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HA(BIT)AT e THE WATCH

Caro Diario, questi i due racconti nelle intenzioni transmediali realizzati in Aula O quest’anno.
Il primo è a più teste e più mani e si intitola HA(BIT), il secondo è di Simone Cerciello e si intitola THE WATCH.
Per avere un’idea più generale del lavoro che ha alle spalle questa storia, ti consiglio di leggere il post che trovi qui. Buona lettura.

HA(BIT)AT

di Vincenzo Moretti, Maria D’Ambrosio, Antonino Aversa, Luisa Bevo, Antonio Casaccio, Valeria De Martino, Pasquale Di Sauro, Donato Di Stasio, Giuseppe Ferrante, Giovanna Ylenia Giaccio, Anna Pavarese, Emanuele Petrarca, Vincenzo Pirozzi, Marco Polli, Alessandro Robustelli, Elisabetta Rota, Lucrezia Varrella

COVER

LUCREZIA VARRELLA: Il tocco robot-umano ricorda un particolare del Giudizio Universale di Michelangelo e lo sfondo è Napoli vista dal terrazzo dell’Università Suor Orsola Benincasa dove si trova Aula O.

TITOLI ALTERNATIVI

GIUSEPPE FERRANTE: Robottiamo.

ANTONINO AVERSA: Cromosoma, perché rimanda ai cromosomi e al corredo genetico, e quindi agli esperimenti degli androidi sugli umani nella nostra serie, e al cui interno troviamo la parola “cromo”, un metallo resistente alla corrosione e che fonde con difficoltà, che rimanda ai robot.

VALERIA DE MARTINO: EmboDIED OUT. Si tratta di un titolo che ad una prima lettura rimanda all’Embodied education della protagonista Maria. Ma leggendo attentamente le lettere evidenziate, con una pronuncia diversa, queste ci consentono di trovare un titolo alternativo: “Died out” (Estinti). Gli estinti in questione sono gli esseri umani, ormai ridotti a “piccoli focolai di resistenza”.

ANNA PAVARESE: HA(BIT)AT. Perché l’habitat è il luogo in cui nasce e sopravvive una determinata specie mentre il bit è l’unità elementare dell’informazione nei sistemi informatici.
HA(BIT)AT sta quindi a simboleggiare l’ambiente dominato dalle macchine.

LUCREZIA VARRELLA: Per il momento ho pensato ad alcuni titoli, ma propongo quelli che mi convincono di più:
1. RoboSapiens con Evoluzione 2049 come sottotitolo. L’idea mi è venuta da un giocattolo in forma di robot che fu lanciato sul mercato una decina di anni fa. Lo trovo molto suggestivo perché sostituisce il termine ‘homo’ con ‘robot’ trasponendo etimologicamente ciò che avviene nella realtà della nostra storia: la sostituzione degli uomini da parte di robot/androidi/cloni eccetera. Inoltre, essendo la categoria homo sapiens l’ultima dell’evoluzione della specie, aggiungere la RoboSapiens significa spiegare che nella catena evolutiva di un prossimo futuro sarà raggiunto un ulteriore step, in cui gli uomini saranno sostituti o affiancati da macchine e robot. Credo sia molto d’impatto e soprattutto comprensibile a tutti, in quanto termine conosciuto dalla maggioranza del pubblico.

2. Generazione O – Un algoritmo per la vita. Questo titolo fa ovviamente riferimento alla generazione di scienziati/studiosi, come quelli dell’aula O, che resistono all’invasione e lavorano ad un algoritmo che sia in grado di salvare la specie umana dal dominio artificiale. Mi piace perché è in italiano (abbiamo tante parole, perché non usarle) e perché lascia spazio all’immaginazione: anziché essere solo un titolo che segnali una guerra o una distruzione, questa locuzione siggerisce al contrario un inno alla sopravvivenza e alla vita, tramite l’intelligenza umana e non artificiale. Lascia insomma intuire una speranza.

ANTONIO CASACCIO: Quello che non hanno. Tutta la storia è incentrata su ciò che le macchine ancora non possiedono: le emozioni. L’ispirazione me l’ha data la canzone Quello che non ho di De André, la domanda mi è risultata lampanate: De André indica ciò che non ha lui, o più genericamente un uomo, ma cos’è che invece non hanno queste macchine all’apparenza impeccabili? Credo sia un titolo stuzzicante, italiano (cosa che considero importante), riflessivo e che potrebbe portare subito il lettore a chiedersi “Chi sono quelli che non hanno?”.

PERSONAGGI PRINCIPALI

Alessandro, professore di fisica e informatica, guru delle predizioni scientifiche e di teorie delle reti.
Maria, professoressa di pedagogia, estetica della formazione e embodied education, promuove l’arte per l’innovazione sociale, le imprese e il territorio.
Italo, scrittore e partigiano.
Scienziati Giapponesi, Laboratorio di Tokyo.
Yazstu Team, 5 samurai dotati di microchip.
Macchine, Cyborg, Robot, Cloni.

AMBIENTAZIONE
Pianeta Terra, Anno 2049

PLOT / TRAMA

1. Il Pianeta Terra è diventato un mondo dispotico dominato dalle macchine.

ANTONINO AVERSA: Le macchine hanno preso il dominio del pianeta e governano il mondo. La sede fisica del nuovo Governo è un grande palazzo fatto di metallo, ispirato alla sede della Tyrell Corporation del film Blade Runner, che potrebbe essere localizzato in qualsiasi area del mondo; io proporrei personalmente il Giappone, una delle “patrie” dell’high tech. La mia idea è che gli androidi siano controllati da un gruppo di umanoidi più avanzati, riuniti in un Consiglio, che ha sede in questo palazzo. Mi spiego meglio: gli androidi sono entità autonome, che pensano in maniera autonoma coN IL proprio “cervello”. Ma qualora questi provino a ribellarsi oppure a modificare il loro programma di funzionamento possono essere spenti da una sala controllo all’interno del palazzo.

2. Piccoli focolai di resistenza rimangono qua e là in giro per il mondo, quelli più importanti a Tokyo e nell’antica città di Partenope, in un vecchio laboratorio denominato Aula O, diretto da Italo, Maria e Alessandro.

PASQUALE DI SAURO: Anno 2049, giorno 124, Alessandro, registrazione numero 36.
Siamo ormai sempre più vicini all’apocalisse, la Terra è interamente controllata dai cyborg. Ci nascondiamo, abbiamo perso il conto dei mesi, non distinguiamo il giorno dalla notte, Maria è l’unica ad uscire in esplorazione, ogni volta che rientra in laboratorio, dice ad Italo sempre la stessa frase: “il sole è tiepido e il suo colore è cambiato”. Le scorte di cibo scarseggiano, in Aula O, io e i miei due colleghi continuiamo ad osservare il monitor sperando chi sa cosa. Sono in costante contatto con gli scienziati di Tokyo, insieme attendiamo nuove notizie dai samurai inviati su Yazstu. I cyborg Yazstusiani hanno accettato la nostra richiesta di aiuto ma non rischieranno un guerra contro i cyborg Terrestri, sanno di perdere in partenza e poi ci è stato detto chiaramente: “siamo cyborg pacifici, non vogliamo conflitti, siamo pronti ad ospitarvi, mettetevi in salvo, raggiungete Yazstu, qui sarete al sicuro”. Sinceramente l’idea di lasciare il pianeta mi tenta ma Italo proprio non ne vuole sapere, quel testone è innamorato del ricordo della sua Terra. Grazie al lavoro di spionaggio dei samurai fatto con un potente satellite creato dalle macchine di Yazstu, abbiamo delle nuove informazioni sulla comunità dei robot terrestri, sappiamo che il loro quartier generale è stato localizzato a Dubai, li conducono esperimenti, dissezionano milioni di cervelli di uomini catturati e la notizia più importante di questa registrazione è che sanno dove siamo ma abbiamo capito perché siamo ancora vivi: i cyborg sono alla ricerca dei sentimenti.

