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Il vento di Giovanna

Caro Diario, Giovanna Voria l’ho conosciuta durante la bellissima sera di Maggio da Michele Croccia a La Pietra Azzurra. Tante persone belle del Cilento che fanno cose belle in Cilento, alcune le puoi vedere nella bella foto di Toni Isabella, che nonostante la stanchezza e anche la salute che non era proprio il massimo mi hanno fatto trascorrere una serata davvero indimenticabile.
La fortuna ha voluto che Giovanna e io capitassimo a tavola uno di fronte all’altra, e lo sai come faccio in questi casi, chiedo, domando, voglio sapere, e così ho scoperto dei ceci, dell’Agriturismo Corbella, di Cicerale, del fatto che Giovanna è Ambasciatore della Dieta Mediterranea nel mondo e Ambasciatrice del Cilento e del carciofo bianco di Auletta, del cognome – Voria – che è tutto un programma perché nella lingua cilentana ‘a voria è il vento di tramontana, o forse il grecale, adesso non ricordo bene.
Sì, ho scoperto questo e tanto altro ancora, che però adesso non te lo dico perché vorrei che lo raccontasse lei, Giovanna, che come puoi immaginare la storia di una donna così non me la faccio scappare facilmente, le ho già inviato le mie solite tre domande tre, vediamo che succede, non lo so se lo fa, né quando lo fa, quello che so è che prima o poi accade, perciò nessuna impazienza o, peggio ancora, forzatura da parte nostra, aspettiamo, “Que Sera, Sera”.
Che cosa dici amico Diario? Allora perché ti sto raccontando tutto questo? Perché stamattina intorno alle 5:00 ho scoperto che qualche ora fa Giovanna ha condiviso sui social una riflessione bella, vera, per molti versi amara, che vorrei discutere insieme a te e agli amici che ci leggono. Ti dico solo che a me le sue parole hanno fatto un buco in petto, non aggiungo altro, leggi e se ha voglia di dire la tua lo sai come fare, basta che scrivi a partecipa@lavorobenfatto.org e a pubblicarlo ci penso io.

Come? E la storia di Giovanna? Te l’ho detto, que sera, sera, io adesso tengo altri pensieri, per esempio devo avvisare la mia amica che ho pubblicato qui i suoi pensieri, speriamo che non si arrabbi.

voria1

Sto pensando ancora a stamane e non mi viene sonno. Ero alla solita coda di sportello, dove oramai passiamo le nostre mezze giornate con tutta questa burocrazia. Impossibile non sentire il discorso tra un uomo e una donna.
Lui raccontava che aveva riaperto la struttura per la stagione estiva. Era però solo, i 3 figli erano partiti, uno per la Spagna, un’altro in Inghilterra e l’altra per il Nord Italia.
“Troppe tasse, ogni giorno esce una cosa nuova, uno Stato che non tutela chi lavora seriamente, tutto è difficile. Non si trova manodopera italiana poiché sono tutti partiti. Ho provato con gli stranieri ma non riusciamo a fare un buon lavoro. A fine estate chiudo una struttura di generazioni che è sempre stata molto attiva” continua a raccontare il tizio alla signora. “I figli, un po’ per avere uno stipendio certo, un po’ per essere liberi hanno preferito far morire un’attività ben avviata in cambio di 1.500 euro, vivendo però in una stanza e dividendo i servizi con altri. Mentre qui hanno una casa di due piani con giardino”.

Una stretta al cuore mi è arrivata forte, ho pensato: cosa sta succedendo?
Viviamo in una società dove sono soli i padri e le madri e soli i figli lontani. Le radici e il legame non ci sono più e più tempo si vive lontano e più ci si abitua all’assenza per non farsi ancora più male. I figli vendono tutto quello che i genitori hanno costruito con rinunce e sacrifici appena muoiono. Abbiamo fatto studiare con tanta fatica i nostri figli per dargli un futuro migliore e invece li abbiamo resi complici di questa società che ti dà tutto ma non ti ritrovi niente perché si riprende tutto.
Speravamo che con lo studio i nostri figli potevano diventare più ricchi di cultura, di lavoro e di famiglia. Invece abbiamo perso tutti i giovani, anzi li abbiamo mandati ad arricchire altri paesi con la scusa delle lingue, mentre i nostri paesi si spopolano ogni giorno di più.
A cosa è servito recuperare eccellenze, storia e cultura se non avremo figli e nipoti a cui insegnare e raccontare? Ci portiamo via una storia di generazioni che non ha barattato con niente. Insieme a noi morirà un’era, ed è triste sapere che tutto questo è toccato alla nostra generazione.

