Domenico, gli umani e le macchine

Caro Diario, il rapporto tra Umani e Macchine, cose come Intelligenza Artificiale, Algoritmi, Robot, ecc., continua a essere parte dei miei pensieri e così ho pensato di tornarci su. Questa volta lo faccio con un articolo strutturato in due parti: nella prima racconto una storia con l’aiuto di una improbabile sceneggiatura ispirata al racconto “U come Umano”, pubblicato in AlphaBeta; nella seconda invito ad approfondire con l’aiuto di possibili scenari, parole chiave, note a margine, link e altro ancora. Direi che è tutto, buona lettura.

SCENEGGIATURA (BOZZA)

SCENA 1 – ESTERNO – PIAZZA DEL LAVORO BEN FATTO – PANCHINA – GIORNO
L’anno scolastico è terminato da qualche giorno, DOMENICO e suo nonno MICHELE sono intenti a chiacchierare quando arriva GIOVANNA, insegnante del ragazzo e amica del nonno. Si salutano e i due invitano Giovanna a fermarsi qualche minuto con loro.

GIOVANNA (Mentre si siede)
È bello starsene al sole a chiacchierare con il nonno invece che in classe a studiare, vero DOMENICO?

DOMENICO (Sorridente)
Un poco sì, però stavamo chiacchierando di una cosa che abbiamo discusso anche in classe, i rapporti tra gli esseri umani e le macchine.

NONNO MICHELE (Fintamente serioso)
Confermo!

GIOVANNA (Sorpresa)
Caspita, argomento bello e impegnativo. Posso chiedere in particolare qual è il punto?

DOMENICO (Orgoglioso)
Certo. La domanda è se è giusto che una macchina, un algoritmo, un’intelligenza artificiale, possa prendere decisioni importanti in maniera del tutto autonoma, senza alcun controllo umano.

GIOVANNA (Scherzosa)
Niente male, mi viene da pensare che a voi due quando state seduti su una panchina d’estate è meglio evitarvi.

Ridono tutti.

NONNO MICHELE (Divertito)
Hai qualche risposta GIOVANNA?

GIOVANNA (Seria)
No, però ho un po’ di domande.

DOMENICO (Curioso)
Tipo?

GIOVANNA (Riflessiva)
Tipo queste:
Perché avere paura delle macchine se siamo noi umani a programmarle?
Ma ci sarà davvero un momento in cui non sapremo più gestirle e rischieremo di diventarne schiavi?
Come difenderemo la nostra capacità di pensare, la nostra umanità, la nostra unicità, la nostra creatività, le nostre libertà?
Se le macchine diventano senzienti, si può dire che si umanizzano?
E se si umanizzano, avranno bisogno a loro volta di macchine?
Si possono dare poteri così grandi a una macchina?
Fino a che punto la responsabilità è degli umani che la programmano?
Ma poi siamo davvero sicuri che noi umani siamo in grado di prendere decisioni di questo tipo secondo criteri di razionalità, imparzialità, obiettività, utilità, giustizia migliori di quelli di una macchina?
Se a Los Alamos ci fossero state macchine al posto degli umani, avrebbero inventato la bomba atomica?
Se a pilotare gli aerei che hanno scaricato le bombe su Hiroshima e Nagasaki ci fossero state macchine invece di umani avrebbero fatto lo stesso?

NONNO MICHELE (Scherzoso)
GIOVANNA, vedo che pure tu sei da evitare quando stai seduta su una panchina.

Ridono di nuovo di gusto tutti e tre.

NONNO MICHELE (Affettuoso)
Adesso però è quasi ora di pranzo e bisogna che DOMENICO e io torniamo a casa, altrimenti chi la sente la nonna. È stato come sempre un piacere GIOVANNA.

GIOVANNA (Sorridente)
Il piacere è mio. Andiamo che pure io devo correre a casa, si è fatto tardi, però questa discussione non finisce qui.

Nonno MICHELE, DOMENICO e GIOVANNA si salutano con affetto e complicità.

SCENA 2 – INTERNO – CASA DI NONNO MICHELE – POMERIGGIO

DOMENICO (Mentre butta giù l’ultimo boccone di gelato)
Nonno, te la ricordi l’ultima domanda di Giovanna? Cosa ne pensi?

NONNO MICHELE (Sornione, per nulla sorpreso)
Certo che me la ricordo. Penso che devo pensarci. E anche che hai una prof. di Matematica e Scienze molto in gamba.