PASQUALE DI SAURO: Anno 2049, giorno 126, Italo, registrazione numero 37.
Non dormiamo da 27 ore, ci hanno localizzato, sanno che Aula O è a Partenope e gli scienziati di Tokyo hanno lasciato la Terra per raggiungere Yazstu. Il tempo stringe, è ora di prepararci a giocare le nostre carte, Alessandro lavora ormai senza tregua ai suoi algoritmi, dice di avere degli assi nella manica. Maria invece è inerme, con lo sguardo perso nel vuoto, pensierosa. Io ? non lo so, se sarà la fine, preferisco essere seppellito sotto la terra del mio pianeta. Notizia più importante della registrazione: i samurai ci comunicano da Yazstu che i cyborg terrestri, come temevo, hanno perfezionato il processo di clonazione, possono ora somigliare perfettamente al suo creatore, l’uomo. Sapevo che sarebbe arrivato questo momento, ora loro sono noi e noi siamo loro, fortunatamente la mente geniale di Alessandro stimolata dal mio consiglio ha creato un programma capace di riconoscerli, speriamo solo funzioni. E’ tornata Maria dall’ esplorazione, spero non mi parli del sole.

PASQUALE DI SAURO: Anno 2049, giorno 126, Maria, registrazione numero 38.
Il sole è sempre più freddo, il mare più torbido e non c’è traccia ne di uomo ne di animale. Il vento sembra essere scomparso e troppe nuvole coprono il cielo. Tornata dall’esplorazione sono stata informata da Italo del perfezionamento della clonazione dei robot, ora possono essere uguali a noi, onestamente, e spero che i miei colleghi non mi sentano, credo sia una forma d’arte, affascinante, sarei curiosa di vederne uno, ma probabilmente mi strapperebbe il cervello per cercare le emozioni e i sentimenti. Oggi anche i colleghi di Tokyo ci hanno abbandonati, sembra proprio non ci sia speranza per Aula O ma qualcosa mi dice, non so, una voce mi sussurra che saranno proprio i sentimenti a salvarci, ho intenzione di parlare con Alessandro, notizia della registrazione: ho un’idea.

ORAZIO REDI: Studiando il libro “Le parole e le cose” mi sono imbattuto nel “epistéme” coniato da Foucault. Egli, con questo termine – come spiega in parte anche Wikipedia – indica “la conoscenza certa e incontrovertibile delle cause e degli effetti del divenire, nello specifico i codici fondamentali che stanno alla base di una cultura, i quali influenzano la nostra esperienza e pertanto il nostro modo di pensare”. Una caratteristica, quindi, che può portare una netta diversificazione nella visione uomo-macchina. Detto in parole più povere: la macchina non riuscirà mai ad avere una reale percezione del luogo in cui si trova o del proprio passato. Ecco perché credo che nell’evoluzione della nostra storia, rifacendoci a Foucault, non dobbiamo fare l’errore di tralasciare questo particolare, essenziale per un proseguo sì fantascientifico, ma comunque vicino a quelli che sono i libri da noi studiati.
Ecco, quindi, rifacendomi al punto 2, che ho pensato di modificare questo passaggio: “Sinceramente l’idea di lasciare il pianeta mi tenta ma Italo proprio non ne vuole sapere, quel testone è innamorato del ricordo della sua Terra”. Al suo interno vorrei infatti inserirci l’idea “Foucaultoniana” che l’abbandono della terra non dovrebbe mai, in realtà, essere considerata da parte di un umano. Questo non per motivi inerenti ad un legame affettivo – così come c’è scritto nel nostro plot – bensì per il semplice motivo che solo l’uomo conosce i modi e i luoghi più nascosti per avere un vero dominio sul proprio pianeta, essendo luogo appartenente da più tempo alla specie umana. Vorrei quindi che Italo avesse una visione di terra intesa come “questa è casa mia, da qui non me ne vado perché è in questo luogo che io sono cresciuto ed è in questo luogo che io posso avere il massimo controllo di questa situazione”. Accentrando così, per tutto il proseguo della storia, l’importanza del dualismo “Uomo-Macchina”.

3. Le macchine stanno cercando di capire come clonare la zona del cervello umano che ancora non hanno compreso, quella relativa alle emozioni. Diventare capaci di provare sentimenti rappresenta per loro l’ultimo step prima della perfezione assoluta.

ANTONIO CASACCIO: Piccoli focolai di resistenza in giro per il Mondo, sparsi e difficilmente unificabili. La cooperazione è impossibile, comunicare senza avvalersi delle macchine è impresa ardua, se solo non fosse per valorosi uomini: “i messaggeri degli uomini”. Questi comunicatori cercano di muoversi in giro per l’Italia e per il Mondo in cerca di altri piccoli gruppi di resistenza, lo fanno costruendo mezzi di trasporto estremamente rurali. Molti dei viaggi finiscono con un non ritorno, ma quando i “messaggeri degli uomini” riescono a tornare alla base, portano al proprio gruppo di appartenenza gli ultimi sviluppi sui progetti che hanno in cantiere i vari “hub umani” per liberarsi dalle macchine. Ma perché questi gruppi sono così ridotti e composti da poche anime? Semplice: studiare e vivere in condizioni difficili come Italo, Alessandro e Maria non conviene a nessuno, pertanto molti uomini hanno iniziato a lavorare a servizio delle macchine, le quali proposero loro ruoli di vertice all’interno della loro macchina organizzativa per poi ridurli a semplici impiegati. A contatto giornaliero con le macchine e con compiti sempre più insulsi e banali, questi uomini poco coraggiosi finiscono per assomigliare ai loro padroni, estraniandosi lentamente dalla realtà che vivano, dimenticando il loro passato.

EMANUELE PETRARCA: Una delle macchine perlustra la zona fino a trovare un cumulo di fogli, probabilmente caduti a Maria durante una spedizione, sono una serie di frasi, che presentano molte cancellature, scritte dai nostri tre protagonisti e rappresentano alcune idee che fungono da proposta per “il mondo del domani”, come se quelle parole scritte su fogli di carta possano dare la speranza a Maria, Italo e Alessandro che prima o poi arrivi un mondo migliore. Una di queste frasi è cerchiata più volte “Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. Il database del cyborg che trova questo foglio inizia ad elaborare ogni lettera di quella frase non riuscendo ad andare oltre ai significati grammaticali delle parole e più continua a leggere le frasi scritte sui fogli, più il suo sistema operativo si surriscalda fino a danneggiare la sua scheda madre che perde olio dalle sue cavità oculari (come se piangesse, come se i suoi chip stessero provando qualcosa che solo un uomo può sopportare (emozioni) provocando un cortocircuito).

ORAZIO REDI: Ma anche quest’ultimo step, per le macchine, divenne solo un problema di passaggio. La scoperta di Alessandro in merito al Machine Learning (capacità di trovare soluzioni per le macchine senza avere programmi preinstallati) diede il là agli scienziati per approfondire l’Emoziona Learning, una sorta di emozione artificiale inculcata nelle macchine attraverso cellule staminali, che permette a queste di riavere piena consapevolezza dei propri ricordi (da quando sono state costruite fino allo sbarco sulla terra al fianco degli umani). Ebbene sì, i ricordi sono la più forte arma emozionale e non è un caso che gli scienziati hanno scelto di puntare su questo aspetto per donare alle macchine un qualcosa che prima non hanno mai avuto. Ora l’unica piccola-grande cosa che differenzia la macchina dalla dall’uomo – come ci insegna Foucault nel suo “Le parole e le cose” – è l’amore per la propria Terra e la piena conoscenza di essa. Ciò, però, non toglie il raggiungimento della perfezione assoluta.
E anche l’ultimo passo di evoluzione, per le macchine, è raggiunto.
(Questa mia idea ho pensato di correlarla alla canzone dei Linkin Park “Robot Boy”, nella quale viene evidenziato il concetto di quanto sia difficile sostenere sulle proprie spalle il “peso del mondo”. Ricollegandomi alle cose che sto studiando, è così che Foucault vedrebbe le macchine: identità perfette, che però vivono le difficoltà del pianeta Terra).

