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Quello che viene prima

Caro Diario, l’idea mi è venuta in bottega, mentre Jepis mi parlava del libro di Seth Godin che sta leggendo. Dopo che il giovane jedi ha finito di parlare gli ho detto due cose: la prima è di passarmi il libro quando lo avrà finito; la seconda è che stavo pensando di scrivere un post su “quello che viene prima”.
Cosa vuol dire quello che viene prima? Quello che viene prima. Le parole e le cose di cui, secondo me, non possiamo fare a meno, quelle su cui non dovrebbero esserci differenze, quelle che tutti dovremmo condividere se vogliamo allungare l’ombra del futuro sul presente delle nostre vite, e di quelle delle generazioni che verranno.
Ci ho pensato su qualche giorno – non è facile scrivere un post così – e poi ho cominiciato a scrivere. Per ora tengo solo 4 parole, e sono pure in bozza, o in beta permanente come dice Jepis, ma non fa niente, vuol dire che il cantiere resta aperto, per me e per chi avrà voglia di interagire. Vale anche per te, se vuoi proporre qualche tua parola che viene prima, o vuoi dirmi cosa ne pensi delle mie, scrivimi a partecipa@lavorobenfatto.org che io sarò felice di leggerti e di pubblicare le tue parole.

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UMANITÀ
L’umanità a cui penso io è quella di tutti i giorni, non quella di #restiamoumani, che le campagne pure sono importanti, in certi momenti persino indispensabili, però poi finiscono quando arriva un’altra campagna e un altro hashtag, mentre invece dell’umanità di cui parlo io non possiamo fare a meno mai, ci deve accompagnare ogni giorno, tutti i giorni. Sì, non ne possiamo fare a meno mai. Perché l’umanità è fatta di comprensione, di rispetto, di gentilezza, di capacità di trovare se stesso nella faccia dell’altro, di voglia di vivere anche per noi, non solo per me, e senza queste cose qui pensiamo di farcela, ma non ce la facciamo.

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RESPONSABILITÀ
La responsabilità che cerco io è quella di chi sa che il mondo non è suo e sente il dovere di lasciarlo migliore di come l’ha trovato. Quella di chi quando sbaglia non dà mai la colpa agli altri, specialmente se e quando detiene una posizione di comando. Quella di chi impara dai propri errori perché non fugge quando si tratta di  pagarne il prezzo. Quella di chi sa guardare avanti perché è capace di voltarsi indietro.

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AUTONOMIA
L’autonomia per me non è solo la possibilità di vivere una vita dignitosa, di provvedere a sé stessi e alla propria famiglia avrebbe detto mio padre, ma anche la capacità di formare un proprio punto di vista e di farlo valere nell’ambito dello spazio pubblico.
No logo da solo non basta più, abbiamo bisogno di più maestri e di meno influencer, di più capacità di pensare e fare, di fare è pensare, di teste, mani e cuori autonomi, indipendenti.

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LAVORO BEN FATTO
Il lavoro ben fatto è il mio mattoncino di una vita, ad oggi è un movimento culturale, un format, un manifesto, un magazine, questo blog, un approccio che racconto in giro per l’Italia, un libro e adesso anche una storia che cammina, dunque mi posso fermare qui, sottolineando l’importanza dell’approccio, insistendo solo sulla necessità, l’urgenza, di fare bene quello che si deve fare, qualunque cosa si debba fare.

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Ecco amico Diario, per ora è tutto. Lo so che ciascuna di queste parole ha mille declinazioni, ma io non voglio scrivere un nuovo vocabolario, voglio provare a condividere alcune parole, e azioni, che penso debbano essere i muri maestri del nostro futuro, quelli destinati a reggere il nostro mondo nel tempo che verrà.
Per me c’è un enorme lavoro culturale da fare, un lavoro di ricerca sugli anelli di congiunzione, i ponti di condivisione, la consapevolezza, se non partiamo da qui la vedo dura, ma naturalmente se ne può discutere, altrimenti non ti scrivevo.

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SILVA GIROMINI
Caro Vincenzo, le tue pubblicazioni sono fonte di riflessioni continue. E mi piace condividerle con te e con gli amici che ti seguono. Ti mando 4 righe sul senso delle parole che ti avevo anticipato, Radici e Comunità.