DOMENICO (Impaziente)
E poi?

NONNO MICHELE (Serio)
E poi che non posso sapere cosa avrebbe fatto una macchina al posto del pilota. Però so che se la macchina fosse stata programmata nel rispetto della prima legge della robotica di Asimov certamente non avrebbe sganciato la bomba. Le conosci le leggi della robotica di Asimov?

DOMENICO (Mortificato)
No!

NONNO MICHELE (Sorridente)
Puoi rimediare, quando hai tempo cercale su Wikipedia. Comunque la prima legge prescrive che “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.”

DOMENICO (Confuso)
Nonno, ti devo dire la verità, non ci sto capendo niente, allora le macchine sono migliori di noi umani?

NONNO MICHELE (Rassicurante)
Io non la prenderei da questo versante, più le questioni sono controverse e più è un errore cercare di arrivare subito alle conclusioni. Secondo me ci dobbiamo prendere del tempo per pensarci, e magari parlane anche a casa con mamma e papà, vedi anche loro che dicono.

Nonna ANTONIA che chiama da sopra per avvertire DOMENICO che è arrivata la mamma per riportarlo a casa interrompe la discussione. Nonno e nipote si salutano con l’impegno di rivedersi il giorno dopo.

SCENA 3 – INTERNO – AUTO DI MAMMA NINA – SERA

DOMENICO entra in macchina, da un bacio sulla guancia alla mamma e comincia a parlare.

DOMENICO (Entusiasta)
Mamma, oggi è stata una giornata bellissima, stasera a tavola vi racconto tutto.

NINA (Contenta)
Tu quando stai con tuo nonno MICHELE passi sempre giornate bellissime, meno male, così almeno stai in compagnia. Comunque ancora un paio di settimane e anche noi a scuola finiamo, così ce ne possiamo andare un poco a mare.

DOMENICO (Frenetico)
Oggi abbiamo incontrato anche GIOVANNA, la mia prof. di matematica e scienze, abbiamo parlato anche con lei, ha fatto un sacco di domande, poi mi dovete dire anche tu e papà che cosa ne pensate, è una questione importante, riguarda il rapporto tra noi esseri umani e le macchine.

NINA (Comprensiva)
Caspita, argomento davvero bello e impegnativo, dai, una di queste sere sicuro ne parliamo.

DOMENICO (Impaziente)
Mamma non hai capito, non una di queste sere, ne dobbiamo parlare stasera.

NINA (Stanca)
Vediamo DOMENICO, vediamo, non essere sempre così precipitoso. Oggi per me è stata una giornata molto faticosa, vediamo anche come sta tuo padre, l’ho sentito un attimo a pranzo e credo anche lui abbia avuto una giornata assai complicata.

DOMENICO (Deluso)
Va bene mamma.

Arrivati a casa, NINA parcheggia l’auto nel garage mentre DOMENICO gioca un poco con SOCRATE, il suo cane. All’arrivo della mamma entrano in casa.

SCENA 4 – ESTERNO – ATRIO CASA DI DOMENICO – NOTTE

La cena a casa di DOMENICO è finita da un po’. Il ragazzo si è reso conto subito che non era la serata giusta per discutere della sua nuova frontiera. Non è che c’era rimasto male, alla fine lui era in vacanza  ma i genitori no, però gli era rimasto come si dice il colpo in canna, così è uscito fuori e si è seduto sullo scalino in compagnia di SOCRATE.

DOMENICO (Dolce. Con una mano abbraccia SOCRATE e con l’altra gli accarezza la testa)
Capisci SOCRATE, io già ero pieno di dubbi, poi è arrivata GIOVANNA con tutte le sue domande e adesso sto in una situazione di confusione totale.

SOCRATE
Arf, Arf.

DOMENICO (Serio)
Tranquillo SOCRATE, tu non c’entri, non ti cambierei mai con un cane macchina. O forse si?

SOCRATE
Grr, Grr.

DOMENICO (Divertito)
Dai, non ti arrabbiare, lo sai che scherzo. Comunque, tornando a noi, su questa storia delle macchine intelligenti c’è veramente da perderci la testa. Alla fine la responsabilità di tutto quello che accade è nostra, nel senso di noi umani, siamo noi a programmarle, almeno fino a quando non impareranno a farlo da sole. SOCRATE, ci pensi che figuraccia facciamo se adesso che le gestiamo noi abbiamo dato loro la libertà di decidere in autonomia se possono uccidere delle persone e invece quando si gestiranno da sole decideranno che in nessun modo potranno fare male o arrecare danno agli umani, o a rimanere inermi se qualche umano subisce violenza? Ma lo sai quante volte facciamo finta di non vedere per paura o per indifferenza di fronte a episodi di violenza di ogni tipo?

