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da 99 a cento

CIP, 28 FEBBRAIO 2020
Caro Diario, non sai quante cose si possono imparare facendo la pizza, persino quello che sai già acquista un valore diverso, facendo. Naturalmente non voglio guastarti il piacere di guardare il racconto, ti anticipo solo qualche pensiero rubato: “Il lavoro umile non esiste perché il lavoro dipende sempre da come lo fai. Anche se la sera prima ti hanno dato il premio Nobel per la fisica la mattina dopo, se vuoi progredire, ti devi svegliare e devi dirti in fisica, io, oggi, che cosa debbo imparare. È importante acquisire una distanza tra il tuo essere maestro e il percorso che hai dovuto fare, i 99 scalini, per diventarlo. Più dai autonomia ai tuoi allievi e rendi autonome le tue creazioni più ha senso il tuo essere maestro. Nel caso di Geppetto, ha avuto bisogno della fata Turchina, nel nostro caso la fata Turchina è il lavorobenfatto.”
Ecco, spero di averti incuriosito almeno un poco amico mio, adesso guardati il video e fammi sapere cosa ne pensi.

 

Come dici caro Diario? Che cosa stiamo cercando di fare Giuseppe Rivello e io? Più o meno questo: ripensare il lavoro e l’impresa a partire dalle relazioni tra maestro e allievo, teoria e pratica, mano e tecnologia, uomo e macchina. Ti dico di più, abbiamo anche definito un format per farlo, puoi vederlo nella versione zero in questa pagina.

Come puoi immaginare c’è ancora tanto da lavorare, del resto i prototipi servono proprio per collaudare, fare modifiche, perfezionare, però gli ingredienti del progetto di ricerca che abbiamo in testa ci sono tutti, compreso quello a cui personalmente tengo di più, l’abbandono della visione tutta occidentale degli opposti, quella che ti porta a separare il bello dal brutto e il maestro dall’allievo, il buono dal cattivo e la teoria dalla pratica.

Quando vedrai i racconti capirai meglio perché, ma sappi che se Jepis non avesse indovinato il titolo killer io questo progetto avrei proposto di chiamarlo “il tao e l’arte di innovare le organizzazioni”.
È tutto, lo so che fai fatica a crederci, ma la parola adesso ripassa alle immagini. Buona visione.

carta-e-penna

Leggi il post di Giuseppe Rivello su Storie di Bottega
Leggi il post di Michele Croccia su MicheleCroccia.it

da 99 a cento è un progetto di ricerca ideato e diretto da
giuseppe jepis rivello e vincenzo moretti

Obiettivi: ripensare il lavoro e l’impresa a partire dalle relazioni tra maestro e allievo, teoria e pratica, mano e tecnologia (utensili, attrezzi di lavoro), uomo e macchina.
Contenuti: storia di bottega, protagonisti, approfondimenti tematici, scenari.
Produzione: Jepis Bottega e #lavorobenfatto

NAPOLI, 2 MARZO 2020
Caro Diario, secondo me questo progetto merita di essere discusso, approfondito, condiviso, e l’ho detto via social alle mie amiche e ai amici e un po’ di loro mi hanno preso sul serio. Come faccio sempre in questi casi pubblico tutto, anche un semplice pensiero, ho soltanto aggiustato qualche affettuosità e omesso qualche post solo zucchero e complimenti, ma per il resto c’è tutto. Se come spero ne arrivano altri, o anche se qualcuna/o che è già intervenuta/o vuole ritornarci su sono contento, aggiungo tutto, compreso naturalmente i link agli amici e alle amiche che volessero riprendere la  discussione sui loro canali. Per adesso è tutto, buona lettura.

Giovanna Bellotti
Buon lavoro! Mi ha dato un lampo di luce e speranza sentire dei tuoi tentativi di approfondimento sulla manualità.

Antonio Verrastro
Ciao Vincenzo, condivido appieno il messaggio che hai voluto mandare con questo video, sopratutto sul fatto che la pratica ti da gli strumenti per fare teoria come io ho sempre creduto. E, secondo me, questo messaggio hai saputo adattarlo ad ogni campo/tipo di lavoro (“non esistono lavori umili perché dipende da come li fai”).
Spero che altri ragazzi come me vedano questo video e ne traggano il meglio e migliorino giorno dopo giorno, scalino dopo scalino.

Maria D’Ambrosio
Vincenzo, le connessioni e le suggestioni sono tante. Io credo sia un tema strategico, quello che hai trasformato in progetto con Giuseppe Jepis Rivello.
Sull’ultimo numero della rivista Metis, ho pubblicato un mio saggio dedicato proprio al tema di maestro/allievo, l’articolo lo trovi qui, spero ti piaccia.

