Caro Diario, ti ricordi di Irene Casa, una delle protagoniste del corso di Comunicazione e Culturale Digitale del 2016? Se la risposta è no ti consiglio di rileggere la sua storia, te l’ho raccontata qui e anche qui, è il suo racconto dal 2015 al 2020, ti assicuro che ne vale la pena. La novità è che stamattina mi è arrivata via mail una sua lettera, la puoi leggere di seguito.
«Caro Prof, sono Irene Casa, spero che stia bene. Troverà strano che le scriva dopo così tanto tempo, anche se in realtà il suo ricordo e le cose condivise sono sempre rimaste vive dentro di me in tutti questi anni. Spesso ripenso ai miei anni universitari, sempre con una grande nostalgia, ripenso alle cose imparate, ai sogni di quei tempi, alle lezioni che mi porto dentro. E ovviamente lei è parte di tutto questo bagaglio emotivo che porto con me. Ho sempre pensato di volerle riscrivere, per sapere come stesse e cosa stesse facendo (so per certo che uno come lei è sempre attivo un po’ ovunque).
Ripenso con nostalgia a quello che scrivevo, a come mi piaceva farlo e mi rammarico per non aver continuato a farlo. Arrivata a un certo punto, quando entri nella macchina del lavoro spesso ti dimentichi delle cose che veramente ti appassionano e per le quali vale la pena investire del tempo. Poi però la vita fa così tanti giri che ti ritrovi a sbatterci contro e a rammaricartene un po’.
Poco tempo fa due persone a me care, anche se non presenti quotidianamente nella mia vita, mi hanno scritto e parlato a distanza di poco tempo. La prima è una delle mie maestre della scuola dell’infanzia (pensi un po’) e mi chiedeva perché non avessi continuato a scrivere con lei e se ci fosse modo di rileggere quello che avevo scritto in passato. L’altra è una mia cara amica che vive dall’altra parte del mondo: mi scrisse un messaggio dicendomi che lei resterà sempre lì ad aspettare di leggere qualcosa di mio.
Ecco, queste due persone, che non hanno niente a che vedere l’una con l’altra e che per pura casualità mi hanno detto queste cose a poca distanza, hanno riaperto e riacceso in me qualcosa, qualcosa che per certi versi mi fa male e mi intristisce.
Come può vedere dalla foto, sono diventata madre di due bambini. Sicuramente l’esperienza più travolgente, assurda e incredibile della mia vita. Penso che la maternità ti metta di fronte a tanti specchi, ti dia un’altra identità, dopo un figlio non sei più quello di prima, è assolutamente qualcosa di catartico che ti impone di imparare a conoscerti di nuovo. Io sto provando a farlo, la mia vita in questo momento non ha proprio niente di stabile, sicuro, certo, insomma è veramente un casino sotto molti punti di vista. Ma da quando sono madre ripenso ancora di più a quegli anni bellissimi a Napoli, a quando facevo ciò che mi piaceva pensando che potesse essere il mio futuro.
Quando sei madre hai sempre grandi sogni per i tuoi figli, non perché speri che diventino o facciano grandi cose nella loro vita, semplicemente perché speri che diventino brave persone e che facciano e siano ciò che li renda felici. Allora ho pensato che dovrei essere d’esempio e fare ciò che a me rende felice.
Scusi per la lettera a cuore aperto, è da tanto che penso a queste cose, non sapevo a chi dirle e ho pensato a lei. Le mando un abbraccio!»
Irene
Detto che sono stato contento assai, come sai i rapporti umani sono una fondamentale fonte di attivazione dei processi di senso e significato che popolano la mia vita, l’idea che Irene riprenda a scrivere mi è piaciuta subito, secondo me è una donna che ha tanto da raccontare, e così gliel’ho scritto, e insieme abbiamo deciso intanto di pubblicare la sua lettera, per il resto si vedrà, comunque io resto fiducioso, ti faccio sapere appena ci sono novità.
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