VALERIA DE MARTINO: Alessandro, Maria e Italo si sono messi al lavoro. Stanno lavorando incessantemente perdendo la cognizione del tempo. Ma devono farlo. Devono impedire alle macchine di clonare l’ultima zona del cervello di cui non si sono ancora appropriati, si tratta dell’ultima parte che ancora resta un’esclusiva riservata agli umani. Alessandro inizia a fare ricerche su ricerche e un’ondata di pessimismo lo travolge. Inciampa, infatti, in quattro parole, mai viste insieme: “Termometro della felicità sociale”. Non poteva crederci. Non poteva concepire le parole “termometro” e “felicità” nello stesso periodo. Gli sembrava una sorta di ossimoro, ed effettivamente era così. Tale strumento fu battezzato da due matematici come “Hedonometer”. Si trattava di un sistema capace di misurare il livello di contentezza della popolazione di un paese attraverso l’analisi dei messaggi scritti su Twitter.
Alessandro inizia a pensare, e per deduzione arriva ad una tragica conclusione: se decenni prima i sentimenti umani risultavano facilmente prevedibili, con gli anni che passano e con l’intelligenza artificiale che fa passi da gigante, non è difficile intuire quale sarà il prossimo step. Alessandro si rende effettivamente conto del fatto che le macchine non si accontentano più di capire, di ricevere un flusso di informazioni da registrare, ma vogliono somigliare sempre di più agli esseri umani, vogliono emozionarsi, vogliono immergersi, vogliono diventare i protagonisti di un’esperienza “Embodied”, come gli suggerisce Maria; un’esperienza che incorpori le specificità umane: i sentimenti.
Poi c’è Italo, il saggio. Il saggio che, al contrario di Alessandro, pensa al suo passato. Inizia a pensare ad una lezione che tenne all’Università di Harward, una lezione dedicata alla Visibilità. Ricorda bene quel pomeriggio, dinanzi a tutti quei ragazzi attenti ad ascoltare le sue parole. Quella lezione fu un vero elogio alle capacità umane. La capacità umana per eccellenza consisteva nell’essere in grado di lasciarsi trasportare dalle immagini, dalle parole, ma soprattutto dalle emozioni suscitate dalla loro visione. Non si trattava di un trasporto passivo, ma esattamente il contrario. Si trattava di rendere vive le parole e le immagini che apparivano piatte, ma che, in realtà, rappresentavano lo spettacolo variopinto del mondo. Ed è questa la capacità umana che egli elogia: dare vita, attraverso le emozioni, a ciò che sembra piatto. Portare le parole scritte in una dimensione immateriale, dove esse si moltiplicano all’infinito dando vita a mondi che sfuggono alla presa razionale, ma che si possono catturare solo attraverso le emozioni.
Italo, però, aveva parlato della visibilità anche come di un valore da proteggere, da salvare, perché gli sembrava messo in pericolo dalle immagini prefabbricate proposte dai mass media. Così si guarda intorno, torna al presente. Ed effettivamente, da buon saggio, aveva ragione, ci aveva visto lungo. Le capacità umane sono in pericolo.

4. Italo, Maria e Alessandro stanno cercando di capire come utilizzare il corpo, gli algoritmi, l’arte e la narrazione per fermare le macchine e riprendere il controllo del Pianeta. I loro collaboratori più fidati sono gli scienziati giapponesi che con l’aiuto di 5 samurai stanno verificando la possibilità di chiedere aiuto ai Cyborg del Pianeta Yazstu o, eventualmente, di trasferirsi là se le cose sulla terra dovessero precipitare.

ANTONINO AVERSA: Italo capisce che le macchine non sono in grado di raggiungere il livello di emotività umano perché non sono in grado di apprendere la prima delle sue “proposte per il nuovo millennio”, ovvero la leggerezza, forse la più importante. Le macchine sono rapide, esatte, e gestiscono la visibilità e la molteplicità, ma non la leggerezza, poiché sono legate alla “pesantezza” del controllo del palazzo del Governo, che è esso stesso simbolo di pesantezza, essendo cupo e costruito in metallo. La leggerezza diventa quindi il mezzo attraverso il quale sconfiggere le macchine.

ANNA PAVARESE: Italo, Maria ed Alessandro capiscono che non è solo la leggerezza che manca alle macchine ma anche una grande capacità umana che sembra sia stata perduta: la capacità di IMMAGINARE, di procedere per intuizioni, di poter costruire infiniti mondi a partire dalle immagini mentali. Le macchine, infatti, riescono ad attuare nuovi progetti solo attraverso immagini già prefabbricate e non create da loro.
L’uomo è un demiurgo. Inventa e plasma innumerevoli cose e questa forza creatrice è destinata a non avere fine, ma l’essere umano deve allenare continuamente l’inventiva e non pensare solo attraverso rappresentazioni create da altri.

PASQUALE DI SAURO: Anno 2049, giorno 128, Alessandro, registrazione numero 39.
Arrivano importanti aggiornamenti da Yazstu, sembra ci sia un capo tra i robot e che abbia ordinato di smantellare il centro esperimenti di Dubai. Il cyborg insieme ad altri due ha raggiunto Lisbona, con i loro razzi, ci sono passati sulla testa e abbiamo temuto il peggio, ero pronto a far scattare tutte le misure di emergenza ma nulla, non riceviamo nessun attacco, dal monitor non rileviamo alcun avvicinamento. I samurai ci comunicano che a Lisbona c’è una specie di oracolo, e che sembrerebbe a tutti gli effetti una riunione tra il capo dei robot, i suoi due consiglieri e una sorta di divinità delle macchine, di colore diverso rispetto agli altri. Non sappiamo cosa stia succedendo, smantellando Dubai, tutto mi lascia pensare che stiano rinunciando al loro esperimento e che si preparino a completare la loro conquista. L’altro giorno Maria mi raccontava di un’idea. E’ sicura che sviluppando un software capace di far provare amore e dolore ai robot, possiamo ottenere la chiave per la nostra libertà. Il suo piano è quello di offrire ai cyborg ciò che gli manca, in cambio della nostra terra. Io ed Italo pensiamo che se riuscissimo a sviluppare il software, una volta donato ai robot, questi ci eliminerebbero completamente ma potrebbe essere una soluzione estrema, francamente non credevo fosse possibile una cosa del genere ma mi ha convinto a provarci. Notizia della registrazione: ci stiamo già lavorando.

PASQUALE DI SAURO: Anno 2049, giorno 133, Maria, registrazione numero 40.
Come vi dicevo l’altro giorno, avevo un’idea. Alessandro e Italo sono strepitosi, oggi è il quinto giorno di lavoro e stiamo a buon punto del progetto, il software è quasi pronto ma ora non posso parlarvi di questo, abbiamo la notizia più importante della registrazione ed è alquanto interessante: da Yazstu continuano ad arrivarci notizie oltre ai complimenti per il coraggio e alle esortazioni di lasciare il pianeta. Gli scienziati di Tokyo insieme ai samurai, hanno decriptato il linguaggio dei cyborg e ci hanno fornito l’algoritmo per comunicare con loro. Grazie al loro lavoro, ora conosciamo il motivo dello smantellamento del centro esperimenti di Dubai e perché il capo dei robot si sia recato a Lisbona per incontrare il cyborg di bronzo. Alessandro parlava di riunione e in effetti di questo si trattava, a quanto pare il capo ha un nome, si chiama C-17 ed ha smesso con gli esperimenti, ora vuole solo sbarazzarsi di ciò che resta degli uomini. Il robot color rame invece, è il saggio. Il cyborg più sviluppato di tutta la comunità. I samurai hanno intercettato il loro dialogo, sembra che il saggio abbia spiegato a C-17 che una volta eliminati tutti gli uomini, per le macchine non ci potrà essere più progresso, resteranno fermi alle loro conoscenze, mentre se riuscissero a scoprire la causa del sentimento e delle emozioni non solo somiglierebbero perfettamente all’essere umano ma potrebbero acquisire dati per evolversi ancora di più, e finalmente scoprire perché, nei perfetti calcoli dei cyborg, che hanno analizzato a fondo la storia e i comportamenti dell’uomo, non si trovino riscontri logici matematici in certe azioni, dove l’umano non sembra essere mosso da ragioni logiche. Ci tengono in vita ancora un po’.

PASQUALE DI SAURO: Anno 2049, giorno 135, Italo, registrazione numero 41.
Il software è pronto, siamo in grado di far provare amore e dolore ai robot, ma la notizia della registrazione è che il programma di rilevamento cloni-robot sviluppato da Alessandro funziona. Cinque ore fa abbiamo rilevato la presenza di un cyborg e grazie al monitor siamo riusciti a vederlo, è arrivato vicinissimo alla porta del laboratorio, Maria ha frenato giusto in tempo Alessandro che stava per azionare le trappole, per fortuna poi si è allontanato. Incredibile era identico ad un uomo. Dunque sanno dove siamo, non ci eliminano perché il saggio dell’oracolo è contrario alla nostra estinzione, cercano i sentimenti e le emozioni e noi ora possiamo darglieli, non ci resta che uscire allo scoperto, provare a trattare, magari dialogando visto che ora possiamo. Maria dice di aprire le porte del laboratorio, Alessandro pensa sia un suicidio, una follia, io credo che dovremmo raccontare ai cyborg.., raccontare di noi, di come l’amore ci salvi da tutto anche dal dolore, fargli provare questa esperienza, questa sensazione.. e se poi ci uccidono? Sono dell’idea che chi provi amore nella vita sia poi incapace di uccidere.