Giusi Giovinazzo
Caro Vincenzo, un grazie immenso, per ogni parola che condividi, piena di tecnica e sentimento. L’incipit della lettera con cui provavo a raccontarti mesi fa l’emozione di Novelle artigiane resta piena di gratitudine. Negli universi paralleli, il mio cuore deve essere su qualche sgabello delle tue botteghe semantiche, da anni. Me lo dice lo stupore per la sincronia di senso con cui accolgo le tue riflessioni. Le tue parole arrivano sempre al momento giusto. Come se mi ricordassero continuamente, in precisi intervalli in cui l’animo ne ha bisogno, il senso e la fiducia nel lavoro che mi riempie di gioia sperimentare sulle piccole comunità.
Sono andata a prendere il giornale stamattina, ho salutato una mamma che si prende cura delle aiuole nel centro storico. E nello stesso momento abbiamo incontrato un anziano che abita in un vicinato in cui ha sistemato la scorsa settimana altre piante, chiedendogli di dare un po’ di acqua a quei boccioli. Lui ha risposto “A disposizione, è un piacere. Venite a prendere il caffè”. E io pensavo che è uno dei gesti, di familiarità e generosità, che vorrei trasformare in parametri per misurare l’impatto sociale di qualsiasi progetto. Gli sguardi che si alleano per restituire bellezza tra le pietre del paese.
La tua felicità è di profonda ispirazione. Grazie. Spero di incontrarti presto, a Cip, in quel magico luogo che è la bottega di Jepis!

Matteo Bellegoni
Io mi sento ancora molto distante da tutti i miei possibili 99, ma so che la strada che ci indichi tu è quella giusta. Lo so perché è l’unica che ci da senso e identità, perché scalino dopo scalino possiamo trovare il nostro posto nel mondo, ma soprattutto per la grande lezione che mi hai insegnato tu, quella del 99 a 100.
Se accettiamo, come mi hai sempre detto tu, che i nostri limiti si spostano con noi, allora abbiamo davanti due strade: mollare tutto o accettare che non abbiamo altra scelta che migliorare ogni giorno noi stessi e porci il limite come un orizzonte e non più come un traguardo irraggiungibile.
Non posso far altro che ringraziarti per la costanza e la testardaggine con cui provi a diffondere nel mondo questa verità, che non è la tua verità, ma la strada con cui ognuno noi può trovare la propria verità.

Daniela Chiru
Bellissimo pensiero. Apprendere, comprendere, evolvere.

Stefania Pellegrino Polti
La sua voglia di imparare e la passione che mette sicuramente la premierà. Poi come diceva il mio papà “bisogna metterci amore nel fare le cose” e lei ha colto nel segno.

Michele Esposito
Ciao Vincenzo, ti scrivo perché ho appena letto l’articolo e visto il video e ho deciso di farti sapere che ne penso. Hai colto in pieno due aspetti fondamentali della mia attuale vita lavorativa, il primo lo reputo un limite il secondo un obbiettivo raggiunto.
Il limite riguarda i lavori nobili e quelli umili. Un limite perché essendo un ex liceale che si ė fermato ad esso ho sempre sentito questa abissale differenza come per esempio con i miei ex compagni di classe attuali dottori, avvocati ecc. Non ti nego che questa cosa pian piano la sto superando ma credimi sogno davvero che non esistano più lavori nobili o umili ma che si parli di lavoro, della sua vera essenza.
L’obiettivo invece ė quello tra allievo e maestro, nel mio lavoro io il passaggio potrei dire di averlo fatto, faccio il mio lavoro in modo autonomo e lo faccio discretamente, credo di essere arrivato al 99esimo scalino ma continuo a sentirmi allievo e questa cosa mi piace.
Poi il terzo punto ė la felicità! Cosa c’è di più bello di sentirsi felici?

Paolo Tuveri
Tutti i lavori sono nobili, anche quelli più umili, quando ci metti il cuore nel farlo ti viene spontaneo dire lavoro ben fatto, e lo dici con una certa soddisfazione, ma subito dopo sai che non basta più, serve andare oltre per migliorarsi. Penso che in ogni campo lavorativo ci siano maestri e allievi, bisogna rubare l’esperienza del maestro per poi diventare tu stesso maestro per poi tramandare la tua esperienza a un altro allievo come una lunga catena che non finisce mai !

Laura Ressa
Leggere e guardare attraverso i vostri occhi mi dà sempre la grande opportunità di imparare cose nuove e avere fiducia nell’idea che il lavoro ben fatto sia realtà!

Marcus Pace
Tramandare per imparare. Le mani al centro, la tecnologia lo strumento di supporto.

Luca Pellegrino
Maestri e allievi che si rincorrono, diventando ora l’uno ora l’altro; un gioco attraverso il quale inevitabilmente si assiste ad una crescita continua. Maestro – Allievo Vincenzo Moretti, Maestro – Allievo Michele Croccia, Maestro – Allievo Giuseppe Jepis Rivello; hanno insegnato, hanno imparato e continueranno a fare tutto ciò. Da leggere e da vedere.