RADICI
Le radici sono le persone e i luoghi da cui proveniamo, che ci hanno generato e formato. Nessuno può fare a meno di loro. C’è chi, col passare del tempo, se ne dimentica. Ma c’è anche chi – come noi – pensa che siano valori fondamentali, da preservare e ricordare.

COMUNITÀ
La comunità è lo spazio più ampio dove ognuno costruisce la propria identità a partire dalle proprie radici.
La comunità è fatta di luoghi e persone con cui scambiamo conoscenza e valori; investiamo il nostro tempo per costruire e crescere insieme.

POST SCRIPTUM DEL 26 MARZO 2021
Ho riletto il post. I tuoi articoli nel blog sono così: dinamici, in continua evoluzione, meno male che ce li riproponi. Permettimi un appunto sulla parola “Salute” di Laura Ressa.
Condivido il suo pensiero ma posso aggiungere – da malata cronica – che anche la salute incrinata dalla malattia, anzi la malattia stessa, se proprio non si può evitare, deve essere un’opportunità. Non deve sopraffarci, dobbiamo farla nostra compagna di vita e conviverci. È difficile ma si può. E poi usarla a favore del prossimo. Quello che faccio io tutti i giorni.

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LAURA RESSA
Caro Vincenzo, ho pensato di mettere insieme anche le mie parole, affinché appartengano a tutti noi, quindi eccole qui.

SALUTE
Nel film “Ricomincio da tre” c’è la famosa scena in cui Massimo Troisi alla frase “Quando c’è l’amore c’è tutto” risponde “No, chell’ è ‘a salute!”
La salute è la musica di sottofondo del nostro film, della nostra vita. Quel sottofondo che di solito sembra un ronzio di fondo ma che, quando comincia a vacillare, acquista il suono sordo e vuoto del silenzio. La salute ci cammina accanto ma può decidere di svoltare l’angolo senza di noi, di abbandonarci. Forse non capita a tutti di pensarci, forse finché non ti capita qualcosa direttamente non comprendi fino in fondo quanto la salute sia preziosa, e quanto sia importante preservarla e farne tesoro, custodirla, amarla. Amare la salute e il concetto di salute significa riuscire ad amare davvero se stessi. Purtroppo per alcuni di noi amarsi è un’impresa difficile, una sfida costante, un’onda insormontabile in una giornata di marea alta, una pratica inusuale che bisogna imparare a praticare come quando si impara la grammatica di una nuova lingua.
La salute è una benedizione. A volte non capiamo quanto anche le cose di cui non ci accorgiamo, le cose quotidiane che diamo per scontate, siano dei veri doni. Riuscire ad allacciarsi le scarpe, camminare, respirare, muovere le braccia, potersi lavare, compiere gesti che per molti sono normali ma che cominciano a diventare pepite preziose per chi non può più compiere quelle piccole cose di sempre. Quei piccoli gesti allora assumono un valore inestimabile, ed è in quel momento che ti accorgi di quanto valore abbia la tua vita. E insieme alla tua, di quanto valore abbia quella degli altri.

ASSERTIVITÀ
Fino a qualche tempo fa ignoravo l’esistenza di questa parola. Essere assertivi è complesso, ed è qualcosa su cui bisogna rimboccarsi le maniche e lavorarci. Non credo si nasca assertivi, o almeno a me è capitato di non nascere così. L’assertività per me è un processo lento di consapevolezza. Essere assertivi vuol dire essere presenti nel mondo, aumentare il volume dei propri pensieri senza credere che siano meno degni o meno importanti dei pensieri degli altri. La cosa curiosa è che se diventi una persona assertiva, chi ti circonda comincia a capire chi sei, a rispettare la tua esistenza nel mondo, a far caso a quello che dici e al tuo parere. Essere assertivi è fondamentale per sopravvivere in un mondo che non sempre sa ascoltare, in cui essere nel mondo vuol dire principalmente non aver paura di buttar fuori la propria voce. Non è più tempo di parlare sottovoce: quasi nessuno ascolterà se lo farai, anche se dirai le cose più belle mai sentite. Farsi capire, saper ascoltare, saper comprendere passa anche dall’assertività: dalla possibilità cioè di percepirsi come protagonisti della propria vita e di comprendere quanto importante sia l’esistenza di chi ci cammina accanto.

