Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
©credits

La blockchain del lavoro ben fatto

Caro Diario, sono davvero felice di condividere con te una piccola idea che se riusciamo a farla diventare prima un progetto e poi una possibilità farà fare un bel passo in avanti alla nostra comunità del lavoro ben fatto.
Sì amico Diario, bisogna che ci lavoriamo su, e quando dico «ci» intendo tu, io e tutte le amiche e gli amici che avranno voglia di contribuire.

cambiare
Idea
L’idea per ora si chiama «Campo del Lavoro Ben Fatto».
La colpa di questa definizione è di Carlo Rovelli, del quale sto leggendo un nuovo bellissimo volumetto, L’ordine del Tempo, Adelphi, in cui a un certo punto scrive che «i fisici chiamavano “campi” le sostanze che costituiscono, al meglio di quanto sappiamo oggi, la trama della realtà fisica del mondo.[…] I campi “di Dirac” sono il tessuto di cui sono fatti tavoli e stelle. Il campo “elettromagnetico” è la trama di cui è fatta la luce e insieme l’origine delle forze che fanno girare motori elettrici e ruotano l’ago della bussola verso il Nord. Ma c’è anche il campo “gravitazionale”: è l’origine della forza di gravità, ma è anche la trama che tesse lo spazio e il tempo di Newton, sulla quale è disegnato il resto del mondo.»

Ipotesi di lavoro
Il «Campo del Lavoro Ben Fatto» come trama della realtà culturale, sociale ed economica su cui tessere i sistemi di relazione e di fiducia tra le persone, le organizzazioni, le comunità, i territori che amano quello che fanno, e lo fanno bene, qualunque cosa esse/i facciano.

Tecnologia Abilitante
Blockchain. La colpa in questo caso è di Michele Cignarale, con il quale ho avuto modo di condividere una giornata e più nel corso di BTO 2017.
Come dici amico Diario? Leggi Blockchain e pensi a Bitcoin? Sbagliato!
Leggi piuttosto un po’ delle domande che si è posto Michele nel corso del suo speech a BTO 2017:
Abbiamo davvero bisogno di un modello di gestione dei rapporti di relazione tra le persone che sia basato sulla garanzia fiduciaria di un soggetto terzo che debba necessariamente validare questi passaggi di valore? Oppure, dato il carattere di fondo della tecnologia che tanto ci piace, sarebbe meglio redistribuire questa capacità tra le persone che si aggregano intorno ad una serie di valori condivisi per generare una reale catena di valore condivisa? È possibile immaginare di disintermediare tutte le relazioni e gli scambi di valore economico e reputazionale che oggi condizionano le nostre attività commerciali o sociali? E di riorganizzazione il sistema di scambio economico e valoriale allo scopo di dare alla rete stessa ad avere la potenza computazionale per garantire i passaggi di valore?
Dopo averno ragionato con Michele, con Jepis e con Luca mi sono fatto l’idea che si può fare e mi sono dato un obiettivo, lo puoi leggere qui di seguito.

Obiettivo
Creare la blockchain del lavoro ben fatto che validi (certifichi) i passaggi di valore (culturale, sociale, economico) tra i soggetti, le organizzazioni, le comunità, i territori che compongono il campo del lavoro ben fatto.
Proprio così, amico Diario, contiamo di partire dalle domande per condividere idee, progetti e possibilità che ci permettano di trasformare l’obiettivo in risultato.
Come dici? In ogni caso sarà bello poter dire che ci abbiamo provato?
Non sono d’accordo, mi piace di più Maestro Yoda che dice al giovane Luke: «Fare o non fare. Non c’è provare.» Come avrebbe detto mio padre, il parlar chiaro è fatto per gli amici.