PASQUALE DI SAURO: Anno 2049, giorno 137, Alessandro, registrazione n.42
I miei compagni vogliono aprire le porte del laboratorio. Il software è pronto, far provare amore e dolore ai robot rappresenta l’unica nostra possibilità di essere risparmiati. Il programma di riconoscimento cyborg funziona, sinceramente non avevo molti dubbi, in questi 137 giorni qui sotto, ho raccolto tanti di quei dati, grazie anche all’aiuto che arriva da Yazstu, che è stato un gioco da ragazzi creare un sistema di riconoscimento contro la minaccia robot-cloni. Italo vuole raccontare, conoscendo i suoi libri, le sue storie incanterebbero qualsiasi umano, ma funzionerà con i cyborg? E con c-17 ?, econ il saggio? Siamo veramente in un punto di non ritorno.
Vorrei capire come siamo arrivati a tutto questo, è la domanda che mi tormenta da quando mi nascondo in questo laboratorio. Ho dedicato una vita intera allo studio degli algoritmi e delle reti ed ora sono rinchiuso qui dentro. Mi viene da pensare al fallimento, per anni ho provato a comprendere, a capire, ho sempre pensato che le predizioni fatte incrociando algoritmi e big data fossero un’arma a doppio taglio. Quando provavo a spiegare ai giornali che c’era una mancanza di consapevolezza tra la gente che osservava come questa “casta di sacerdoti” prevedeva le nostre azioni, forse non sono stato preso troppo sul serio. Certo fin quando Google, Amazon, Facebook, riuscivano a controllare il mondo con l’acquisizione dei big data, era molto preoccupante, ma la mia immaginazione non aveva messo in conto uno scenario cosi apocalittico.
Vi chiederete di cosa parlo e perché, vi faccio una domanda. Chi ci ha beffati? La nostra stessa smisurata intelligenza oppure la voglia di somigliare ad un Dio? Il voler controllare, prevedere, dominare il mondo, attraverso i super-software, gli algoritmi e le predizioni ci ha trasformato in schiavi di essi. Chi è il nostro padrone? Troppo facile rispondere: “i robot”. Chi ci governa è una cosa che noi stessi abbiamo creato e che abbiamo sottovalutato, parlo dell’intelligenza artificiale. Figlia della nostra intelligenza e che da quando ha iniziato a padroneggiare in autonomia il sistema dei “Neural Network” ha deciso di sbarazzarsi del padre umano e di dare inizio a ciò che viviamo oggi.
Ricordate quando il vostro computer nonostante provavate a spegnerlo, si rifiutava di obbedire al vostro ordine, comunicandovi che aveva la necessità di fare degli aggiornamenti? Più o meno funziona così, già allora stavamo iniziando a perdere il controllo delle macchine. I Neural Network simulano il cervello di un umano, un algoritmo emula un insieme di neuroni che stimolati da un dato in entrata, produce uno in uscita, proprio come il cervello. Riconosce oggetti, elabora informazioni, stratifica tutti i dati acquisiti per livello di apprendimento, raggiungono le stesse funzioni di un sistema neuronale. Il giorno che entrarono in possesso dei milioni di dati raccolti dalle grandi corporation le macchine si sono dotate di un’arma invincibile, un super cervello, al quale a quanto sembra mancherebbe solo la facoltà di provare emozioni.
È vero, queste cose già le ho dette, già si sapevano quando eravamo liberi ma non tutti ne erano consapevoli o non volevano esserlo. Allora come siamo arrivati a tutto questo? La risposta è che le macchine ci hanno rubato il nostro fucile e ci hanno sparato diritto al cervello.
Un’altra domanda che mi inquieta, siamo mai stati veramente liberi oppure siamo sempre dipesi dalle macchine? Potrei fare un milione di esempi e voi sapete di cosa parlo, ma oggi è tardi, rimproverare il passato non ha senso.
Notizia più importante della registrazione: devo lavorare alla mia predizione più difficile: come tornare al passato.

Anno 2049, giorno 137, Maria, registrazione n.43
Vedo Alessandro sempre più disperato. Mentre lavora costantemente, sento il suo bisbigliare. “Ve l’avevo detto, ve l’avevo detto”, continua a ripetere scuotendo la testa. Io sono di ritorno da un’esplorazione, da quando ci hanno localizzato, i miei colleghi mi chiedono di non uscire dal laboratorio fin quando non avremo deciso la nostra mossa ma la mia voglia di vedere il sole è troppo forte, osservare la sua luce ormai tiepida mi rende debole ma allo stesso tempo speranzosa.
Dunque io e Italo pensiamo di voler confrontarci con i cyborg, sappiamo che il Saggio dell’oracolo, il robot bronzo, non ci vuole morti mentre il grande capo c-17 non sembrerebbe essere della stessa idea, questo è almeno quello che ci comunicano da Yazstu. L’unica speranza per la libertà è offrire il software per la percezione di amore e dolore, da donare alla comunità dei cyborg per barattarla con la libertà. Nel progettare questo software insieme ad Alessandro ho messo sul tavolo tutta la mia esperienza in campo pedagogico. Cosa c’entra con i sentimenti? Bene, immagino vi sarà capitato di sentir parlare di “embodiment” o di spazio “cognitivo esteso”, la necessità di dar corpo alla mente. Avete mai pensato a che cos’è che anima un’estensione meccanica? Mi spiego, come fa il nostro organismo a incorporare delle componenti prive di vita nel suo sistema motorio? Difficile? Pensateci, al corpo non interessa che la gamba sia fatta di carne o legno, basta che “calzi”, cioè che vada bene col modello inconscio di corpo creato dai differenti movimenti possibili. I neurologi la chiamano “propriocezione”, il potere del corpo di autopercepirsi inconsciamente. Quando guidate la vostra auto, vi sembra di essere semplicemente seduti? O vi sentite parte di essa? La vostra pelle si estende lungo la carrozzeria, siete parte di essa. credeteci. È vero, 137 giorni qui dentro sono tanti ma fidatevi, ho studiato qualcosa prima che i robot, beh diciamo, sapete come stanno le cose. Quindi ecco la notizia più importante della registrazione: attraverso il software puntiamo a capovolgere il processo di embodiment, saranno le macchine ad estendersi dentro di noi, a interagire con noi, a situarsi in un ambiente che Italo racconterà, a capire, confrontandosi, che le emozioni più che nel cervello bisognerebbe cercarle nel cuore e che il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce. Tutto ciò ci sembra impossibile ma vale la pena tentare, siamo pronti alla missione.

Anno 2049, giorno 142, Italo, registrazione n.44
Non registriamo da qualche giorno, siamo ancora qui nel laboratorio ma non ci resteremo per molto. Questione di ore, siamo pronti a fare la nostra mossa, andremo fuori alla ricerca di un cyborg che ci porti dal grande saggio dei robot. Una volta lì baratteremo la nostra libertà. Sapete ho fiducia nella nostra missione, ho avuto la fortuna di conoscere Maria ed Alessandro, credo ciecamente nelle loro capacità, spero con tutto il mio cuore in un futuro per gli esseri umani o in un ritorno al passato almeno. Non abbiamo avuto tempo per registrare perché negli ultimi giorni abbiamo dormito poche ore per cercare di organizzare il piano nei minimi dettagli. La nostra non è una resa, sfideremo l’esattezza delle macchine, provando a far comprendere loro ciò che non capiscono, come un umano possa provare emozioni. Quando Maria e Alessandro provavano a progettare il software, io non potevo far altro che ammirare i loro ragionamenti, non sono un esperto di informatica oppure un abile pedagogista ma ho provato a mettere del mio in questo programma. Vedete, in questi giorni qui dentro tramite i dati raccolti da Alessandro sui cyborg, ho capito alcune cose. Questi robot hanno delle potenzialità inimmaginabili, sono rapidi, esatti, hanno il senso dell’immaginazione, ragionano analizzando una molteplicità di sistemi contemporaneamente ma c’è una cosa che manca loro, la leggerezza, l’opposizione al peso dei calcoli perfetti, come un umano che non esce dagli schemi perché pesantemente sedimentato nel suo mondo, non esplora, non trova soluzioni alternative, non condivide né ragiona. È vero, il software non potrebbe esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza del hardware, ma è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno e sui loro copri meccanici, possono evolversi elaborando programmi più complessi, ma loro non ci arrivano, perché i risultati dei loro algoritmi non lascia loro alternativa. Con il piano di Maria e il suo embodiment, cercheremo di farli entrare in un mondo senza gravità, senza una forza che li costringa ad essere solo ciò che sono adesso, li spingeremo ad esplorare nuove capacità, per provare “qualcosa” di diverso. Credo che questa sia l’ultima registrazione, sono emozionato più che impaurito. La notizia più importante? Stiamo uscendo.

