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La verità e il lavoro ben fatto a Lido di Camaiore

22 Luglio 2018
Caro Diario, questa storia qui inizia ai primi di Giugno quando Chiara Serreli, direttrice del Consorzio Promozione & Sviluppo Le Bocchette, mi chiama per dirmi che ha saputo di me e delle cose che faccio da un amico comune, Simone Bigongiari e che insomma avrebbero piacere che io partecipassi a un ciclo di incontri sulla Verità.
“Il programma è articolato in cinque incontri, Verità e Storia, Politica, Musica, Lavoro, Giornalismo”, mi dice più o meno, “e abbiamo pensato che il tema Verità e Lavoro potrebbe trattarlo lei”.
Accade Giovedì prossimo amico Diario, il 26 Luglio, e ti devo dire che nonostante il termine “Verità” mi incuta un certo timore sono molto contento di aver detto di sì a Chiara.
Come dici? Perché il termine Verità mi incute timore? Perché come direbbero i miei amici filosofi dimostrare che un asserto è vero è una faccenda alquanto complessa e impegnativa, nel caso del lavoro di questi tempi direi ancora di più. Insomma sono uomo di domande e di dubbi più che di asserti e di verità, oggi più che mai.
Ciò detto, come sai mi piacciono le sfide, e così ho pensato di proporre la mia piccola, incompleta, parziale verità sul lavoro in questo modo:
“La verità del lavoro come identità, come rispetto di sé e degli altri, come autonomia, come possibilità. Un viaggio in compagnia di Primo Levi e di Philip Roth, di Italo Calvino e di Cesare Pavese, del papà di Steve Jobs e di mio padre alla scoperta della verità del lavoro ben fatto che cambia noi stessi e il mondo. Perché fare bene le cose è bello, è giusto, è possibile, ha senso e, soprattutto, conviene.”
Modestia a parte, caro Diario, così forse ce la posso fare, in ogni caso tra venerdì e sabato ti faccio sapere, come sempre senza infingimenti, pane al pane e vino al vino, come piace a noi.

Prima di salutarti ti devo dire altre due cose belle, amico mio.
La prima me l’ha scritta il 2 Luglio Simone: “Buon pomeriggio Vincenzo, ti scrivo perché avrei un’idea per il 27 luglio e volevo condividerla con te. Conosco molto bene il personale della Fondazione Carnevale di Viareggio con la quale collaboro spesso e se vi va, credo che un viaggetto all’interno degli hangar e dei musei della Cittadella dove vengono creati i grandi carri del Carnevale, potrebbe essere un interessante tassello all’esperienza del lavorobenfatto. Gli artigiani che vi lavorano sono impressionanti, possiedono una forte carica creativa e satirica. Il loro lavoro assume in questi contesti una valenza magica che va oltre la semplice creazione artistica, ma diventa il veicolo e la massima espressione di questo lavoro ben fatto, in sicurezza, rilevanza sociale e massimo rispetto di chi la maschera dovrà viverla (figuranti, ballerini, spettatori e viareggini)! Beh ho pensato che Mastro Giuseppe, Sofia e forse Luigino (ho appena finito il sogno di Sofia e non so cosa mi aspetterà nell’ultimo racconto) dovessero conoscere questo tipo di lavoro. Che ne dici?”.
Secondo te che ho detto? Venerdì andiamo, sono troppo felice.

La seconda è che Giovedì incontrerò per la prima volta in vita mia Chiara Serreli e Simone Bigongiari. Perché sì, al tempo di internet in questo pazzo e diseguale mondo accade anche di conoscescersi ancora prima di conoscersi. Prendilo come un promemoria caro Diario, perché presto anche su questo avremo modo di tornarci su.
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25 Luglio 2018
Caro Diario, domani c’è un treno che parte alle 11:00 da Napoli Centrale destinazione Lido di Camaiore via Firenze, Pisa, Viareggio.
Prima di tutto ti voglio dire che anche se è tanto tempo che giriamo intorno a questa storia dell’amicizia al tempo dei social network forse è davvero venuto il momento di tornarci su, perché per esempio anche la chat nella quale ci parliamo Chiara, Simone e io in certi momenti mi pare un luogo di incontro tra amici con la a, non con la @, i posti tipo la sezione di partito, o il circolo del biliardo di una volta, magari mi sbaglio ma magari anche no, anche per questo sento il bisogno di tornare a ragionarci.
Venendo al punto, Chiara mi ha detto che ho 25 minuti max 30 per il mio racconto, e come sempre lo schema in testa ce l’ho, sto provando a riassumere il più possibile, perché le cose mi piacerebbe spiegarle non affermarle, ma insomma bisognerà vedere, magari un poco sì e un poco no.
Come dici amico Diario? Ti piacerebbe saperne qualcosa di più? Facciamo così, ti metto in ordine alfabetico un po’ delle parole e un po’ delle persone che molto probabilmente ci saranno nella mia talk di domani sera, così magari se manca qualcuna/o o qualcosa che secondo te è importante me lo dici e l’aggiungiamo.
Eccole, più o meno:
Amore; Anguilla; Bellezza; Diritti; Doveri; Educazione; Giustizia; Walter Isaacson; Paul Jobs; Steve Jobs; Lavoro; Lavoro ben fatto; Primo Levi; Pasquale Moretti; Nuto; Cesare Pavese; Lorenzo Perrone; Possibilità; Rispetto; Senso.
Spero di farcela, come d’accordo tra Venerdì e Sabato ti faccio sapere.
bocchette

