Marco, la musica e le motivazioni

Caro Diario, Marco Florio è per me una persona molto speciale. Lo è per diverse ragioni, te ne dico due, anzi tre, perché altrimenti la faccio troppo lunga, la sua storia Marco l’ha raccontata come meglio non saprei fare, e come procedo in questi casi lo sai, lascio la parola direttamente a lui e al massimo torno alla fine per due righe di commento, ma non è detto.
Allora, la prima ragione è che Marco lo conosco da quando è nato, giorno meno ma siamo lì, sono amico dei genitori da prima che nascesse, e potrei raccontare cose di quando aveva 3 o 4 anni che lui manco si ricorda, o forse sì, ma comunque non te le dico, questo gioco ha delle regole e non intendo disattenderle.
La seconda ragione è che Marco ha fatto sempre lavori che io non capivo bene, e sono stato sempre curioso di capirli, in questi ultimi anni più volte gli ho chiesto se voleva raccontarsi, chissà che non sia questa la volta buona.
La terza, che però è la più importante, è che ogni volta che ho avuto la possibilità di parlare con lui del suo lavoro, non tante per la verità però sempre, sono stato colpito dalla serietà, dall’impegno e dalla passione con cui lo ha affrontato, compreso il brevissimo periodo in cui ha collaborato con me a un progetto, ne fa cenno anche nella sua storia, che non era un vero e proprio lavoro, però lui mai una sbavatura, un ritardo.
Per quanto mi riguarda è tutto, lascio la parola a lui, a dopo, forse.

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Ciao Vincenzo, tu lo sai ma chi ci legge no, perciò comincio dicendo che sono Marco Florio e sono nato a Napoli il 01/01/1979. Si proprio così, dò inizio ad ogni anno ormai da 43 anni.
Figlio unico di genitori separati (da quando ne ho 18), ho imparato sin da piccolo cosa vuol dire saper “bastare” a se stesso. Non so se in italiano corretto può passare, ma è il modo migliore che conosco per comunicarlo. Questo non vuol dire che ho avuto un’infanzia solitaria, anzi, ma la compagnia dell’ “estraneo” ha avuto sempre un significato per me aggiuntivo, che doveva migliorare la mia situazione di figlio unico. Per questo, forse, le persone che sono entrate nella mia vita sono entrate sempre per pura spontaneità e mai per una necessità.
Ecco che, nella condizione di crescere “da solo”, ho trovato subito la mia alleata, la mia compagna: la musica.
Sin dall’eta di 4/5 anni ho cominciato a scoprire le prime cassette di mio padre e mia madre e poi man mano i primi vinili, si vinili.
Uno in particolare: il primo album di Pino Daniele, il titolo era proprio questo, Pino Daniele. Un’immagine sulla copertina che non dimenticherò mai, divisa in quattro fotogrammi nei quali è intento a farsi la barba.
Ricordo che con molta curiosità, da solo prendo il vinile, lo metto sul piatto, appoggio lentamente la puntina come avevo visto fare, e … magia.
Chitarre, batteria, percussioni, fiati, la voce di Pino che sdoganava il dialetto e quel sound che avrebbe fatto storia.
Inizia così la mia storia con la musica. Ho voluto dare maggiore spazio alla musica perché caratterizzerà tutta la mia vita e diventerà anche parte del mio lavoro.

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Cosa aggiungere? Che mi piacciono le persone vere e genuine. Odio il ciuccio presuntuoso. Non mi piace l’ipocrisia, il perbenismo, la falsa morale.
Amo viaggiare. Penso di aver viaggiato abbastanza. 4 volte in Thailandia (con tante marachelle), 2 volte Cuba, Panama e San Andres (Colombia), Israele, Tunisia e le grandi città europee.
Di sicuro la Thailandia per la sua spiritualità è stata una delle mete che mi ha colpito di più ed è quella più lontana che ho visitato. Penso che visitare popoli e civiltà lontane dalla nostra sia alla base per capire chi sono loro, ma soprattutto per capire chi siamo noi e che valore abbiamo sull’intero pianeta terra.
Per farla più semplice, il viaggiare lontano mi ha dato la giusta percezione da dare alla mia vita in relazione agli altri.
A livello emozionale forse è Cuba il posto che mi ha dato di più. La sua povertà ma, nello stesso tempo, la leggerezza con la quale la affronta, in una continua melodia caraibica, non sono cose che dimentichi. Come non si possono mai dimenticare gli occhi dei bambini quando gli regali una maglietta.
Gerusalemme, anche da ateo, posso dirti che è una città con una spiritualità unica al mondo. Si sente che è la città santa per tre religioni diverse.
In Europa, un luogo che mi ha sempre affascinato è Ibiza, sia perché è la mecca della musica elettronica che riesce a mescolare diversi popoli di varie parti del mondo in maniera omogenea. A parte i soliti stereotipi sulle discoteche e su Ibiza, l’isola, se conosciuta bene, porta con se un forte senso di libertà e spiritualità.
Tra le cose che amo sicuramente c’è il Calcio ed il Napoli, ma qui entriamo in una sfera irrazionale e anche identitaria che non ti so analizzare bene. Sono riuscito a vedere Maradona dal vivo al San Paolo nel 1989, avevo 10 anni. Giocare a pallone ha fatto sempre parte della mia infanzia e adolescenza e anche su questo argomento potrei aprire una grande parentesi ma sarei OFF TOPIC (aggio parlato bello eh?)
Mi piace seguire la moda, ma non in maniera ossessiva, nel senso che viene prima il mio gusto personale.

