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Lavoro ben fatto, tecnologia e consapevolezza: stazione Scafati

IL PROGETTO
A scuola di lavoro ben fatto, di tecnologia, di consapevolezza

LA SCUOLA
I. C. Samuele Falco, Scafati, Salerno

LA CLASSE
1° Media (Secondaria di Primo Grado) Sezione G

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IL DIARIO DI CLASSE
8 Giugno 2016; 6 Settembre 2016; 8 Settembre 2016; 30 Ottobre 2016; 31 Ottobre 2016; 18 Dicembre 2016; 18 Gennaio 2017; 1 Febbraio 2017; 16 Febbraio 2017; 25 Febbraio 2017; 16 Marzo 2017; 21 Aprile 2017; 3 Maggio 2017; 9 Maggio 2017; 10 Maggio 2017; 16 Maggio 2017;

8 Giugno 2016 Torna al Diario
Caro Diario,
questa storia qui comincia con un messaggio di Anna Pumpo, questo: «Gent.le prof., sono la dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Samuele Falco di Scafati e per il nuovo anno vorrei introdurre a scuola il progetto lavoro ben fatto, tecnologie, consapevolezza. Quando possiamo incontrarci? Può venire da noi anche per parlare con alcuni docenti? Grazie.»
Immagino che voi al posto mio avreste fatto la stessa cosa, in ogni caso io ho risposto «sicuro che posso venire, c’è da incastrare le date ma si può fare, se fosse possibile verrei nel corso di questo mese di giugno, così ci attrezziamo al meglio per partire l’anno prossimo.»
Si, avete indovinato, ci sono andato stamattina. Funicolare, Metropolitana, Circumvesuviana e alle 10 e 15 ero a Scafati, dove ho trovato la preside Pumpo (su, fatemela passare, preside mi piace di più e poi è più breve) e la prof. Elvira De Marco. Cinque minuti cinque di automobile e arriviamo a scuola.
La prima cosa che mi colpisce sono il termosifone e la porta dipinti, ma dipinti in senso letterale, come potete vedere dalla foto, la seconda è una frase di Tonino Guerra in bella mostra dietro la scrivania nella stanza della preside: «La bellezza è il nutrimento della mente … ma nei piccoli mondi c’è tanta bellezza che sta morendo. Se noi la salviamo, salviamo noi.»

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Poi qualche chiacchiera introduttiva, la preside Pumpo che riceve due genitori, la prof. Elvira De Marco e io che mentre continuiamo a scambiarci idee su come procedere ci avviamo nell’aula dove incontriamo le/i colleghe/i docenti; nella foto di gruppo non ci sono proprio tutte/i le/i partecipanti ma una buona parte si.
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Dopo di che racconto in che senso e perché mi piace portare a scuola il lavorobenfatto, le tecnologie e la consepevolezza, insomma illustro il progetto, che nel caso non l’aveste ancora fatto potete leggerlo qui. Spiego che si tratta di un’esperienza già sperimentata e realizzata, che la metodologia che adottiamo funziona con i bimbi di primi elementare così come con gli universitari, che per il prossimo anno mi piacerebbe partire con una fase di sperimentazione, magari una prima elementare e una classe delle medie, dopo di che ci soffermiamo con l’aiuto di qualche immagine e di qualche video sulle esperienze già in corso nelle altre scuole.
Posso dire che il feedback che ho avuto dalle/dai prof. è stato molto incoraggiante? E che anche se adesso tocca naturalmente a loro definire temi e modi della sperimentazione io sono fiducioso assai che si possa fare un buon lavoro? Intanto l’ho detto, mi sono consultato con la preside prima di farlo, abbiamo deciso di si anche per prendere un impegno verso voi lettrici e lettori, un modo per dirvi «guardate che in ogni caso a partire da settembre vi daremo conto degli sviluppi.»
Finito l’incontro ho fatto un rapido mini giro per la scuola – perché si, se quando vado a Roma in Fondazione Giuseppe Di Vittorio perdo il treno AV per Napoli dopo una ventina di minuti o mezzora ce n’è un altro, ma se perdi la circumvesuviana ti tocca aspettare un’ora e non so se mi spiego -. Però per quanto il giro sia stato davvero mini sono stato contento assai di averlo fatto perché ho capito che il termosifone e la porta dipinta non erano un caso ma fanno parte di una storia, la storia che come mi ha raccontato la preside Pumpo mira a portare a scuola la bellezza, mira a rendere la casa dello studio e dell’apprendimento – una scuola non è un po’ anche questo? – un luogo più accogliente, più bello per l’appunto, affinché studenti e prof. e tutte le persone che ci lavorano quando ci vengono la mattina possano essere un poco più contente. Si, questo amore per la bellezza come sapete mi piace assai, e ne tratti altri auspici favorevoli, ne ho parlato anche con Giorgio Simioli, il prof. di educazione artistica – speriamo si chiami ancora così – che mi piacerebbe imbarcare anche lui nella sperimentazione, ma come ho detto prima questo non spetta a me deciderlo, e perciò mi fermo qui e mi/vi rimando a settembre.

6 Settembre 2016 Torna al Diario
Caro Diario,
oggi sono tornato a Scafati, all’Istituto Comprensivo Samuele Falco. Per la verità con la Preside Anna Pumpo per tutta l’estate non ci siamo mai persi di vista, una volta un messaggio, un’altra una condivisione sui social, un’altra volta uno scambio di idee, come si dice a Napoli ci siamo tenuti sempre in caldo e non a caso la sua è la prima scuola nella quale metto piede per l’anno scolastico 2016 – 2017.
Oggi prima ci siamo parlati io e lei e poi abbiamo incontrato le prof. e i prof. della programmazione con i quali abbiamo rifatto il punto sul progetto e sulle cose che intendiamo fare, che ti anticipo sono tante e sono belle, prima però ecco un po’ di foto per i tuoi lettori, che è sempre meglio usare più linguaggi per raccontare le cose.

Come dici? Vuoi sapere che cosa abbiamo deciso nel corso della nostra mezza giornata di lavoro? E questo che cos’è, e dammi il tempo, avevo già pensato di sintetizzare il tutto in questo modo:
1. Partiamo con la nostra attività di sperimentazione open in una sola classe. Open perché le nostre attività saranno aperte al contributo di tutta la scuola, in una sola classe per avere più tempo non solo per fare ma anche per pensare, per riflettere nel corso dell’azione, per formare le/i prof. che l’anno successivo parteciperanno al progetto, perché insomma noi insegnamo a pescare non portiamo in giro pesci, e l’anno prossimo l’I.C. Samuele Falco sarà in grado di fare da solo anche se noi continueremo a seguirloe a raccontarlo qui.
2. Partiamo a metà ottobre in una prima media. A metà ottobre per dare il tempo alle/ai prof. di conoscere un po’ le nuove prime, una prima perché così avremo un intero ciclo – 3 anni – per portare avanti le nostre attività di sperimentazione.
3. A Febbraio 2017 il carattere open della nostra iniziativa avrà una ulteriore esplicitazione con l’avvio delle attività per la partecipazione alla quarte edizione de La notte del lavoro narrato, con il lavoro al centro e le tecnologie come arnesi che gli alunni utilizzerarlo per raccontarlo.
4. Il 27 Ottobre 2016 ci sarà invece a scuola la presentazione de Il coltello e la rete. Come puoi immaginare la cosa mi ha fatto molto piacere perché comunque è una belle occasione per parlare delle cose che facciamo, però ti assicuro che mi ha fatto piacere di più perché la Preside Anna ha insistito che la scuola deve essere un luogo di elaborazione e di diffusione di cultura sul territorio.

Ecco, mi sembra di non aver dimenticato nulla, ma comunque nel caso poi lo aggiungo. Voglio aggiungere soltanto che ho trovato le/i prof. davvero assai gentili e interessati e che a me questa scuola piace assai, è un cantiere pieno di idee e di attività e sono sicuro che faremo bellissime cose. A presto, ti lascio con altre due foto.

