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Ohana, Lettere a mio figlio, LT21

Caro Diario, l’idea mi era venuta già quando ho letto Ohana, la storia che cammina che Teresa Rivello ha dedicato alla sua famiglia, ma è stato quando Jepis mi ha detto che è da tanto tempo che Teresa tiene un diario che la scintilla ha attivato il fuoco. È stato così che le ho chiesto se aveva voglia di raccontarsi qui, mi ha detto sì e ha aggiunto che ogni settimana avrebbe scritto una lettera al suo piccolo Michele. Si parte oggi, ogni mercoledì una lettera, io sono contento assai, mi raccomando seguici.

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L’ULTIMA LETTERA

2 Agosto 2021
ZIO MIKI
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Caro Michele, è arrivato anche Agosto, questa settimana abbiamo una lettera che sia a te che a me sta particolarmente a cuore perchè l’ha scritta zio Miky, come lo chiami tu. Vediamo cosa ci racconta del suo trasferimento in Toscana.

Ciao a zio,tu mi conosci bene, mi presento per i lettori, mi chiamo Michele Citera e ho vissuto fino ai famosi “18 anni” a Caselle. Inizio col dirti che ho lasciato la scuola a 16 anni (ero troppo bravo) e ho iniziato a lavorare in pasticceria fino a quando ho deciso di partire per la Toscana.
Sono partito solo, sono 10 anni che vivo, ahimè, lontano da Caselle. All’inizio non è stato facile un po’ per tutto, però poi piano piano sono riuscito a trovare lavoro in una stampatrice di pelli dove tuttora lavoro, e che mi ha sempre dato la stabilità economica di cui ho avuto bisogno.
Sono stato e sono sempre tanto attaccato a Caselle e l’unico che è riuscito a tenermi per tanto tempo lontano è stato solo questo maledetto virus, non so dirti di preciso quante volte scendo in un anno, però da quando mi sono fidanzato con zia Taty mi è capitato anche di scendere 2 volte al mese, ora con l’arrivo della cuginetta Aurora ci vedremo sicuramente più spesso.
In questi anni che sono stato lontano ho pensato tante volte di tornare a Cip, penso che ora è quasi arrivato il momento di prendere questa decisione anche se in un momento come questo non è semplice, staremo a vedere, ma le intenzioni ci sono. Il motivo è molto semplice, credimi non è facile vivere lontano dalle persone che ami, vedi anche tuo padre fa molti sacrifici a stare lontano da voi, per quanto mi riguarda spero di poter presto giù da zia Taty, Kiki e come la chiami tu “Arora”.
Di Caselle mi è sempre mancato un po’ tutto, in primis la famiglia, ma quando sei lontano ti mancano tante cose, anche se qui dove vivo è pieno di casellesi e forse per questo si sente un po’ meno la mancanza.
Te lo assicuro caro Michele, la cosa bella è che quando sei in giro trovi sempre qualcuno con cui fare due chiacchiere, prima di questo periodaccio ci ritrovavamo spesso per mangiare e fare un po’ di baldoria, sai i casellesi in qualunque parte del mondo vanno si fanno sempre riconoscere, penso a quei modi di fare che solo noi casellesi abbiamo, almeno credo.
Ci sarebbero tante cose ancora da raccontare perchè zio tuo è stato un po’ pazzerello (come dice sempre nonna Mela: a capu nun m’aiuta) però avremo tempo per parlarne e poi diciamolo, sei il mio omonimo, quindi se prendi da zio farai cascare i capelli a mamma e papà. Ti mando un bacione, a presto.

Amore di mamma é proprio vero, zio è stato sempre un ragazzo a cui è piaciuto divertirsi e scherzare con tutti, è questo forse che ci ha uniti così tanto, ogni tanto guardandoti penso davvero che tu abbia preso di lui, per esempio quando “nun ti fai cummatti”. Però non ti preoccupare, anche se così fosse va bene, perchè alla fine anche se è stato pazzerello è sempre stato un ragazzo con la testa sulle spalle e si è sempre assunto le sue responsabilità. Gli voglio davvero un sacco di bene e anche tu, quando sta a Caselle, non lo molli un secondo. Penso che il legame con i nipoti è qualcosa di davvero profondo e speciale.

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LE LETTERE DI TERESA
1. Caro Michele
2. Il valore del lavoro
3. Il lavoro di mamma
4. La piccola scuola
5. Nonno Mimo e Nonna Mela
6. Amicizia vuol dire
7. Paese mio che stai sulla collina
8. Le nostre radici
9. Il lavoro ben fatto di Ilaria Spagnuolo
10. In Tunisia da nonno Michele
11. San Michele
12. Siamo tutti casellesi
13. Racconta la tua storia
14. Il racconto di Michela Fiscina
15. Il racconto di Debora Calabrò
16. Francesco Cacettino Pellegrino
17. Zia Elia
18. Emanuela e tu
19. Il Camp e il Palio del Grano
20. La nostalgia di Pamela
21. Zio Miki

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3 Marzo 2021
CARO MICHELE
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Caro Michele, anche se ancora sei piccolo per leggere, ti voglio raccontare la mia vita, quando verrà il momento la leggerai, e capirai quanto è importante per me la famiglia e come è cambiata in vari momenti la mia vita, soprattutto dopo il tuo arrivo.
Per cominciare devi sapere che oggi ho 26 anni e da sei anni soffro di una malattia autoimmune, il Lupus Eritematoso Sistemico (Les). Era Maggio quando iniziai a sentire i primi dolori alle articolazioni e ad avere un febbricola ricorrente quasi tutte le sere. Iniziai a fare delle analisi, tante analisi, perchè non riuscivamo a capire, e nel frattempo continuavo a stare male e ad avere difficoltà nel camminare bene. A Settembre presi finalmente un appuntamento da un medico a Potenza, gli portai tutte le analisi e lui mi diede la diagnosi, con rispettiva cura, che io subito iniziai a seguire, così dopo qualche tempo iniziai a stare meglio.
Furono mesi duri figlio mio, mesi nei quali ho avuto tanta paura, paura che non riuscivo più a riprendermi e camminare bene, paura che le persone che fino a quel momento mi erano state vicino mi avrebbero potuto lasciare da sola, ma la paura che mi faceva tremare il cuore più di tutte era quella di non poter diventare madre e di perdermi tutto questo amore che tu mi stai donando.
Per fortuna arrivò presto Novembre e il giorno che nacque la mia prima nipotina Rosa mi sentii rinascere, non ha caso ho sempre detto che lei per me è stata una salvezza, fu da lì che iniziai a sentirmi molto meglio e a prendere in mano la mia vita, presi a lavorare nella pasticceria sotto casa, finalmente riuscivo a camminare bene e mi piaceva molto conoscere sempre gente nuova. Devi sapere una cosa figlio mio, e non scordartela mai: è proprio in questi momenti bui della vita che capisci chi realmente ti sta vicino come meriti e io in quei momenti sentivo vicina mia madre, che non mi ha lasciato sola neanche per un momento.
Sì, caro Michele, nonna Antonia è una forza della natura, ma di quelle che non ne nascono più, ha avuto tanta forza quando tuo nonno Michele è partito per la Tunisia, 11 anni fa, io ero un bambina e non ho vissuto bene la partenza, mi mancava mio padre, come mi manca ora, ma lei con tutta la pazienza di questo mondo mi ha sempre spiegato che se era lontano era soprattutto per far si che a noi non mancasse mai nulla e in questo momento vorrei avere anche io la sua forza, ma questa è una cosa che ti racconterò più avanti. Ritornando al Lupus in quei momento avrei voluto che papà fosse qui, ma lui il più delle volte non c’era, però non mi ha fatto mai sentire la sua assenza, e quando dico mai intendo proprio dire che anche se era in un altro continente era come se fosse sempre vicino a me.
Poi c’e stato zio Jepis che anche lui non mi ha lasciato nemmeno nel momento, anche se è sempre molto impegnato io so che c’è ed è questo quello che conta.
Infine ho avuto vicino i miei amici, quelli che mi hanno accompagnato durante tutta la mia vita e lo fanno tutt’ora senza mai stancarsi, ti auguro figlio mio di trovare amici come i miei, persone fantastiche che non smettono mai di sostenerti.
Naturalmente, vicino a me con tutta la forza di cui un uomo è capace c’e sempre stato tuo padre, il compagno di una vita intera, l’amico per eccellenza, l’amore che ti riempie il cuore, ti parlerò spesso anche di lui perchè devi sapere che persona meravigliosa abbiamo affianco ogni giorno della nostra vita.
Ti voglio dire un’ultima cosa prima di chiudere questa mia prima lettera per te, caro Michele, non vorrei che tu pensassi che la vita sia tutta rose e fiori, perché non è così. Non è stato così neanche per quanto riguarda il rapporto con le persone che per me in quei momenti sono stati dei pilastri fondamentali.
Lungo il cammino della vita ci saranno sempre delle incomprensioni, e in certi momenti possono diventare così grandi che hai paura che possano persino mettere fine ai tuoi rapporti con chi vuoi bene e ti vuole bene. Per fortuna, e con tanta buona volontà da parte di tutti, anche le incomprensioni servono a rafforzare le relazioni.
Le persone che ci vogliono veramente bene sono così, nei momenti bui loro sono lì a sostenerci, ci sono sempre, a prescindere da tutto.