LA DISCUSSIONE SUI SOCIAL

Giovanna Gambardella
Mamma di figli fuori. Sono felice che i miei abbiano messo le ali, tranquilla non per 1500 €. Io non ho attività da lasciare. Non terre, non alberghi, non animali con caseificio. Quindi via. Il mondo è bello. Dopo questa elezione scappo anch’io. Aspetto la pensione. Oltre al buon cibo, aria e mare c’è poco da stare allegri. Arriveranno gli immigrati che prenderanno il nostro posto.

Luciano Orienteoltre
Giovanna Gambardella che ottimismo.

Giovanna Gambardella
Luciano Orienteoltre La storia è una di quelle cose che non puoi fermare. Non pessimismo non ottimismo. Rileggiti la caduta dell’impero romano.

Luciano Orienteoltre
Il problema sta anche nel fatto che i giovani non si accontentano più, oramai è globalizzata anche la vita.

Antonella Clo
Luciano Orienteoltre come devono accontentarsi se lo Stato chiede e i soldi per sopravvivere anche senza vizi non ci sono? (nonostante ti adoperi a lavorare, poi ti sottopagano)



Giovanna Gambardella
Perché accontentarsi quando la scelta è così varia?

Gennaro Vicinanza
Purtroppo è così, saremo noi a vedere la fine se non succede qualcosa di importante!

Stefania Guariglia
Giovanna Voria non temere le realtà sono anche altre. Io sono andata via dal mio adorato Cilento all’incirca 20 anni fa, a settembre con la mia famiglia ci siamo ritrasferiti qui da Torino, perché crediamo nella ricrescita dei nostri meravigliosi posti. Lavoriamo, entrambi i figli vanno a scuola serenamente senza tanti stress che la città ti dona, siamo felicissimi e non invidio le persone e soprattutto i giovani che scappano via senza cercare di creare qui il futuro di tutti noi, perché sono loro che dovrebbero far crescere l’economia anziché dare il loro sudore in posti estranei. Questa è la mia opinione giusta o sbagliata che sia, io vi posso dire che bisogna alzarsi un po’ le maniche senza aspettare sempre la manna che arriva dal cielo.


Antonella Clo
Mamma di figli fuori da due anni. Mamma e donna che da sola dopo un bel po’ di anni – anche io ho dovuto cedere al richiamo lavorativo di una città del Nord, diversa da quella dei miei figli.
Tre persone, tre città, e mi chiedo perché ho dovuto piangere 28anni fa da figlia che emigrava al Nord? Poi ho scelto di ritornare, le origini mi richiamavano, speravo di trovare ciò che serve per una vita dignitosa per me e i ragazzi. Invece ho riprovato il dolore di piangere per le partenze dei miei figli appena maggiorenni e oggi piango perché la mia terra non ha saputo premiare i suoi figli e invece in terra lontana mi sento rivalutare.
Perché? Perché bisogna piangere e partire per conservare dignità e sogni? Di certo so che se non ascoltavo il cuore e restavo al Nord ora avrei avuto i figli più vicini e tutti e tre una vita migliore e meno lacrime.

Romeo Galiano
Purtroppo è la verità ma non potremmo fare diversamente. Chi ha sale in zucca parte non solo per incominciare a vivere ma soprattutto per essere incosciente e far crescere i propri figli in certi posti. Io ho 43 anni e posso solo accompagnare i miei piccoli da adesso fuori, affinché abbiamo un futuro migliore e non vivere in Italia con tanti problemi e l’incubo di ammalarsi di tumore. Gli italiani hanno perso tutte le battaglie. Mi dispiace, ma bisogna pur sopravvivere, al diavolo tutto il resto.

Giuseppe Di Lucia
È giusto che i giovani partono, mi dite che futuro hanno qui? Mia figlia 34 anni è rimasta a lavorare qui in una struttura commerciale per 400 € al mese, questa è la paga che offrono se vuoi lavorare, è una vergogna, 9 ore al giorno.

