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Dante l’artigiano

Caro Diario, dato che l’idea continua a piacermi e così pure questa nostra storia a più teste, più mani e più cuori, ho pensato di dedicarle uno spazio tutto suo. Le lettrici e i lettori che vogliono saperne di più sull’idea, leggere le puntate che arrivano ogni settimana, seguire lo sviluppo della storia e le possibili alternative possono farlo cliccando qui. Buona lettura.

#lavorobenfatto

Incipit
Vincenzo Moretti

Al principio fu come il rintocco delle campane nella chiesa, din don, din don, din don dan. Poi la mano sulla maniglia, il sole rosso che rimbalzava tra i ferri della bottega, le spalle curve del nonno e il braccio che andava su e scendeva giù, din don, din don, din don dan.
Erano 10 anni che mancava da casa, un tempo che avrebbe pensato impossibile prima della fuga, dell’università a Shanghai, del lavoro da ingegnere a Londra, della decisione di non tornare più.
Din don, din don, din don dan. Era stata la lettera della nonna a riportarla indietro, che lei ormai neanche ci credeva più che esistessero le lettere scritte a mano.
Din don, din don, din don dan, din. Il nonno si girò, la vide, appoggiò il martello sull’incudine e allargò le braccia. Il sorriso che si arrampicava tra le sue rughe fu l’ultima cosa che vide prima di correre da lui.

#lavorobenfatto

Prima Puntata
Daniele Riva

Come in un film partì un flashback mentre teneva stretto quell’uomo che l’aveva cresciuta. Din don din don din don… Fu il ritmo della sua infanzia e della sua adolescenza quando faceva capolino dalla porta e chiamava: “Nonno!”.
Le aveva insegnato a dire “Grazie” e “Prego” e “Per favore”, ad essere gentile ma ferma quando necessario, a credere in sé, e che nel lavoro è possibile trovare se stessi e che quindi bisogna farlo bene perché altrimenti la fotografia di noi stessi viene mossa o sfuocata. “Tu vedi l’incudine e il martello, tu vedi la forgia. Ma quello che realizzo dà un senso al mio lavoro e alla mia vita, per questo mi piace prestare attenzione e curare i particolari: dalla punzonatura puoi riconoscere la mano”. Un insegnamento che aveva fatto suo in ogni progetto che aveva realizzato, in ogni bullone di ponte, in ogni trave di viadotto.
Si staccò dall’abbraccio, si guardarono. Lacrime azzurre le bagnavano gli zigomi, anche gli occhi del nonno scintillavano.

#lavorobenfatto

Seconda Puntata
Mirella Vilardi

E quello scintillio accese la speranza. Dunque, l’aveva riconosciuta e forse non era tutto perso, nonostante le parole sulla lettera della nonna fossero state inequivocabili: “L’abbiamo perso”, dicevano. Tutto era iniziato con quell’altra lettera, arrivata dal Comune, che spiegava, senza ombra di dubbio, così diceva la cugina maestra interpellata per rileggerla e interpretarla per loro, che dalla vecchia bottega dovevano andarsene. Le nuove disposizioni classificavano l’attività di fabbro tra quelle rumorose e quindi non compatibili con le zone del centro storico.
Erano seguiti mesi di silenzi e pensieri pesanti che sembravano assorbire completamente il pensiero di quell’uomo non più giovane, una forma di tristezza che sarebbe passata, si diceva Adelaide, la moglie. Sarebbe passata, le dicevano le vicine di casa, il lavoro ben fatto che era stato il filo conduttore della sua esistenza, nel nuovo capannone lo avrebbe riassorbito, lo avrebbero riportato alla realtà le nuove commesse di cancellate e testate di letto in ferro battuto, che quelle stavano ritornando di moda. Il cambiamento di officina sarebbe stato solo lo sfondo per un cambio di attività, per un salto di qualità che avrebbe spostato la sua maestria dai manici delle pentole e dagli arnesi dei contadini, a oggetti più moderni e complessi. Certo il suo amor proprio ferito si sarebbe medicato con la sfida del creare, minuziosamente, altre cose. Così dicevano le vicine.
Ma Adelaide, ad ogni ritorno a casa del marito, lo avvertiva sempre più allontanarsi, sempre più profondo era il silenzio che lo inghiottiva e che glielo stava portando via.