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10 Marzo 2021
IL VALORE DEL LAVORO
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Caro Michele, oggi ti racconto il mio lavoro, che per me ha sempre significato molto, sarà perché i miei genitori mi hanno da sempre trasmesso il suo valore, l’importanza di iniziare ad assumersi le proprie responsabilità anche sbagliando molte volte, perché come si dice è dagli errori che viene il meglio, nessuno nasce imparato.
Per prima cosa ti voglio dire che appena ho compiuto i 18 anni ho iniziato a lavorare, nella pasticceria sotto casa, ho iniziato un po’ per gioco e un po’ perché volevo avere una mia indipendenza economica.
Ti confesso che ci sono stati momenti in cui credevo davvero di non farcela, avevo paura di tante cose, per esempio di non imparare mai a fare un caffè come si deve e di non riuscire a interagire con i clienti, che in quel tipo di lavoro il dialogo con le persone è importante quasi come il caffè.
Vuoi sapere come è andata a finire? Oltre al caffè ho imparato a fare un sacco di cose, per esempio preparare qualche dolce, molto grazie all’aiuto delle mie compagne di lavoro e al titolare che sono stati dei maestri eccellenti. Ecco, a loro devo dire grazie non solo per molte cose che oggi riesco a fare ma anche e soprattutto perché sono cresciuta sia dal punto di vista lavorativo che da quello umano.
Anche a livello lavorativo, come in ogni rapporto che si rispetti, ci sono stati alti e bassi, non sono mancate le discussioni e i diverbi, però abbiamo sempre risolto. Come? Con il dialogo, che secondo me me è una cosa essenziale nel rapporto tra le persone.
Quando ho scoperto di aspettare te ho lasciato il lavoro in pasticceria. Se devo dire la verità non è stato facile, il mio lavoro mi è mancato, a tratti mi manca ancora, ma volevo godermi la gravidanza e soprattutto te, i tuoi primi progressi.
Un anno fa ho fatto la domanda per il servizio civile qui a Cip, presso il Comune, e sono stata presa.
Era un impegno che mi avrebbe tenuto lontano da te poche ore e quindi accettai, anche perché qualcosa da mettere da parte fa sempre comodo, poi è stato un lavoro per il mio paese e io ci tengo molto a Cip, come scoprirai anche tu.
In questo anno abbiamo fatto di tutto, pulito le strade del paese, sistemato documenti ecc., insomma ci siamo impegnate, e poi ho fatto nuove conoscenze e riacquistato quelle che avevo fin da piccola. Anche in questo caso ci sono stati anche diverbi e incomprensioni che ci hanno portato ad allontanarci per qualche tempo, ma poi alla fine abbiamo concluso l’anno molto bene.
Oggi posso dire che sono contenta per questa esperienza, anche qui ho imparato e ho dato quello che potevo senza mai tirarmi indietro. Come ti dicevo prima i tuoi nonni a me e allo zio ci hanno cresciuti con il senso del lavoro, ho sempre visto fin da bambina mamma e papà lavorare con costanza e determinazione nella fabbrica di famiglia che avevamo sotto casa, li ho visti impegnarsi tanto per non farci mai mancare nulla e ci sono sempre riusciti.
Ad un certo punto della mia adolescenza mi sono ritrovata a fare i conti con la partenza di mio padre che, sempre per lavoro, si è trasferito all’estero, dove vive tutt’ora.
Non sto qui a spiegarti i motivi di quella partenza perché sono tanti, sappi solo che nonno è un grande uomo come pochi, che si è assunto le sue responsabilità e forse anche quelle che non erano le sue ed è partito per regalarci una vita migliore. Non so quante persone al suo posto l’avrebbero fatto, non è stato facile in questi anni, né per noi né, tanto meno, per lui, ma insieme abbiamo cercato sempre di affrontare tutto e finora ci siamo riusciti bene.

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17 Marzo 2021
IL LAVORO DI MAMMA
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Caro Michele, oggi ti parlerò del mio impegno di mamma, ma prima ancora di zia, si perché prima di dedicarmi anima e cuore a te sono stata zia di Rosa, sono stata la sua babysitter quando gli zii lavoravano ed è stata un esperienza che mi ha insegnato molte delle cose che so ora riguardo al vostro mondo, diciamo che con questa esperienza mi sono trovata un passo avanti quando sei arrivato tu.
Mamma e zia sono due cose completamente diverse. Essere zia è meraviglioso, e poi come ti ho raccontato Rosa è arrivata nella mia vita in un momento particolare e quindi occuparmi di lei è stata una salvezza per me. Ma come si dice: un nipote lo vizi fino allo sfinimento e lo ami senza alcun limite, in fondo è quello il dovere di una zia, pure un figlio lo ami senza alcun limite, però è diverso.
Quando nel 2018 sei arrivato tu, come un fulmine a ciel sereno, mi hai stravolto completamente la vita, come ti ho già detto decisi di lasciare il lavoro per godermi la gravidanza e successivamente te.
Mi sono ritrovata presto ad averti tra le mie braccia perché, molto frettolosamente, sei venuto al mondo con 5 settimane di anticipo, nel giorno di San Michele, per questo ti chiami così, altrimenti ti saresti chiamato Emilio, come tuo nonno paterno. Sono stati giorni intensi quelli che hanno seguito la tua nascita, molte preoccupazioni e paure mi assalirono, eri uno scricciolo e avevo paura persino a toccarti. Per fortuna, i giorni passavano e tu avevi la forza di un leone e ne trasmettevi tanta anche a me e tuo padre che aveva preso un po di ferie per starti vicino.
Come ti dicevo, i giorni sono passati veloci, tu crescevi a vista d’occhio e tutte le visite che ti facevano furono positive, insomma presto sarebbe arrivato il momento di tornare a casa. È andata proprio così, dopo 20 giorni in ospedale siamo tornati finalmente a casa.
Ricordo che mel momento in cui varcai la porta di casa con te mi assalì il terrore, pensavo alle tante raccomandazioni che mi avevano fatto i dottori: signora mi raccomando il bambino è piccolo, stia attenta all’influenza, cerchi di evitare le visite, e molte altre cose ancora.
A quel punto mi ponevo delle domande: sarò in grado di badare ad un esserino così piccolo?; riuscirò a dargli tutto l’amore di cui ha bisogno?
La risposta la trovavo ogni qual volta ti guardavo negli occhi e tu mi sorridevi, oppure mentre ti guardavo dormire, questa è una cosa che faccio tutt’ora, amo guardarti dormire, è in quel preciso istante che trovo le risposte a tutte le mie domande.
Il tempo con te vola, infatti sei cresciuto molto velocemente, subito mi sono ritrovata che già camminavi, come ho scritto nella mia storia che cammina i tuoi primi passi li hai dati a Milano. Ritornando un attimo indietro, in questi due anni che mi sono dedicata anima e cuore a te non ho mai smesso di essere zia. Dopo Rosa, praticamente insieme a te è arrivata Antonietta e lei e Rosa sono senza dubbio il regalo più bello che mio fratello potesse farmi.
Ho sempre pensato che l’essere mamma è un po come essere un supereroe invincibile, sarà perché mia madre lo è. Ma credo che anche le mamme più forti di questo mondo hanno bisogno di essere aiutate e sostenute.
Essere mamma, o meglio essere genitore, è un lavoro duro, soprattutto di questi tempi, non è facile trasmettere valori ai proprio figli quando stanno crescendo in una società in cui i valori sembrano persi nel nulla. Per quanto mi riguarda caro figlio mio, cerco giorno dopo giorno di darti gli stessi valori con cui sono cresciuta, in questa missione fortunatamente non sono sola, ho di fianco un marito che ha i miei stessi valori e insieme sono sicura riusciremo a trasmettere il valore delle cose che veramente contano nella vita, e il rispetto per chi ha fatto tanti sacrifici per noi.
Oggi sono una mamma a tempo pieno, mi sto dedicando a te e al futuro baby che sta arrivando, ma con il tempo voglio riprendere la mia vita lavorativa, diciamo che mi sento un po’ inadeguata a non avere la mia indipendenza economica, forse perché l’ho sempre avuta, quindi appena potrò tornerò a lavoro. Ovvio, non sarà un lavoro che mi dovrà portare molto tempo lontano da voi, ma sarà il mio lavoro.
Per il momento, il mio lavoro siete voi.

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24 Marzo 2021
LA PICCOLA SCUOLA
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Caro Michele, oggi ti voglio parlare della Piccola Scuola, una creatura della Bottega Jepis. Ti devo confessare che all’inizio non avevo capito bene di cosa si trattasse, però ero sono molto incuriosita di saperne di più; credo che sia normale, quando c’è qualcosa che ti incuriosisce, approfondire il tuo sapere su di essa, e comunque io così ho fatto.
Mi ha aiutato a capire meglio di cosa si trattasse la lettura dell’ultimo capitolo del libro Parole Forgiate. Come dicevo prima, la Piccola Scuola è nata dall’idea di tuo zio Jepis, come tu saprai quando sarai un po’ più grande lui fa un lavoro molto stimolante e creativo, ha creato questo spazio, per il momento con un gruppo chiuso su Facebook, per permettere alle persone e anche a lui stesso di proporre progetti ed esperimenti, in maniera non statica ma molto creativa, che si intendono realizzare. Ognuno propone il suo ad altre persone che hanno voglia di interagire e di mettersi, diciamo così, in gioco.
Penso anche che la Piccola Scuola nasca anche dalla voglia che abbiamo noi di continuare ad imparare sempre.
Ecco caro Michele, dopo averti spiegato un po’ che cos’è la piccola scuola secondo me, ti voglio dire perché mi sono interessata a lei.
Come sai, io amo scrivere e raccontare, il fatto che ti sto scrivendo queste lettere settimana dopo settimana lo dimostra. Mi sono interessata alla piccola scuola perché mi piacerebbe creare qualcosa che riguarda la narrazione, il rapporto con le persone mi è sempre piaciuto, mi piace scoprire cose nuove, anche se faccio molta fatica ad esprimere molto spesso quello che penso perché sono molto timida.
Forse questo percorso che ho intrapreso mi può essere utile come lo è stato il mio lavoro in pasticceria, nel senso che per il momento credo che farò come feci all’inizio in pasticceria, quando guardavo, osservavo, studiavo la mia collega che era più esperta a fare il caffè, cercavo di catturare le cose importanti che alla fine mi sono servite per far sì che imparassi, non dico bene, ma almeno un po’ a fare un buon caffè. Sì, penso che farò proprio così anche con la Piccola Scuola, e man mano che capirò, cercherò anche di dare una mano, magari cominciando con qualcosa da dietro le quinte, che pure quello serve tanto, così avrò tempo di superare la mia timidezza e di propormi anche come autrice e narratrice.