11 Dicembre 2017
Caro Diario, mi sono guardato più volte un video di Marco Montemagno segnalato da Giancarlo Carniani – ti consiglio di guardarlo cliccando qui – e alla fine mi sono segnato questo appunto:
 «La blockchain è un megadatabase distribuito basato su un protocollo diverso dai precedenti. È decentralizzata, trasparente, tiene traccia di tutto quello che succede e può essere usata in una molteplicità di contesti.»
Aggiungo che 
Montemagno nel suo video dice un sacco di cose che ho trovato convincenti, e però alla fine mi è venuta una domanda e un po’ che voglio con te e con tutte le amiche e gli amici interessati al tema blockchain:
«Quando quelli grossi, importanti, ricchi, che sanno bene cosa sta succedendo e cercano di prendere tempo per prepararsi e venire fuori con la loro risposta al tema blockchain, una risposta che come sempre accade e come ricorda lo stesso Montemagno è finalizzata a mantenere nelle loro mani le leve del comando anche al tempo della blockchain, la suddetta blockchain potrà continuare a essere distribuita, decentralizzata, trasparente, disintermediata come pare sia adesso? O finirà come con Amazon, Facebook, Google, ecc. che potenzialmente tutti possiamo fare miliardi di cose con miliardi di persone mentre in realtà gli unici che fanno miliardi di cose con miliardi di persone continuano e continueranno a essere quelli grossi, importanti e ricchi? E se il finale come spero sarà diverso, perché sarà diverso?». 
Ecco, magari è un po’ lunga, ma la mia domanda e un po’ è questa.

15 Dicembre 2017
Caro Diario, da una conversazione che pensavo mattiniera innescata via social da Michele Cignarale e continuata con Mirko Lalli, sì, sì, proprio lui, Traveal Appeal e tante altre cose, sono venute fuori un po’ di cose che ti racconto con piacere.
Come dici? Cosa vuol dire che la pensavo mattiniera? Vuol dire che per me in treno e per Michele a Potenza erano da poco passate le 7:00 a.m., mentre Mirko stava a 9 ore di fuso e 10 mila km più in là, in Silicon Valley, Singularity University Executive Program, programma molto tosto e 12 ore di impegno al giorno, però mi ha detto che sta imparando un sacco di cose, e ti confesso che mi sarebbe piaciuto molto essere lì con lui.
Ma torniano a noi, o per meglio dire alla nostra blockchain del lavoro ben fatto.
Delle cose che mi ha scritto Mirko riassumo queste due:
1. blockchain non può essere concentrata “by design”, è proprio impossibile.
2. persino nel mondo della blockchain più di moda, Bitcoin, non c’è monopolio, dato che esistono più di 1.000 cryptovalute e di queste una ventina hanno una capitalizzazione di oltre un miliardo ciascuna.
Dopo di che mi a aggiunto anche il link a un video, lo puoi vedere qui.
Nel frattempo è arrivato anche Michele, e le sue due cose le riassumo invece così:
1. internet non è stata mai decentralizzata. C’è sempre qualcuno che distribuisce IP e gestisce protocolli e tutto è da un’unica parte. La redistribuzione è iniziata con BitTorrent, ma sempre all’interno di sistemi centralizzati.
2. blockchain è una cultura, una tecnologia agevolante e in quanto tale non ingabbiabile. Può essere gestita solo in maniera decentralizzata. I colossi la possono usare ma non la possono fermare nella sua caratteristica evolutiva.
Ecco amico Diario, direi che per ora è tutto, come sempre conto di tornare presto.

P. S.
Caro Diario, non sono più solo. Nel post con cui ho condiviso sui social l’aggiornamento di questa mattina ho chiamato in soccorso Robi Veltroni e lui è arrivato con questo post su [ir]Responsabile commerciale, ti consiglio affettuosamente di leggerlo.
Infine, l’autore della foto (montaggio) che chiude (credo) questa giornata è di Mirko Lalli, e anche lei ha un suo perché (quello con la mano sulla fronte è Robi).

lalli

20 Dicembre 2017
Caro Diario, nel mio personale foglietto digitale ho scritto questo, naturalmente non va considerata una bozza, di peggio e di più, un insieme di pensieri scoordinati messi in fila per ragionarci su, sperando che magari tu o qualche amica/o che ci legge ci suggerisce qualche altra idea e/o possibilità.
Allora, i miei pensieri scoordinati sulle cose da fare sono i seguenti:

BLOCKCHAIN #LAVOROBENFATTO
1. Caratteristiche della blockchain
1.1. Definire chi chiede che cosa chiede e chi dà che cosa dà
1.2. Definire come si ricompensa il cedente
1.3. Definire il peso di una eventuale criptovaluta rispetto al valore dei prodotti o servizi
1.4. Definire l’oro digitale di riferimento di una eventuale criptovaluta
1.5. Definire dove è possibile spendere il valore dell’eventuale criptovaluta

REGOLE GENERALI DELLO SMART CONTRACT #LAVOROBENFATTO
1. Sottoscrivere il Manifesto del Lavoro Ben Fatto in ogni suo articolo
2. Garantire l’applicazione degli articoli 7, 8, 9, 10 del Manifesto in ogni attività e contesto lavorativo

CARATTERISTICHE TECNICHE DELLA BLOCKCHAIN #LAVOROBENFATTO
1. Definire la piattaforma sulla quale elaboriamo la blockchain e lo smart contract #Lavorobenfatto
1.1. Ethereum?
1.2. Piattaforma proprietaria?
1.3. Altro?

2. Definire le risorse (umane, organizzative, tecnologiche, finanziarie) necessarie a sostenere il progetto

3. Definire le modalità di finanziamento
3.1. ICO – Initial Coin Offering?
3.2. Finanziamenti europei?
3.3. Autofinanziamento?
3.4. Altro?

COMUNITÀ SULLE QUALI TESTARE LA BLOCKCHAIN #LAVOROBENFATTO
1. Founder della Comunità #Lavorobenfatto?
2. Componenti della Comunità #Cip?

CONSIDERAZIONE CONCLUSIVA, PER ORA NATURALMENTE
1. Si può immaginare una prima fase nella quale la nostra blockchain è finalizzata esclusivamente a una sorta di certificazione del lavoro ben fatto dei partecipanti? Una sorta di sistema qualità distribuito e partecipato a prova di errore, di familismo e di amoralità?

Ecco amico Diario, quello che ho pensato io è questo, dopo di che stamattina è arrivato Luca con un messaggio nel quale sostanzialmente mi assicurava che non si sta perdendo nulla di quello che stiamo scrivendo nel gruppo e si scusava del fatto che non sta interagendo ma questo periodo qua per chi di mestiere fa il libraio c’è poco da scrivere, c’è da mettere a posto e vendere libri e nel poco tempo che ti rimane pensare ad altro.
Ciò detto, o per meglio dire scritto, ha aggiunto «giusto per farti capire che sto sul punto ti dico che per adesso io penserei alla blockchain in maniera scollegata dal ragionamento crptovaluta, al massimo con dei token di qualità al posto di una moneta vera e propria per certificare il livello di congruenza di ciascun partecipante con le finalità, i valori e gli obiettivi della blockchain. Per quanto riguarda le decisioni, il doppio canale che hai prospettato tu nel gruppo secondo me non va bene, non ci può essere un doppio binario altrimenti non è più una blockchain, quello che possiamo fare è alzare il numero e/o la percentuale di coloro che devono approvare una decisione prima che diventi operativa. Naturalmente questo rallenterà il processo ma aumenterà il livello di condivisione e difenderà meglio la blockchain da possibili pericoli. Tieni presente che il meccanismo della blockchain dovrebbe prevedere comunque la possibilità di modificazioni e cancellazioni se non vengono rispettate le regole che ci siamo dati.»
Ecco, direi che per adesso è tutto. Chiedo al resto della band se hanno cose da proporre, da aggiungere, da contestare, da contrapporre, ma naturalmente lo puoi fare anche tu, e chi ci legge.

26 Dicembre 2017
Caro Diario, innanzitutto Buon Natale.
Poi volevo dirti che ieri pomeriggio, sì, proprio il giorno di Natale, mi ha scritto Fausto Villani, uno dei componenti del gruppo di lavoro che sta ragionando intorno alla realizazione della blockchain del lavoro ben fatto. Per la verità ero stato io a chiedergli un punto di vista intorno al lavoro che stiamo facendo, e se devo dire la verità quello che mi ha mandato non è quello che mi aspettavo, nel senso che secondo me ognuno continua a seguire il filo dei propri pensieri e facciamo fatica a tener conto delle cose che dicono gli altri. 
Sì, sì, sono d’accodo con te, un po’ dipende anche dal fatto che lavoriamo a distanza, infatti ho proposto di vederci nella prima metà di gennaio per fare una giornata di lavoro tutti assieme.
Ciò detto, dato che in un mondo in cui niente è lineare non è che adesso la linearità ce la inventiamo noi con la nostra blockchain io ti passo comunque quello che mi ha scritto Fausto, che l’ho trovato comunque molto interessante. A tra poco.

