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L’ispirazione

Caro Diario, Giuseppe e io abbiamo fatto delle piccole chiacchiere di bottega. Come accade spesso è successo per genio e per caso, prima abbiamo scritto sul muro un po’ di parole, poi abbiamo registrato un po’ di pensieri e li abbiamo ascoltati, dopo di che ci è venuta la voglia di metterci le mani, di lavorare con le parole e i pensieri e così li abbiamo editati.
A proposito, il muro dove abbiamo scritto è quello di Jepis Bottega. Il libro uscirà per Natale, forse. Di certo le chiacchiere tra maestro e allievo le abbiamo fatte diventare un podcast, giusto per incuriosirti te ne trascrivo un pezzetto, però poi conviene che lo ascolti tutto, vedrai che ne vale la pena.

#lavorobenfatto

Vincenzo
La mia terza domanda ruota ancora intorno a una parola, Aspettativa. Quando sei maestro qual è la tua aspettativa più importante nei confronti dell’allievo e viceversa, cioè come funziona quando invece sei allievo. La difficoltà questa volta sta nello scegliere solo una cosa, una da parte del maestro e una da parte dell’allievo.

Jepis
L’aspettativa. Come aspirante maestro …

Vincenzo
Guarda che conviene che la finisci con questa storia dell’aspirante maestro, tu sei un maestro, anche perché in fase di trascrizione aspirante non lo scrivo …

Jepis
Va bene, non lo scrivi, però nel podcast resta, io ho detto aspirante maestro non maestro, nel podcast viene così.
Allora dicevo, l’aspettativa per me si forma, e mi spiego: preferisco partire senza aspettativa e co-crearla con chi è di fronte a me. Non ho una unica aspettativa, per certi versi non mi fido della mia aspettativa prima di cominciare, quando sono solo tra me e me. Per me l’aspettativa è qualcosa che deve incontrare la realtà e in questo caso la realtà è la capacità di chi hai di fronte, ed è lui o sono loro che ti devono confermare l’aspettativa, per questo è importante crearla, costruirla assieme.
Cosa vuol dire crearla insieme? Vuol dire che tu hai mezza idea e l’altra mezza ce la mette l’allievo, secondo me è così che deve funzionare, l’aspettativa in sé, se non è un processo partecipato, è una falsa promessa, è limitante, molto limitante.
Direi meno aspettativa e più visione. Perché sull’aspettativa mi posso ingannare, sulla visione no, perché la visione dà più opportunità all’allievo, l’aspettativa lo limita, sia perché è mia e non sua, sia perché è troppo realistica, si basa troppo sul breve termine.
Dal versante dell’allievo, e sottolineo che mi sento sempre più leggero, più comodo, più agile, più malleabile in questo ruolo, l’aspettativa è molto legata al tempo, all’impegno che posso dedicare al lavoro che sto svolgendo. In ogni caso nella versione allievo l’aspettativa la stresso al massimo, punto sempre in alto, come dice Gerry Kennedy nel film P. S. I Love You, “mira alla Luna, se la manchi sarai sempre tra le stelle”.
L’aspettativa dell’allievo è in definitiva la voglia di chiedere sempre tanto, ma tanto di più, a se stessi e al proprio maestro, perché in questo modo mal che vada andrà comunque bene.
L’ultima cosa che mi viene da dire è che come allievo l’aspettativa la tengo sempre a un livello dark, inside, a un livello molto privato; mi viene difficile raccontare l’aspettativa prima di fare qualcosa.

#lavorobenfatto

Buon ascolto.