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Giannantonio e quella sera che cucinò per Ferran Adrià

Caro Diario, come ti ho raccontato qui quest’anno la nostra notte del lavoro narrato è davvero unica, fantastica, incredibile, centinaia e centinaia di racconti di lavoro già pubblicati nei gruppi e la giornata del 30 Aprile che si presenta come la più partecipata di sempre. Raccontare il lavoro è importante, spero che tu stia leggendo il libro, che lì si capisce bene perché. Vengo al punto, nei gruppi stanno accadendo cose meravigliose, li trovi tutti qui, per ora in particolare da Rosario Mattera, da Assunta Vanacore e da Antonio Fresa, nella prossima settimane farò una selezione di storie e te le racocnto, ce ne stanno tante di troppo belle.
Come puoi immaginare scegliere una storia bella tra mille storie belle è impossibile, è infatti la storia di Giannantonio non l’ho scelta, ci sono inciampato, tra l’altro è più una storia di vita che di lavoro, ma mi è piaciuta un sacco e ho deciso, dopo averne parlato con Rosario Mattera, di condividerla con te.
Come dici? No, no, alla mia età non devo chiedere il permesso di niente a nessuno, è che ho rispetto per il lavoro degli altri, sempre, e so che dietro a quello che sta succedendo c’è il lavoro di persone come Assunta, Gigi, Colomba, Antonio, Maria, Laura, Simone e per l’appunto Rosario con Malazè. Adesso però basta chiacchiere, buona lettura.

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QUELLA SERA CHE CUCINAI PER FERRAN ADRIÀ
GIANNANTONIO SCOTTO DI VETTA

Ho sempre pensato di scrivere qualcosa con questo titolo. Poi il lavoro mi ha preso la mano. Del resto, se 20 anni fa mi avessero raccontato il mio futuro, sarei scoppiato a ridere.
Mi presento, sono Giannantonio Scotto di Vetta, classe ’81, professione cameriere. Il cognome tradisce le origini bacolesi.
20 anni fa: Università, Ingegneria, Federico II.
Ci arrivo dal Liceo Scientifico di Pozzuoli. Dal Majorana nascono tantissimi progetti, e tante belle personalità.
La politica mi appassiona! Notti ad ascoltare Peppino ‘o Ricciulill, mia madre assessore, mio padre consigliere. Divento rappresentate d’Istituto. Conosco tante persone, condividiamo una visione, cominciamo a parlare di Città Flegrea.
Con Dario Chiocca condividiamo il bisogno di riavvicinare i ragazzi alla politica, dopo gli anni di allontanamento da parte dei partiti.
Dopo qualche anno ci ritroviamo insieme nel collettivo de “L’Iniziativa”. Per 16 anni, stampiamo un giornale che distribuiamo gratuitamente su tutto il territorio, con Riccardo Volpe e Angelo Greco.
Attacchiamo manifesti e in redazione cerchiamo un modo diverso di immaginare il nostro territorio, oltre i confini dei singoli comuni. Nel 2006 registriamo ufficialmente la testata giornalistica, ora diventata online L’Iniziativa – Voce Flegrea.
Il liceo lascia anche un’altra orma indelebile nel mio DNA. Per 5 anni partecipo alla creazione dell’Oasi di Montenuovo, il vulcano più giovane d’Europa. I fine settimana sono dedicati allo studio dei vulcani, all’accompagnamento dei primi visitatori.
In questi anni conosco Sara Garafolo e finito il liceo, diamo vita all’associazione “Le Ali di Dedalo” con Gianni Motta, Antonio Garofalo, Antonella Molino, Arcangelo Pisano. Partiamo proprio da Montenuovo: l’oasi accoglie più di 10000 studenti provenienti da tutta Italia.
Il desiderio di dare una connotazione flegrea alle nostre azioni, ci spinge oltre. Nella difficoltà di trovare una sponda pubblica, spostiamo l’attenzione verso chi investe nel nostro territorio. Con Pasquale Colutta e le Stufe di Nerone, nello stesso periodo del “Giro dei 4 Laghi”, la mezza maratona dei Laghi Flegrei, organizziamo il primo Ciclotour dei Campi Flegrei.