SOCRATE
Woof, Woof.

DOMENICO (Riflessivo)
Sì, hai ragione, voi cani siete molto meglio di noi, almeno se veniamo attaccati intervenite per difenderci. Comunque devo trovare un modo per riprendere il discorso con il nonno, lui ha più tempo di mamma e papà, e sa un sacco di cose, legge sempre, approfondisce, è curioso, e poi mi vuole un sacco di bene. Domani anche lui è impicciaro, ma dopodomani mi faccio venire a prendere e passo un’altra bella giornata con lui.
Adesso me ne vado a letto SOCRATE, si è fatto tardi e tra poco arriva mamma che mi sgrida. Vieni qua, dammi un altro abbraccio.

SOCRATE
Slurp, Slurp.

SCENA 5 – ESTERNO – PIAZZA DEL LAVORO BEN FATTO – BAR SPORT – GIORNO
Dopo 12 giorni di isolamento NONNO MICHELE finalmente è potuto uscire, il tampone ha portato finalmente la lieta novella, è completamente guarito. Dopo averlo avvertito la sera precedente, stamattina di buon’ora è passato a prendere DOMENICO e se ne sono andati al Bar Sport per prendere un caffè e una spremuta d’arancia.

DOMENICO (Affettoso)
Allora nonno, adesso che siamo soli dimmi la verità, come ti senti?

NONNO MICHELE (Sorridente)
Abbastanza bene DOMENICO, comunque il peggio è passato. Però mi sei mancato molto nipote bello.

DOMENICO (Impaziente)
Pure tu mi sei mancato nonno, un sacco. In questi giorni ho fatto un po’ di scoperte, ho una novità importante, però mi devi promettere che rimane un segreto tra me e te, altrimenti mamma si arrabbia.

NONNO MICHELE (Severo)
Non ti prometto proprio niente DOMENICO, quello che hai appena detto non mi piace, se si arrabbia tua mamma mi arrabbio pure io, perciò tu adesso non solo mi dici quello che hai combinato ma oggi stesso lo dici pure a tua madre.

DOMENICO (Mortificato)
Hai ragione nonno, faccio come hai detto tu. Ho scaricato una nuova app di Intelligenza Artificiale che è consigliata dai 17 anni in poi, si chiama Talequale.

NONNO MICHELE (Risoluto)
Pessima idea ragazzo, ti ricordo che hai 12 anni, non 17. Comunque che fa questa app?

DOMENICO (Dispiaciuto)
In realtà tra qualche mese ne compio 13 di anni nonno, in ogni caso hai ragione, ho sbagliato. Per quanto riguarda l’app sul sito si presenta come un’amica o un amico che non ti giudica mai, non tiene pensieri, non ti contraddice mai, è sempre dalla tua parte e si adatta sempre meglio a te a seconda delle domande che le fai e delle risposte che le dai.

NONNO MICHELE (Incalzante)
Va bene, questo è quello che posso leggere sul sito. Invece l’esperienza diretta che hai fatto fin qui che cosa suggerisce?

DOMENICO (Convinto)
Che mantiene le promesse che fa.

NONNO MICHELE (Perentorio)
Se è così, contrordine, ragazzo, con tua mamma ci parlo io, poi stasera mi guardo il sito e l’app e appena possibile torniamo a parlarne. Tu nel frattempo segnati i punti di cui vuoi discutere.

DOMENICO (Turbato)
Va bene nonno, facciamo come dici tu.