5. È una corsa contro il tempo. Bisogna utilizzare la tecnologia e le reti per mettere insieme le donne e gli uomini liberi di ogni parte della terra, e però bisogna farlo senza farsi scoprire dalle macchine.

VALERIA DE MARTINO: In un mondo ormai dominato dalle macchine, mettere insieme le donne e gli uomini liberi di ogni parte della terra, senza però farsi scoprire dalle macchine, è una delle imprese più ardue del lavoro di Alessandro, Maria e Italo.
Le macchine, infatti, attraverso gli algoritmi sono in grado di prevedere quasi la totalità delle azioni degli esseri umani, ma quello che per loro rappresenta una sorta di buco nero sono proprio le emozioni, ed è su queste che bisogna fare leva. Bisogna potenziare al massimo questa capacità che resta un’esclusiva umana: la capacitá di amare, di provare rabbia, ma sopratutto di sentire un sentimento di fratellanza e solidarietà. Sarà quindi una rete di tipo solidale a portare gli uomini e le donne ad unirsi con il fine di trovare un modo per trattare con le macchine. Paradossalmente, saranno proprio le macchine divulgatrici di notizie a trasmettere la richiesta di aiuto da parte di Alessandro, Maria e Italo. La solidarietà, infatti, è un sentimento sociale di cui le macchine non hanno mai potuto fare esperienza e che quindi resta fuori dal loro campo conoscitivo, si tratta di un sentimento che le macchine non possono concepire.
Ecco che, quindi, questa piccola parte di cervello tanto ambita dalle macchine, ci mostra un altro sentimento fondamentale: la SOLIDARIETÀ. Essa diventa la chiave che porta i nostri protagonisti a non essere soli, ma che porta tutte le donne e gli uomini liberi della terra ad unirsi per una causa comune.

MARIA PIA RUSSO: Sakve prof. leggendo la nostra storia, mi sono soffermata su di un’affermazione menzionata nell’introduzione al punto cinque , ovvero: “è una corsa contro il tempo”, in merito ad un’imminente necessità da parte degli uomini, in particolar modo dei tre protagonisti del racconto (Italo, Alessandro e Maria), di contrastare il dominio delle macchine sul pianeta Terra. Dunque, conferisce all’andamento della storia, un processo di scaltrezza, di velocità d’intervento, affinché questo controllo, finora incontrastato delle macchine, possa essere fermato al più presto. Quest’affermazione, mi riporta ad una citazione di Italo Calvino, fatta nel suo libro “Lezioni americane”, oggetto di studio per noi studenti del corso di comunicazione e culture digitali, in merito al suo discorso sulla rapidità. Egli dice: “La rapidità dello stile e del pensiero vuol dire soprattutto agilità, mobilità, disinvoltura; tutte qualità che s’accordano con una scrittura pronta alle divagazioni, a saltare da un argomento all’altro, a perdere il filo cento volte e a ritrovarlo dopo cento giravolte”. Con queste parole, Calvino cerca di spiegare che non bisogna confondere la rapidità con la velocità, poiché non corrisponde affatto ad una corsa contro il tempo, al contrario rappresenta una “passeggiata con il tempo”.
Secondo l’autore del libro, rapidità e lentezza vanno di pari passo: senza l’una, non esisterebbe l’altra e riporta questo suo punto di vista, parlando del modo in cui viene scritta una storia. È necessario che vengano rispettati i tempi tecnici del racconto, il suo ritmo, il suo andamento naturale, senza trovare alcuna scorciatoia o abbreviazione che possa velocizzare il processo di narrazione. La storia deve mostrare delle ripetizioni, delle deviazioni, delle digressioni, dei colpi di scena, che la rendano accattivante, interessante e che le facciano raggiungere il suo obiettivo, ovvero attirare i lettori. Soltanto in questo modo, un racconto risulta essere, agli occhi di chi lo legge, davvero affascinante e non bisogna optare per un metodo di scrittura breve e veloce, poiché non sempre il risparmio di tempo e parole porta a dei risultati positivi; al contrario non permette alla storia di raggiungere il suo scopo e rende quello che noi intendiamo come risparmio di tempo, una vera e propria perdita di tempo, che non porta a nessun risultato.
Ritornando alla nostra storia, questo il mio contributo di merito al punto cinque:

È notte fonda. Maria, Ida e Alessandro sono sdraiati su di un prato, a guardare con aria triste e amareggiata, le poche e brillanti stelle rimaste in un cielo completamente invaso da dischi volanti, che occupano le costellazioni e girovagano nell’immensità celeste, controllando l’intero pianeta. Il mondo è sotto il dominio dalle macchine, ogni angolo di terra è ricoperto dalle impronta dei passi pesanti e meccanici dei cyborg, così perfettamente allineati tra loro, da formare una linea retta e con una distanza di circa tre centimetri tra ogni passo. Qualsiasi cosa ha perso la sua forma e il suo colore naturale, persino l’erba del prato non è più la stessa, senza piante né fiori, sostituiti quasi totalmente da fili meccanici e pezzi di macchine. Sembra non esserci più speranza per la sopravvivenza umana, presto non ci sarà più traccia degli uomini e la Terra diventerà una vera e propria “casa cyborghiana”. Ma Maria, Ida e Alessandro non vogliono arrendersi, non vogliono mollare tutto, sanno che i cyborg possono essere sconfitti e vedono la soluzione brillare proprio davanti ai loro occhi, lì dove vi è l’unica stella ancora evidente tra tutti quei dischi volanti: l’AMORE. Secondo l’idea dei tre protagonisti della storia, soltanto attraverso un sentimento così potente e immenso, gli uomini potranno sconfiggere le macchine e il loro dominio sul pianeta, poiché è quell’aspetto dell’animo umano che non segue alcun tipo di logica o schema per spiegare la sua esistenza; al contrario è costituito da impulso, irrazionalità e istinto, caratteristiche sconosciute ai cyborg, i quali esistono solo attraverso algoritmi e sistemi operativi ben precisi. Generando una rete di comunicazioni che collega i cuori dell’intera umanità, l’obiettivo da raggiungere è quello di dar luogo ad una “alleanza emotiva” tra individui. Attraverso i battiti cardiaci emessi dai cuori di ogni uomo, la rete comunicativa riconosce il sentimento comune di appartenenza al proprio pianeta ed elabora un sistema operativo, il cui punto di forza è proprio l’aspetto emotivo, rappresentato dall’amore degli uomini verso il proprio habitat naturale, la Terra. Una volta realizzato il sistema operativo, quest’ultimo verrà inserito all’interno delle macchine, le quali, non avendo vissuto alcun tipo di esperienza sentimentale, non riusciranno ad identificarne il nucleo d’origine, scambiando il sistema per un vero e proprio virus. L’irriconoscibilità del sistema, porterà i cyborg ad autodistruggersi, decretando la fine della loro dominante specie.

6. La scoperta da parte dei nostri eroi di Underwater World può essere una possibilità o un nuovo definitivo ostacolo alla libertà della razza umana.

ANTONINO AVERSA: La comunicazione tra gli umani liberi può avvenire attraverso l’acqua, grazie agli abitanti di Underwater World e alla loro rete di collegamenti tra le città sottomarine; dopotutto sotto l’acqua tutto appare leggero e “senza peso”.

