Cara Irene, la signora Teresa è la mia vicina di casa. Lei 101 anni, io 69, da buoni vicini ci scambiamo ogni giorno chiacchiere minime, che non scrivono la storia, sono chiacchiere di vicinanza, di vicinato, di umanità.
Ho pensato di condividerne, ogni tanto, un po’ con te, così le tengo belle sistemate e me le posso rileggere, che io delle chiacchiere così non mi stanco mai.
CASELLE IN PITTARI, VIA INDIPENDENZA 84 – 86
1 APRILE 2025
Caro Diario, sono uscito come tutte le mattine quando non c’è Cinzia per prendere il caffè. Non mi piace farlo e prenderlo da solo, mi piace raccontare che sono un signore e il caffè me lo devono servire, la verità è che mi scoccio, e anche che andando al bar incontro persone, chiacchiero, socializzo, che come sai sono tutte cose che mi piacciono assai.
Comunque è da ieri che ho in testa che dovrei raccontare di più la signora Teresa, lei è una fonte di spunti narrativi straordinaria. Giuro che mi prenderei a schiaffi per la mia inconsistente capacità di ricordare, perché per la maggior parte le chiacchiere le facciamo quando esco la mattina per il caffè o a pranzo quando vado da Mario, perché la saluto ad alta voce anche se la sua porta è chiusa e quasi sempre lei arriva e si affaccia. Dopo di che, al ritorno, mannaggia a me, mi ricordo il fatto ma non le parole che ha detto, e a rendere potente il fatto sono proprio le sue espressioni, il suo modo di pensare e di parlare.
Ti faccio un esempio. Nei gironi scorsi quando c’è stata la scossa forte di terremoto a Bacoli, ha usato delle parole di affetto per Cinzia, e ha fatto delle considerazioni su cosa significa avere paura di perdere la casa e tutte le proprie cose, che mi hanno commosso. Ecco, detto così, ti ho detto il fatto, ma gli ho tolto il 90 percento del senso e del significato, credimi. E succede lo stesso quando parliamo della guerra e della povera gente che sta sotto le bombe, rimannaggia a me.
Comunque, oggi, quando sono tornato, mentre aprivo la porta ho sentito la sua inconfondibile voce che mi chiamava da dietro le spalle e mi salutava. Naturalmente mi sono girato, ho risposto e le ho detto che l’avevo salutata all’andata e che avevo pensato fosse andata in campagna.
“No prufussù, fa friddo, ci sono andato l’altro giorno dalle galline e ci portato il mangiare, mo’ s’arrangiano. Nun v’aggiu sintito.”
“Non c’è problema, ci siamo salutati adesso. Comunque da domani le temparature si dovrebbero alzare, fino a venerdì, dice che poi sabato ritorna il freddo, speriamo di no.”
“Prufessù, ma quando finisce stu viernu, stammo ‘o prime aprile e aggià dovuto appiccicà (accendere) ‘o riscaldamento, face friddu, ma quando vene ‘o calore?”
“Viene signora Teresa, viene, un altro poco e viene.”
“E va bene, speriamo, tanto ‘a nuje cca ce trova.”
Questo è, caro Diario, spero di tornare presto.
CASELLE IN PITTARI, VIA INDIPENDENZA 84 – 86
3 NOVEMBRE 2024
Caro Diario, sono da poco passate le 14:00 quando io Cinzia torniamo a casa. Abbiamo mangiato da Mario e preso il caffè con Dora e Ciro, a casa loro. Mentre Cinzia mette due pacchetti nell’auto io mi avvio verso casa, la porta è aperta e io come sempre saluto a così alta voce che mi sente tutto il vicinato.
“Buongiorno signora Teresa, tutto a posto?”
“Sì, sì, prufessù, ma Cinzia se ne è già andata?”
“No, sta qui, adesso chiude la valigia e parte.”
“Va bene, le vulia dà ‘na cosa.”
Nel frattempo Cinzia arriva, saluta a sua volta e si avvicina alla porta della signora mentre io entro in caso. Pochi minuti dopo arriva e mi dice che la signora Teresa le ha chiesto se si mangiava i peperoni che ne aveva due dei suoi e glieli avrebbe dati volentieri. Mentre racconta gli occhi di Cinzia sono lucenti di contentezza; l’abbraccio, la semplicità e la gentilezza di questa donna di 101 anni ci commuovono.