8 Settembre 2016 Torna al Diario
Caro Diario,
stamattina mentre ero in treno ho ripensato alla riunione dell’altro giorno con le/i prof. dell’istituto comprensivo Samuele Falco e mi è ritornata in mente la considerazione tra se e sé di una di loro, che si e mi chiedeva in che modo avremmo proceduto. Naturalmente io ho fatto riferimento al post con la metodologia e tutto il resto, però poi stamattina mi sono detto ma perché non riportare la parte che serve sul loro diario?, e dunque eccomi qua.

Care prof. e cari prof. dell’I. C. Samuele Falco le azioni che realizzeremo sono più o meno queste (più o meno perché naturalmente la sperimentazione e l’attività in classe ci serve anche per aggiornare – migliorare l’idea di partenza; tenete presente anche che gli output si riferiscono a tutti i tipi di classe, dalla prima elementare all’università; naturalmente definiremo assieme quelli più adatti a noi):

Azioni Preliminari
1. Individuare le/i docenti con le quali lavorare in classe. E’ solo il primo passo, ma è un primo passo decisivo. Sbagliare a questo livello può avere controindicazioni assai rilevanti.
2. Condividere approccio, metodologia, obiettivi, tempi.
3. Definire le domande giuste per conferire senso e significato al lavoro dei docenti e a quello dei ragazzi, per valorizzare l’autonomia, le competenze e le conoscenze dei ragazzi.
4. Confrontarsi sulle attività da svolgere, sulle modalità, sugli strumenti, sugli output.
5. Coinvolgere le famiglie (è decisivo nella scuola elementare, molto importante nella scuola media inferiore, utile nella scuola media superiore e con le modalità appropriate – ad esempio attraverso lo storytelling familiare – anche all’università).

Fasi
1. Il lavoro ben fatto (senso, bellezza e utilitas del fare bene le cose)
2. Le tecnologie (definizione, uso e neutralità, dalla leva allo smartphone)
3. La consapevolezza (pensare e agire con approccio civico)
4. Il racconto (senso, identità, comunità, appartenenza)
5. L’autore (idee, progetti, prodotti)
6. La verifica (ripensarci su, aspettative e risultati, possibili nuove ipotesi)

Output
1. Narrazione e inchiesta partecipata (diari, reportage, serie web, documentari, racconti, serie tv, film, teatro, danza, ecc.).
2. Progettazione e design della classe e dei suoi arredi.
3. Progettazione e realizzazione di giochi e videogiochi.
4. FabLab, Think Thank, SerendipityFab, laboratori del pensare e del fare aperti a più scuole e a più soggetti presenti sul territorio.
5. Format inediti

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30 Ottobre 2016 Torna al Diario
Caro Diario, 
non mi ricordo se te l’ho raccontato già ma io la preside Anna Pumpo l’ho conosciuta grazie alla mia amica Colomba Punzo, anche lei preside, che Anna l’aveva per l’appunto conosciuta in occasione del concorso. Giovedì sera, su invito di Anna, Colomba e io siamo stati al I. C. Samuele Falco per la presentazione de «Il coltello e la rete.» Con Anna, Colomba e me c’era Paolo Romano, giornalista oltre che a sua volta prof.
Come dici? Che c’entra la presentazione del libro con il percorso su lavoro ben fatto, tecnologia e consapevolezza? Così rischio il conflitto di interesse? Si vede che non stai bene, amico mio, o magari è il fatto che è Domenica, che siamo tornati all’ora solare, insomma è evidente che non sei presente a te stesso. Vedi che il libro racconta proprio delle esperienze che abbiamo fatto attorno a questi temi a Scampia, all’università e a Ponticelli l’ultimo anno che Colomba ha vissuto da maestra. Insomma, come ha detto Anna Punzo, è stata un’occasione di inFormazione assai interessante per noi e credo anche per le/gli insegnanti, almeno a giudicare dal modo in cui hanno partecipato alla discussione nonostante l’ora tarda e la giornata molto faticosa e un po’ anche dal fatto che le 20 copie del libro che abbiamo portato sono finite tutte.
Come dici? Il merito è stato anche di Paolo Romano che aveva letto il libro (no, non è scontato quando si fa una presentazione), ha impostato la discussione in maniera leggera della leggerezza tanto cara a Calvino e ha fatto le domande giuste? Certo che si, ormai come sai ho una certa esperienza e ti assicuro che chi coordina la discussione influisce molto in un senso o nell’altro.
Comunque io e Colomba siamo stati contenti assai, e alla fine forse parlando con Anna è venuta fuori anche l’idea che ci permetterà di portare avanti nel modo migliore anche a Scafati.
Adesso ti saluto, anzi no, ti devo dire ancora che il mio amico Giorgio Simioli, prof. di educazione artistica e non ti dico di più perché conto presto di raccontarlo, ha cominciato a leggere il libro e ieri mi ha inviato la foto che ti allego con un bellissimo messaggio.
Ecco, adesso è davvero tutto. A presto.

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31 Ottobre 2016 Torna al Diario
Caro Diario, la Preside Anna Pumpo mi ha inviato un po’ di foto e così ho deciso di condividerle con te, spero ti faccia piacere. A presto.
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18 Dicembre 2016 Torna al Diario
Caro Diario, volevo dirti due cose.
La prima è che stamattina mi ha scritto la mia amica Preside Anna Pumpo, che prima o poi racconterò anche lei, ti garantisco che è un fulmine di guerra, per dirmi che lavoreremo con la prof. Loredana Ricchiari in una prima della scuola secondaria inferiore, si, insomma, ci siamo capiti, una prima media, e io sono stato contento assai, innanzitutto perché anche in questo caso potremo lavorare su più anni e poi perché io la prof. l’ho conosciuta, e secondo me mi troverò molto bene, ma insomma questo poi ti dico, per ora aggiungo solo che cominciamo poco dopo le feste di Natale, il 18 Gennaio.
La seconda è che ieri ho pubblicato la storia del prof. Giorgio Simeoli, lavora anche lui al Samuele Falco, ti assicuro che è molto bella, e ti consiglio di leggerla.
È tutto, anzi no. Buon Natale e che il 2017 sia per te un anno felice.