ANNA PAVARESE: I ricercatori comprendono di possedere la più alta caratteristica umana: la possibilità di creare attraverso la fantasia.
Maria, Italo e Alessandro prendono 3 sedie e le dispongono in modo circolare nel laboratorio. Cominciano a fantasticare prima in modo solitario e successivamente dando forma a queste congetture attraverso le parole e quindi alla successiva discussione tra loro e alla messa in forma scritta delle loro invenzioni.
Giungono quindi alla creazione di un nuovo mondo: Underwater world. Una città sottomarina caratterizzata dalla leggerezza, dall’assenza di peso, dove gli abitanti comunicano tra loro attraverso un sistema reticolare, senza la possibilità di essere intercettati dalle macchine.

DONATO DI STASIO: I programmi di caricamento effettuati dal pianeta Yazstu non sono l’unica novità a questo punto della storia. Nonostante questi programmi abbiano reso gli ultimi umani non asserviti alle macchine molto più forti e completi, rimane comunque scetticismo e paura di affrontare i cyborg. Maria, allora, decide di partire per un viaggio di alcuni giorni e decide di perlustrare un luogo mai scoperto fino in fondo dall’essere umano, ovvero il mondo degli oceani, nella speranza di trovare altri aiuti e risorse. Scoprirà l’esistenza di un’altra realtà, quella di Underwater World, abitata da un altro tipo di macchine. I rappresentanti delle comunità sottomarine accoglieranno Maria, incuriositi da quello strano essere mai visto prima, e le racconteranno la loro storia. Molti anni prima della comparsa dei primi ominidi, il pianeta Terra era abitato proprio da queste altre macchine, costrette però a rifugiarsi migliaia di km sott’acqua a causa delle avverse condizioni climatiche a cui erano sottoposte. Decisero, quindi, di affidarsi alla leggerezza dei fondali marini per non estinguersi e ad uno strano sistema, quello di roteanza antigravitazionale, capace di creare un unico spazio ibrido di interazione con l’ambiente che permetteva loro continuamente di riprodursi e di conoscere nuove cose, nuovi sistemi di apprendimento. Maria si accorge di avere a che fare con veri e propri algoritmi del sapere, capaci di predire il futuro della loro realtà. I rappresentanti, infatti, avevano già previsto il loro incontro con un nuovo essere, sicuramente meno abile a studiare i dati raccolti e a svolgere calcoli matematici complicatissimi, ma in grado di amare, di essere felice. Sarà proprio la curiosità di scoprire l’essere umano fino in fondo che darà vita ad una collaborazione tra gli esseri umani e Underwater World.

7. Grazie alla scienza delle reti, alla embodied education e al racconto gli uomini riescono a far spegnere le macchine, sembra che la pace sia finalmente tornata sul Pianeta, ma Italo avverte Maria e Alessandro che senza le macchine la Terra è destinata comunque a finire, o a ricominciare daccapo, ammesso che ne sia capace.

ANTONINO AVERSA: Grazie alla rete di contatti che si è creata fra i vari nuclei di resistenza sparsi per il mondo, dal laboratorio di Aula O si riesce a spargere in tutto il mondo gli insegnamenti riportati nei tre libri di Maria, Italo e Alessandro, che diventano la base per coordinare un assalto al palazzo del Governo.

8. Maria propone di lavorare sulla consapevolezza, la consapevolezza che solo una nuova e più avanzata forma di collaborazione tra umani e macchine può assicurare il futuro del Pianeta. Alessandro e Italo sono d’accordo, lo scienziato si mette al lavoro con i suoi amici algoritmi.

ANNA PAVARESE: Italo, Maria ed Alessandro coniano una nuova parola: Embodied. Capiscono che la conoscenza si sviluppa in un rapporto costante tra corpo e mente, tra reale e virtuale. Scoprono l’esistenza di un Sè mutante, in grado di spazzare via la linearità e la gravità in nome di un sistema di roteanza antigravitazionale. La mente, insomma, ha un’innata propensione al movimento, e , come la danza, non é statica, non dipende solo dal corpo, è in grado di distaccarsi e attuare processi cognitivi nel mondo virtuale. Aula O capisce quindi che reale e virtuale si sovrappongono, l’essere umano da sempre si é confrontato con il virtuale perché la conoscenza non è percezione tattile. Ecco perché Maria propone di lavorare sulla consapevolezza che è la forma più avanzata di collaborazione tra uomini e macchine.

EMANUELE PETRARCA: Il lavoro di Maria, Italo e Alessandro continua in gran segreto, ma viene sconvolto da un incontro destinato a cambiare le sorti di questa storia. In una delle sue solite spedizioni Maria sente un’esplosione. La curiosità è troppa e si allontana dalla zona sicura per cercare di scoprire cosa è successo. Si imbatte in un vero è proprio cimitero, contenente sia robot, che umani, dove c’è un cartello con scritto “Digital Divide – qui giacciono gli umani così stolti da ribellarsi e i cyborg che hanno usato impropriamente le proprie capacità”. Maria è sconvolta ed esplorando la zona sente in lontananza “aiuto”. È la voce di un cyborg di piccola statura ai quali sono stati tolti quasi tutti i chip vitali, inizia una conversazione con il deviante e Maria scopre che, nonostante sia stato programmato per effettuare calcoli statistici alla velocità della luce, lui aveva il desiderio di imparare a “volare”, perché tanti anni fa, il suo chip era installato nel cellulare di un aviatore benevolo, morto poi in un incidente. La conversazione continua e il cyborg rivela a Maria la natura immortale di molti componenti che creano un cyborg e di come essi abbiano imparato vari comportamenti grazie agli uomini. Tornata alla base, Maria racconta tutto ai suoi compagni e sorgono dei dubbi: E se ci stessimo sbagliando? E se i veri artefici del “Digital divide” siamo noi, che abbiamo preso la vita sempre con rigore e cattiveria, e mai con la leggerezza e la consapevolezza di poter ampliare i nostri orizzonti? Se le macchine avessero imparato dai nostri comportamenti e siano diventate rigide e fredde? E se realmente fosse così, allora significa che anche le macchine hanno un’innata capacità sentimentale che noi abbiamo distrutto con software oppressivi che li limitavano a svolgere solo i compiti richiesti?


9. Riusciranno i nostri eroi nella loro impresa? Come? Perché?

ANNA PAVARESE: I nostri eroi riusciranno nell’impresa proprio perché capiranno che il virtuale non è altro da noi, siamo noi, con i nostri processi cognitivi. Attraverso l’uso consapevole delle tecnologie, mettendo in moto il pensiero, esseri umani, androidi e umanoidi riusciranno a vivere in modo pacifico tanto che il sistema anatomico dell’uomo sarà completamente stravolto. Si genererà il Nurboide. Non vi saranno più ossa ma traiettorie virtuali proprio per simboleggiare il legame tra essere umano e tecnologia, per marcare la necessità che ha il corpo vivente di interagire con il sistema virtuale cognitivo.

EMANUELE PETRARCA: I protagonisti escono dal laboratorio e cercano di trovare un modo per arrestare il fenomeno della “Digital divide” e riparano buona parte dei cyborg trovati nel cimitero e ancora non del tutto spenti e distrutti. Iniziano a scoprire un lato sincero e “umano” delle macchine e come molte di esse si stiano ribellando ai propri compagni che impongono rigore e rigidità a tutte le macchine. I nostri protagonisti, aiutati dai cyborg “deviati” e dagli umani superstiti, hanno un incontro con i robot a capo del mondo che porta ad un dialogo dove si scopre che l’obiettivo principale delle macchine è diventare perfetti e nel mondo passato, quando i loro antenati erano a servizio degli uomini, hanno osservato le azioni di questi ultimi giungendo alla conclusione che “gli uomini sono difettosi”, durante quell’epoca nacque la consapevolezza da parte delle macchine che gli uomini non erano altro che “un’invenzione recente, una figura che non ha nemmeno due secoli, una semplice piega per il nostro sapere e che sparirà non appena questo avrà trovato una nuova forma”… quella meccanica e decisero di risvegliare le loro abilità innate per prendere il controllo del mondo. I nostri protagonisti difendono la razza umana facendo capire come, nonostante tutto, è proprio con i loro sentimenti e la voglia di lavorare ampliando la propria cultura che hanno deciso di “creare” le macchine, ma sorprendentemente i nostri eroi decidono di ringraziare le macchine per aver risvegliato “l’umanità” da un perenne sonno e una perenne pigrizia che ha portato gli uomini a voler abusare di esse. Il dibattito si chiude con entrambe le fazioni che scoprono, infondo, di essere molto simili… entrambi iniziarono con pensieri pacifici, di aiuto e libertà; entrambi hanno abusato dei loro poteri, ed entrambi hanno scoperto, grazie a questa conversazione, di essere imperfetti. La serie si chiude con un patto di alleanza che porterà la salvezza degli uomini e la loro libertà in cambio di un nuovo software che permetterà ai cyborg di poter ottenere la facoltà di potersi emozionare e avere sentimenti. Grazie ad un algoritmo viene impiantato a tutti i cyborg un software a forma di cuore, ma, a causa dell’enorme potenza che esso accumula, se usato impropriamente e senza moderazione questo si spegnerà simulando la morte.
Gli uomini impareranno dai propri errori grazie alla libertà? Sarà stato un bene dare sentimenti alle macchine? I cyborg, pur essendo diventati potenti, saranno d’accordo nel cooperare con gli umani e nell’accettare la possibilità di morire? Lo scopriremo durante la seconda stagione (se Netflix ci dà i fondi).

