Caro Diario, come sai Irene Casa è stata una delle protagoniste del corso di Comunicazione e Culturale Digitale del 2016. Ha lavorato con me anche per la tesi, un lavoro assai interessante che nalla parte sul campo l’ha vista al mio fianco nell’ambito del progetto ‘lavoro ben fatto, tecnologia e consapevolezza’ con la Prima A e la Prima E della Scuola Primaria dell’Istituto Comprensivo 83 Porchiano Bordiga, diretto da Colomba Punzo, trovi tutti i link in fondo nella sezione ‘Episodi Precedenti’.
La novità è che stamattina mi è arrivata via mail una sua lettera, e io sono stato contento assai. Come sai i rapporti umani sono una fondamentale fonte di attivazione dei processi di senso e significato che popolano la mia vita, l’idea che Irene mi abbia scritto per dirmi che intende riprendere a scrivere mi è piaciuta subito, secondo me è una donna che ha tanto da raccontare, e così gliel’ho scritto, e insieme abbiamo deciso di avviare questa corrispondenza. Mi fermo qui, non c’è bisogno che io aggiunga altro, ti sarà tutto chiaro leggendo, comprese qui e là qualche mia dommando, osservazione, commento. Buona lettura.
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21 Agosto 2026 | 26 Settembre 2026 | 6 Ottobre 2026 | 19 Ottobre 2026 |
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LE LETTERE DI IRENE
Caro prof. | Massa Lubrense | 21 Agosto 2026
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«Caro Prof, sono Irene Casa, spero che stia bene. Troverà strano che le scriva dopo così tanto tempo, anche se in realtà il suo ricordo e le cose condivise sono sempre rimaste vive dentro di me in tutti questi anni. Spesso ripenso ai miei anni universitari, sempre con una grande nostalgia, ripenso alle cose imparate, ai sogni di quei tempi, alle lezioni che mi porto dentro. E ovviamente lei è parte di tutto questo bagaglio emotivo che porto con me. Ho sempre pensato di volerle riscrivere, per sapere come stesse e cosa stesse facendo (so per certo che uno come lei è sempre attivo un po’ ovunque).
Ripenso con nostalgia a quello che scrivevo, a come mi piaceva farlo e mi rammarico per non aver continuato a farlo. Arrivata a un certo punto, quando entri nella macchina del lavoro spesso ti dimentichi delle cose che veramente ti appassionano e per le quali vale la pena investire del tempo. Poi però la vita fa così tanti giri che ti ritrovi a sbatterci contro e a rammaricartene un po’.
Poco tempo fa due persone a me care, anche se non presenti quotidianamente nella mia vita, mi hanno scritto e parlato a distanza di poco tempo. La prima è una delle mie maestre della scuola dell’infanzia (pensi un po’) e mi chiedeva perché non avessi continuato a scrivere con lei e se ci fosse modo di rileggere quello che avevo scritto in passato. L’altra è una mia cara amica che vive dall’altra parte del mondo: mi scrisse un messaggio dicendomi che lei resterà sempre lì ad aspettare di leggere qualcosa di mio.
Ecco, queste due persone, che non hanno niente a che vedere l’una con l’altra e che per pura casualità mi hanno detto queste cose a poca distanza, hanno riaperto e riacceso in me qualcosa, qualcosa che per certi versi mi fa male e mi intristisce.
Come può vedere dalla foto, sono diventata madre di due bambini. Sicuramente l’esperienza più travolgente, assurda e incredibile della mia vita. Penso che la maternità ti metta di fronte a tanti specchi, ti dia un’altra identità, dopo un figlio non sei più quello di prima, è assolutamente qualcosa di catartico che ti impone di imparare a conoscerti di nuovo. Io sto provando a farlo, la mia vita in questo momento non ha proprio niente di stabile, sicuro, certo, insomma è veramente un casino sotto molti punti di vista. Ma da quando sono madre ripenso ancora di più a quegli anni bellissimi a Napoli, a quando facevo ciò che mi piaceva pensando che potesse essere il mio futuro.
