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Irene, i quartieri spagnoli di Napoli e carrer de Napoles a Barcellona

Roma, 9 Marzo 2018
Caro Diario, stamattina mi ha riscritto Irene, raccontandomi un po’ di belle novità, che lei è un po’ fatta così, tende a condividere più i fatti positivi che le difficoltà, e secondo me è l’approccio giusto in particolare alla sua età. Allora, passo subito la parola a lei, ti dico solo che sono stato particolarmente del suo post scriptum, e naturalmente non per le parole gentili che dice nei miei confronti, quelle stanno nell’ordine delle cose, lei è una giovane donna educata e io un anziano signore, ma perché sta verificando sempre più in prima persona – era accaduto già a Napoli – che oltre a sapere le cose bisogna saper fare le cose, e per saperle fare le devi fare, devi imparare e sbagliare, e questo le sarà molto utile nella costruzione del suo futuro.
Basta, sono stato già troppo lungo, passo e chiudo.

Barcellona, 9 Marzo 2018
di Irene Casa
Buongiorno Prof! Come vanno le cose? Volevo aggiornarla un po’. Nelle due ultime settimane ho fatto vari colloqui di lavoro, in realtà per cercare un tirocinio, in modo da poter avere a fine Master un’esperienza non solo teorica ma anche pratica.
Sono stata contattata da due grosse multinazionali e da una piccola impresa nata tre anni fa che sviluppa progetti a livello europeo in campo educativo, formativo e di sostenibilità ambientale.
Le confesso che pur avendo dovuto per ora accantonare l’idea di lavorare con le prime due perché gli orari non erano compatibili con quelli del master, che è una cosa sui cui sto investendo soldi e tempo e che voglio portare a termine bene fino alla fine, sono stata contenta che entrambe le società mi abbiano proposto di ricontattarle a fine Master per trovare una nuova soluzione di collaborazione.
Dalla prossima settimana inizio quindi con molto piacere il mio tirocinio con la terza azienda, quella più piccola di dimensioni, per la quale dovrò curare gli aspetti di comunicazione e marketing.
L’altra cosa positiva è che il tirocinio è anche retribuito e dato che io la mattina sono a lezione fino al giovedì mi hanno proposto di fare telelavoro,insomma lavorare da casa durante la settimana e in presenza il venerdì, il che mi permette di gestire il master e lo studio in maniera molto più flessibile.

P.S.
Mi fa piacere dirle che quest’azienda mi ha fortemente voluta non solo per i miei studi pedagogici ma anche perché ho raccontato e spiegato il nostro progetto nell’Istituto Comprensivo 83° Porchiano Bordiga di Ponticelli! Grazie mille ancora.

Napoli, 29 Gennaio 2018
Caro Diario, sono trascorsi due anni e un poco da quando ho raccontato la storia di Irene che puoi leggere più sotto. In mezzo ci stanno tante cose, il lavoro che ha fatto con me con la Prima A e con la Prima E del I.C. 83 Porchiano Bordiga, la tesi di laurea, la decisione di continuare i suoi studi a Barcellona, con me che ogni tanto le scrivo per dirle di raccontarsi ancora, perché lo studio è il suo lavoro, e raccontare il lavoro è importante, e lei è brava a farlo.
Ecco, stasera Irene è arrivata, e io sono contenta che lo abbia fatto, adesso tu leggi la sua nuova storia, che poi quando sarà il momento ne riparliamo.

