reso conto che le domande più frequenti erano “ma quell’albero come si chiama”, “ma quella pianta quando fiorisce”, “ma quel fiore di che colore sarà”, cioè insieme alla storia c’è anche la natura, la vita. Pensa allo spettacolo della fioritura dei ciliegi, la caducità della vita, nulla è permanente, niente è per sempre.
Vincè, per me l’uomo perfetto è mezzo napoletano e mezzo giapponese. E io sono un viaggiatore in una terra che da sempre è meta di viaggiatori.

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CREDITS
Le foto sono di Cinzia Massa
Grazie di cuore per l’ospitalità a Diego D’Orso e al Parco Cerillo.

  • Gemma |

    Sono la zia Gemma, zia di Gino, credetemi non sono di parte perché qualsiasi persona che conosce mio nipote rimane affascinato dalla sua bontà, dal suo carisma, dalla limpidezza del suo animo.
    Ho sempre saputo che Gino fosse una persona unica nella sua generosità e semplicità, con la sua voglia di sapere, di conoscere il mondo, le persone, gli usi e costumi di tanti popoli e generazioni. Anche nei momenti bui è sempre rimasto saldo e ancorato ai suoi progetti: si è reinventato!
    Ha cominciato a coltivare l’orto tenendosi in questo modo attaccato alla sua terra, è un marito e un padre esemplare,lasciando ai suoi figli massima libertà di scelta. Parlare con lui mi da serenità, dolcezza, voglia di vivere. Caro nipote sei unico e speciale. Ti voglio un mondo di bene.

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