18 Gennaio 2017 Torna al Diario
Caro Diario, oggi ho conosciuto le ragazze e i ragazzi della Prima Media sezione G dell’I.C. Samuele Falco e ti dico subito che mi sono piaciute/i assai, ma veramente un sacco. 
Con Loredana Ricchiari, la prof. di Matematica e Scienze che condividerà con le/i ragazze/i e con me questo nuovo viaggio tra lavoro ben fatto, tecnologia e consapevolezza mi sono trovato a mio agio fin dalla prima volta che ci siamo conosciuti, e lo stesso è accaduto oggi sia durante la riunione che abbiamo fatto prima, sia durante l’ora e un po’ che sono stato con lei in classe, sia durante il viaggio di ritorno da Scafati a Napoli che naturalmente abbiamo utilizzato per ragionare ancora delle cose che vogliamo fare e di come le vogliamo fare, dato che sul perché le vogliamo fare siamo d’accordo già da tempo. 
Ora tu lo sai molto bene come la penso – «una cosa è fatta quando è fatta» – però stavolta un pochino mi sbilancio e ti dico che secondo me ci sono tutte le condizioni per fare un bel lavoro, si capisce da tante piccole cose – la cura con la quale Loredana ha preparato il mio arrivo, l’attenzione con la quale la preside Anna Pumpo ci segue, il fatto che abbia lasciato la riunione che stava facendo per venire insieme alla prof. a presentarmi in classe -insomma vediamo che succede ma secondo me ne vedremo delle belle con queste/i ragazze/i.
Come dici? Veniamo al punto? Eccoci. Dopo i saluti un ragazzo ha chiesto se questo progetto si farà solo in Prima G e la prof. ha detto di si e ha aggiunto che devono essere contenti di questa opportunità, che il nostro lavoro si svolgerà durante l’orario scolastico, e che insomma le cose di cui parleremo e che impareremo e faremo non sono «altra cosa» rispetto alla didattica, sono anzi una parte importante di essa.
Qui mi sono inserito io, dicendo che ce l’avrei messa tutta per non annoiarle/i, e che se invece loro si scocciavano me lo dovevano dire, e insomma un po’ di piccole cose per prendere confidenza, dopo di che ho chiesto chi sapeva che cos’è un hashtag, e lo sapevano quasi tutti, e allora ho detto che i 3 hashtag fondamentali del nostro lavoro saranno #lavorobenfatto, #tecnologia e #consapevolezza e che scopriremo come e perché essi sono fortemente collegati uno all’altro.
A questo puunto ho scritto i 3 hashtag alla lavagna e ho proposto un gioco. Io dicevo una parola e se loro la associavano alla parola tecnologia alzavano la mano.
Come dici? Vuoi sapere come è andata? Se mi dai il tempo te lo dico. Ho detto iPad e tutte/i hanno alzato la mano. Con la parola cellulare è accaduto lo stesso. Quando ho detto sedia nessuno ha alzato la mano. E anche quando ho detto scrivania. lavagna. Occhiali. Quando ho detto LIM hanno alzato di nuovo tutte/i la mano. A questo punto ho detto loro che tutte le cose che avevo citato – nessuna esclusa – erano tecnologie. Che il martello è una tecnologia, che l’ago è una tecnologia, e poi ho chiesto loro di fare un altro gioco, di dire che cosa è una tecnologia.
Vuoi sapere come è andata questa volta amico Diario? Per qualche minuto, neanche tanti, tutti zitti, e allora la prof. Loredana e io abbiamo spiegato che a questo gioco si può sbagliare, nel senso che se uno sbaglia non gli viene tolto il punto mentre chi indovina ha un punto a favore, e anche una sfogliatella, che mi sono impegnato personalmente a portare la prossima settimana. Che ti devo dire, sarà stata la sfogliatella ma si sono lasciati alle spalle la paura di sbagliare – sarà stato un caso che il primo a parlare sia stato uno dei più golosi della classe? – e sono venute fuori un sacco di cose interessanti, che io adesso qui ti racconto come me le ricordo, senza citare chi ha detto questo e chi ha detto quest’altro perché tanto quello che abbiamo fatto è un lavoro di gruppo e chi le ha dette le ha dette le cose fa lo stesso. 
Allora, vediamo, tre me le ricordo bene: Le tecnologie sono delle cose che usiamo; le tecnologie esistono da sempre; le tecnologie possono essere non solo un fatto positivo ma anche un problema. 
E oltre queste tre sono venute fuori tante altre cose interessanti che non si faceva in tempo a fermarle/i perché tutte/i volevano parlare. Dopo di che ho detto loro che per ora avremmo pensato la tecnologia come qualcosa che sta in mezzo tra l’uomo e la risoluzione di un problema, e poi abbiamo fatto tanti esempi, tipo gli occhiali che sono la tecnologia che uso per poter leggere, la sedia è la tecnologia che uso per sedermi a tavola, il coltello è la tecnologia che uso per tagliare il pane e così via. 
Come dici? A questo punto ci siamo fermati? No, ci stavamo divertendo, almeno questa è l’impressione che abbiamo avuto la prof. e io, e così abbiamo cominciato a parlare dell’uso che facciamo della tecnologia, del martello che battuto sul chiodo è perfetto mentre battuto sul dito proprio no. E poi ho chiesto di chi è la colpa se batto il martello sul dito invece che sul chiodo, mia o del martello, e naturalmente tutte/i hanno gridato «tua» e così abbiamo accennato all’idea che le tecnologie non sono né buone e né cattive, né giuste e né sbagliate, e allora uno di loro ha detto «dipende da come le usi» e qui avrei potuto pure andarmene per la contentezza.
Come dici, caro Diario? Così li abbiamo sfiniti? Non lo so, in realtà abbiamo parlato anche di perché il lavorobenfatto non è solo bello e giusto ma conviene anche, e questa voltal’esempio  della pasta e patate non l’ho fatto ma uno di loro.
 E poi l’ultimo gioco, quello abbiamo fatto con i numeri, e come puoi vedere dalla foto ho segnato con la mia pessima calligrafia 1-2-3-4-5-6-7-8-9-0 alla lavagna e poi ho chiesto di dire secondo loro qual era il numero più importante dei dieci. Le lineette che vedi di lato sono il numero di ragazze/i che hanno scelto ciascun numero, il calcolo è facile, così per stasera ti saluto, altrimenti dici che non la smetto più. A presto.

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1 Febbraio 2017 Torna al Diario
Caro Diario,
come sai oggi sono ritornato in Prima G e le cose da raccontarti sono davvero tante. 
Alla stazione è venuto cortesemente a prendermi il prof. Giorgio Simeoli, credo che te lo ricordi, l’ho raccontato qui, e ci siamo detti che più avanti sarebbe bello fare qualcosa anche con lui, che come sai insegna educazione artistica, e così mi ha raccontato che proprio ieri era stato in classe per una sostituzione e insomma quando sono entrato, appena dopo aver salutato la classe e la prof. Loredana, l’occhio mi è caduto su alcuni disegni che le ragazze e i ragazzi avevano fatto, e uno l’ho anche fotografato, quello di Nicola Falcone, te lo metto qui così lo vedi anche tu.

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Il disegno ci ha portato a parlare delle tecnologie, dalle tecnologie siamo finiti alla consapevolezza – alla domanda sul perché a un fratellino di due anni nessuno darebbe un paio di forbici per giocare hanno risposto di slancio «perché si può far male» e da lì ad associare il sapere come usare una tecnologia alla consapevolezza è stato facile – e poi al lavoro ben fatto, così abbiamo anche ripassato i tre hashtag della volta precedente.
A questo punto ci siamo ricordati dei numeri, siamo ritornati all’importanza dello zero e così ne ho approfittato per raccontare che c’è un filosofo che si chiama Hans Magnus Enzensberger che ha scritto tante cose belle e importanti e anche un libro per ragazzi che si chiama Il mago dei numeri e poi ho fatto un gioco alla lavagna moltiplicando a mente 11111 x 11111 e tirando fuori 123454321, e subito dopo abbiamo scritto 1 , 1 , 2 , 3 , 5 , 8 , 13 , e qui abbiamo chiesto alla classe di dire il numero successivo e dai banchi sono venuti un po’ di numeri a caso – così abbiamo ripreso noi con 21 , 34 , e qui la prof. Loredana ha detto di osservare la sequenza dei numeri e di pensare al successivo ed è finita che appena ho scritto 55 in due o tre hanno gridato 89, e allora abbiamo fatto i complimenti alla classe, e abbiamo raccontato che si chiama Successione di Fibonacci, e che ha a che fare con il numero aureo (sezione aurea) che a sua volta è molto importante in tanti contesti, ad esempio in architettura, per calcolare le proporzioni armoniose delle varie parti degli edifici, delle sculture e di tante altre cose.

Chiusa questa parte abbiamo cominciato a parlare dei nostri programmi futuri, perché sai, amico Diario, noi contiamo di stare assieme fino in terza media e quindi ne abbiamo di cose da fare.
Tu dici la tua, io dico la mia, ci siamo detti che ci piacerebbe in terza o magari anche già l’anno prossimo, in seconda, fare un video sul lavoro interamente ideato, scritto, sceneggiato, organizzato, realizzato, post-prodotto dalla classe.
 Per cominciare abbiamo proposto che ognuna/o di loro facesse una breve intervista – video, ma anche solo audio o anche solo scritta su un notes, come i giornalisti di una volta – a un genitore, un nonno, un parente, un amico.
Sul fatto che l’intervista avesse per tema il lavoro non ci sono stati problemi, la discussione è stata invece più accesa sulle domande da fare e su quanto dovesse durare il tutto.
Alla voce domande alla fine abbiamo deciso per quelle che vedi sulla lavagna: nome e cognome; che lavoro fai; ti piace il tuo lavoro; perché ti piace.

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Alla voce tempo è stata dura, la mia proposta di 1 minuto massimo è stata all’inizio molto contestata e continuavamo a discuterne senza fare molti passi avanti. A un certo punto però ho chiamato vicino a me un ragazzo e gli ho chiesto di farmi le domande, ho risposto e alla fine avevamo impiegato poco più di 15 secondi. A questo punto la prof. Ricchiari ha detto di rifarla e di riprenderla in video, e a noi tutte/i l’idea è parsa bellissima e sono persino riuscito a convincere la prof. di rispondere lei alle domande. Il risultato? Per me bellissimo, per te lo puoi giudicare da solo guardando il video.