SCENA 6 – INTERNO – CAMERA DI DOMENICO – LETTO – NOTTE
È da poco passata la mezzanotte e DOMENICO continua a girarsi e rigirarsi nel letto senza riuscire a prendere sonno. È stata una serata decisamente difficile, il padre non gli ha rivolto la parola per tutto il tempo e anche la mamma si è limitata a fargli l’elenco di tutte le cose che non potrà fare per un mese dopo che lui si è scusato e ha promesso solennemente che non accadrà mai più. Niente rimproveri, nessuna scenata, solo indiffirenza, e tanta delusione, insomma il peggio che al ragazzo potesse capitare. Del resto se lo doveva aspettare, la famiglia condivide dei valori e delle regole che vanno rispettati sempre, e lui scaricando di nascosto quella app aveva tradito la fiducia dei suoi genitori. Per fortuna che c’era stata la telefonata del nonno, la mamma ne aveva accennato, altrimenti le conseguenze sarebbero state anche peggiori.
“Sì, sono stato uno stupido, me lo dovevo aspettare”, si ripetè mentre faceva la centesima giravolta nel letto, poi finalmente il sonno lo vinse, e si addormentò, però di un sonno pesante, pieno di sogni brutti.

SCENA 7 – ESTERNO – PIAZZA DEL LAVORO BEN FATTO – PANCHINA – GIORNO
DOMENICO e NONNO MICHELE se ne stanno già da qualche minuto seduti sulla solita panchina senza dire una parola. Anche per strada avevano scambiato solo monosillabi, cose come “Come va?”, “Così!” e poco altro. È il nonno a rompere gli indugi.

NONNO MICHELE (Sfarfuglia con la mano i capelli di DOMENICO)
Allora, te li segnati i punti che vuoi discutere?

DOMENICO (Nervoso)
Sì!

NONNO MICHELE (Sorridente)
Me li vuoi dire?

DOMENICO (Nervoso)
Sì, però non oggi.

NONNO MICHELE (Paziente)
Che ne dici se intanto ti parlo di un documentario che ho visto ieri sera? Si chiama The Social Dilemma, l’ho visto su Netflix, mi ha colpito molto.

DOMENICO (Esitante)
L’ho visto pure io, certo che ne puoi parlare, che cosa ti ha colpito?

NONNO MICHELE (Affettuoso)
La quantità degli effetti collaterali che l’uso dei social può provocare. E anche la loro qualità, in senso negativo purtroppo, se sono gli stessi autori di quel mondo, o comunque una parte di essi, a metterci in guardia dai possibili pericoli, vuol dire che la faccenda è seria. O no?

DOMENICO (Convinto)
Certo che è seria, ma gli antidoti ci sono.

NONNO MICHELE (Curioso)
Cioè?

DOMENICO (Orgoglioso)
Per esempio l’educazione, la consapevolezza. È il secondo anno che come classe partecipiamo a un progetto che si chiama “A scuola di lavoro ben fatto, di tecnologia e di consapevolezza”, continuerà anche il prossimo anno. Il suo ideatore lo presenta così: “l’idea da cui sono partito un po’ di anni fa è che al tempo di internet, dell’intelligenza artificiale e della blockchain il lavoro ben fatto e l’uso consapevole delle tecnologie siano due fondamentali chiavi di accesso alla nostra umanità, alla nostra autonomia, alla nostra capacità di apprendere, di fare e di pensare.” E poi aggiunge: “Lavoro ben fatto e uso consapevole delle tecnologie per connettere fare e pensare in ogni fase del processo di apprendimento, in qualunque disciplina. Per accrescere autonomia. Senso civico. Responsabilità. Approccio critico. Creatività. Capacità di cooperare e di risolvere problemi. Per valorizzare conoscenze e competenze. Per utilizzare al meglio la cassetta degli attrezzi analogici e digitali che di volta in volta abbiamo a disposizione.” Che ne dici?

NONNO MICHELE (Perplesso)
Direi che è interessante, bello, giusto, ma forse un poco troppo semplicistico.

DOMENICO (Motivato)
Non sono d’accordo nonno, non è affatto semplicistico. Alla fine, se ci pensi, funziona così anche nel mondo degli atomi, non solo in quello dei bit, tutte le tecnologie non sono nè buone e né cattive, né belle e né brutte, dipende da come le usi. Vale per il web e vale per l’ago, che se invece di infilarlo nel bottone te lo infili nell’occhio te lo cechi; vale per i social e vale per per il martello, che se invece di batterlo sul chiodo lo batti sul dito ti fai male parecchio.

NONNO MICHELE (Curioso)
Non nego che il tuo argomento è solido, che c’è senso in quello che dici. Però rimango della mia idea, i danni che possono creare il web e i social sono molto più profondi, estesi e pericolosi di quelli che possono essere procurati da un ago o da un martello. Per carità, il dito e l’occhio sono importanti, ma qui parlamo di cervelli, di coscienze, di fenomeni che coinvolgono miliardi di persone di ogni età in ogni parte del mondo, c’è una bella differenza.