#lavorobenfatto

Terza Puntata
Emiliano Brinci

Il comune aveva deciso. Avrebbe chiuso le vecchie botteghe del centro storico e rinunciato, per sempre, all’anima artigiana che da secoli era stato il segno distintivo del paese. Era ufficiale. Bisognava aspettare soltanto i tempi tecnici per attuare la sentenza. Dante, dopo sessanta anni, sarebbe andato in pensione.
La situazione lo lasciava con l’amaro in bocca. Capiva che tutto ha un inizio e una fine, ma chiudere perché qualcuno aveva deciso che era troppo vecchio per continuare a fare il suo lavoro, non era un’idea che poteva accettare: non serenamente almeno.
Gli avevano assicurato un posto nella nuova zona industriale, in un nuovo capannone, con nuove commesse, ma il suo orgoglio non voleva accettare di piegarsi a quella sentenza senza cuore.
La cosa che lo feriva maggiormente, era sapere che il suo posto e la sua antica arte, sarebbero stati rimpiazzati da un negozio che vendeva souvenir senza anima, a turisti distratti, che volevano portarsi a casa un ricordo della vacanza.
La cosa che faceva soffrire il vecchio Dante, era la consapevolezza che il suo sapere manuale, e la sua concezione di lavoro ben fatto, tipica dell’artigiano, sarebbe morta insieme a lui.
Le sue giornate sarebbero diventate vuote, inutili, come la sua esistenza, che stava tramontando inesorabilmente.
«Nonno ho in mente un progetto fantastico che dobbiamo realizzare insieme» gli aveva detto Ludovica mentre chiudevano gli scatoloni.
«Il progetto si chiamerà Artigiani/Designer. Sarà un portale online dove, artigiani esperti e giovani designer potranno incontrarsi, scambiare idee, esperienze, realizzare progetti innovativi.La settimana scorsa, dopo aver ricevuto la lettera della nonna, mi sono messa a fare delle ricerche online, notando che manca qualcosa nel settore dell’arredamento.»
Il nonno si fermò e iniziò ad ascoltarla con rinnovata attenzione.
«Sparsi in tutta Italia, ci sono dei bravissimi artigiani e dei giovani designer, che hanno bisogno gli uni degli altri. Designer con idee innovative, che vogliono sperimentare materiali nobili come il ferro battuto, il marmo, il sughero, ma non hanno chi realizzi i loro progetti. Manca un luogo dove farli incontrare, uno spazio di condivisione. Cosa ne pensi?»
Il nonno la guardò con gli occhi luminosi di chi vede lontano, oltre gli ostacoli «Ludo, credo che la tua idea sia geniale e socialmente utile, ma difficile da realizzare, in fondo io sono solo un vecchio artigiano…»
«Nonno non devi preoccuparti, ho pensato a tutto, ti aiuterò io, sarò il vostro Project Manager.»
«Adesso inizi ad utilizzare paroloni incomprensibili?»
«Piantala! Project manager significa semplicemente capo progetto, significa che mi occuperò di seguire e coordinare tutto, del resto è il mio lavoro.»
«Lo so, ma devi tornare a Londra…»
«No nonno, non devo … e non voglio!»

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Quarta Puntata
Daniele Riva

Ludovica ci aveva pensato a lungo, ma aveva deciso praticamente subito. Sentiva sue quelle radici: riscoprirle era davvero “sentire l’anima che hai”, come cantava Guccini. Appena aveva rimesso piede nel centro storico, ancora prima, quando lo aveva scorto da lontano, quando aveva intravisto quelle torri, quelle stradine di pavé, quei mattoni antichi, il bugnato rustico dei palazzi. C’era una luce straordinaria che sembrava emanare da quelle pietre. A Londra, a Shanghai, non c’era nulla di tutto questo: il Medioevo qui sopravviveva all’età moderna, aveva saputo inglobare le nuove tecnologie nelle sue vecchie viscere, armonizzarle con le botteghe artigiane, con i ristoranti e i bar dove i turisti si sedevano ad assaporare il vino e il tempo, con le bandiere e i gonfaloni che davano sempre un’aria di festa alle contrade.
Per questo le faceva rabbia la decisione del Comune, le sembrava una violenza a quei secoli di storia. Comunque, ormai, aveva escogitato il modo di dribblare la cecità degli amministratori: Davide le aveva mandato uno screenshot del portale Artigiani/Designer, l’header che stava creando rappresentava un arco medievale intarsiato ai caratteri di una tastiera e al fuoco che poteva essere quello della fucina del nonno o di un mastro vetraio. “Però”, si sorprese a sorridere, non posso parlare al nonno di ‘screenshot’ e di ‘header’: mi guarderebbe come si guarda un marziano piovuto dal cielo”.
Ecco, questo era un punto da sviluppare: il rapporto tra gli artigiani più anziani o meno esperti di informatica e le nuove tecnologie. Eppure, il mezzo è straordinario, ha capacità di spalancarti davanti l’intero mondo, ti offre opportunità sconosciute: potresti vendere il pecorino di fossa agli eschimesi, per dire …

#lavorobenfatto

Quinta Puntata
Daniele Riva

La casa dei nonni occupava una porzione del centro storico. Si riconosceva subito la mano di nonna Adelaide sin dai davanzali fioriti di gerani rossi, curati e coccolati amorevolmente, annaffiati con la dovuta frequenza e ripuliti delle foglie gialle; poi le tendine che occhieggiavano dalle finestre, una vezzosa maiolica come numero civico e naturalmente qualche decorazione in ferro battuto – ma quella era la mano callosa di nonno Dante.
Ludovica aprì la porta d’ingresso e fu sopraffatta dal profumo di torta di mele e dai ricordi di quando bambina rincasava da scuola e sentiva quell’aroma – “casa” era proprio quello: riconoscere un ambiente come proprio da piccoli particolari che lo rendono soltanto tuo. Salì la scala e appoggiò la borsa sull’antica credenza su cui spiccava un elaborato centrino di macramè: un gesto che le sembrò così familiare pur essendo solo la seconda volta che lo faceva. «Nonna!» chiamò, e il volto sorridente di quella donna minuta apparve dalla porta della cucina. Sembrava sollevata adesso che Ludovica era in città, come se l’avere condiviso il problema ne avesse alleviato buona parte del peso. Le cose erano ancora lontane dall’essere sistemate, certo, però il primo passo era stato compiuto. E che passo! Non quello di Armstrong sulla Luna, ma più terra terra quello del Tao Te Ching di Laozi: “Un viaggio di mille miglia inizia con un singolo passo”.
C’era ancora molto lavoro da compiere, soprattutto logistico: ci avrebbe pensato poi, con calma, quando avrebbe chiamato su Meet gli amici che aveva coinvolto in questo progetto. Ma adesso a chiamare era quella fetta di torta di mele sul piatto accanto a una pallina di gelato alla crema spolverata di cannella. Lei era come il commissario Montalbano: quando mangiava non voleva che niente e nessuno la disturbasse …

#lavorobenfatto

Credits
La foto di copertina è di Forgia Mariella, L’arte del ferro battuto