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31 Marzo 2021
NONNO MIMO E NONNA MELA
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Caro Michele, questa settimana ti parlerò dei tuoi nonni paterni, come li chiami tu: nonno Mimo e nonna Mela.
Sono due persone solari, sempre con il sorriso sulle labbra, e sanno voler bene davvero. Fin da subito, quando ho conosciuto il tuo papà, mi hanno accolto come fossi una figlia, con loro mi sono sentita in famiglia, soprattutto con zio Miky con il quale ho subito legato prima come amico e successivamente come cognato.
Sai, anche nonno Mimo come papà è sempre stato fuori per lavoro, ha sempre lavorato come muratore in varie ditte che molte volte l’hanno portato a stare lontano dalla famiglia, ma ha anche una grande passione per la terra, infatti ora più di prima si dedica all’orto, alla vigna, alle olive, gli piace passare le sue giornate libere in campagna, anche se negli ultimi due anni le sue giornate libere le ha passate quasi tutte qui a casa nostra, perché, come ti dirò quando sarai più grande, Nonno ha fatto il più dei lavori di muratura a casa nostra, il suo aiuto è stato fondamentale.
Io con lui ho sempre avuto un rapporto aperto, gli ho sempre parlato di tutto e gli ho sempre detto le cose che pensavo, non abbiamo mai avuto discussioni particolari, invece lui e il tuo papà sono spesso in conflitto, forse perché si vogliono troppo bene e hanno lo stesso carattere.
Ammiro molto il nonno perché è una di quelle persone che non si tira mai indietro quando c’e da fare qualcosa, è sempre pronto a dare una mano.
Anche nonna Mela fa un sacco di cose. Si occupa della casa, va in campagna tutte le mattine, si prende cura di nonna Caterina e ha le mani d’oro, nel senso che gli piace molto lavorare ad uncinetto, fa dei capolavori come quelli che ha preparato per la tua nascita, in più.
Quando ho iniziato il servizio civile, il suo aiuto è stato per me fondamentale, mi ha aiutato a badare a te tutti i giorni e lo ha fatto con tutto l’amore che solo i nonni possono trasmettere. Aggiungo che anche i vizi non sono mancati, ma d’altronde sono i tuoi nonni ed è giusto che sia così. 
Come ti ho detto anche con nonna Mela ho instaurato un bel rapporto fin da subito, anche se devo dire che la mia timidezza all’inizio mi ha un po’ frenato, ma poi proprio perché loro non mi hanno mai fatto sentire un’estranea il nostro rapporto con il tempo è molto cambiato.
Zio Miki vive in Toscana, dove lavora da 10 anni, con lui anche se non ci sentiamo e vediamo così spesso non c’è mai stato problema, alla fine l’importante è volersi bene.
Vedi caro Michele, io da quando sei nato cerco di non farti mai mancare la loro presenza, perché penso che la presenza dei nonni, sia materni che paterni, nella vita di un bimbo sia fondamentale. Tu adori passare il tempo con loro, soprattutto quando nonno Emilio ti porta in campagna.
Come tutte le persone anche loro hanno i loro difetti, chi non li ha, ma quello che posso dirti senza timore di essere smentita è che sono e sono stai sempre presenti, e non ti hanno mai fatto mancare tutto l’affetto e l’amore che meriti.

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7 Aprile 2021
AMICIZIA VUOL DIRE
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Caro Michele, oggi vorrei parlarti degli amici, vedi amore mio io credo molto nell’amicizia, per me ha un valore assoluto forse perché quando voglio bene lo faccio davvero e senza limiti.
Ho cercato fin da subito di instaurare rapporti che sarebbero durati nel tempo e in parte ci sono riuscita, perché per molti aspetti le amicizie che mi sono creata fin dall’infanzia sono diventate amicizie di vita quotidiana con cui ho condiviso e condivido tutt’ora la mia vita, anche se in maniera diversa.
Da quando sono diventata mamma ho cambiato la mia routine come è giusto che sia e magari non ho più tempo per uscire e passare del tempo con loro come prima, ma cerco sempre di essere presente nella vita delle persone che mi vogliono bene. 
Ti devo dire che molte delle amicizie che avevo fin da piccola sono mutate, alcune le ho anche perse perché semplicemente non erano destinate a durare, molte di quelle che pensavo di aver perso le ho ritrovare con il passare del tempo e abbiamo condiviso di nuovo un percorso e ne sono stata davvero felice.
Nel corso della vita grazie a vari avvenimenti e grazie anche al lavoro ho conosciuto persone fantastiche che mi hanno accompagnato e mi accompagnano nella mia vita e alle quali devo molto. Vedi caro Michele, l’amicizia è un bene davvero prezioso, gli amici sono la famiglia che ti scegli, sono coloro con cui ti confidi e ti apri come non riusciresti a fare con la tua famiglia, non sono la tua famiglia di sangue ma è lo stesso perché ci sono legami che vanno oltre.
Come ti dicevo prima, da quando sono diventata mamma le mie esigenze sono cambiate ma sono stata davvero felice di condividere tutta la mia gioia con gli amici che inevitabilmente dal mio cambiamento hanno deciso di restare comunque al nostro fianco, sono quelli che ci sono sempre stati io non smetterò mai di ringraziarle. E poi ci sono le amiche che per te sono diventate zie perché sono state e sono come sorelle per me e nonostante la lontananza che molte volte ci divide sono sempre presenti.
Perché sì, foglio mio, ci sono rapporti che sfidano le distanze e per quanto tempo possa passare quelle amicizie non sono mai cambiate, anzi forse si sono rafforzate più di quanto immaginassi.
È difficile ringraziare nome per nome tutte le mie amiche e tutti i miei amici ma vorrei farlo proprio in questa lettera dedicata a te: grazie amici!
Tu magari ti chiederai perché ti ho detto tutte queste cose sull’amicizia, te le ho dette perché vorrei sapessi che vale sempre la pena lottare per un’amicizia quando quell’amicizia è vera, ci saranno incomprensioni e discussioni, è successo anche a me, non è stato sempre rose e fiori, ma da quelle discussioni si sono consolidate amicizie che sono diventate parte della nostra vita amore mio. 
Con il passare del tempo ho capito sempre di più che avere un’amica o un amico che ti supporta fa bene al cuore e all’anima, per questo l’amicizia è un bene prezioso figlio mio.

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14 Aprile 2021
PAESE MIO CHE STAI SULLA COLLINA
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Caro Michele oggi ti racconto la nostra amata Cip.
Caselle in Pittari è il nostro paese, qui ho vissuto tutti gli anni della mia vita e chi mi conosce sa bene quanto amore nutro per la nostra comunità. 
Qui ho vissuto tutti i miei momenti, quelli belli che ancora oggi ricordo con grande emozione e quelli purtroppo brutti che anch’essi fanno parte della vita.
Quando ero una bambina, “a pantanedda” ci riunivamo dopo aver fatto i compiti e passavamo i pomeriggi di primavera e d’estate a giocare e a scherzare. Ricordo che stavamo sempre in giro, ancora non conoscevamo molto il computer e i telefoni e a volte penso che è stato meglio così, figlio mio.
Sono senza dubbi i ricordi più belli che ho, tornavamo a casa solo quando faceva buio, ma se fosse stato per noi saremo rimasti sempre in giro.
Vedi, Cip è un paese che non è sul mare ma ne dista solo 15 minuti, non è un paese di montagna ma anche quella ce l’abbiamo vicino, insomma è un posto dove chi viene di solito lo ga per mangiare nelle nostre pizzerie e nei nostri ristoranti, siamo famosi per questo, ma siamo anche famosi per l’accoglienza.
Si, questo lo posso dire senza paura di essere smentita, chi viene qua non si sente mai solo, siamo capaci di far integrare chiunque, questo è uno dei nostri pregi da casellesi, che poi siamo anche pieni di difetti, questo nessuno lo mette in dubbio, però alla fine siamo una bella comunità. È vero, ci potremo impegnare di più sicuramente per migliorare ancora ma, come si dice, questo è vero sempre e noi non facciamo eccezione.
Con l’adolescenza ho cominciato a uscire anche di più, stavamo molto a “l’Urmu”, a fare le famose vasche avanti e indietro, ma andavamo anche a fare lunghe passeggiate per il paese vecchio o al castello, che a me piaceva molto.
Passavamo molti pomeriggi a scoprire nuovi vicoli, Cip ne ha davvero tanti, pensa che io ancora oggi molti non li conosco ancora tutti, ci divertivamo molto, era bello scoprire il tuo paese giorno dopo giorno.
Capitava spesso che andavamo anche alla pineta, in bicicletta; è un posto poco fuori dall’abitato dove d’estate, nelle giornate più calde, si sta da Dio.
È stato quello anche il periodo in cui iniziai a conoscere tuo padre, avevamo il nostro posto preferito, o meglio la nostra panchina preferita, che era quella ai giardinetti, dietro la grande statua di Abele Parente. Ti confesso che ancora oggi ogni volta che ci passo mi scappa un sorriso, ripenso a quante serate passate su quella panchina a parlare, a scherzare, a scambiarci semplici carezze.
Beh caro Michele, prima di finire come faccio a non parlarti di un posto di Cip che chiamiamo Rupe, ci andavo quando volevo staccare un po’ da tutti, di solito al tramonto, perché il sole che tramonta e che bacia Caselle è una sensazione che non si può spiegare, ti ci porterò ogni volta che ne avremo bisogno, perché è bello, bello assai quel posto. 
Ecco, direi che per ora è tutto per quanto riguarda la nostra cara Cip, questo ridente angolo del basso cilento che fa innamorare chiunque ci viene, anche solo per la prima volta. Comunque tornerò presto a parlare della nostra comunità, ti devo raccontare del Palio del Grano e di tante altre innovazioni e tradizioni che qui amiamo realizzare e tramandare.