Carmen Aulisio
È proprio come dici Giovanna, spendiamo soldi pubblici (e privati) per formarci anni e anni nelle nostre università, per poi andare all’estero a vivere in condizioni non migliori di quello che potremmo avere qui. Poi, in cambio dei nostri giovani laureati e con master, arrivano immigrati che non conoscono una parola di italiano e che pur di mangiare e di racimolare qualche spicciolo vengono sfruttati e sottopagati.
Chi ha la forza di rimanere qui, come me, e farsi una propria attività deve fare i conti con burocrazia, tasse e crediti insoluti.
Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!

Giovanna Voria
Brava Carmen, all’estero ti illudono di darti ciò che tu meriti ma poi se li riprendono attraverso il costo della vita. Io ho visto ragazzi vivere in soffitte che da noi ci vivono solo le rondini. Oppure paghi fitti che ti pagheresti il mutuo di una casa.

Umberto Flauto
Disamina triste, vera e che purtroppo, apparentemente, non si può fermare

Vincenzo Shafi Irlante
Giovanna purtroppo è così. Ho un figlio che dopo dieci anni di navigazione voleva fermarsi a Napoli, in Italia, ma per un anno solo chiacchiere e offerte ridicole. A Londra in due anni ha cambiato tre società per scelta sua con lavoro stabile e ora ha già in un anno avuto tre gratificazioni. E fa il suo lavoro. Quello che a lui piace. Siamo stati purtroppo complici di una pessima politica.

Isabella Senza Bavaglio Gregorio
Resistere, cosa difficile oggi giorno.

Rosalba Siriano 
Triste realtà.

Celeste Bucci
È davvero tutto complicato, fa riflettere quello che hai scritto.

Carmela Baglivi
Quanta verità Giovanna, siamo dissanguati di tutto.

Carmen Maiolica
I ragazzi che partono non sono mai felici di lasciare amici e famiglia ma lo fanno perché preferiscono non accontentarsi e seguire i loro sogni. Chi resta o è fortunato o si accontenta, qui realizzarsi non è facile e non sempre l’attività di famiglia può andare bene per gli eredi. Trovo che alcuni lavori vengano pagati talmente poco che se vengono fatti male non ci si dovrebbe lamentare. Ovviamente parlo in generale e non nel caso specifico. Ad ogni modo speriamo che prima o poi ci sia una ripresa del nostro paese.

Raffaella Bell A Papà
È la fotografia delle condizioni tristissime di molte nostre famiglie! Abbiamo nutrito, istruito, educato i nostri figli perché vivessero lontani da noi in condizioni peggiori.

Anna Chiavazzo
Carissima Giovanna Voria, viviamo un sistema che è una barca sgangherata che fa acqua da tutte le parti, siamo vessati da una burocrazia che mira solo a metterci in difficoltà continua per tenerci ovviamente sotto scacco, il fardello come sempre poi viene sostenuto solo da chi più onesto diventa facile bersaglio di chi con disonestà gestisce le sorti di questo paese.Ti abbraccio.

Giovanni Petrizzo
Idem. Le attività come le nostre sono destinate a finire.

Dominga Finizola
Hai ragione. Non capisco di è stata la colpa, di noi genitori o di una nazione non soddisfatta di una realtà che sta morendo piano piano.

Paola De Conciliis
Penso che sia giusto dare ai nostri figli la possibilità di scegliere, di conoscere il mondo e decidere dove e come vivere, i miei genitori me lo hanno permesso e me ne hanno dato la possibilità, io ho scelto, consapevolmente, di affrontare una vita di sacrifici e gratificazioni, di sfide e a volte rinunce, di battaglie con la burocrazia e di confronti costruttivi, non sono soddisfatta di quello che ho ottenuto in questi anni ma mi piace e non saprei vivere diversamente, ho scelto una strada.Vorrei che anche i miei figli potessero scegliere liberamente, ma so che per loro sarà diverso, perché ora il mondo è diverso, le priorità e la ricerca della felicità segue altri percorsi, ma sarà una loro scelta.

Raffaella Resca
Qua il paese sta chiudendo! La banca chiude e hanno chiuso anche la strada d’ingresso al paese senza dare spiegazioni. Lavori in corso laterali assolutamente gestibili. È la nostra strada e quindi non passa nessuno e chi viene da fuori si trova in difficoltà. Non ti dicono neanche fino a quando, non si sa. poi sì, cara, le eccellenze se ne vanno dal territorio? Per forza, ti ci obbligano.