Dopo il diploma di liceo scientifico, ottenuto senza grandi trepidazioni, mi sono iscritto all’università “l’Orientale” alla facoltà di scienze internazionali diplomatiche un pò per vero interesse un pò anche per seguire le amicizie del liceo. Durante il primo anno universitario ho avuto la mia prima esperienza lavorativa seria. Ho fatto parte dell’organizzazione della 1° Fiera del baratto e dell’usato dove mi occupavo della logistica e anche della sicurezza. Esperienza molto formativa per quanto riguarda il contatto con il pubblico e per il lavoro di squadra. Ne ho fatte 10 in totale. Più avanti ho collaborato con te a un progetto web sul mettersi in proprio, su come creare un lavoro indipendente.
Gli inizi all’università sono stati difficili, 6 esami fatti in 2 anni, pochi. Decido perciò di lasciare e di svolgere l’anno di leva come obiettore di coscienza e così, tramite l’ARCI ho gestito, nelle ore diurne, un caffè letterario chiamato “Lontano da Dove”.

Intanto dall’età di 14/15 anni avevo cominciato ad appassionarmi all’arte del djing e alla musica dance. Ho sempre messo la musica nelle feste sin dall’inizio. Per me la festa non era stare con tutti a ballare, ma ho sempre percepito, sin da subito, che volevo indirizzarla io la festa con la mia musica.
Ho avuto 2 piatti technichs 1200 e un mixer a casa che hanno sempre accompagnato le mie giornate.
Nel 2002 ho avuto la possibilità di entrate a fare parte di una radio molto conosciuta in città, come regista radiofonico. Di sicuro è stata l’esperienza più lunga e significativa della mia vita lavorativa. Ci sono stato 12 anni. Ricordo ancora l’emozione dei primi giorni e il fuoco che avevo dentro. Si, il fuoco. E proprio come una fiamma che man mano va spegnendosi, cosi ho vissuto questo percorso.
Non sono uno che si autocelebra, ma il mio lavoro lo facevo bene, forse di più: lo facevo con passione. Ma come tutte le passioni, vanno alimentate. Purtroppo qui al Sud (o forse dappertutto?) la maggior parte degli imprenditori non ha le competenze, non ha la sensibilità per poter stare nei posti di comando. La meritocrazia non esiste e non c’è una progressiva evoluzione della figura professionale.

Mi sono ritrovato nel 2014, dopo 12 anni come ti ho detto, con la consapevolezza che non avrei potuto scalare delle posizioni e progredire nel lavoro, cosa che mi ha profondamente sconfortato e portato ad avere quasi un rifiuto per quelle persone e per quel lavoro. Lo so, mi dirai: “ma c’è il fravecatore (il muratore) che sfraveca da quando ha 15 anni fino ai 60″ ed io ti rispondo: “lo so, ma le motivazioni per me sono tutto”
Fatto sta che le strade si sono separate ed io mi sono ritrovato a 35 anni senza più niente.
Aspetta, forse è meglio senza lavoro, ma sempre con la passione per la musica, così sono andato in estate a lavorare come dj in Tunisia facendo il dj resident di un Beach club di un mio amico che mi ha permesso poi di fare una serata al Pacha discoteca molto importante ad Hammamet.