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21 Aprile 2021
LE NOSTRE RADICI
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Caro Michele, oggi voglio raccontarti delle nostre radici, si, hai capito bene, le radici, perché senza di loro noi non esisteremo: i bisnonni.
Io ho conosciuto solo una bisnonna, la mamma di Nonna Tetta, come la chiamavamo noi: Nanonna. Era una donnina esile ma piena di energie anche se avanti con gli anni, era una forza della natura, ne aveva passate tante, aveva avuto 15 figli e già questo dovrebbe dirla lunga sul fatto che aveva avuto una vita piena di sacrifici.
Tu stai avendo la fortuna di conoscere nella tua crescita 5 bisnonni: Nonno Peppo, Nonna Maria, Nonna Teresa, Nonna Caterina e Nonna Fortunata. Magari mi chiederai degli altri, gli altri tre erano Nonno Rocco, Nonno Michele e Nonno Felice, purtroppo sono venuti a mancare prima del tuo arrivo ma ti posso assicurare che sarebbero stati felici di poter giocare con te e starti vicino.
Ti voglio raccontare un aneddoto accaduto quando stavo aspettando te, era la sera del 23 maggio 2018 ti aspettavo da più o meno 3 mesi, tuo padre mi accompagnò a casa, eravamo stati alla chiazza da Nonno Michele che non stava bene ed eravamo andati a salutarlo.
Quella sera lui ci guardò e ci disse: auguri e accennò un sorriso, mi si sciolse il cuore, lo salutai e uscimmo, mentre tuo padre mi accompagnava a casa sentì come una bolla che si muoveva nella pancia, eri tu, quello di quella sera è stata la prima volta che ti ho sentito.
Il destino ha voluto che tu nascessi il 29 settembre e che ti saresti chiamato Michele, io non so se già volevi dirmi qualcosa, probabilmente si, l’ho sempre visto come un segno del destino, non dimenticherò mai l’emozione che provai quella sera.
I tuoi bisnonni sono stati degli uomini e delle donne che hanno saputo piantare delle ottime radici per la famiglia, hanno lavorato sodo per far si che chi venisse dopo potesse godere di una vita serena.
Così è stato per noi, certo abbiamo fatto anche noi dei sacrifici ma se oggi possiamo godere di questa casetta tutta nostra lo dobbiamo soprattutto a chi prima di noi ha lavorato sodo.
Amore di mamma, come ti ho detto quando ti ho parlato dei nonni per me queste due figure sono state fondamentali nella vita e voglio che tu cresca con questi valori nel cuore, per questo ci tengo molto a parlare di loro e lo farò ogni volta che tu vorrai, ti racconterò storie che loro hanno raccontato a me, ti racconterò aneddoti sul tempo che ho passato con loro come quello scritto sopra, che ti ho voluto raccontare subito perché riguarda te, ma ce ne sono molti altri che se un giorno me lo chiederai, te li racconterò con molto piacere ed emozione.

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30 Aprile 2021
IL LAVORO BEN FATTO DI ILARIA SPAGNUOLO
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Caro Michele, oggi è il 30 Aprile, e in occasione della Notte del Lavoro Narrato ti voglio raccontare una storia di lavoro. Questa giornata e questa notte sono dedicate al racconto di storie di lavoro e di vita, quella di quest’anno è l’ottava edizione e come ogni anno è organizzata da Vincenzo Moretti e tuo zio Jepis con le loro due creature, #lavorobenfatto e Jepis Bottega. Oggi da tutta Italia e da un pezzo di Mondo, chi lo vorrà, potrà raccontare, cantare, disegnare, la sua storia di lavoro condividendo sui social post, foto, video con l’hashtag #lavoronarrato. Dalle 15:00 ci sarà anche la diretta di zio Jepis e di Vincenzo dalla Bottega che andrà avanti fino a notte fonda.
 Ho pensato di farti raccontare questa bella storia di lavoro ben fatto direttamente dalla protagonista, è una mia cara amica e mi piace molto la passione che sta mettendo in questo suo progetto.

“Caro Michele mi chiamo Ilaria Spagnuolo, classe ’94, sono amica di tua mamma e abito qui a Caselle in Pittari, il nostro paesino del Cilento. Ho molte passioni, tra cui quella del disegno e dopo aver studiato, 3 anni, presso l’accademia Comix di Napoli, sono tornata a casa, cercando comunque sempre di darmi da fare a livello lavorativo con quello che trovano qui, tra cui fare la barista. Come si sa, la vita nei paesini come il nostro non è facile, soprattutto in questo periodo buio che stiamo attraversando. Allora o ti abbatti o ti adatti e ti dai da fare con quello che hai, e io ho deciso di darmi da fare. Un paio di anni fa comprai un oggetto, il pirografo, che non ho mai utilizzato realmente, facendo solo delle piccole prove così, per divertimento.
La passione per la pirografia è nata per caso, un giorno vidi questo strumento, questa tecnica, che grazie ad una fonte di calore viene utilizzata per incidere, disegnare, su vari materiali tra cui il legno e il cuoio usando delle punte di ferro, e ne rimasi così colpita da volerlo provare.
Ti devo dire che in questo percorso ho un complice molto speciale, mio padre. Lui è il vero artigiano, è un falegname, artigiano del legno. Avendo la fortuna di avere lui in casa, ho la possibilità di avere facilmente il legno, di qualsiasi forma e misura, su cui lavorare, ed è stato lui il primo a spronarmi per prendere questa strada, ed è grazie a lui che le mie idee prendono vita.
Il mio è dunque tutto un lavoro, una passione, fatta a mano, un lavoro puramente artigianale. Iniziai a pirografare e mi rendevo conto che non era così facile come pensavo, però pian piano vidi i primi risultati e ne rimasi contenta. Mi piace molto l’idea di incidere con del fuoco un semplice pezzo di legno, rendendo gli oggetti unici grazie al lavoro delle mie mani.
Come ti ho detto, per parecchio tempo ho tenuto nel cassetto questa mia passione, è stato in questo periodo particolare, costretta, come tutti, a trascorrere molto tempo in casa, che ho deciso di metterla in atto.
Sono partita ufficialmente più o meno un mese fa, decisa a provare senza aspettarmi chissà che cosa, quasi a dire “vabbè che cosa ho da perdere?”, ma mi sono dovuta ricredere, perché non pensavo di ricevere fin da subito richieste.
Sì, caro Michele, pare proprio che le persone apprezzino questa mia scelta e questo mio nuovo lavoro. Sto ricevendo tanti complimenti, mi sono sentita dire “brava, il lavoro si deve anche inventare”, e io già solo per questo sono contenta. Sai, io non credo di averlo inventato il lavoro, ho semplicemente messo a frutto il mio talento, un pirografo e dei pezzi di legno. Ti dico anche che sono contenta che il settore dell’artigianato non sia morto del tutto, e anche se non so cosa mi riserverà il futuro, per adesso proseguo dritta per la mia strada.”

