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Piscina Mirabilis e Catacombe di Napoli. Diego ed Enzo raccontano

Caro Diario, era da un po’ che lo volevo fare e ieri l’ho fatto. Che cosa volevo fare? Raccontare di nuovo, però insieme, Enzo Porzio e Diego D’Orso. Perché raccontarli “di nuovo, però insieme” è evidente, perché da soli li ho raccontati già, il primo lo trovi qui e il secondo qua.
Ci avevo pensato non appena ho visto che si erano conosciuti, appena dopo che avevo finito di sorprendermi, perché l’incontro tra uno del Rione Sanità e uno di Bacoli, tutti e due sempre impicciati, non è che fosse così scontato. Galeotta è stata l’Associazione Temporanea di Scopo (ATS) Stramirabilis, formata da Associazione Misenum (capofila), Cooperativa La Paranza e Cooperativa Tre Foglie che ha avuto in gestione dal Parco Archeologico Campi Flegrei per 2 anni (Giugno 2021 – Giugno 2023), Piscina Mirabilis. Diego dice che è la prima esperienza in Italia di partenariato tra ente pubblico – soggetti privati nella gestione di un bene archeologico e l’orgoglio misto a soddisfazione che  aveva negli occhi mentro lo diceva mi piace a prescindere, alla fine pure se è è il secondo o il terzo non è che cambia molto.
C’è voluto il suo tempo, poi qualche giorno fa con Cinzia siamo passati per il Parco Cerillo e abbiamo combinato con Diego, che a sua volta ha combinato con Enzo, diciamo così, alla fine dopo 123 variazioni sul tema – stiamo o non stiamo a pranzo insieme, ci vediamo la mattina o il pomeriggio, ci vediamo sicuro e attendiamo conferma, ieri  poco dopo le 12:00 Enzo è arrivato a Bacoli.
Vuoi sapere cosa mi ha detto non appena mi sono seduto in macchina? “Vincenzo, mi dispiace assai, ma tengo mezzora, devo riportare la macchina ad Antonio Loffredo“.
Come dici? Sì, questi ragazzi sono bravi ma sono fatti così, del resto pure io quando ero guaglione tenevo sempre “a morte ‘ngoppa’a noce d’o cuollo”. Per fortuna che l’intervista che volevo fare l’avevo preparata il giorno prima con Cinzia mentre facevamo una passeggiata sulla spiaggia di Miseno. Lei conosce Bacoli e il Rione Sanità meglio di me e lo sai come funziona, bellezza chiama bellezza, e con il mare, il sole, Ischia, Procida e compagnia bella le domande sono venute non c’è male, che quando le domande sono “fetecchia” pure le risposte fanno fatica.
Pochi minuti e siamo arrivati a casa di Diego, ho aperto il Mac, ho avviato la registrazione e vai che è una meraviglia, o quasi, ma il quasi te lo racconto alla fine.

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Con Cinzia abbiamo pensato di organizzare l’intervista in due parti, la prima una sorta di botta e risposta, la seconda una chiacchierata più classica. Questa è la prima parte, con V indico le domande, con E le risposte di Enzo Porzio e con D quelle di Diego D’Orso, tutto molto easy.

V. Una cosa da “rubare” a Bacoli per portarla al Rione Sanità e viceversa.
E. Difficile da dire, in realtà bisognerebbe partire al contrario, per ovvi motivi qui ci stanno criticità che alla Sanità non ci sono più, diciamo che oggi quello che mi porterei è il mare, l’aria di mare, che non è poco.
D. Per me è facile, quello che prenderei dal Rione Sanità per portarla qui è la struttura, la macchina organizzativa, che vista dalla mia prospettiva è perfetta.

V. Restiamo sulle criticità, anche qui me ne basta una, la principale.
E. Per me la prima criticità riguarda la connessione, i collegamenti. Bacoli è fuori mano, manca di centralità, le manca il fatto di essere meta attraversata e attraversabile, ci devi venire apposta e le infrastrutture, i modi per arrivarci, non sono al livello che sarebbe necessario. L’essere tagliati fuori, diciamo così, che il Rione Sanità ha patito a causa del Ponte, qui può essere determinato dalla carenza delle infrastrutture.
D. A guardare loro e a guardare noi per me francamente è molto difficile vedere punti di debolezza nell’esperienza del Rione Sanità. Se proprio devo dire una cosa, che peraltro so che è temporanea, direi il fatto che quando finisci il percorso non riesci a rientrare nel quartiere e devi tornare indietro. Detto questo lo ripeto, per me è complicato rispondere a questa tua domanda.

