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Le connessioni generose di Silva Giromini

Caro Diario, dopo Gennaro Melillo sono “costretto”, le virgolette ci vogliono, perché in realtà sono contento, a pubblicare un’altra versione estesa delle Note a Margine. Non lo faccio per il libro, te lo direi, te l’ho già detto mille volte di quanto ho bisogno di una mano per promuoverlo, ma questa storia qui, come quella di Gennaro, non c’entra nulla con la promozione, questa è una storia di senso, è il racconto di un rapporto, di una relazione, di una possibilità. Il racconto di Silva Gironimi è un esempio di connessioni generose che trovo così denso di senso e significato che merita uno spazio a sé.
Io non devo fare niente, solo guidarti nella lettura, a partire dalle “prime impressioni del libro che respira” che mi sono arrivate via mail ieri pomeriggio, accompagnate da questo messaggio:
“Ciao Vincenzo, ciao Luca. È incredibile forse più per me che per voi, ma ho già finito di leggere la prima volta il vostro bel libro, e mentre lo leggevo mi sono appuntata un po’ di cose. Queste sono solo le prime, ne ho anche altre. Spero vi piacciano. Grazie! È un libro stupendo.”

In attach, questo scritto:
Il lavoro ben fatto, che cos’è come si fa e perché può cambiare il mondo.
Ovvero il libro che non fa una piega (a parte la copertina che si imbarca)
di Silva Giromini

Ciao Vincenzo, ciao Luca. Sto leggendo il vostro libro che parla del lavoro ben fatto. È talmente bello che sono troppe le suggestioni e i pensieri che mi suscita la sua lettura, che voglio scriverle tutte, per mandare al tuo amico diario un resoconto completo.
Caro Vincenzo, ti conosco da poco, ma so che con te posso essere lunga, tanto non ti annoierai.
Questo libro mi piace davvero tanto. Non so ancora bene come definirlo, ma è proprio bello.

8 agosto 2020
Ho comprato il libro e ho iniziato a sfogliarlo, guadagnandomi già un posticino nelle tue “Note a margine”. Di fatto, avevo pubblicato la prima frase che i miei occhi hanno incrociato aprendo il libro: “Siamo impegnati a raccontare l’Italia degli italiani normali, quelli che pensano: lavoro, dunque valgo, merito rispetto e considerazione”. (p.71)
Sai, quella stessa sera ho cercato e mi sono guardata il tuo Ted. Iniziavi giusto con questa frase. Coincidenza?
Non sono una grande lettrice, ma di libri che “si imbarcano”, come dice tuo figlio che è libraio, io ne ho almeno altri due, e il pensiero del libro che “respira” è già da tempo che me l’ero immaginata. Un libro che “scotta”, Posso affermarlo senza alcun dubbio, perché tu e tuo figlio Luca ci avete messo tanta passione e tanto calore, proprio quello di cui parla il vostro amico Renato Della Corte all’inizio del libro. La chiusura del primo capitolo, con le parole di Luca, mi fanno venire in mente una bella storiella che c’è nel mio blog su Medium; se ti va di leggerla te la linko qui: “sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere”

9 agosto 2020
Riprendo il libro e le pagine scorrono veloci. “Il futuro che vorrei” è come una cascata di idee, un fiume che scorre impetuoso che parla del lavoro e della nostra Italia, per approdare poi nella tua casa di Secondigliano.
Grazie! Il tuo racconto schietto e sincero mi ha fatto sentire un po’ a casa tua.
Ti confesso che a me questi racconti belli piacciono immensamente.
Ho sorriso leggendo del “Vangelo dell’Enel”, io che – bazzicando in parrocchia – di Vangeli ne conosco solo quattro, ma questa è un’altra storia, la mia, che ti racconterò a parte.
Come la storia tua e di tuo padre, che mi ha fatto tornare alla mente un’altra storia, quella di Andrea Franzoso, è lui che dice che le “belle storie sono contagiose”. Anche le storie che conosco di lavoro ben fatto te le scrivo poi.
Il lavoro ben fatto sembra una cosa tanto semplice, il tuo pensiero non fa una piega. Io l’ho fatta davvero alla pagina 34 per ricordarmi dove hai scritto i cardini del lavoro ben fatto.