Michele, hai visto quanto è bella la storia della mia amica Ilaria? Presto ti faccio vedere le cose che disegna sui pezzetti di legno, per me sono dei piccoli capolavori. Spero con tutto il cuore che Ilaria continui su questa strada e che questo progetto gli dia le grandi soddisfazioni che merita.

ilaria

5 Maggio 2021
IN TUNISIA DA NONNO MICHELE
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Caro Michele, siamo arrivati alla decima settimana di pubblicazione delle mie lettere per te, sono stati davvero in tanti a leggerle e di questo sono molto contenta, spero che un giorno questo mio progetto personale possa piacere anche a te.
Questa settimana ho pensato di parlarti dei ricordi. I ricordi sono importanti, soprattutto quelli che avvengono in un determinato momento o luogo, come per esempio questo che ha come protagonista nonno Michele. 
Come sai nonno Michele vive da molti anni in Tunisia, quello che non sai è che nonna Antonia è andata a trovarlo per la prima volta nel 2016, prima non l’aveva mai fatto, deciso che era giunto il momento siamo partiti io, lei e una mia amica, Marta Pellegrino.
Nonno Michele è un tipo molto solare e simpatico, si è ambientato molto bene in Tunisia, in quei giorni che siamo stati da lui ci ha portato in giro e ci ha fatto vedere molte cose.
Io adoro andare in giro con tuo nonno perché inevitabilmente ti ritrovi a ridere e scherzare per qualsiasi cosa. Ricordo che ci portò a visitare Cartagine e che andammo a vedere dove viveva e dove era sepolto Bettino Craxi. Andammo anche a Sidi bou said, una città molto bella situata a nord della capitale.
È una città molto turistica, era piena di bancarelle, un commerciante da cui ci eravamo fermati per prendere dei ricordi ci riconobbe subito come italiani, dicendo che eravamo loro amici e gente brava, e papà molto scherzosamente gli disse: “in Italia se magna bene”, il ragazzo che aveva capito più o meno il significato della frase scoppiò a ridere e fece un cenno di approvazione con la testa.
Sì, caro Michele, furono giorni molto belli, ci divertimmo tanto con papà e con i suoi colleghi, al punto che l’anno successivo decisi di tornare a trovarlo con tuo padre, e lì non ti dico, loro due insieme sono veramente incredibili.
Questa mia seconda volta ci portò in un hotel dove lui spesso andava con i suo colleghi perché aveva la piscina e anche l’entrata in spiaggia, sembrava che in quel posto nonno ci fosse stato da sempre, conosceva il titolare e siamo stati davvero bene, ci siamo divertiti un sacco.
Se c’è una cosa che ho capito da quando papà sta lì e che prima non avevo mai avuto modo di vedere è il suo modo di ridere, ti confesso che prima lo vedevo molto severo invece ora è cambiato, ride e scherza perché dice che questa vita va vissuta giorno per giorno appieno, ed è vero. Spero che un giorno, quando tu e tua sorella sarete cresciuti, riusciremo a fare un bel viaggio con papà tutti insieme, perché sono certa che quei ricordi ti accompagneranno per tutta la vita.

xnova

12 Maggio 2021
SAN MICHELE
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Caro Michele, é da poco passato l’8 Maggio, data molto importante per noi casellesi. In questo giorno infatti festeggiamo il nostro Patrono, San Michele. Sì, lo festeggiamo due volte l’anno, anche il 29 Settembre, in realtà il 29 Settembre sono gli Arcangeli, Michele, Gabriele e Raffaele, mentre l’8 Maggio si festeggia l’apparizione sul Gargano.
Proprio ieri parlavo con Nonna delle Feste in onore di San Michele e lei mi ha detto che la festa grande che lei si ricorda è sempre stata l’8 Maggio, forse perchè a Settembre il tempo era sempre più incerto e molte volte pioveva. Scendevano tutti i migranti sparsi per l’italia, perchè quelli che stavano fuori Italia purtroppo riuscivano a scendere solo per le feste nel mese di Agosto.
Vedi caro Michele, prima di queste pandemia sia l’8 Maggio che il 29 Settembre ci si riuniva in piazza e in processione si saliva sul Monte, noi ragazze e ragazzi di solito partivamo sempre un po’ prima.
Arrivati più o meno a metà strada si sostava in direzione della croce della Madonna del Sacro Monte, alcuni accendevano qualche lumino in onore di Maria e poi si ripartiva. Arrivati sopra ci si recava a fare la visita alle due Grotte: San Michele e Sant’Angelo.
Nelle grotte negli anni è stato creato un altarino con delle foto di persone che hanno chiesto qualche grazia a San Michele, si celebrava la Santa Messa davanti alle grotte e poi sempre in processione, si arrivava alla Piazzetta di San Michele alla taverna che nel frattempo era stata allestita per la celebrazione della Messa per chi non riusciva a salire sulla montagna, veniva portata la statua e c’era metà banda che aspettava lì, l’altra metà era salita sul monte per accompagnare la processione.
Dopo la celebrazione della Santa Messa, la statua veniva portata in processione nel paese vecchio accompagnata da canti e dalla banda, finito il giro del paese vecchio veniva adagiata nella chiesa di san Rocco che restava aperta per tutti i fedeli che volevano fargli visita durante la giornata, mentre in piazza la banda suonava qualche pezzo prima di pranzo che tutti ascoltavano con grande emozione.
La sera c’era l’ultima celebrazione della Santa Messa dopo la quale la statua veniva portata in processione nel paese “nuovo”, si faceva il giro per lo Scarano si saliva alla Pantanella e si girava alla rotonda, dopo di che si arrivava alla Taverna per poi arrivare in piazza per rientrare in chiesa, che restava aperta per tutta la serata mentre qualche gruppo o la banda suonava.
A metà serata tutti si avvicinavano vicino al palco, “Rocco Quglialatte” cominciava l’arriffa, ti spiego di cosa si tratta: tutti potevano donare qualcosa a San Michele, le attività commerciali ma anche i privati, si metteva all’arriffa e veniva venduta a chi offriva di più. Il ricavato giustamente veniva devoluto al santo, tuo padre per esempio comprava sempre un po’ di cose, soprattutto formaggi. Era molto divertente perchè a presentarlo era Rocco che ci sapeva davvero fare. Finito l’arriffa arrivava il momento dei fuochi d’artificio, devo dire che a differenza di tuo padre che è quasi fissato con i fuochi, infatti aspetta quel momento della serata con impazienza, a me non fanno tutto questo effetto.
Che io mi ricordi fin da quando ero piccola così si festeggiava San Michele sia l’8 Maggio che il 29 Settembre, fino all’anno scorso che a causa della pandemia non abbiamo potuto festeggiare e fare festa come sempre ma chiunque in questo anno è salito sulla montagna per fare una preghiera al nostro Patrono per far si che tutto questo finisse presto.
Nella speranza che si possa tornare presto alla normalità e poter festeggiare come facevamo, confidiamo nella grande mano di San Michele.

xnova

19 Maggio 2021
SIAMO TUTTI CASELLESI
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Caro Michele, oggi voglio cominciare a parlarti di qualcosa che ci appartiene in particolar modo, mi riferisco alle comunità di casellesi che sono in giro per il mondo, a cominciare da quelle sparse un po’ in giro per l’Italia.
Devi sapere, figlio mio, che anche nonno Peppo, il tuo bisnonno paterno, molti anni fa si è trasferito in Toscana, precisamente a San Miniato, dove oggi risiedono la maggior parte dei casellesi che si sono trasferiti in quella regione.
Nonno Peppo e nonna Maria si trasferirono prima della nascita di nonno Michele, che è l’unico dei tre fratelli, gli altri due sono Domenico e Antonio, che è nato a San Miniato, dato che nonno Peppo e nonna Maria dopo alcuni anni erano tornati a Cip. Trascorso qualche anno, i due nonni con i tre figli sono tornati su, dove sono restati fino agli inizi degli anni 80.
Nonno Peppo ha lavorato in conceria, da quelle parti ce ne sono tante, molti casellesi a quei tempi, ma anche tutt’ora, lavoravano e lavorano presso le concerie.
Come ti ho detto figlio mio c’erano molti casellesi lì a San Miniato, vivevano tutti più o meno nella stessa zona ed avevano formato una vera e propria “Caselle in miniatura”.
Nonno mi ha sempre raccontato che la domenica o i giorni di festa mangiavano e stavano sempre tutti insieme.
“Erano tempi belli si poteva stare tutti insieme”, mi ha ripetuto più volte. Lui ha sempre ricordato questi momenti con grande emozione, soprattutto in questo ultimo anno dove siamo stati costretti a non poter festeggiare come eravamo abituati.
Come ti ho detto prima, in quegli anni si trasferirono molte famiglie, e per lo più erano tutti parenti dei nonni e quando iniziarono a lasciare la Toscana lo fecero quasi tutti insieme, solo una parte di loro vive ancora lì, e anche quando sono rientrati a Cip sono sempre stati uniti tra di loro, non si sono mai persi di vista, hanno cercato di mantenere viva quella comunità che avevano creato a San Miniato e, secondo me, ci sono riusciti.
Ma di casellesi che hanno deciso di lasciare la nostra terra in quegli anni e negli anni successivi ce ne sono tanti in tutta italia, basta pensare a quelli che hanno costruito il loro futuro nella grande Milano nel settore alberghiero, molti di loro non si sono mai mossi da Milano, qualcuno è andato e poi tornato, insomma se andiamo a fare un giro in corso Buenos Aires ci sono buone possibilità di incontrare qualche paesano, ed è una cosa che fa sempre molto piacere.
Sai che ho pensato? Nelle prossime settimane raccolgo un po’ di testimonianze di casellesi nostri amici e conoscenti che abitano in giro per l’italia e ti racconterò le loro storie, penso sia una bella cosa mantenere vivi i contatti, continuare a sentirci una comunità anche con chi per scelta o necessità vive lontano da Cip.

xnova

26 Maggio 2021
RACCONTA LA TUA STORIA
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Caro Michele, come ti ho accennato la scorsa settimana ho proposto a Vincenzo di raccontare la nostra comunità fuori dalle mura di Caselle in Pittari, insomma le/i casellesi in giro per l’Italia, per l’Europa e per il mondo, l’idea gli è piaciuta e dunque eccomi qua. Per facilitare chiunque voglia raccontare la sua storia ho preparato delle semplici domande a cui tutte/i possono rispondere, aggiungendo alla fine tutto quello che più hanno a cuore.
Per me questo esperimento di narrazione oltre ad essere prezioso – lo faccio per lasciarlo in eredità a te che sei mio figlio – è bello, perché ci può far conoscere pezzi della nostra comunità di cui in tutto o in parte siamo all’oscuro.