ORIGINI
Se c’è un atteggiamento che non mi piace è la scelta di rinnegare il proprio passato, di non riconoscere le proprie origini, di volerle disperdere nel tempo. Le origini vanno invece alimentate costantemente: sono la traccia da cui siamo nati, sono il terreno in cui abbiamo piantato le nostre radici. La nostra vita la dobbiamo a chi ce l’ha donata, anche se ce ne vergogniamo, anche se abbiamo origini umili e vorremmo sentirci migliori. Perché non saremo mai migliori se decideremo di rinnegare chi siamo per sembrare meglio, perché non c’è nobiltà nel fuggire dal luogo e dalle mani in cui siamo nati, dalla terra che ci ha dato nutrimento. C’è molta più nobiltà nel pane raccolto da terra e mangiato, c’è tanta più nobiltà nel pane raffermo conservato per non buttarlo. Le origini quindi sono le fondamenta che dobbiamo sempre portare in palmo di mano, le mani rugose dei nonni, le braccia delle nostre madri, i suoni del nostro passato. E soprattutto quando le origini sono umili e modeste, ancor più dobbiamo esserne orgogliosi. Dobbiamo metterle in palmo di mano per mostrarle con orgoglio alle persone che incrociamo. Non per vezzo, non per compiacimento, non per autocommiserazione ma per mostrare che non bisogna mai dimenticare da dove si proviene. Nessuna strada che scegliamo nasce dal niente. Nessun nostro passo poggia nel vuoto.

CORAGGIO
Il coraggio per me è principalmente il coraggio di non temere il giudizio altrui. Un esercizio di stima verso se stessi che non ci deve mai mancare perché incontreremo tante brave persone ma incontreremo anche tante altre persone pronte a farci cadere colpendo forte proprio sulle nostre debolezze, prendendoci a calci nelle nostre incertezze. In questi casi, quando questi incontri avverranno, dovremo essere pronti a rispondere con coraggio. Coraggio sì, non cattiveria. Non pan per focaccia. Dobbiamo avere il coraggio di avere coraggio, di far valere la nostra voce, di essere persone perbene, di resistere ai calci che riceviamo, di camminare con la testa alta e le spalle dritte. Dobbiamo avere il coraggio di non cedere a chi vuole farci cadere, di non esitare, di non tentennare, di essere ulivi resistenti anche nella tempesta nella cui corteccia ci sia sempre la linfa necessaria per far nascere nuovi rami.

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ROSANNA LAI
LIBERTÀ. Quel principio, tra diritto e dovere, a cui tutti dovrebbero ispirarsi. Un sentimento a cui dare ascolto che guida i pensieri prima e le azioni poi. Una scelta coraggiosa che, senza sentirsi invasori, aiuta a essere, o almeno perseguire, la migliore versione di se stessi.

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ANTONIO MONIZZI
ETICA, la scelta (che ci piaccia o no, sempre scegliere possiamo come direbbe Yoda), quale senso vogliamo dare al nostro agire.
COERENZA, che sta a significare che all’idea, segue l’azione, all’indirizzo strategico va elaborata e deliberata una tattica che ne sia conseguenza.
CONTAMINAZIONE, e sì, questa parola a me piace e soffro in questo momento storico perchè ne sento parlare solo per la sua accezione negativa, ma io proprio di contaminarmi e confrontarmi e diventare altro tengo voglia assaje.

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LETIZIA BIANCHI
A queste aggiungo la parola RISPETTO: per il giusto valore che dobbiamo dare a noi stessi e agli altri; rispetto per i sacrifici, per le difficoltà, per le cadute come per i successi, che ci facciano sempre tenere i piedi ben saldati a terra, lontani dalla presunzione.

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AYUKA SONOBE
Ho avuto modi incontrare grandi maestri lungo il cammino; sugli influencer il discorso è molto ampio, certo arrivano ai giovani con modi, immagini e linguaggi con cui forse altri non riescono.

VINCENZO MORETTI
Cara Ayuka, il bravo maestro ti aiuta a trovare la tua strada, il bravo influencer ti indica la strada da seguire. Per questo, secondo me, abbiamo bisogno di maestri e non di influencer.

AYUKA SONOBE
Vincenzo, sono pienamente d’accordo, purtroppo la mia era solo una constatazione.

SILVA GIROMINI
L’influencer vive per sé stesso, il maestro per gli altri.

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