Barcellona, 29 Gennaio 2018
di Irene Casa
Caro Prof,
 è da un po’ che non ci si sente. Ho pensato a lungo a cosa scriverle e quando scriverle, ho rimandato a lungo questa lettera per troppi motivi, ma ora penso che sia trascorso il tempo necessario per poterle raccontare un po’ della mia nuova vita.
Il 2017 è stato un anno estremamente pieno, ricco di novità, esperienze e soprattutto cambiamenti. Un anno talmente denso da non rendermi conto né del tempo passato, né delle scelte importanti che hanno trasformato i miei progetti. Dall’esperienza insieme a lei all’Istituto Porchiano – Bordiga di Ponticelli, alla laurea arrivata così in fretta da aver perso completamente la percezione dei tre profondi anni trascorsi al Suor Orsola Benincasa, all’inizio di una nuova avventura all’estero.
Da settembre vivo a Barcellona e da ottobre frequento il master in Marketing y Ventas (Marketing e Vendite) all’Universitat de Barcelona. Ma andiamo per gradi.
Sicuramente si ricorderà dei nostri discorsi in circumvesuviana durante il breve tragitto da Barra a Piazza Garibaldi, quando terminati i nostri laboratori con i bambini di Ponticelli ci raccontavamo un po’ di cose: idee, progetti e pensieri, sempre con lo sguardo rivolto al futuro. Era un periodo di riflessione per me, come tutti i giovani della mia età dovevo iniziare a prendere qualche decisione un po’ più pesante, una di quelle che in un certo senso può condizionare il tuo futuro e ciò che vorrai fare nella vita. Ero in alto, altissimo mare, non sapevo precisamente dove andare a parare e ovviamente la paura di prendere scelte sbagliate ti condiziona ogni giorno, anche se non dovrebbe essere così, soprattutto a 22 anni.
Poi all’improvviso, dal nulla, spunta un’idea, una di quelle che ti sembrano illuminanti, che sembrano arrivare al momento giusto, che ti fanno pensare “Se non ora, quando?”.
A marzo parto per Barcellona per una settimana, viaggio per chiudere i tre anni al Suor Orsola insieme a una mia cara amica. Non sto qui a raccontarle i dettagli di quei sette giorni, né tutto il percorso fatto per giungere alla scelta definitiva, ma solo per dirle quanto possa cambiarti la vita un viaggio, quanto possa aprirti mente e cuore verso qualcosa che non avevi mai avuto il coraggio di prendere veramente in considerazione.
A luglio, dopo tre mesi infernali tra esami finali, lavoro e tesi, riesco a laurearmi alla prima sessione disponibile. A settembre sono pronta per trasferirmi e cercare casa: ironia della sorte, dopo tre anni vissuti a Napoli, nei Quartieri Spagnoli, trovo casa in Spagna in Carrer de Sicilia, parallela di Carrer de Napoles. A ottobre inizio il master: inutile dire l’apprensione dei giorni precedenti all’inizio del corso, le preoccupazioni per la lingua (considerando che fino a 6 mesi prima non avevo mai studiato una parola di castigliano), l’ansia di confrontarmi con una materia mai affrontata così specificamente e in una classe di sconosciuti.
L’impatto, invece, non poteva essere migliore, mi sono ritrovata in una classe di 26 ragazzi provenienti da un’infinità di paesi diversi: Brasile, Colombia, Argentina, Uruguay, Venezuela, Panama, Guatemala, Cile, Salvador, Taiwan, Messico, Bolivia, Repubblica Dominicana, Spagna e Italia. Non potevo immaginare niente di più stimolante, confrontarmi ogni giorno con loro e con professori di altissimo livello è sicuramente l’esperienza più eccitante vissuta finora. Con i miei 22 anni sono la più piccola della classe, essendo un master la maggior parte degli studenti hanno già qualche anno di carriera alle spalle e un bagaglio di conoscenze sicuramente più ampio da cui non posso far altro che imparare.