«Caro Vincenzo, quando il denaro era formato da pezzi d’oro o d’argento, il lungo periodo della circolazione aurea, poco importava chi avesse coniato quella singola moneta, semplificando notevolmente potremmo dire che l’emissione di moneta era: a) decentralizzata (chiunque poteva “battere” dell’oro e creare moneta); b) a circolazione quasi universale. 

Solo in tempi abbastanza moderni, circa dal settecento, si è iniziato a coniare monete composte da metalli meno “nobili” e leghe. La storia più recente è caratterizzata dall’emissione di carta moneta che, salvo periodi bellici, poteva essere convertita a valore fisso con l’oro, potremmo dire una forma più moderna e pratica di circolazione aurea ma, pur sempre circolazione aurea.

Il 15 agosto 1971 Nixon, per sostenere le enormi spese della guerra nel Vietnam, sospese gli accordi di Bretton Woods, sottoscritti nel 1944 e che avevano impedito libere fluttuazioni monetarie e prevenuto qualsiasi genere di crisi finanziaria, dando vita ad un sistema monetario a libera emissione, ogni Stato era libero di coniare tutta la moneta che voleva.

Questo meccanismo, come ben sappiamo, ha dato il via ad un capitalismo senza limiti, dove si ritiene che tutto sia possibile, fatto da ascese repentine e crolli ancora più rapidi. Il fondamento di questo sistema monetario è il controllo dello Stato sull’emissione della moneta e da qui discende l’assoluto divieto da parte di soggetti non statali all’emissione di moneta. Potremmo dire, sempre semplificando, che il valore della moneta attuale si basa sulla fiducia verso uno Stato emittente e sulla possibilità di scambiare beni e servizi (almeno nello Stato emittente) in cambio di moneta.

In realtà le cose non stanno esattamente così perché, oltre agli Stati, anche le Banche autorizzate dagli Stati stessi possono emettere moneta e lo fanno nel momento in cui concedono denaro in prestito di cui, in realtà, non ne sono in possesso basandosi sulla regola della “riserva frazionaria”, cioè possono concedere prestiti per importi notevolmente superiori alla riserva liquida realmente posseduta.
Tutto questo normato e benedetto dagli Stati sovrani, per aumentare la massa di denaro circolante che a sua volta aumenta consumi, investimenti e  PIL.

Questa lunga premessa mi serve per alcune riflessioni.
Il modernissimo ed iper tecnologico Bitcoin (ma anche le altre criptovalute) è in effetti un tentativo di ritorno al passato basato sugli stessi concetti validi nel periodo della circolazione aurea: difficoltà ed onerosità dell’estrazione; universalità dell’impiego; inutilità di un Stato centrale emittente e regolatore; scarsità di disponibilità.
Potrebbe, perciò, al di là delle speculazioni di breve periodo, ripristinare una situazione di calma monetaria, eliminando le fluttuazioni di cambio e le emissioni facili, fornendo il ruolo di “riserva” e di “cambio fisso” con le altre criptovalute (come una volta l’oro).
Insomma un risvolto alquanto diverso, se non opposto, rispetto all’utilizzo essenzialmente speculativo che se ne sta facendo oggi.

La tecnologia blockchain, nelle sue varie accezioni, potrebbe a propria volta portare alla disintermediazione delle transazioni tra persone in tantissime situazioni che oggi non riusciamo neanche a pensare: compravendita di beni mobili ed immobili, sicurezza alimentare, identità delle persone, strumenti per lo stimolo dello sviluppo locale e la cooperazione degli attori economici, miglioramento dei meccanismi di scambio informazioni “machine to machine”, ecc.
Il tutto basato sulla sostituzione di due paradigmi che potrebbero diventare obsoleti: fiducia tra le persone e fiducia nelle istituzioni pubbliche, con un nuovo paradigma: fiducia sull’immodificabilità delle informazioni connesse alle transazioni (di qualsiasi tipo) e fiducia negli smart contracts.