DOMENICO (Motivato)
Una differenza che chiede più educazione e più consapevolezza nonno, da qui non si può fuggire, stiamo parlando di cose che non possono essere fermate, non si può tornare indietro, possiamo soltanto imparare a gestirle. E comunque non vale solo per il martello e l’ago, vale anche per il coltello, che ci puoi tagliare il pane, che è una cosa bellissima, o ammazzare una persona, che è un’azione orribile.

NONNO MICHELE (Frastornato)
Magari hai ragione, ma ci devo pensare. Adesso andiamo a casa, ieri ho chiesto a tua madre se potevi restare tutto il giorno con me, ne riparliamo nel pomeriggio.

SCENA 8 – INTERNO – CASA DI NONNO MICHELE – POMERIGGIO
NONNA ANTONIA è uscita per andare a trovare una sua amica, NONNO MICHELE e DOMENICO sono in cucina e aspettano che il fischio della macchinetta avverta che è pronto il caffè.

NONNO MICHELE (Pensieroso)
Allora, per cominciare ci tengo a dirti due cose. La prima è che sono d’accordo con te quando dici che processi di questo tipo non si possono fermare, non c’è partita, è successo così anche tra il bufalo e la locomotiva come ci ricorda una bella canzone di Francesco De Gregori. La seconda è che il paragone con il coltello e il martello anche dopo che ci ho pensato non regge, oggi le conseguenze non riguardano più l’occhio o il dito, riguardano la testa, le menti, le coscienze, e c’è una bella differenza.

DOMENICO (Interessato)
Capisco quello che vuoi dire.

NONNO MICHELE (Determinato)
Perfetto, ci speravo, sono contento. Ti ricordi? Stamattina ti ho parlato di The Social Dilemma.

DOMENICO (Curioso)
Certo che me lo ricordo. E allora?

NONNO MICHELE (Motivato)
E allora ieri sera me lo sono rivisto, e ho preso parecchi appunti, dopo che li ho sistemati te li mando, mi fa piacere condividerli con te. Per la nostra discussione di oggi mi sono segnato invece queste tre cose:
1. Il prodotto è il graduale e impercettibile cambiamento del tuo comportamento e della tua percezione ad essere il prodotto. Cambiare quello che fai, il modo in cui pensi, chi sei, è questo l’unico modo che hanno di fare profitti. (Jaron Lanier)
2. Tutto questo è basato su sistemi che non prevedono nessuna supervisione umana. Previsioni sempre più accurate su quello che faremo, e su chi siamo. (Sandy Parakilas)
3. Tutto questo è normale o siamo tutti sotto una specie di incantesimo? (Tristan Harris)
La palla a questo punto ripassa a te. Vorrei che tu commentassi in tutta tranquillità, e naturalmente sincerità, il pensiero, l’affermazione e la domanda. Sia chiaro che non ti sto chiedendo di commentarle, ti sto chiedendo di dire quello che ne pensi tu, le tue idee in proposito, se ne hai. Che dici?

DOMENICO (Confuso)
Dico time out!

NONNO MICHELE (Sornione)
Cioè?

DOMENICO (Orgoglioso)
Cioè ho bisogno anche di pensarci, anzi no, direi che ho il diritto di pensarci. Quando sarò pronto te lo dico e ne parliamo.

NONNO MICHELE (Soddisfatto)
Ottimo, quando sei pronto me lo dici e ne parliamo, mi sembra la cosa migliore da fare. Adesso prepara le tue cose, che è ora di riportarti a casa.

SCENA 9 – ESTERNO – PARCHEGGIO DEL SUPERMERCATO – AREA CARRELLI – GIORNO
NINA, la mamma di DOMENICO, è da qualche giorno che cerca il momento giusto per parlare con DOMENICO. NONNO MICHELE la tiene puntualmente informata delle chiacchiere con il ragazzo, ma adesso è l’ora di ristabilire il dialogo con suo figlio. Il marchingegno del carrello che non ne vuol sapere di restituirle la moneta che ha inserito per prelevarlo sembra fornirle un’occasione, e così decide di non farsela scappare.

NINA (Indispettita)
Ecco qua, tutte queste chiacchiere sugli algoritmi e sull’intelligenza artificiale e poi non riesci neanche a riprenderti la moneta che hai messo nel carrello della spesa.