Vivere a Barcellona, per chi viene da Napoli, è in parte sentirsi a casa. Una volta le dissi Prof che non avrei mai voluto vivere in una città in cui non ci fosse il mare, e mi sento fortunata anche in questo: posso continuare a guardare e respirare il mare, mischiandomi in una città tra le più cosmopolita al mondo, che accoglie tante culture senza dimenticarsi della propria, non smettendo mai di essere la capitale della Catalogna.
Quello che mi affascina di Barcellona è proprio questo: è una città globale, ti insegna per davvero a essere “cittadino del mondo”, ad apprezzare ogni piccola differenza. È una città estremamente viva, pulsante, giovane, carica di energia, travolgente.
Lo so, Professò, forse cosa starà pensando adesso. Probabilmente starà pensando a quella mia piccola biografia che le consegnai un paio di anni fa, quando ci conoscemmo. Ricordo perfettamente cosa scrissi, di quel mio sogno che avevo e ho di voler riuscire a non abbandonare Napoli, di potermi realizzare nella mia città.
L’esperienza che sto vivendo adesso all’estero, per la prima volta veramente lontana da casa mia sta rafforzando ancora di più il legame con la mia terra. Io penso a Napoli ogni giorno, ho bisogno di pensare a Napoli almeno una volta durante la mia giornata, ogni volta che vedo, sento, provo qualcosa di nuovo penso a come sarebbe stato a Napoli, a come si sarebbe vissuta a Napoli, a cosa avrebbero pensato a Napoli. Ogni giorno, anche qui, penso a cosa possa fare per lei, che ci ha dato così tanto attraverso la sua storia, la sua arte e la sua cultura e a cui sempre restituiamo troppo poco.
I miei tre anni ai Quartieri e questa esperienza a Barcellona penso che siano tutto ciò che di veramente importante ho vissuto finora, ciò di cui vado più fiera, due momenti della mia vita estremamente differenti ma attraverso cui passa tutta la mia crescita.
Non è facile avere vent’anni prof, e non è facile averli soprattutto adesso, dove ogni giorno ti senti assillato per il tempo che passa, per le esperienze che devi fare assolutamente perché se no diventi troppo vecchio. E allora corri, studi, lavori, impazzisci per trovare la tua strada, che nella maggior parte dei casi ti verrà sbarrata.
Non è facile avere vent’anni Prof, non è facile prendere continuamente decisioni che sai potranno condizionare il tuo futuro e i tuoi progetti, per poi renderti conto che niente di quello che stai facendo è davvero quello che vuoi fare o essere, non è facile sentirsi continuamente angosciati da questa sorta di orologio biologico che ci impongono, dove a 22 anni sei troppo giovane, ma a 30 sei già troppo vecchio, dove devi assolutamente studiare, laurearti, lavorare, però poi devi anche sposarti e avere tre bambini.
Non è facile correre dietro a tutte le esigenze che vuoi o non vuoi ti verranno imposte. È quello di cui parlo sempre con i miei amici, con i miei coetanei, tutti indistintamente soffriamo delle stesse paure, ci sentiamo terrorizzati dalle stesse cose, ci sentiamo al buio nello stesso momento.
Io non so cosa farò quando in estate si concluderà la mia esperienza all’Università di Barcellona, come sempre mi è capitato fino a ora non ho messo a punto un piano, non ho pensato a un progetto definito, forse continuerò a prendere le decisioni più importanti sempre un attimo prima, non lo so. Soprattutto non sono in grado di dare consigli, né voglio e pretendo di darli, l’unica cosa che mi auguro e che auguro a tutti i ventenni del mondo è di non cedere mai a quella paura e di non darla vinta a quell’inquietudine che ci attanaglia. Se ci credi solo un po’ di più e ti convinci solo un po’ di più e ci LAVORI solo un po’ di più, ogni giorno, instancabilmente, incrollabilmente, incondizionatamente, qualcosa di inaspettatamente meraviglioso ti attende proprio dietro quell’angolo, dove non avevi mai osato guardare.
To be continued