Preparata la valigia Cinzia ritorna a casa della signora Teresa e ne esce più contenta che mai con questa borsetta con i peperoni. L’accompagno alla macchina, altro abbraccio, si infila dentro e parte.
Mentre ritorno in casa, sono meno di 10 passi, ringrazio anche io, sempre a voce alta per farmi sentire, la signora Teresa, lei si affaccia sulla porta e mi dice “Prufessù, glielo ho detto a Cinzia, nun guardà che so’ piccoli, pecché so’ buoni. Nuje li crescimmo all’uso antico, nun ce mettimme niente, che se ce mettimmo pure nuje ‘a usà ‘a medicina è fernuta. Ce l’aggia ditto, nun guardà ca so’ piccoli, mangiali ca so’ buoni.”
Se avessi potuto l’avrai abbracciata e stretta forte, ma naturalmente non mi perfetto una confidenza di questo tipo, così mi sono lmitato a ringraziarla ancora.
“Di niente prufessù, quando ‘na cosa ce sta s’adda da cu piacere, ce damme ‘na mano l’uno cu ll’ato, io mò dinto all’uorto sti cose le tengo, Cinzia se sape cucinà e se mangia, vuje è cchiù difficile ca ve facite.”

Le verdure della signora Teresa
CASELLE IN PITTARI, VIA INDIPENDENZA 84 – 86
30 AGOSTO 2024
Caro Diario, intorno alle 12:40 esco di casa per andare a pranzo.
“Signora Teresa, vado da Mario a mangiare una cosa”, dico a voce alta. I suoi passi mi avvertono che sta venendo verso la porta. Salgo i tre scalini, faccio due passi e mi fermo giusto davanti a lei.
“Prufessù, stammatina priesto sono passate due persone che volevano tuzzulià alla vostra porta, però io le ho fermate, ho detto vedete che ‘u prufussure a quest’ora dorme ancora, ho fatto bene?”
Ci penso su giusto un attimo e rispondo “avete fatto molto bene signora Teresa”, a prescindere. Alla fine chi era era, qualunque sia il motivo per cui voleva tuzzuliare, se è il caso tornerà, oppure me lo dirà la prossima volta che ci incontriamo all’Urmu.
“Come va con il piede?”, mi chiede ancora.
“Così e così signora Teresa”, rispondo. “Ogni tanto ricomincia a farmi male, una volta uno, una volta l’altro, oppure tutti e due. A Luglio mi sono fatto l’ecodobbler e per fortuna da quel versante è tutto a posto; bisogna capire che cos’è. Magari una forma di artrosi. O di artrite. Pure le mani mi fanno male, vedete?”, aggiungo mostrandogliele, “le dita non riesco a chiuderle più, bisogna capire di cosa si tratta.”
“Prufessù, nun ci dormite acoppa.”
“Scusate signora Teresa, in che senso?”
“Non ci dormite sopra, nun facite passà tiempo”, ripete lei con voce più alta. “I dolori sono brutti, e cchiù tiempo passa e peggio è. Però vedete che qua i medici specializzati non ci stanno, dovete vedere a Napoli, là ce ne stanno bravissimi.”
“Sarà fatto. Una di queste volte che torno a Napoli vedo di risolvere.”
“Va bene, mo’ jate a mangià, che s’è fatto tardi. Turnate priesto.”
CASELLE IN PITTARI, VIA INDIPENDENZA 84 – 86
27 AGOSTO 2024
Stamattina, otto e un quarto, minuto più, minuto meno. Apro la porta e mi ritrovo a pochi centimetri la signora Teresa, la mia vicina di casa, che ha quasi 101 anni. Sobbalziamo entrambi, poi lei fa un mezzo passo indietro.
“Prufessù, scusate, vi stavo venendo a bussare. Ieri non v’aggiu visto proprio né ‘a matina e né ‘a sera, ho detto mò vaco a bussà.”
“Vi ringrazio signora Teresa, in effetti ieri non mi sono sentito bene e sono rimasto in casa. Comunque grazie assaje, siete gentilissima.”
“Prego, e che significa, simmi anziani, ci dobbiamo guardare uno cù ll’ato.”
CASELLE IN PITTARI, VIA INDIPENDENZA 84 – 86
28 LUGLIO 2024
“Un calorio così in vita mia non me lo ricordo mai, prufessù.”
La signora Teresa, mia meravigliosa vicina di casa, 101 anni quasi. Secondo me le possiamo credere.