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Human Technopole chiama, Piero Carninci risponde

Caro Diario, nel cielo sopra Milano sta nascendo una nuova stella, Human Technopole, e quando ho letto che tra gli scienziati chiamati a disegnare il suo futuro c’era il nostro amico Piero Carninci non ci ho pensato su due volte e gli ho scritto, tanto lo sai come funziono, non cerco lo scoop, non è il mio mestiere, mi piace piuttosto capire, saperne di più, immaginare nuove possibilità, e quando è così il confronto con Piero non è mai banale.

Lo confesso, sono partito da lontano, Dicembre 2005, la prima volta che l’ho intervistato con Cinzia Massa per Technology Review, ancora prima del viaggio con Luca in Giappone e della mia attività di ricerca al Riken.
Dopo aver ragionato sull’incidenza della serendipity nella sua attività di ricerca, Piero aveva fatto alcune considerazioni assai interessanti sul tema “cervelli in fuga”, creando di fatto le condizioni per la nostra domanda conclusiva: “Tornerai?”. Questa la sua risposta: “In tanti me lo hanno chiesto. Non lo so, del futuro non c’è certezza. Posso  dire che sogno una posizione in cui posso vivere tra due mondi diversi e farli interagire, che continuo a collaborare con molto piacere con istituti e ricercatori italiani, ma all’energia che mi dà il fatto di vivere in un paese come il Giappone e in una città come Tokyo non riesco a rinunciare. Probabilmente sono troppo pigro per pensare di lasciare tutto, rientrare in Italia e combattere, in qualche università, per avere opportunità molto al di sotto di quelle che ho qui”.

Come dici amico Diario, perché sono partito proprio da lì? Perché quando ho letto del suo arrivo a Human Technopole ho avuto come un riflesso condizionato, con la testa sono andato dritto a quella nostra prima conversazione, ho pensato che forse finalmente sta cambiando qualcosa anche per l’Italia alla voce Ricerca Scientifica, che forse anche il nostro può finalmente diventare un paese attrattivo per gli scienziati di tutto il mondo. È nata da qui la mia prima domanda: “Piero, c’è anche questa molla, questa possibilità, nel tuo possibile ritorno in Italia? Vorrei insomma che tu spiegassi le motivazioni, i perché, di questa nuova sfida, sia in chiave personale che come italiano”.

“Vedi Vincenzo”, mi ha risposto, “io sono un ricercatore e per istinto sto nel posto in cui percepisco si possa fare la ricerca migliore. In fondo non viviamo in eterno, abbiamo alcune decine di anni per esprimerci al meglio. La mia esitazione, tanti anni fa, era legata al fatto che essere al Riken è come essere alla Ferrari, nel senso che ci sono condizioni eccezionali di lavoro e di ricerca. Naturalmente abbiamo anche noi i nostri problemi, ma il bilancio è stato ed è molto positivo, te lo posso assicurare, del resto mi sono sempre detto che sarei rimasto fintanto che sarei riuscito a fare attività di ricerca di cui sono soddisfatto.
Adesso lo Human Technopole sta lanciando una sfida, un centro da costruire dalla base. Poter iniziare un centro è una cosa che succede poche volte nella vita, è una missione molto importante, presuppone la libertà di disegnare e scegliere le cose che pensiamo più rilevanti, gli approcci migliori, le tecnologie da utilizzare, sviluppare, nel mio caso quali sono le priorità della ricerca biomedica. Inoltre è un’occasione per l’Italia per prendere uno degli ultimi treni e scoprirsi improvvisamente in corsa. È per questo che lo Human Technopole è molto attraente, perché si possono fare cose molto strategiche, diverse dalla ricerca focalizzata delle università. Per esempio si possono creare dati ed expertise che aiutano la ricerca locale, con la quale va cercata una fusione, una complementarietà, non una competizione fine a se stessa.
Infine mi fa piacere dirti che a Milano ci spenderò molto tempo, però ritengo che tornare completamente non sia la risposta migliore. Perché non creare piuttosto un ponte tra Giappone e Italia e portare esperienze, tecnologie, metodi scientifici, studenti e ricercatori? Il Giappone non è più distante dall’Italia della California, si possono favorire tanti scambi e l’eccellenza come sai nasce e si moltiplica quando si mescolano idee.”