10 agosto 2020
Sono andata un po’ più avanti nella lettura; le frasi che mi colpiscono di più le sto sottolineando e magari poi di dico perché mi toccano il cuore. Le tengo segnate a parte, intanto, anche quelle.
Sono al cuore del tuo pensiero sul lavoro ben fatto, e mi ha colpito quando racconti, in una mezza paginetta, che le cose vanno chiamate con il loro nome. Già. Siamo in Italia, non quella che tu sogni, ma quella dove sembra che i più furbi sono quelli che fanno carriera, che emergono, a discapito di tanta gente onesta che meriterebbe anche solo di essere raccontata per il bene e il bello che fa. Non devi certo raccontarlo a una dipendente di un Comune come vanno chiamate le cose, lo sappiamo bene tutti e due, tu più di me.

Raccontare è giusto
Un capitoletto breve ma che ricorderò con piacere. Perché è quello che faccio anch’io sul mio blog. Racconto storie belle perché sono quelle di persone normali che incarnano gli ideali del tuo lavoro ben fatto. Raccontare non è solo giusto, ma è anche bello se è una cosa che ti piace fare. Non importa se la leggeranno in pochi. Intanto è lì, scritta.

11 agosto 2020
Oggi mi sono persa nella lettura dei tre capitoli seguenti e negli altri ancora, fino ad arrivare al “Manifesto”. Leggo le tue parole, le tue idee, tutto quello che hai realizzato qua e là per l’Italia e intanto penso a quante storie di lavoro ben fatto ci sono qui, vicino a me; anche dentro la mia famiglia, che è una famiglia normale, con la passione per il teatro e il buon canto, artisti. A fine mese i miei fratelli e mio cognato andranno in scena con uno spettacolo che è un racconto, in parte inventato, basato su una storia vera. Vien da sè collegarci La Notte del Lavoro Narrato. Sì, credo che il tuo libro lo regalerò a chi so che lo apprezzerà. In fondo, delle storie del nostro paese ne è già stato fatto un film.
Ho fatto un’altra orecchia, a pag. 89, dove ci sono i cardini del Lavoro ben fatto, e il Manifesto è il suo naturale sbocco. Bello. Davvero. Ho letto abbastanza per scrivere una recensione su Amazon. Provo a scriverla e a mandarla. Spero che la pubblichino.

12 agosto 2020
Sto ancora attendendo la risposta di Amazon sulla recensione, e proseguo la lettura del libro. Dalla pagina 101 arrivo alla fine in due round, mentre già affiorano alla mente alcune domande che mi piacerebbe fare a te e a Luca.
Chissà se avrai voglia e tempo per una ”Intervista dal basso” (rigorosamente scritta però…). Fra le tante annotazioni che mi sono appuntata dal libro, che pubblicherò come immagini in futuro su Instagram, quella che più mi rimane nel cuore in questo ultimo giorno di prima lettura del lavoro ben fatto è senz’altro quella che trovo a p. 130:
“Siamo sangue e link”. Letta così da sola potrebbe sembrare una trovata letteraria per “informatici umani”. Ma è quello che vien dopo che riassume un mondo in cui già sto vivendo: “Sono le nostre relazioni, i rapporti che stabiliamo con le persone, le organizzazioni, le idee, le culture che incontriamo sul nostro cammino a dare senso alle nostre vite, a definire la loro qualità, a renderle più belle e più ricche di significato”.
Io ho molti amici che frequento praticamente solo attraverso i social network e le email, in qualche caso anche via telefono. Sempre però ogni nuovo contatto, ogni nuova persona che mi metto a seguire è qualcuno che a me ha qualcosa da dire, ne condivido i valori e cerco in qualche modo di instaurare un rapporto che sia anche solo occasionale nei commenti sui social network.
Questa cultura del “link”, come la chiami tu, l’ha ben definita il mio amico Andrea Pietrini come “connessioni generose”, ossia la possibilità di venire a contatto con persone che possono dare valore e trasmettere un messaggio già in parte condiviso.

Caro Vincenzo, caro Luca, non sono una grande lettrice, ma il vostro libro – arrivato sabato 8agosto – l’ho già letto tutto. Lascerò quella copertina “imbarcata”, perché prima di riporlo in libreria tornerò a dare una sbirciata ai cardini, alle leggi e al Manifesto.