Prende vita una prima collaborazione tra associazioni e privati. Parliamo della realizzazione di un polo Montenuovo-Lago D’Averno-Lago Lucrino.
Non esiste il giardino dell’Orco, Cantine Averno di Emilio Mirabella imbottiglia ancora senza etichetta, i laghi sono principalmente pub e discoteche. Per unire i 3 luoghi, creiamo Discesa agli Inferi.
Nascono rapporti con altre associazioni, nasce Bussate alla Porta degli Inferi, riprendiamo vecchi percorsi abbandonati, Gauro, Miseno.
Quando ancora non esiste il suo presidente, a Parchi in mostra, presidiamo lo stand vuoto della Regione e presentiamo ai visitatori la cartina del neo Parco Regionale dei Campi Flegrei. Con l’arrivo di Francesco Escalona comincia un periodo rocambolesco. Il forum delle associazioni del parco, la realizzazione (!?) del Pit Campi Flegrei, ci vedono coinvolti direttamente. Realizziamo per il parco la campagna di sensibilizzazione sui valori del Parco “Spegni le luci accendi le lucciole”, presidiamo di notte la spiaggia di Cuma in attesa delle tartarughe caretta caretta che ci scartano e arrivano a Lucrino. È il tempo di Retour nei Campi Flegrei.
All’interno del Forum creiamo L’Associazione il Dorso del Delfino che unisce più di 40 soggetti pubblici e privati dei Campi Flegrei. Enzo Dimeo è il Presidente, io e Ernesto Colutta a dare una mano.
Il fallimento del Pit, dei cantieri mai chiusi, di un’opportunità mancata fatta di 280 milioni di euro, l’assenza politica dei comuni flegrei in questa fase di evoluzione, sono una pesante zavorra: gran parte dei processi aperti in quegli anni scompare, il tessuto associativo si disgrega.
Intanto, sono all’Università. Svogliatezza e un periodo negativo, vincono il mio essere secchione: 6 esami in 3 anni. Sono momenti difficili per la mia generazione nata sotto il sogno di un Europa unita, dello sguardo buttato alla caduta del muro, alla guerra del golfo, l’America, la Russia, Maradona allo stadio.
Viviamo in diretta l’attacco alle torri gemelle, il global, il no-global, in ordine veniamo picchiati, a Napoli, al tempo del Governo D’Alema, e poi a Genova al tempo di Fini e Berlusconi.
Ritrovo vigore nell’impegno politico. Sono gli anni del Sindacato Studentesco, l’Unione degli Universitari. Sulla mia tessera c’è scritto “Essere degli studenti significa avere dei diritti – Essere dell’Unione significa difenderli”.
In quegli anni coordino il gruppo della Facoltà di Ingegneria, di Diritto allo Studio nel gruppo provinciale, e vengo eletto Consigliere di Ateneo. Creiamo con i ragazzi de L’Iniziativa L’Udu Area Flegrea.
Vado costantemente all’università con un cambio in borsa, casomai dovessi partire per andare a Roma per un coordinamento con le altre città. Napoli è viva, sono i giorni degli 80.000 in Piazza per la legge regionale sul diritto allo studio organizzata dall’Uds, te lo ricordi Fabio Landolfo?
Si produce, si studia e si elabora. Mi riprendo anche io, 18 esami in 3 anni, ci siamo, anzi no. Un grosso problema con il Rettore mi mette in crisi, di fatti mette una pietra sulla mia fiducia nelle istituzioni universitarie che intanto creano i nuovi astri nascenti della politica.
Il Comune di Bacoli pubblica il bando per l’apertura del Caffè Letterario di Cento Camerelle. Partecipiamo io e Roberto Fico, vinco io, Roberto va in parlamento.
In due anni di attività, presentiamo 20 libri e 20 mostre, realizziamo per 3 volte La notte delle streghe, riportiamo la musica dal vivo in un quello che ormai è un quartiere dormitorio nel centro storico di Bacoli, le guide tra Piscina Mirabilis e Cento Camerelle.
Entro nel mondo enogastronomico e con Rosario Mattera comincio ad allargare Malazè anche a Bacoli, coinvolgendo nei primi anni tanti ristoratori che diventeranno miei amici, ricordo per tutti Francesco Di Fraia, Pasquale Di Fraia, Bruno Esposito. È l’occasione per conoscere meglio Nando Salemme, grazie ad un amico fotografo, Maurizio Lubrano.