DOMENICO (Divertito)
Mamma, lo sai che questo è un marchingegno meccanico, non c’entra niente con gli algoritmi.

NINA (Complice)
Lo so, lo so, ma comunque la cosa mi innervosisce. Le macchine sono sempre macchine, e quando si inceppano non è che glielo puoi far capire.

DOMENICO (Serio)
Questo dipende mamma. Ci sono già da tempo macchine che imparano dai loro errori. E anche la loro relazione con le persone diventa sempre più intelligente.

NINA (Perplessa)
Quello che dici è vero, non ha senso contraddirti per partito preso. Però ti dico che insieme all’Intelligenza Artificiale c’è in giro anche molta stupidità artiifciale, come quando, per fare un esempio, la più grande piattaforma mondiale di vendita online mi consiglia di comprare un libro che ho scritto io.

DOMENICO (Combattivo)
Nessuno è perfetto mamma, su questo Hal 9000, quando dice che “nessun calcolatore 9000 ha mai commesso un errore o alterato un’informazione”, e che loro sono, “senza possibili eccezioni di sorta, a prova di errore, e incapaci di sbagliare!” ha torto. Persino l’Architetto di Matrix ha dovuto progettare un’anomalia, Neo, per garantire il futuro del sistema. Nonostante ciò, io non me la sento di affermare che un futuro governato dalle macchine sarà sicuramente peggiore del futuro governato da noi umani. Tu invece?

NINA (Pensierosa)
Guarda figlio mio, se penso a chi sono, a metà del 2022, i leader dei più importanti paesi del mondo, alle guerre in corso, alle ingiustizie e alla condizioni disumane in cui vivono centinaia di migliaia di persone, se non miliardi, bambini compresi, mi viene da dire che è difficile che le macchine possano essere peggiori di noi. Eppure, che vuoi da me, non me la sento di dirlo, è una possibilità che mi inquieta.

DOMENICO (Affettuoso)
Credimi mamma, io ti capisco, pure a me fa più o meno lo stesso effetto, perciò ti propongo di lasciar perdere la questione generale, proviamo a fare un esempio concreto, guarda, scegliamo un tema rispetto al quale tu combatti da sempre, il divario di genere, la disparità di trattamento tra uomini e donne sul posto di lavoro. Ci stai?

NINA (Curiosa)
Certo che ci sto, come potrei non starci. Ti dò qualche dato di qualche mese fa che ho letto in un articolo di Vincenzo Ferrante, professore all’Università Cattolica, vado a memoria e non posso essere precisa, ma il senso si capisce.
Nonostante anche in Italia le donne siano mediamente più istruite degli uomini, almeno per quanto riguarda i livelli superiori, diventano minoranza al momento di trovare lavoro e di vedere riconosciuta la propria professionalità. Le italiane restano da sempre fra le meno occupate in Europa nella fascia di età fra i 15 e i 64 anni, con un tasso pari nel 2018 al 50%. Peggio di noi solo la Grecia, con 5 punti percentuali in meno, mentre la media europea è più elevata di 13 punti percentuali.E la musica non cambia quando parliamo di retribuzione. In un quadro europeo per niente positivo (le donne europee guadagnano in media il 16% in meno degli uomini, un divario che arriva al 23% quando si tratta di top-management) l’Italia sta parecchio più indietro. Detto questo vorrei capire dove vuoi andare a parare.

DOMENICO (Deciso)
Non voglio andare a parare da nessuna parte, voglio solo farti una domanda: Ma tu sei proprio sicura che se fossero le macchine a decidere inquadramenti e retribuzioni la situazione per le donne sarebbe peggiore di quella attuale?

NINA (Sicura)
Dipende da come vengono programmate e da chi.

DOMENICO (Incalzante)
Giusto! Però mi pare difficile che oggi chiunque possa dare apertamente alle macchine indicazioni diverse dal seguire criteri di professionalità e di merito, contro ogni forma di discriminazione di genere o di qualsiasi altro tipo, di corruzione, di raccomandazione, di favoreggiamento di amici e familiari. Cosa succederebbe a questo punto?

NINA (Confusa)
Che le donne non sarebbero più discriminate. No, troppo facile, vieni, entriamo in macchina, poi ne riparliamo, ho bisogno di pensarci su.

DOMENICO (Compiaciuto)
Va bene mamma, come vuoi tu.