Questo significa che una volta stabilite le regole (di una vendita, di un gioco, di un esame, ecc.) ci sarà un computer che le esegue automaticamente, al verificarsi delle condizioni indicate, basandosi su una di quelle “leggi” che il grande Asimov aveva previsto già da tempo: la disumanità del computer sta nel fatto che una volta programmato e messo in funzione, si comporta in maniera perfettamente onesta.
Questo scenario potrebbe avere, in un prossimo futuro (magari già nel 2018), come accaniti oppositori gli Stati e le grandi istituzioni finanziarie che, come abbiamo visto, basano il loro potere sulla possibilità di essere gli unici soggetti con l’autorità di emettere moneta e gli unici certificatori di ciò che è reale e di ciò che non lo è.

Fantasia? Previsioni azzardate? Al momento, credo, nessuno sia in grado di prevedere dove questa nuova rivoluzione ci stia portando, un po’ come, agli albori della nascita di Internet, nessuno era in grado di prevedere compiutamente cosa internet sarebbe stata e diventata.
Una cosa mi sento di dire, e la riassumo così: se Internet, come affermato dal suo inventore, Tim Berners Lee, è più un’innovazione sociale che un’innovazione tecnica, blockchain sarà più un’innovazione politica che un’innovazione tecnica.»

Ecco amico Diario, fin qui Fausto il giorno di Natale.
Invece oggi, Santo Stefano, è arrivato Andrea Danielli, uno dei componenti della comunità più  larga di amiche e amici che stiamo cercando di coinvolgere per avere quanti più punti di vista, idee, sollecitazioni possibili. Come sai le differenze e persino i conflitti sono una condizione necessaria del progresso, e adesso che leggi Andrea ti rendi conto di quanto possono essere plurali i punti di vista rispetto a uno stesso tema. Ecco l’appunto che mi ha inviato Andrea:
«Ciao Vincenzo, eccomi con la mia lista di domandi e di dubbi:
1. Perché partire da un’infrastruttura tecnologica che richiede competenze e investimenti tecnologici e, al contempo, non garantisce una soluzione al problema principale?
2. Che problema? La verifica del rispetto delle condizioni previste per far parte del network non può essere demandata a un algoritmo, servono dei verificatori umani (tre appartenenti al network scelti in maniera random?).
3. Se la parte più forte è la rete e non lo strumento è evidente che non servono pagamenti in criptovalute all’interno della rete (anche se potrebbe avere un senso una valuta complementare, a compensazione, che rinforza l’appartenenza al network, per esempio Sardex).
4. Per concludere, per me la parte più forte è una rete che sottoscrive nella sua attività il lavoro ben fatto e per questa via si rinforza. Lo possiamo fare a costo quasi zero, con una autodichiarazione verificata dai membri. È qui che investirei energie, per capire come verificare e come insegnare a verificare.»

Ecco amico Diario, con questo per oggi ti saluto, anzi no, prima ti voglio segnalare un articolo sulla blockchain che ho trovato particolarmente semplice e utile, lo puoi leggere qui. Alla prossima.

