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Sara, Francesca e Camelozampa

Che nell’Italia del #lavorobenfatto le teste, i cuori e le mani di donna siano un sacco non è una sorpresa; solo nell’ultimo mese e mezzo ne ho contate sei,  Francesca,  Veronica,  Alice,
 RitaMaria Giovanna e Piera, ma se scorrete l’indice ne trovate tante altre, che un narratore è veramente felice quando riesce a raccontarle. E non è una sorpresa neanche che quando si mettono assieme sono una forza della natura, che l’unione fa la forza si sa, e in fondo vale per tutti. Però per me ha ragione Morpheus, nel senso che conoscere la via è una cosa, percorrerla con consapevolezza e determinazione come stanno facendo Sara Saorin e Francesca Segato è un’altra.

Accade a Monselice, in provincia di Padova, nel 2011: due piccole case editrici, Camelopardus e Zampanera editore, fondate pochi anni prima dalle due protagoniste della nostra storia, si mettono assieme e danno vita a Camelozampa.
A proposito, non vi ho detto ancora che Sara è laureata come traduttrice e interprete ed è arrivata al mondo dell’editoria partendo dal sogno di pubblicare in Italia Le Zèbre di Alexandre Jarden e finendo con l’aprire una casa editrice proprio a questo scopo. E che Francesca invece ha una laurea in giurisprudenza nascosta molto in fondo a un cassetto perché sogna di trasformare in un lavoro la sua passione per il libro per bambini.
Camelozampa nasce così, con la voglia forte di fare entrambe un salto di qualità, cercando il proprio carattere come casa editrice nella letteratura per l’infanzia, a cui Sara e Francesca affiancano presto una nuova collana per gli adolescenti.

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«Per noi la casa editrice è un’impresa che stiamo riuscendo a far funzionare, nonostante le enormi difficoltà legate alla crisi, al fatto che in Italia si legge poco e si comprano pochi libri, al fatto di essere una realtà molto piccola, che poteva essere stritolata in una filiera in cui il margine per l’editore, tolti i costi e le percentuali per tutti gli attori (autori, illustratori, traduttori, trasporto, promotori, distributori, librerie) si può anche ridurre a zero.
A dispetto di queste premesse, siamo piuttosto fiere di essere riuscite a far “marciare” la casa editrice e anche a farlo in un certo modo, con un codice etico che, per esempio, esclude categoricamente il ricorso all’editoria a pagamento. E siamo fiere anche del fatto che paghiamo autori, illustratori e tutti quelli che mettono le mani al libro (può sembrare scontato, ma in questo settore non lo è), che paghiamo regolarmente tutti i nostri fornitori e lavoriamo quasi esclusivamente con tipografie del territorio, a Km 0.
Abbiamo scelto insomma di “farlo sul serio” questo lavoro, ovvero di investire in ogni libro che facciamo assumendocene tutto il rischio. E questo senza avere grandi capitali alle spalle e senza sostegni pubblici, pur essendo noi giovani e donne, che se magari avessimo voluto aprire una fabbrica di transistor un sostegno ci sarebbe stato, invece per produrre cultura no.»

Forza, ammettetelo, vi state chiedendo «come è possibile?», «ma come si fa?». Si fa, si fa. Sara affianca al lavoro nella casa editrice quello come traduttrice free lance e come impiegata, Francesca quelli di cronista per un quotidiano locale e responsabile di un ufficio stampa. Senza contare le numerose attività collaterali che portano avanti per la casa editrice, come i laboratori didattici nelle scuole.
Si fa per inseguire un sogno, anche se farlo comporta tanti sacrifici, perché lavorare anche di notte diventa la normalità, i weekend non esistono, le ferie dagli “altri” lavori si prendono per poter far fronte agli impegni della casa editrice, al posto delle vacanze ci si “compra” la possibilità di poter pubblicare un nuovo libro. Senza contare il lavoro che ogni giorno c’è da fare materialmente nella casa editrice, che come direbbe Totò «non sono mica fiaschi che si abboffano». 
Ci sono tutti i passaggi per arrivare alla pubblicazione di un libro, ovvero il lavoro su testo e illustrazioni con autori e illustratori, o l’eventuale traduzione, editing, impaginazione ecc.; c’è da seguire la stampa e la distribuzione e in contemporanea curare tutti gli aspetti promozionali, dall’ufficio stampa alla loro rete di promotori, dai booktrailer al marketing sul web, dagli incontri con gli autori ai vari eventi; c’è la promozione all’estero, ci sono le fiere a cui partecipano, le attività che propongono nelle scuole; c’è l’imponente mole di lavoro contabile e amministrativo; c’è, in più ma non troppo, la piccola libreria che hanno aperto da un anno, che tanto per cambiare gestiscono direttamente, uno spazio all’interno della sede di Camelozampa che hanno chiamato “Camelozampa Libreria a Km 0”, in cui propongono i loro libri e quelli di altri editori indipendenti, con sconti dal produttore al consumatore.

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«Vincenzo, i risultati però cominciano a fioccare: abbiamo ormai in catalogo quasi 50 libri, molti dei quali sono già stati ristampati più volte. Alcuni dei nostri libri hanno vinto o sono stati finalisti a premi tra i più importanti nel mondo della letteratura per ragazzi (Premio Andersen, Premio Cento, Premio Legambiente, Ibby Honour List solo per citarne alcuni). Siamo riuscite a vendere all’estero i diritti di vari nostri titoli, che sono stati o stanno per essere pubblicati in Corea, Spagna e America Latina, Canada e USA, Regno Unito, Danimarca.
Il nostro obiettivo per il futuro? Molto semplice: vorremmo solo poter continuare il lavoro che facciamo, cercare, curare e pubblicare nuovi libri in cui crediamo, dover ristampare i nostri libri e vederli tradotti in sempre più lingue. Possibilmente facendo un po’ di più di quello che abbiamo fatto finora e con il sogno di riuscire ad assumere noi stesse – oltre magari a qualche altra persona -, e poter fare da mattina a notte solo “il” nostro vero lavoro.»
Ve l’avevo già detto che dire forza della natura a volte non basta? A posto. Per ora ci possiamo fermare qui.

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