Come dici? Vuoi sapere se la questione tempo è stata risolta? Solo in parte, in particolare l’alunno Vito Aramo ha insistito sulla possibilità di fare un’intervista più lunga e approfondita, diciamo di almeno 5-6 minuti, e a noi è parsa un’altra buona idea, nel senso che tutti fanno l’intervista breve e chi vuole può riprendere o scrivere una testimonianza più lunga dei propri genitori, nonni, parenti, amici, così poi pubblichiamo anche quella su Youtube, nella playlist della 1°G del Samuele Falco di Scafati del canale Lavoro narrato.

Ecco amico Diario, direi che questo è tutto, anzi no, perché abbiamo fatto in tempo a dire ancora qualcosa su quanto sia importante, per fare un lavoro ben fatto, fare un lavoro che ti piace, e quanto però allo stesso tempo fare bene un lavoro sia una necessità indipendente dal piacere di farlo. Abbiamo portato come esempio Primo Levi, ma su questo ci torno nei prossimi giorni, perché merita un piccolo approfondimento a parte.

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16 Febbraio 2017 Torna al Diario
Caro Diario, il lavoro con le ragazze e i ragazzi della 1° G entra sempre più nel vivo. Prendi ieri: in circumvesuviana avevo con me una copia de Il coltello e la rete che poi la sera con Colomba Punzo lo abbiamo raccontato a Volla grazie alle associazioni ‘A Rezza e Ci diamo la mano e mentre lo sfogliavo ho pensato che la classe che Colomba racconta nel libro era una quinta elementare, e che adesso al I. C. Samuele Falco stiamo lavorando in un aprima media, e che insomma sarebbe stato interessante riproporre alcuni dei contenuti su cui abbiamo lavorato, e così quando sono arrivato in classe insieme alla prof. Loredana abbiamo deciso di assegnare un «gioco» a casa – rispondere a sette domande entro mercoledì prossimo, quando tornerò a scuola – e di fare una domanda in classe chiedendo a ognuna/o di loro di rispondere.

La domanda è questa: Che cosa ha voluto dire il nostro amico Luca De Biase scrivendo, nel suo libro Homo Pluralis, questa frase: «Perché, anche se i computer vanno più veloci, gli umani possono andare più lontano.»
Volutamente non abbiamo letto loro quello che c’era scritto prima e non ne abbiamo discusso prima, come facciamo di norma, perché volevamo avere delle prime risposte intuitive, attivare soprattutto l’intelligenza emotiva, perché dopo che avremo le risposte settimana prossima ci sarà modo di ragionare insieme alle ragazze e ai ragazzi in maniera più meditata.
Ecco tutte le risposte, tutte in senso etterale, perché ieri per fortuna erano tutte/i presenti.

1. Gli uomini hanno molta più capacità dei computer.
2. Questa frase ci spiega che anche se i computer vanno più veloci e sono meglio di noi all’improvviso si possono rompere, può passare la moda e a noi non ci servono più. Invece le persone si possono evolvere e continuare la loro dinastia.
3. Questo vuol dire che anche se i computer sono più veloci noi possiamo pensare e andiamo più lontano anche se loro hanno internet per tutte le cose che non sappiamo e quindi noi ragioniamo.
4. Questa frase vuol dire che anche se i computer vanno più veloci noi esseri umani andiamo più lontani perché ragioniamo.
5. Anche se i computer vanno più veloci gli uomini possono andare più lontano con le tecnologie e con la mente.
6. Luca De Biase ha scritto questa frase perché voleva intendere con essa che anche se i computer sono veloci nel cercare gli uomini possono essere superiori alle tecnologie perché hanno un cervello pensante molto più efficace di quello di un computer che non ha una mente sviluppata, pensante. Infine, gli umani non riescono ad essere superiori in questo periodo perché credono che i computer sono più sviluppati di loro e che siano loro inferiori alle macchine.
7. Perché gli umani hanno la capacità di pensare e la risposta che danno viene dal cuore e non è tecnologica, cioè sente un sentimento.
8. Perché i computer anche se sono stati creati e ci possono dare molte spiegazioni ad un certo punto le informazioni che ci dicono si fermano e non vanno oltre mentre il cervello dell’uomo non ha confini e può sempre immaginare nuove cose senza mai bloccarsi e continuare a inventare e produrre nuove cose sempre più innovative e meravigliose.
9. Perché l’uomo si riproduce sempre di più e perché l’uomo si emancipa sempre di più. E anche perché l’uomo può essere più intelligente di un computer perché non siamo tutti uguali.
10. Perché i computer ormai navigano con le nuove tecnologie (come la rete, wifi, fibra ottica) invece gli umani con il pensiero arrivano ben oltre.
11. Questa frase vuol dire che se usiamo i computer noi non approfondiamo quella cosa che vogliamo sapere, invece gli umani pensando con la loro mente e le loro capacità vanno più lontano con l’approfondimento.
12. Perché i computer sono nulli di fronte a noi, noi siamo di più.
13. Per me significa che la tecnologia ci fa passare i giorni molto più veloci e quindi ci fa andare lontano.
14. Secondo me gli umani possono andare più lontani perché gli umani possiedono un cervello che può inventare nuove cose e migliorare anche i computer.
15. Luca De Biase voleva dire che anche se la tecnologia va più veloce gli uomini vanno lenti ma vanno più lontano.
16. Perché gli umani, con la loro intelligenza, possono pensare anche alle proprie opinioni.
17. Per me questa frase intende che se noi facciamo una ricerca il computer ci risponde ma non in modo ampliato, ma noi con la mente riusciamo ad andare oltre.
18. Perché i computer non camminano e non c’entra che vanno più veloci invece gli umani possono andare dove vogliono.
19. Perché i computer sono creati da noi perciò possiamo andare più lontano noi.
20. Perché gli uomini hanno vissuto prima delle macchine.
21. Questa frase vuole dire che pure senza i computer gli uomini possono andare avanti.

Come dici amico Diario? Perché non ho messo i nomi delle ragazze e dei ragazzi? Perché è importante quello che hanno detto non chi l’ha detto. Perché noi siamo una classe, una piccola grande organizzazione che apprende, che come tale interagisce al suo interno e con gli altri per abituarsi a pensare prima di fare, per condividere conoscenza, per imparare a risolvere problemi, per comprendere meglio i processi di cambiamento e interagire meglio con i contesti nei quali vive. Naturalmente lo facciamo nei modi utili e con gli strumenti adeguati a una classe di ragazze/i di 10-11 anni, ma quello che facciamo è questo, e per fare questo i nomi non servono molto, almeno per ora.

Conclusa questa parte, ci siamo spostati in una aula multimediale e abbiamo visto un po’ di video sul lavoro e un po’ di interviste ai genitori di bambini/i di quarta elementare di un’altra scuola, e ne abbiamo discusso, con particolare intensità alla fine, quando ci siamo detti che «nessun mestiere è disprezzabile» e abbiamo ricordato la bellissima frase che Nuto dice ad Anguilla nel libro La luna e i falò di Cesare Pavese: «l’ignorante non si conosce mica dal lavoro che fa ma da come lo fa.»
Per oggi è tutto, ci risentiamo presto.

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25 Febbraio 2017 Torna al Diario
Caro Diario, l’altro ieri in classe con Le/i ragazze/i abbiamo progettato una storia collaborativa tipo quella che abbiamo realizzato al Suor Orsola con la prof. Maria D’Ambrosio, Luigi Maiello, Luca Moretti e le/i ragazze/ del Corso di Comunicazione e Cultura Digitale, che se i ragazzi cominciano a fare queste cose a 11 anni, magari quando arrivano a 21 sono già un poco allenati.
Le principali indicazioni che sono venute fuori sono quelle che puoi vedere nelle due foto.