Quando sei madre hai sempre grandi sogni per i tuoi figli, non perché speri che diventino o facciano grandi cose nella loro vita, semplicemente perché speri che diventino brave persone e che facciano e siano ciò che li renda felici. Allora ho pensato che dovrei essere d’esempio e fare ciò che a me rende felice.
Scusi per la lettera a cuore aperto, è da tanto che penso a queste cose, non sapevo a chi dirle e ho pensato a lei. Le mando un abbraccio!
Irene»

Il tema madre | Barcellona | 26 Settembre
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Caro Prof., sto pensando molto a cosa scriverle, sento che in questo preciso momento della mia vita, con una bimba di appena 3 anni e un bimbo di 5 mesi, vedo tutto attraverso il filtro della maternità.
Mi è pure venuto in mente di scriverle delle lettere, anche perché quando le scrivo inizio sempre a mo’ di lettera con “Caro Prof”. Questo mese di settembre è per me molto impegnativo ma ad ottobre spero di avere un po’ più di tempo libero e sicuramente tornerò da lei. Le anticipo solo il tema ‘madre’ mi spingerebbe a parlare anche di altri temi a sfondo più sociale e forse anche politico. Non so, che ne pensa?
Irene
Nota a margine
Cara Irene, mi sembra fantastico, procediamo.
Vincenzo

Perché scrivere | Barcellona | 6 Ottobre
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Caro Prof., so che sono in ritardo. Le avevo promesso un nuovo capitolo, e anche se sono le 22:00 di un lunedì grigio e piovoso qui a Barcellona, mi sono auto imposta di scriverle. Non perché mi senta obbligata, non perché non mi piaccia farlo, ma perché in questi anni ho capito che prendersi cura delle proprie passioni e dei propri interessi richiede anche sforzo e disciplina. Diciamo che teoricamente l’ho capito, praticamente mi porta via ancora tante energie (in questo momento della mia vita mi sarebbe più facile riempire i momenti di calma e silenzio “scrollando” su Instagram).
Come le dicevo nell’ultimo messaggio, le mie vicissitudini personali degli ultimi anni mi stanno portando a riflettere tantissimo sul tessuto sociale, politico e culturale dei nostri tempi, riflessioni che mi porto dentro ogni giorno e che in qualche modo sento che hanno bisogno di “uscire fuori” ed essere plasmate. E quindi ho pensato alla scrittura, ho pensato a lei come interlocutore e al suo spazio su Il Sole 24 Ore come mezzo.
Come le spiegavo, ho vissuto due parti in due anni e mezzo e attualmente, con una bambina di 3 anni e un bambino di 6 mesi, l’esperienza della maternità mi attraversa completamente e mi fa osservare ogni cosa sotto una lente diversa. Penso che questa cosa qua, che succede a noi donne, sia veramente l’avvenimento più universale che possa esistere. E si, dico universale perché secondo me non concerne solo la sfera femminile, ma se mi presta attenzione le farò capire e vedere che dalla maternità nasce tutto. In fondo in questo mondo, sempre meno democratico e sempre meno giusto, c’è una cosa che ci accomuna tutti, indistintamente: tutti siamo nati da una mamma, tutti ne abbiamo avuta una.
Da qui proverò a partire. Avrò bisogno di molto disciplina e le chiedo scusa già da ora, come può immaginare la gestione di questi due piccoli esseri umani a volte prosciuga ogni goccia della mia linfa vitale.
Visto che le ho sempre scritto come interlocutore delle mie riflessioni avevo pensato di chiamare questa cosa qui “Lettere di una madre”. Che gliene pare? Grazie come sempre e a presto!
Irene

Dov’è la madre? | Barcellona | 6 Ottobre
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Caro Prof., pensavo e ripensavo da dove iniziare per raccontarmi e raccontare quello che vedo e osservo da quando sono madre. Forse comincerò proprio da una frase che mi è stata detta oggi mentre passeggiavo con Milo.
Quando cammini per strada con un bebè nel passeggino attiri praticamente i sorrisi di tutti i passanti. Tutti lo guardano, ti fermano, lo salutano con occhi estasiati, pieni di gioia e compiacimento. Frasi come “ma come è bello”, “ma come è simpatico”, “ma come ride” si susseguono ripetutamente, d’altronde a tutti, o quasi, un bambino piccolo risveglia questa tenerezza.