Antonio Tammaro mi trasforma in Giantò e riporta il borgo e il caffè nei suoi libri di racconti per bambini.
Al caffè incontro anche Roberto Daolio, compagno di “Antonio di Bologna”, partito 20 anni prima da Bacoli per lavorare al Nord. Roberto era l’inventore della Settimana della Performance, all’allora Museo d’Arte Moderna di Bologna. Collabora con MoMA/PS1 e Biennale di Venezia. E’ il primo a credere in Maurizio Cattelan.
Con Roberto siedo al Caffè e mettiamo insieme un progetto per ospitare opere e artisti della Biennale nei Campi Flegrei. 12 opere in 12 luoghi di accoglienza come il Caffè, il Batis Baia, 12 settimane.
Il progetto non prenderà forma, il Comune di Bacoli si mette di traverso, salta un’intera stagione estiva di eventi, il Caffè chiude dopo due anni di attività.
Per un’estate scompaio dalla circolazione, sono stanco. A settembre mi rimettono in gioco una vendemmia a le cantine “La Sibilla”, con Restituta Somma e Vincenzo Di Meo e l’invito di Michele Grande a lavorare con lui a La Bifora ristorante e sul bar galleggiante AstecoeCielo RoofandSky.
Lavoro saltuariamente, ma con Michele ci divertiamo tantissimo. Qui capisco che questo lavoro mi interessa, mi stimola, Michele è una forza della natura, non ci ferma nessuno.
Realizziamo tante cose insieme tra i quali una giornata per ospitare gli chef di Festa a Vico nei Campi Flegrei. Ma anche il primo “Te le do io le bollicine” dell’Ais Napoli, Tommaso Luongo e Alessandro Palmieri, e le tante collaborazioni con gli chef che aiutano l’associazione SOS Santobono con Emanuela Capuano. Si apre un mondo, comincio a capire davvero cosa vuol dire fare ristorazione, cosa significa bere e parlare di vino.
Intanto arriva l’estate del 2013 e decido di prendermi una pausa, lavorare saltuariamente non ha più senso devo decidere che fare, del resto ho 32 anni.
Intanto per continuare a racimolare qualcosa aggiusto computer, sono in macchina e squilla il telefono. È Marianna Vitale, la chef che ha portato la prima stella Michelin nei Campi Flegrei. Mi chiede di andare a lavorare a Sud, il ristorante che ha aperto a Quarto con Pino Esposito. Io rido, credo sia uno scherzo, sbando mentre ascolto Marianna che mi dice che serve un ragazzo per lavorare in sala.
Sì, non ci credo, e cado in un mutismo riflessivo. Vado a Quarto a capire di cosa si tratta, vado in montagna per pensarci su. Torno e decido di accettare. Prima però parlo con Michele, in realtà avevo quasi deciso di andare a lavorare con lui in maniera definitiva, prima di quella telefonata. Michele mi obbliga ad andare e di fatto mi apre le porte per un mondo nuovo, professionale. A 32 anni entro a far parte della brigata di Sud. Per 6 anni e mezzo non manco quasi mai un giorno di lavoro, intanto studio come sommelier con l’Aspi Campania coordinanta da Ciro Laringe e Giuliano Mallardo. Mi innamoro di questo lavoro.
Il 3 Marzo di quest’anno lascio Sud per trasferirmi al Caracol, il secondo ristorante dei Campi Flegrei con la stella Michelin, in sala Ciro Sannino, in cucina lo chef Angelo Carannante, ma arriva la pandemia e adesso sono qui a scrivere mentre continuo a pensare a quale sarà la prossima mossa.
Ah giusto, il titolo di questo lunga storia: una sera, nel centro del Lago Miseno, ho cucinato per Ferran Adrià, il cuoco spagnolo che ha rivoluzionato il mondo della cucina moderna. Arrivò sulla zattera accompagnato da Juan Marie Arzak e Gennarino Esposito, ricordo che impaurito chiesi a Michele: “e mo che gli cuciniamo” e che Michele con semplicità mi rispose: “facciamo quello che sappiamo fare meglio!”. È tutto, .
#lavoronarrato

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