Simone Bigongiari
Bellissimo questo nuovo progetto! Quando scrivo di lavoro utilizzo sempre l’hashtag #ripensareillavoro, perché per me è indispensabile pensare a ciò che facciamo e pensare a come farlo sempre nel migliore dei modi. In bocca al lupo e per qualsiasi cosa ci sono!

Luca Marcolin
Bellissimo. Grazie della condivisione ma, soprattutto, dello stimolo a fare del nostro lavoro sempre una eccellenza, indipendentemente dal lavoro che facciamo. Di farci maestri ma, soprattutto, di rimanere sempre allievi!

Sergio Giovanni Lorusso
Una lezione che coinvolge dal primo secondo all’ultimo; concetti alti sul lavoro e sull’uomo che lo svolge.

Maria Grazia Fariello
Già, si possono imparare tante cose e una di quelle è che nella vita non è mai troppo tardi per imparare.

Maria D’Ambrosio
La bellezza della vita sta proprio nella possibilità che ci è data di imparare dagli altri, di aprire e riconfigurare sapere e fare.. Si è sempre allievi e qualche volta maestri. L’essenza della vita è dare concretezza alla possibilità di scegliere sempre nuovi maestri. Grazie per fare da esempio a questa concreta possibilità e di condividerla perché ciascuno possa moltiplicare e cogliere le tante opportunità che la vita offre.

Domenico Rosso
Io sto vivendo lo stesso processo di vita. Mi sporco le mani tutti i giorni. Ogni giorno mi devo guadagnare il pane facendolo. Sono molto stanco ma tanto soddisfatto di quello che faccio. Mi fermo qua. Lunedì 23 di marzo saremo a Cip per lavorare a 4 mani con Michele Croccia. Un abbraccio.

Vito Verrastro
In un quarto d’ora non pensavo ci potesse essere un concentrato così denso di contenuti. Vederti sinceramente emozionato all’inizio del video, Vincenzo, è stato meraviglioso (sebbene non sia la prima volta) ed è un esempio per tutti noi rispetto ad un approccio entusiasta alla vita: al di là dell’anagrafica, sta tutto nel mindset!
Il concetto allievo/maestro dal tuo punto di vista è fantastico e andrebbe trasmesso a chiunque. E poi, quello del “da 99 a 100” è anche uno dei miei must. Dico sempre che preferisco essere un numero due per avere dei margini di crescita.

Nunzia Moretti
Non arrivare mai a 100 allora, ma nella migliore delle ipotesi a un 99.99 periodico. È questo l’unico modo per non smettere mai di avere lo spazio e l’umiltà per conoscere e imparare ancora, anche da chi si appresta a salire il primo gradino.
Sembra facile. Grazie!!! È stato molto interessante ascoltarti.

Irene Costantini
Avevo ragione, dovevo aspettare di avere tempo e calma per vedere questo tuo video, avevo capito che, nonostante volessi vedere subito il tuo post, c’era qualcosa che mi diceva di dedicarci una attenzione esclusiva. È bellissimo e difficilissimo, ogni passaggio andrà ascoltato e pensato tante tante volte, una cosa mi attira particolarmente e vorrò seguirla bene, la non differenza tra lavori umili e lavori nobili, perché di questo io sono convinta ma non so spiegarlo! È una grande fortuna poter condividere, pur nei limiti di quanto le mie capacità mi permetteranno, questo tuo nuovo progetto, ma aiutami perché io questo alle mie bambine e ai miei bambini come lo spiego?

Gennaro Melillo
Buona sera Vincenzo, leggerti è sempre piacevole, ma guardare questo video ed ascoltare le tue idee, è anche meglio.
Condivido a pieno il tuo discorso dell’allievo e del maestro, il cammino che ogni allievo deve fare per arrivare al centesimo scalino, raggiungendo il grado di maestro, un titolo che però non deve rappresentare un punto di arrivo, ma semplicemente un nuovo inizio.
Ho anche una teoria sulla questione del passaggio dal 99esimo scalino al 100esimo, e cioè rendere quel percorso quanto più lungo possibile, e non per inerzia, ma solo riempiendo quello spazio con il più grande numero di nozioni da assimilare, per far si che quel 100 sia davvero 100!!! Non so se mi sono spiegato bene, ma tu si e credimi le tue parole mi danno sempre un’energia nuova che mi spinge ad arrivare a quel 100, che poi sarebbe il primo scalino di un’altra scalinata, una nuova, e così via! È davvero una cosa bella, ed è una cosa che vale in ogni tipo di lavoro. Grazie davvero!

Cristina Morena Malandra
Verissimo, le mani in pasta sono fondamentali quando si vuole imparare. La scuola deve imparare a mettere le mani in pasta.