Ecco le mie domande:
1. Sei nata/o a Caselle in Pittari o nella città in cui vivi adesso?
2. Sei partita/o con la tua famiglia o hai deciso tu di partire per cercare altrove la tua fortuna?
3. Che lavoro fai, ti dà soddisfazione?
4. In media, in un anno, quante volte ritorni a Caselle?
5. Hai mai pensato di tornare per sempre? Se la risposta è sì, perché? Se è no, perché?
6. Cosa ti manca di più della nostra Caselle? (Anche più di una risposta)
7. Cosa ti piace di più della città in cui vivi adesso? (Anche più di una risposta)
8. Nella tua comunità attuale ci sono altre/i casellesi?
9. Vi incontrate periodicamente? Se si, in quali occasioni?
10. Altro (Qui puoi aggiungere tutto quello che vuoi).

Insieme alle persone che contatterò personalmente, le risposte possono essere inviate a me via social o a Vincenzo all’indirizzo partecipa@lavorobenfatto.org
Ti confesso che spero anche nell’aiuto del passa parola, sul fatto che chiunque ha qualche conoscente che sa che vuole raccontare la sua storia mi aiuti a diffondere il senso di questa mia piccola inchiesta.
La prossima settimana, per rompere il ghiaccio, comincerò con Elia e Michela, che vivono a San Miniato, in Toscana, con loro siamo parenti ma ancora di più amici, nel corso della tua vita avrai sicuramente il piacere di conoscerle.

xnova

2 Giugno 2021
IL RACCONTO DI MICHELA FISCINA
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Caro Michele, stanno cominciando ad arrivare le risposte alle domande che ho scritto per chi vorrà raccontare la propria storia di vita lontano da Cip.
Te le racconterò in base all’ordine di arrivo, o meglio te le farò raccontare dalle protagoniste e dai protagonisti. Questa settimana cominciamo Michela Fiscina.

Sono Michela Fiscina, sono nata e cresciuta nella città in cui vivo: San Miniato, dove i miei genitori si sono stabilizzati prima della mia nascita.
Come professione è ormai qualche anno che faccio l’impiegata in una ditta di trasporto, il mio lavoro mi da davvero molte soddisfazioni, soprattutto perché mi permette di conoscere e socializzare con molte persone.
In media a Caselle vengo 3/4 volte l’anno, durante le vacanze, sia estive che invernali. È giustamente la nostra meta preferita per riprenderci dallo stress del lavoro. Certo, è capitato anche che per qualche motivo particolare siamo scesi più volte rispetto alle vacanze prefissate, ed è sempre un grande piacere tornare a Caselle.
Non ho mai pensato di tornare a Caselle definitivamnete perché fin da piccola sono cresciuta con le abitudini toscane che, devo dire la verità, non sono poi così male. Ho sempre visto Caselle come il Paesello dove poter tornare per trovare la pace, lo amo per questo.
Quello che mi manca molto sono i miei cari che vivono a Caselle: mio padre (che da quando è pensione si è ritirato), cugini, zii, nonna e tantissimi amici. Mi manca il buon cibo la pizza e il pane, qui in Toscana non è per niente simile a quello che fanno a Caselle.
Nella Città in cui vivo ho trovato la mia indipendenza, soprattutto economica, e per questo non smetterò mai di ringraziarla.
Nella mia comunità ci sono tantissimi casellesi e con alcuni in particolare ci vediamo quasi tutti i giorni, ogni tanto prima di questa pandemia si sono organizzate delle giornate insieme per sentirci un pò più vicino a Cip.
Caro Michele spero che un giorno tu possa venire a conoscere la nostra realtà e che tu possa fare tesoro di questo bel lavoro che la tua cara mamma sta facendo per te.

Ecco figlio mio, questa è Michela, con lei ci conosciamo praticamente da sempre, siamo parenti e le nostre famiglie hanno avuto sempre una grande stima reciproca, quando viene a Cip cerchiamo sempre di vederci per prendere qualcosa e per fare due chiacchiere. Pensa che nelle sue righe mi ha scritto che considera zio Peppo un pilastro fondamentale della nostra famiglia. “Gli voglio bene talmente tanto da considerarlo un Nonno. Da quando i miei sono venuti a mancare, è sempre stato un punto fisso nella nostra famiglia”.
Perché sì, mio caro Michele, ti posso garantire che nonno Peppo è fatto proprio così, è per questo che gli portano un grande rispetto e nonostante siano passati molti anni non perdono occasione per venirgli a dare un saluto.

xnova

9 Giugno 2021
IL RACCONTO DI DEBORA CALABRÒ
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Caro Michele, sono arrivate altre risposte alle domande che ho pubblicato e ne sono davvero contenta. Credo che questo “progetto” porterà i suoi frutti quando imparerai a leggere.
Oggi ci scrive la Nostra cara Debora Calabrò, si, proprio lei, l’amica “pazzerella” di mamma che si si è trasferita a Salsomaggiore.



Caro Michele mi presento, anche se un po’ mi conosci già, sono Debora Calabrò, classe ’94, nata, cresciuta e pasciuta a Caselle ma da quasi 5 anni vivo a Salsomaggiore Terme, in Emilia Romagna.
Mi sono trasferita per amore. Convivo con Domenico, anche lui Casellese, nato giù e all’età di tre anni con i genitori e il fratello maggiore si è trasferito qui dove i genitori gestivano un albergo.
La decisione di partire non è stata così difficile. Io, studentessa universitaria, non avevo nulla da perdere, anzi vedevo solo i lati positivi, ma come si dice, “sai chiddu ca lassi ma non sai chiddu ca truovi”.
Comunque non mi sono scoraggiata e mi sono data subito da fare. 
Ho fatto tanti lavoretti: cameriera, educatrice in ludoteca, babysitter. Ambientarsi non è stato poi così difficile ma la famosa “freddezza” dei polentoni, di cui tanto mi parlavano, si è fatta sentire e vedere. Giù ci conosciamo tutti, il saluto, il sorriso sulle labbra ce l’hai per tutti! Qui non è proprio così, è davvero tutto un po’ freddo. Ora lavoro in officina con Domenico, nell’ufficio amministrazione, sono diventata importante (ahahah), pensa un po’ che con i signorotti sto imparando anche qualche parolina in dialetto parmigiano, comunque è centomila vote meglio ‘u casiddisi.
Fortunatamente qui c’è qualche paesano e quando lo si incontra è una festa! C’è una piccola porzione della famiglia dei Priore, pensa un po’ proprio loro che sono il mio vicinato anche giù! Che scherzi meravigliosi regala la vita! E poi c’è anche un pezzetto di famiglia: il fratello maggiore di Domenico con la sua famiglia e la sorella minore. Siamo proprio fortunati!
Un anno e mezzo fa è nata la mia meraviglia, Patrizia, e con lei sono cambiate tante cose. Il fatto di frequentare il nido e il parco ha permesso ad entrambe di fare amicizia e integrarci.
Le difficoltà sono tante, gestire Patrizia da soli senza i nonni non è così semplice.
La tua mamma in una lettera ti ha parlato dell’importanza dei nonni Michele, non poteva dirti verità più vera. Per fortuna che i nonni e i bisnonni di Patrizia nonostante la distanza sanno bene che per crescere nipoti sani ci vuole cibo genuino, coltivato e raccolto con amore. Quando arriva il pacco da giù, gentilmente trasportato da mio fratello, che te lo dico a fare Michele, non è festa solo per la pancia e il cuore di Patrizia ma anche per noi! Con un profumo, un boccone, sei subito a Cip. Nonostante tutto non molliamo, viviamo con la speranza che i sacrifici di oggi saranno il frutto dei nostri traguardi un domani proprio a Caselle, per ora ci accontentiamo di scappare giù per le feste, ma con il cuore siamo sempre a Cip! 
Un abbraccio grande a te e a tutti i lettori, ci vediamo tra qualche mese!

Ecco caro Michele, questa è la storia della mia cara amica Debora. Nel corso delle nostre vite abbiamo avuto spesso dei momenti no, però alla fine ci siamo ritrovate, e questo vuole dire che il bene quello vero non finisce mai. Anche se sta lontano non mi ha fatto mai mancare la sua presenza e questo mi ha aiutato molto nei momenti in cui ne avevo davvero bisogno. Ora speriamo di poterla riabbracciare presto insieme alla sua principessa e che quest’estate possiate divertirvi un poco insieme. Sai una cosa? Tu e Patrizia vi siete visti solo un paio di volte ma ho notato che andate molto d’accordo. Mi piace pensare che accade perché sentite che anche io e Debora ci vogliamo un sacco di bene e di questo sono davvero contenta.

xnova

16 Giugno 2021
FRANCESCO CACETTINO PELLEGRINO
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Caro Michele, continuano ad arrivare risposte alla mia piccola inchiesta, ogni settimana nuove lettere, tutte belle e diverse tra loro. Oggi è il turno di Francesco Pellegrino, ma non ti voglio anticipare nulla, lascio parlare lui.