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Ecco caro Diario, non so per te ma per me la risposta alla prima domanda vale da sola il prezzo della lettura, però adesso leggi che cosa mi ha risposto Carninci alla domanda successiva, quella sulle nuove sfide che sta affrontando al Riken, che non so se te la ricordi la storia della possibilità di riportare l’elasticità del cervello di una persona a quando aveva 4 – 5 anni, con tutti gli annessi e connessi alla voce apprendimento, perché anche se il tempo passa io nel fondo del mio cuore continuo a sperare di fare in tempo, vorrei imparare il cinese e il tedesco, parlare l’inglese come se fossi nato a Cambridge e tanto altro ancora.

“Vincenzo, come sai una parte della ricerca che mi ha sempre stimolato è quella che si riferisce alla possibilità di capire le regole – la grammatica – che controllano il funzionamento del genoma. Negli ultimi anni abbiamo fatto un catalogo di elementi che regolano il genoma analizzando molti tipi cellulari in più rispetto al lavoro di tanti anni fa. Inoltre abbiamo scoperto che riusciamo a mappare e interpretare il funzionamento degli interruttori generali, gli enhancers di cui abbiamo parlato qualche anno fa, che controllano l’attività di regioni più larghe dei cromosomi, non solo localmente come invece fanno i promotori.
Un aspetto importante è che queste regioni presentano differenze nel caso di malattie, per cui diciamo che stiamo ‘prendendo la mira’ per trattamenti più specializzati basati sulla loro attivazione e disattivazione a seconda dell’effetto desiderato. Anche i farmaci convenzionali disattivano, o talvolta attivano, proteine che derivano dai geni, ma spesso presentano effetti collaterali. 
Le informazioni che stiamo raccogliendo sono importanti per queste possibili soluzioni future molto più mirate. In questo senso ti dico che stiamo aumentando la risoluzione con metodi che permettono di analizzare l’azione dei geni in tutte le cellule singolarmente, il che permetterà molta specificità in più per i futuri trattamenti.
Ti ricorderai che all’inizio avevamo parlato anche del DNA considerato spazzatura che invece produce RNA. Stiamo lavorando su RNA e la loro funzione, abbiamo capito che quasi una metà di questo RNA in realtà ha la funzione di regolare l’attività del geni classici, quelli che codificano per proteine. In pratica verificano se c’è spazzatura, che è relativamente poca. Una classe di questi RNA si chiamano antisenso perché si appaiano ai mRNA che producono proteine e fanno produrre loro più proteina: questo equivale ai farmaci agonisti, ma molto più specifici, con risultati che posso essere molto importanti nel prossimo futuro per le malattie causate dalla carenza di attività genica. Abbiamo costituito anche una spin off con la speranza di avere un impatto positivo sulla salute delle persone da qui a pochi anni.”

Che meraviglia vero, caro Diario, faccio bene a continuare a sperare per la mia capacità di imparare. Per quanto riguarda la risposta alla terza domanda non ho molto da dirti, è in larga parte condensata nella prima, avevo chiesto a Piero quale sarà il suo ruolo a Human Technopole, “leggo parecchie inesattezze in giro”, gli avevo scritto, “chi meglio di te può dirci cosa ti hanno chiesto di fare e quali prospettive possa avere questo tuo nuovo impegno a Milano?”. “Come puoi immaginare”, avevo aggiunto, “in tanti saremmo felici di un tuo ritorno, vorrebbe dire tante cose, ma qual è effettivamente lo stato dell’arte?”
Mi ha risposto così: “Oltre a quello che ti ho già detto aggiungerei che al momento costruiamo il centro, creiamo un canale di scambi e spostiamo lentamente il baricentro verso l’Italia. Ma intanto un piede in Giappone lo tengo sicuramente, direi che è utile tenerlo per tutti”. 
Dopo di che avendo ormai fatto sua la gentilezza giapponese ha aggiunto “scriverei di più ma devo andare, però intanto iniziamo a scambiarci idee”.
Sì, Piero è stato gentile come sempre, però “iniziamo a scambiarci idee” detto da uno come lui mi piace un sacco. Alla prossima amico Diario, dal cielo sopra Milano direi che per ora è tutto.

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