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Naturalmente prima, durante e dopo questo lavoro abbiamo parlato anche del perché è importante raccontare storie, di come e perché le storie tengono assieme le persone, le famiglie, le comunità, e del perché le storie di lavoro possono avere un ruolo particolarmente importante in questo contesto. Come dici, amico Diario? Sai che noia per i ragazzi. A tratti si, ma a tratti anche no, e comunque ci ritorneremo su, perché lo sai come funziona, per fare bene le cose bisogna prima di tutto pensare bene. Ecco, direi che in maniera molto sintetica è questo quello che abbiamo fatto lo scorso Mercoledì, mi resta da agigungere soltanto che la Preside Anna Pumpo è venuta in classe ed è restata un bel po’ con noi, e ha anche detto che ritorna, e tu lo sai bene quanto questo sia importante per i ragazzi e per il nostro lavoro, perciò ti saluto che non mi va di dire cose troppo mielose che come diceva mio padre quando uno se la suona e se la canta da solo non è che è proprio bello da vedere.

16 Marzo 2017 Torna al Diario
Caro Diario, ieri sono ritornato dalla prof. Loredana e dalle ragazze e dai ragazzi della Prima G e guarda che cosa ho trovato sulla scrivania.

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Proprio così, pianeti e astronavi realizzati con ogni tipo di materiali. E poi i disegni, con tutti i personaggi e le ambientazioni, la nonna che è la protagonista te la faccio ammirare da sola, tutto il resto scorri le foto con le frecce e guarda che meraviglia.
anonna

Tieni presente che oltre al disegno ciascuna/o ragazza/o ha scritto una descrizione del suo personaggio o della sua ambientazione, arrivo presto anche con questa parte del lavoro, così potrai vedere quante idee e possibilità sono venute fuori.
A proposito, non ti ho ancora detto che la Preside Pumpo è tornata anche ieri, ed ha ascoltato tutte le presentazioni dei ragazzi, e abbiamo cominciato anche a ragionare die possibili intrecci, insomma questa storia collaborativa sta prendendo sempre più consistenza e io mi sono impegnato a scrivere uno schema di base a partire dal quale poi le/i ragazze/i svilupperanno le diverse partti della storia tenendo conto naturalmente delle descrizioni e delle idee di ciascun componente della classe.
Ti riscrivo presto per completare questa parte amico Diario e ti lascio con la foto che ci siamo fatti fare quando è arrivata la prof. Elvira che il fatto che ogni tanto a giocare siano anche le/i prof. e le presidi e non solo le/gli alunne/i fa solo bene alla salute. Delle/dei prof., della preside e della scuola.

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21 Aprile 2017 Torna al Diario

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Caro Diario, mercoledì scorso a Scafati con la prof. Loredana e le ragazze e i ragazzi della Prima G è stata una mattinata fantastica. 
Si, si, non lo dire a me che ogni volta è bello, lo so bene, però non sempre è bello uguale e mercoledì ti assicuro che è stato bello assai.
Per la verità, come accade spesso in giornate così, l’inizio era stato un po’ moscio. Con la prof. Ricchiari avevamo deciso che avremmo provato a far connettere le cose che la classe ha fatto fin qui con la matematica e le scienze, insomma le materie che insegna la mia complice, ma le/i ragazzi stavano ancora troppo pieni di pastiera e casatiello per attivare i neuroni in modo giusto, e insomma facevamo fatica a tirar fuori delle cose sulle quali lavorare.
Ti dico la verità amico Diario, non mi ricordo com’è stato, ma a un certo punto siamo tornati alla sequenza di Fibonacci e qui le/i ragazze/i hanno cominciato a rimettersi in moto, e poi siamo finiti sulle proprietà dei numeri, sullo zero e l’uno, si, il codice binario, il computer,  su Alan Turing (che però il nome non mi veniva) e sulla possibilità di usare come linguaggio i numeri al posto delle lettere e/o delle parole.
Come dici? Hai già capito dove voglio arrivare? Sono contento per te, ma io te lo racconto lo stesso, perché non è che il lettore quando arriva qui si può mettere a chiedere a te per saperlo.
Allora, abbiamo chiesto di associare delle parole ai numeri ed è venuto fuori lo schema che hai potuto vedere nella foto che apre il post di oggi e che ti riproduco per comodità qui:
1 = amore; 2 = pace; 3 = lavoro; 4 = amicizia; 5= uguaglianza; 6 = cibo; 7 = rispetto; 8 = educazione; 9 = vita; 10 = onestà; 11 = felicità; 12 = esperienza; 13 = consapevolezza; 14 = umiltà; 15 = osservazione; 16 = tecnologia; 91 = guerra.
Tieni presente che a parte la parola 3 e la parola 91, che sono state per così dire spinte da me e dalla prof. Loredana, tutte le altre sono venute fuori in maniera spontanea dalle ragazze e dai ragazzi, ai quali poi abbiamo proposto di costruire delle piccole frasi e sono venute fuori un sacco di associazioni tipo 1 è 11, 4 è 9, 1 è 6.
Te l’ho detto amico mio, abbiamo toccato con mano quanto è importante collegare le cose ad altre cose e ci siamo divertiti un sacco. Le/i ragazzi continueranno a lavorarci ancora e pure io conto di provare a fare qualche piccola cosa, come traccia da mostrare ai ragazzi per spronarli a provarci da soli, vediamo cosa ne viene fuori. A presto.
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3 Maggio 2017 Torna al Diario
Caro Diario, ieri mi sono messo a dare i numeri. Prima divertendomi con addizioni tipo «1 + 2 = 9» e «7 + 5 = 3» e poi …
Come dici? Non gridare che non capisco! Come faccio a scrivere queste stupidaggini? Uno più due è uguale a tre e non a nove e sette più cinque fa dodici e non tre? E pensi che non lo sappia? Guarda che sei tu che ti stai facendo vecchio e perdi i colpi, perché io nel post precedente ti avevo raccontato che con le ragazze e i ragazzi della Prima G abbiamo provato a creare un nostro codice, che se tu fossi stato attento avresti capito che scrivendo «1 + 2 = 9» ho scritto «amore più pace uguale vita» e scrivendo «7 + 5 = 3» ho scritto «rispetto più uguaglianza uguale lavoro».
Come dici? Va bene, accetto le scuse, del resto siamo a fine anno e pure tu sei stanco. Allora, ti stavo dicendo che dopo aver fatto questo giochino ci ho preso gusto e insomma ho scritto una piccola cosa che vorrei farti leggere:
«Un  giorno l’1 andava al 3 con il 2 quando il 91 sbarrò loro la strada. Ho con me la 16, disse senza 8 e 7, che di solito quando ci si incontra ci si dà la mano in segno di 4. Con la mia 12 conquisterò tutto il 6 per i ricchi della terra. Ma così per la maggior parte del mondo non ci sarà 5 né 11 protestò 2. E presto finirà ogni forma di 9, aggiunse a propria volta l’1 con tutta la rabbia che aveva in corpo. Non sono problemi miei, disse ridendo il 91, e se ne andò alla conquista del mondo.
Dobbiamo chiedere anche noi aiuto a 16, disse il 2 all’1 non appena il 91 si fu allontanato. Pensi che 16 ci aiuterà?, chiese dubbioso l’1. In tutta 10 penso proprio di sì. Vedi, aggiunse, 16 non è né buona e né cattiva, né giusta e  né sbagliata, dipende da come la usi, insomma è una questione di 13. 
2 aveva ragione, perché non appena chiamarono 16 lei arrivò e si mise a disposizione.
«Cosa posso fare per voi?», chiese porgendo la mano.
«Siamo in pericolo», risposero come un sol uomo 1 e 2, «dobbiamo fermare 91».
«Se uniamo le forze ce la possiamo fare», disse a questo punto 16, e 1 e 2 furono d’accordo, e allora chiamarono 3, 4, 5, 7, 8, 9, 10, 11, 13, 14 e chiesero loro di usare tutta la loro 12 per convincere tutte le donne e gli uomini della Terra che solo con 2 e 1 ci sarebbe stato 6 e futuro per tutti, e che lo sviluppo della 16 aveva senso se serviva a preservare il pianeta e assicurare a tutti migliori condizioni di 6. E insomma nessuno ebbe da fare alcuna 15, e insomma così fecero, e quando 91 arrivò dalle donne e dagli uomini della Terra loro la cacciarono via, e da allora il 2, l’1 e la 11 prosperarono come mai prima, e ci fu 3 e 6 per tutti.»
Come dici amico Diario? È carina ma si poteva fare meglio? Sono d’accordo con te. Di più, sono convinto che oggi in classe le ragazze e i ragazzi di Prima G. con la mitica prof. Loredana Ricchiari faranno molto meglio, nei prossimi giorni ti saprò dire, ma tu intanto seguici con attenzione, perché Mercoledì prossimo tireremo tutti assieme le fila di questa prima parte del nostro lavoro che come sai continuerà anche in seconda e terza media. Un abbraccio amico mio, e a presto.

