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Cronaca di una notte annunciata

Dopo Maria Giovanna e i suoi 15 tweet è la volta di Gianna Di Russo che attraverso Colomba Punzo mi ha inviato questo racconto dall’Istituto Comprensivo Marino Santa Rosa che è pieno pieno pieno di verità, di speranza e di futuro. Non aggiungo altro, appena avete qualche minuto leggetelo.
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Tutto era cominciato dall’introduzione di Moretti alla Notte del Lavoro Narrato e dalle testimonianze presenti sul sito, leggendo le quali mi ero trovata immersa in pensieri e riflessioni di altri, che mi appartenevano sempre più. Era come se a produrle fosse stato il mio cervello e a scriverle fosse stata la mia tastiera. Perciò, quando dopo un po’ ho organizzato le attività in classe con i bambini, me ne è risultata facile la gestione e, quando abbiamo letto che il lavoro ben fatto si fa con “La testa, le mani e il cuore”, loro hanno capito a volo e i loro occhi si sono sgranati, come se stessimo edificando il castello delle meraviglie, costruendo la porta dell’amore, e a mano a mano le altre, quella della passione, quella dell’impegno, del rispetto, dell’intelligenza, della pazienza, dell’attenzione … fino alla porta della soddisfazione, della gioia, dell’idea di libertà. 
Ma la cosa più incredibile è stata quando ci siamo riuniti con i loro genitori per leggere e raccontarci il lavoro: sono venuti anche loro, i piccoli,  e, invece di andarsene a giocare nei corridoi, come accade di solito durante le riunioni, sono rimasti ad ascoltare in silenzio le letture dei grandi, per loro difficili, le riflessioni, anch’esse complicate e le discussioni enigmatiche, mentre i loro occhi parlavano del castello creato sui sentimenti nobili. 
Ad un certo punto, è bastato un accenno e le parole sono uscite fuori come la lava da un vulcano, in modo però ordinato, rispettoso, prima dall’uno e poi dall’altro, fino all’ultima affermazione: è vero, il castello incantato del lavoro ben fatto esisteva davvero e l’avevamo costruito nel tempo con cura, impegno e volontà. 
I bambini dallo sguardo attento e dallo spirito intraprendente cominciano a proferire le famose parole: «amore … passione … attenzione … cura … interesse … responsabilità … testa … cuore… entrando nei discorsi dei grandi in punta di piedi. 
I loro cari li hanno guardati con tenerezza e considerazione, pur restando fermi nelle proprie convinzioni: che se un lavoro non è ben retribuito e non vengono rispettati i diritti di chi lavora, come si fa a fare un lavoro ben fatto, con amore e passione?
Eh, già perché ciò di cui si stava discutendo era proprio questo. Infatti la mamma ostetrica diceva: «Ma se ci sono tre infermieri su trenta ammalati, come si fa a lavorare bene?» La mamma vigile, rispondeva che è successo proprio a lei che aveva accompagnato sua madre in ospedale per un intervento e, quando aveva chiamato un infermiere per farsi aiutare, questi le aveva risposto che sarebbe venuto dopo un caso urgente e poi non si era più visto. La mamma estetista risponde che il marito prende una paga bassa di 900,00 euro al mese, fa turni anche festivi ma sul suo statino c’è scritto che percepisce 1.300,00 euro, non ha nessun diritto e va al lavoro anche quando è ammalato. La mamma parrucchiera interviene sostenendo che nel suo lavoro deve stare molto attenta perché alcune clienti fingono di dimenticare di pagare la messa in piega. La mamma che aiuta le persone in casa: «Oggi bisogna pagare anche gli abusivi. Sono andata al mercatino e, quando dopo un’oretta ho preso la macchina ho dato un euro al parcheggiatore, ma lui non l’ha voluto perché la tariffa era di due euro e cinquanta. Che assurdità, un abusivo che mette le tariffe!».
Subito la mamma vigile interviene e dice: «Ma voi lo dovevate denunciare per estorsione, perché non l’avete fatto? Se tutti lo facessero, non ci sarebbe più la paura di affrontare questi personaggi e finirebbe pure il lavoro abusivo». E continua: «Purtroppo la situazione è tragica, soprattutto per i giovani che dopo aver studiato tanto, non fanno il lavoro per il quale si sono laureati, lavorano solo a progetto, quando sono fortunati, vengono sottopagati e sono senza diritti. Nella mia situazione da stipendiata, non vi credete, anch’io devo sopportare tante situazioni difficili, tanti problemi: lavoro a Roma e faccio la pendolare tutti i santi giorni e se non avessi la mia famiglia che mi aiuta con le bambine, come farei? Nel mio lavoro, a volte vivo delle situazioni molto strane e sembra che non vi sia rimedio. Sto sempre con le palpitazioni. E riconosco di essere una fortunata perché il lavoro ce l’ho! Ma nonostante ciò amo il mio lavoro, anche non l’ho scelto … del resto, chi può scegliere il lavoro dei suoi sogni oggi … solo chi ha molti soldi!».
La mamma casalinga: «Ma pure io amo il mio lavoro, che c’entra, solo che stiamo discutendo se vale la pena fare il lavoro al massimo anche se è un lavoro umile, come quello dello spazzino o di tante persone sconosciute, grazie alle quali una società va avanti. Io penso che ognuno deve lavorare con amore e passione, indipendentemente dai soldi e dai sogni, perché, se lo fai bene, sicuramente hai le soddisfazioni. Vedi lei che fa la parrucchiera, se fa bene il suo lavoro, le persone la chiamano, si fa conoscere perché è brava, quindi è anche nell’interesse suo farlo bene. Se quelli che non vengono pagati bene lavorassero con superficialità, allora addio Italia! Già ci sono un sacco di disoccupati, il 43% dei giovani e il 13% in generale! Penso che chi lavora, qualsiasi cifra prende, è già fortunato. Sembra strano, ma a me chi mi paga per il lavoro che faccio tutti i giorni?».
Sì, sono d’accordo, stiamo discutendo dall’alto della nostra sicurezza economico-sociale e per noi è più facile parlare di lavoro ben fatto. Però la domanda che dobbiamo rivolgerci è anche questa, visto che siamo dei modelli per i nostri figli o alunni, dobbiamo insegnare loro ad andare oltre, a vedere lontano,  insegnargli che lavorare è un onore, che se lavoro bene ne traggo soddisfazione, che sono degno di entrare nel castello incantato dove i nostri figli hanno scoperto che usare la testa e il cuore spinge le mani a produrre cose egregie. E che questo rende importanti, sicuri, spinge a continuare, dà una grande soddisfazione che regala benessere interiore nonché felicità. E’ proprio a quel punto che dal profondo della nostra interiorità giunge in crescendo una voce, che quasi pare di sentirla davvero: «Bravo, hai lavorato bene, sei stato utile a te stesso ed agli altri, qualsiasi cosa tu abbia realizzato, sei stato ripagato degli sforzi e dei sacrifici che hai sostenuto, anche se nessuno te ne ha riconosciuto il merito, ma questo è un dettaglio di scarso rilievo!».