27 Luglio 2018
Caro Diario, ieri sera è stato tutto molto bello, naturalmente avrei potuto fare di meglio, ma questo è vero sempre, però tutto il resto ha funzionato una meraviglia.
Le parole che mi ero ripromesso di usare nel mio speech le ho usate quasi tutte, però ho dimenticato di raccontare di Nuto che dice ad Anguilla, ne La luna e i falò di Cesare Pavese, che “l’ignorante non si conosce mica dal lavoro che fa ma da come lo fa”.
Come dici amico Diario? Può capitare? Certo che sì, però come sai a quella storia lì tengo un sacco, perché associando l’ignoranza al modo in cui facciamo le cose ci dice che chi mette amore nelle cose che fa, chi fa bene le cose che deve fare è una persona colta. Sì, mi piace assai pensare alla Cultura con la C maiuscola dell’artigiano, alla Cultura di mio padre e di Lorenzo Perrone, il muratore amico di Primo Levi, sono convinto che nel cambiamento di paradigma di cui ha bisogno oggi più che mai il nostro Paese – dal valore dei soldi al valore dle lavoro, dal valore di ciò che abbiamo al valore di ciò che sappiamo e sappiamo fare – questo sia uno degli strumenti fondamentali per ridare al lavoro e a chi lavora la dignità e il rispetto che merita.
Comunque, anche se non mi sono ricordato di Nuto e Anguilla, credo che la sostanza di quello che volevo dire l’ho detta, l’ho verificato ieri sera una volta sceso dal palchetto, nei commenti stamattina sui social, nelle chiaccherate di stamani con Chiara, Simone e Cinzia mentre andavamo a visitare La fabbrica del Carnevale, ma di questo ti racconto nei prossimi giorni in un post a parte, perché noi oggi abbiamo potuto conoscere una parte del lavoro che c’è dietro, ti assicuro che è stato un’esperienza incredibile, spero di essere all’altezza di quello che ho visto e soprattutto delle emozioni che ho provato.
Tornando a ieri sera, al di là delle cose che ho raccontato io, mi è piaciuto molto il clima che si è creato, l’interesse, la voglia di considerare possibile questo cambiamento che se tu ci pensi da solo ti sembra una favola ma se ne discuti con gli altri ecco che ognuno pensa però, effettivamente io lo faccio, effettivamente si può fare, effettivamente così è più bello, alla fine conviene.
Ecco amico Diario, la cosa che mi piace di più di tutti questi chilometri che faccio in giro per l’Italia è che ogni volta trovo nuovi amici, persone che partecipano e collaborano e si entusiasmano e insomma tu hai dato una cosa piccola a loro e loro danno qualcosa di grande a te.
Come dici caro Diario? Peccato che siamo pochi?
Secondo me non è che siamo pochi, è che non riusciamo a fare sistema.
In maniera per certi versi provocatoria il mio nuovo amico Gabriele Panigada – uno degli amici che ho consociuto ieri sera – la questione l’ha sintetizzata in questo modo: “[…] chissà che non riusciremo un giorno a realizzare insieme a lui il suo sogno: creare una rete “mafiosa” positiva, una massoneria del fare bene le cose.”
Perché sì, uno dei concetti sui quali ho insistito è proprio questo, te lo sintetizzo a mia volta con una domanda, poi magari vediamo di aprirci su una discussione e vediamo che succede:
Perché i “cattivi” (mafie, p2, servizi deviati) riescono a diventare “sistema” mentre i “buoni” (quelli che fanno bene le cose, quelli che rispettano le regole, quelli che… ) no?
Ecco, secondo me questa è una domanda a cui dobbiamo cercare di dare una risposta.
È una risposta che dobbiamo noi, ai nostri figli, a coloro che verranno.
Fammi sapere cosa ne pensi.

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28 Luglio 2018
Caro Diario, ieri sera io e Cinzia siamo stati con Chiara, Alessio suo marito e il loro figliolo Leonardo a Lucca per l’ultima serata del Lucca Summer Festival dedicata a Giacomo Puccini con un concerto diretto da Beatrice Venezi con Orchestra del Giglio, la Polifonica Lucchese, la soprano Donata D’Annunzio Lombardi, il tenore Lorenzo Decaro e il baritorno Giuseppe Altomare.
Che ti devo dire amico mio, è stato il trionfo della bellezza e del lavoro ben fatto, 4000 persone a seguire il concerto, la bellissima Lucca, la musica, la bravura dei protagonisti, la giovane e meravigliosamente brava direttrice d’orchestra, e poi il senso di comunità. Una serata meravigliosa, a partire dall’Inno di Mameli all’inizio fino alle parole di ringraziamento che Beatrice Venezi ha rivolto ai suoi genitori.
Ecco, come sai sono tornato più volte sulle connessioni, anche etimologiche, tra fare bene le cose e fare cose belle, ti volevo die che ce la possiamo fare e che abbiamo il dovere di provare a farcela adesso.

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