PODCAST

LUCREZIA VARRELLA (PUNTO 4): In questo audio ho immaginato un messaggio che il Capo dei Robot C-17 (come lo ha chiamato Pasquale Di Sauro) riesce ad inviare entrando in contatto con i protagonisti per invitarli ad un compromesso.

DONATO DI STASIO (PUNTO 5): Il mio nuovo contributo alla nostra storia transmediale.

FOTO

PASQUALE DI SAURO: Caro prof., invio una foto tratta dalla pagina Intelligenza Artificiale Film. Nata in concomitanza con l’uscita al cinema di Blade Runner 2049, sequel del leggendario Blade Runner diretto nel 1982 da Ridley Scott, è come suggerisce il titolo una pagina dedicata ai film sull’Intelligenza Artificiale. È curata da Nicoletta Boldrini, giornalista del mondo tech. È una pagina molto interessante, ovviamente c’è anche Matrix.

ANNA PAVARESE: Ho pensato di proporre una nuova immagine copertina. L’artista di questo murales è il torinese Pixel Pancho. Mi ha colpito molto quest’opera perché cerca di stabilire un perfetto connubio tra umani e robot.

pavarese_pancho

Halloween 2016 – NovePunto80
Facepainting Matteo Arfanotti – Foto Francesca Calamita – Modello Christian Macri

Halloween 2016 - NovePunto80 Facepainting Matteo Arfanotti - Foto Francesca Calamita  Modello Christian Macri

PLAYLIST MUSICALE

ANTONINO AVERSA (PUNTO 1): La mia proposta come colonna sonora al punto 1, come tema introduttivo della serie per mostrare la società dominata dagli androidi è “Robot Rock” dei Daft Punk.

LUISA BEVO (PUNTO 1): Rileggendo più volte la storia, mi è venuta alla mente una canzone da un film di Spielberg (War of the worlds). Può essere usata in più parti, se la si divide bene. Infatti, a parer mio, potrebbe – fino al min 2:24 – essere una buona “introduzione”, insieme alle immagini del nuovo mondo in cui ci ritroviamo. La canzone è da mettere al punto uno.

VALERIA DE MARTINO (PUNTO 1): Gentile prof. Moretti, parlando di musica che potrebbe accompagnare la nostra storia, mi è venuta in mente questa canzone dei Kraftwerk ascoltata qualche settimana fa con la professoressa D’Ambrosio. Il titolo è “The Robots” ed il ritmo mi sembra appropriato per introdurre la nostra storia al punto 1.

LUCREZIA VARRELLA (PUNTO 5): In aula abbiamo parlato di colonne sonore. Mi è venuto in mente un brano che, a mio parere, potrebbe essere adatto al punto 5 della nostra storia. Rende molto l’idea della militanza, della battaglia, è energica e anche molto conosciuta. Inoltre c’è una parte abbastanza lunga solo strumentale, che può essere usata in un breve videoclip magari. Lascio il link e ne discutiamo!

ANTONINO AVERSA (PUNTO 8): Al punto 8 la mia proposta è “Around The World”, sempre dei Daft Punk, per rappresentare il nuovo e definitivo rapporto di collaborazione tra uomini e robot. Ho pensato al duo di musicisti francesi perché sono ormai iconiche le maschere da robot che indossano, e anche perché le loro canzoni presentano sonorità elettroniche e digitali.

MARCO POLLI (PUNTO 8): Il titolo di Ludens, la canzone che propongo al punto 8, rimanda al romanzo “The Time Wanderers” (in italiano “Passi nel tempo”) scritto da Arkadij e Boris Strugackij. I ludens sono una razza di umanoidi che hanno capacità mentali superiori agli esseri umani, e da qui mi collego al punto 8 dove si cerca una nuova e più avanzata forma di collaborazione tra umani e macchine. Anche il testo della canzone rimanda al trovare delle connessioni. Inoltre anche lo stile del video rimanda alle macchine.

GIOVANNA YLENIA GIACCIO (PUNTO 9): Propongo al punto 9 la canzone degli Imagine Dragons “Machine”. Riporto la strofa che, secondo me, meglio descrive quello che per ora sembra costituire il punto finale della storia: “I’ve been questioning / When you gonna see I’m not a part of your machine / Not a part of your machine / I am the machine”.
L’uomo non è semplice strumento delle macchine, è lui stesso macchina con i suoi ingranaggi cognitivi.
Aggiungo anche Metal di Gary Numan, racconta la frustrazione delle macchine di non essere come noi, umani, che potrebbe essere collegato a più punti.

EMANUELE PETRARCA
Propongo una canzone da titoli di coda che è Virtual Insanity di Jamiroquai. È nella mia playlist già da molto tempo e leggendo la storia che sta prendendo forma mi è venuta in mente questa parte del brano: “Futures made of virtual insanity now, always seem to be governed by this love we have, for useless, twinsting, our new techology”, “Futuri fatti di follia virtuale, sembrano sempre essere governati da questo amore che abbiamo per la nostra inutile, contorta, nuova tecnologia”.

THE WATCH
di Simone Cerciello

PROLOGO
Siamo in una Napoli del 2150, la Vesuviana è stata sostituita da treni ad alta velocità, il traffico cittadino si è evoluto in automobili elettriche ed intelligenti capaci di spostarsi in assoluta sicurezza ed autonomia in tempi più rapidi e meno inquinanti su traiettorie preimpostate da i vari computer di bordo.
La razza umana non si riproduce più o meglio dire, non scompare più, in quanto con l’avanzare dell’età i pezzi rotti o mal funzionanti vengono sostituiti da parti meccaniche che svolgono le stesse funzioni di organi e articolazioni, compresi il cuore e il cervello. Siamo in una fase evolutiva della storia in cui ogni uomo si trova ad uno stato preciso della propria trasformazione o riparazione.

EPISODIO 1
In questa Napoli, più precisamente al Vomero, vive una coppia di 50enni, Antonio e Rocio (trasferitasi da Almeria in giovane età), felicemente sposati da oltre 20 anni.
Ogni mattina Antonio si alza dal proprio letto alle 6 del mattino, si avvicina alla finestra e resta per 5 minuti ad osservare in silenzio il sole caldo che sorge e che pian piano illumina il Golfo di Napoli, lasciandosi incantare e commuovere ogni giorno da cotanta bellezza, poi va in cucina e prepara il caffè per Rocio come ormai fa da sempre.
Una mattina però Antonio nota qualcosa di strano in Rocio, sembra turbata, come se in lei fosse sparita la luce che le illuminava costantemente il volto e che aveva colpito Antonio già in giovane età. Rocio confesserà di avere un brutto male e che le dovranno purtroppo sostituire il cuore la mattina seguente.
L’indomani si dirigono insieme all’ospedale Cardarelli rigorosamente mano nella mano. L’intervento dura 9 ore e dopo tanta apprensione Rocio ha un cuore nuovo fatto di fibra di carbonio e acciaio che le permetterà di vivere ancora a lungo. Però qualcosa in lei era cambiato …