V. Una cosa da fare immediatamente per la Piscina Mirabilis, a parte le infrastrutture, e una per le Catacombe.
E. Per ora ce ne stanno tante di cose da fare, ma è normale, miglioreremo con il tempo, comunque te ne indico due.
La prima riguarda le nuove risorse umane da coinvolgere e il loro approccio a una realtà come Piscina Mirabilis. È una criticità che ha molti risvolti, sia normativi, legati al famoso “patentino”, che economici, aspetti tutti legittimi e che però non si adattano facilmente alle nostre realtà, noi siamo e ci dobbiamo pensare come una squadra che si allarga e che lavora verso un obiettivo. Se non siamo e non ci sentiamo dentro un progetto, parte di una missione culturale e sociale, non riusciamo a fare il salto di cui abbiamo bisogno. La seconda è strettamente legata a questa e si riferisce alla nostra capacità di risposta, alla velocità con cui siamo in grado di comunicare tra noi e di risolvere i problemi, dovuta anche questa anche a fatti oggettivi, ma anche questa è una cosa che va messa a posto, come sai sono fiducioso, con il lavoro e l’esempio sistemiamo tutto.
D. Per ragioni credo obiettive non me la sento di parlare del Rione Sanità, per dire qualcosa dovrei avere una conoscenza e una consapevolezza della loro realtà che non ho, aggiungo invece qualche cosa per quanto riguarda noi, qualcosa di apparentemente banale e che però banale non è, qualcosa come una migliore segnaletica, infopoint, un parcheggio per gli autobus dei turisti che primo o poi arriveranno, lavoriamo per farli arrivare, una migliore comunicazione con le scuole, ecc. Ripeto, sono piccole criticità, pensiamo con l’aiuto e il sostegno delle istituzioni di risolverle, però per adesso sono criticità che ci sono.

V. Adesso ognuno di voi mi dice la cosa che gli piace di più e quella che gli piace di meno dell’altro.
E. La cosa che mi piace di più di Diego è la fratellanza, intensa come modo di essere, un modo di vedere il mondo con gli stessi occhi. Le idee possono essere diverse, è l’anima che deve essere la stessa.
La cosa che non mi piace è che non dedica tempo a sé stesso, di conseguenza è stracarico. Naturalmente lo capisco, a me ci sono volute ddoje criature per farmelo capire, oggi il tempo che dedico a loro è il tempo che dedico a me. Ecco, anche se lui per ora idee diverse alla voce famiglia, deve trovare comunque uno spazio per sé, altrimenti prima o poi gli si appiccia il cervello, gli va in fumo la testa, e diventa difficile essere lucidi.
D. La cosa che mi piace di più di Enzo è come si approccia al lavoro, il suo lavoro ben fatto, il modo in cui è capace di organizzarsi, quel “maniacale bello” che lo caratterizza, il fatto che è sempre preparato, che quando affronta le cose sa quello che dice e che fa.
Quello che non mi piace, che ti devo dire, che sta sempre impicciato peggio di me, va sempre di fretta, e anche che nonostante io lo abbia invitato un sacco di volte non sia mai venuto a mangiare a mare con me.

V. Infine ditemi la  vostra sull’impatto delle Catacombe e della Piscina Mirabilis sul territorio, anche qui una cosa sola, quella che ritenete più importante.
E. Seminare la speranza. Il nostro fare ha aggiunto delle opportunità che prima non esistevano, o che comunque non si vedevano, e nel momento in cui le persone hanno cominciato a vedere che altro è possibile, che un’altra via c’è, che ci sono altri strumenti, ecc., hanno cominciato ad avere speranza per il futuro e non più rassegnazione. Sì, questa è la cosa più importante. Naturalmente poi c’è la creazione dei posti di lavoro, l’economia ecc., ma la cosa che più fa bene e più arriva a tutti noi è questa.
D. Noi siamo all’inizio, ma vedere che aumentano sempre più le persone che vengono a cercare questi luoghi per cui stai lavorondo e stai costruendo, che li visitano, e vedere che cresce, piano piano ma cresce, anche tra noi bacolesi l’idea di un bene pubblico che può essere valorizzato, che può dare lustro alla nostra comunità, che può aumentare le nostre possibibilità, è un’emozione grande. Lo ripeto, siamo davvero ai primi passi, per ora parlerei più di curiosità che di consapevolezza, ma sono molto fiducioso sulla possibilità che tutto questo possa impattare nel modo giusto sulla nostra visione come comunità e sul nostro futuro.

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Ecco amico Diario, qui abbiamo finito con il botta e risposta e abbiamo cominciato a parlare del tempo che verrà.
All’inizio sono stato io, come si dice, a mettere una zeppa su questa cosa del patentino che è necessario per fare la guida turistica nel rispetto delle leggi e delle necessità. Lo so che è un percorso lungo e impegnativo, ma sulla storia delle cose lunghe lo sai come la penso, tiene ragione Confucio, anche la marcia di 10 mila kilometri comincia con il primo passo, e perciò ho immaginato che ragazze e ragazzi della Cooperativa Tre Foglie si potessero formare, con l’aiuto di Misenum e della Cooperativa La Paranza, e acquisire le conoscenze e le competenze certificate necessarie per diventare più autonomi, e dunque più forti, con un futuro più solido. Giuro, un poco mi sono sorpreso, ma sia Enzo che Diego non mi hanno preso per pazzo, hanno detto anzi che nei tempi e nei modi giusti è un percorso da avviare e da portare a termine.