Ciao Teresa, sono Francesco, che essendo il più giovane della dinastia Cacetta, sono conosciuto da tutta la comunità di #Cip come Cacettino. Per l’anagrafe come sai sono Francesco Pellegrino e sono nato a Sapri, così è scritto sui miei documenti, ma in realtà sono al 100% casiddisi.
Sono partito partito per la prima volta nel dicembre del 2017. E non sono partito per cercare la mia fortuna altrove, perché mi sento già abbastanza fortunato, ho una famiglia fantastica (chiddi i Cacetta) e vivo in un paese dove “la vita è bella”, ma sono partito per crescere, per avere una mia indipendenza. A partire dalle cose di tutti i giorni come mettere la lavatrice, stirare, fare il letto, farmi da mangiare e gestire le spese. E sono partito da solo, con un “fritto misto” fatto di ansia e coraggio, verso la Svizzera.
Faccio il cuoco, o per meglio dire sto imparando a farlo questo mestiere, vista anche la mia giovane età. Per diventare Cuoco con la “C” maiuscola la gavetta è lunga. Mi chiedi se il mio lavoro mi soddisfa? Ti rispondo sempre. A partire dalla critica negativa fino ad arrivare a vedere il piatto pulito, che quella si, è una soddisfazione inpagabile.
Solitamente torno a Caselle almeno 3 volte all’anno, complessivamente per un mese. Quest’anno come puoi immaginare la storia è stata diversa, il Covid ha ridotto la possibilità di raggiungere la mia famiglia e i miei amici. Aggiungo però che, nonostante tutto, la mia famiglia l’ho sentita sempre vicino a me, come ogni giorno d’altronde.
All’inizio pensavo spesso di di tornare, ero a migliaia di km da casa, la mia vita era completamente diversa, avevo ritmi differenti da quelli a cui ero abituato. Ma poi, nonostante le difficoltà, pensi che dopo la tempesta esce sempre il sole, e così è stato anche per me. Per adesso non intendo tornare, innanzitutto perché voglio continuare a crescere. Magari in futuro, chi lo sa, Caseddi e sembi Caseddi. E vorrei portare un giorno la mia esperienza nella mia comunità, perché no?
Se ti dicessi che quello che mi manca di più è la famiglia sarebbe scontato, però è così, è proprio la famiglia la cosa che più mi manca. Perché vivendo lontano ho capito e continuo a capire sempre di più il valore dei miei cari. Poi ci sono tante altre cose come l’Urmu, il cibo, la calma, u café o bar i tutucciu.
Attualmente vivo a PC, adesso penserai che vivo in un computer, ma in realtà vivo in provincia di Piacenza, è un paese abbastanza tranquillo, alla fine cerco di collegare qualsiasi posto a #Cip. Del posto dove vivo mi piace il verde che mi circonda, le colline, e mi piace anche il fatto che sono lontano ma anche vicino alla città. Ma soprattutto mi piace Alessia, la mia fidanzata.
Come ti ho detto sono partito da solo e in qualsiasi posto dove ho vissuto non ho mai avuto casellesi nello stesso paese, però nei paesi limitrofi o nei dintorni si, ho amici e cugini anche da queste parti. Chissà. forse è meglio, il desidero di vederli poi è maggiore. Sì, ci incontriamo, non spesso ma si. Molti vengono a trovarmi come clienti al ristorante dove lavoro e cerco sempre di farli sentire a casa. Con altri invece ci incontriamo o da me o nei loro rispettivi paesi.
Teré, questa tua iniziativa mi è piaciuta un sacco, e appena me l’hai chiesto già pensavo a quello che dovevo rispondere alle tue domande, alla fine non è difficile, basta essere sinceri e raccontare un po’ della propria storia. Da quando sono partito sono cambiato tanto, e ho cambiato il modo di vedere molte cose, ci sono persino cose che prima disprezzavo adesso le adoro.
Ti lascio dicendoti che mi sento molto fortunato, però sono consapevole anche che la fortuna arriva quando la cerchi. Grazie Teresa, un abbraccio forte a te e al piccolo Michele. A presto.

Ecco Michele, questo è Cacettino, si, amore di mamma è il secondogenito di Michele e Mimma Cacetta, i nostri vicini di casa. Con lui non ho molti ricordi della mia adolescenza ma ci siamo sempre rispettati e voluti bene, e anche questa lettera ne è un po’ la dimostrazione.
Grazie mille Cacettino, speriamo di vederti presto nel “vicinazo”, la tua allegria e la tua euforia manca molto qui.

xnova

23 Giugno 2021
ZIA ELIA
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Ciao Michele, tra poco arriverà Luglio, che un mese molto particolare qui a Cip, perché si tiene il Camp di Grano e il Palio del Grano, nelle prossime settimane ci torneremo su. 
Nel frattempo la mia ricerca continua, questa settimana è il turno di Elia Fiscina, vediamo cosa ha da dirci.

Caro Michele, sono Elia Fiscina o meglio, come mi chiami tu, zia Elia. Sono nata, cresciuta e vivo tutt’ora a San Miniato, ne avrai sicuramente sentito parlare. Da qualche anno sono entrata a far parte della “Misericordia” e faccio l’autista di ambulanze e la soccorritrice. 

Diciamo che ho iniziato questo lavoro un po’ per scherzo, anche se l’ho sempre amato, fin da piccola, ti garantisco che è molto bello ed emozionante mettersi a disposizione per aiutare gli altri, questo mi fa sentire bene, mi sento completamente ripagata dal mio lavoro.

A Caselle scendo più o meno 2 o 3 volte l’anno, a seconda delle ferie e delle possibilità lavorative. In realtà se come ho qualche giorni di spacco cerco sempre di venire giù per rigenerare le energie, ma in questo ultimo anno e mezzo è stato molto difficile scendere per una semplice scappata.

Non ho mai pensato di trasferirmi a Caselle, anche se quando ero più piccola ogni scusa e occasione era buona per tornare al paesello e trascorrere delle settimane in ottima compagnia.
Sono molto grata alla città dove sono cresciuta, mi ha dato tanto, soprattutto la stabilità economica.
Di Cip sento enormemente la mancanza dei miei cari, anche se fortunatamente ora con le videochiamate ci teniamo compagnia tutti i giorni, le persone importanti per me le sento praticamente tutti i giorni e tu lo sai benissimo.

Nella comunità dove vivo ci sono molti casellesi e con alcuni ci troviamo anche tutti i giorni anche solo per un caffè e scambiare due chiacchiere, fa sempre piacere vedere una faccia amica, soprattutto in questo periodo un po’ particolare.
Spero che presto mi verrai a trovare cosi potrò farti scoprire la mia realtà. 

Ti voglio tanto bene, presto torno a Caselle e vengo ad abbracciarti.
Zia Elia

Ecco Michele, come hai visto Elia è un’altra amica di mamma e una tua zia acquisita, ci vogliamo un gran bene e anche lei pur vivendo lontano ci è sempre stata vicina. Per la verità non siamo solo amiche ma bensì siamo parenti, lei è la sorella di Michela Fiscina, le nostre famiglia sono molto legate da un grande rispetto reciproco.

xnova

30 Giugno 2021
EMANUELA E TU
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Caro Michele, come ti avevo accennato questa settimana cambieremo un po’ argomento ma senza perdere di vista la mia ricerca, infatti colgo l’occasione per ricordare a chiunque ne avesse voglia di raccontarmi la sua storia.
Oggi ti voglio parlare un po’ di fratelli e sorelle, sì, perchè a breve avrai una sorellina e magari qualche volta quando sarai più grande potrai anche dirmi “io non ho mai chiesto di avere un fratello o una sorella”.
Ecco, quello che ti voglio dire è che sono convinto che questo dono che io e tuo padre abbiamo deciso di fare a noi stessi e a te, farà sì che un giorno per tua sorella sarai il fratello maggiore migliore del mondo e lo stesso sarà lei per te, perchè avere un fratello o una sorella è molto bello, è un legame che non si spiega a parole.
Vedi amore di mamma, io e tuo padre abbiamo la fortuna di avere questo legame e ti posso garantire che entrambi, anche se non sempre lo dimostriamo, siamo molto ma molto legati ed orgogliosi dei nostri fratelli.
Io con zio Jepis ho avuto sempre un rapporto un po’ conflittuale, forse perchè lui è un po’ più grande di me e quindi quando lui era in piena adolescenza ed iniziava ad uscire io ero un bambina ma nello stesso tempo volevo fare le cose che faceva lui, e a quei tempi mi dava molto fastidio questo, ma ad oggi so che ogni età ha le sue tappe. Penso che questa fase la vivrete anche voi ma è bella lo stesso perchè anche se litigherete alla fine vi ritroverete a fare pace inevitabilmente come solo due fratelli sanno fare.
Ora zio Jepis, come forse già ti ho detto in altre occasioni è diventato la mia ancora, parliamo di tutto, condividiamo molto, da buon fratello maggiore mi da molti consigli e devo dire che sono davvero preziosi.
Invece il rapporto che papà ha con zio Miky è diverso, loro sono quasi coetanei e hanno condiviso tutto fin da subito, insomma sono cresciuti insieme. Ti posso dire la verità? Anche se papà è più grande di qualche anno a volte sembra zio il fratello maggiore, ma mi piace molto il loro rapporto, sono un po’ cane e gatto, che si può definire davvero uno di quei rapporti di odio e amore nel senso che un minuto prima litigano e un minuto dopo fanno pace.
Quello che penso io, amore mio, è che il regalo più bello che i genitori possano fare a un figlio è un fratello. Un fratello o una sorella sono per sempre, saprai sempre che sono là in qualunque circostanza, sono amici e confidenti, almeno questo mi dice la mia esperienza. Tu sarai il maggiore, forse a te toccherà qualche responsabilità in più ma sono certa che sarai in grado di gestirle, che sarai in grado di essere quel fratello maggiore che renderà la sua sorellina orgogliosa di lui.
Aspettiamo con ansia il momento in cui finalmente conoscerai Emanuela, sarà senza dubbio uno dei momenti più belli della nostra vita.