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L’anno successivo ho lavorato con mio padre per mettermi alla prova e per conoscere il lavoro del “venditore di pubblicità”, esperienza molto importante.
In quella stessa estate ho avuto la possibilità di lavorare per tutti i mesi estivi in un locale di Porto Rotondo, in Sardegna, dove mi sono occupato della gestione del locale e della selezione alla porta. Qui ho conosciuto una persona che aveva un’agenzia di comunicazione a Napoli che mi ha proposto di collaborare con loro come venditore di spazi pubblicitari su diversi media (web stampa, cinema, eventi).
Sono stato con loro dal 2015 al 2020. Anche qui purtroppo devo constatare che molte aziende ti richiedono la partita iva e quindi di essere un collaboratore, ma in realtà tu per loro diventi un dipendente. E qui scatta la domanda: perché bisogna avere le incombenze di un lavoro subordinato senza avere però averne le tutele e i diritti (stipendio fisso, malattie, e ferie varie)?
La mia risposta è ancora una volta che alcune realtà, purtroppo, non hanno la capacità di inquadrare e collocare seriamente le figure professionali. Prima il mio crescente malumore e poi il covid di fatto hanno messo fine anche a questa esperienza. In ogni caso, anche in questo caso non mancano le note positive, un esempio per tutti è quando quest’agenzia, nel 2017, ha avuto la concessione per organizzare il Capodanno a Napoli e io ho potuto mettere musica davanti a migliaia di persone.
Nonostante negli anni abbia avuto la possibilità di lavorare come DJ in diverse location (Parco Virgiliano, Villa Floridiana, ecc.) e in diversi locali della città, poterlo fare alla rotonda Diaz, a Capodanno, è stato il massimo.

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Il covid e il lockdown hanno dato, a me come a quasi tutti, la possibilità di fermarmi, di ragionare e pensare, di cercare di riavvicinarmi al mio vero io, di potermi riconoscere in quello che faccio, in quello che vivo.
Detto in breve ho messo la musica al centro della mia quotidianità.
Ho potuto ascoltare vari generi, e questa possibilità di connettermi completamente con il mio “io” mi ha dato la spinta per provare a far sì che questa passione, anche alla mia età, possa diventare una realtà e trasformarsi in un vero lavoro.
La prima cosa che ho sentito di fare è stata quella di cominciare ad approcciare alla musica elettronica in maniera veramente professionale, cercando di andare oltre al “suonarla”, e cioè produrla.
Quando sei produttore hai qualcosa da raccontare, delle storie e, per questo, anche come DJ, cominci ad essere considerato maggiormente. Nonostante ai nostri giorni si può emergere per diverse caratteristiche, penso che la professionalità premierà sempre.
Mi sono creato un piccolo “Home Studio” e ho cominciato ad approcciare seriamente con la produzione. Mi ha seguito una persona che aveva già dimestichezza con il software e vorrei prendere lezioni da un maestro certificato.
Vincenzo, quello che sto facendo è un’arte e quindi complicata. Ha bisogno di molto studio e costanza. Bisogna avere “fame” per poter fare quello che ti piace ed io sto alzando il mio livello di appetito.
Il percorso è fatto di vere salite e discese, sia pratiche che interiori, trovare un equilibrio è fondamentale. Soprattutto devi essere disposto a rinunciare a qualcosa. Il volere a tutti costi raggiungere degli obbiettivi implica togliere del tempo al cazzeggio, agli amici, alle ragazze, cosa che non sono riuscito a fare fino ad oggi e che ora sono pronto e maturo per fare.

Penso di averti detto tutte le cose più importanti, ti lascio con un’ultima considerazione e due link.
La considerazione: spero si sia capito, per me il lavoro è importante perché è un modo per poter esprimere la propria persona. Per questo sarebbe meglio tendere a trovarne uno che si addica alle tue caratteristiche. Aggiungo anche che il lavoro è degno di poter essere chiamato tale quando si dà il massimo per poterlo fare al meglio, qualsiasi lavoro si scelga di fare.
Il primo link è quello dove puoi ascoltare qualche mia produzione.

Il secondo ti porta invece alla pagina dei podcast mixati.
Sperando di averti incuriosito, ti auguro buon ascolto.

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Caro Diario, io non ho niente da dire se non che oggi sono d’accordo con Marco che la motivazione è tutto, che poi non è che ieri non ero d’accordo, però ero più drastico, più spigoloso, e non mi spiegavo bene. Perché sì, la motivazione è tutto quando puoi fare una scelta, perché se puoi fare solo il muratore per campare, lo fai, che ti piaccia o no. Il punto, e anche qui tiene ragione Marco, è che in un mondo appena un po’ più giusto e meno diseguale tutti dovrebbero avere la possibilità di scegliere. Adesso è veramente tutto, ti lascio con il link a Pino Daniele su Spotify, penso che Marco sarà contento, capisci a me.

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