Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

I neuroni di Alice

Debbo la scoperta di Alice Mado Proverbio alla congiunzione di una sedia e di un po’ di neuroni. La sedia è quella nuova della comune amica che me l’ha fatta incontrare. I neuroni sono una pagina del mio diario giapponese, ero a Wako, Tokyo, era il 2007, nel laboratorio del Riken dove Piero Carninci mi spiegò che sono determinate cellule, alcuni tipi di neuroni, a determinare la plasticità del sistema nervoso, a garantire l’elasticità necessaria per imparare a svolgere alcune funzioni, ad esempio apprendere un linguaggio. E sono anche un pezzo della mia “fissazione” sulla possibilità di indurre comportamenti virtuosi dal punto di vista sociale semplicemente dando l’esempio, una fissazione che riguarda in particolare i neuroni specchio, che possono essere assai importanti – come mi ha confermato Alice – per l’imitazione e il contagio sociale.
Già, Alice, che la protagonista della storia è lei, mica io, e allora è bene che ve la presenti: docente all’Università di Milano-Bicocca dal 2001, idonea a professore ordinario, insegna Neuroscienze Cognitive (i meccanismi cerebrali della mente, della cognizione, delle emozioni e dei processi sociali), nonché tecniche e metodi elettrofisiologici (in particolare quella dei potenziali correlati ad eventi), dirige il Bicocca ERP Lab, Cognitive Electrophysiology Lab e ha  pubblicato diversi volumi e paper su questi temi, come potete leggere cliccando qui.

proverbioc
Il suo corso alla triennale è seguito da un paio di centinaia di studenti, in prevalenza ragazze, quello alla specialistica da una ventina. Strano ma vero se glielo chiedi ti risponde che i primi le danno più soddisfazione dei secondi, con le loro faccine attente, piene di speranza, ignari del loro futuro e ligi alle regole. «Sono tutti molto ordinati e carini, con i loro smartphone, i disegnini sugli appunti presi in bella calligrafia, e in fondo anche qualche ragazzo dalla capigliatura aggressiva che si siede indietro e fa lo spiritoso è facile da domare, basta dargli qualche minuto di celebrità che poi lui ti guarda grato e rispettoso.»

La vita da prof. è sicuramente la parte più significativa del lavoro di Alice, che per lei farlo bene è «sollecitare la curiosità e lo spirito critico degli studenti, far comprendere loro che tutto è relativo, che una nozione stampata su un testo non necessariamente è vera, che la conoscenza è alla fine una cassetta degli attrezzi dalla quale tiriamo fuori di volta in volta gli strumenti che ci servono per fare bene il nostro lavoro.» Che poi naturalmente questo significa anche «cercare di trasmettere loro tutte le conoscenze possibili, assicurarsi che abbiano capito bene la tua spiegazione anche a costo di ripeterla in vari modi più volte, scrutare i loro volti per cogliere le loro espressioni, assicurarsi che abbiano i testi e i materiali necessari» che poi alla fine «loro ti ripagano con la loro attenzione, le loro domande, la loro ricerca del mio aiuto e tu li incoraggi dicendo loro che sono il nostro futuro, e che magari uno di loro scoprirà quello che ora non ci è noto: il che è vero.»

proverbiod
Ancora alla voce lavoro c’è l’attività di peer-reviewer per il lavoro di altri colleghi e quella di editor per la rivista Scientific Reports di Nature. Detto come va detto Alice dedica una ricca porzione del suo tempo per fare del tutto gratuitamente cose come scrivere lettere con commenti o critiche, in modo anonimo per aiutare i colleghi a pubblicare o viceversa bloccare lavori indecenti dalla pubblicazione, che poi è anche questo il modo per fare bene quello che si deve fare.

Perché si, giuro che glielo ho dovuto estorcere dato che è molto riservata, però qualche mese fa la rivista Neuropsychologia le ha inviato – lei dice in maniera del tutto inaspettata io invece dico meritata – un “Certificate of excellence in reviewing, for the outstanding contribution”.
Perché se è vero che non si vive di sole soddisfazioni è vero anche che quando hai uno stipendio largamente al di sotto di quello che percepiscono i tuoi colleghi in giro per l’Europa e per il mondo i riconoscimenti morali, le citazioni internazionali del proprio lavoro, gli  apprezzamenti e persino gli applausi dei colleghi per un tuo intervento diventano particolarmente importanti, ti fanno pesare un po’ di meno il fatto che nel tuo Paese ti vengono negati i finanziamenti per la ricerca e la progressione di carriera e che troppo spesso sei discriminata come donna e come intellettuale, anche se naturalmente ti rifiuti di farci l’abitudine.

proverbiob
Tra i tanti risultati interessanti che Alice ha raggiunto assieme ai colleghi cito il ruolo dei neuroni specchio multimodali (audiomotori e visuomotori) nell’apprendimento della musica e delle discipline sportive ed artistiche, consentendo l’imitazione del gesto; il fatto che l’attenzione modifichi l’elaborazione sensoriale già a livello molto precoci d’elaborazione (intorno ai 70 millisecondi); il fatto che la capacità di leggere la musica plasmi il meccanismo di lettura delle parole, consentendo una codifica ortografica ad entrambi gli emisferi (normalmente è solo a sinistra), il che avvantaggia notevolmente le persone dislessiche; varie scoperte inerenti la specificità del cervello femminile; il fatto – forse la scoperta più importante -, che il cervello femminile è dotato di una regione extra per codificare il volto umano, che fa parte di un circuito per l’amore romantico e parentale, e mostra una risposta speciale al baby schema (faccia di infante).

Ecco, detto tutto questo mi resta da aggiungere che secondo me per Alice la scienza è prima di tutto una passione, gli piace divulgarla e raccontarla, non solo le scoperte che fanno lei e i suoi colleghi, tutta la scienza, avreste dovuta vederla mentre cercava di spiegarmi bene tutti i meccanismi cerebrali attinenti ai neuroni specchio.
A proposito, ancora alla voce passione, anche se poi si intreccia con il lavoro, c’è la musica, perché non ve l’ho ancora detto ma Alice ha studiato al Conservatorio quando era piccola.
«Penso che la musica – mi dice -, sia un linguaggio che parla direttamente alla mente emotiva, infatti la regione cerebrale che elabora i suoni è molto vicina ad aree dedicate all’elaborazione delle emozioni (corteccia temporale) e all’amigdala. Sarebbe importante che la musica venisse praticata da tutti i bambini, perché arricchisce notevolmente la loro mente, e contribuisce a sviluppare capacità mentali, motorie ed affettive. Come neuroscienziata mi affascina il modo in cui l’essere musicista (così come l’essere atleta o artista) plasma il cervello modificandone anche  gli aspetti strutturali, oltreché funzionali.»

Ecco, questa è un poco ma veramente solo un poco di Alice, che ha tante altre bellissime passioni che la sua speciale e rispettabile propensione alla riservatezza mi impedisce di raccontarvi. Dopo un’estenuante trattativa sono riuscito ad estorcerle due eccezioni. La prima è che Mado si prununcia Madò ed è il diminutivo di Madelaine eroica partigiana francese descritta in un romanzo sulla caduta di Parigi – La chute de Paris di Ilya Ehrenbourg -, che al tempo aveva colpito la fantasia romantica di suo padre. La seconda è che le piace molto il profumo dei temporali, del mare, del fuoco nel braciere e delle caldarroste.
Io dico che i suoi ragazzi all’Università di Milano-Bicocca sono fortunati. E voi?

proverbioa