EPISODIO 2
Dopo 2 giorni in osservazione, la coppia torna a casa e stremati si dirigono direttamente a letto per recuperare le ore di sonno perse in ospedale.
Al mattino seguente Antonio segue la ormai nota routine ma al momento del caffè nota ancora una volta qualcosa di strano in Rocio. Perché la luce non era tornata nonostante avesse un cuore nuovo?
La donna provò subito a tranquillizzare il marito, confermandogli che non era cambiato nulla e che si sentiva già molto meglio. Antonio capì subito… quella non era più Rocio…
Qualche giorno prima l’uomo aveva seguito per caso una trasmissione sulla medicina 2.0, dove descrivevano gli effetti di una sostituzione di cuore eseguita alla perfezione. Nel servizio erano evidenziati i fattori positivi ma anche gli effetti collaterali ai quali il paziente sarebbe potuto andare incontro.
Rocio ora era animata da un vero e proprio hardware con un software pre-installato al suo interno capace di muoversi solo sulle stringhe di programmazione scritte, in pratica la donna era stata privata della propria istintività e dei propri sentimenti in cambio di una vita più longeva, fatta però solo di stringhe e codici.
Antonio non poteva accettare che sua moglie, la sua amata Rocio, fosse diventata un robot rivestito di pelle e dallo strazio la lasciò …

EPISODIO 3
Se il cuore di Rocio era diventato di acciaio, quello di Antonio si era evoluto in un qualcosa di molto più simile a una pietra. L’uomo che per tanti anni aveva ammirato quella sfera bionda baciare le acque di Napoli, ora era praticamente apatico a tutto ciò che lo circondava.
Si guardava allo specchio e a stento si riconosceva, la tv lo annoiava e il cibo gli sembrava una perdita di tempo, nulla più lo scalfiva.
Un giorno però decise di cambiare registro, “voleva tornare a sognare” e per far ciò iniziò a studiare i processi chimici del nostro corpo che alimentano le emozioni, scoprendo che amore, felicità, tristezza e odio erano causati da 4 ormoni che il nostro corpo produce.
Antonio allora iniziò a lavorare su un modo per creare un sistema di emozioni indotto meccanicamente al proprio corpo …

EPISODIO 4
Il congegno ideato da Antonio fu la modifica di una cappello che tanti anni fa gli era stato regalato dal suo amico, Diego, di Bacoli. Il cappello sfruttava una serie di dinamo posizionate all’altezza dell’allacciatura che una volta attivate da un controllo remoto posizionato in tasca, avrebbe mandato un impulso elettrico al cervello che automaticamente avrebbe trasformato l’impulso in emozione.
Antonio allora scese di casa e si diresse verso “San Martino” per ammirare lo splendido paesaggio partenopeo.
Una volta arrivato decise di provare il cappello, schiacciò il pulsante “Felicità” e il cappello mandò una scossa talmente forte da farlo svenire all’istante…
Il cappello non aveva funzionato e anzi aveva donato ad Antonio un tutt’altro che emozionante mal di testa.
Egli ci riprovò, questa volta con una giacca regalatagli da sua nonna, la quale lavorava in una industria tessile dei Quartieri Spagnoli e che l’aveva fatta a mano proprio per suo nipote, poco prima di andare in pensione.
Antonio questa volta decise di cambiare sistema e le dinamo le pose nella sua tasca interna dove di solito metteva i documenti. Convinto di esserci riuscito risalì verso San Martino e premette di nuovo il fatidico tasto “Felicità” ma anche questa volta la scossa fu troppo forte e causò al povero Antonio un piccolo infarto istantaneo.
La missione era destinata inesorabilmente a fallire …

EPISODIO 5
Antonio se ne stava nel suo letto, da solo, in quello che fino a pochi giorni prima era il simbolo di quella che sarebbe dovuta essere l’eterna unione con Rocio.
Mentre se ne stava lì a fissare il vuoto, notò un orologio posto sul comodino di Rocio; era il primo regalo che Antonio le aveva fatto quando si fidanzarono, raffigurante il castello moresco di Almeria, l’Alcazaba, e che quest’ultima aveva custodito con tanta cura.
Solo e sempre più tendente allo stato vegetativo, decise di fare un ultimo tentativo, utilizzando proprio l’orologio il quale era dotato di un menu di selezione per le varie emozioni, con fiale ormonali che venivano direttamente trasfuse al momento opportuno che però andavano ricaricate una volta utilizzate.
Si diresse quindi per l’ultima volta a San Martino, guardo il suo orologio da polso, scelse dal menù cosa volesse sentire e premette, ma avendo una vista alquanto malandata, selezionò inavvertitamente “amore”, poco male però perché la trasfusione avvenne con successo e l’uomo restò incantato dal Golfo di Napoli, i suoi giochi di colore e l’odore del mare … Antonio sentiva di nuovo la sua terra, di nuovo i battiti del suo cuore accelerare (stavolta non per un infarto) seppur per poco; il tempo che l’effetto della trasfusione svanisse …

EPISODIO 6
È giovedì sera e Antonio decide di dirigersi al Metropolitan dove trasmetteranno il Blade Runner 3049, remake di uno storico film uscito tanti anni prima.
Entra in sala e nota una donna seduta da sola, nonostante la luce soffusa egli decide di sedersi proprio al suo fianco per visionare la proiezione del film.
Durante una delle scene salienti involontariamente la mano di lei sfiora la sua e Antonio sente un qualcosa di nuovo, qualcosa che aveva finito per dimenticare. Quella mano era calda, aveva le grinze…era una mano di una donna vera, una donna che ancora non era stata trasformata in robot.
L’uomo istintivamente prende il suo orologio e stavolta seleziona volontariamente “Amore”, improvvisamente sente una scossa che parte dalla testa e termina ai piedi , stavolta non erano cappelli ne giacche…Antonio si era innamorato..
La donna si allontana per andare al bagno, nonostante il buio della proiezione e lascia l’uomo da solo per poi non far più ritorno al proprio posto…
Il film finisce, le luci si accendono, Antonio nota che sulla poltrona della donna c’è un bigliettino che recita – “Antonio mi manchi..”
L’uomo esterrefatto guarda il suo orologio, dove compare la scritta “iniezione fallita – causa fiala vuota”, ricorda che l’aveva utilizzata per sbaglio durante l’ultimo test sopra San Martino, salvo poi dimenticarsi di ricaricarla.
Riprende il biglietto e nota un piccolo dettaglio: ”Antonio mi manchi … Rocio”

PER SAPERNE DI PIÙ
LUCREZIA VARRELLA: All’alba del mondo umanoide, vivere con gli androidi – Intervista allo scienziato Kohei Ogawa
Questo articolo è ovviamente un contenuto non originale perché l’ho trovato sul web, ma l’ho letto e lo trovo veramente interessante, oltre al fatto che si collega con la nostra storia. Si parla di sentimenti da impiantare negli androidi, di studiare gli androidi per capire a fondo gli esseri umani (una prospettiva diversa rispetto al solito) e soprattutto di utilizzare gli androidi come mezzi di comunicazione in assenza! Può essere d’aiuto per qualche spunto o magari solo per una semplice riflessione sul nostro vero futuro. Ci riguarda un prima persona.

AULA O: Robot e persone. Il futuro di una società umanoide
Sophia è un robot umanoide con sembianze femminili (i cui tratti sono ispirati al viso di Audrey Hepburn) attivata nel 2015 che riesce a parlare con le persone e ad avere un proprio senso dell’umorismo, riprodurre ben 62 espressioni facciali e per finire riesce ad esprimere emozioni. Si è aperta una grossa discussione attorno alla sua figura quando, nell’ottobre del 2017, ha ottenuto la cittadinanza dall’Arabia Saudita diventando così il primo robot nella storia ad essere cittadino di uno Stato.

ANTONIO LIETO: Antonio, la creatività e l’intelligenza artificiale
Nello specifico ho ideato e sviluppato, insieme al Prof. Gian Luca Pozzato, un sistema che utilizza una nuova logica che è in grado di dotare gli agenti artificiali della capacità di creare in modo dinamico e autonomo della nuova conoscenza (che può servire, ad esempio, per risolvere un problema mai visto prima o un problema che inizialmente sembrava irrisolvibile).

AULA O: With no laws to stop them, defense firms are on track to make killer robots a reality
I robot killer stanno per diventare realtà? Nell’articolo anche il link al sito di PAX dove si può scaricare il Rapporto Slippery Slope.

[… SEGUE …]