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Il #LavoroInCittà di Stefania e Osvaldo

Caro Diario, questa storia qui inizia qualche mese fa quando il mio amico Osvaldo Danzi mi scrive per dirmi che con Stefania Zolotti – lui founder di Fior di Risorse ed editore di Senza Filtro, lei direttore della rivista – hanno deciso di fare un reportage in giro per l’Italia per raccontare il lavoro, “la serie l’abbiamo intitolata #LavoroInCittà”, aggiunge, “abbiamo deciso di cominciare da Napoli e vogliamo parlarne anche con te, perciò niente scuse, vedi come ti devi districare perché una sera ci vediamo”.
Sì, sì, amico Diario, hai capito bene, non me l’ho ha chiesto, me l’ha ordinato, con gli amici quelli veri così fa, il poliziotto buono è Stefania, lui quello cattivo, ma tanto io sono sempre felice di vederli, e insomma è andata come volevamo che andasse, ci siamo visti e mi hanno anche chiesto di scrivere un pezzo, cosa che non mi piace fare quando si tratta di Napoli, troppa bellezza e troppi tradimenti.
Com’è finita? Che  sono stato contento di farlo e anche del risultato, se ti va di leggerlo lo trovi qui, però ti consiglio di leggere tutto il reportage, si intitola Vedi Napoli, ti garantisco che merita assai.

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Detto di qualche mese fa, eccoci a ieri sera, perché dopo averlo raccontato all’Italia intera il lavoro che si pensa e che si fa all’ombra del Vesuvio, Stefania e Osvaldo hanno immaginato una sorta di Vedi Napoli Return, cioè Senza Filtro che incontra le autrici e gli  autori del reportage a Napoli, e con la complicità di Antonio Pescapè – Professore Ordinario alla Federico II – l’hanno organizzata a San Giovanni a Teduccio nella bellissima sede di Digita Accademy di cui Antonio è Direttore Scientifico.
Ora naturalmente non ti aspettare da me che ti faccia la cronaca della serata, non sono un giornalista ergo non lo faccio, piuttosto prendo ancora in prestito tre hashtag per accennare a un po’ delle idee e delle possibilità che si sono incrociate nel corso della serata, ti voglio incuriosito amico mio, la prossima volta che vieni a Napoli per prima cosa ti deve venire voglia di correre a vedere dove e come studiano, imparano e fanno le/i ragazze/i di Digita Accademy, perché tu arrivi lì guardi e capisci, ascolta e capisci, credemi è bello quasi come con la terza via di Berlinguer una vita fa, solo che la “via della conoscenza” è davvero possibile, si può fare, si fa.

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#Ecosistema
Ne ha parlato Antonio Pescapè nel suo intervento pieno di cose con cui si è aperta la serata, un #ecosistema dove ci sono l’università, l’impresa, il territorio, i docenti, gli studenti, e ci sono non solo sulle cose grandi come Digital Transformation e Industria 4.0, come Salesforce Developer Bootcamp o come il progetto con la Fondazione Famiglia di Maria, ci sono anche  sulle cose piccole – si fa per dire – come la scelta di non fare il bar dentro l’università anche se perdi punti nella valutazione alla voce servizi per gli studenti.
Da Antonio Pescapè penso proprio che ci ritorno, in primo luogo perché da quello che ha raccontato mi sono fatto l’idea che il polo universitario di San Giovanni a Teduccio è una gran bella comunità di #lavorobenfatto e merita di essere raccontata in quanto tale, e in secondo luogo per l’idea che ho riproposto quando è toccato a me, ma te ne parlo alla fine.

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#Informazione
Ne abbiamo parlato in tante/i, a partire naturalmente da Osvaldo e Stefania, perché insomma il modo in cui si raccontano le storie delle persone, delle città, del lavoro, dell’innovazione è sempre più importante, a ogni livello, non solo nei luoghi tradizionalmente deputati a informare come i giornali, ma anche nelle istituzioni, nelle imprese, nei sindacati, nelle associazioni e così via discorrendo. A me le notizie dentro il lavoro di Senza Filtro piacciono un sacco perché invece della retorica dei fatti separati dalle opinioni propongono in maniera esplicita una prospettiva, un modo di raccontarli i fatti, di orientare il dibattito nell’ambito dello spazio pubblico, di definire priorità, ed è un modo che ha al centro la qualità, la dignità, il rispetto del lavoro.
Vedi amico mio, forse il punto non è se i media associano San Giovanni a Teduccio più all’Università di Napoli, la Apple, la Deloitte Digital o alle stese di camorra – ne abbiamo ragionato anche ieri sera – forse il punto è invertire l’ago della bussola, raccontare il lavoro, la bellezza, la tecnologia consapevole, il lavoro ben fatto, le periferie per proporre alle persone, alle comunità, ai territori, al Paese un modo nuovo e credibile di pensare e di fare le cose, una nuova e credibile identità, un nuovo e credibile senso.
Per questo quello che accade ogni giorno a San Giovanni a Teduccio è importante, e anche quello che fa Luca Carbonelli con il suo caffè e i suoi corsi sull’uso intelligente di Amazon è importante, e quello che fa l’Università Vanvitelli con la moda, e e quello che fa il direttore del carcere di Nisida, e quello che fa Antonio Prigiobbo per accelerare le startup e quello che continurò a raccontare nei prossimi giorni.
Come dici? Perché è così importante? Perché è il racconto dell’eccellenza che può diventare norma, del sogno che può diventare realtà, per chi sta dentro l’università e per chi sta sul territorio.

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#Blockchain
Il terzo e ultimo hashtag è stato a lungo in competizione con serendipity, perché io ieri ci ho provato anche con Antonio Pescapè, sono partito dalla domanda sul perché i cattivi fanno sistema e i buoni no e ho proposto di attivare a Digita Accademy un Serendipity Lab per realizzare il prototipo della blockchain del lavoro ben fatto.
No, Antonio non ha detto di sì, ma non ha detto neanche no, conto di avere un’occasione per tornarci su, in ogni caso gliela chiedo, perché la blockchain applicata al lavoro ben fatto, la creazione di un sistema autoregolato e autocertificato dai propri componenti che garantisca che coloro che ne fanno parte – persone, organizzazioni, territori – fanno bene quello che devono fare, qualunque cosa facciano, secondo me potrebbe diventare un reale punto di svolta per il sistema Paese.

Ecco caro Diario, queste sono solo un po’ delle cose che si sono attivate nella mia testa ieri sera grazie alla bella pensata di Stefania e Osvaldo, altre ne arriveranno, però prima di lasciarti devo segnalarti ancora due cose:
la prima è la pizza fritta di Osvaldo, la foto non rende a sufficienza, l’ha finita quasi tutta nonostante la febbre ma ti assicuro che anche le altre pizze, compresa la mia margherita con bufala, sono state memorabili;
la seconda è che ho avuto l’onore di conoscere la signora Maria Angela Poletti, la mamma di Osvaldo, e la cosa mi ha fatto un gran piacere, per la signorilità e la bellezza della Signora innanzitutto, e poi per la qualità e il senso della mia amicizia con Osvaldo.
Come dici amico Diario? Il tuo auspicio è che anche nel mondo più evoluto e più tecnologico possibile non si perda mai qusto senso di umanità, il piacere e il senso dello stare assieme? Il tuo auspicio è anche il mio, perciò non aggiungo altro.

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