Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Irene, la rosa e i quartieri spagnoli

Irene Casa è una delle ragazze che vedete nella foto. Il corso è quello di Formazione e Cultura Digitale e fa parte di un percorso su #lavorobenfatto e uso consapevole delle tecnologie di cui potete leggere qui. La storia che ci ha inviato fa parte di questo percorso, che naturalmente coinvolge ogni componente della classe, e però quando l’ho letta, mi è sembrata subito degna di attenzione – l’anno precedente era accaduto con la storia di Federica Vaio -, e dunque eccola qui, così come lei me l’ha inviata. Secondo me offre molti spunti di riflessione e di discussione. In classe lo faremo di certo. Per il resto conto su di voi. Buona lettura.
casa1

di Irene Casa
«È il tempo che hai speso per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante».
Io, come molti della mia età, sono ancora alla ricerca della mia rosa. Intanto però, mentre mi guardo intorno e cerco di individuarla, mi dò da fare. Non so ancora quale sarà il mio futuro, non riesco ad immaginarmi tra 10 anni, quello che so è che non voglio aspettare, anche se non ho piani né progetti chiari.
Mi chiamo Irene Casa, ho 20 anni e frequento la Facoltà di Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa. Vengo da Massa Lubrense e dall’anno scorso per motivi di studio mi sono trasferita a Napoli, nei Quartieri Spagnoli. Si, da Massa Lubrense, gioiello della penisola sorrentina, ai Quartieri. In molti mi chiedono il perché di questa scelta, perché proprio i Quartieri. Beh, rispondo ogni volta che dopo un anno non me ne sono ancora pentita. Amo stare qui, nel cuore della mia città, sento di poterla vivere al meglio, sento di riuscire a coglierne tutti gli stimoli, sento di poter godere di ogni aspetto, estasiasmandomi e rammaricandomi per le cose meravigliose e orride che vedo ogni giorno.
 Se dovessi raccontare il momento di svolta nella mia vita, l’evento che più mi ha segnato fino ad ora racconterei sicuramente della mia esperienza lontana da casa, in un posto così particolare, tanto odiato e disprezzato e così poco conosciuto.
Sogno di poter essere sempre vicina alla mia città, sogno di non dover per forza scappare per trovare lavoro e raggiungere il successo. Io sogno di vivere e lavorare qui. È tanto sbagliato? È tanto paradossale? Sogno di poter essere sempre a contatto con tutto ciò che ora mi circonda, non voglio scappare, io voglio restare.
Dopo essermi diplomata al Liceo Socio-psico pedagogico di Meta di Sorrento, mi sono iscritta a Comunicazione nonostante la considerazione non altissima di questa facoltà, nonostante i tanti «Ma che vai a fare a scienze delle merendine?», «Scienze di cosa..?», «E dopo cosa puoi fare? Cosa puoi diventare? Ti offre opportunità di lavoro?».
Lavoro, lavoro, lavoro, ormai viviamo con l’ansia del lavoro, con l’angoscia del domani, con la rassegnazione di chi sa che «l’acqua è poca e la papera non galleggia». Sia chiaro, non è che per me il lavoro non sia importante, amzi mi schiero in prima fila tra queste persone, dico solo nel mio piccolo sto cercando di gettare le basi per quello che verrà.
Da ottobre seguo il corso di «Formazione e cultura digitale» e la prima lezione per me è stata una vera e propria scoperta, ascoltare i prof. parlare ha letteralmente smontato ogni mia certezza, mettendo in moto una serie di riflessioni, travolta dall’entusiasmo e dalla frenesia che ho respirato in quell’aula. Mi sento spronata e “messo in moto” dai ragionamenti che ascolto in classe e mi rendo conto che, per fortuna, ci sono ancora persone che scommettono su di noi, che vedono nei giovani la speranza che non muore mai, la fiamma che arde costantemente.
Da un anno faccio parte dello staff di RunRadio, la web radio del mio Ateneo, nel ruolo di autrice e da poche settimane scrivo per un giornale online. Cerco di sfruttare al meglio il tempo che ho a disposizione, cerco di approfittare delle opportunità che ho, in primis cerco di ripagare in qualche modo la possibilità che mi è stata concessa di poter vivere lontana da casa in una città così meravigliosa.
Si spero un domani di diventare «autrice», spero che continueranno ad esserci corsi come questo nelle Università, spero che le persone abbiano sempre la forza di credere nei giovani!
«Quello che facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno!».