9 Maggio 2017 Torna al Diario
Caro Diario, ti comunico che grazie alla prof. Loredana e alle ragazze e ai ragazzi della Prima G. adesso non sono più solo io a dare i numeri ma siamo in tanti. Ora però, prima di farti leggere le cose bellissime scritte dalle ragazze e dai ragazzi – io ti assicuro che ho dato ai loro testi solo qualche sforbiciatina qua e là, che fare qualche errore di forma e di grammatica in prima media è più che normale -, ci tengo a dirti due o tre cose perché il nostro lavoro in classe è anche un gioco, non solo un gioco.
La prima cosa che ci tengo a dirti è che il #lavorobenfatto, le #tecnologie e la #consapevolezza ci stanno aiutando ad affrontare insieme alla classe il tema «linguaggio» e le sue connessioni con la nostra capacità di comunicare ad altri ciò che siamo, ciò che vi è, ciò che per noi è importante, vale. Lo facciamo cercando di divertirci, ma il fatto che insieme alla  prof. Ricchiari la classe abbia ideato e raccontato storie con le parole, con la costruzione di astronavi e mondi e con i numeri ha sullo sfondo proprio il linguaggio, i linguaggi, e la necessità di usarli in maniera consapevole per imparare a pensare, che tra tutte le cose che si possono imparare è la più importante di tutte.
La seconda cosa riguarda l’importanza di raccontare storie, direi la necessità del racconto per dare più senso e significato alle nostre vite e a ciò che ci accade intorno, dalla classe alla casa al mondo.
La terza cosa riguarda l’importanza dei numeri, così ci colleghiamo alle storie delle ragazze e dei ragazzi. Questo te lo dico con una citazione, dal libro di Roberto Paura, Universi Paralleli, da poco pubblicato dalla casa editrice Cento Autori: «Galileo non si sbagliava quando osservò che il libro della natura è scritto nel linguaggio della matematica. I cosmologi, da Einstein in poi, sono in grado di ricostruire l’evoluzione dell’universo solo con carta e penna (oppure, oggi, con l’ausilio di programmi informatici), grazie al fatto che tutto ciò che esiste può essere descritto in termini matematici. Un’ampia parte di questi termini matematici è ricavabile attraverso principi primi: per esempio il valore del pi greco, ossia il rapporto tra la circonferenza di un cerchio e il suo diametro, può essere ricavato senza bisogno di misurarlo in un laboratorio. I più potenti supercomputer possono calcolarne il valore fino – attualmente – a 5000 miliardi di cifre decimali.» Perché ti dico tutto questo? Perché anche questa cosa di «dare i numeri», di scrivere con i numeri, che nella nostra versione è e rimane naturalmente soprattutto un gioco, un modo diverso di farsi domande e di raccontare storie, è nella realtà «il» modo di scrivere la storia dell’Universo, o degli Universi, come direbbe il mio amico Roberto.
Ecco, di tutto questo parleremo domani in classe, cercando un poco di tirare le fila del lavoro di quest’anno e tanto di costruire il ponte che ci collegherà al lavoro del prossimo anno. Ecco, questo ti volevo dire, adesso goditi le storie di queste/i meravigliose/i ragazze/i.

10 Maggio 2017 Torna al Diario
Caro Diario, ti rimetto qui i numeri da cui siamo partiti e le storie. Come potrai vedere quando hanno aggiunto nuovi numeri per definire parole le/i ragazze/i li hanno specificati tra parentesi. Ah, naturalmente c’è pure la bella storia di Nicola che ha per titolo «I numeri sono importanti» anche se poi i numeri non ci sono, domani gli chiediamo il perché, e vedrai che anche lui sarà contento di portare a termine il suo lavoro.

1 = amore; 2 = pace; 3 = lavoro; 4 = amicizia; 5= uguaglianza; 6 = cibo; 7 = rispetto; 8 = educazione; 9 = vita; 10 = onestà; 11 = felicità; 12 = esperienza; 13 = consapevolezza; 14 = umiltà; 15 = osservazione; 16 = tecnologia; 91 = guerra.

Vitiello Ginevra
Servono solo 1 e 2

Un giorno di primavera gli abitanti di Quel Paese Li, pensavano solo al 7, alla 2 e all’ 1 fin quando il 91 non li schiavizzò per farli diventare suoi complici e far usare all’umanità i cosiddetti smartphone o cellulari come la 16.
Le giornate in quel paese erano cupe, buie e senza 17 (emozioni), gli abitanti regnavano solo sotto il governo di 91 lì c’era solo 3 e 18 (schiavizzazione) senza un minimo di 11, la 9 era solo una 19 (sciocchezza). La 16 diventò una 20 (ossessione). Lì il 6 non veniva comprato più, i 21 (soldi) abbondavano tra gli abitanti ma ognuno era costretto a darli al 91, ogni persona non aveva più 13 e 10, la 4 non esisteva più. Gli occhi delle persone erano senza 9 ed ogni persona non aveva più un 22 (nome) mancava il senso di 7 e 8. Lì non c’era più 9, l’ unica 9 che aveva 7 era il 91 .
Mesi e mesi di 18 la 9 in Quel paese lì era ormai scomparsa. La 14 iniziò a prendere il 24 (controllo) e a decidere la 9 di tutti gli abitanti, mentre in altri paesi il progetto del 91 si stava espandendo. Molte persone purtroppo per colpa delle troppe radiazioni causate dai cellulari e dalla 14 incontrarono la 90 (morte). 91 venuto a sapere di tutte le notizie di morte si fece una risata malefica di 11.
La 90 continuò ad impadronirsi degli uomini e il piano di 91 continuò ad espandersi.

Mochini Carmen
Ci vogliono tutti i numeri tranne il x+100000000000
Un giorno 2 andò da 3 e chiese dove era 4, 3 gli disse che era a casa di 1 perché 91 era andato da lui. 1 e 91 iniziarono a litigare e infine vennero 2 e 3 e insieme al 4 aiutarono l’1 a sconfiggere il 91. Vennero in aiuto 5, 8, 7 e 9 e riuscirono a far andar via 91.
Tutti stettero felici e contenti fin quando non scoprirono che il 6 stava diminuendo, tutti andarono nel panico e 17 (calma) disse loro di non preoccuparsi. 15 andò alla ricerca del problema che stava accadendo a 6, trovò la soluzione, andò dagli altri e gli disse che la causa della diminuzione del 6 era per colpa degli abitanti di Francoforte. Allora il 19 (lavoro di squadra) aiutò il 6 a non diminuire e chiamò il 20 (ordine) e gli chiese di far smettere alla gente di mangiare il 6 ( ma non di non mangiarlo proprio ma regolarmente). La gente non obbediva perché si erano alleati con 91. A far ritornare tutto normale ci provarono 1, 2, 5, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 20, 21 ma non ci riuscirono perché erano troppo influenzati dal 91 che era diventato fortissimo allora qui ci voleva il 19 che insieme agli altri numeri sconfissero il 91 che scomparve per sempre.
Le persone obbedirono a quello che aveva detto 20 e 6 si salvò. Tutti erano felici e contenti perché 91 fu sconfitto una volta per tutte, fecero una grande festa in onore del 6 perché senza non si potrebbe vivere. Dopo un certo periodo venne un altro pericolo il 90 (morte) quando 9 lo venne a sapere iniziò a star male anche lui. In quel paese non finivano mai i guai, allora si allearono di nuovo 1, 2, 5, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 20, 21 e 19.