Gerardo Abitidalavoro Alavorare
Ho letto tutto e da padre, da imprenditore e soprattutto da uomo cilentano sono d’accordo. Lo Stato ci lascia morire e sparisce un mondo purtroppo. Le generazioni passate c hanno lasciato l’oro ma le troppe tasse lo stanno trasformando in sabbia.

Carlo Cavaliere
Purtroppo le politiche economiche e monetarie comunitarie, unite a una cultura del disprezzo del Sud Italia, hanno contribuito negli anni a creare questa sfiducia e questa emigrazione di massa. Qualcuno sta tornando, ma ce ne vorrà ancora per fermare il fenomeno.

Francesco Galzerano

Leggendo questo commento signora Giovanna mi vengono i brividi. È vero quello che lei dice mi sa che l’Italia non sarà più quella che tutti noi conosciamo.
Conosco delle canzone dedicate agli emigranti, quelle che ti ricordavano il paese natio (terra straniera, e che sarà). Una volta per andare in altre nazioni ci voleva il contratto di lavoro e il passaporto, non come questi emigranti di oggi che vengono in Italia senza documenti senza lavoro perché il lavoro non ce n’é neanche per noi italiani. Loro a paragone di noi che dovevi lavorare e molto duro, loro invece sono spesati con tutto senza pagare niente e girano in giro con i telefonini. Io quando ero triste perché stando all’estero da solo senza la famiglia era duro. Spesso cantavo perché mi piace cantare, per trascorrere quelle giornate che mi mettevano molta tristezza, perché le ho vissute personalmente quando ero emigrante in Germania per pochi anni per fortuna, e spesso cantavo terra straniera, e mi faceva piangere le sue parole. Tornato in Italia mi son trasferito a Milano svolgendo il lavoro del portalettere e spesso mi ricordavo il mio paese con la canzone (che sarà) cantata dai ricchi e poveri.

Santillo Palladino
Carissima Giovanna, manca la cultura dell’appartenenza, della identità, e dico della consistenza di sé. Se tutto è relativo, se tutto è liquido, se i valori sono solo soggettivi, se vige la cultura che è bello ciò che piace, se ha valore solo il proprio istinto, se non si riconosce appartenenti al Mistero, non ci sarà Stato o legge che potrà favorire la rinascita di una società attaccata alle proprie radici familiari, territoriali, culturali, socioeconomiche. Siamo sotto dittatura del relativismo che genera mostri sotto forma di umanitaresimo e modernismo massonico.

Irene Muccilli
È tristemente vero. Ma sono certa che tra poco ci sarà il ricorso storico. I ragazzi stanno prendendo consapevolezza di come sia tutto illusorio fuori dalle proprie radici.
Finché è una scelta di vita emigrare va bene, ma non deve essere la conseguenza di una vita disperata e senza prospettive. A volte la soluzione è davanti a noi e non la vediamo perché siamo sfiduciati e abbagliati da realtà molto spesso non veritiere. Lo dice una che ha girato. Non è tutto oro quello che luccica.

Angelo Tempadelfico Xenia Avagliano 

Un abbraccio forte assaje, anche Tempa del fico non si sottrae a queste dinamiche ben congegnate, sono “spopolato in casa” dopo trenta anni di costruzione di una ruralità altra.

Luciano Guarino
Mi viene da piangere

Pasquale Serra
Dovremmo insegnare ai figli anche il mettersi in gioco, perché vabbè le tasse, la burocrazia e tutto il resto, ma i 1500 euro li possiamo guadagnare anche qui.
Non è che andare all’estero non si fanno sacrifici, c’è più rispetto, questo è sicuro, ma è dura specialmente senza il conforto dei genitori.
I giovani debbono imparare a lottare e a riprendersi il mondo e migliorarlo.

Davide Del Galdo
Noi insegnanti abbiamo sempre scioperato da secoli perché non vedevamo finalizzato il corso di studio sia per una corretta formazione che per la fase occupazionale. Il popolo ci ha sempre giudicato come nullafacenti e lo sciopero come un giorno di festa in più. Premesso ciò, quello che vi meraviglia per me invece è ovvietà. Si vedeva dagli anni ’80 la fine che avremmo fatto oggi, come occupazione ed il resto.