Caro Vincenzo, ho letto tante belle storie di lavoro ben fatto che non conoscevo, e ne conosco altre che non conosci tu. Siamo in tanti a fare il lavoro ben fatto “di fatto”.
Ti lascio con un ultimo pensiero, che mi ha accompagnato in questi giorni. Nella quarta di copertina hai scritto: “Siamo quelli del lavoro ben fatto e vogliamo cambiare il mondo”. Bene. Pensando al lavoro ho fisso in mente il primo articolo della nostra Costituzione: “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”. Beh, forse sarà un azzardo, ma credo che il mondo sarà cambiato quando potremo dire: “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro ben fatto”. Io lo spero.

silva

Ecco, direi che per ora è tutto amico Diario, ma solo per ora, perché come hai letto Silva ha intenzione di tornarci su, e lo stesso vorrei fare pure io, senza contare l’intervista dal basso, che Luca e io saremo strafelici di fare, ma questo dipende più da Silva che da noi.

Post e Commenti

13 Agosto 2020
Grazie Vincenzo! E’ sempre un piacere leggere il tuo blog e sapere di esserci dentro anch’io, con i miei piccoli pensieri. Il vero artefice di questa magia però è il tuo amico Raffaele. Senza la sua intervista non ti avrei mai conosciuto e non avrei mai scoperto che qualcuno ha dato forma, ordine e nome a quello che tante persone fanno tutti i santi giorni: il lavoro ben fatto.

Questo libro lo trovi solo su Amazon. Si chiama Il lavoro ben fatto cos’è come si fa e perché può cambiare il mondo di Luca e Vincenzo Moretti. Ti lascio solo una frase dal libro: “Il lavoro ben fatto è la leva che ci permette di connettere e dare valore a quello che sappiamo (testa), a quello che sappiamo fare (mani) e a quello che amiamo (cuore).”

12 Agosto 2020
Si può leggere un libro in appena 4 giorni? E nel frattempo scriverne? Non è nei miei standard, ma è successo. Con il #lavorobenfatto di Vincenzo Moretti. Lascio qui la citazione dalla p. 130 che potrei intitolare:
#ConnessioniGenerose
“Siamo sangue e link. Sono le nostre relazioni, i rapporti che stabiliamo con le persone, le organizzazioni, le idee, le culture che incontriamo sul nostro cammino a dare senso alle nostre vite, a definire la loro qualità, a renderle più belle e più ricche di significato”.
Presto ne parlerò più ampiamente. È un libro proprio bello.

10 Agosto 2020
Caro Vincenzo, sto scrivendo un super commento a questo libro bello, buono, caldo e profondo. Non voglio perdere nessuna delle suggestioni che mi provocano le vostre parole. Ti manderò tutto quando avrò terminato di leggerlo. Tanto tu, alle storie lunghe ci sei abituato. Nel frattempo l’ho consigliato a chi il lavoro ben fatto lo fa già da tempo, tutti i giorni. Sei un grande (non solo di statura e di età).

9 Agosto 2020
Ho appena iniziato il libro e già sono nelle Note a margine de Il lavoro ben fatto. Che cos’è, come si fa e perché può cambiare il mondo, sul blog di Vincenzo Moretti. Un’altra bella storia che presto racconterò. Voi che dite… I libri possono “respirare”?

Rileggendo il post di Vincenzo, sulla copertina che “si imbarca”, mi viene alla mente l’immagine delle persone che partono per un viaggio. Se quello è il termine corretto nel gergo dei librai, forse è destino che questo libro si imbarchi. Vi auguro di cuore che faccia molta strada. Per cambiare il mondo questo viaggio con voi lo dobbiamo fare tutti!

Sarò sincera Vincenzo: mi hai sorpresa con questa tua pubblicazione. Però se – come dici tu – il lavoro deve essere fatto bene – nel tuo post ci sono degli errori di battitura più che di ortografia. Da correggere. Di libri “che respirano” ne ho almeno altri due, quelli di Raffaele Gaito. È stato per il suo primo libro che ho coniato questa espressione. E se il suo secondo era #tremendamentebello, per il tuo dovrò trovare una nuova definizione. Lo sto leggendo e, come dite voi a Napoli, mi piace “assai”. A presto!

8 Agosto 2020
Eccolo. È arrivato: “Il lavoro ben fatto. Che cos’è, come si fa e perché può cambiare il mondo”. Questo è il titolo completo. Apro a caso, come mio solito, e trovo questa frase: “Siamo impegnati a raccontare l’Italia degli italiani normali, quelli che pensano: lavoro, dunque valgo, merito rispetto e considerazione”.
Questo libro già mi piace perché “respira”. Lo chiudi eppure la copertina non ne vuol sapere, rimane aperta!