Un altro tema sul quale i due giovani condottieri hanno ragionato, con me nella veste di “sfruculiatore”, o di discussant, se vogliamo dirlo più chic e choc, è quello relativo all’importanza di fare comunità, di rendere più chiaro il senso e il significato di quello che fanno alle rispettive comunità di riferimento e più in generale all’opinione pubblica.
Ho sentito cose come “allargare il giro”, “cerchi concentrici”, “coniugare bellezza e lavoro ben fatto”, “aprirsi al confronto, ai suggerimenti e anche alle critiche” “creare più occasioni di riflessione e di scambio culturale” “rinsaldare sempre di più la fratellanza”, tutti concetti che mi sembra aiutino il processo che nel Rione Sanità, dopo 14 anni di fatica e di impegno, è consolidato e che a Bacoli, a pochi mesi dall’avvio, va compreso, assimilato e sviluppato.

L’ultimo giro l’abbiamo fatto sulla giostra del futuro, il marchingegno narrativo è quello che conosci e che piace a me, Rione Sanità e Bacoli nel 2030.
Qui Enzo, sulla base della sua esperienza, è partito dai numeri dicendo che anche nel 2030 oltre i 220 mila visitatori non andranno, e poi ha ripreso i temi della felicità, della speranza, della condivisione, della vivibilità, della legalità. Diego invece ha insistito sulle possibilità che si aprono per Bacoli, sull’importanza di creare attività che possano essere di esempio per altri sull’asse bellezza – lavoro ben fatto – comunità, su un modo diverso e più ricco, umanamente, socialmente ed economicamente, di vivere il turismo. dopo di che ha parlato della soddisfazione di sentirsi parte, con tutta la cooperativa, di questo disegno. No, non si è azzardato a fare numeri, e sinceramente lo capisco, ma qui Enzo mi ha fatto commuovere, perché l’ha interrotto e gli ha detto “fratello, vedi che qui potete fare gli stessi numeri che facciamo noi, qui se si affrontano e si risolvono le criticità, che si possono risolvere, c’è una potenzialità enorme. Bacoli può diventare la nuova Barceloneta, un posto unico, con bellezze naturali, storiche e archeologiche senza uguali. Fratello, abbiamo un sacco di fatica da fare, ma il nostro futuro non ce lo faremo scappare”.
Sì, si, poi ha aggiunto “mò però me ne devo proprio andare altrimenti Antonio mi uccide,” ma che ci vuoi fare, guardiamo il bicchiere mezzo pieno, comunque di Domenica è partito dalla Sanità per venire a Bacoli, che non è poco.

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Caro Diario, pochi minuti dopo gli abbracci e i saluti con Enzo sono arrivati Giuseppe Salomone e Cinzia. Giuseppe tornava dal lavoro alla Piscina Mirabilis e Cinzia dalla Cgil, i neo fascisti sabato hanno assaltato e devastato la sede della Cgil Nazionale e dalla sera stessa è scattata forte la risposta del sindacato, dei militanti, dei cittadini, delle istituzioni e delle forze politiche democratiche. Sabato prossimo ci sarà una grande manifestazione unitaria a Roma, l’Italia è un Paese democratico dove non c’è posto per la violenza come arma politica, è tempo di sciogliere senza altri indugi le organizzazioni palesemente anticostituzionali.
Tornando a noi, il maltempo ha scombinato le idee marinare che aveva Diego per il pranzo, dopo dieci telefonate per i frutti di mare e il pesce si è talmente demoralizzato che mi ha detto “Vincè, andiamo al ristorante”, ma naturalmente da quell’orecchio io manco l’ho sentito, così siamo rimasti a casa, abbiamo mangiato benissimo e soprattutto abbiamo continuato a chiacchierare e a immaginare possibilità.
Che ci siamo mangiati non te lo dico, altrimenti mi diventi invidioso, ti dico invece che nella fretta ho bruciato la terza parte della registrazione, quella dopo la fotografia di copertina, e mi ha preso il panico.
Giuseppe ce l’ha messa tutta per ritrovare il file audio, ma secondo me non ho proprio registrato. Lo so, sono una frana, comunque sto da stamattina alle 4:30 a recuperare i ricordi, credo di avercela fatta, ma non posso essere sicuro, comunque ho detto a Enzo e Diego di farmi sapere se ci sono aggiusti da fare. A proposito, Enzo si è sentito in colpa e un poco gli sta bene, ha scritto in chat che è stata colpa della sua fretta, in realtà sono io che sono un guaio di notte con queste cose. Comunque la storia di Enzo e Diego raccontati di nuovo l’ho riletta dieci volte e mi è piaciuta, spero piaccia anche a te, fammi sapere.

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