Gennaro Salvo
Quante verità tutte insieme.

Agostino Inverso
Mettetevelo in testa, finché siamo colonizzati ci manterranno in vita quanto basta per consumare lo scarto delle loro industrie e della loro civiltà svuotata di valori a cui pia piano ci omologhiamo.

Cilento Fisioterapia
Ciao Giovanna, anni fa, i nostri comuni del Cilento assieme agli altri enti ed istituzioni varie dovevano essere più lungimiranti, dovevano creare le strutture e rinnovare quelle che c’erano, si dovevano unire e con pochi ma importanti e validi progetti di rilancio del Cilento dovevano dar vita a quella base solida dove appoggiare tutte le iniziative a tutti quei progetti ed idee valide di tanti che invece sono stati lasciati soli. Si sa che la troppa solitudine di tante piccole imprese se pur con buone idee e capacità alla fine sono sopraffatte, quindi è logico che su cinque giovani due restano in famiglia arrancando, due tentano una strada e non trovano accoglienza nella loro terra e non vengono sostenuti, incoraggiati anzi a volte vengono osteggiati e quindi partono. E il quinto giovane? Non ha voglia di far nulla, è annoiato, anche se volendo, guardandosi bene attorno un po’ di lavoro c’è. Allora, chi deve salvare questo territorio?

Davide Del Galdo
Io ho un solo motto dopo 50 anni di investimento, per ricostituire la parola d’ordine è: distruggere!

GLI INTERVENTI

Cecilia Stallone
Vincenzo, quanta amara verità nelle parole scritte da Giovanna. Purtroppo. Ma vedi, si continua a far finta di niente, il problema lo affronti solo e quando ti tocca personalmente. Io vivo a Bari, e non credere che l’effetto dei figli che vanno via, sia solo vissuto nei piccoli centri. Personalmente sento quasi un dovere morale, nel voler restare qui, nella mia terra, cercando di “lavorare ai fianchi degli imprenditori, per mostrare strade diverse, e quasi mai nemmeno immaginate”, e incoraggiando i giovani, ma anche meno giovani, a non mollare, a non desistere. A costruire insieme. Illusa? Idealista? Non lo so. So solo che quando ti spinge passione, curiosità, tenacia, coraggio, prima o poi le cose le realizzi!

Sara Cherubini
Radici, croce e delizia della mia vita!
Io che, come un segugio, ne ho sempre fatto una disperata ricerca fino a rendermi conto che sono sempre stata innesto di qualche altro albero genealogico.
È si! Albero dopo albero, innesto dopo innesto ho fatto di quella pianta un punto fermo, ora rigogliosa, fiorita e piena di colori.
Sono pronta, più che mai, a contaminare e imppllinare con storie, insegnamenti, modi di dire e gli immancabili proverbi, l’aria che si respira per far rifiorire il seme della famiglia in quel terreno di unione e poter così regalare fior fiore di tradizione.