Choaib Asmae
La 11
C’era una volta, un bel giorno la 9 era tutta 11.
E quel giorno stava tutti al 3. E tutti sapevano 1, 2, 7, 8.
Tutti – donne, bambini, ragazzi, uomini – sapevano usare la 16.
Tutte le donne sapevano fare tutti i tipi di 6.
La 11 per loro era molto importante nella loro 9.
Questa città era bellissima e a tutti piace e tutti iniziarono a …

Fiorenza Marialuigia
Tanto tempo fa in un paesino molto lontano e tranquillo c’erano 2 e 1, ma un giorno venne la 91 che decise di distruggere tutto perché a lei non piacevano i paesi dove c’era la 2 e l’1. Tutti gli abitanti del paese si spaventarono e si nascosero in una piccola grotta; visto che erano pochi, l’11 decise di escogitare un piano per distruggere la 91. Il piano consisteva soprattutto nel 17 (lavoro di squadra), perché se non c’era quello non si poteva fare nulla. Decisero così di parlare con la 91 e le dissero di fare un accordo, cioè che lei doveva lasciarli in pace ma la 91 disse con un vocione ”nooo” e aggredì il 7, la11 e soprattutto l’1. La 91 distrusse tutto e rimasero solo 4, 2, 9,11 e 10 loro erano molto tristi perché avevano perso i loro amici e non erano riusciti a sconfiggere la 91.

Fornaro Giulia

Ci vogliono solo pace e amore
Un bel giorno 1 andò da 2 e gli disse che dei video sulla 91 stavano infestando tutti i cellulari, tablet, computer, insomma, stavano infestando la 16. Due giorni dopo 1 e 2 volevano risolvere questo problema creato dalla 91 e decisero di sconfiggere questo “virus”. Cercarono di chiamare 11 ma la 91 aveva infettato anche i loro cellulari, fortunatamente la 11 arrivò spontaneamente e senza coincidenze arrivò anche 91.
1, 2 e 11 iniziarono a scappare per non essere infettati anche loro, ma 11 era troppo stanco e perdeva sempre di più le sue energie perché 91 stava conquistando il mondo. Purtroppo 91 conquistò anche 11 e lo imprigionò nelle sue celle più tenebrose e inquietanti. Allora 1 e 2 continuarono a scappare perché non volevano essere infettati come 11, fino a quando non arrivarono dietro una pietra gigante e si nascosero proprio lì.
Passò un giorno e 91 stava riposando proprio a fianco a loro, allora 1 e 2 si allontanarono e piano piano senza fare rumore se ne andarono per scoprire dove si trovava la cella super tenebrosa di 91. Dopo due giorni interi di cammino trovarono un buco nero pieno di fantasmi, sangue, sporcizia e erba marcia e senza pensarci due volte entrarono e in fondo, quasi nello spazio, trovarono una serie di celle. Passarono davanti a tutte loro e infine trovarono la cella di 11. 2 con i suoi poteri riuscì a far uscire 11 che li ringraziò per tutto quello che avevano fatto per lui. Insieme andarono alla ricerca di 91 e dopo un mese, si un mese, lo trovarono e lo affrontarono tutti insieme. Purtroppo 91 in questo mese aveva conquistato la metà della Terra e 1, 2 e 11 non sapevano come affrontare tutti loro. Avevano dei cuori malvagi, gli occhi senza vita, il viso era pieno di vene nere e avevano un simbolo strano sulla fronte, che serviva a distinguerli dalla gente normale. Una strana voce rauca disse a 1, 2 e 11 queste parole: «dovete pensare come loro, io so che voi siete buoni e senza maleficio, ma dovete cercare di pensare come loro». 1, 2 e 11 erano un momento confusi, perché non sapevano quella voce da dove proveniva e soprattutto di chi era; 11 aveva già sentito quella voce e in un batter d’occhio capì che era di 4, cercava la fratellanza che aveva perso qualche mese fa, per questo aveva dato quel consiglio a loro. Lo eseguirono con molta difficoltà perché non conoscevano la rabbia, si fecero coraggio e diventarono più cattivi che mai, dei veri cattivoni spietati senza pietà. Iniziarono ad abbracciare ogni persona che gli andava contro e dopo cinque secondi si trasformavano in persone felici e contente e iniziarono anche loro ad abbracciare ogni persona che gli andava contro. Finito con le persone schiavizzate da 91, arrivò il compito più importante e difficile che sia mai esistito, era ritenuto impossibile, dovevano abbracciare 91 e farlo cambiare idea. Si fecero coraggio e tutti incatenarono 91 e ognuno di loro lo doveva abbracciare per almeno novantadue secondi; era molto difficile perché, era quasi impossibile abbracciare 91, solo chi ci credeva veramente poteva farlo, infatti alcuni furono lanciati automaticamente lontani da quel posto, molte furono cacciate, ma non poche erano rimaste lì ad affrontare 91. Dopo due anni circa riuscirono a sconfiggere 91 e così sulla Terra viveva la 11, l’1, il 2, il 10, il 13, il 14 e tutte le cose positive che esistono sul nostro pianeta. Così vissero tutti felici, contenti e soddisfatti del lavoro che avevano fatto insieme.

Villani Antonio
Il 6 a 3
C‘era una volta il 6 che non aveva 3, ma poi decise di ottenerlo e insieme a 17 (aiuto) andò da 16 e gli domandò qualche offerta di 3 .
Offerte di 3:
Esercito: stipendio € 750/mese, ma 6 pensò che non voleva la 91, voleva 2, 1, 4, 5 e 11.
Commesso in un fast food: stipendio €500/mese, cercasi persona con 12, ma 6 pensò di non vendere ai propri coetanei per farli mangiare, se tutti i 6 erano in grado di difendersi ci fosse la 91 e poi 6 non aveva molta 12.
Volontariato in centro anziani: nessuno stipendio. 6 pensò che se non c’è nessun rendimento in un 3, non lo è un lavoro!
16 disse che è vero che non c’è rendimento, ma il rendimento dopo il 17 ad un anziano è la sua 11 che rende felici anche l’ aiutante.
6 tornò a casa con il suo amico 17 e ci pensò. Il giorno dopo 6 tornò da 16 e scelse il volontariato. Dopo due anni 6 capì che è molto meglio.

Raiola Gianluca

Storia dei numeri
Un giorno il 7 andò a casa dell’8 e gli disse che era deluso di questi ragazzi di oggi perché erano senza 7. Ad un tratto il 3 bussò alla porta piangendo perché aveva deluso il 16 perché cercava 3 e allora tra i due scoppiò 91, e allora proprio in quel momento entrò l’1 e disse loro perché litigare se avete il 4 , e allora loro due smisero di litigare, allora la casa dell’8 era tutta sotto sopra e allora lì cacciò fuori. Andando fuori li aspettavano il 9 e il 14 che avevano troppa fame e quindi si recarono dal 6 e se lo mangiarono, non se ne accorsero che all’interno della casa c’erano i familiari che avevano paura e quindi si nascosero. Il giorno seguente si recarono tutti a casa del 6 che ormai non esisteva più, gli organizzarono un funerale da 17 (Meraviglia) e a quel funerale parteciparono tutti:1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17 e perfino il 91, erano tutti tristi. Infine il 9 iniziò a dire delle cose su come sopravvivere e allora tutti se ne andarono perché era noioso e scocciante. Tutti poi volevano picchiare l’11 perché era allegro e allora lo mandarono via.

Novi Antonio 

Tanto tempo fa in una città dove tra le leggi c’era il 91, il 2 non esisteva affatto e allora molta gente iniziò a protestare stanca di fare sempre 91, andarono dal re della cittadina e chiesero se il 91 poteva essere eliminato dalle leggi della città ed aggiungere i 17 (mezzi di trasporto) così da rendere più semplici gli spostamenti. Il re però disse di no perché per lui il 91 era importante ed era fonte di potere, rinunciare al 91 sarebbe stato sciocco e allora i cittadini dissero che loro non sarebbero stati fedeli alla città e che non sarebbero stati presenti nell’esercito oppure anche se ci sarebbero stati non avrebbero combattuto o si sarebbero arresi.
Il re non cambiò idea e fu così che nel giro di un mese perse molti terreni che aveva conquistato grazie alla 91 e allora si arrese e inserì nelle leggi al posto del 91 il 17 da lì poi il 2 si diffuse nella città e pian piano si diffuse 1 e il 5 così la città da guerriera diventò pacifica e non si fecero differenze tra ricchi e poveri. La città cambiò aspetto e anche i cittadini ormai odiavano il 91 e amavano 1, 2, 3, 4, 5, 7, 8, 10, 11, 13, 14, 16 e 17.
Dopo un’anno la città onorava il 7 e il 5 i più benestanti per rispettare il 5 per un giorno all’anno si vestivano con le vesti di chi aveva pochi soldi e mangiava come lui e facevano tutto quello che faceva lui. Nello stesso giorno venne aggiunta un’altra festa, quella del santo protettore della Terra.

