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Nessun mestiere è disprezzabile

Sto rileggendo «Libro di sogni» di Jorge Luis Borges (Adelphi). E’ un’antologia di racconti deliziosi che hanno, come suggerisce il titolo, per denominatore comune il sogno. Quando l’ho visto in libreria – credo sia la terza volta che lo compro, la prima perché era la prima, la seconda perché stava nella collana Adelphi con tutte le opere, questa terza perché i libri come tutte le altre cose li ho lasciati con gioia dove stavano, che già era troppo il peso nel varcare quella soglia che mi sembrava assurdo aggiungerne altro – ho pensato che nei miei sogni di scrittore mi sarebbe piaciuto scrivere «Libro di lavori», l’antologia del lavoro ben fatto, e così l’ho portato via dallo scaffale con leggerezza. 
Non vi ho detto ancora che sono un ri-lettore fortunato, perché non ricordo quasi nulla delle cose che leggo, e così quando ri-leggo mi stupisco, mi emoziono, mi meraviglio quasi come se fosse la prima volta. E’ successo anche quando sono arrivato a pagina centosettantanove e ho trovato questo racconto di Rabbi Nissim, saggio ebreo vissuto in Tunisia fino a poco dopo la metà dell’anno mille, intitolato «Nessun mestiere è disprezzabile». Ci sarà sicuramente nel «Libro di lavori» che verrà, però intanto ho pensato che vi poteva far piacere leggerlo, che a me ci vuole ancora un po’ di tempo.

«Un sant’uomo chiese a Dio di rivelargli chi sarebbe stato suo compagno in Paradiso. La risposta gli giunse in sogno: «il macellaio del tuo quartiere». L’uomo rimase molto amareggiato, per la volgarità e l’ignoranza del personaggio. Digiunò e rifece la domanda, in preghiera. Il sogno si ripeté: «il macellaio del tuo quartiere». Pianse quell’uomo devoto, pregò e implorò. Di nuovo lo visitò in sogno: «In verità, se non fossi tanto devoto, saresti punito. Cosa trovi di così spregevole in un uomo di cui non conosci la condotta?». Allora egli andò a trovare il macellaio e gli chiese della sua vita. L’altro gli rispose che divideva i suoi guadagni fra i poveri e le esigenze della sua famiglia, ma convenne che erano in molti a comportarsi come lui; ricordò allora che una volta aveva riscattato, in cambio di una grossa somma di denaro, una ragazza che era stata catturata dalla soldataglia. L’aveva educata e pensava di poterla dare in matrimonio al suo unico figlio, quando si presentò un giovane forestiero dall’aria afflitta e dichiarò di aver sognato che la sua promessa sposa fin da bambina, rapita da alcuni soldati, si trovava proprio in quel luogo. Senza esitare, il macellaio gli consegnò la ragazza: «Sei davvero un uomo di Dio» disse il santo curioso e sognatore. Nell’intimo dell’anima desiderò incontrarsi ancora una volta con Dio, per ringraziarlo in sogno del buon compagno che gli era stato destinato per l’eternità. Dio fu di poche parole: «Amico mio, nessun mestiere è disprezzabile».»
Rabbi Nisim, Hibbur Yafé Mehayeschua
geremia1