Oggi, però, all’uscita del supermercato, una donna (avrà avuto tra i 70 e gli 80 anni), dopo aver sorriso e accarezzato il bambino mi ha detto: “Piccolina, ti auguro tanta salute e forza per poterlo crescere, ne hai bisogno”. E allora mentre camminavo verso casa ho pensato che per la prima volta le benedizioni delle vecchiette non erano state per i miei figli ma per me. E proprio mentre pensavo che mi faceva male la schiena per averlo tenuto in braccio durante la spesa e che avevo due occhiaie terribili dovute alla notte quasi insonne ho riflettuto su quanto diventi terribilmente invisibile la figura della madre dopo la nascita.
Perché in fondo è così, dopo la gravidanza e il parto la madre passa inesorabilmente in secondo piano. E non mi riferisco alle attenzioni che si ricevono dal proprio circolo, ma soprattutto dal mancato sostengo da parte della struttura statale. Personalmente dopo due gravidanze le posso purtroppo confermare che per la madre non c’è nessun tipo di attenzione e cura da parte della macchina sanitaria. Dopo 40 giorni dal parto ti chiamano per un appuntamento dove ti visitano e ti chiedono che metodo anticoncezionale vuoi usare. Poi stop. Alla madre non viene offerto nessun tipo di supporto né fisico né emozionale per la gestione di un corpo e di una mente che sono completamente stravolti dopo aver dato alla luce. Così magari ti rendi conto che ti scappa la pipì quando starnutisci, o che la cicatrice non si è curata come doveva, ma nessuno ti ha detto che probabilmente hai bisogno di fare riabilitazione, o che quella cicatrice va trattata, così magari ti rendi conto che puoi sentirti infinitamente felice e grata ma anche inesorabilmente triste e persa, tutti i giorni durante mesi, anche se il bambino che stringi tra le braccia lo hai desiderato con tutte le tue forze. Scoprirai a tue spese che alimentare tuo figlio attraverso l’allattamento al seno è un momento di connessione magica, ma che è anche il più grande sacrificio a cui ti sottoporrai, un sacrificio che in alcuni, se non molti, casi, porta dolore e sfinimento. E non perché non siamo in grado di farlo, ma perché nelle strutture sanitarie non ci sono professionisti aggiornati che possano accompagnare e sostenere la mamma durante un momento estremamente delicato.
A tutte ciò potrai porre rimedio, ma dovrai farlo a tue spese, con un carico economico non indifferente, a cui molte, se non la maggior parte delle famiglie, non possono fare capo e che sono completamente abbandonate sotto questo punto di vista.
Quando si grida alla bassa natalità, alla difficoltà nel progettare e credere in un futuro familiare, forse si dovrebbe partire proprio da qui. Che supporto hanno le madri durante la gravidanza? Che tipo di professionisti operano nelle strutture sanitarie durante il parto? I protocolli sono aggiornati? Che servizi si offrono dopo il parto? Come si può trasformare l’esperienza della maternità in qualcosa di veramente gratificante?
Come sempre le risposte dovrebbero venire dall’alto, anche se nel frattempo ci troviamo ancora a chiederci perché il tasso di natalità in Italia ha toccato un nuovo minimo storico nel 2025 (con un calo del 3,9 rispetto al 2024 secondo i dati ISTAT). E si, caro Prof, di motivi che spiegano questi dati ce ne sono a volontà e sicuramente ne parleremo prossimamente. Ma forse, per cominciare, potremmo iniziare a riflettere su quanto detto. Dove sono le madri? Chi se ne occupa? Chi le sostiene?
C’è una celebre frase del poeta statunitense William Ross Wallace che dice: “La mano che dondola la culla è la mano che regge il mondo”, celebrando il ruolo fondamentale della madre nel plasmare il futuro del mondo intero attraverso la cura delle nuove generazioni. E quindi dovremmo ricordarcene ogni volta che vediamo una mamma che spinge un passeggino per strada, ogni volta che la assistiamo durante la gravidanza, il parto e il post-parto. Prendersi cura di quella madre significa prendersi cura del mondo intero.

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