xnova

14 Luglio 2021
IL CAMP E IL PALIO DEL GRANO
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Caro Michele, come ti avevo promesso questa settimana la mia lettera la dedico al Palio del grano. Quest’anno siamo arrivati all’edizione X+7 e conti alla mano questo vuol dire che quando tutto questo è iniziato io ero poco più che una bambina e come tale la mia unica preoccupazione di quel periodo era occuparci della festa del nostro amato Rione Pantanedda.
Ricordo che ogni rione si organizzava la sera prima del palio e faceva festa, che poi le feste a Cip hanno come base principale il buon cibo, la musica e tanto divertimento. 
Sì figlio mio, pure noi della Pantanedda organizzavamo la festa, con striscioni, musica, di tutto e di più, era un modo per stare insieme, come sempre le donne preparavano per la sera e poi dovevano pensare anche a cosa portare da mangiare il giorno dopo al Palio.
La giornata del Palio iniziava così, alle 6 il raduno, ogni rione con la sua squadra di mietitori si recava in piazza dove il prete faceva la benedizione e si poteva partire per il campo a piedi, sempre a suon di musica. Che emozione figlio mio!
La gara iniziava nel momento in cui in mezzo al campo compariva Antonio Pellegrino che suonava la grande campana, da quel momento partiva anche una grande tifoseria, con noi ragazzi e ragazze che con bandiere e striscioni facevamo il tifo per il proprio rione.
Gli anni sono passati, io sono cresciuta e nel crescere sono entrata a far parte sempre di più dell’organizzazione del Palio e così ho capito che dietro a tutto quel ben di Dio c’era e c’è davvero molto lavoro.
Nel 2012 è arrivato il primo Camp di grano, sono venuti ragazzi da tutta Italia per stare una settimana intera a Cip e per immergersi completamente in questa bella esperienza. Proprio durante i camp ho conosciuto persone fantastiche con cui abbiamo ancora oggi ottimi rapporti di amicizia e che non perdono occasione per venirci a salutare.
Da due anni a questa parte, per colpa di questa pandemia, abbiamo dovuto ridimensionare la festa, non è stata e non sarà neanche quest’anno quella degli altri anni purtroppo, ma ci rifaremo presto, ne sono sicura.
Io ho sempre cercato di essere il più presente possibile per dare il mio contributo, anche se come sai ho sempre lavorato prima del tuo arrivo, e poi quando sei arrivato tu non ho potuto mettermi completamente a disposizione ma ho sempre cercato di rendermi utile.
Da quella bambina che vedeva solo festa e divertimento sono diventata una donna e una mamma e ora per me il Palio è soprattutto capire quello che ogni mangiamo e soprattutto quello che facciamo mangiare a voi più piccoli. Ho capito che le farine non sono tutte uguali, anzi c’e una bella differenza, ma questo ce lo faremo spiegare meglio dalla nostra commare Rossella quando inizierai a capire, per il momento mi auguro che tutto questo posso andare avanti con forza e determinazione e che le tue generazioni posso essere animate e migliorate dalle nostre per cercare sempre di migliorare e non restare mai fermi.
Quest’anno chissà se potrò assistere alla gara dato che dovrebbe essere proprio in quei giorni la data di arrivo di tua sorella, vedremo, ma nel caso anche da lontano troverò il modo di seguirla.
Un bacio grande e ricordati, sempre forza Pantanedda.

xnova

21 Luglio 2021
LA NOSTALGIA DI PAMELA
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Caro Michele, la settimana del Palio anche per quest’anno è volata via, sarà stato il fatto che abbiamo dovuto anche anticipare di un giorno la gara per via delle condizioni meteorologiche che sono state davvero pessime, ma siamo riusciti a far si che il raccolto non andasse perso, ed è questa la cosa più importante. D’altronde data la situazione covid per la festa vera e propria dobbiamo avere pazienza un altro anno, sì, speriamo che l’anno prossimo potremo tornare alla normalità. Intanto va avanti la mia ricerca di storie dei nostri concittadini che stanno fuori da Cip e questa settimana tocca a Pamela, come sempre non ti anticipo nulla, lascio direttamente a lei la parola.

Caro dolcissimo Michy, (come ti chiama Domenico), sono Pamela Fiscina, abbiamo la fortuna e il piacere di conoscerci per il legame che hanno le nostre famiglie. Nata a Sapri, 33 anni fa, mi ritengo una Casellese DOC. Abito in Toscana, a San Miniato, da 7 anni ormai (mi sembra un’eternità), e mi sono trasferita qui per amore di mio marito, Pasquale, che poi anche lui è di giù, metà Casellese e metà sanzese.
Caro Michy, io sono una di quelle persone lontane da casa che colgono qualsiasi occasione per scappare giù. Mi sono trasferita su entusiasta, un posto nuovo, la convivenza, ma con gli anni, che te lo dico a fare, la mancanza da casa, dalla mia famiglia, è andata sempre peggiorando.
Una persona anni fa mi disse: Vedrai che col tempo ti passa! Assolutamente no, è sempre peggio. E sono 5 anni ormai, che oltre a scendere a casa a Natale e in estate, prendo l’autobus di Speranza e quando posso, sola con i miei due bimbi, mi faccio dieci ore di bus e me ne vengo giù, anche una settimana, per la mia gioia e soprattutto di quella del tuo amichetto Domenico, che impazzisce per Caselle (mio fratello Remo dice che altrimenti non sarebbe stato figlio a me! Ahahah! Lo sto crescendo con ottimi valori! ).
Domenico si prepara già una settimana prima, con le sue cose, avvisa addirittura le maestre all’asilo e la custode del pulmino dicendogli che parte per Caselle, ormai lo conoscono benissimo, lo adorano, e spesso sono loro a chiedergli quando parte. Caselle è nel suo cuore, diciamo cosi. a Cip ha la sua Libertà, la sua adorata campagna, super nonno Gerardo con cui ha un rapporto meraviglioso, e zii e cuginetti con cui va d’accordissimo! Si fa voler tanto bene a Caselle, lo conoscono tutti! Sono felicissima e orgogliosa che lui abbia questo attaccamento a giù e a tutto quello che ne fa parte. Molto spesso penso al fatto di poter ritornare a casa un giorno, e non perché io qui ci stia male, cerco in tutti i modi di adattarmi, San Miniato è una cittadina che offre tanto, è immersa nel verde e questa cosa la adoro, ma a me mancano le mie piccole abitudini, come uscire a piedi e con la scusa di fare la spesa ti fermi al bar per un caffè e vieni accolta col sorriso, o chiamarsi da un balcone all’altro anche solo per chiedersi cosa fai. Diciamo che mi manca il calore, l’affetto che contraddistingue noi meridionali, e soprattutto la mia famiglia.
Delle volte mi sento un pesce fuor d’acqua. Come dice mio marito, e tante altre persone che mi conoscono, “quando stai a Caselle cambi viso, sei più luminosa, sei diversa”, e in effetti è così, e viene tutto spontaneo, perché sono a casa mia. San Miniato poi è uno di quei posti dove di Casellesi ce ne sono a centinaia, e i maggiori incontri io li faccio alla Coop a fare la spesa (ihihih), e fa sempre piacere salutarsi e chiacchierare, e chiedersi subito: Quando scendi? Per il resto, ognuno fa casa lavoro e lavoro casa, quindi vedersi è una rarità.
Caro Michy, la vita a San Miniato ha dato un lavoro a mio marito, che non ci fa mancare nulla, e di questo ne sarò sempre eternamente grata, l’unica cosa che rimpiango di questi sette anni qui è non aver passato abbastanza tempo accanto ad una persona che ora non c’è più, la mia mamma. Ogni minuto sarebbe stato prezioso, e spesso mi sento in colpa per non esserle stata vicino abbastanza, anche se la lontananza per noi non è mai stata un ostacolo visto l’amore che ci legava, anzi “ngi levavo a vita” come si dice in dialetto, la chiamavo dieci volte al giorno. Ma è andata così, e lei è sempre stata comunque orgogliosa di quello che la vita mi ha dato, soprattutto Domenico e Mattia.
Un bacio speciale alla tua mamma, che sta facendo un lavoro speciale, raccogliendo tutte queste storie. A presto. Pam!

Visto Michele che belle cose ti ha scritto la mamma del tuo amichetto Domenico? Sì, abbiamo avuto sempre un ottimo legame, oltre ad essere parenti abbiamo condiviso la passione per la pallavolo, e cosa te lo dico a fare le risate che ci siamo fatte quando giocavamo insieme, sono stati degli anni davvero bellissimi che ricorderò sempre con grande emozione.
Pamela, il tuo amico Domenico e il piccolo Mattia sono già a Cip da qualche settimana e infatti già hai passato qualche giorno in compagnia del tuo amichetto, i primi di una lunga serie, fino a fine estate.

xnova

PER SAPERNE DI PIÙ
Ohana, di Teresa Rivello
Scritte, Storie che camminano