ecg16

ARTICOLI, INTERVENTI, PUNTI DI VISTA
Matteo Bellegoni: Caro Vincenzo, ho letto della tua idea di costruire una blockchain del lavoro ben fatto per validare i passaggi di valore (culturale, sociale, economico) tra i soggetti, le organizzazioni, le comunità, i territori che compongono il campo del lavoro ben fatto e vorrei contribuire a questa idea con qualche pensiero.
Devo confessare che la trovo un’idea avvincente anche perché mi da modo di esplorare ulteriormente temi che ho affrontato in questi mesi e pertanto mi spinge a interrogarmi principalmente su due elementi che voglio condividere con te e la comunità del lavoro ben fatto.
Innanzitutto c’è il tema della creazione, condivisione e utilizzo di quello che mi spingo a definire plusvalore sociale: una comunità di soggetti individuali e collettivi che decidono di creare una filiera del sapere e del saper fare.
Un contenitore che sia in grado di raccogliere, custodire, alimentare il plusvalore valore sociale che oggi è disperso oppure monopolio dei grandi soggetti economici e finanziari mondiali, potrebbe avere un ruolo decisivo nel restituire umanità allo sviluppo del mondo.
L’elemento centrale è l’unità nella diversità, il riappropriarsi di una costruzione collettiva di un patrimonio collettivo che oggi è disperso e frammentato tra diversi soggetti, comunità, organizzazioni e territori.
La diversità, senza l’unità, è un patrimonio potenziale inespresso, perché senza un campo dove coltivare tutti insieme idee e progetti non c’è contaminazione, non c’è scambio e pertanto non c’è evoluzione.
A questo punto potrei azzardarmi ad affermare che il motore invisibile del plusvalore sociale è l’umanità, nelle sue espressioni individuali e collettive, nelle sue forme astratte e concrete, nelle sue radici territoriali, nella sua dimensione di comunità, nell’espressione più profonda della bellezza.
Mi piacerebbe pertanto che questa blockchain fosse un campo dove poter coltivare umanità e dove ognuno possa piantare il proprio seme e godere dei frutti collettivi, ma anche il laboratorio di progetti che si prefiggono di spargere il seme dell’umanità nel mondo, affinché ci possano essere altri campi, e poi connessione e condivisione tra i campi, per arrivare domani alla creazione di una strada alternativa allo sviluppo umano.
L’altro elemento, che a mio avviso è conseguente al concetto di umanità, è il tempo, la risorsa più preziosa che ognuno di noi possiede.
In questo progetto dovremmo avere l’ambizione di ridefinire il concetto di tempo, provare ad uscire dal concetto produttivistico che anima la società capitalistica fin dai suoi albori e ridare valore al tempo che abbiamo dedicato e che dedichiamo alla nostra formazione, informazione, alla comunità, al territorio, alle idee, ai progetti, perché questo è il motore invisibile di cui parlavo, quello che determina il plusvalore diffuso che dovremmo provare ad intercettare e valorizzare in tutti i suoi multiformi aspetti.
Questa analisi mi porta pertanto a proporre che la misurazione del valore prodotto attraverso la blockchain, la “moneta” da utilizzare, sia il tempo, perché non solo l’apporto concreto che ognuno di noi potrà e vorrà dare è misurabile in tempo, ma anche idee e progetti sono in fondo un investimento individuale o collettivo di tempo per crearli.
Il lavoro ben fatto a mio avviso si deve basare su due elementi essenziali : umanità e tempo.
Questi per me sono i due criteri per accedere alla comunità, per misurare l’apporto di ogni soggetto e per regolare gli scambi che avverranno.

Michle Kettmajer: Caro Vincenzo, i miei due cent. Ho letto la tua idea, però devo ascoltarla bene da te, magari dopo ‘na sfugliatèlla mangiata insieme. Da quel che ho capito per ora non sono sicuro che serva necessariamente una blockchain per fare quello che hai in mente. Per tanti motivi. Il primo è che blockchain è una tecnologia affascinante, utile in molti casi, spesso per nulla, utilissima nel prossimo futuro quando magari sarà meno bastarda di quanto lo è ora. Come mi ha insegnato Massimo Chiriatti blockchain è prima di tutto un sistema di governance e da li bisogna partire per capire se è utile o meno all’idea. Magari basta per iniziare un databas relazionale. Poi se prevedi una utility token, ma anche qui non è detto che serva usare una blockchain, si dovrebbe renderlo stabile perché un modello sul lavoro non può essere speculativo come lo sono il 90% delle crypto currency, anzi. Poi appunto sarebbe da identificare il sistema di governance del modello e tante altre cose da considerare. Io, per quel poco che capisco, ci sono, però prima la sfogliatella! Un abbraccio.

Marco Bentivogli e Massimo Chiriatti, Blockchain, la tecnologia «umanizza» il lavoro

Laura Cappello, Il diritto alla blockchain
Laura Cappello, Come la blockchain sta trasformando imprese e istituzioni

Piero Vigutto, Blockchain nella gestione del personale