Sicignano Vittorio
Codici e Numeri
Era un bel giorno del 2087 quando 4 e 5 entrarono nella classe dove ormai si studiava solo informatica e tecnologia e al posto del quaderno si usava il computer volante e al posto della penna la tastiera. Era tutto cambiato. All’improvviso il 91 fece un caos facendo trasmettere dal computer madre dei virus che si trasmettevano ai computer circostanti. I virus variavano dalla pubblicità varia e non serviva connettersi al computer madre.
Tutte le cifre o codici si unirono per eliminare i virus e così ci riuscirono ma 91 continuava a dare fastidio alla classe dicendo che secondo lui erano scherzi. 8, 1, 4 e 5 cercarono una soluzione per parlare, motivarsi e trovare un accordo per diventare amici nonostante quello che 91 aveva combinato. Trovarono un modo ma lui continuava a fare scherzi e loro riprovarono con un‘altra chance ma 91 rifiutò e allora tutti gli altri numeri se ne andarono.
Vistosi solo lui li rincorse chiedendo scusa e pietà, gli altri numeri accettarono le scuse e da allora quel numero brutto, sgarbato e odioso, cioè la guerra, divenne un codice puro e prezioso. E da quel giorno e per tutti gli altri giorni e anni i codici o numeri vissero tutti in amore e d’accordo o come meglio dire felici e contenti.

Falcone Nicola

I numeri sono importanti
C’ era una volta tanto tempo fa la guerra per le persone era una cosa bruttissima ma dopo un po’ di tempo inventarono l’amore e la guerra non c’era più nel mondo. C’era la pace, e nel mondo le persone si cominciarono a fare pace e tutti si volevano bene. Le persone grandi andarono a lavorare mentre, i bambini andavano a scuola e facevano nuove amicizie, i bambini erano uguali, e grazie ai grandi che andavano a lavorare si potevano permettere di comprare il cibo per fare mangiare alle mogli e ai loro figli. I padri e le madri insegnavano ai propri figli il rispetto e l’educazione che per i padri e le madri queste due cose erano le cose più importanti. Per le persone sulla terra la cosa più importante era la vita e quando si commetteva qualche cosa brutta o si faceva qualche altra cosa dovevi essere onesto. In tutto il mondo c’era tantissima felicità e anche un po’ di esperienza. Tutti i bambini quando commettevano uno sbaglio erano consapevoli di quello che avevano fatto. E tutti i bambini erano generosi e prestavano le cose ai loro compagni di classe ma quando prestavano qualcosa osservavano attentamente che i compagni non gli spezzarono gli oggetti scolastici, non toglievano gli occhi di d’osso a quegli oggetti perché sapevano che se i genitori trovavano qualcosa di rotto o di spezzato prima le mettevano in castigo e poi non ce lo compravano più quindi stavano molti attenti soprattutto quando era l ora di tecnologia che dovevano prendere le squadrette, riga, matita pennarelli e gomme. Poi dopo tantissimo tempo hanno inventato il numero 17 che significava libertà che come ho scritto prima dopo che la guerra era finita c’è anche questa parola che come sappiamo dopo la guerra il mondo è diventato libero senza schiavi e senza guerra il numero 17 per le persone nel mondo è il più bello anche se anche in alcuni posti ci sono persone che sono morti per colpa dell’isis e sappiamo che nel mondo ci sarà sempre la guerra ma per fortuna che ci sono poliziotti,pompieri,ambulanza ecc …… anche se questa povera gente non ci possono fare niente se certa gente diventa cattiva. Il numero che aggiungo è il 18 che significa inciviltà.

Matrone Emanuele
Storia dei numeri
Tanto tempo fa il numero 1 era da solo e visto che esisteva solo lui creò altri numeri fino a 90 ed erano tutti amici. A un certo punto però si distrassero e si creò il 91 che usci dal pentolone e gli andarono tutti vicino ma lui era una persona cattiva quindi se ne andò ma nessuno lo pensò.
Qualche tempo dopo il 91 tornò con una banda di numeri cattivi (da 92 fino a 120) che volevano uccidere tutti i numeri ma loro fuggirono.
I numeri da 1 a 16 volevano far diventare buoni i numeri da 92 a 120 e anche se quando andarono là i numeri da 92 a 120 li volevano uccidere poi si convinsero a diventare bravi e così i numeri dall’1 al 16 riuscirono nel loro scopo. Fu così che il numero 91 si ritrovò da solo ma il suo potere era immenso e così per non perdere se ne andarono nella loro base e convinsero gli altri a unirsi, cosi fecero tutti insieme la pace e sconfissero il numero 91, che diventò il numero per la guerra. Cosi vissero tutti in amicizia e pace.

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16 Maggio 2017 Torna al Diario
Caro Diario, Mercoledì scorso c’è stato l’ultimo incontro di quest’anno con i ragazzi della Prima G e come puoi immaginare non è mancata un po’ di emozione.
Per cominciare ti voglio dire che per l’occasione siamo stati nell’aula magna invece che in classe e abbiamo avuto con noi il prof. Giorgio Simeoli e la preside Anna Pumpo.
Come ti avevo detto nel post del 9 Maggio ci siamo detti perché «il #lavorobenfatto, le #tecnologie e la #consapevolezza ci stanno aiutando ad affrontare il tema «linguaggio» e le sue connessioni con la nostra capacità di comunicare», perché«raccontare storie è importante», perché «i numeri sono importanti», perché «tutto questo è finalizzato a non perdere mai la nostra capacità di pensare», e a quest’ultimo proposito abbiamo letto tutti assieme la bella poesia di Bertolt Brecht, Generale, che finisce per l’appunto ricordando che l’uomo ha un “difetto”, può pensare. Sì, ci siamo detti anche che noi faremo di tutto per non perderlo mai questo difetto.
Un altro momento assai carino della mattinata è stato quando alcune/i ragazze/ hanno letto le loro storie con i numeri alla presenza della Preside, un po’ perché loro naturalmente si emozionano, un po’ perché hanno scritto cose davvero molte belle.
A proposito, non ti ho detto ancora che all’inizio abbiamo avuto un po’ di problemi con le apparecchiature tecnologiche – computer, lim e compagnia bella – ma la prof. Ricchiari è forte assai anche da questo punto di vista e insomma in pochi minuti ci ha messo in condizione di procedere. Ancora alla voce prof. Ricchiari, vedi che oggi pomeriggio Loredana racconterà del lavoro che abbiamo fatto a genitori e colleghi, e dunque parlerà anche di te, perciò ricordarti di mandarle un bigliettino di ringraziamento che di sicuro ci farà fare una bellissima figura.
Tornando a mercoledì scorso, la sorpresa più bella è arrivata che mancava una mezzora alla fine, perché per genio e per caso abbiamo scoperto che l’alunno Gianluca Raiola è, tra tante altre cose, uno Youtubber, e così abbiamo visto e commentato tutti assieme un suo video, e ne è venuta fuori una riflessione collettiva bellissima dal punto di vista del lavoro ben fatto e dell’uso consapevole delle tecnologie, neanche l’avessimo fatto apposta.

Ecco, direi che dopo ci sono stati soprattutto i saluti, e la voglia di rivederci il prossimo anno scolastico e di riprendere il nostro lavoro, perché come sai con queste/i ragazze/i lavoreremo fino in terza, l’anno prossimo faranno parte della squadra degli autori de Il Piccolo Principe, e li porteremo anche all’università a conoscere i loro “colleghi studenti” più grandi, e se le cose procedono come devono procedere il terzo anno gli facciamo realizzare un docmentario sul lavoro ben fatto, ma comunque adesso è meglio che mi fermo, che altrimenti faccio la parte del fanatico secchione e questo proprio non mi va.
A presto.

ig9