irene_barcellona
Napoli, 23 Novembre 2015
Caro Diario, Irene Casa è una delle ragazze che vedi nella foto. Il corso è quello di Formazione e Cultura Digitale e fa parte di un percorso su #lavorobenfatto e uso consapevole delle tecnologie di cui puoi leggere qui. La storia che ci ha inviato fa parte di questo percorso, che naturalmente coinvolge ogni componente della classe, e però quando l’ho letta, mi è sembrata subito degna di attenzione – l’anno precedente era accaduto con la storia di Federica Vaio -, e dunque eccola qui, così come lei me l’ha inviata. Secondo me offre molti spunti di riflessione e di discussione. In classe lo faremo di certo. Per il resto conto su di te. Buona lettura.
casa1
di Irene Casa
«È il tempo che hai speso per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante».
Io, come molti della mia età, sono ancora alla ricerca della mia rosa. Intanto però, mentre mi guardo intorno e cerco di individuarla, mi dò da fare. Non so ancora quale sarà il mio futuro, non riesco ad immaginarmi tra 10 anni, quello che so è che non voglio aspettare, anche se non ho piani né progetti chiari.
Mi chiamo Irene Casa, ho 20 anni e frequento la Facoltà di Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa. Vengo da Massa Lubrense e dall’anno scorso per motivi di studio mi sono trasferita a Napoli, nei Quartieri Spagnoli. Si, da Massa Lubrense, gioiello della penisola sorrentina, ai Quartieri. In molti mi chiedono il perché di questa scelta, perché proprio i Quartieri. Beh, rispondo ogni volta che dopo un anno non me ne sono ancora pentita. Amo stare qui, nel cuore della mia città, sento di poterla vivere al meglio, sento di riuscire a coglierne tutti gli stimoli, sento di poter godere di ogni aspetto, estasiasmandomi e rammaricandomi per le cose meravigliose e orride che vedo ogni giorno.
 Se dovessi raccontare il momento di svolta nella mia vita, l’evento che più mi ha segnato fino ad ora racconterei sicuramente della mia esperienza lontana da casa, in un posto così particolare, tanto odiato e disprezzato e così poco conosciuto.
Sogno di poter essere sempre vicina alla mia città, sogno di non dover per forza scappare per trovare lavoro e raggiungere il successo. Io sogno di vivere e lavorare qui. È tanto sbagliato? È tanto paradossale? Sogno di poter essere sempre a contatto con tutto ciò che ora mi circonda, non voglio scappare, io voglio restare.
Dopo essermi diplomata al Liceo Socio-psico pedagogico di Meta di Sorrento, mi sono iscritta a Comunicazione nonostante la considerazione non altissima di questa facoltà, nonostante i tanti «Ma che vai a fare a scienze delle merendine?», «Scienze di cosa..?», «E dopo cosa puoi fare? Cosa puoi diventare? Ti offre opportunità di lavoro?».
Lavoro, lavoro, lavoro, ormai viviamo con l’ansia del lavoro, con l’angoscia del domani, con la rassegnazione di chi sa che «l’acqua è poca e la papera non galleggia». Sia chiaro, non è che per me il lavoro non sia importante, amzi mi schiero in prima fila tra queste persone, dico solo nel mio piccolo sto cercando di gettare le basi per quello che verrà.
Da ottobre seguo il corso di «Formazione e cultura digitale» e la prima lezione per me è stata una vera e propria scoperta, ascoltare i prof. parlare ha letteralmente smontato ogni mia certezza, mettendo in moto una serie di riflessioni, travolta dall’entusiasmo e dalla frenesia che ho respirato in quell’aula. Mi sento spronata e “messo in moto” dai ragionamenti che ascolto in classe e mi rendo conto che, per fortuna, ci sono ancora persone che scommettono su di noi, che vedono nei giovani la speranza che non muore mai, la fiamma che arde costantemente.
Da un anno faccio parte dello staff di RunRadio, la web radio del mio Ateneo, nel ruolo di autrice e da poche settimane scrivo per un giornale online. Cerco di sfruttare al meglio il tempo che ho a disposizione, cerco di approfittare delle opportunità che ho, in primis cerco di ripagare in qualche modo la possibilità che mi è stata concessa di poter vivere lontana da casa in una città così meravigliosa.
Si spero un domani di diventare «autrice», spero che continueranno ad esserci corsi come questo nelle Università, spero che le persone abbiano sempre la forza di credere nei giovani!
«Quello che facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno!».

Post Scriptum del 17 Luglio 2017
Caro Diario, come puoi vedere dalla foto qualche giorno fa Irene si è laureata.
Come sai, il suo lavoro di tesi te l’ho raccontato insieme a quello di un suo coetaneo in questo articolo, lo ricordo qui per le sue lettrici e i suoi lettori, c’è una parte importante del suo cammino di studentessa. Buona lettura.
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