Antonella Petitti
Caro Vincenzo e cara Giovanna, mi meraviglio io stessa di pensare ciò che balena nella mia testa ora. Quando ho cominciato a scrivere di cibo e di territori stringevo forte alcuni concetti come se fossero imprescindibili: uno su tutti il “famoso” chilometro zero. Sono passati gli anni, ho accumulato storie ed esperienze, anche letture e riflessioni e mi sono fatta un’idea. Abbiamo bisogno di legarci a principi ed obiettivi, è un modo per avere un passamano a cui aggrapparsi quando la salita si fa pesante, ma…
Ma, in una società liquida come quella attuale, è forse tempo di accettare che tutto è fluido. Lo è stato anche in passato, solo che tutto era più lento e aveva un impatto meno forte sulla nostra vita e sui nostri sentimenti.
Un cibo a chilometro zero di oggi potrebbe essere il pomodoro (uno qualsiasi), ma la verità è … che è americano di nascita e ce lo dimentichiamo.
Le migrazioni, le contaminazioni e gli scambi sono sempre stati alla base dello sviluppo economico e culturale. Io resto in prima fila a valorizzare e tutelare le identità e le radici, a patto che si riconosca che sono la fotografia di oggi e che anche esse sono fluide insieme a noi e al nostro tempo.
Conosco Giovanna, mi intristiscono le sue parole e capisco che – per chi ha costruito attività concrete – non poter passare il testimone ad un figlio sia spiacevole. Si fa crescere un albero con fatica e poi nessuno pensa possa essere utile, anzi … magari qualcuno ti dice è meglio tagliarlo, lì ci vogliono mettere un’altra cosa.
Però, e forse questo mio stato mentale è frutto anche del momento di vita che vivo, credo che i cambiamenti vadano accettati come qualcosa di naturale. Tutto cambia, anche quando non ce ne rendiamo conto. Forse dovremmo cercare di vivere più intensamente le nostre scelte pensando a “farle” soltanto per noi.
Giovanna non è soltanto ambasciatrice del Cilento e della Dieta Mediterranea per diritto (e non per nomina), ma è anche una grande donna, sensibile e attenta. I suoi sentimenti e le sue radici sono forti e grazie ad esse sta dando alla sua terra moltissimo. So che lei, come già fa, saprà guardare più a questo che all’incertezza del futuro. Lei è bandiera di un territorio meraviglioso che io amo moltissimo e di cui mi farò promotrice sempre. Partendo dalla sua identità e dalla sua storia, anche il Cilento ha bisogno di ridisegnare se stesso, non in base a ciò che è stato ma a ciò che potrà essere, assieme alle tante eccezionali persone che sanno perfettamente che il lavoro ben fatto è l’unico passamano a cui val la pena di aggrapparsi.
Vi abbraccio, vi voglio bene.

Laura Ressa
Molto vero e sentito l’intervento di Giovanna Voria ma anche quello di Antonella Petitti, che giustamente scrive “credo che i cambiamenti vadano accettati come qualcosa di naturale. Tutto cambia, anche quando non ce ne rendiamo conto. Forse dovremmo cercare di vivere più intensamente le nostre scelte”. La penso esattamente così: siamo abituati a vedere il cambiamento come qualcosa di negativo, in ogni campo. E invece cambiare è naturale, anzi addirittura auspicabile e necessario! Sui fasti del passato poi ci sarebbe da fare un discorso ampio: siamo sicuri che tutti in passato hanno costruito pensando all’idea di lasciare qualcosa per il futuro? Cosa ci resta oggi di quello che hanno avuto i nostri genitori? Io credo che si pensi più spesso a costruire nel qui-e-ora pensando che si stia piantando un albero: ma in realtà ai figli il genitore dona un esempio più che il mattone. Dona l’esempio di quello che ha fatto, anche se non ha costruito case di mattoni ma “solo” una casa interiore da riempire di ricordi e insegnamenti. E, come fossero case itineranti, è giusto che i figli trovino il loro posto nel mondo, ovunque esso sia. Senza fare per forza un distinguo tra chi resta e chi va, credo che esista solo chi vive. Dunque vivere vuol dire anche uscire dal tetto sicuro, provare ad avere quello che i nostri genitori hanno ottenuto con più facilità e che oggi sembra quasi un sogno lontano.
Sono molto vicina poi all’idea che, se hai costanza, ottieni i tuoi risultati. Vero è che la società liquida presenta anche i suoi aspetti viscosi e viscidi, quelli in cui conta lo scambio di favori e in cui, a tutti i livelli, nessuno fa niente per niente.
Siamo nella generazione dei mattoni di carta: alla prima pioggia cadono. Siamo nell’era del networking forzato in cui vige la regola del mercato e in cui anche il meno avvezzo intrattiene rapporti con persone che non stima ma che potrebbero rivelarsi “utili”. Siamo nel cilindro magico delle apparenze, dove puoi credere di essere se mostri e dove i tuoi piccoli mattoni quotidiani sono quelli che alimentano il narcisismo professionale e personale.
Dunque personalmente non ringrazio le generazioni precedenti per avermi dato sicurezze o futuro, perché non me li hanno dati. Le ringrazio però per gli esempi migliori che ci hanno lasciato: tanti casi buoni da cui imparare, perché la storia delle rivoluzioni non si fa in una trentina di anni ma le rivoluzioni nelle singole vite sì.
Se c’è un mattone che vale la pena lasciare in piedi è quello della consapevolezza e della libertà di scegliere che vita avere, che persone essere. In un mondo ideale anche il mattone per scegliere di mantenere rapporti con persone che nutrono la nostra mente: perché se sai pensare sai anche vivere.