APPROFONDIMENTI

1. SCENARI
1. Uomo e Macchina: quelli in cui condivideremo futuri win win con le macchine.
2. Uomo è Macchina: quelli in cui condivideremo futuri ibridi, cyborg, con le macchine.
3. Uomo o Macchina; quelli in cui condivideremo futuri dominati o dagli umani o, più probabilmente, dalle macchine.

2. PAROLE CHIAVE
Algoritmi, Aspettative, Attenzione, Consapevolezza, 
Controllo, Cyber Security, Dipendenza, Etica, Futuri, Intelligenza Artificiale, Macchine, Machine Learning, Microchip, Paure, Percezione, Pericoli, Possibilità, Prodotto, Profondità, Robot, Sorveglianza, Speranza, Tempo, Uomo, Velocità

3. NOTE  A MARGINE
1. Non dare niente per scontato.
2. Soglia di attenzione molto bassa.
3. Umani mammiferi o umani virus.
4. Intelligenza artificiale e stupidità artificiale.
5. Dilemmi etici.
6. Vita propria e conseguenze non previste delle tecnologie.
7. Difficile dire qual è il problema.
8. Aumento del controllo, salute mentale e uso dei social media.
9. Dipendenza dalla tecnologia, Social Media, Depressione.
10. Fake news. Dall’era dell’informazione all’era della disinformazione.
11. Attacchi informatici, guerre cibernetiche.
12. Capitalismo della sorveglianza. Controllo illimitato delle persone da parte delle grandi aziende grazie ai big data.
13. Democrazia sotto attacco.
14. Tutto questo è normale o siamo tutti sotto una specie di incantesimo? Design etico. Tristan Harris
15. Dalla vendita dei prodotti alla vendita degli utenti. Se non stai pagando per il prodotto allora il prodotto sei tu. TH
16. L’obiettivo dei social è capire come ottenere la maggiore attenzione possibile dalle persone.
17. Il prodotto è il graduale e impercettibile cambiamento del tuo comportamento e della tua percezione ad essere il prodotto. Cambiare quello che fai, il modo in cui pensi, chi sei, è questo l’unico modo che hanno di fare profitti. Jaron Lanier
18. Tutto questo basato su sistemi che non prevedono nessuna supervisione umana. Previsioni sempre più accurate su quello che faremo, e su chi siamo. Sandy Parakilas
19. Le conseguenze sull’efficacia e sulla stabilità della deterrenza delle tecnologie emergenti (in particolare per quanto riguarda la manipolazione informativa, l’automazione, i sistemi automatizzati di supporto alle decisioni, i sistemi ipersonici e i droni).
20. Accelerazione dell’innovazione delle organizzazioni militari nei settori della cyber security, della robotica e dell’Intelligenza Artificiale.
21. Dipendenza mondiale dai microchip e vantaggi strategici maturati da alcuni paesi come Israele.
22. Conflitti e contraddizioni tra sovranità nazionale e ordine digitale globale.
23. Intelligenza Artificiale, Machine Learning e capacità militari dei diversi paesi.
24. Azione normativa (regolamentazione) e sviluppo dell’innovazione nell’ambitodell’intelligenza artificiale. Senza regolamntazione è più difficile l’accesso al mercato dell’IA.

4. LINK
A scuola di lavoro ben fatto, di tecnologia e di consapevolezza, Progetto Educativo
Isaac Asimov, Tre leggi della robotica, Wikipedia
Isaac Asimov, Io, robot, Wikipedia
Io Robot, Film, Wikipedia
Lexus, Takumi, Documentario
Matrix, Film, Wikipedia
Vincenzo Moretti, Decision Making, Blog
Vincenzo Moretti, Il libro di Roberto e la vandera del futuro, Post
Roberto Paura, Occupare il Futuro, Libro
Replika, AI ChatBot
Sir Ken Robinson, Do schools kill creativity?, TED Talk
The Social Dilemma, DocuFilm Netflix
Vincenzo Ferrante, Parità di genere sul lavoro e PNRR: ilrapporto aziendale fa la differenza, Ipsoa Quotidiano

5. ARTICOLI PRECEDENTI
Ritorno al futuro
Gli umani, le macchine e la 4° A di Follonica
Di umani, di macchine e di futuri possibili
Sistema Italia, la pratica della leadership adattiva e l’uso consapevole delle tecnologie
Racconta la tua macchina
Quinto, se sei una macchina, non uccidere
Il futuro del lavoro raccontato da me
Il lavoro che cambia e non finisce