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Criscimu

Criscimu. Crisci pani, crisci furnu, crisci tuttu lu munnu.
2018palio4 Caro Diario, per certi versi questa storia qui è iniziata il 6 Marzo con il primo dei miei racconti del grano, spero che te lo ricordi, si intitolava Sotto la neve c’è il grano che detto adesso sembra impossibile e invece se ti riguardi il video di Jepis mantiene tutta intatta la sua magia.
Ecco amico Diario, per ora è tutto, tra oggi e domani torno con la prima puntata del nuovo racconto, perciò mi raccomando, resta sintonizzato.

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INDICE
@ Favurite
@ Gaetano
@ Michele
@ Juornu pe’ juornu
@ Che tempo fa
@ Un piede nella rete
@ Un tuffo nel passato

FAVURITE Torna all’indice
Caro Diario, oggi sul sito del Palio e del Camp di Grano è uscito un bellissimo articolo di Antonio Pellegrino che ti consiglio vivamente di leggere.
Per incuriosirti ti dico che Antonio proprio all’inizio racconta in che senso e perché criscimu e favurite sono l’augurio e il ringraziamento, l’equazione la definisce lui, che mette in moto la relazione.
Sì amico Diario, questa cosa mi piace un sacco, non soltanto perché secondo me riassume nel suo significato più profondo il senso del Camp e del Palio del Grano, ma perché mi riporta a una scena quotidiana della mia infanzia che è uno dei più bei ricordi della mia vita.
Non mi ricordo se te l’ho già raccontato qui, l’ho fatto di certo da altre parti, ma insomma erano i primissimi anni ’60 e abitavamo in via Cupa dell’Arco, al primo piano, di fronte allo stadio del Secondigliano. Si entrava in casa dal ballatoio, la nostra come le altre era formata da una sola stanza, in angolo un minibagnetto, in un altro una mini cucina, eravamo papà, mamma, io e Antonio, Gaetano sarebbe arrivato a fine Dicembre del 1962. La casa dove abitavamo noi era la prima, la porta era sempre aperta e la sera ci mettevamo a tavola per la cena non appena papà tonava dal lavoro. La scena era ogni sera la stessa: ognuno che passava, papà diceva ad alta voce “don Alfonso favorite”, “donna Carmela favorite”, “don Rafè favorite”, con loro che rispondevano “buon appettito” e mamma – la contadina – che strattonava papà e gli diceva sottovoce una cosa tipo “ma la vuoi finire che se quelli entrano non teniamo niente?”.
Come dici amico Diario? No, non l’ho mai pensato che eravamo poveri, non ho mai avuto questa sensazione, che eravamo poveri me ne sono reso conto da adulti, ma da bambino non mi è mai mancato niente nonostante i vestiti con le pezze, il finto ragù e la finta genovese.
Come dici caro Diario? In che senso erano finti? Nel senso che non c’era la carne, però erano buonissimi uguale.
Tornando a noi, questa storia della relazione basata su criscimu – favurite e su favorite – buonappetito mi piace un sacco, e mi piace molto iniziare il mio racconto di quest’anno proprio così. Ti saluto, e mi raccomando, non ti perdere il post di Antonio Pellegrino, merita veramente.
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GAETANO Torna all’indice
Caro Diario, Gaetano Genovese è il meteorologo ufficiale del Camp e del Palio di Grano 2018, tiene 28 anni, laureato in Meteorologia e laurendo in Scienze del Clima, e poi è anche fondatore, cantante e suonatore di tammorra e di tamburello del gruppo ‘A voce do popolo.
Come dici amico Diario? Li trovo tutti io queste/i ragazze/i così speciali? Questa volta non sono d’accordo, secondo me le/i ragazze/i speciale/i sono tante/i, siamo noi che facciamo troppo poco per vederli, per sostenerli nelle loro aspirazioni e nei loro sogni, per moltiplicare le loro possibilità.
A proposito di sogni, Gaetano vorrebbe diventare il meteorologo ufficiale di Rai 1, il nuovo colonnello Bernacca. “Lo so Vincenzo, magari così ti sembro esagerato, ma mi hai chiesto di un sogno e lo sai come si dice, se uno si trattiene pure sui sogni che sogna a fare”.
E invece per la musica?
“Per quanto riguarda la musica il mio obiettivo è quello di far conoscere a quante più persone è possibile la musica delle nostre radici, perché io credo fermamente in quello che canto e che racconto, è come se raccontassi ogni giorno il nostro passato e penso che senza conoscere e valorizzare il nostro passato non possiamo avere il futuro a cui aspiriamo. E poi cerco anche di unire queste mie due passioni, la meteorologia e la musica. Per esempio durante questa mia esperienza a Caselle in Pittari sto raccogliendo i proverbi autoctoni legati alle previsioni del tempo e alla meteorologia più in generale, presto ci farò un articolo. Quando vado da una parte ci tengo che rimanga una traccia, non a caso questa attività è legata a un progetto di riscoperta e di memoria che tiene assieme la cultura empirica, il sapere contadino, e la cultura scientifica. Si tratta spesso di proverbi popolari che hanno una spiegazione scientifica e a me piace spiegarlo.”
Per fare un esempio, qui c’è un proverbio che dice “Quannu trona a Cirivatu, scapola i vuoi e ammuccia a ratu”, in realtà quando durante il periodo estivo si sviluppa un temporale nei pressi del monte Cervati (posto a nord-est rispetto a Caselle in Pittari), molto probabilmente la traiettoria dello stesso andrà, di li a breve, ad investire il paese. Quindi ritornando al proverbio, meglio mettere carro, buoi e aratro al coperto”.

MICHELE Torna all’indice
Caro Diario, Michele Croccia, il pizzaiolo contadino, lo conosci già, però ancora non puoi sapere che oggi a Camp di Grano è stato lui il protagonista, prima con una splendida, appassionata e documentata lezione – dimostrazione sull’impasto della pizza e poi a pranzo con la sua pizza.
In attesa del video ufficiale, se vuoi dare un’occhiata a una parte del laboratorio tenuto da Michele puoi cliccare qui.
Ciò detto, aggiungo che già ieri sera, alla fine delle attività della giornata con la proiezione di una serie di bellissimi documentari storici – Fazzoletti di terra ti consiglio di non perdertelo per nessuna ragione al mondo – con Jepis e Antonio Torre siamo andati da Michele a La Pietra Azzurra per mangiare la pizza.
A mezzanotte sono finiti i documentari ed era quasi l’una quando siamo arrivati da Croccia Michele per mangiare la pizza. Ti giuro che mi è dispiaciuto fare così tardi, il lavoro è lavoro va rispettato sempre, ma stavo in crisi d’astinenza, non potevo farne a meno.
Mi credi amico Diario? Ho voluto dormirci su perché questa idea della crisi d’astinenza per la pizza mi piaceva molto, lo sai in questo periodo mi sto fissando con questa storia di “dipendere” dalla cultura, dalla bellezza, dal lavoro ben fatto.
Come dici amico Diario? Tutto questo è possibile solo in un mondo nel quale il #lavorobenfatto è diventato un modo di pensare e di fare condiviso? Sono d’accordo! Per questo il lavoro di Michele mi pare di straordinaria importanza, per questo mi piace “dipendere” dalla sua pizza, perché dipendo dal suo sapere, dal suo saper fare, dalla sua visione. Comunque hai ragione, il tema è importante, bisogna che ci torniamo su, però sappi che sto sul punto. A presto.
jepis81

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